Archive pour le 11 avril, 2009

buona notte e Buona Pasqua

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Blue Passionflower

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San Massimo di Torino: « Giorno di giubilo e di gioia »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090412

PASQUA DI RISURREZIONE DEL SIGNORE : Jn 20,1-9
Meditazione del giorno
San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Disorsi 53, sul salmo 117 ; PL 57, 361

« Giorno di giubilo e di gioia »

«Questo è il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci in esso» (Sal 117,24). Non per caso, fratelli, leggiamo oggi questo salmo in cui il profeta ci invita alla gioia e all’esultanza, in cui il santo Davide invita tutta la creazione a celebrare questo giorno: Oggi infatti, la risurrezione di Cristo apre l’inferno. I neofiti della Chiesa rinnovano la terra. Lo Spirito Santo dischiude i cieli. L’inferno, ormai spalancato, restituisce i morti. La terra rinnovata rifiorisce dei suoi risorti. Il cielo dischiuso accoglie quanti vi salgono.

Anche il ladrone entra in paradiso (Lc 23,43), mentre i corpi dei santi fanno il loro ingresso nella santa città (Mt 27,53)… Tutti gli elementi, in virtù della risurrezione di Cristo, si elevano a maggiore dignità. L’inferno restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. Il cielo presenta al Signore tutti quelli che ospita… La risurrezione di Cristo infatti è vita per i defunti, perdono per i peccatori, gloria per i santi. Davide invita, perciò, ogni creatura a rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire grandemente nel giorno del Signore.

Ma direte…, il cielo e l’inferno non sono stati stabiliti nel giorno di questo mondo; possiamo forse chiedere a questi elementi di celebrare un giorno al quale sfuggono totalmente? Ma questo giorno fatto dal Signore penetra tutto, contiene tutto, abbraccia insieme cielo, terra e inferno! La luce che è Cristo non è fermata da alcun muro, né ostacolata dagli elementi, né sopraffatta dalle tenebre. La luce di Cristo è veramente giorno senza notte, giorno che non conosce tramonto. Ovunque risplende, ovunque irradia, ovunque dimora.

BUONA PASQUA A TUTTI, AUGURI A TUTTI, IN ABRUZZO, CHE HANNO SOFFERTO PER QUESTO TERREMOTO DA PARTE DEI MIEI AMICI FRANCESI DEL BLOG

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LA DISCESA DI GESÙ AGLI INFERI

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/letture_patristiche_f.htm#

LA DISCESA DI GESÙ AGLI INFERI

Anonimo del IV Sec. *

Le «Homélies diverses» da cui è tratto il brano seguente, figurano a torto nella Patrologia greca sotto il nome di Sant’Epifania. In numero consistente sono entrate a far parte delle letterature orientali.

Oggi un grande silenzio avvolge la terra. Un grande silenzio ed una grande calma. Un grande silenzio. perché il Re dorme. La terra ha rabbrividito e si è ammutolita, perché Dio si è addormentato nella carne, e l’inferno ha tremato. Dio si è addormentato per un istante, e ha svegliato coloro che erano negl’inferi… Va alla ricerca dell’uomo come della pecorella smarrita. Vuole assolutamente visitare quei che giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte (Le. 1, 79). Va a liberare dalla loro prigione e dalle loro pene Adama ed Eva, Lui che è al tempo stesso Dio e figlio di Eva… Prende per mano l’uomo e gli dice:
«Svegliati, o tu che dormi, sorgi fra i morti e Cristo t’illuminerà. (Ef. 5, 14). lo sono il tuo Dio, per te sono divenuto figlio tuo, e ho il potere di dire a te ed ai tuoi discendenti incatenati: uscite. A coloro che si trovano nelle tenebre, io dico: ecco la luce; ed a coloro che sono coricati: alzatevi. A te dico: «Svegliati, o tu che dormi», dal momento che non ti ho creato per farti restare incatenato. «Sorgi tra i morti », perché io sono la vita dei morti. Sorgi, opera delle mie mani; alzati o mia immagine, tu che sei stato creato a mia somiglianza. Sorgi, partiamocene da qui, perché tu sei in me ed io in te; noi formiamo un unico volto indivisibile.
«Per te, io che sono Dio, sono divenuto tuo figlio. Per te, io, tuo Signore, ho preso la tua forma di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono disceso sulla terra, e perfino al di sotto della terra. Per te, o uomo, sono diventato come Un uomo sfinito, che troverà scampo soltanto fra i morti (Sal. 87, 5-6; LXX). Per te che sei uscito da un giardino, sono stato consegnato ai Giudei in un giardino e crocifisso in un giardino. Guarda sul mio viso gli sputi che ho ricevuto per restituire a te il tuo primo alito. Osserva sulle mie guance gli schiaffi che ho ricevuto per creare di nuovo le tue sembianze a mia immagine. Guarda sul mio dorso i colpi di frusta con cui sono stato colpito per liberare il tuo corpo dal peso dei tuoi peccati. Osserva le mie mani inchiodate alla croce per te che tendesti la mano verso l’albero.
«Alzati. andiamocene da qui. Il nemico ti ha fatto uscire dal paradiso terrestre; io sto per introdurti non più in quel paradiso. ma in cielo. Un tempo ti vietai l’accesso all’albero della vita; ma io stesso sono la vita, ed ora a te mi unisco»,

 * Omelie per il Sabato Santo, PG 43, 349, 451, 462-463.

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NEL CUORE DELLA STORIA DEL MONDO, SCONFORTO E FIDUCIA DI GESÙ SULLA CROCE

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/letture_patristiche_f.htm#

NEL CUORE DELLA STORIA DEL MONDO

SCONFORTO E FIDUCIA DI GESÙ SULLA CROCE

Pierre Benoit *

Domenicano francese nato nel 1906, direttore (1965) della Scuola Biblica ed Archeologica di Gerusalemme dove ha insegnato il Nuovo Testamento dal 1934, Pierre Benoit è anche stato chiamato come esperto al Concilio Vaticano Il. Come leale servitore del popolo di Dio, Benoit si applica con assidua e costante fatica alla fedele salvaguardia del deposito della fede contenuto nella Sacra Scrittura, da lui tradotta per intero, onde rendere la Parola non solo nutriente, ma addirittura gustosa e di gradimento all’uomo del nostro tempo. Con articoli apparsi soprattutto in « Revue Biblique », egli mette la sua sapiente fatica alla portata del grande pubblico.

E all’ora nona (cioè verso le tre del pomeriggio). Gesù esclamò a gran voce: Eloì, Eloì, lamà sabactani?, che vuol dire: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? (Me. 15, 34 e Mt. 27, 46)… Vai la pena notare che gli evangelisti hanno riportato le parole aramaiche, come fanno per le parole del Signore che maggiormente colpiscono ed impressionano, quali: Effeta, Rabbuni, Abba. Esse sono state conservate tali e quali Gesù le aveva pronunciate; sono sicuramente autentiche. Quanto sono inquietanti! Gesù abbandonato dal Padre!…
Nella intimità della sua coscienza, Gesù si sente veramente abbandonato dal Padre. Solo se riusciamo a renderei realmente conto di che si tratta, ne comprendiamo la profonda verità. Non è disperazione, checché ne pensino certuni che, come André Gide, hanno fatto uso di questa espressione per dimostrare e sostenere che Gesù è morto disperato. Certo si è che non bisogna temere di prendere sul serio lo sconforto di Cristo; ma si deve comunque parlare di sconforto, non già di disperazione. Quest’ultima suppone la perdita della fiducia in Dio; lo sconforto, invece, implica soltanto un’immensa tristezza e desolazione. Gesù, per volontà del Padre, ha voluto gustare fino in fondo la morte umana e la sua tragica condizione. Suo Padre l’ha abbandonato, ma non alla perdizione, bensì agli attacchi del male e dei peccatori. Nel Getsemani, Gesù ha chiesto che gli fosse evitata la morte, ma si è inchinato alla volontà del Padre; sulla croce, egli rifiuta di bere il vino aromatico per gustare fino alla feccia il calice della morte umana. La pena di questa morte umana che rappresenta per noi la grande tragedia, consiste precisamente nel sentirsi abbandonati: tutto vi lascia, e voi vi trovate faccia a faccia con Dio Giudice. Gesù, che rappresenta tutti gli uomini, si sente abbandonato da Dio, volontariamente va fino all’annientamento, fino alla sofferenza totale. Davanti a Dio, egli si sente rivestito del peccato del mondo, che è appunto la causa di questo terrificante sconforto. Dio l’ha abbandonato nelle mani dei peccatori, dei Romani e dei Giudei…
Il reale sconforto di Gesù legittima questa espressione. Bisogna comunque sottolineare ancora un aspetto importante: questa frase è un’espressione della Sacra Scrittura, il primo versetto del Salmo 21 che ha offerto alla narrazione della Passione tante caratterizzazioni. Quando Gesù pronuncia questa frase, non è che egli la inventi. Riprendendo l’espressione del Salmo, Cristo vuole dimostrare che la Sacra Scrittura si compie in lui e che il salmista preannunciava esattamente il suo lamento. Inoltre, questo salmo che comincia nell’angoscia, finisce nella fiducia. Ora, per gli antichi lettori ebrei e cristiani, la citazione di un testo evocava tutto il seguito. La gente allora conosceva la Sacra Scrittura a memoria; l’inizio era sufficiente per introdurre tutto il salmo. E l’ultima delle tre parti del salmo in questione esprime la fiducia finale dello sventurato: lo narreròil tuo nome ai miei fratelli, dirò nelle adunanze le tue lodi… Poiché non sdegnò il lamento del povero… A lui ricorsi ed egli mi esaudì (Sal. 21, 23-25). In questo modo Gesù fa capire che dopo lo sconforto, verrà la salvezza, dopo la sofferenza, verrà il trionfo. Egli santifica i nostri lamenti col suo personale lamento, ma la sua fiducia in Dio rimane intatta.
Quest’espressione è autentica; mai i cristiani ne avrebbero inventata una tanto tragica e tanto dura. Tuttavia, non dobbiamo averne timore; essa getta una luce grande sulla sofferenza di Gesù, rendendolo assai vicino alla nostra personale desolazione.

 * Passion et Résurrection du Seigneur, Le Cerf, 1966 – pp. 220-233.

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buona notte

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Beato Guerrico d’Igny : « Questo è il giorno fatto dal Signore »

dal sito: EAQ:  

Oggi la Chiesa celebra : IL TRIDUO PASQUALE : SABATO SANTO

Letture del giorno 

Meditazione del giorno : Beato Guerrico d’Igny
« Questo è il giorno fatto dal Signore »

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,1-8.
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.
Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.
Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?».
Ma, guardando, videro che il masso era gia stato rotolato via, benché fosse molto grande.
Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura.
Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto.
Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto».
Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura.

Discorso del Papa al termine della Via Crucis al Colosseo

dal sito:

http://www.zenit.org/article-17895?l=italian

Discorso del Papa al termine della Via Crucis al Colosseo

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 10 aprile 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI nella notte di venerdì al termine della Via Crucis al Colosseo.

* * *

Cari fratelli e sorelle!

Al termine del drammatico racconto della Passione, l’evangelista san Marco annota:  » Il centurione, che si trovava di fronte a lui avendolo visto spirare in quel modo disse: « Davvero quest’uomo era Figlio di Dio ! » (Mc 15, 39). Non può non sorprenderci la professione di fede di questo soldato romano, che aveva assistito al succedersi delle varie fasi della crocifissione. Quando le tenebre della notte si apprestavano a scendere su quel Venerdì unico nella storia, quando ormai il sacrificio della Croce si era consumato e i presenti si affrettavano per poter celebrare regolarmente la Pasqua ebraica, le poche parole, carpite dalle labbra di un anonimo comandante della truppa romana, risuonarono nel silenzio dinanzi a quella morte molto singolare. Questo ufficiale della truppa romana, che aveva assistito all’esecuzione di uno dei tanti condannati alla pena capitale, seppe riconoscere in quell’Uomo crocifisso il Figlio di Dio, spirato nel più umiliante abbandono. La sua fine ignominiosa avrebbe dovuto segnare il trionfo definitivo dell’odio e della morte sull’amore e sulla vita. Ma così non fu! Sul Golgota si ergeva la Croce da cui pendeva un uomo ormai morto, ma quell’Uomo era il « Figlio di Dio », come ebbe a confessare il centurione – « vedendolo morire così », precisa l’evangelista.

La professione di fede di questo soldato ci viene riproposta ogni volta che riascoltiamo il racconto della Passione secondo san Marco. Questa sera anche noi, come lui, ci soffermiamo a fissare il volto esanime del Crocifisso, al termine di questa tradizionale Via Crucis, che ha riunito, grazie ai collegamenti radiotelevisivi, molta gente da ogni parte del mondo. Abbiamo rivissuto la vicenda tragica di un Uomo unico nella storia di tutti i tempi, che ha cambiato il mondo non uccidendo gli altri, ma lasciandosi uccidere appeso ad una croce. Quest’Uomo, apparentemente uno di noi, che mentre viene ucciso perdona i suoi carnefici, è il « Figlio di Dio », che – come ci ricorda l’apostolo Paolo –  » non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce » (Fil 2,6-8).

La dolorosa passione del Signore Gesù non può non muovere a pietà anche i cuori più duri, poiché costituisce l’apice della rivelazione dell’amore di Dio per ciascuno di noi. Osserva san Giovanni: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna » (Gv 3,16). E’ per amore nostro che Cristo muore in croce! Lungo il corso dei millenni, schiere di uomini e donne si sono lasciati affascinare da questo mistero e hanno seguito Lui, facendo a loro volta, come Lui e grazie al suo aiuto, della propria vita un dono ai fratelli. Sono i santi ed i martiri, molti dei quali restano a noi sconosciuti. Anche in questo nostro tempo, quante persone, nel silenzio della loro quotidiana esistenza, uniscono i loro patimenti a quelli del Crocifisso e diventano apostoli di un vero rinnovamento spirituale e sociale! Cosa sarebbe l’uomo senza Cristo? Osserva sant’Agostino: « Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se Lui non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se Lui non fosse arrivato » ( Discorso 185,1). Perché allora non accoglierLo nella nostra vita?

Fermiamoci questa sera a contemplare il Suo volto sfigurato: è il volto dell’Uomo dei dolori, che si è fatto carico di tutte le nostre angosce mortali. Il suo volto si riflette in quello di ogni persona umiliata ed offesa, ammalata e sofferente, sola, abbandonata e disprezzata. Versando il suo sangue, Egli ci ha riscattati dalla schiavitù della morte, ha spezzato la solitudine delle nostre lacrime, è entrato in ogni nostra pena ed in ogni nostro affanno.

Fratelli e sorelle! Mentre svetta la Croce sul Golgota, lo sguardo della nostra fede si proietta verso l’alba del Giorno nuovo ed assaporiamo già la gioia e il fulgore della Pasqua.  » Se siamo morti con Cristo, – scrive san Paolo – crediamo che anche vivremo con Lui » (Rm 6,8). Con questa certezza, continuiamo il nostro cammino. Domani, sabato, veglieremo e preghiamo insieme a Maria, la Vergine Addolorata, e pregiamo con tutti gli addolorati, preghiamo soprattutto con tutti i sofferenti della terra terremotata de L’Aquila. Preghiamo perché anche a loro, in questa notte oscura, appaia la stella della speranza, la luce del Signore risorto.

Fin d’ora auguro a tutti: Buona Pasqua nella luce del Signore risorto!

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