Archive pour avril, 2009

buona notte

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http://izismile.com/page/9/

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 30 avril, 2009 |Pas de commentaires »

San Colombano : « La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090501

Venerdì della III settimana di Pasqua : Jn 6,52-59
Meditazione del giorno
San Colombano (563-615), monaco, fondatore di monasteri
Istruzione spirituale, 13, 2, 3

« La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda  »

Fratelli carissimi, ascoltate attentamente. Vi parlerò della inesauribile sorgente divina. Però, per quanto sembri paradossale, vi dirò: Non estinguete mai la vostra sete. Così potrete continuare a bere alla sorgente della vita, senza smettere mai di desiderarla. È la stessa sorgente, la fontana dell’acqua viva che vi chiama a sé e vi dice: «Chi ha sete venga a me e beva» (Gv 7,37). Bisogna capire bene quello che si deve bere. Ve lo dice lo stesso profeta Geremia, ve lo dice la sorgente stessa: «Hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, dice il Signore» (Ger 2,13). È dunque il Signore, il nostro Dio Gesù Cristo, questa sorgente di vita che ci invita a sé, perché di lui beviamo. Beve di lui chi lo ama. Beve di lui chi si disseta della Parola di Dio… Beviamo dunque alla sorgente che altri hanno abbandonata».
Affinché mangiamo di questo pane, e beviamo a questa sorgente… egli dice essere il «pane vivo che dà la vita al mondo (Gv 6,51.33) e che dobbiamo mangiare… Osservate bene da dove scaturisce questa fonte; poiché quello stesso che è il pane è anche la fonte, cioè il Figlio unico, il nostro Dio Cristo Signore, di cui dobbiamo aver sempre fame.
È vero che amandolo lo mangiamo e desiderandolo lo introduciamo in noi; tuttavia dobbiamo sempre desiderarlo come degli affamati. Con tutta la forza del nostro amore beviamo di lui che è la nostra sorgente; attingiamo da lui con tutta l’intensità del nostro cuore e gustiamo la dolcezza del suo amore. Il Signore infatti è dolce e soave: sebbene lo mangiamo e lo beviamo, dobbiamo tuttavia averne sempre fame e sete, perché è nostro cibo e nostra bevanda. Nessuno potrà mai mangiarlo e berlo interamente, perché mangiandolo e bevendolo non si esaurisce, né si consuma. Questo nostro pane è eterno, questa nostra sorgente è perenne.

Preghiera del beato Giovanni XXIII a san Giuseppe

dal sito:

http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=206ù

Preghiera del beato Giovanni XXIII a san Giuseppe

O S. Giuseppe,
scelto da Dio per essere su questa terra
custode di Gesù e sposo purissimo di Maria,
tu hai trascorso la vita
nell’adempimento perfetto del dovere,
sostentando col lavoro delle tue mani
la Santa Famiglia di Nazareth,
proteggi propizio noi che, fiduciosi, ci rivolgiamo a te.
Tu conosci le nostre aspirazioni,
le nostre angustie le nostre speranze:
a te ricorriamo,
perché sappiamo di trovare in te chi ci protegge.
Anche tu hai sperimentato la prova,
la fatica, la stanchezza;
ma il tuo animo, ricolmo della più profonda pace,
esulto di gioia per l’intimitÃ
con il figlio di Dio a te affidato,
e con Maria, sua dolcissima Madre.
Aiutaci a comprendere
che non siamo soli nel nostro lavoro,
a saper scoprire Gesù accanto a noi,
ad accoglierlo con la grazia
e custodirlo con la fedeltÃ
come tu hai fatto.
Ottieni che nella nostra famiglia
tutto sia santificato
nella carità , nella pazienza,
nella giustizia e nella ricerca del bene. Amen.

Publié dans:preghiere, San Giuseppe |on 30 avril, 2009 |Pas de commentaires »

un altro sito con delle foto molto belle della Basilica della Minerva…

e la mappa Google del luogo:

http://www.sacred-destinations.com/italy/rome-santa-maria-sopra-minerva.htm

Publié dans:immagini |on 30 avril, 2009 |Pas de commentaires »

ieri non ho messo niente su Santa Caterina da Siena perché…

sono andata alla Basilica di Santa Maria sopra Minerva dove riposa il corpo per la festa, è stata una celebrazione molto bella, c’era un rappresentante del sindaco, rappresentanti del corpo dei vigili urbani, rappresentanti delle crocerossine, e molti fedeli; 

la Basilica, per chi non è di Roma, è vicina al Pantheon 

su questo sito un immagine della basilica, clikkate sull’immagine: 

http://www.romaspqr.it/ROMA/Chiese_Medievali/S-Maria-sopra-minerva.htm

su questo sito una visita virtuale della Basilica:

http://www.basilicaminerva.it/visita/visita.htm

Publié dans:immagini |on 30 avril, 2009 |Pas de commentaires »

Santa Caterina da Siena

Santa Caterina da Siena dans immagini sacre

http://santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 30 avril, 2009 |Pas de commentaires »

29 aprile SANTA CATERINA DA SIENA

dal sito:

http://www.enrosadira.it/santi/c/caterina.htm

29 aprile SANTA CATERINA DA SIENA

vergine e dottore della Chiesa

patrona d’Italia e d’Europa


 
Nata a Siena nel 1347. Nel 1376 si recò ad Avignone ad implorare la clemenza per i fiorentini che erano in guerra con la Santa Sede, ma soprattutto rivolse esortazioni a Gregorio XI perché ristabilisse a Roma il Governo della Chiesa. Il Pontefice già propenso a seguire quel consiglio, viste le insistenti esortazioni di Caterina, ruppe gli indugi e riportò la Santa Sede a Roma. E proprio a Roma, Caterina morì il 29 aprile del 1380.
 

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[* 1347 Siena + 1380 Roma]
Il celebre Gesuita Cornelio a Lapide disse che Caterina « fu vergine angelica e vergine tale da divenire stupore di tutti i secoli ». Essa portò nel petto un cuore d’eroe con tutte le tenerezze di un cuore di donna. Caterina nacque a Siena, ultima di venticinque figli, dal tintore Jacopo Benincasa e da Lapa Piangenti. A sette anni fece voto di verginità e a sedici ricevette l’Abito del Terz’Ordine di San Domenico, dopo aver sostenuto lotte eroiche con i suoi familiari per dedicarsi tutta al divino servizio. L’amore di Cristo fu in lei una fiamma travolgente, e il trionfo del regno di Cristo impegnò tutte le energie della sua ricca natura. Amò la Chiesa, Sposa del Verbo, e il suo Capo visibile in terra, il Papa, che nel suo appassionato linguaggio chiamava « il dolce Cristo in terra ». Riportò a Roma il Pontefice, dopo il lungo esilio di Avignone, si adoperò con tutte le forze a scongiurare il doloroso scisma d’Occidente, sorto dopo l’elezione di Papa Urbano VI, e nulla lasciò d’intentato per mantenere i Principi d’Europa fedeli al vero Papa. Vedendo la Chiesa oppressa da tanti mali, si offrì per essa, vittima espiatrice, divenendo cosi martire nell’anima e nel corpo. A lei Dio disse: « Figlia mia tu sei colei che non è; Io sono Colui che è ». « Sappiate, disse ai discepoli piangenti, prima di morire, che ho dato la vita per la Chiesa ». Ardente di amore per il Cristo crocifisso il 1 aprile 1370 ricevette le Sacre Stimmate, rimaste invisibili, che portò nel suo corpo. Lesse nell’avvenire e nel segreto dei cuori, avendo in alto grado il dono dei miracoli. Col « Dialogo » e le « Lettere » che di lei ci rimangono, essa continua a illuminare le anime con quella celeste dottrina che aveva attinta alle fonti stesse della divina Sapienza. Morì a Roma il 29 aprile 1380. Il suo corpo riposa nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva. Papa Pio II il 29 giugno 1461 l’ha proclamata santa. Papa Pio IX nel 1866 l’ha dichiara Compatrona di Roma. Papa Pio XII nel 1939 l’ha nominata Patrona d’Italia assieme a San Francesco d’Assisi e nel 1943 Protettrice delle infermiere. Papa Paolo VI il 27 settembre 1970 l’ha infine dichiarata Dottore della Chiesa Universale, seconda donna nella Chiesa ad essere insignita di tale titolo.

[ Testo di Franco Mariani - Addetto Stampa Congregazione Suore Domenicane dello Spirito Santo ]

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Caterina Benicasa da Siena, santa, dal 5 agosto 1855 il corpo riposa nel sarcofago marmoreo sotto l’altare maggiore di S. Maria sopra Minerva.

Precedentemente ebbe numerosi trasferimenti nell’area del sacro edificio. Moltissime sono le sue reliquie corporali sparse in chiese italiane. A Roma si venera la mano sinistra nel monastero del Rosario a Monte Mario, una scapola nella chiesa dei Ss. Domenico e Sisto. Altre sono ancora in S. Caterina a via Giulia, in S. Cecilia, a S. Croce in Gerusalemme, in SS. Salvatore e Giovanni Battista ed Evangelista.
M.R.: 29 aprile – A Roma il natale di santa Caterina da Siena, Vergine, del Terz’Ordine di san Domenico, illustre per la vita e per i miracoli, la quale dal Papa Pio secondo fu ascritta nel numero delle sante Vergini. La sua festa però si celebra il giorno 30 aprile.

[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]

Publié dans:Santi |on 30 avril, 2009 |Pas de commentaires »

Il Papa presenta San Germano, Patriarca di Costantinopoli

dal sito:

http://www.zenit.org/article-18058?l=italian

Il Papa presenta San Germano, Patriarca di Costantinopoli

Durante l’Udienza generale del mercoledì

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 29 aprile 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del discorso pronunciato questo mercoledì da Benedetto XVI in occasione dell’Udienza generale svoltasi in Piazza San Pietro.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato su San Germano, Patriarca di Costantinopoli.

* * *

Cari fratelli e sorelle,

il Patriarca Germano di Costantinopoli, del quale vorrei parlare oggi, non appartiene alle figure più rappresentative del mondo cristiano orientale di lingua greca e tuttavia il suo nome compare con una certa solennità nella lista dei grandi difensori delle immagini sacre, stesa nel Secondo Concilio di Nicea, settimo ecumenico (787). La Chiesa Greca celebra la sua festa nella liturgia del 12 maggio. Egli ebbe un ruolo significativo nella storia complessa della lotta per le immagini, durante la cosiddetta crisi iconoclastica: seppe resistere validamente alle pressioni di un Imperatore iconoclasta, cioè avversario delle icone, quale fu Leone III.

Durante il patriarcato di Germano (715-730) la capitale dell’impero bizantino, Costantinopoli, subì un pericolosissimo assedio da parte dei Saraceni. In quell’occasione (717-718) venne organizzata una solenne processione in città con l’ostensione dell’immagine della Madre di Dio, la Theotokos, e della reliquia della Santa Croce, per invocare dall’Alto la difesa della città. Di fatto, Costantinopoli fu liberata dall’assedio. Gli avversari decisero di desistere per sempre dall’idea di stabilire la loro capitale nella città simbolo dell’Impero cristiano e la riconoscenza per l’aiuto divino fu estremamente grande nel popolo.

Il Patriarca Germano, dopo quell’evento, si convinse che l’intervento di Dio doveva essere ritenuto un’approvazione evidente della pietà mostrata dal popolo verso le sante icone. Di parere completamente diverso fu invece l’imperatore Leone III, che proprio da quell’anno (717) si insediò quale Imperatore indiscusso nella capitale, su cui regnò fino al 741. Dopo la liberazione di Costantinopoli e dopo una serie di altre vittorie, l’Imperatore cristiano cominciò a manifestare sempre più apertamente la convinzione che il consolidamento dell’Impero dovesse cominciare proprio da un riordinamento delle manifestazioni della fede, con particolare riferimento al rischio di idolatria a cui, a suo parere, il popolo era esposto a motivo dell’eccessivo culto delle icone.

A nulla valsero i richiami del patriarca Germano alla tradizione della Chiesa e all’effettiva efficacia di alcune immagini, che venivano unanimemente riconosciute come ‘miracolose’. L’imperatore divenne sempre più irremovibile nell’applicazione del suo progetto restauratore, che prevedeva l’eliminazione delle icone. E quando il 7 gennaio del 730 egli prese posizione aperta in una riunione pubblica contro il culto delle immagini, Germano non volle in nessun modo piegarsi al volere dell’Imperatore su questioni ritenute da lui determinanti per la fede ortodossa, alla quale secondo lui apparteneva proprio il culto, l’amore per le immagini. In conseguenza di ciò, Germano si vide costretto a rassegnare le dimissioni da Patriarca, auto-condannandosi all’esilio in un monastero dove morì dimenticato pressoché da tutti. Il suo nome riemerse in occasione appunto del Secondo Concilio di Nicea (787), quando i Padri ortodossi decisero in favore delle icone, riconoscendo i meriti di Germano.

Il Patriarca Germano curava molto le celebrazioni liturgiche e, per un certo tempo, fu ritenuto anche l’instauratore della festa dell’Akatistos. Come è noto, l’Akatistos è un antico e famoso inno sorto in ambito bizantino e dedicato alla Theotokos, la Madre di Dio. Nonostante che dal punto di vista teologico non si possa qualificare Germano come un grande pensatore, alcune sue opere ebbero una certa risonanza soprattutto per certe sue intuizioni sulla mariologia. Di lui sono state conservate, in effetti, diverse omelie di argomento mariano e alcune di esse hanno segnato profondamente la pietà di intere generazioni di fedeli sia in Oriente che in Occidente. Le sue splendide Omelie sulla Presentazione di Maria al Tempio sono testimonianze tuttora vive della tradizione non scritta delle Chiese cristiane. Generazioni di monache, di monaci e di membri di numerosissimi Istituti di Vita Consacrata, continuano ancora oggi a trovare in quei testi tesori preziosissimi di spiritualità.

Creano ancora adesso stupore anche alcuni testi mariologici di Germano che fanno parte delle omelie tenute In SS. Deiparae dormitionem, festività corrispondente alla nostra festa dell’Assunzione. Fra questi testi il Papa Pio XII ne prelevò uno che incastonò come una perla nella Costituzione apostolica Munificentissimus Deus (1950), con la quale dichiarò dogma di fede l’Assunzione di Maria. Questo testo il Papa Pio XII citò nella menzionata Costituzione, presentandolo come uno degli argomenti in favore della fede permanente della Chiesa circa l’Assunzione corporale di Maria in cielo. Germano scrive: « Poteva mai succedere, santissima Madre di Dio, che il cielo e la terra si sentissero onorati dalla tua presenza, e tu, con la tua partenza, lasciassi gli uomini privi della tua protezione? No. E’ impossibile pensare queste cose. Infatti come quando eri nel mondo non ti sentivi estranea alle realtà del cielo, così anche dopo che sei emigrata da questo mondo non ti sei affatto estraniata dalla possibilità di comunicare in spirito con gli uomini… Non hai affatto abbandonato coloro ai quali hai garantito la salvezza… infatti il tuo spirito vive in eterno né la tua carne subì la corruzione del sepolcro. Tu, o Madre, sei vicina a tutti e tutti proteggi e, benché i nostri occhi siano impediti dal vederti, tuttavia sappiamo, o Santissima, che tu abiti in mezzo a tutti noi e ti rendi presente nei modi più diversi…Tu (Maria) ti riveli tutta, come sta scritto, nella tua bellezza. Il tuo corpo verginale è totalmente santo, tutto casto, tutto casa di Dio così che, anche per questo, è assolutamente refrattario ad ogni riduzione in polvere. Esso è immutabile, dal momento che ciò che in esso era umano è stato assunto nella incorruttibilità, restando vivo e assolutamente glorioso, incolume e partecipe della vita perfetta. Infatti era impossibile che fosse tenuta chiusa nel sepolcro dei morti colei che era divenuta vaso di Dio e tempio vivo della santissima divinità dell’Unigenito. D’altra parte noi crediamo con certezza che tu continui a camminare con noi » (PG 98, coll. 344B-346B, passim).

E’ stato detto che per i Bizantini il decoro della forma retorica nella predicazione, e ancora di più negli inni o composizioni poetiche che essi chiamano tropari, è altrettanto importante nella celebrazione liturgica quanto la bellezza dell’edificio sacro nel quale essa si svolge. Il Patriarca Germano è stato riconosciuto, in quella tradizione, come uno di coloro che hanno contribuito molto nel tener viva questa convinzione, cioè che bellezza della parola, del linguaggio e bellezza dell’edificio e della musica devono coincidere.

Cito, per concludere, le parole ispirate con cui Germano qualifica la Chiesa all’inizio di questo suo piccolo capolavoro: « La Chiesa è tempio di Dio, spazio sacro, casa di preghiera, convocazione di popolo, corpo di Cristo… E’ il cielo sulla terra, dove Dio trascendente abita come a casa sua e vi passeggia, ma è anche impronta realizzata (antitypos) della crocifissione, della tomba e della risurrezione… La Chiesa è la casa di Dio in cui si celebra il sacrificio mistico vivificante, nello stesso tempo parte più intima del santuario e grotta santa. Dentro di essa si trovano infatti il sepolcro e la mensa, nutrimenti per l’anima e garanzie di vita. In essa infine si trovano quelle vere e proprie perle preziose che sono i dogmi divini dell’insegnamento offerto direttamente dal Signore ai suoi discepoli » (PG 98, coll. 384B-385A).

Alla fine rimane la domanda: che cosa ha da dirci oggi questo Santo, cronologicamente e anche culturalmente abbastanza distante da noi. Penso sostanzialmente tre cose. La prima: c’è una certa visibilità di Dio nel mondo, nella Chiesa, che dobbiamo imparare a percepire. Dio ha creato l’uomo a sua immagine, ma questa immagine è stata coperta dalla tanta sporcizia del peccato, in conseguenza della quale quasi Dio non traspariva più. Così il Figlio di Dio si è fatto vero uomo, perfetta immagine di Dio: in Cristo possiamo così contemplare anche il volto di Dio e imparare ad essere noi stessi veri uomini, vere immagini di Dio. Cristo ci invita ad imitarLo, a divenire simili a Lui, così che in ogni uomo traspaia di nuovo il volto di Dio, l’immagine di Dio. Per la verità, Dio aveva vietato nel Decalogo di fare delle immagini di Dio, ma questo era a motivo delle tentazioni di idolatria a cui il credente poteva essere esposto in un contesto di paganesimo. Quando però Dio si è fatto visibile in Cristo mediante l’incarnazione, è diventato legittimo riprodurre il volto di Cristo. Le sante immagini ci insegnano a vedere Dio nella raffigurazione del volto di Cristo. Dopo l’incarnazione del Figlio di Dio, è diventato quindi possibile vedere Dio nelle immagini di Cristo ed anche nel volto dei Santi, nel volto di tutti gli uomini in cui risplende la santità di Dio.

La seconda cosa è la bellezza e la dignità della liturgia. Celebrare la liturgia nella consapevolezza della presenza di Dio, con quella dignità e bellezza che ne faccia vedere un poco lo splendore, è l’impegno di ogni cristiano formato nella sua fede. La terza cosa è amare la Chiesa. Proprio a proposito della Chiesa, noi uomini siamo portati a vedere soprattutto i peccati, il negativo; ma con l’aiuto della fede, che ci rende capaci di vedere in modo autentico, possiamo anche, oggi e sempre, riscoprire in essa la bellezza divina. E’ nella Chiesa che Dio si fa presente, si offre a noi nella Santa Eucaristia e rimane presente per l’adorazione. Nella Chiesa Dio parla con noi, nella Chiesa « Dio passeggia con noi », come dice San Germano. Nella Chiesa riceviamo il perdono di Dio e impariamo a perdonare.

Preghiamo Dio perché ci insegni a vedere nella Chiesa la sua presenza, la sua bellezza, a vedere la sua presenza nel mondo, e ci aiuti ad essere anche noi trasparenti alla sua luce.

buona notte

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Fish harvest (Vylov) Czech Republic

http://www.naturephoto-cz.com/various-subjects.html

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 29 avril, 2009 |Pas de commentaires »

San Francesco di Sales: « I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=readings&localdate=20090430

Giovedì della III settimana di Pasqua : Jn 6,44-51
Meditazione del giorno
San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa
Trattato dell’amore di Dio, 3, 15

« I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia »

La manna veniva assaporata da chiunque la mangiava, ma comunque in modo differente,  a seconda degli appetiti di coloro che se ne cibavano, e non fu mai assaporata totalmente, poiché il suo sapore poteva variare più di quanto potessero variare i gusti degli Israeliti (Sap 16,20-21). Vedremo e assaporeremo lassù in cielo tutta la Divinità, eppure nessuno dei beati né tutti insieme la vedranno né la assaporeranno totalmente.

Così i pesci godono della grandezza incredibile dell’oceano, eppure, mai nessun pesce, nemmeno tutta la moltitudine dei pesci ha visto tutte le spiagge né ha bagnato le sue scaglie in tutte le acque del mare; e gli uccelli si rallegrano a loro piacimento nella vastità dell’aria. Eppure mai nessun uccello, nemmeno tutta la razza degli uccelli insieme, ha battuto le ali in tutte le contrade dell’aria né è mai giunto alla suprema regione di essa. I nostri spiriti, a loro piacimento e secondo tutta l’ampiezza dei loro desideri nuoteranno nell’oceano e voleranno nell’aria della Divinità, e si rallegreranno eternamente al vedere che quell’aria è tanto infinita, quell’oceano tanto vasto, da non poter essere misurato con le loro ali, e che godendo senza riserva né eccezione alcuna di tutto quell’abisso della Divinità, il loro godimento comunque non potrà mai uguagliare questa infinità, che rimane sempre infinitamente infinita al di sopra della loro capacità.

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