Archive pour le 5 mai, 2009

buona notte

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Moses on the mountain (La Festa di Shavu’ot)

Moses on the mountain (La Festa di Shavu'ot) dans ebraismo mtn

Moses on the mountain (La Festa di Shavu’ot)

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Publié dans:ebraismo, immagini |on 5 mai, 2009 |Pas de commentaires »

La Festa di Shavu’ot (per il 2009 il 23 maggio, ebraismo)

dal sito:

http://www.sidic.org/it/sussidi/sussidiPentecoste.asp

La Festa di Shavu’ot (per il 2009 il 23 maggio)

MEMORIA DELLA RIVELAZIONE

Per la tradizione ebraica, soprattutto rabbinica, la festa di shavu’ot o pentecoste è celebrazione e memoriale dell’ evento straordinario verificatosi sul Sinai al terzo mese dall’ uscita dall’Egitto (crf Es 19, 1-9): da una parte Dio che si rivela ad Israele chiedendogli di accogliere liberamente la sua parola e i suoi comandamenti, dall’altra Israele che risponde accettando gli ordini ricevuti: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo e ascolteremo» (Esodo 24,7). Evento straordinario: in cui Dio si rivela non come forza, potere od energia bensì come amore personale che elegge e si consegna alla libertà umana e in cui Israele si decide per Dio divenendo suo partner e popolo d’alleanza. Shavu’ot, per i rabbini, ricorda e attualizza questo evento dove Dio ed Israele si vincolano ad un patto di amore e di fedeltà come quello fra lo sposo e la sua sposa, come vogliono alcuni maestri per i quali sul Sinai si celebra lo sposalizio fra Dio e Israele, dal quale dipende lo shalom: la pienezza dei beni messianici e la felicità del mondo.

IL TERMINE «SHAVU’OT»

Vuol dire «settimane» e sottintende il numero sette, perché la festa è celebrata «sette settimane» dopo pasqua: «Conterai sette settimane; da quando si metterà la falce nella messe comincerai a contare sette settimane» (Levitico 23, 15). Lo stesso significato ha il termine pentecoste che, in greco, vuol dire «cinquantesimo», sottinteso giorno, rispetto al giorno di pasqua inteso come primo giorno. Anche se, come appare da questi testi, nella Torah scritta, la festa di pentecoste ha un carattere agricolo, con il tempo essa si è lentamente storicizzata, rivestendosi di un nuovo significato: non più solo celebrazione di Dio come donatore dei frutti della terra bensì di Dio come donatore della Torah e della rivelazione ad Israele. Anche se è difficile datare con esattezza quando avviene questo passaggio dalla dimensione naturalistica alla dimensione storica, è comunque certo che dall’ epoca rabbinica in poi la festa di pentecoste è legata quasi esclusivamente al dono della Torah, come ancora oggi si legge nel qiddush; «Benedetto sei tu, Signore nostro Dio, che ci hai scelti tra tutti i popoli e ci hai innalzati al di sopra di tutte le lingue santificandoci con i tuoi comandamenti. Signore nostro Dio, poiché tu ci ami, ci hai dato incontri per la nostra gioia, feste e tempi per il giubilo e questa festa delle settimane: tempo del dono della nostra Torah, convocazione santa per amore.

ALTRI TERMINI

Nella Torah scritta, in Esodo 23, 16, se ne parla come chag ha-katzir, «festa della mietitura»: «Osserverai la festa della mietitura delle primizie dei tuoi lavori, di ciò che semini nel campo»; mentre in Numeri 28,26, come yom ha-bikkurim, «giorno delle primizie». «Il giorno delle primizie, quando presenterete al Signore una oblazione nuova, alla vostra festa delle settimane, terrete una sacra adunanza; non farete alcun lavoro servile». Fino alla distruzione del tempio (70 d.C) sarà questa la dimensione prevalente della festa, alla quale la Mishnah dedicherà il trattato Bikkurim, dove se ne descrive il rituale ricco e suggestivo.
Nella Torah orale la festa viene invece ricordata con il nome di atzeret, «conclusione», per due ragioni: perché la festa di shavu’ot, a livello agricolo, concludeva il ciclo delle offerte delle primizie iniziato con la mietitura dell’orzo e con la festa delle mazzot («azzime»); soprattutto perché, a livello storico, conclude il significato della pasqua il cui compimento è nel dono della Torah.

Nella liturgia, infine, pentecoste è celebrata come zeman mattan Toratenu, tempo del dono della nostra Torah. Si tratta di una denominazione per noi paradossale in cui la Legge consegnata da Dio ad Israele non è vissuta come peso ma celebrata come dono.

IL LEGAME CON LA PASQUA

La festa di Pentecoste ha un legame costitutivo con la pasqua che già la Torah scritta richiama e sottolinea: «Dal giorno dopo il sabato, cioè dal giorno che avrete portato il covone da offrire con il rito di agitazione, conterete sette settimane complete. Conterete cinquanta giorni fino all’ indomani del settimo sabato e offrirete al Signore una nuova oblazione. Porterete dai luoghi dove abiterete due pani per offerta con rito di agitazione, i quali saranno di due decimi di efa di fior di farina e li farete cuocere lievitati; sono le primizie in onore del Signore» (Levitico 23, 15- 17).

Questo legame è ripreso e ribadito dalla liturgia con il rito noto come sefirat ha-omer che consiste nel pronunciare ogni giorno una benedizione nel periodo che separa pesach da shavu’ot, scalando ogni volta i giorni che avvicinano alla festa di pentecoste. Maimonide così spiga l’ importanza e il senso di questo rito dell’omer: «(Per arrivare a shavu’ ot) noi contiamo i giorni che ci separano dalla festa precedente di pasqua allo stesso modo che chi aspetta un grande amico in un giorno stabilito conta i giorni e anche le ore. Il motivo per cui, tra l’anniversario della nostra partenza dall’ Egitto e l’ anniversario del dono della Torah, contiamo i giorni che passano dall’offerta dell’omer è questo: perchè il dono della Torah è lo scopo e l’oggetto dell’ esodo dall’Egitto».

Il dono della Torah che Dio consegna sul Sinai ad Israele non è un momento successivo alla liberazione dall’ Egitto (Dio prima lo fa uscire e poi gli offre la Torah) ma ne è la ragione interna e la stessa intenzione motivante; Dio lo fa uscire dall’Egitto per fargli dono della Torah. L’esodo dall’ Egitto non è fine in sé ma è voluto per il Sinai. In esso Israele passa dalla dipendenza sotto il Faraone all’ obbedienza di fronte a Dio; dal vivere per sé, che è schiavitù, al vivere secondo Dio, che è libertà; in una parola: dalla servitù al servizio.

«IL DONO DELLA TORAH»

Festa del matan Torah, donazione o dono della Torah, la pentecoste è la chiave di lettura più importante per capire che cos’è la Torah per l’ebraismo: non legge che toglie all’ uomo la libertà ma dono divino che la instaura nella soggettività. «Perché, si chiedono i Maestri, nella Scrittura Israele viene paragonato ad una colomba?». A questa domanda un saggio risponde: «Quando Dio creò la colomba, questa tornò dal suo creatore e si lamentò: Oh Signore dell’ universo, c’ è un gatto che mi corre sempre dietro e vuole ammazzarmi e io devo correre tutto il giorno con le mie zampe così corte. Allora Dio ebbe pietà della povera colomba e le diede due ali. Ma poco dopo la colomba tornò dal suo creatore e pianse: oh Signore dell’ universo, il gatto continua a corrermi dietro e mi è così difficile correre con le ali addosso. Esse sono pesanti e non ce la faccio più con le mie zampe così piccole e deboli. Ma Dio le sorrise dicendo: « Non ti ho dato le ali perché tu le porti addosso, ma perché le ali portino te ». Così è anche per Israele, conclude il commentatore; quando si lamenta della Torah e dei comandamenti, Dio risponde: « Non vi ho dato la Torah perché sia per voi un peso e perché la portiate, ma perchè la Torah porti voi »».
La Torah non priva l’ uomo della sua autonomia ma gliela garantisce e l’eteronomia divina non mette in discussione l’ autonomia umana,anzi è la sola che la istituisce.

SHAVU’OT NELLA LITURGIA

lettura della parashah («brano della Torah»): Esodo 19-20,al cui interno si trova il decalogo (Es 20, 1-17);

lettura della haftarah («brano profetico»):
Ezechiele 1-3, 12: la visione del carro: simbolo dello splendore con cui Dio si è rivelato donando ad Israele la Torah;

il rotolo di Rut: la moabita che, scegliendo il popolo d’ Israele come suo popolo, è il modello di chi « si rifugia sotto le ali del Signore » (cf Rut 2, 12);

il tiqqun: che significa, «edificazione», «riparazione», «correzione», «miglioramento».
Poiché, per la tradizione ebraica, il mondo è stato creato da Dio imperfetto e attende di essere completato, durante la notte di Pentecoste gli ebrei leggono la Torah per portare a termine la creazione. Come Dio ha creato il mondo per mezzo della Torah, così i suoi figli lo migliorano concreandolo e riconcreandolo attraverso lo studio della Torah. Per questo ci si raccoglie, durante la notte, nelle sinagoghe o nelle case e, con modalità che variano da comunità a comunità, si studia la Torah scritta e la Torah orale.

NEL MIDRASH

«Perché i dieci comandamenti sono rivolti al singolo e non a tutto il popolo? Affinchè ciascuno in particolare debba dirsi: « Per me è stata data la Torah, perché la osservi »»;

«Perché la Torah è stata data nel deserto e non in terra d’Israele? Perché gli altri popoli non dicessero: « A noi è stata data ma non a loro » e perché Israele non pensasse:  » Noi abbiamo diritto alla Torah ma non voi »»;

«Più di tutti gli israeliti presenti al monte Sinai è caro a Dio il convertito. Egli infatti, pur non essendo stato testimone del fulmine, del tuono e del suono di tromba che accompagnarono la rivelazione, ha accolto su di sé il giogo del Cielo, vale adire la Torah. C’è qualcuno che può dirsi più caro a Dio di lui?».
PENTECOSTE EBRAICA E PENTECOSTE CRISTIANA

Per le scritture cristiane il giorno di shavu’ot coincide con la discesa dello Spirito del Risorto sugli apostoli: «Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’ improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro; ed essi furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’ esprimersi» (Atti 2, 1-4).

Il racconto della discesa dello Spirito è legato profondamente al racconto della rivelazione di Dio sul monte Sinai sia a livello di linguaggio e di simboli (il «vento», il «fuoco» e le «lingue») che a livello di contenuto e di teologia: lo spirito che Gesù dona in forza della sua morte e della sua resurrezione è la potenza dell’Amore con cui Dio ama e chiama ad amare. Nell’evento dello Spirito accade e si riproduce la potenza della voce rivelatasi sul monte Sinai come legge dell’amore. La Pentecoste cristiana non è superamento della Pentecoste ebraica ma assunzione e radicalizzazione dei suoi significati. 
 
Centro Sidic – Festa della Pentecoste 1998 

Publié dans:ebraismo |on 5 mai, 2009 |Pas de commentaires »

Il secolarismo invade il mondo – Gli Stati Uniti si uniscono all’Europa e alle Nazioni Unite

dal sito:

http://www.zenit.org/article-18122?l=italian

Il secolarismo invade il mondo

Gli Stati Uniti si uniscono all’Europa e alle Nazioni Unite

di Carl Anderson*

NEW HAVEN (Connecticut, Stati Uniti), martedì, 5 maggio 2009 (ZENIT.org).- Molti eventi degli ultimi mesi – e in particolare la risposta dei media e delle organizzazioni governative alle dichiarazioni e alle azioni di Papa Benedetto XVI – hanno dimostrato chiaramente che il Papa e la Chiesa affrontano un secolarismo sempre più ostile.

I recenti attacchi internazionali al Papa, da parte sia dei Governi che dei media, sulla soluzione alla crisi dell’Aids in Africa mostrano un’ortodossia sempre più secolare. Questo punto di vista non dà valore alla moralità cristiana e vuole ignorare i fatti nella sua ricerca di una soluzione secolare a ogni problema sociale.

La discussione di Papa Benedetto su questo fenomeno nel contesto europeo risale a molti anni fa. Mentre l’Europa abbandona le sue radici cristiane, crea un futuro in cui la religione non ha posto nella sfera pubblica. Alcuni commentatori sono andati oltre al punto di riferirsi alla « cristianofobia » europea. Del resto, i sondaggi mostrano che un terzo o anche meno degli abitanti di Gran Bretagna, Germania, Italia e Francia afferma che la religione gioca un ruolo importante nella propria vita.

Parlando a un gruppo di politici europei nel 2006, Benedetto XVI li ha esortati a sostenere l’eredità cristiana del continente e ha avvertito dei pericoli per la democrazia se si esclude la tradizione cristiana dell’Europa da un ruolo pubblico.

Il « sostegno all’eredità cristiana », ha affermato, potrebbe aiutare a « sconfiggere quella cultura tanto ampiamente diffusa in Europa che relega alla sfera privata e soggettiva la manifestazione delle proprie convinzioni religiose ». Citando l’Evangelium Vitae, ha anche avvertito che queste manifestazioni di secolarismo « escludono l’impegno con la tradizione religiosa dell’Europa che è tanto chiara nonostante le sue variazioni confessionali, minacciando in tal modo la democrazia stessa, la cui forza dipende dai valori che promuove ».

In contrasto con la crescente ostilità nei confronti della Chiesa in Europa, Papa Benedetto – anche prima della sua elezione – ha visto un secolarismo con più speranze, meno ostile, in America. Parlando negli Stati Uniti poco più di un anno fa, ha affermato: « Ritengo significativo il fatto che qui in America, a differenza di molti luoghi in Europa, la mentalità secolare non si è posta come intrinsecamente opposta alla religione. All’interno del contesto della separazione fra Chiesa e Stato, la società americana è sempre stata segnata da un fondamentale rispetto della religione e del suo ruolo pubblico e, se si vuol dar credito ai sondaggi, il popolo americano è profondamente religioso ».

Ad ogni modo, non considerava il modello americano libero da attacchi di secolarismo, e ha aggiunto: « Non è sufficiente contare su questa religiosità tradizionale e comportarsi come se tutto fosse normale, mentre i suoi fondamenti vengono lentamente erosi ».

Lo scorso anno, quest’ultima frase si è dimostrata sempre più presciente.

Se non sono ancora stridenti come i secolaristi in Europa, le forze secolari degli Stati Uniti sono diventate più audaci, cercando di emarginare la Chiesa e di etichettare il suo insegnamento sul matrimonio e la vita come superato, quando non bigotto. In almeno un caso, un Governo statale ha considerato (senza successo) l’ipotesi di riorganizzare legalmente la Chiesa cattolica togliendo ai suoi Vescovi e ai sacerdoti il controllo su Diocesi e parrocchie.

L’ostilità è aumentata anche nei media. Proprio prima di Pasqua, i media americani hanno trattato due sondaggi di importanti istituti: uno – commissionato dai Cavalieri di Colombo – ha mostrato un enorme apprezzamento della Pasqua da parte degli americani, l’altro ha mostrato un modesto decremento del numero di americani che si dice cristiano. I media secolari hanno scelto di dare ampia copertura al « declino della cristianità », e molta meno all’alta considerazione per la Pasqua e al gran numero di americani che prevedeva di assistere alle celebrazioni.

C’è un pregiudizio apparentemente simile negli attacchi alle dichiarazioni del Papa sull’Aids e i preservativi. Funzionari delle Nazioni Unite di vari Paesi europei, così come i media internazionali di Stati Uniti e Gran Bretagna, si sono affrettati ad affermare che il Papa aveva torto.

Mentre negli Stati Uniti aumenta l’ostilità politica nei confronti dell’eredità cristiana del Paese, sembra ora evidente che Papa Benedetto e la Chiesa cattolica affrontano un asse di secolarismo, costituito da importanti elementi nell’Unione Europea, nelle Nazioni Unite e ora anche negli Stati Uniti. Il fatto che abbia aderito anche quest’ultimo Paese è significativo sia perché si tratta di un’aggiunta recente che perché gli USA esercitano una grande influenza, in generale e in termini relativi ai loro media.

Ne abbiamo anche visti gli effetti. Tagliato fuori dalla sua bussola morale, a cui il Papa si è riferito come alla base morale pre-politica di uno Stato libero, questo asse si è mostrato non desideroso o incapace di accettare altro se non i suoi valori. In nome di un impegno radicale solo nei confronti della ragione, siamo stati testimoni di un giudizio contro il Papa nonostante le prove scientifiche. Un cosiddetto impegno con la ragione – separata dalla fede – si è dimostrato irragionevole nella sua ostilità verso la moralità e la fede religiosa.

Una tendenza di questo tipo, come ha sottolineato il Papa, è preoccupante per il futuro della democrazia, e per un mondo che ha già sperimentato il secolarismo radicale nella forma del marxismo e del nazionalsocialismo questa tendenza è troppo familiare. Escluso dalla bussola morale, il mondo rischia di abbracciare una dittatura familiare, una « dittatura del relativismo » come l’ha definita il Pontefice.

Questa « hubris della ragione », ha avvertito una volta l’allora Cardinale Ratzinger, « rappresenta una sfida ancor maggiore – basta pensare alla bomba atomica, o all’uomo come ‘prodotto’ ».

La nostra risposta richiederà una stretta cooperazione tra Vescovi, sacerdoti e laici – che Papa Benedetto ha proposto come chiave del successo della nuova evangelizzazione. Nient’altro porterà efficacemente il Vangelo in questi panorami sempre più secolari.

Seguendo la guida di Papa Benedetto, ciascuno di noi deve lavorare per portare il messaggio di Cristo ai nostri vicini e alle nostre Nazioni attraverso la nostra testimonianza alla verità nella sfera pubblica e in quella privata. Come ogni volta in cui la Chiesa ha affrontato le sfide di un ambiente ostile, la nostra testimonianza cristiana, il nostro amore per il prossimo, è la testimonianza più potente che possiamo dare alla nostra società sempre più secolarizzata.

*Cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo e autore di best seller. 

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]

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