Archive pour le 6 février, 2009

San Paolo Miki e compagni Martiri

San Paolo Miki e compagni Martiri dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 6 février, 2009 |Pas de commentaires »

6 febbraio: San Paolo Miki e compagni Martiri

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/22700

San Paolo Miki e compagni Martiri

6 febbraio 

Kyoto, Giappone, 1556 – Nagasaki, Giappone, 5 febbraio 1597

Nato a Kyoto nel 1556 in una famiglia benestante e battezzato a cinque anni, Paolo Miki entra in un collegio della Compagnia di Gesù e a 22 anni è novizio, il primo religioso cattolico giapponese. Diventa un esperto della religiosità orientale e viene destinato, con successo, alla predicazione, che comporta il dialogo con dotti buddhisti. Il cristianesimo è penetrato in Giappone nel 1549 con Francesco Saverio. Paolo Miki vive anni fecondi, percorrendo continuamente il Paese. Nel 1582-84 c’è la prima visita a Roma di una delegazione giapponese, autorizzata dallo Shogun Hideyoshi. Ma proprio Hideyoshi capovolge la politica verso i cristiani, diventando da tollerante a persecutore. Arrestato nel dicembre 1596 a Osaka, Paolo Miki trova in carcere tre gesuiti e sei francescani missionari, con 17 giapponesi terziari di San Francesco. E insieme a tutti loro viene crocifisso su un’altura presso Nagasaki. (Avvenire)

Etimologia: Paolo = piccolo di statura, dal latino

Emblema: Palma

Martirologio Romano: Memoria dei santi Paolo Miki e compagni, martiri, a Nagasaki in Giappone. Con l’aggravarsi della persecuzione contro i cristiani, otto tra sacerdoti e religiosi della Compagnia di Gesù e dell’Ordine dei Frati Minori, missionari europei o nati in Giappone, e diciassette laici, arrestati, subirono gravi ingiurie e furono condannati a morte. Tutti insieme, anche i ragazzi, furono messi in croce in quanto cristiani, lieti che fosse stato loro concesso di morire allo stesso modo di Cristo.
(5 febbraio: A Nagasaki in Giappone, passione dei santi Paolo Miki e venticinque compagni, martiri, la cui memoria si celebra domani).
 

E’ il primo giapponese accolto in un Ordine religioso cattolico: il primo gesuita. Nato in una famiglia benestante e battezzato a cinque anni, Paolo Miki entra poi in un collegio della Compagnia di Gesù, e a 22 anni è novizio. Riesce bene in tutto: solo lo studio del latino lo fa penare; troppo lontano dal suo modo nativo di parlare e di pensare. Diventa invece un esperto della religiosità orientale, cosicché viene destinato alla predicazione, che comporta il dialogo con dotti buddhisti. Riesce bene, ottiene conversioni; però, dice un francescano spagnolo, più efficaci della parola sono i suoi sentimenti affettuosi.
Il cristianesimo è penetrato in Giappone nel 1549 con Francesco Saverio, che vi è rimasto due anni, aprendo poi la via ad altri missionari, bene accolti dalla gente. Li lascia in pace anche lo Stato, in cui gli imperatori sopravvivono come simboli, mentre chi comanda è sempre lo Shogun, capo militare e politico. Paolo Miki vive anni attivi e fecondi, percorrendo continuamente il Paese. I cristiani diventano decine di migliaia. Nel 1582-84 c’è la prima visita a Roma di una delegazione giapponese, autorizzata dallo Shogun Hideyoshi, e lietamente accolta da papa Gregorio XIII.
Ma proprio Hideyoshi capovolge poi la politica verso i cristiani, facendosi persecutore per un complesso di motivi: il timore che il cristianesimo minacci l’unità nazionale, già indebolita dai feudatari; il comportamento offensivo e minaccioso di marinai cristiani (spagnoli) arrivati in Giappone; e anche i gravi dissidi tra gli stessi missionari dei vari Ordini in terra giapponese, tristi fattori di diffidenza. Un insieme di fatti e di sospetti che porterà a spietati eccidi di cristiani nel secolo successivo. Ma già al tempo di Hideyoshi, ecco una prima persecuzione locale, che coinvolge Paolo Miki. Arrestato nel dicembre 1596 a Osaka, trova in carcere tre gesuiti e sei francescani missionari, con 17 giapponesi terziari di San Francesco. E insieme a tutti loro egli viene crocifisso su un’altura presso Nagasaki. Prima di morire, tiene l’ultima predica, invitando tutti a seguire la fede in Cristo; e dà il suo perdono ai carnefici. Andando al supplizio, ripete le parole di Gesù in croce: « In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum ». Proprio così le dice: in quel latino che da giovane studiava con tanta fatica. Nel 1862, papa Pio IX lo proclamerà santo.
Nell’anno 1846, a Verona, un seminarista quindicenne legge il racconto di questo supplizio e ne riceve la prima forte spinta alla vita missionaria: è Daniele Comboni, futuro apostolo della “Nigrizia”, alla quale dedicherà vita e morte, tre secoli dopo san Paolo Miki.

Autore: Domenico Agasso 

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Jean-Pierre de Caussade: L’abbandono alla divina provvidenza (estratto dal trattato)

questo autore è letto volentieri dai visitatori del mio Blog francese, ne propongo un estratto, sul sito c’è tutto il trattato per intero:

http://www.monasterovirtuale.it/caussade.html

JEAN-PIERRE DE CAUSSADE –

L’ABBANDONO ALLA DIVINA PROVVIDENZA
Cap.IX

ECCELLENZA DELLA VOLONTA’ DI DIO E DEL MOMENTO PRESENTE

Non c’è niente di più ragionevole, di più perfetto, di più divino che la volontà di Dio . Il suo valore infinito può forse crescere per qualche differenza di tempi, di luoghi, di cose? Se vi si dà il segreto per trovarla a ogni momento, voi avete quello che vi è di più prezioso e di più degno dei vostri desideri. Che cosa desiderate, anime sante? Date libero corso ai vostri desideri, lanciateli oltre ogni misura e ogni limite; allargate, dilatate il vostro cuore all’infinito, Dio ha di che riempirlo, non c’è momento in cui non vi faccia trovare tutto quello che potete desiderare.
Il momento presente è sempre pieno di infiniti tesori, contiene più di quanto voi possiate accogliere. La fede è la misura, e voi troverete secondo quanto credete; anche l’ amore è la misura, e più il vostro cuore ama, più desidera e più crede di trovare, più trova. La volontà di Dio si presenta a ogni istante come un mare immenso a cui il vostro cuore non può dar fondo; esso non riceve che nella misura in cui si dilata attraverso la fede, la fiducia e l’amore. Tutto il resto del creato non può riempire il vostro cuore che è più vasto di tutto ciò che non è Dio. Le montagne che spaventano lo sguardo non sono che atomi per il cuore. E in questa volontà nascosta e velata in tutto quel che vi accade al momento presente che bisogna attingere, e voi la troverete sempre infinitamente più vasta dei vostri desideri. Non andate dietro a nessuno, non adorate le ombre e i fantasmi, essi non possono né darvi né togliervi nulla. Solo la volontà di Dio sarà la pienezza che non vi lascerà alcun vuoto; adoratela, andate diritti a lei, superando e abbandonando tutte le apparenze. La morte dei sensi, la loro nudità, le loro sottrazioni o distruzioni sono il regno della fede; i sensi adorano le creature, la fede adora la volontà divina. Togliete gli idoli ai sensi, piangeranno come bambini disperati, ma la fede trionfa, perché‚ non le si può togliere la volontà di Dio. Quando il momento spaventa, affama, spoglia, opprime tutti i sensi, allora esso nutre, arricchisce, vivifica la fede che si ride delle perdite come un governatore in un presidio imprendibile si ride dei vani attacchi. Quando la volontà di Dio si è rivelata a un’ anima e le ha fatto sentire che anch’essa da parte sua si dona a lei, questa riceve in tutte le occasioni un potente aiuto; allora gusta per esperienza la felicità di questa venuta di Dio di cui gode perché ha compreso nella pratica che in tutti i momenti deve abbandonarsi a questa adorabilissima volontà. Credete che essa giudichi delle cose come coloro che le misurano coi [sensi] e che ignorano il tesoro inestimabile che esse racchiudono? Chi sa che sotto umili vesti si nasconde il re, si comporta, al suo arrivo, ben diversamente da chi, vedendo la figura di un uomo comune, tratta questa persona secondo l’apparenza. Allo stesso modo l’anima che vede la volontà di Dio nelle più piccole cose, nelle più desolanti e nelle più mortali e ne vive, accoglie tutto con ugual gioia, giubilo e rispetto, e apre le sue porte per ricevere con onore ciò che gli altri temono e fuggono. L’apparenza è misera, i sensi la disprezzano, ma il cuore sotto queste vili sembianze rispetta ugualmente la maestà regale, e più essa si abbassa per venire senza alcuna magnificenza e in segreto, più il cuore è pervaso d’amore. Io non posso esprimere quel che il cuore sente quando riceve la divina volontà così rimpicciolita, così povera, così annientata. Ah! come questa povertà di un Dio, questo annientamento fino a stare in una mangiatoia, a riposare su un po’ di paglia, tremante, commosse il puro cuore di Maria. Interrogate gli abitanti di Betlemme su quel che essi pensano. Se questo bambino abitasse in un palazzo circondato da prìncipi, gli farebbero la corte; ma domandate a Maria, a Giuseppe, ai Magi, ai pastori: essi vi diranno che trovano in questa povertà estrema un non so che per cui Dio appare più grande e più amabile ai loro occhi. Quello che manca ai sensi fa risaltare, accresce e arricchisce la fede; meno c’è per questi, più c’è per l’anima. Adorare Gesù sul Tabor, amare la volontà di Dio nelle cose straordinarie, questo non richiede una vita di fede tanto grande, tanto eccellente come amare la volontà di Dio nelle cose comuni e adorare Dio sulla croce, perché‚ la fede non è viva in modo eccellente se non quando l’apparente e il sensibile la contraddicono e quasi tentano di distruggerla.

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buona notte (anche lui va a ninna!)

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http://animalphotos.info/a/topics/animals/birds/bluebirds/

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San Beda il Venerabile: Giovanni Battista, martire della verità

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=02/06/2009#

San Beda il Venerabile (circa 673-735), monaco, dottore della Chiesa
Discorsi,  23; CCL 122, 354, 356-357

Giovanni Battista, martire della verità
Senz’alcun dubbio Giovanni Battista ha subito il carcere per il nostro Redentore che egli precedeva con la sua testimonianza; per lui ha dato la sua vita. Infatti, anche se il suo persecutore non gli ha domandato di negare Cristo ma di tacere la verità, è tuttavia per Cristo che è morto; Cristo in persona infatti ha detto: «Sono la verità» (Gv 14,6). Poiché Giovanni ha sparso il suo sangue per la verità, l’ha sparso per Cristo. Giovanni aveva testimoniato con la sua nascita che Cristo sarebbe nato; predicando aveva testimoniato che Cristo avrebbe predicato, battezzando che avrebbe battezzato. Soffrendo per primo la sua passione, accennava che anche Cristo avrebbe dovuto soffrirla…

Questo grandissimo uomo giunse dunque al termine della sua vita con l’effusione del suo sangue, dopo una lunga e penosa prigionia. Lui che aveva annunciato la buona novella della libertà di una pace superiore, è gettato in carcere dagli empi. È rinchiuso nell’oscurità di una cella, colui che aveva reso testimonianza alla luce… Con il proprio sangue viene battezzato colui al quale fu dato di battezzare il Redentore del mondo, di sentire la voce del Padre celeste rivolgersi a Cristo, e di vedere scendere su di lui la grazia dello Spirito Santo.

L’ha detto appunto l’apostolo Paolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29). E dice che soffrire per Cristo è un dono di lui ai suoi eletti poiché, come dice altrove: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8,8).

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S. Massimiliano Kolbe : O Dio, dammi il coraggio di chiamarti Padre.

dal sito:

 http://www.atma-o-jibon.org/italiano/dietro%20le%20sbarre.htm

(S. Massimiliano Kolbe )  

O Dio, dammi il coraggio di chiamarti Padre.

Sai che non sempre riesco a pensarti con l’attenzione che meriti.

Tu non ti dei dimenticato di me, anche se io vivo spesso lontano dalla luce del tuo volto. Fatti sentire vicino, nonostante tutto, nonostante il mio peccato grande o piccolo, segreto o pubblico che sia.

Avrei tante richieste da farti poichè, come sai, qui c’è bisogno di molte cose. Ma oggi non voglio fermarmi ad esse, poiché il mio cuore mi suggerisce altro.

Dammi la pace interiore, non quella a buon mercato che viene dal sentirsi giusti, ma quella che solo tu sai dare.

Dammi la forza di essere vero, sincero; strappa dal mio volto le maschere che oscurano la consapevolezza pura e semplice che io valgo qualcosa perché sono tuo figlio.

Toglimi i sensi di colpa, ma dammi insieme la possibilità di fare il bene.

Accorcia le mie notti insonni; spazza via le tante paure che mi vengono dietro come ombre; dammi la grazia delle conversione del cuore.

Fammi comprendere che si è persone anche quando ci si riconosce vulnerabili, e si ha la libertà di piangere sul male del mondo.

Ricordati, Padre, di coloro che sono fuori di qui e che provano ancora interesse per me, per`hè io mi ricordi, pensando a loro, che solo l’Amore crea, l’odio distrugge e il rancore trasforma in inferno le mie lunghe e interminabili giornate.

Ricordati di me, o Dio, poiché sono sempre tuo figlio e come tale desidero cominciare a vivere. 

Publié dans:preghiere, santi martiri |on 6 février, 2009 |Pas de commentaires »

Il cardinale Bertone: il Concilio Vaticano II è la chiave per capire il pontificato di Benedetto XVI

dal sito:

http://www.cardinalrating.com/cardinal_12__article_8255.htm

Il cardinale Bertone: il Concilio Vaticano II è la chiave per capire il pontificato di Benedetto XVI
Jan 30, 2009

Conferenza ieri pomeriggio del cardinale Tarcisio Bertone su “Le linee portanti del Magistero di Papa Benedetto XVI”, ospitata dal Circolo di Roma nel 60.mo anniversario di questa prestigiosa istituzione culturale fondata dall’allora sostituto della Segreteria di Stato, mons. Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI. Il servizio di Roberta Gisotti:

“Un’opera in costruzione”, difficile offrirne “un quadro esaustivo” ha premesso il cardinale Bertone. “Tre anni e alcuni mesi sono ancora pochi per tracciare un bilancio” del pontificato di Benedetto XVI. Ma alcuni “elementi costitutivi”, appaiono già – ha osservato il porporato – quale “leit motiv” di questo magistero. E’ stato lo stesso Joseph Ratzinger ad esprimere da subito la sua “volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II”, sulla scia dei “predecessori – aveva sottolineato all’indomani della sua elezione – “in fedele continuità con la bimillenaria tradizione della Chiesa”. Dunque “è indispensabile partire proprio dal Concilio Vaticano II – ha detto il segretario di Stato Vaticano – “per capire il magistero dell’attuale Pontefice”.

Benedetto XVI ha spiegato che “di questo straordinario evento ecclesiale si sono come cristallizzate nel periodo post-conciliare due diverse interpretazioni, tra loro contrastanti”. “L’una – secondo il Papa – ha causato confusione, l’altra, silenziosamente ma sempre visibilmente, ha portato frutti”. La prima è l’ermeneutica ovvero l’interpretazione – che il Benedetto XVI definisce “della discontinuità e della rottura”, la seconda è l’interpretazione “del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, “che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso unico soggetto del Popolo di Dio in cammino”. Se la prima interpretazione ritiene “il Concilio una specie di Costituente, che elimina una costituzione vecchia e ne crea una nuova”, per Benedetto XVI ciò “è assurdo perché la Costituzione essenziale della Chiesa viene dal Signore”. “Non la rottura ma la fedeltà dinamica è l’orientamento” – il Papa indica – “deve guidare la recezione del Concilio perché porti frutti nuovi di santità e rinnovamento sociale”.

“Ricucire i fili strappati della rete di Cristo che è la Chiesa: ecco lo scopo” – ha proseguito il cardinale Bertone – dei vari interventi di Benedetto XVI “tendenti alla riconciliazione e all’unità dei cattolici”. In questa chiave è possibile leggere la “Lettera ai Cinesi”, così anche la più larga facoltà concessa di utilizzare la liturgia romana anteriore alla riforma di Paolo VI, ed infine il gesto di rimettere la scomunica ai quattro vescovi ordinati senza mandato pontificio da mons. Lefebvre. Evidente per il segreterio di Stato vaticano anche “l’incessante tensione del Pontefice” verso “l’ecumenismo” e “il paziente dialogo” interculturale e interreligioso, che per essere autentico – afferma Benedetto XVI – deve evitare cedimenti al relativismo, al sincretismo”.

Publié dans:dalla Chiesa, Papa Benedetto XVI |on 6 février, 2009 |Pas de commentaires »

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