Archive pour février, 2009

Papa Paolo VI , Festa della Presentazione del Signore 1975

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1975/documents/hf_p-vi_hom_19750202_it.html

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

OMELIA DEL SANTO PADRE PAOLO VI

2 febbraio 1975   

Venerati Fratelli e Sorelle in Cristo,

Figli tutti carissimi,

Una festa antica, che ha nel Vangelo ora ascoltato la sua lontana e sempre viva radice, una festa in cui Cristo figura protagonista nell’offerta che di Lui è fatta, Figlio dell’uomo al Padre celeste, ed in cui la Madonna, velata e splendente nel manto d’un rito biblico, quello della purificazione superflua alla sua divina maternità, ma irradiante la sua sublime verginità, appare per la prima volta nella storia ufficiale della liturgia romana (Cfr. DUCHESNE, Liber Pont. 1, 376), ci riunisce quest’oggi, in questo tempio grandioso e misterioso che, custode delle spoglie mortali dell’apostolo Pietro, glorifica il volto della Chiesa immortale: una, santa, cattolica ed apostolica, da Gesù Signore fondata sull’umile e debole discepolo, ma divenuto solida roccia, posto a fondamento centrale del nuovo Popolo di Dio (Cfr. Lumen Gentium, 18 et 22), una festa antica, diciamo, si fa attuale in questa nostra celebrazione, che raccogliendo i vari motivi della sua preghiera, ne ricava, con le tradizionali espressioni, questa nuovissima, che aggiunge al fervore spirituale dell’Anno Santo un suo originale colore, e tramuta in vento pentecostale la tempesta stessa del tempo nostro non poco minacciante d’intorno a noi.

Mettiamo ordine nei nostri pensieri. La scena evangelica si ricomponga davanti al nostro spirito. Gesù bambino è portato al Tempio, anzi offerto a Dio, con un atto esplicito di riconoscimento del diritto divino sulla vita dell’uomo. La vita dell’uomo, del primogenito (Cfr. Ex. 13, 12 ss.), come suo simbolo, appartiene a Dio. La gerarchia religiosa delle cause e dei valori è nella natura delle cose; la religione è una esigenza ontologica, che nessun ateismo, nessun secolarismo può annullare; negare, dimenticare, trascurare l’uomo potrà, a suo torto e a suo danno; confutare essenzialmente, razionalmente, senza violenza al suo pensiero e al suo essere non gli è alla fine possibile; riconoscerla, la religione, al principio d’una concezione autentica, esistenziale delle cose e della vita, è necessità, è sapienza; il cristianesimo, senza farne una teocrazia politica, lo conferma. Dice ad esempio, San Paolo: «Nessuno inganni se stesso: . . . sì, tutte le cose sono vostre, ma voi siete di Cristo, e Cristo di Dio» (1 Cor. 3, 18, 22-23). Non è forse così che voi, Religiosi e Religiose, voi tutti Fedeli, concepite la vita? Dio è il primo, Dio è tutto; l’atto primario, costituzionale della nostra esistenza è l’atto religioso, l’adorazione, l’ossequio, e noi beati che siamo invitati a fare della nostra religione una professione d’amore.

Gesù ci appare, fin dalla sua origine nel tempo, come l’interprete e l’esecutore della volontà del Padre. «Entrando nel mondo, leggiamo nella lettera agli Ebrei, . . . Io dissi: ecco, Io vengo, . . . per compiere, o Dio, la tua volontà!» (Hebr. 10, 7); «mio cibo, Egli dirà nel Vangelo, consiste nel compiere la volontà di Colui che mi ha mandato» (Io. 4, 34); «per questo Io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato» (Io. 6, 38); tutta la vita di Cristo è dominata infatti da questo collegamento con la volontà divina, fino al Gethsemani, dove l’uomo Gesù tre volte dirà: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice (dell’imminente passione), ma però non ciò che voglio Io, ma come vuoi Tu» (Matth. 26, 39); così che l’epigrafe della sua esistenza temporale sarà riassunta da S. Paolo così: «Umiliò Se stesso, fattosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce» (Phil.2, 8). Dalla semplice scena, quasi puramente episodica, della presentazione di Gesù bambino al Tempio, noi intravediamo per iscorcio il tragico dramma messianico che incombe su di Lui.

Noi riviviamo in questo momento non soltanto la memoria del fatto evangelico, ma il suo mistero redentore che si proietta sopra di noi, e da noi reclama la celebre adesione dell’Apostolo: anch’io «compio nella mia carne quello che manca alle sofferenze di Cristo» (Col. 1, 24). Difatti, Fratelli e Sorelle votate a Cristo, per voi questo rito propone una domanda, la cui risposta qualifica e impegna la vostra vita; la domanda della rinnovazione dei vostri voti religiosi. E da codesta risposta, a cui fa eco certamente quella che in cuor loro ripeteranno i Fedeli presenti, memori delle loro promesse battesimali, noi confidiamo che scaturisca, integra e nuova, totale e felice, la vostra offerta, unita a quella di Gesù: «Eccomi, manda me»! (Is. 6, 8) Grandeggia così con quello di Cristo il vostro destino. Volete? Osservate ancora. Maria è presente, nella memoria del rito a cui Ella, la purissima, l’immacolata, umilmente si uniformò, quello della purificazione prescritta dalla Legge mosaica (Lev. 12, 6), silenziosa custode del suo segreto prodigio: la divina maternità aveva lasciato intatta la sua verginità, dando a questa il privilegio d’essere di quella l’angelico santuario. Qui il fatto si fa mistero, e il mistero poesia, e la poesia amore, ineffabile amore. Non già un risultato sterile e vacuo; non sorte inumana, ma sovrumana quando la carne sia sacrificata allo spirito, e lo spirito sia inebriato d’amore più vivo, più forte, più assorbente di Dio, «contento ne’ pensier contemplativi» (DANTE, La Divina Commedia, III, 21, 127).

E nell’incontro odierno con Maria, la Vergine Madre di Cristo, s’illumina nella nostra coscienza la scelta, libera e sovrana, del nostro celibato, della nostra verginità; anch’essa, nella sua ispiratrice origine, più carisma che virtù; possiamo dire con Cristo: «Non tutti comprendono questa parola, ma solo coloro a cui è concesso» (Matth. 19, 11). «Vi sono nell’uomo, insegna S. Tommaso, delle attitudini superiori, per le quali egli è mosso da un influsso divino», sono i «doni», i carismi, che lo guidano mediante un interiore istinto di ispirazione divina (Cfr. S. THOMAE Summa theologiae, I-II, 68, 1). È la vocazione! la vocazione alla verginità consacrata al celibato sacro, la quale vocazione, una volta compresa ed accolta, così alimenta d’amore lo spirito, che questo tanto ne è sovrabbondante da essere, con sacrificio, si ma un sacrificio facile e felice, affrancato dall’amore naturale, dalla passione sensibile e da fare della sua verginità una «inesauribile contemplazione» (Cfr. Ibid. I-II, 152, 1), una religiosa sazietà, sempre superiormente tesa e affamata, e capace, come nessun altro amore, di effondersi nel dono, nel servizio, nel sacrificio di sé per fratelli ignoti, e bisognosi appunto d’un ministero di carità che imiti, e, per quanto possibile, eguagli, quello di Cristo per gli uomini.

Questo più si vive, che non si esprima. Voi, Fratelli e Sorelle, a Cristo immolati, ben lo sapete. E se oggi qui siete convenuti per esprimere in preghiera ed in simboli questo superlativo programma di vita in Cristo, con l’espressione incisiva di San Paolo: «mihi vivere Christus est» la mia vita è Cristo (Phil. 1, 21), noi, noi stessi, invece che riceverlo, come di solito in questa occasione, dalle vostre mani, lo daremo a voi il cero benedetto, simbolo d’un’immolazione che consumandosi effonde luce d’intorno a sé. Lo daremo appunto per Onorare la vostra oblazione al Signore e alla sua Chiesa, per confermare la vostra gioiosa promessa, per accendere in voi quella carità, che nemmeno la morte può spegnere (Cfr. 1 Cor. 13, 13).

Con la nostra Apostolica Benedizione.

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Beato Guerrico d’Igny : « I miei occhi han visto la tua salvezza »

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=02/02/2009#

Beato Guerrico d’Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Discorso 1 per la purificazione della Beata Vergine Maria, 2.3.5 ; PL 185, 64-65

« I miei occhi han visto la tua salvezza »
Ecco, fratelli miei, tra le mani di Simeone, un cero acceso. Anche voi, accendete a questa luce i vostri ceri, cioè le lucerne che il Signore vi domanda di tenere in mano (Lc 12,35). «Guardate a lui e sarete raggianti» (Sal 33,6), in modo da essere anche voi più che portatori di lampada, ma addirittura delle luci che brillano dentro e fuori, per voi e per il prossimo.

Che ci sia dunque una lampada nel vostro cuore, nella vostra mano, nella vostra bocca! La lampada nel vostro cuore brilli per voi, la lampada nella vostra mano e nella vostra bocca brilli per il vostro prossimo. La lampada nel vostro cuore è la devozione ispirata dalla fede; la lampada nella vostra mano, l’esempio delle buone opere; la lampada nella vostra bocca, la parola che edifca. Infatti non dobbiamo accontentarci di essere delle luci agli occhi degli uomini grazie ai nostri atti e alle nostre parole, ma dobbiamo anche brillare davanti agli angeli con la nostra preghiera e davanti a Dio con la nostra intenzione. La nostra lampada davanti agli angeli, è la purezza della nostra devozione che ci fa cantare con raccoglimento o pregare con fervore alla loro presenza. La nostra lampada davanti a Dio, è la risoluzione sincera di piacere solo a colui davanti al quale abbiamo trovato grazia…

Per accendere tutte queste lampade, lasciatevi illuminare, fratelli miei, avvicinandovi alla fonte della luce, cioè a Gesù che brilla tra le mani di Simeone. Egli vuole, sicuramente, illuminare la vostra fede, fare risplendere le vostre opere, ispirarvi parole da dire agli uomini, riempire di fervore la vostra preghiera e purificare la vostra intenzione… E quando si spegnerà la lampada di questa vita… vedrete la luce della vita che non si spegne, sorgere e salire la sera con lo splendore di mezzogiorno.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 2 février, 2009 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno 173-1208689000PUVA
http://www.publicdomainpictures.net/browse-category.php?page=30&s=1

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festa della Presentazione del Signore

festa della Presentazione del Signore dans immagini sacre 15%20BELLINI%20PRESENTATION

Bellini_Presentation Bellini5 The Presentation in the Temple

http://www.artbible.net/3JC/-Luk-02,22_Temple_Presentation/slides/15%20BELLINI%20PRESENTATION.html

Publié dans:immagini sacre |on 1 février, 2009 |Pas de commentaires »

Festa della Presentazione (2 febbraio). «Dall’intensa connotazione mariana, per l’oracolo di Simeone sulla spada della Vergine che trafiggerà la sua anima».

dal sito:

http://www.stpauls.it/madre/0902md/0902md12.htm

Preludio della Pasqua
  

Festa della Presentazione (2 febbraio). «Dall’intensa connotazione mariana, per l’oracolo di Simeone sulla spada della Vergine che trafiggerà la sua anima».
 

Nel giugno 2008 su queste colonne facevo notare che nel rito romano la Festa della Presentazione del Signore (2 febbraio) non pone sufficientemente in rilievo la cooperazione della Madre nell’offerta del Figlio nel Tempio. Eppure il Vangelo lucano del giorno mostra il coinvolgimento della Madre, e la festa si riveste di evidenti risvolti mariani fin dal V secolo, quando è sorta a Gerusalemme. Al punto che Maria – sulla quale si proietta già l’ombra della futura passione del Figlio – può esser vista quale « Donna eucaristica » prima ancora dell’istituzione della Cena il Giovedì santo.

Qualche lettore mi ha parlato di una sorta di protestantizzazione infiltratasi furtivamente nel rito latino. Allora sono andato a rivedere la teologia mariana di Lutero, e ho dovuto constatare che nella sua pietà Lutero celebrava tre feste mariane: l’Annunciazione, la Visitazione e la Purificazione (2 febbraio). Parafrasando un’espressione di Karl Barth, ci si può chiedere: «Forse che i protestanti sono diventati cripto-cattolici e i cattolici cripto-protestanti?».

Presentazione di Gesù al Tempio, miniatura francese del sec. XV, British Museum, Londra (foto Lores Riva).

Con la riforma liturgica del Vaticano II, il 2 febbraio ha ripreso la denominazione di Presentazione (Marialis cultus = MC 7). Festa quindi del Signore, ma con un’intensa connotazione mariana, per l’oracolo di Simeone sulla spada della Vergine che trafiggerà la sua anima (Lc 2,35). Essa è «memoria congiunta del Figlio e della Madre» (MC 7). Ma, salvo che nel Vangelo, Maria nella Messa viene nominata solo nella monizione iniziale e mai nelle preghiere. Ecco perché Danilo Sartor parla di «una festa mariana « mortificata »». E Stefano Rosso specifica: a parte gli inni della Liturgia delle Ore, «gli elementi mariani sono molto sobri, addirittura scarni». Purtroppo nella festa del 2 febbraio non viene applicata una precisa legge celebrativa: la risposta rituale deve essere eco fedele alla proposta proclamata dalla Parola. Mentre la missione della Vergine viene continuamente evidenziata nell’eucologia della Collectio Missarum BMV: « Maria Vergine nella Presentazione del Signore » (n. 7).

Consacrazione olocaustica

Nel chiudere il ciclo natalizio, la Presentazione già prelude al sacrificio pasquale del Signore. Infatti è celebrazione della consacrazione olocaustica di Gesù nel Tempio per le mani di Maria. Sottomettendosi al rito della purificazione, che in Luca è un semplice atto concomitante, la Vergine prende parte attiva alla purificazione del Tempio e di «quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38).

R. Van der Weyden (1399-1464), Presentazione al Tempio, Escorial, Madrid (foto Scala).

«Intimamente unita quale Madre del Servo sofferente del Signore» (MC 7), ella si unisce al Figlio sia sul piano degli adempimenti rituali (Lc 2,22-24), sia nella prospettiva evocata dal secondo annuncio di Simeone (Lc 2,35). Questo si comprende meglio se l’espressione greca katharismòs (Lc 2,22) vuol dire anche – come osservano Schmaus e Feuillet – «non… purificazione, ma sacrificio, offerta, consacrazione» del Figlio con la Madre. Difatti il biblista Emmanuele Testa, nel rilevare la presenza attiva di Maria, aggiunge: «Anche la Madre… coopera alla purificazione di Gerusalemme e del popolo di Israele… Così interpretarono in Gerusalemme, nella prima metà del V sec., la pericope di Lc 2,22ss».

Il dramma della Madre è quello del Figlio

Vediamo allora due offerenti fin dalla Presentazione? Certo: Maria cooperatrice viene a trovarsi nel cuore della battaglia pro o contro Cristo: è coinvolta nel sacrificio del Figlio che già prelude alla croce. Anche lei deve conoscere il rifiuto e la morte: il dramma della Madre è quello stesso del Figlio, segno di contraddizione. Il progetto della salvezza, che si scontrerà pure con l’ostilità e la contrapposizione, colpirà anzitutto il Figlio e, per lo strettissimo rapporto, pure la Madre.

Agape eucaristica (secc. III-IV), catacombe dei santi Marcellino e Pietro, Roma
(foto: Pontificia Commissione di archeologia sacra).

Sacrificio mattutino, sacrificio vespertino

La Presentazione, in realtà, fa parte del triduum mariano, ossia: il ritrovamento di Gesù nel Tempio al terzo giorno dal suo smarrimento, per Maria segna l’inizio del suo triduo pasquale con il Figlio. Ora «nel Tempio ha luogo il sacrificio mattutino, tra voci di gioia; verrà anche il sacrificio vespertino, sulla croce e tra le lacrime» (san Bernardo, In purificatione B. Mariae, Sermo 3,2, PL 183,370). Nell’uno (sacrificio mattutino nel Tempio) e nell’altro evento (sacrificio vespertino della croce), la Madre è unita al Figlio in un’unica offerta: ella ora presenta «la vittima santa, a Dio gradita» (san Bernardo, Ivi), come starà presso la croce per offrire la vittima da lei generata (MC 20, cf Lumen gentium 58).

Fin dalla Presentazione si profilano due offerenti: l’«Unum olocaustum ambo (Christus et Maria) pariter offerebant»: l’unico olocausto offerto nello stesso tempo da ambedue: Cristo e Maria (Arnaldo di Chartres, amico e biografo di san Bernardo, morto dopo il 1156, De laudibus Virginis, PL 189,1727A). Sul Calvario si distingueranno «due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima» (Arnaldo di Chartres, De septem verbis Domini in cruce, 3, PL 189, 1694).

Bartolonus da Novara, Crocifissione (1400), chiesa di san Gaudenzio di Agognate, Novara.

« Eucaristia anticipata »

Nel consacrare il Figlio nel Tempio, la Madre vive già la dimensione vittimale e coinvolgente dell’Eucaristia. Del resto la Presentazione per Luca è autentica liturgia offertoriale, cioè anticipazione olocaustica della Pasqua di redenzione. In questo senso il gesto della Presentazione contiene e anticipa il futuro mistero dell’Eucaristia. Ciò vuol dire: nella liturgia Cristo è il celebrante di testa, in capo, ma nel contempo è anche il celebrato dalla Chiesa, ministra dei suoi misteri. Ora Maria, che offre il Figlio, rappresenta la Chiesa che celebra il mistero eucaristico, la comunità che ogni giorno perpetua nel tempo umano l’offerta di Cristo al Padre, già avvenuta nel Tempio e compiutasi sulla croce.

Se l’Annunciazione può esser vista come una sorta di Liturgia della Parola, la Presentazione appare come una liturgia eucaristica, risposta sacrificale a Dio che, in Cristo, ogni giorno viene dal suo popolo, nuovo tempio dello Spirito, per donarsi quale pane di vita.

Nella Presentazione al Tempio del Figlio «per offrirlo al Signore» (Lc 2,22) – precisa Giovanni Paolo II – già si prefigura lo stabat Mater della Vergine ai piedi della croce. La Madre vive una sorta di « Eucaristia anticipata », che avrà il suo compimento nell’unione col Figlio nella passione e si esprimerà dopo la Pasqua nella sua partecipazione alla celebrazione eucaristica (cf Ecclesia de Eucharistia 56).

Nella Festa della Presentazione, vero ponte tra Natale e Pasqua, si realizza già la Pasqua rituale; sulla croce si compirà la Pasqua storica, quella stessa Pasqua inauguratasi nel Tempio per le mani pure della Vergine Madre. Donna nuova ed eccelsa Figlia di Sion, Maria va contemplata come l’alba del genere umano, l’aurora del tempo salvifico, colei che, fin dal mattino gioioso del giorno salvifico, prepara il cuore dei figli alla pienezza vespertina della Cena pasquale.

Sergio Gaspari

Publié dans:feste del Signore |on 1 février, 2009 |Pas de commentaires »

Giovanni Paolo II 2002 (per la festa della presentazione del Signore) : “Lumen ad revelationem gentium” (Luce per illuminare le genti).

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1979/documents/hf_jp-ii_hom_19790202_presentazione-signore_it.html

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Venerdì, 2 febbraio 2002 

“Lumen ad revelationem gentium” (Luce per illuminare le genti).

1. La liturgia della festa odierna ci ricorda, anzitutto, le parole del profeta Malachia: “Ecco, entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate… ecco viene”. Di fatto queste parole si avverano in questo momento: entra per la prima volta nel suo tempio Colui che è il suo Signore. Si tratta del tempio dell’antica alleanza, la quale costituiva la preparazione per l’alleanza nuova. Dio stringe questa nuova alleanza col suo popolo in Colui, che “ha unto e mandato nel mondo”, cioè nel suo Figlio. Il tempio dell’antica alleanza aspetta quell’Unto, il Messia. La ragione, per così dire, della sua esistenza è questa attesa.

Ed ecco entra. Portato dalle mani di Maria e di Giuseppe. Entra come un bambino di quaranta giorni al fine di adempiere alle esigenze della legge di Mosè. Lo portano nel tempio come tanti altri bambini israeliti: il bambino di poveri genitori. Entra dunque inosservato e – quasi in contrasto con le parole del profeta Malachia – non atteso da nessuno. “Deus absconditus” (Dio nascosto) (cf.Is 45,15). Nascosto nella carne umana, nato nella stalla nei pressi della città di Betlemme. Sottomesso alla legge del riscatto, come la sua Genitrice a quella della purificazione.

Benché tutto sembri indicare che nessuno qui, in questo momento, lo attenda e nessuno lo scorga, in realtà non è così. Il vecchio Simeone va incontro a Maria e a Giuseppe, prende il Bambino sulle braccia e pronuncia le parole che sono una viva eco della profezia di Isaia: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo / vada in pace secondo la tua parola, / perché i miei occhi han visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli, / luce per illuminare le genti / e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2,29-32; cf.Is 2,2-5;25,7).

Queste parole sono la sintesi di tutta l’attesa, la sintesi dell’antica alleanza. L’uomo, che le enuncia, non parla da se stesso. È profeta: parla dal profondo della rivelazione e della fede di Israele. Annuncia il compimento dell’antico e l’inizio del nuovo.

2. Oggi la Chiesa benedice le candele che danno luce. Queste candele sono, nello stesso tempo, simbolo dell’altra luce, della luce che è proprio Cristo. Egli ha incominciato ad esserlo dal momento della sua nascita. Si è rivelato come luce agli occhi di Simeone il quarantesimo giorno dopo la sua nascita. Poi come luce è rimasto per trent’anni nel nascondimento di Nazaret. In seguito, ha iniziato a insegnare, e il periodo del suo insegnamento è stato breve. Ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Quanto è stato crocifisso “si fece buio nella terra” (Mt 27,45), ma il terzo giorno queste tenebre hanno ceduto il posto alla luce della risurrezione.

È con noi la luce!

Che cosa illumina?

Illumina il buio delle anime umane. Le tenebre dell’esistenza. Perenne e immenso è lo sforzo dell’uomo per aprirsi la strada e arrivare alla luce; luce della conoscenza e dell’esistenza. Quanti anni, a volte, l’uomo dedica per chiarire a se stesso qualche fatto, per trovare la risposta a una determinata domanda. E quanto lavoro su noi stessi costa ad ognuno di noi affinché possiamo, attraverso tutto ciò che in noi è “oscuro”, tenebroso, attraverso tutto il nostro “io peggiore”, attraverso l’uomo soggiogato alla concupiscenza della carne, degli occhi, e alla superbia della vita (cf.1Gv 2,16) svelare ciò che è luminoso: l’uomo di semplicità, di umiltà, di amore, di disinteressato sacrificio; i nuovi orizzonti del pensiero, del cuore, della volontà, del carattere. “Le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende”, scrive San Giovanni (1Gv 1,8).

Se chiediamo che cosa illumini questa luce, riconosciuta da Simeone nel Bambino di quaranta giorni, ecco la risposta. È la risposta dell’esperienza interiore di tanti uomini, che hanno deciso di seguire questa luce. È la risposta della vostra vita, miei cari Fratelli e Sorelle, Religiosi e Religiose, che oggi partecipate alla Liturgia di questa festa, tenendo nelle vostre mani le candele accese. È come pregustare la vigilia pasquale quando la Chiesa, cioè ognuno di noi, tenendo alta la candela accesa varcherà la soglia del tempio, cantando “Lumen Christi”. In modo particolare è in profondità che Cristo illumina il mistero dell’uomo. Particolarmente e profondamente, e con quanta delicatezza nello stesso tempo, discende nel segreto delle anime e delle coscienze umane. È il Maestro della vita, nel senso più profondo. È il Maestro delle nostre vocazioni. Eppure proprio lui, lui, l’unico, ha rivelato ad ognuno di noi e sempre rivela a tanti uomini la verità che “l’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé (cf.Lc 17,33)” (Gaudium et Spes, 24).

Rendiamo grazie oggi per la luce che è in mezzo a noi. Rendiamo grazie per tutto ciò che, mediante il Cristo, è diventato in noi stessi luce; ha cessato di essere “il buio e l’incognito”.

3. Alla fine Simeone dice a Maria, prima nei riguardi del suo Figlio: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione”. Poi nei riguardi di lei stessa: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima, perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34-35).

Questo giorno è la sua festa: la festa di Gesù Cristo, nel quarantesimo giorno della sua vita, nel tempio di Gerusalemme secondo le prescrizioni della legge di Mosè (cf.Lc 2,22-24). Ed è pure la festa di lei: di Maria.

Lei regge il Bambino nelle sue braccia. Lui, anche nelle sue mani, è la luce delle nostre anime, la luce che illumina le tenebre della conoscenza e dell’esistenza umana, dell’intelletto e del cuore.

I pensieri di tanti cuori vengono svelati quando le sue materne mani portano questa grande luce divina, quando la avvicinano all’uomo.

Ave, tu che sei diventata Madre della nostra luce a prezzo del grande sacrificio del tuo Figlio, a prezzo del materno sacrificio del tuo cuore!

4. E, infine, mi sia consentito, oggi, all’indomani del mio ritorno dal Messico, ringraziarti, o Madonna di Guadalupe, per questa Luce, che il tuo Figlio è per i figli e le figlie di quel Paese e anche di tutta l’America Latina. La III Conferenza Generale dell’Episcopato di quel Continente, iniziata solennemente ai tuoi piedi, o Maria, nel santuario a Guadalupe, dal 28 gennaio sta svolgendo a Puebla i suoi lavori sul tema dell’evangelizzazione nel presente e nel futuro dell’America Latina, e si sforza di mostrare le vie per le quali la luce di Cristo deve raggiungere la generazione contemporanea in quel grande e promettente Continente.

Raccomandiamo nella preghiera tali lavori, guardando oggi al Cristo portato in braccio da sua Madre, e ascoltando le parole di Simeone: “Lumen ad revelationem gentium”.

buona notte

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 1 février, 2009 |Pas de commentaires »

San Girolamo : « Una dottrina nuova »

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=02/01/2009#

San Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa
Commento sul vangelo di Marco, 2 ; PLS 2, 125s

« Una dottrina nuova »
« Lo Spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui». Questo è il suo modo di esprimere il suo dolore: straziandolo. Poiché non poteva alterare l’anima dell’uomo, il demonio ha esercitato la sua violenza sul suo corpo. Queste manisfestazioni fisiche erano d’altronde l’unico mezzo in suo potere per significare che stava uscendo. Lo spirito immondo batte in ritirata…

«Tutti furono presi da timore tanto che si chiedevano a vicenda: ‘Che è mai questo?’ »  Guardiamo gli Atti degli Apostoli e i segni dati dagli ultimi profeti. Cosa dicono i maghi del faraone di fronte ai prodigi di Mosè?: «È il dito di Dio!» (Es 8,15). Li compie Mosè, ma essi riconoscono la potenza di un altro. Dopo, gli apostoli hanno fatto gli stessi prodigi «nel nome di Gesù Cristo, cammina!» (At 3,6); «E Paolo disse allo spirito: ‘In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei’ » (At 16,18). Il nome di Gesù è sempre pronunciato. Ma qui, cosa dice Gesù ? «Esci da quell’uomo», senza altra precisione. In nome proprio ordina allo spirito di uscire. « Tutti furono presi da timore tanto che si chiedevano a vicenda: ‘Che è mai questo? Una dottrina nuova’ ». L’espulsione del demonio non aveva in sè nulla di nuovo: questo lo facevano spesso gli esorcisti degli Ebrei. Ma cosa dice Gesù? Quale è questa dottrina nuova? Dov’è dunque la novità? È nel fatto che Egli comanda con la propria autorità agli spiriti immondi. Non pronuncia altro nome: dona i suoi ordini in prima persona; non parla in nome di un altro, ma con l’autorità che è sua.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 1 février, 2009 |Pas de commentaires »
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