Archive pour le 13 avril, 2009

buona notte

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Common Tree Frog

http://www.naturephoto-cz.com/common-tree-frog:hyla-arborea-photo-999.html

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San Cirillo di Gerusalemme : « Nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo… Là deposero Gesù » (Gv 19,41-42)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090414

Martedì fra l’Ottava di Pasqua : Jn 20,11-18
Meditazione del giorno
San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme, dottore della Chiesa
Catechesi n° 14

« Nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo… Là deposero Gesù  » (Gv 19,41-42)

In quale stagione sia risorto il Salvatore, lo dice il Cantico dei Cantici: « L’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi… » (2,11-12). Anche adesso la terra è piena di fiori…; lo vedi, l’inverno è passato ed è primavera; siamo quindi nel primo mese del calendario ebraico, in cui cade la festa della Pasqua un tempo celebrata in figura e oggi nella realtà…

Fu seppellito in un giardino… Del giardino cosa aveva detto colui che vi fu sepolto? Sta scritto: «Lì ho raccolto la mia mirra e i miei aromi», «mirra, aloe e ogni profumo di prima qualità» (Ct 5,1 ; 4,14). Sono gli aromi simboli della sua sepoltura, di cui leggiamo nei Vangeli: «Vennero al sepolcro le donne e vi portarono gli aromi che avevano preparato (Lc 24,1)…

Ma lo Sposo, medico delle anime, prima di entrare a porte chiuse, si fece cercare da quelle sante donne di virtù specchiata e di animo virile che vennero al sepolcro in cerca di lui già risorto… Maria, dice il Vangelo, venne a cercarlo ma non lo trovò, ne ascoltò poi l’annunzio dagli angeli, e infine vide il Cristo. Anche questo era stato predetto? Leggiamo nel Cantico dei Cantici: «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore» (Ct 3,1)…, e nel Vangelo: «Maria venne quando era ancora buio» (Gv 20,1). «L’ho cercato, ma non l’ho trovato», e il Vangelo continua sullo stesso tono; Maria dice: «Hanno levato il mio Signore, e non so dove l’hanno deposto», e gli angeli sopraggiunti a guarire la sua ignoranza le dicono: «Perché cercate tra i morti colui che vive?» (Lc 24,5)… Maria ignorava che egli era risorto. Di questa ignoranza aveva profetato il Cantico dei Cantici, facendo rivolgere dalla sposa la domanda che Maria fece agli angeli: «Avete visto l’amato del mio cuore?», e facendole dire: «Da poco avevo oltrepassate le guardie – gli angeli –, quando trovai l’amato del mio cuore; lo strinsi fortemente a me e non lo lascerò» (3, 3-4).

The Anastasis or…

The Anastasis or... dans immagini sacre 13%20THE%20HARROWING%20OF%20HELL

The Anastasis or the Harrowing of Hell. Christ triumphantly tramples the broken gates of Hell, holding the hand of Adam and raising him out of Hades

http://www.artbible.net/3JC/-Mat-27,45_Entombment,freedom_Tombeau,%20liberation/2nd-14th_siecle/index3.html

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“Victimae paschali laudes immolent christiani » (italiano-latino) Papa Giovanni Paolo II, Domenica di Pasqua 19 aprile 1987

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/messages/urbi/documents/hf_jp-ii_mes_19870419_easter-urbi_it.html

MESSAGGIO URBI ET ORBI
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II

Domenica di Pasqua, 19 aprile 1987      

1. “Victimae paschali laudes immolent christiani”.

Alla vittima pasquale la lode e la gloria!
Cristiani, uniamoci in questo inno!
Cristiani di Roma e del mondo!
Uniamoci nell’adorazione della Vittima pasquale,
nell’adorazione dell’Agnello immolato,
nell’adorazione del Signore risorto!

2. “Agnus redemit oves”:
“L’agnello ha redento il suo gregge,
l’innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre”.
Ecco Cristo! Ecco il nostro Redentore! Il Redentore del mondo!
Ha donato la sua vita per le pecore.
Uniamoci nell’adorazione di questa morte
che ci porta la vita,
perché l’amore è più potente della morte:
ecco, la morte accettata per amore vince la morte!
Ecco, la morte accettata per amore
rivela Dio, che è l’amante della vita,
il quale vuole che noi abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cf. Gv 10, 10)
- che abbiamo la vita stessa che è in lui.
Alla Vittima pasquale la massima gloria e la lode più alta!
Nella sua morte è la riconciliazione col Padre.
Questa è la riconciliazione dei peccatori con Dio
la riconciliazione dell’uomo, il quale a causa del peccato muore a Dio
e non ha più in sé la vita che è in Dio e solo in Dio.
Soltanto in Dio.
La morte di Cristo è un nuovo inizio.
L’inizio della vita che non ha fine.
Non ha fine, perché è da Dio e in Dio.
Mentre la creatura muore, Dio vive!
Quando muore Cristo, tutto il creato rinasce.
Sii benedetta, morte vivificante!
Benedetto il giorno che ci è stato dato dal Signore.

3. Sii benedetto Cristo, Figlio del Dio vivente!
Sii benedetto Figlio dell’uomo, Figlio di Maria,
benedetto, perché sei entrato nella storia dell’uomo e del mondo,
fino ai confini della morte:
“Mors et vita duello conflixere mirando”:
“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa”.
Sì. La storia dell’uomo e del mondo è segnata dal mistero della morte,
segnata col marchio del morire – da un capo all’altro.
Hai preso questo marchio su di te, Figlio eternamente generato,
Figlio consustanziale al Padre: vita da vita,
e l’hai portato attraverso i confini della morte, che grava sulla creazione,
attraverso i confini della nostra morte umana,
per rivelare in essa lo Spirito che dà la vita.

4. Noi tutti che veniamo nel mondo portando la morte con noi,
noi che nasciamo dalle nostre madri terrene
segnati dalla ineluttabilità del morire,
viviamo della potenza dello Spirito.
E nella potenza di questo Spirito, che ci è dato dal Padre,
per opera della tua morte, o Cristo,
attraversiamo i confini della morte che è in noi
e ci innalziamo dal peccato alla vita
rivelata nella tua risurrezione!
Tu sei il Signore della vita, tu, consustanziale al Padre,
che è la stessa vita, insieme con te,
nello Spirito Santo che è l’amore stesso
- e proprio l’amore è vita!
Nella tua morte, o Cristo, la morte è apparsa inerme
di fronte all’amore. E la vita ha vinto.
“Mors et vita duello conflixere mirando.
Dux vitae mortuus, regnat vivus”.

5. Tu, che sei il Risorto e “regni vivo” per sempre,
resta accanto all’uomo,
all’uomo di oggi
che la morte col suo fascino tenebroso
in mille modi tenta ed insidia.
Concedi che egli riscopra la vita come dono
che in ogni sua manifestazione rivela l’amore del Padre:
quando si riversa nei rinati dal fonte battesimale,
o zampilla in ogni fibra del corpo
che si muove, respira, gioisce;
quando si dispiega nella multiforme varietà degli animali,
o riveste la terra di alberi, di erbe, di fiori.
Ogni forma di vita ha nel Padre tuo l’inesauribile sorgente.
Da lui fluisce senza sosta
e a lui infallibilmente ritorna:
a lui, munifico datore di ogni dono perfetto (cf. Gc 1, 17).

6. In Dio ha origine in modo singolare
la vita dell’essere umano,
che egli stesso modella a sua immagine quando sboccia
nel seno materno.
Non s’estingua nell’uomo contemporaneo
la meraviglia riverente per il mistero d’amore
che ne avvolge l’ingresso nel mondo!
Ti preghiamo, Signore dei vivi!
Fa’ che l’uomo dell’era tecnologica
non riduca se stesso ad oggetto,
ma rispetti, già nel primo suo inizio,
l’irrinunciabile dignità che gli è propria.
Fa’ che viva, in sintonia col piano divino,
l’unica logica che gli si addice,
quella del dono da persona a persona
in un contesto di amore
espresso attraverso la carne nel gesto
che fin dalle origini
Dio volle a suggello del dono.

7. Fa’, o Signore, che l’uomo sempre rispetti
la trascendente dignità di ogni suo simile,
povero o affamato che sia,
prigioniero, malato, moribondo,
ferito nel corpo o nel cuore,
in preda al dubbio o tentato dalla disperazione.
Sempre egli resta Figlio di Dio,
perché il dono di Dio non conosce pentimenti.
A tutti è offerto il perdono e la risurrezione.
Ciascuno merita rispetto e sostegno.
Merita amore.

8. “Dic nobis Maria, quid vidisti in via”:
“Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?”
visitando, all’alba del terzo giorno, la tomba,
il luogo dove era stato sepolto.
Raccontaci, Maria di Magdala, tu che hai tanto amato.
Ecco, hai trovato la tomba vuota:
“Sepulcrum Christi viventis,
et gloriam vidi Resurgentis”.
Il Signore vive! Ho visto il Risorto.
“Angelicos testes, sudarium et vestes”.
Chi ha potuto renderne testimonianza? quale lingua umana?
Soltanto gli angeli potevano spiegare
che cosa significasse quella tomba vuota
e il sudario abbandonato.
Il Signore vive! Ho visto la gloria di lui,
pieno di grazia e di verità (cf. Gv 1, 14).
Ho visto la gloria
“Surrexit Christus spes mea”:
“Cristo, mia speranza, è risorto,
e vi precede in Galilea”.

9. Sì. Prima lì, nella terra che l’ha dato
come Figlio dell’uomo.
Nella terra
della sua infanzia e della giovinezza.
Nella terra della vita nascosta.
Prima lì, in Galilea per incontrare gli apostoli.
E poi . . .
E poi, mediante la testimonianza degli apostoli,
in tanti luoghi, a tante nazioni, popoli e razze!
Oggi la voce di questo messaggio pasquale
risonato in Gerusalemme,
presso la tomba vuota,
desidera raggiungere tutti:
“Scimus Christum surrexisse a mortuis vere”,
sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
“Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza”.
Amen, alleluia!

Publié dans:Inni, Papa Giovanni Paolo II, Pasqua |on 13 avril, 2009 |Pas de commentaires »

Giovanni Paolo II, Regina Coeli, lunedì dell’Angelo 1991

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/angelus/1991/documents/hf_jp-ii_reg_19910401_it.html

GIOVANNI PAOLO II

REGINA COELI

Lunedì dell’Angelo, 1° aprile 1991 

Oggi siamo nella seconda giornata dell’Ottava di Pasqua. Ieri è stata la solennità di Pasqua, oggi è il lunedì di Pasqua. In Italia c’è la bella tradizione di chiamare questa giornata « Pasquetta », ma io non voglio parlare di « Pasquetta ».

C’è anche un altro nome per indicare questo giorno: il giorno, o la festa « dell’Angelo ». E’ questa una tradizione molto bella che corrisponde profondamente alle fonti bibliche sulla Risurrezione. Ci ricordiamo della narrazione dei Vangeli Sinottici, quando le donne vanno al Sepolcro e lo trovano aperto. Esse temevano di non poter entrare perché la tomba era chiusa da una grande pietra. Invece è aperta e, dall’interno, sentono le parole: « Gesù Nazareno non è qui ».

Per la prima volta vengono pronunciate le parole: « E’ risorto ». Gli evangelisti ci dicono che queste parole sono state pronunciate dagli Angeli. Vi è un profondo significato in questa presenza angelica e in questa proclamazione angelica: come per annunciare l’Incarnazione del Verbo, Figlio di Dio, non poteva essere che un Angelo, Gabriele, così anche per esprimere per la prima volta le parole « è risorto », la Risurrezione, non era sufficiente un soggetto umano, non era sufficiente una parola umana. Ci voleva un essere superiore, perché per l’essere umano questa verità e le parole che comunicano la verità, « è risorto », questa verità stessa è così sconvolgente, talmente incredibile, che forse nessun uomo avrebbe osato pronunciarla.

Dopo questo primo annuncio si comincia a ripetere: « il Signore è risorto e si è rivelato a Pietro, a Simone », ma il primo annuncio richiedeva un’intelligenza superiore a quella umana. Così questa festa dell’Angelo, almeno io la intendo in questo modo, è un completamento dell’Ottava pasquale. Nelle letture bibliche, nei brani dei Vangeli si legge sempre di questi Angeli, ma la festa italiana sottolinea il momento di questa presenza angelica, non solo la sottolinea, ma spiega anche il perché di questo momento della Risurrezione. Al di sopra dell’umana costatazione che il sepolcro era vuoto, ci voleva un’altra, sovrumana costatazione: « E’ risorto ».

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