Archive pour le 4 mai, 2009

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno chicory-4185

Edible plants: Chicory
(Cichorium intybus)

http://www.naturephoto-cz.com/edible-plants.html

Beata Teresa di Calcutta: « Le mie pecore ascoltano la mia voce »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090505

Martedì della IV settimana di Pasqua : Jn 10,22-30
Meditazione del giorno
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
No Greater Love

« Le mie pecore ascoltano la mia voce »

Riterrai difficile pregare, se non sai come fare. Ognuno di noi deve aiutare se stesso a pregare: in primo luogo, ricorrendo al silenzio; non possiamo infatti metterci in presenza di Dio se non pratichiamo il silenzio, sia interiore che esteriore. Fare silenzio dentro di sè non è facile, eppure è uno sforzo indispensabile; solo nel silenzio troveremo una nuova potenza e una vera unità. La potenza di Dio diverrà nostra per compiere ogni cosa come conviene; lo stesso sarà riguardo all’unità dei nostri pensieri con i suoi pensieri, all’unità delle nostre preghiere con le sue preghiere, all’unità delle nostre azioni con le sue azioni, della nostra vita con la sua vita. L’unità è il frutto della preghiera, dell’umiltà, dell’amore.

Nel silenzio del cuore, Dio parla; se starai davanti a Dio nel silenzio e nella preghiera, Dio ti parlerà. E saprai allora che non sei nulla. Soltanto quando riconoscerai il tuo non essere, la tua vacuità, Dio potrà riempirti con se stesso. Le anime dei grandi oranti sono delle anime di grande silenzio.

Il silenzio ci fa vedere ogni cosa diversamente. Abbiamo bisogno del silenzio per toccare le anime degli altri. L’essenziale non è quello che diciamo, bensì quello che Dio dice – quello che dice a noi, quello che dice attraverso di noi. In un tale silenzio, egli ci ascolterà; in un tale silenzio, parlerà alla nostra anima, e udremo la sua voce.

PHILEMON – EPITRE

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PHILEMON – EPITRE

http://www.artbible.net/2NT/PHILEMON%20-%20EPISTLE%20…PHILEMON%20-%20EPITRE/slides/16%20WEIGEL%20PAUL%20LETTER%20TO%20PHILEMON%20PHIL%2002.html

Publié dans:immagini sacre |on 4 mai, 2009 |Pas de commentaires »

di ADAMUS, episc. Jennesis: In cosa consiste la felicità dell’uomo

dal sito:

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20010605_ambrogio_it.html

In cosa consiste la felicità dell’uomo 

di ADAMUS, episc. Jennesis
sec. XII

a cura della Pontificia Facoltà Teologica « Marianum »

I. 1. « Nel libro precedente abbiamo trattato dei doveri che giudicavamo attinenti all’onestà, nella quale nessuno ha mai dubitato sia posta la vita felice che la Scrittura chiama vita eterna. Lo splendore dell’onestà è così grande che la tranquillità della coscienza e la certezza d’ essere senza colpa, che ne conseguono, rendono felice la vita. Come il sole, una volta sorto, nasconde il globo lunare e la luce delle altre stelle, così il fulgore dell’onestà, quando brilla di una bellezza autentica ed incorrotta, oscura tutte le altre cose che, secondo il piacere dei sensi, sono ritenute buone o, secondo il giudizio del mondo, sono stimate motivo di onore e di gloria. 

2. Certamente felice è tale vita che non si valuta secondo i giudizi altrui, ma con autonomo giudizio si intuisce per mezzo del proprio sentimento interiore. Non cercando giudizi popolari come ricompensa ne temendoli come pena, quanto meno segue la gloria, tanto più si eleva sopra di essa. Coloro infatti che cercano la gloria, ottengono, quale ombra dei beni futuri, una tale ricompensa di beni presenti che è di ostacolo alla vita eterna, perché nel Vangelo sta scritto: In verità vi dico, hanno ricevuto la loro ricompensa. Ciò si dice evidentemente, di coloro che sono smaniosi di divulgare, quasi a suon di tromba, la loro generosità verso i poveri. Similmente è detto di coloro che digiunano per ostentazione: Hanno ricevuto la loro ricompensa. 

3. È proprio dell’onestà, dunque, o esercitare la misericordia o digiunare in segreto, perché appaia che si cerca la ricompensa unicamente da Dio, non anche dagli uomini. Chi la vuole dagli uomini, ha già la sua ricompensa; chi la chiede a Dio, ha la vita eterna che può esserci data unicamente dal Creatore dell’eternità, come afferma il ben noto passo: In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso. Con maggior chiarezza, la Scrittura chiamò vita eterna la vita felice, per non lasciarne la valutazione ai giudizi degli uomini, ma per affidarla invece al giudizio di Dio. 

II. 4. I filosofi posero la felicità, alcuni nell’assenza del dolore, come Ieronimo, altri nella scienza, come Erillo, il quale, sentendola lodare mirabilmente da Aristotele e da Teofrasto, la considerò sommo bene, mentre essi la esaltarono come un bene, non come l’unico bene. Altri la dissero piacere, come Epicuro, altri, come Callifonte e, dopo di lui, Diodoro, la intesero così da aggiungere l’uno al piacere, l’altro all’assenza di dolore la partecipazione dell’onestà, pensando che senza di questa non possa esistere vita felice. Zenone Stoico affermò che il solo e sommo bene consiste nell’onestà; Aristotele, invece, e Teofrasto e gli altri peripatetici sostennero che la felicità consiste bensì nella virtù, cioè nell’onestà, ma che la felicità di questa è resa completa anche dai beni del corpo e da quelli esteriori. 

5. La Scrittura divina invece pose la vita eterna nella conoscenza di Dio e nel premio delle opere buone. Di entrambe le affermazioni abbiamo la testimonianza evangelica. Così disse il Signore della conoscenza di Dio: Questa è la vita eterna, che conoscano te solo vero Dio e colui che hai mandato, Gesù Cristo. E a proposito delle opere così rispose: Ognuno che lascerà la casa e i fratelli o le sorelle o il padre o la madre o i figli o i campi per il mio nome, riceverà il centuplo e possiederà la vita eterna. « 

S. AMBROGIO, I doveri, II, I [1-3] – II [4-5].

Preghiera 

Ti supplico, Signore,
dammi la felicità da sempre cercata,
struggente desiderio,
inappagato sogno.

Felicità che è pace del cuore,
frutto di vita onesta,
sguardo misericorde sul cosmo.

Felicità che è gioia della conoscenza,
disvelamento saporoso del mistero,
cammino senza inciampo verso la pienezza.

Felicità che è bellezza,
armonia delle forme,
inebriante cascata di luce.

Felicità che è amore corrisposto,
riposo dell’amante nell’amato,
ebbrezza reciproca,
parola divenuta silenzio,
silenzio mutato in verginale sguardo.

Ma, Signore,
se tu sei la Pace,
se tu, la Sapienza,
se tu, la Bellezza,
se tu, l’Amore,
perché cerco la felicità fuori di te?
e se tu sei in me,
perché la cerco fuori di me?

Ti supplico, Signore,
manifestati a me tu che vivi in me:
la tua pace inondi il mio cuore,
lo rallegri la tua luminosa sapienza,
lo diletti la tua trasparente bellezza,
arda del tuo amore, che placa e consuma.

Manifestati a me tu che vivi in me:
perché comprenda che tu sei la sola Felicità,
posseduta fin d’ora,
seme immarcescibile che fiorirà nei secoli senza confini.

La Sindone: un incontro tra scienza e fede

dal sito:

http://www.zenit.org/article-18108?l=italian

La Sindone: un incontro tra scienza e fede

Presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” di Roma

ROMA, lunedì, 4 maggio 2009 (ZENIT.org).- Il Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” ha organizzato la presentazione di tre volumi sulla Sacra Sindone.

L’incontro si terrà giovedì 7 maggio, alle ore 16:00, a Roma, presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” (via degli Aldobrandeschi 190) e sarà trasmesso in videoconferenza anche a Bologna, presso l’Istituto Veritatis Splendor.

L’evento, realizzato con il supporto del progetto STOQ, dell’Aracne Editrice e delle Edizioni ART, sarà aperto da un saluto di padre Pedro Barrajón, L.C., Rettore della “Regina Apostolorum”.

Seguirà, alle 16:15, la presentazione del libro “La Sindone tra scienza e fede”. Interverranno Padre Gianfranco Berbenni, Ofm cap, della Pontificia Università Lateranense (“I programmi di ricerca sulla Sindone”), e il prof. Petrus Soons, autore dell’ologramma della Sindone (“Le scoperte alla luce dell’immagine ologrammica”).

Dopo una pausa, alle 17:30, si terrà la presentazione del libro “L’uomo della Sindone”, con il prof. Avinoam Danin, Cattedratico di Botanica dell’Università Ebraica di Gerusalemme, il quale sostiene che l’unico luogo al mondo, in cui le persone avrebbero potuto raccogliere parti fresche di almeno quattro specie di piante rinvenute sulla Sindone e collocarle sul corpo dell’uomo che in essa fu avvolto, è l’area geografica tra Gerusalemme ed Hebron.

Alle 18:00 si terrà, infine, la presentazione del libro “La Sindone. Una sfida alla scienza moderna”. Interverrà il Prof. Giulio Fanti, docente di Misure Meccaniche e Termiche al Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università di Padova, con una relazione sul tema “La formazione dell’immagine dell’uomo della Sindone”.

Durante l’incontro sarà possibile visitare la mostra permanente “Chi è l’uomo della Sindone?” allestita presso la “Regina Apostolorum”. La mostra ospita, fra l’altro, una copia della Sindone di Torino, un ologramma e una scultura che cercano di ricostruire in tre dimensioni il corpo dell’uomo sul lenzuolo, ed una riproduzione della corona di spine, dei chiodi e dei flagelli utilizzati, secondo quanto è stato possibile rilevare dall’immagine.

Inoltre alcuni grandi pannelli ripercorrono la storia della Sindone e illustrano le principali ricerche scientifiche degli ultimi anni, con particolare riferimento ai recenti studi nel settore della botanica.

[Per maggiori informazioni: tel. 06 665431; www.upra.org; carloclimati@mclink.it]

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