Archive pour le 3 juillet, 2009

buona notte

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San Giovanni della Croce: « Lo sposo è con loro »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090704

Sabato della XIII settimana del Tempo Ordinario : Mt 9,14-17
Meditazione del giorno
San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa
Fiamma d’amore viva, str. 3, 6

« Lo sposo è con loro »

Quando uno ama e fa del bene a un altro, lo ama e gli fa del bene secondo la propria condizione e le proprie capacità. E così il tuo Sposo, dimorando in te, ti concede grazie degne di sé. Così, essendo Egli onnipotente, senti che ti fa del bene e ti ama con onnipotenza.

Essendo Egli sapiente, senti che ti fa del bene e ti ama con sapienza; essendo infinitamente buono, senti che ti ama con bontà; essendo santo, senti che ti ama ed elargisce grazie con santità, essendo giusto, senti che ti ama e ti concede grazie secondo giustizia; essendo misericordioso, pietoso e clemente, senti la sua misericordia, pietà e clemenza; ed essendo forte, sublime e delicato, senti che ti ama in modo forte, sublime e delicato; ed essendo limpido e puro senti che ti ama in modo limpido e puro; poiché è generoso, senti che ti ama con generosità, senza nessun interesse, solo per farti del bene; poiché infine Egli è la virtù della somma umiltà, ti ama con grande bontà e con grande stima,

Ti rende uguale a lui, mostrandosi a te attraverso i sentieri delle sue notizie benevolmente, con il volto pieno di grazia e dicendoti in questa unione, non senza la tua gioia: «Io sono tuo e per te, e ho piacere di essere quale sono per potere essere tuo e per darmi a te». O anima fortunata chi dirà ciò che senti sapendoti così amata e con tanta stima innalzata?

San Tommaso Apostolo

San Tommaso Apostolo dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

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San Tommaso Apostolo – 3 luglio

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21150

San Tommaso Apostolo

3 luglio
 
Palestina – India meridionale (?), primo secolo dell’èra cristiana

Chiamato da Gesù tra i Dodici. Si presenta al capitolo 11 di Giovanni quando il Maestro decide di tornare in Giudea per andare a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli temono i rischi, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: «Andiamo anche noi a morire con lui», deciso a non abbandonare Gesù. Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Dopo la morte del Signore, sentendo parlare di risurrezione «solo da loro», esige di toccare con mano. Quando però, otto giorni dopo, Gesù viene e lo invita a controllare esclamerà: «Mio Signore e mio Dio!», come nessuno finora aveva mai fatto. A metà del VI secolo, un mercante egiziano scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo. (Avvenire)

Patronato: Architetti

Etimologia: Tommaso = gemello, dall’ebraico

Emblema: Lancia

Martirologio Romano: Festa di san Tommaso, Apostolo, il quale non credette agli altri discepoli che gli annunciavano la resurrezione di Gesù, ma, quando lui stesso gli mostrò il costato trafitto, esclamò: «Mio Signore e mio Dio». E con questa stessa fede si ritiene abbia port
 

Lo incontriamo tra gli Apostoli, senza nulla sapere della sua storia precedente. Il suo nome, in aramaico, significa “gemello”. Ci sono ignoti luogo di nascita e mestiere. Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 11, ci fa sentire subito la sua voce, non proprio entusiasta. Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa: ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: « Andiamo anche noi a morire con lui ». E’ sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando.
Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità dopo la risurrezione. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Eccolo all’ultima Cena (Giovanni 14), stavolta come interrogante un po’ disorientato. Gesù sta per andare al Getsemani e dice che va a preparare per tutti un posto nella casa del Padre, soggiungendo: « E del luogo dove io vado voi conoscete la via ». Obietta subito Tommaso, candido e confuso: « Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via? ». Scolaro un po’ duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l’insegnamento: « Io sono la via, la verità e la vita ». Ora arriviamo alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente. Giovanni, capitolo 20: Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. E’ a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”… Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi gli suggerisce quella promessa per tutti, in tutti i tempi: « Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno ».
Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al lago di Tiberiade. Gli Atti (capitolo 1) lo nominano dopo l’Ascensione. Poi più nulla: ignoriamo quando e dove sia morto. Alcuni testi attribuiti a lui (anche un “Vangelo”) non sono ritenuti attendibili. A metà del VI secolo, il mercante egiziano Cosma Indicopleuste scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani; e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo. Sono i “Tommaso-cristiani”, comunità sempre vive nel XX secolo, ma di differenti appartenenze: al cattolicesimo, a Chiese protestanti e a riti cristiano-orientali.

Autore: Domenico Agasso 

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San Tommaso Apostolo : Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/140.html

San Tommaso Apostolo

(dall’Ufficio delle Letture di oggi)

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa

«Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù» (Gv 20, 24). Questo solo discepolo era assente. Quando ritornò udì il racconto dei fatti accaduti, ma rifiutò di credere a quello che aveva sentito. Venne ancora il Signore e al discepolo incredulo offrì il costato da toccare, mostrò le mani e, indicando la cicatrice delle sue ferite, guarì quella della sua incredulità.
Che cosa, fratelli, intravvedere in tutto questo? Attribuite forse a un puro caso che quel discepolo scelto dal Signore sia stato assente, e venendo poi abbia udito il fatto, e udendo abbia dubitato, e dubitando abbia toccato, e toccando abbia creduto? No, questo non avvenne a caso, ma per divina disposizione. La clemenza del Signore ha agito in modo meraviglioso, poiché quel discepolo, con i suoi dubbi, mentre nel suo maestro toccava le ferite del corpo, guariva in noi le ferite dell’incredulità. L’incredulità di Tommaso ha giovato a noi molto più, riguardo alla fede, che non la fede
degli altri discepoli. Mentre infatti quello viene ricondotto alla fede col toccare, la nostra mente viene consolidata nella fede con il supermercato di ogni dubbio. Così il discepolo, che ha dubitato e toccato, è divenuto testimone della verità della risurrezione.
Toccò ed esclamò: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto» (Gv 20, 28-29). Siccome l’apostolo Paolo dice: «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono», è chiaro che la fede è prova di quelle cose che non si possono vedere. Le cose che si vedono non richiedono più la fede, ma sono oggetto di conoscenza. Ma se Tommaso vide e toccò, come mai gli vien detto: «Perché mi hai veduto, ha creduto?» Altro però fu ciò che vide e altro ciò in cui credette. La divinità infatti non può essere vista da uomo mortale. Vide dunque un uomo e riconobbe Dio, dicendo: «Mio Signore e mio Dio!». Credette pertanto vedendo. Vide un vero uomo e disse che era quel Dio che non poteva vedere.
Ci reca grande gioia quello che segue: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» (Gv 20, 28). Con queste parole senza dubbio veniamo indicati specialmente noi, che crediamo in colui che non abbiamo veduto con i nostri sensi. Siamo stati designati noi, se però alla nostra fede facciamo seguire le opere. Crede infatti davvero colui che mette in pratica con la vita la verità in cui crede. Dice invece san Paolo di coloro che hanno la fede soltanto a parole: «Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i
fatti» (Tt 1, 16). E Giacomo scrive: «La fede senza le opere é morta» (Gc 2, 26).

Card. Tauran: le religioni sono capaci del meglio e del peggio

dal sito:

http://www.cardinalrating.com/cardinal_111__article_8910.htm

Card. Tauran: le religioni sono capaci del meglio e del peggio

Jun 22, 2009
In un colloquio sull’insegnamento delle religioni

MONTAUBAN (Francia), martedì, 9 giugno 2009 (ZENIT.org).- Nelle società multiculturali e plurireligiose come le nostre, “le religioni sono capaci del meglio e del peggio: possono essere al servizio di un progetto salutare, ma anche di un progetto di alienazione”.

Lo ha affermato il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in un colloquio internazionale sull’insegnamento delle religioni celebrato nella località francese di Montauban.

Secondo quanto ha reso noto la “Radio Vaticana”, il Cardinal Tauran si è riferito nel suo intervento a tutte le persone che dicono di perpetrare azioni terroristiche per motivi religiosi, denunciando che ciò alimenta “il paradosso” che “le religioni vengano percepite come pericolose”.

Parlando di islam, ha affermato che “tutto ciò non si riferisce al vero islam praticato dalla grande maggioranza dei fedeli di questa religione”.

Attualmente, ha indicato il Cardinale francese, “la questione di Dio emerge in modo più forte che mai”, e “assistiamo a un ritorno del fatto religioso, a una rinascita del sacro”.

“La religione è diventata un fattore capitale nella vita culturale, politica, economica e anche nell’insegnamento” e nella formazione della persona, ha sottolineato.

Il Cardinale ha anche ricordato l’importanza della “seria conoscenza della propria tradizione religiosa” per aver chiara la propria identità.

“La Chiesa è aperta al mondo”, ha osservato, considerando “il dialogo con i credenti di altre confessioni una fonte di arricchimento per tutti” ma avvertendo che il dialogo interreligioso non significa dire che “tutte le religioni insegnano più o meno la stessa cosa”.

Ciò vuol dire soprattutto che “tutte le persone che cercano Dio hanno la stessa dignità”.

E’ necessario “fare tutto il possibile per comprendere il punto di vista dell’altro”, ha sottolineato Tauran, ricordando l’importanza della dignità della persona e il carattere sacro della vita.

Il porporato ha concluso citando Benedetto XVI per assicurare che “la ricerca e il dialogo interreligioso non sono un’opzione, ma una necessità per il nostro tempo”.  

Publié dans:religioni (le) |on 3 juillet, 2009 |Pas de commentaires »

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