Archive pour le 26 janvier, 2009

buona notte

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Goldenrod

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Papa Benedetto: Santi Timoteo e Tito, successori degli apostoli

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=01/26/2009#

Papa Benedetto XVI
Udienza del 03/05/2006

Santi Timoteo e Tito, successori degli apostoli
La comunità, nata dall’annuncio evangelico, si riconosce convocata dalla parola di coloro che per primi hanno fatto esperienza del Signore e da Lui sono stati inviati. Essa sa di poter contare sulla guida dei Dodici, come anche su quella di coloro che essi via via si associano come successori nel ministero della Parola e nel servizio alla comunione. Di conseguenza, la comunità si sente impegnata a trasmettere ad altri la «lieta notizia» della presenza attuale del Signore e del suo mistero pasquale, operante nello Spirito.

Lo si vede ben evidenziato in alcuni passi dell’epistolario paolino: «Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto» (1 Cor 15,3). E questo è importante. San Paolo, si sa, originariamente chiamato da Cristo con una vocazione personale, è un vero Apostolo e tuttavia anche per lui conta fondamentalmente la fedeltà a quanto ha ricevuto. Egli non voleva «inventare» un nuovo cristianesimo, per così dire, «paolino». Insiste perciò: «Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto». Ha trasmesso il dono iniziale che viene dal Signore ed è la verità che salva. Poi, verso la fine della vita, scrive a Timoteo: «Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi» (2 Tm 1,14).

Lo mostra con efficacia anche questa antica testimonianza della fede cristiana, scritta da Tertulliano verso l’anno 200: «(Gli Apostoli) sul principio affermarono la fede in Gesù Cristo e stabilirono Chiese per la Giudea e subito dopo, sparsi per il mondo, annunziarono la medesima dottrina e una medesima fede alle nazioni e quindi fondarono Chiese presso ogni città. Da queste poi le altre Chiese mutuarono la propaggine della loro fede e i semi della dottrina, e continuamente la mutuano per essere appunto Chiese. In questa maniera anche esse sono ritenute apostoliche come discendenza delle Chiese degli apostoli».

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San Bonaventura: Itinerario della mente a Dio (stralcio)

dal sito:

http://www.unavox.it/m24.htm

MEDITAZIONI

SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, Itinerario della mente a Dio, [A cura di Orlando Todisco], edizioni messaggero, Padova, 1985

1 – Beato l’uomo che ha riposto in te il suo sostegno e che dalla valle di làcrime, in cui lo hai posto, ha deciso di ascéndere verso di te (Salmo 83, 6).
Poiché la beatitudine non è che il godimento del Sommo Bene, e il Sommo Bene è sopra di noi, nessuno può giúngere alla beatitudine se non trascende sé stesso, non con il corpo, ma con lo spírito. Ma non possiamo elevarci sopra di noi se non a causa di una virtú superiore. Qualunque siano le disposizioni interiori, queste a nulla vàlgono senza l’aiuto della gràzia divina. Ma questa è concessa solo a coloro che la chiédono con tutto il cuore, con umiltà e devozione, e cioè a coloro che in questa valle di làcrime si rivolgono a Dio con preghiera fervente. È questa il princípio e la sorgente della nostra elevazione. Per questo Dionigi, nella sua Teologia Mística, voléndoci istruire sui rapimenti dell’ànima, premette a ogni cosa la preghiera. 
Preghiamo dunque, e diciamo al Signore Dio nostro: Condúcimi, o Signore, nella tua via e io camminerò nella tua verità. Si rallegri il mio cuore nel temere il tuo nome (Salmo 85, 11).

2 – Cosí pregando, siamo illuminati nel conòscere i gradi dell’ascesa a Dio. Infatti, poiché nella concezione del nostro stato attuale la stessa totalità delle cose è scala per salire a Dio, e fra gli ésseri creati, alcuni hanno rapporto a Dio di vestígio, altri di immàgine, alcuni sono corpòrei, altri spirituali, alcuni temporali, altri immortali, e quindi alcuni fuori di noi, altri in noi; perché sia possíbile pervenire alla considerazione del primo princípio, spiritualíssimo, eterno e sopra di noi, è necessario che prima consideriamo gli oggetti corpòrei, temporali e fuori di noi, nei quali è il vestígio e l’orma di Dio, e questo signífica incamminarsi per la via di Dio; è necessàrio poi rientrare in noi stessi, perché la nostra mente è immàgine di Dio, immortale, spirituale e dentro di noi, il che ci conduce alla verità di Dio; infine, occorre elevarci a ciò che è eterno, spiritualíssimo e sopra di noi, apréndoci al primo princípio, il che reca letízia alla conoscenza di Dio e omàggio alla sua maestà.

3 – Questo è dunque il viàggio dei tre giorni nella solitúdine: questa è la tríplice illuminazione di un sol giorno: la prima è come il tramonto, la seconda come il mattino, la terza come il mezzogiorno; a questo allude la tríplice esistenza della cose, cioè nella matéria, nell’intelligenza creata e nell’arte eterna, per cui fu detto: sia fatto, fece, fu fatto (Génesi, 1,3); a questo si riferisce la tríplice sostanza in Cristo: il corpo, l’ànima e la divinità, che è la nostra scala per ascéndere a Dio.

4 – Secondo questa tríplice elevazione, l’ànima ha tre visioni principali. L’una si riferisce alle cose esteriori, e si chiama animalità o sensibilità; l’altra ha per oggetto lo spírito, rivolto in sé e a sé; la terza ha per oggetto la mente, che si eleva spiritualmente sopra di sé. Tre indirizzi che devono disporre l’uomo a elevarsi a Dio, perché l’ami con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutta l’ànima, nel che consiste la perfetta fedeltà alla Legge e insieme tutta la sapienza cristiana.

5 – E poiché ciascuna delle predette visioni si dúplica, dal momento che possiamo considerare Dio, alfa e omega, in ciascuno dei suddetti modi come per mezzo di uno spécchio o come dentro a uno spécchio, e ciascun grado può éssere considerato o in sé stesso o in rapporto ad altri, ne consegue che divéntano sei i tre gradi principali dell’ascesa, in corrispondenza ai sei giorni durante i quali Dio creò il mondo e nel séttimo si riposò; e cosí l’uomo, il microcosmo, attraverso i sei gradi delle illuminazioni progressive, viene condotto in maniera ordinata alla quiete della contemplazione. A questa ascesa alludévano i sei gradini per i quali si saliva al trono di Salomone (I Re, 10, 9); sei ali avévano i Serafini che vide Isaia (Isaia, 6, 2); dopo sei giorni Dio chiamò Mosè dalla calígine (Ésodo, 24, 16), e Cristo dopo sei giorni, come attesta Matteo, condusse i discépoli sul monte, ove si trasfigurò davanti ai loro occhi (Matteo, 17, 1 ss.).

6 – In corrispondenza a questi sei gradi di ascesa a Dio, sei sono le potenze dell’ànima, per mezzo delle quali dalle cose inferiori ci eleviamo alle superiori, dalle esterne alle interne, dalle temporali alle eterne, e cioè senso, immaginazione, ragione, intelletto, intelligenza, àpice della mente o sindéresi. Queste potenze, ínsite in noi per dono della natura, deformate dalla colpa, riformate dalla gràzia, devono essere purificate dalla giustízia, esercitate per mezzo della scienza e perfezionate per mezzo della sapienza. 

Publié dans:meditazioni, Santi |on 26 janvier, 2009 |Pas de commentaires »

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