Jean-Pierre de Caussade: L’abbandono alla divina provvidenza (estratto dal trattato)

questo autore è letto volentieri dai visitatori del mio Blog francese, ne propongo un estratto, sul sito c’è tutto il trattato per intero:

http://www.monasterovirtuale.it/caussade.html

JEAN-PIERRE DE CAUSSADE –

L’ABBANDONO ALLA DIVINA PROVVIDENZA
Cap.IX

ECCELLENZA DELLA VOLONTA’ DI DIO E DEL MOMENTO PRESENTE

Non c’è niente di più ragionevole, di più perfetto, di più divino che la volontà di Dio . Il suo valore infinito può forse crescere per qualche differenza di tempi, di luoghi, di cose? Se vi si dà il segreto per trovarla a ogni momento, voi avete quello che vi è di più prezioso e di più degno dei vostri desideri. Che cosa desiderate, anime sante? Date libero corso ai vostri desideri, lanciateli oltre ogni misura e ogni limite; allargate, dilatate il vostro cuore all’infinito, Dio ha di che riempirlo, non c’è momento in cui non vi faccia trovare tutto quello che potete desiderare.
Il momento presente è sempre pieno di infiniti tesori, contiene più di quanto voi possiate accogliere. La fede è la misura, e voi troverete secondo quanto credete; anche l’ amore è la misura, e più il vostro cuore ama, più desidera e più crede di trovare, più trova. La volontà di Dio si presenta a ogni istante come un mare immenso a cui il vostro cuore non può dar fondo; esso non riceve che nella misura in cui si dilata attraverso la fede, la fiducia e l’amore. Tutto il resto del creato non può riempire il vostro cuore che è più vasto di tutto ciò che non è Dio. Le montagne che spaventano lo sguardo non sono che atomi per il cuore. E in questa volontà nascosta e velata in tutto quel che vi accade al momento presente che bisogna attingere, e voi la troverete sempre infinitamente più vasta dei vostri desideri. Non andate dietro a nessuno, non adorate le ombre e i fantasmi, essi non possono né darvi né togliervi nulla. Solo la volontà di Dio sarà la pienezza che non vi lascerà alcun vuoto; adoratela, andate diritti a lei, superando e abbandonando tutte le apparenze. La morte dei sensi, la loro nudità, le loro sottrazioni o distruzioni sono il regno della fede; i sensi adorano le creature, la fede adora la volontà divina. Togliete gli idoli ai sensi, piangeranno come bambini disperati, ma la fede trionfa, perché‚ non le si può togliere la volontà di Dio. Quando il momento spaventa, affama, spoglia, opprime tutti i sensi, allora esso nutre, arricchisce, vivifica la fede che si ride delle perdite come un governatore in un presidio imprendibile si ride dei vani attacchi. Quando la volontà di Dio si è rivelata a un’ anima e le ha fatto sentire che anch’essa da parte sua si dona a lei, questa riceve in tutte le occasioni un potente aiuto; allora gusta per esperienza la felicità di questa venuta di Dio di cui gode perché ha compreso nella pratica che in tutti i momenti deve abbandonarsi a questa adorabilissima volontà. Credete che essa giudichi delle cose come coloro che le misurano coi [sensi] e che ignorano il tesoro inestimabile che esse racchiudono? Chi sa che sotto umili vesti si nasconde il re, si comporta, al suo arrivo, ben diversamente da chi, vedendo la figura di un uomo comune, tratta questa persona secondo l’apparenza. Allo stesso modo l’anima che vede la volontà di Dio nelle più piccole cose, nelle più desolanti e nelle più mortali e ne vive, accoglie tutto con ugual gioia, giubilo e rispetto, e apre le sue porte per ricevere con onore ciò che gli altri temono e fuggono. L’apparenza è misera, i sensi la disprezzano, ma il cuore sotto queste vili sembianze rispetta ugualmente la maestà regale, e più essa si abbassa per venire senza alcuna magnificenza e in segreto, più il cuore è pervaso d’amore. Io non posso esprimere quel che il cuore sente quando riceve la divina volontà così rimpicciolita, così povera, così annientata. Ah! come questa povertà di un Dio, questo annientamento fino a stare in una mangiatoia, a riposare su un po’ di paglia, tremante, commosse il puro cuore di Maria. Interrogate gli abitanti di Betlemme su quel che essi pensano. Se questo bambino abitasse in un palazzo circondato da prìncipi, gli farebbero la corte; ma domandate a Maria, a Giuseppe, ai Magi, ai pastori: essi vi diranno che trovano in questa povertà estrema un non so che per cui Dio appare più grande e più amabile ai loro occhi. Quello che manca ai sensi fa risaltare, accresce e arricchisce la fede; meno c’è per questi, più c’è per l’anima. Adorare Gesù sul Tabor, amare la volontà di Dio nelle cose straordinarie, questo non richiede una vita di fede tanto grande, tanto eccellente come amare la volontà di Dio nelle cose comuni e adorare Dio sulla croce, perché‚ la fede non è viva in modo eccellente se non quando l’apparente e il sensibile la contraddicono e quasi tentano di distruggerla.

Publié dans : spiritualità  |le 6 février, 2009 |Pas de Commentaires »

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