Archive pour le 1 février, 2009

festa della Presentazione del Signore

festa della Presentazione del Signore dans immagini sacre 15%20BELLINI%20PRESENTATION

Bellini_Presentation Bellini5 The Presentation in the Temple

http://www.artbible.net/3JC/-Luk-02,22_Temple_Presentation/slides/15%20BELLINI%20PRESENTATION.html

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Festa della Presentazione (2 febbraio). «Dall’intensa connotazione mariana, per l’oracolo di Simeone sulla spada della Vergine che trafiggerà la sua anima».

dal sito:

http://www.stpauls.it/madre/0902md/0902md12.htm

Preludio della Pasqua
  

Festa della Presentazione (2 febbraio). «Dall’intensa connotazione mariana, per l’oracolo di Simeone sulla spada della Vergine che trafiggerà la sua anima».
 

Nel giugno 2008 su queste colonne facevo notare che nel rito romano la Festa della Presentazione del Signore (2 febbraio) non pone sufficientemente in rilievo la cooperazione della Madre nell’offerta del Figlio nel Tempio. Eppure il Vangelo lucano del giorno mostra il coinvolgimento della Madre, e la festa si riveste di evidenti risvolti mariani fin dal V secolo, quando è sorta a Gerusalemme. Al punto che Maria – sulla quale si proietta già l’ombra della futura passione del Figlio – può esser vista quale « Donna eucaristica » prima ancora dell’istituzione della Cena il Giovedì santo.

Qualche lettore mi ha parlato di una sorta di protestantizzazione infiltratasi furtivamente nel rito latino. Allora sono andato a rivedere la teologia mariana di Lutero, e ho dovuto constatare che nella sua pietà Lutero celebrava tre feste mariane: l’Annunciazione, la Visitazione e la Purificazione (2 febbraio). Parafrasando un’espressione di Karl Barth, ci si può chiedere: «Forse che i protestanti sono diventati cripto-cattolici e i cattolici cripto-protestanti?».

Presentazione di Gesù al Tempio, miniatura francese del sec. XV, British Museum, Londra (foto Lores Riva).

Con la riforma liturgica del Vaticano II, il 2 febbraio ha ripreso la denominazione di Presentazione (Marialis cultus = MC 7). Festa quindi del Signore, ma con un’intensa connotazione mariana, per l’oracolo di Simeone sulla spada della Vergine che trafiggerà la sua anima (Lc 2,35). Essa è «memoria congiunta del Figlio e della Madre» (MC 7). Ma, salvo che nel Vangelo, Maria nella Messa viene nominata solo nella monizione iniziale e mai nelle preghiere. Ecco perché Danilo Sartor parla di «una festa mariana « mortificata »». E Stefano Rosso specifica: a parte gli inni della Liturgia delle Ore, «gli elementi mariani sono molto sobri, addirittura scarni». Purtroppo nella festa del 2 febbraio non viene applicata una precisa legge celebrativa: la risposta rituale deve essere eco fedele alla proposta proclamata dalla Parola. Mentre la missione della Vergine viene continuamente evidenziata nell’eucologia della Collectio Missarum BMV: « Maria Vergine nella Presentazione del Signore » (n. 7).

Consacrazione olocaustica

Nel chiudere il ciclo natalizio, la Presentazione già prelude al sacrificio pasquale del Signore. Infatti è celebrazione della consacrazione olocaustica di Gesù nel Tempio per le mani di Maria. Sottomettendosi al rito della purificazione, che in Luca è un semplice atto concomitante, la Vergine prende parte attiva alla purificazione del Tempio e di «quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38).

R. Van der Weyden (1399-1464), Presentazione al Tempio, Escorial, Madrid (foto Scala).

«Intimamente unita quale Madre del Servo sofferente del Signore» (MC 7), ella si unisce al Figlio sia sul piano degli adempimenti rituali (Lc 2,22-24), sia nella prospettiva evocata dal secondo annuncio di Simeone (Lc 2,35). Questo si comprende meglio se l’espressione greca katharismòs (Lc 2,22) vuol dire anche – come osservano Schmaus e Feuillet – «non… purificazione, ma sacrificio, offerta, consacrazione» del Figlio con la Madre. Difatti il biblista Emmanuele Testa, nel rilevare la presenza attiva di Maria, aggiunge: «Anche la Madre… coopera alla purificazione di Gerusalemme e del popolo di Israele… Così interpretarono in Gerusalemme, nella prima metà del V sec., la pericope di Lc 2,22ss».

Il dramma della Madre è quello del Figlio

Vediamo allora due offerenti fin dalla Presentazione? Certo: Maria cooperatrice viene a trovarsi nel cuore della battaglia pro o contro Cristo: è coinvolta nel sacrificio del Figlio che già prelude alla croce. Anche lei deve conoscere il rifiuto e la morte: il dramma della Madre è quello stesso del Figlio, segno di contraddizione. Il progetto della salvezza, che si scontrerà pure con l’ostilità e la contrapposizione, colpirà anzitutto il Figlio e, per lo strettissimo rapporto, pure la Madre.

Agape eucaristica (secc. III-IV), catacombe dei santi Marcellino e Pietro, Roma
(foto: Pontificia Commissione di archeologia sacra).

Sacrificio mattutino, sacrificio vespertino

La Presentazione, in realtà, fa parte del triduum mariano, ossia: il ritrovamento di Gesù nel Tempio al terzo giorno dal suo smarrimento, per Maria segna l’inizio del suo triduo pasquale con il Figlio. Ora «nel Tempio ha luogo il sacrificio mattutino, tra voci di gioia; verrà anche il sacrificio vespertino, sulla croce e tra le lacrime» (san Bernardo, In purificatione B. Mariae, Sermo 3,2, PL 183,370). Nell’uno (sacrificio mattutino nel Tempio) e nell’altro evento (sacrificio vespertino della croce), la Madre è unita al Figlio in un’unica offerta: ella ora presenta «la vittima santa, a Dio gradita» (san Bernardo, Ivi), come starà presso la croce per offrire la vittima da lei generata (MC 20, cf Lumen gentium 58).

Fin dalla Presentazione si profilano due offerenti: l’«Unum olocaustum ambo (Christus et Maria) pariter offerebant»: l’unico olocausto offerto nello stesso tempo da ambedue: Cristo e Maria (Arnaldo di Chartres, amico e biografo di san Bernardo, morto dopo il 1156, De laudibus Virginis, PL 189,1727A). Sul Calvario si distingueranno «due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima» (Arnaldo di Chartres, De septem verbis Domini in cruce, 3, PL 189, 1694).

Bartolonus da Novara, Crocifissione (1400), chiesa di san Gaudenzio di Agognate, Novara.

« Eucaristia anticipata »

Nel consacrare il Figlio nel Tempio, la Madre vive già la dimensione vittimale e coinvolgente dell’Eucaristia. Del resto la Presentazione per Luca è autentica liturgia offertoriale, cioè anticipazione olocaustica della Pasqua di redenzione. In questo senso il gesto della Presentazione contiene e anticipa il futuro mistero dell’Eucaristia. Ciò vuol dire: nella liturgia Cristo è il celebrante di testa, in capo, ma nel contempo è anche il celebrato dalla Chiesa, ministra dei suoi misteri. Ora Maria, che offre il Figlio, rappresenta la Chiesa che celebra il mistero eucaristico, la comunità che ogni giorno perpetua nel tempo umano l’offerta di Cristo al Padre, già avvenuta nel Tempio e compiutasi sulla croce.

Se l’Annunciazione può esser vista come una sorta di Liturgia della Parola, la Presentazione appare come una liturgia eucaristica, risposta sacrificale a Dio che, in Cristo, ogni giorno viene dal suo popolo, nuovo tempio dello Spirito, per donarsi quale pane di vita.

Nella Presentazione al Tempio del Figlio «per offrirlo al Signore» (Lc 2,22) – precisa Giovanni Paolo II – già si prefigura lo stabat Mater della Vergine ai piedi della croce. La Madre vive una sorta di « Eucaristia anticipata », che avrà il suo compimento nell’unione col Figlio nella passione e si esprimerà dopo la Pasqua nella sua partecipazione alla celebrazione eucaristica (cf Ecclesia de Eucharistia 56).

Nella Festa della Presentazione, vero ponte tra Natale e Pasqua, si realizza già la Pasqua rituale; sulla croce si compirà la Pasqua storica, quella stessa Pasqua inauguratasi nel Tempio per le mani pure della Vergine Madre. Donna nuova ed eccelsa Figlia di Sion, Maria va contemplata come l’alba del genere umano, l’aurora del tempo salvifico, colei che, fin dal mattino gioioso del giorno salvifico, prepara il cuore dei figli alla pienezza vespertina della Cena pasquale.

Sergio Gaspari

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Giovanni Paolo II 2002 (per la festa della presentazione del Signore) : “Lumen ad revelationem gentium” (Luce per illuminare le genti).

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1979/documents/hf_jp-ii_hom_19790202_presentazione-signore_it.html

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Venerdì, 2 febbraio 2002 

“Lumen ad revelationem gentium” (Luce per illuminare le genti).

1. La liturgia della festa odierna ci ricorda, anzitutto, le parole del profeta Malachia: “Ecco, entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate… ecco viene”. Di fatto queste parole si avverano in questo momento: entra per la prima volta nel suo tempio Colui che è il suo Signore. Si tratta del tempio dell’antica alleanza, la quale costituiva la preparazione per l’alleanza nuova. Dio stringe questa nuova alleanza col suo popolo in Colui, che “ha unto e mandato nel mondo”, cioè nel suo Figlio. Il tempio dell’antica alleanza aspetta quell’Unto, il Messia. La ragione, per così dire, della sua esistenza è questa attesa.

Ed ecco entra. Portato dalle mani di Maria e di Giuseppe. Entra come un bambino di quaranta giorni al fine di adempiere alle esigenze della legge di Mosè. Lo portano nel tempio come tanti altri bambini israeliti: il bambino di poveri genitori. Entra dunque inosservato e – quasi in contrasto con le parole del profeta Malachia – non atteso da nessuno. “Deus absconditus” (Dio nascosto) (cf.Is 45,15). Nascosto nella carne umana, nato nella stalla nei pressi della città di Betlemme. Sottomesso alla legge del riscatto, come la sua Genitrice a quella della purificazione.

Benché tutto sembri indicare che nessuno qui, in questo momento, lo attenda e nessuno lo scorga, in realtà non è così. Il vecchio Simeone va incontro a Maria e a Giuseppe, prende il Bambino sulle braccia e pronuncia le parole che sono una viva eco della profezia di Isaia: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo / vada in pace secondo la tua parola, / perché i miei occhi han visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli, / luce per illuminare le genti / e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2,29-32; cf.Is 2,2-5;25,7).

Queste parole sono la sintesi di tutta l’attesa, la sintesi dell’antica alleanza. L’uomo, che le enuncia, non parla da se stesso. È profeta: parla dal profondo della rivelazione e della fede di Israele. Annuncia il compimento dell’antico e l’inizio del nuovo.

2. Oggi la Chiesa benedice le candele che danno luce. Queste candele sono, nello stesso tempo, simbolo dell’altra luce, della luce che è proprio Cristo. Egli ha incominciato ad esserlo dal momento della sua nascita. Si è rivelato come luce agli occhi di Simeone il quarantesimo giorno dopo la sua nascita. Poi come luce è rimasto per trent’anni nel nascondimento di Nazaret. In seguito, ha iniziato a insegnare, e il periodo del suo insegnamento è stato breve. Ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Quanto è stato crocifisso “si fece buio nella terra” (Mt 27,45), ma il terzo giorno queste tenebre hanno ceduto il posto alla luce della risurrezione.

È con noi la luce!

Che cosa illumina?

Illumina il buio delle anime umane. Le tenebre dell’esistenza. Perenne e immenso è lo sforzo dell’uomo per aprirsi la strada e arrivare alla luce; luce della conoscenza e dell’esistenza. Quanti anni, a volte, l’uomo dedica per chiarire a se stesso qualche fatto, per trovare la risposta a una determinata domanda. E quanto lavoro su noi stessi costa ad ognuno di noi affinché possiamo, attraverso tutto ciò che in noi è “oscuro”, tenebroso, attraverso tutto il nostro “io peggiore”, attraverso l’uomo soggiogato alla concupiscenza della carne, degli occhi, e alla superbia della vita (cf.1Gv 2,16) svelare ciò che è luminoso: l’uomo di semplicità, di umiltà, di amore, di disinteressato sacrificio; i nuovi orizzonti del pensiero, del cuore, della volontà, del carattere. “Le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende”, scrive San Giovanni (1Gv 1,8).

Se chiediamo che cosa illumini questa luce, riconosciuta da Simeone nel Bambino di quaranta giorni, ecco la risposta. È la risposta dell’esperienza interiore di tanti uomini, che hanno deciso di seguire questa luce. È la risposta della vostra vita, miei cari Fratelli e Sorelle, Religiosi e Religiose, che oggi partecipate alla Liturgia di questa festa, tenendo nelle vostre mani le candele accese. È come pregustare la vigilia pasquale quando la Chiesa, cioè ognuno di noi, tenendo alta la candela accesa varcherà la soglia del tempio, cantando “Lumen Christi”. In modo particolare è in profondità che Cristo illumina il mistero dell’uomo. Particolarmente e profondamente, e con quanta delicatezza nello stesso tempo, discende nel segreto delle anime e delle coscienze umane. È il Maestro della vita, nel senso più profondo. È il Maestro delle nostre vocazioni. Eppure proprio lui, lui, l’unico, ha rivelato ad ognuno di noi e sempre rivela a tanti uomini la verità che “l’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé (cf.Lc 17,33)” (Gaudium et Spes, 24).

Rendiamo grazie oggi per la luce che è in mezzo a noi. Rendiamo grazie per tutto ciò che, mediante il Cristo, è diventato in noi stessi luce; ha cessato di essere “il buio e l’incognito”.

3. Alla fine Simeone dice a Maria, prima nei riguardi del suo Figlio: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione”. Poi nei riguardi di lei stessa: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima, perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34-35).

Questo giorno è la sua festa: la festa di Gesù Cristo, nel quarantesimo giorno della sua vita, nel tempio di Gerusalemme secondo le prescrizioni della legge di Mosè (cf.Lc 2,22-24). Ed è pure la festa di lei: di Maria.

Lei regge il Bambino nelle sue braccia. Lui, anche nelle sue mani, è la luce delle nostre anime, la luce che illumina le tenebre della conoscenza e dell’esistenza umana, dell’intelletto e del cuore.

I pensieri di tanti cuori vengono svelati quando le sue materne mani portano questa grande luce divina, quando la avvicinano all’uomo.

Ave, tu che sei diventata Madre della nostra luce a prezzo del grande sacrificio del tuo Figlio, a prezzo del materno sacrificio del tuo cuore!

4. E, infine, mi sia consentito, oggi, all’indomani del mio ritorno dal Messico, ringraziarti, o Madonna di Guadalupe, per questa Luce, che il tuo Figlio è per i figli e le figlie di quel Paese e anche di tutta l’America Latina. La III Conferenza Generale dell’Episcopato di quel Continente, iniziata solennemente ai tuoi piedi, o Maria, nel santuario a Guadalupe, dal 28 gennaio sta svolgendo a Puebla i suoi lavori sul tema dell’evangelizzazione nel presente e nel futuro dell’America Latina, e si sforza di mostrare le vie per le quali la luce di Cristo deve raggiungere la generazione contemporanea in quel grande e promettente Continente.

Raccomandiamo nella preghiera tali lavori, guardando oggi al Cristo portato in braccio da sua Madre, e ascoltando le parole di Simeone: “Lumen ad revelationem gentium”.

buona notte

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 1 février, 2009 |Pas de commentaires »

San Girolamo : « Una dottrina nuova »

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=02/01/2009#

San Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa
Commento sul vangelo di Marco, 2 ; PLS 2, 125s

« Una dottrina nuova »
« Lo Spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui». Questo è il suo modo di esprimere il suo dolore: straziandolo. Poiché non poteva alterare l’anima dell’uomo, il demonio ha esercitato la sua violenza sul suo corpo. Queste manisfestazioni fisiche erano d’altronde l’unico mezzo in suo potere per significare che stava uscendo. Lo spirito immondo batte in ritirata…

«Tutti furono presi da timore tanto che si chiedevano a vicenda: ‘Che è mai questo?’ »  Guardiamo gli Atti degli Apostoli e i segni dati dagli ultimi profeti. Cosa dicono i maghi del faraone di fronte ai prodigi di Mosè?: «È il dito di Dio!» (Es 8,15). Li compie Mosè, ma essi riconoscono la potenza di un altro. Dopo, gli apostoli hanno fatto gli stessi prodigi «nel nome di Gesù Cristo, cammina!» (At 3,6); «E Paolo disse allo spirito: ‘In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei’ » (At 16,18). Il nome di Gesù è sempre pronunciato. Ma qui, cosa dice Gesù ? «Esci da quell’uomo», senza altra precisione. In nome proprio ordina allo spirito di uscire. « Tutti furono presi da timore tanto che si chiedevano a vicenda: ‘Che è mai questo? Una dottrina nuova’ ». L’espulsione del demonio non aveva in sè nulla di nuovo: questo lo facevano spesso gli esorcisti degli Ebrei. Ma cosa dice Gesù? Quale è questa dottrina nuova? Dov’è dunque la novità? È nel fatto che Egli comanda con la propria autorità agli spiriti immondi. Non pronuncia altro nome: dona i suoi ordini in prima persona; non parla in nome di un altro, ma con l’autorità che è sua.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 1 février, 2009 |Pas de commentaires »

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