IV settimana del Tempo ordinario, 1 febbraio 2009 : Omelia

dal sito:

http://ospiti.peacelink.it/romero/servizio%20biblico/4annumB09.htm

Omelie di Mons. Romero

IV settimana del Tempo ordinario

Dt 18,5-20: Vi susciterò un profeta in mezzo al popolo
Sal 94: Ascoltate la voce del Signore
1Cor 7,32-35: La nubile si preoccupa delle cose del Signore
Mc 1,21-28: Gesù insegnava con autorità

Commento
La parola Deuteronomio deriva da deuteros=secondo e nomos=legge. E’ la seconda versione della legislazione mosaica. La prima parte è distribuita nei primi quattro libri del Pentateuco, specialmente in Esodo, Levitico e Numeri.

Il Deuteronomio fu elaborato a partire da piccoli frammenti compilati dagli autori lungo un periodo superiore ai seicento anni. Il materiale che conosciamo ebbe origini molto diverse. Una parte appartiene alla grande tradizione orale, che la confederazione delle tribù utilizzò per regolare l’applicazione della giustizia all’interno della comunità e tra le tribù al tempo dei Giudici. Un’altra parte proviene dalle tradizioni del Regno del nord, elaborata da gruppi che si opponevano alla monarchia e proponevano legislazioni alternative per cercare di cambiare il governo dispotico installato in Samaria. Un’altra parte è composta da tradizioni orali del Regno del sud, del tempo del re Giosia. Questa diversità fu rielaborata dopo l’esilio dai sacerdoti e dai saggi, fino a raggiungere la forma che oggi conosciamo.

Questo documento ebbe varie edizioni, nelle quali fu successivamente ampliato. Insiste sulla necessità di vivere relazioni interumane giuste. In questo documento, la legge non è una farragine di decreti isolati. Ciascun precetto è in funzione della difesa della vita e della dignità di ciascuna persona nella comunità. La legge esprime la vita intima della comunità, la necessità che ciascuno abbia il minimo necessario per sopravvivere e nessuno viva in una situazione obbrobriosa e miserabile. In questo modo, la legge cessa di essere un abominevole obbligo e diventa un dono che Dio offre a tutto il popolo. Questo dono o alleanza si fonda sul diritto di ciascuna famiglia di possedere il minimo necessario, cioè un pezzo di terra da coltivare e dove possa vivere senza essere un peso per gli altri: « siccome Jahweh ha fatto dono di questo paese al tuo popolo, nessuno può appropriarsi della terra (Dt 15,4) ».

Per questo autore, l’alleanza, la legge o « dono » deve essere interiorizzata. La convivenza nel paese che Dio ha dato al popolo pellegrino esige un cambiamento di mentalità che si traduce in una organizzazione sociale dove il diritto divino prevale su tutte le istituzioni. L’aspetto centrale di questo diritto è la giustizia intraumana, intesa come fondamento della convivenza sociale. « Il re deve essere fratello e rifuggire da vantaggi e interessi personali. Questo aprirsi generosamente agli altri è ciò che dimostra l’appartenenza a Jahweh e ciò che permette l’appartenenza a questo popolo ».

Su questa stessa linea, si colloca la promessa sul profeta che deve venire. Questo profeta è paragonato a Mosé in quanto, è portatore della parola di Dio. Non viene a ricordare al popolo una cosa o l’altra. Viene per indicare quale sia la direzione che il popolo deve seguire. Il profeta si preoccuperà di mantenere vivo lo spirito della legge, sul quale insiste il Deuteronomio, in modo che non si trasformi in una mera formalità, ma che esprima le necessità vitali della comunità e di ciascun essere umano.

Il Deuteronomio da inizio ad una tendenza che Gesù porterà a perfezione. Per Gesù e in generale per tutti i profeti, l’aspetto fondamentale della legge è preservare la dignità, l’intimità ed il valore di ciascun essere umano, il diritto a vivere in una comunità di si è valorizzato per quello che è e non per quello che ha. In questo modo, la legislazione cessa di essere un precetto che dirige una cosa in particolare e si trasforma in espressione delle necessità vitali dell’uomo. La Bibbia chiama questo « portare la legge nel cuore ».

Questo nuovo modo di vedere la legge è quello che Paolo applica alla lettera ai Corinzi. Egli consiglia, suggerisce, da delle opinioni, esorta e ammonisce tendo in considerazione la situazione della comunità, nel contesto sociale e la situazione personale nel contesto comunitario. Non impone criteri rigidi che affliggano la coscienza delle persone, ma cerca che ciascuna persona stia bene nella propria situazione.

La comunità, preoccupata da opinioni contrarie al matrimonio, chiede all’apostolo Paolo: sarebbe meglio non sposarsi? Per Paolo l’importante è che ciascuna persona della comunità cristiana si senta bene e motivata a servire. Per questo il suo messaggio non da orientamenti a quelli che sono sposati, ma si preoccupa dei giudei e degli schiavi. I giudei perché non rinneghino la propria cultura e tradizione, ma perché nemmeno la impongano agli altri. Gli schiavi lì incoraggia a non abbattersi per la propria condizione e a cercare un’opportunità per liberarsi. In questo modo, nessuno può sentirsi inferiore o superiore agli altri. Tutti sono uguali perché all’interno della comunità si rispetta la differenza. Questo è il principio dell’uguaglianza.

In tutti i casi, situazioni, stati civili, posizioni sociali… Paolo insiste sull’urgenza di cercare un cammino per vivere la libertà che ci lasciò Cristo e, essendo liberi, preparare l’irruzione del Regno. Il Signore torna quando la comunità, libera da costrizioni sociali, culturali o ideologici, da testimonianza di un modo di vivere alternativo e liberatore.

Questa capacità di discernere ciascuna situazione nel particolare, fu una delle cose che la folla ammirò maggiormente in Gesù. Mentre altri maestri e leader rispondevano con spiegazioni esaustive e citando codici, precetti e dottrine, Gesù rispondeva con la verità semplice e chiara.

Gesù era interessato alla situazione particolare di ciascun essere umano: alle sue sofferenze, alle idee che lo tormentano, a quelle cose che impediscono di vivere liberamente e spontaneamente. Questo interesse non obbediva ad un interesse politico nascosto, ma ad una genuina valorizzazione di ciascuna persona che incontrava nel cammino. Molti movimenti e gruppi mostrano interesse per gli individui perché questi servono ai propri interessi di proselitismo, mentre poi quando sono diventati propri adepti si disinteressano di loro, lì ignorano o persino lì emarginano. Gesù si manifestò apertamente contro questo modo di agire e lo dichiarò pubblicamente: il sabato – ossia la legge – i costumi, tutto ciò che è prescritto sta al servizio di ciascun uomo e non vale il contrario.

In particolare la sua lotta contro i demoni fu una lotta contro le ideologie delle sinagoghe che cercavano un Messia glorioso, un militare implacabile, un riformatore religioso. Gesù non si identificò mai con questi propositi. Per questa ragione, comanda agli « spiriti immondi » o ideologie oppressive di restare in silenzio e non cercare di sedurlo con false acclamazioni e riconoscimenti.

Il popolo semplice riconosceva questa lotta contro il formalismo della legge e l’ideologia che la sosteneva. La proposta di Gesù lì liberava dal pesante carico morale, economico e culturale che supponeva il compimento dei più di 6000 precetti che erano vigenti per regolare tutti gli aspetti della vita personale e comunitaria. Molta gente si domandava: non sarà quest’uomo il nuovo legislatore? Non sarà l’uomo promesso come sostituto del profeta Mosé? Non sarà la proposta di Gesù, il Regno di Dio, la « nuova legge »? Perché le sue azioni liberatrici e la sua lotta contro il male sono tanto efficaci?

Oggi dobbiamo chiederci: abbiamo seguito la proposta di Gesù secondo cui ciascun essere umano ha un valore infinito? Crediamo che il nostro compito, come annunciatori della Buona Notizia, è quello di aiutare tutti gli uomini a liberarsi dai vincoli che non gli permettono di crescere con libertà e spontaneità? Ha carattere normativo la Buona Notizia di Gesù o la prendiamo alla leggera, come le notizie di ogni giorno?

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