per la festa di San Giuseppe un bel « sussidio biblico », Mons. G.B. Bregantini

dal sito:

http://www.monfortani-missioniparrocchiali.it/download/centri%20di%20ascolto/esempio%20per%20un%20gruppo%20di%20ascolto.doc

MONS. GIANCARLO MARIA BREGANTINI
VESCOVO DI LOCRI GERACE

Esempio di sussidio per un Gruppo di Ascolto Biblico

LE MANI DI SAN GIUSEPPE

« Osservi che bella statua di san Giuseppe, dai lineamenti giovani e vivaci. Lo indico a Lei che so legato a questo santo ».
E’ un tratto di conversazione raccolto nel coro della nostra splendida cattedrale di Gerace, di fronte ad una statua settecentesca. Che vigore avevano gli artisti dell’epoca! Non un Giuseppe anziano o spento, ma un giovane dagli occhi penetranti e dalle mani callose, dal cuore grande di padre affettuoso. Le stesse caratteristiche che ritrovo in tanti papà lungo i sentieri di Calabria. Occhi neri e capelli scuri, un po’ distaccati, a tratti rudi, legati alla terra, ma affettuosi e tenerissimi se sai leggere oltre il guscio.
Ecco perché mi piace presentare San Giuseppe così: giovane, operaio, obbediente.
Non è facile parlare agli uomini, ai papà. Scrutano attentamente le tue parole per vedere se quanto dici lo dici perché « l’hai studiato » o perché « ne sei veramente convinto ». Quello che si dice loro deve essere eco di quanto si vive. Non si possono ingannare. Ecco perché bastano poche parole.
Quel silenzio cioè che ritroviamo, verginale, proprio nel falegname di Nazareth. Per questo mi piace presentarlo ai giovani e agli uomini. Era proprio come loro, con un bel progetto d’amore in testa.
Ma ecco che Dio entra nella sua vita e la sconvolge. Gli chiede l’impossibile per un uomo vero: rinunciare alla sua prerogativa di genitore per assumere il compito immenso di papà del piccolo Gesù. Papà e non genitore. Un abisso di differenza. Ma proprio per questo un modello fantastico nel ragionare con gli adulti sul loro ruolo in famiglia: bastano pochi istanti per essere genitori. Ci occorre una vita per essere papà. « Divento padre », non lo sono già. Imparo ad esserlo, nel cammino stesso dei miei figli. Spesso in silenzio e ammirazione di fronte al magico loro crescere. Quel silenzio che una notte vide fiorire proprio il bastone di Giuseppe, simbolo di una fecondità nella paternità che coinvolge i ragazzi adottati, i gesti di aiuto per un figlio non tuo, il volontariato, la paternità verginale di un prete.
E’ l’opposto, l’antidoto alla gelosia, quel tarlo che si nasconde spesso, roditore, nel cuore delle migliori intenzioni, impedendo la fioritura di mille iniziative. Quanto bene si blocca nel cuore, perché il tuo cuore è bloccato dall’invidia!
Giuseppe di Nazareth è… l’azione senza invidia, l’amore senza possesso, il dono senza calcolo. Ma non un uomo astratto, pulito, rotondo, in cravatta. Bensì un operaio scavato nella fatica, ansioso per il suo domani, incerto, dalla tuta impolverata. Ma raggiante nel cuore, perché sa che ogni lavoro è sacro, perché sacro è colui che lo compie.
Non ci sono lavori sporchi o lavori puliti. Nazareth insegna che ogni lavoro è bello, creativo, degno. E dire questo in una società, come quella attuale, specie qui al sud, è contrastare nell’intimo un modo di pensare che assegna alle apparenze il criterio di verità.
Ma è anche un grido perché ogni lavoro abbia la sua giusta mercede, perché l’apprendista non sia pagato con una borsa di spesa, perché l’edile abbia sicurezza sulle impalcature, perché il contadino trovi considerazione in paese. Il lavoro, non il posto.
Ecco chi è San Giuseppe, il falegname.
E c’è una notte nella vita di questo falegname, dove le stelle hanno guidato una angosciante fuga verso l’Egitto. In piena obbedienza si alza « di notte, prende la Sposa e il Bambino e fugge… « . Scappa come tanti profughi politici, emigra come tanti uomini del Sud verso un Nord spesso inospitale o razzista. Anche Giuseppe ha conosciuto la polizia che insegue e il cuore che ti scoppia nel petto dalla paura. Erode che opprime, schiaccia, chiede tangenti, uccide, violenta, sequestra, come la nostra triste mafia, disonore delle nostre belle colline.
I drammi di tanti paesi, di tanti papà sono qui racchiusi! Per questo Giuseppe è grande: perché protegge, difende, si schiera, sa attendere, guida. Finché « Erode muore », il male cede, il ricatto si piega, la violenza si ritorce su chi l’ha compiuta. Itinerari di fede, per questo AVVENTO che si apre con l’anno giubilare dedicato al Padre, di cui san Giuseppe è mirabile segno ed icona significativa. Cammini reali e sofferti, segnati non dall’incenso ma dal sudore e dal sangue. Ma anche dalla certezza che Dio guida, fa fiorire il deserto, protegge, salva.
Buon ascolto ed una preghiera per tuo papà e per il tuo prete e per me e per tutti i collaboratori di Curia che mi aiutano, cui va il mio grazie sincero, ciao, il tuo Vescovo, + p. GianCarlo
1. – GIUSEPPE CREDE, SOGNA E OBBEDISCE….
E’ bello parlare di Giuseppe di Nazareth. Lo sento molto vicino. Perché attraversa tutte le situazioni di ogni papà, di ogni fidanzato, di tanti ragazzi oggi che guardano alla vita. La sognano ad occhi aperti. Ne cercano il senso nell’avvicendarsi di fatti ed eventi, interrogandosi attorno a segni che conservano il fascino e l’inquietudine del mistero.
Un giorno è capitato così anche a san Giuseppe. Era già fidanzato, promesso sposo ad una ragazza di Nazareth. Di nome Maria, che aveva conosciuto lungo i suoi cammini di ragazzo. Limpida, riservata, vera. Bella. Ed un giorno, la simpatia sgorgata dal fascino, si trasforma in amore. Un amore ricambiato, puro e casto. Ma intenso e forte. Come ogni amore che riflette l’amore del Padre celeste. Sole che si specchia nell’acqua trasparente del lago di Genezaret, in Palestina.
Le cose proseguivano bene, nel silenzio e nell’attesa del giorno desiderato. Normali. Autentiche. Come le sanno fare due giovani che affidano a Dio la loro storia. Nella preghiera e nella fede, in rispettosa castità.
Ed ecco che la mano di Dio ha disegni diversi per Maria di Nazareth. Ai suoi occhi, è pensata per un altissima Vocazione: essere Madre del Salvatore. Ed un giorno, a lei che era « vergine, promessa sposa ad un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe » … giunge un messaggero celeste, con un saluto immenso: « Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te ». Un saluto che non lascia respirare. Ne resta « turbata ». Inquieta. Non coglie il motivo. Finché il segreto è svelato: « Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù ». Gli occhi si sgranano per una meraviglia incontenibile. La proposta è infinita. Come un lago che vuol contenere il mare, « perché grande e Figlio dell’Altissimo egli sarà ». Una richiesta precisa: « Come è possibile? Non conosco uomo? », quasi a dire che nel suo cuore si coltiva un segreto impegno di un dono totale per Dio. Oltre l’uomo. E l’angelo la rassicura, confermando quel germoglio, con la forza dello Spirito Santo. La lascia solo dopo che Maria, creatura, fragile come noi, ma forte nella fede, sa dire: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ». (Cfr. Luca 1, 26-38)
E Giuseppe, suo sposo? Non sappiamo se Maria gli abbia rivelato il segreto. Gli avrà parlato? Cosa gli avrà detto dell’angelo? Con quali parole e con quale tono? Non lo sappiamo. Forse non gli ha confidato niente. Era troppo grande quella proposta … Probabilmente ha lasciato a Dio tempi e modi per parlare con Giuseppe. E parte per le montagne della Galilea, ad aiutare la cugina Elisabetta, segnata, lei sterile, dalla presenza insperata di un bimbo in grembo. « Perché nulla è impossibile a Dio ». Si trattiene tre mesi.
Ed intanto? Giuseppe l’avrà accompagnata? Sarà andata da sola? Anche questo non ci è dato di saperlo. Ciascuno vi aggiunga la scelta che sembra più conveniente: « Certo, Giuseppe è rimasto a Nazareth impegnato nel suo lavoro » … Oppure: « Ma no, non può averla lasciata sola in un viaggio così difficile … !? ». Decidete voi.
Al ritorno le cose dovevano essere diventate difficili. Per Maria, più sofferta, e per Giuseppe che si era di certo accorto di qualcosa di strano nello stile e nel grembo di Maria. Ed il cuore di questo giovane è attraversato da un’inquietudine che non sa spiegare. Né può confidare ad alcuno. Teme di mettere a repentaglio l’onore di quella meravigliosa ragazza, di cui non dubita minimamente. E nello stesso tempo, sente che la loro vita è attraversata dalla mano misteriosa dell’Altissimo, verso il quale piega riverente la fronte, in segno di accogliente sottomissione.
Qui, in questo contesto, ecco il brano di Matteo. Bello e pieno di cose da meditare e discutere. Leggiamolo, aprendo il cuore all’ascolto, dopo aver invocato lo Spirito Santo in preghiera.
2.  LEGGIAMO DAL VANGELO DI MATTEO (1,18-25)
. « Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera, dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: « Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.
. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per messo del profeta: « Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele », che significa Dio con noi.
. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece conte gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù ».
3. LO RILEGGIAMO, CON UN BREVE COMMENTO
Il brano è diviso in quattro parti (come puoi vedere graficamente dai quattro puntini):
* la situazione giuridica di Maria e Giuseppe
* l’annuncio dell’angelo a Giuseppe (da confrontare con quello fatto a Maria, raccontato da Luca)
* la citazione biblica dell’Antico Testamento, « compiuta » nel Nuovo Testamento
* l’obbedienza di Giuseppe, il rispetto della verginità di Maria e il nome « Gesù » dato al bambino direttamente da Giuseppe.
3.1 La situazione giuridica di Maria e Giuseppe
La prassi matrimoniale ebraica comportava due fasi, distinte. Nella prima i due contraenti stipulavano il contratto matrimoniale, avente valore giuridico di coniugio; in una seconda fase, si celebrava il rito delle nozze, che segnava l’inizio della coabitazione. Per convenzione, il primo ‘atto’ è chiamato « sposalizio »; il secondo « nozze ». In caso di rottura dello sposalizio, era prescritto l’atto di ripudio e un’eventuale infedeltà rendeva la promessa sposa adultera, punibile. I rapporti sessuali prima della coabitazione erano considerati sconvenienti, ma non rendevano illegittima la prole.
Ciò premesso (cfr. A. POPPI, Sinossi dei quattro Vangeli, p. 64), diventano più comprensibili i termini « giuridici » del brano. Se lo rileggi, lo capirai meglio.
In quest’ottica, ecco la figura di Giuseppe, su cui si sofferma Matteo (mentre Luca preferisce parlare direttamente di Maria). Lo chiama con un termine preciso, ben scelto: « giusto ». Una parola che definisce uno stile. Una vita vi è riassunta. « Giusto », perché attento al disegno di Dio, sa cogliere la sua azione, scruta i segni dei tempi, ha il cuore disponibile e aperto. E’ un giovane limpido, uno specchio d’acqua, come certi ragazzi che negli occhi riflettono il cuore. Senza tornaconti od interessi personali. Coerenti tra il dire e il fare. Ecco, così era Giuseppe di Nazareth.
E questo giovane, di fronte all’agire misterioso di Dio che interviene nella vita, e nel seno di Maria, vive due sentimenti opposti, da una parte un’immensa inquietudine, che si fa nervosismo, notti insonni, volto pensoso, mano nervosa. Perché non sa come spiegarsi il mutamento di Maria. Vede e non capisce. Constata ma non condanna. Dall’altra, è un uomo di fede, giusto, e quindi affida a Lui la soluzione del caso. Lo mette nelle sue mani, nella preghiera e nel discernimento. Decidendo, mentre pensava a queste cose, di sciogliere quello sposalizio con Maria.
E’ simile a tanti nostri momenti di incertezza di fronte ad una grande scelta Da una parte le nostre paure e i mille dubbi che ti mettono in testa gli amici e le vicine di casa. Ma dall’altra, la tua forte fede in Dio, che sai capace di far cose più grandi di te. E allora?
3.2  Il sogno e l’angelo
Piace l’accostamento tra Giuseppe e il sogno. Perché nel sogno ci crediamo un po’ tutti. Per mille coincidenze che ci sono capitate. Al di là dei numeri del lotto … ! Di fatto, Dio parla a Giuseppe ben quattro volte nei sogni. Ed è simpatico, perché nel sonno, non sei tu che decidi, ma lasci spazio a Qualcuno più forte di te. Che ti segna con la sua presenza.
E’ una presenza rassicurante: « Non temere … « . Quante volte Dio interviene con queste precise parole: Non avere paura, abbi fiducia, fatti forza … « . Perché ad operare non siamo da soli ma c’è Lui: « Quello che è generato in Maria, viene dallo Spirito ». Cioè dall’alto. E’ autentico, non dubitare. E’ suo, non nostro. Lui lo difenderà. Come ogni opera che viene da Dio. Non metterti a combattere con Dio (cfr. Atti 5,38). Non sciupare il suo agire. Rispettalo. Rispetta i segni di grazia che pone oggi nella sua Chiesa. I movimenti, le associazioni. i nuovi carismi. La vocazione dei tuoi figli. La tua vocazione che ti sta germogliando nel cuore. Il bimbo che aspetti, forse inatteso, ma sempre provvidenziale. Cogli i frutti di santità che Dio semina ovunque. E sappi attendere anche nella tua vita le sue risposte. NON TEMERE, dunque. E lo dico anche a me, Vescovo, di fronte a certi fatti che mi sorpassano: « Non devo chiudere la porta a Dio… non devo spegnere lo Spirito… Lui mi darà segni precisi, risposte chiare … « . E lo dico ai preti: « siate aperti all’azione dello Spirito, lasciatevi guidare da lui, non dai vostri calcoli o paure ».
3.3  Le profezie si compiono, la Bibbia è parola vera anche oggi
Mi piace il verbo « compiersi, adempiersi ». L’ho riscoperto in quest’anno sul Padre. Perché vi vedo un disegno che lentamente si completa. Si compie, appunto (cfr. la Lettera Pastorale, n. 32: la matita di Dio) secondo le indicazioni del Padre. E la Bibbia è fatta così: un tempo di progetto (= Antico Testamento) e un tempo di realizzazione del progetto (= Nuovo Testamento).
Acaz, il re di cui parla Isaia nella profezia citata (7,14) si trovava nei guai. Era assediato, stava crollando. Per salvarsi, voleva unirsi ad una superpotenza, l’Assiria, lui piccolo staterello. Un’alleanza che lo avrebbe salvato sul momento, ma che poi avrebbe aperto le porte ad un nemico ancora più pericoloso, che lo avrebbe distrutto definitivamente. Ecco allora l’incontro con il profeta Isaia, che gli offre un segno inatteso di speranza: « Tua moglie, una giovane donna, avrà un bambino ». Non sperato. Ma chiaro segno di forza divina.
Qui l’evangelista Matteo, raccogliendo la voce della chiesa, attribuisce quel testo antico alla situazione di Nazareth. E così la giovane donna, Maria, la vergine, diventa segno di una speranza inattesa. Il mondo può ricominciare. Non le alleanze umane fanno fortuna, ma la mano di Dio apre strade impossibili all’apparenza. Ed allora, lo sentiremo veramente come « Dio con noi ». Soprattutto nella paura!
3.4.  L’obbedienza di Giuseppe
E’ nella meditazione della Parola, che conferma il sogno, che Giuseppe sente la presenza del Signore e vi vede il dito di Dio. Sogno e Parola. Non solo il sogno. Ma la meditazione della Parola, nella preghiera. 1 due mezzi con cui Giuseppe ha scoperto la volontà del Signore.
E allora, ogni dubbio è vinto. Fugge la paura. Con immediatezza e decisione: « Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo … « . Nessuna remora. Colpisce, il tono del brano, fatto di decisionalità e coraggio. E’ l’obbedienza di Giuseppe, il pregio più grande di questo giovane. Come: di ogni prete o suora, laico impegnato, :papà o mamma. Obbedire è il momento più alto. Spesso il più difficile, eroico. Ma immenso. Perché tu esci dal tuo progetto, piccolo e minuto, per abbracciare quello infinito di Dio. Che è sempre il migliore.
Adesso guarda a questo Giuseppe mentre « prende Maria con sé, la sua sposa »: sa di dolcezza infinita. La prende sotto braccio, la accompagna, la fa sua, la copre con il suo manto dì protezione e difesa. Le sta accanto con tenerezza e premura. La rassicura, così come Dio ha rassicurato lui. Non il « ripudio », ma il « prendere con sé ». Non il gettare via, ma l’accoglienza. E’ sempre questo lo stile del credente. Quanto dovevano amarsi Giuseppe e Maria! In modo casto ma vero! E in quest’ottica, si coglie anche quel versetto esigentissimo: « Senza che egli la conoscesse, Maria partorì un figlio … « .Tenerezza sì, perché è sua sposa, ma senza l’incontro sessuale. Perché « Maria è sposa dello Spirito santo, prima ancora che sposa di Giuseppe ». E lui rispetta tale priorità. Rispetta il disegno di Dio, in tutta la sua vita, perché è « giusto ». E’ il mistero della verginità di Maria. Ma anche la straordinaria verginità di Giuseppe. Di pari dignità e grandezza. Perché entrambi chiamati al compimento del unico progetto: quel bambino Gesù a loro affidato.
Si può essere papà senza essere genitore?
Qui sta il ruolo di Giuseppe. Lui infatti da il nome « Gesù » a quel bambino che è nato da Maria. Non è suo figlio naturale, lui non è genitore suo, ma lui resta sempre il suo « padre » che sceglie e impone il nome. E’ la guida, il punto di riferimento, l’autorità. Gesù conoscerà « il Padre » celeste tramite il suo papà Giuseppe.
E’ il mistero della paternità di ogni prete: è papà ma non genitore. Come chi si consacra a Dio nella verginità, in una rinnovata maternità. Oppure dei genitori che hanno preso un figlio in affidamento. Non sono tuoi, eppure diventano tuoi. E poi … anche chi è « genitore » deve a sua volta diventare « papà ». Perché genitori si nasce, papà si diventa, in un « itinerario » di amore, di cui Giuseppe di Nazareth è modello in assoluto.
Ma ora capiamo lo scopo finale di tutto: narrare la nascita verginale di Gesù Cristo, dono assoluto del Padre per l’umanità. Dio si serve di noi, ma il suo dono va al di là di noi.
5. CI IMPEGNIAMO A….
Il brano che abbiamo letto, meditato, discusso insieme con la forza dello Spirito, ora ci spinge a prenderci alcuni impegni precisi. Perché la Parola di Dio cambia sempre la nostra vita, come ha fecondato il seno di Maria e cambiato la vita di Giuseppe.
* Impariamo ad essere « giusti », cioè rispettosi del piano del Signore nella nostra vita.
* « Mai precedere, ma sempre seguire il Signore … « . Aspetta sempre la sua mano. Sappi che di certo egli arriva e scioglierà i tuoi dubbi, intervenendo con forza quando meno te lo aspetti. Perché nulla gli è impossibile. Se stai riflettendo sulla tua strada, sappi che Dio di certo ti darà i segni per riconoscere quale sia la tua vera vocazione. Tu però attendilo in silenzio, preghiera e fiducia operosa.
* Sul piano ecclesiale, non porti in antagonismo con Dio. Non voler essere tu a « giudicare » la chiesa. Amala invece sempre, rispettosamente. Lascia a Dio i ritmi e i frutti. Con obbedienza e gratuità. Sii aperto ai movimenti e gruppi, associazioni e carismi nuovi: « Quel che è generato in Lei è opera dello Spirito ».
* I figli siano sempre accolti nel grembo della nostra casa. Sempre. Anche quando arrivano fuori dei nostri calcoli. Anzi, prendi in affido un bambino solo, se necessario, per offrire un calore di papà anche a chi non è tuo figlio.
* Segui con passione anche i figli degli altri. Presta la tua opera nella catechesi, nell’oratorio, nella guida dei ragazzi alla liturgia, nel disagio, aiutando gratuitamente i giovani a trovare un lavoro o a realizzare una cooperativa o un’impresa.
* Coltiva grandi sogni e compi piccoli passi. E’ il segreto della felicità. Pensare in grande e operare nel quotidiano. Come Giuseppe. Allora ogni vocazione si realizzerà.
6.  E’ ORA IL TEMPO DI PREGARE INSIEME…
« O Gesù, che fatto uomo per la nostra salvezza, volesti essere affidato alla protezione e difesa della tua Madre, la vergine Maria e del suo Sposo Giuseppe: anche noi affidiamo noi stessi e la nostra famiglia alla loro sicura custodia.
O Maria e Giuseppe, modelli e tutori delle Famiglie, siateci con Gesù vicini nelle ore tristi e nelle ore liete, nel nostro lavoro e nel. nostro riposo; assisteteci nell’ora della morte.
Otteneteci che ogni casa, santa come la vostra, sia per i suoi membri scuola di virtù, asilo di santità, porta aperta verso la dimora dove ci attende Gesù che con il Padre e con lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. « .

Publié dans : biblica, San Giuseppe |le 1 mai, 2009 |Pas de Commentaires »

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