“Essere capaci di vivere alla presenza di Dio, srotolando ogni giorno la speranza e vivendo con gratitudine unita alla sapienza.”

dal sito:

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new/BD_EDIT_DOC_TXT.edit_documento_dioc?p_id=921315

Diocesi di ANCONA – OSIMO – S.E. Rev.ma Mons. EDOARDO MENICHELLI  


OTTAVA DI  NATALE (Nm 6, 22–27; Sal 66; Gal 4, 4–7; Lc 2,16–21)                   
CATTEDRALE DI SAN CIRIACO      Mercoledì 31 dicembre 2008
 
“Essere capaci di vivere alla presenza di Dio, srotolando ogni giorno la speranza e vivendo con gratitudine unita alla sapienza.”


“Te Deum Laudamus.”
“Si noi ti lodiamo o Dio e ti proclamiamo Signore. O eterno Padre, tutta la terra ti adora.“
Così carissimi la Chiesa oggi ci fa pregare e lodare Dio, mentre consegniamo agli archivi della memoria  un’altra porzione di tempo che ci è stata donata e che abbiamo vissuto tra gioie e dolori, tra speranze e tribolazioni nell’ amore provvidente di Dio che è Creatore e Padre.
Eccoci dunque alle ultime ore dell’anno.
Attraverso i cultori di antiche scaramanzie e  anche di godereccie frenesie abbiamo instaurato alcuni riti: abbandoniamo le cose vecchie, brindiamo al tempo nuovo, ci affidiamo ai falsi conoscitori del futuro, ci culliamo in oroscopi più o meno rallegranti.
Carissimi questa è una ritualità che, i giorni che viviamo, ci invitano a fare.
Noi lasciamo questi riti, prenderemo anche noi una piccola goccia di spumante che rallegra l’anima e con spirituali sentimenti facciamo tesoro di quanto Dio, Padre buono, ci ha donato e ci dona.
Qui c’è un primo pensiero che mi piacerebbe sottolineare insieme a voi e alla quale non ci pensiamo mai; ci è donato il tempo che non paghiamo, fra le altre cose ci sono rimaste due cose che non paghiamo: il tempo e l’ aria…  Il sole lo paghiamo quando andiamo in spiaggia…
C’è donato il tempo, e dentro il tempo celebriamo la bellezza della vita e non ce ne accorgiamo, celebriamo la sua irripetibilità e la sua originalità, celebriamo la sua santità.
Il tempo, carissimi, è misura e manifestazione del nostro limite; siamo tutti a tempo e ciò è misura e manifestazione della nostra provvisorietà ma, per converso, è omaggio alla perennità,all’onnipotenza, all’eternità di Dio.
Noi siamo nel tempo, Lui è fuori del tempo, scherzosamente noi possiamo dire, noi abbiamo
l’ orologio, Dio no!
Mentre viviamo questo passaggio di calendario nella continuità dei giorni, sarà utile alimentare le dimensioni spirituali e le scelte di vita orientate a far crescere in noi tutto ciò che si fa benedizione, cioè pienezza di bene e di pace; e queste scelte ci aiutino ad allontanare la maledizione che è paura e dolore.
Quali sono questi gesti e pensieri orientati a far crescere la benedizione?
Innanzi tutto la gratitudine, noi siamo qui per dire grazie, per la verità siamo pochi, pazienza, è successo a Gesù stesso; vi ricordate Gesù, guarì dieci lebbrosi e quanti ne ritornarono? Solamente uno…
L’ uomo di oggi ha perso il senso della gratitudine ha coniugato in modo forte solo il diritto di avere.  
Il diritto di avere la vita che non è sua, il diritto di avere il pane anche quando non se lo guadagna, ha diritto a star bene senza sapere che è fragile, ha diritto ad avere tutto e non dice mai grazie.
Noi questa sera siamo qui per dire grazie a Dio e vorrei che lo dicessimo con letizia, con gioia, dicendo grazie a Dio a nome di tutti e per tutti.
Sembrerebbe che la gratitudine non avesse più domicilio tra le strade degli uomini, piuttosto sembra che siamo dentro la storia arrabbiata, confusa.
Mi piacerebbe fare qualche piccola irruzione questa sera in qualche discoteca, in qualche ristorante di lusso, in qualche casa, per dire: “avete detto grazie di vivere…?”
Purtroppo non mi è possibile, non è bene che il Vescovo lo faccia, anche se ho molto desiderio di questo e lo vivo come tentazione da scacciare, vorrei che lo faceste voi a casa, nei confronti dei figli, dei nipoti.
L’ altro giorno un sacerdote mi ha riferito che ad un ragazzo cresimando gli ha detto “non ti ho visto a Messa a Natale!” la risposta: “ Ti faccio vedere il telefonino, avevo la partita a tennis, ecco le foto…!”   Figlioli siamo messi male, quando l’ uomo non dice più grazie né a Dio, né ai propri simili, significa che la storia si è imbarbarita…
Questo possiamo raccontarcelo senza acrimonia verso qualcuno, ma dobbiamo cominciare a dire le cose con serena verità.
Un secondo pensiero.
Vorrei che questa preghiera fosse un atto di fede, ci desse la capacità di leggere il tempo come tempo ricolmo della presenza di Dio, anche se avvertiamo, sperimentiamo il disagio del male non deve allontanarsi da noi la certezza e la verità che Dio  stesso ci ha testimoniato in Gesù Cristo, la cui Incarnazione, nascita tra di noi, ha orientato il tempo e la storia verso la benedizione.
Dice la Scrittura: “In Te saranno benedette tutte le famiglie della terra” e come si fa a non pensare il tempo, come un tempo ricolmo della presenza di Dio quando sappiamo che il Dio Gesù si è scritto nella nostra anagrafe.  
Dio ha posto il suo nome in tutte le cose e su di noi; ha posto il suo timbro questo è il seme di benedizione e questo ogni credente deve sapere e vivere.
Tutto ciò possiamo riassumerlo in un’espressione: “Essere capaci di vivere alla presenza di Dio”.
Un terzo pensiero.
Vedere il tempo, ognuno di noi faccia il proprio calcolo per vedere quanti anni ha già celebrato.
Celebrare il tempo come un grembo, portatore di novità.
Questo è il criterio e  illuminazione per la vita e questo criterio ed illuminazione si chiama speranza Quanti di noi nel Dicembre 2007 poteva pensare le cose che sarebbero successe in questo anno? Nessuno! Il tempo  ci porta sempre qualcosa di nuovo!
Qual è il nostro compito?
Il compito dei credenti in Dio, quindi tutti, e il compito dei discepoli di Gesù Cristo, noi, è quello di srotolare la speranza, la fiducia ed il sapore pieno della vita.
Quando voi srotolate un tappeto lungo, prendete questo gesto dello srotolare come  un impegno personale rispetto alla speranza, ogni giorno una piega nuova della speranza.  
Questo  compito,carissimi, è urgente!   Soprattutto quando si fanno fitti i percorsi ed i meccanismi della sfiducia e oggi siamo dentro questi percorsi: “non se ne può più”,“tutto in abbandono”, quando i tessuti di bene tendono a logorarsi, occorre arricchire il cuore con la prepotenza della speranza, facendola diventare decisione e alimentazione per il bene tutto ciò è testimonianza di fiducia e di affidamento in Dio Padre provvidente e risposta alla malizia e alla paura che i giorni della storia ora alimentano, ora suscitano, ora addirittura nutrono.
Non siamo carissimi dentro il cerchio asfissiante del destino, piuttosto  dentro il progetto di amore di Dio.  
Tutto questo vorrei che diventasse per noi anche una specie di abbandono al linguaggio, non parlate più del destino, il destino,ripeto, è un cerchio asfissiante, noi siamo nel progetto di amore di Dio, tutti!
Un quarto e ultimo pensiero.
Vivere con gratitudine unita alla sapienza.   Non basta solo dire grazie, come ho detto all’ inizio, occorre dire grazie e vivere con sapienza.
Cosa vuol dire tutto questo?
Ricordare alcune verità carissimi! Niente di noi è nostro! Niente di ciò che ci fa vivere è nostro!
Tutte le cose che ci circondano sono nostre?
Niente è per noi possedimento duraturo.   Questa è la sapienza, se ponessimo attenzione e vivessimo queste cose, si vivrebbe sereni e non arrabbiati!
Vi faccio fare un’osservazione curiosa: chi è più felice, non ai nostri occhi ma nella realtà, un barbone o un impegnato nella finanza o un imprenditore….
E’ più felice il barbone! Ne ho sentiti tanti di loro, ma io sono contento così, ringrazio Dio !
Ho detto un esempio strano, cercate di comprendere bene! 
Niente è per noi possedimento duraturo!
Non è una situazione di condanna, piuttosto la verità della finitezza dell’ essere creature e non creatori, vivere con gratitudine e sapienza tenuti nel palmo delle mani di Dio, sapere questo, diventa sorgente del grazie detto e cantato ogni giorno, diventa armonia tra la nostra libertà e l’essere nella volontà di Dio, diventa serenità per il giorno in cui Dio verrà a riportarci a casa, la sua, fatta di pace e di luce fuori di ogni turbamento. 
Carissimi!
Nel pregare con voi per ringraziare Dio, nel pregare con voi per invocare la Sua misericordia su tutti e nel pregare con voi per un anno da vivere secondo la volontà di Dio, dobbiamo  ricordare che ci è data la vita e il tempo per il bene, solo se faremo questo, il bene, il “Te Deum” sarà vero canto di credenti veri.
Amen!
 
(Il testo dell’ omelia è stato trascritto direttamente dalla registrazione, senza revisioni da parte dell’ autore ).
 
31/12/2008  S.E. Rev.ma Mons. EDOARDO MENICHELLI 

Publié dans : diocesi, meditazioni |le 19 mai, 2009 |Pas de Commentaires »

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