Archive pour le 10 janvier, 2009

ICONE THE BAPTISM OF CHRIST

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ICONE THE BAPTISM OF CHRIST STRAVONIKITA MONAST

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Giovanni Paolo II, festa del Battesimo di Gesù 2003 (credo anno B)

per la festa del Battesimo di Gesù, il 2003 era anno B, se ho capito bene, dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/2003/documents/hf_jp-ii_hom_20030112_baptism-lord_it.html

SANTA MESSA NELLA CAPPELLA SISTINA E
AMMINISTRAZIONE DEL SACRAMENTO DEL BATTESIMO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Festa del Battesimo del Signore
Domenica, 12 gennaio 2003
 

1. « Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino » (Is 55,6).

Queste parole, tratte dalla seconda parte del Libro di Isaia, risuonano in questa domenica conclusiva del tempo del Natale. Esse costituiscono un invito ad approfondire il significato che ha per noi l’odierna festa del Battesimo del Signore.

Torniamo idealmente sulle rive del Giordano, dove Giovanni Battista amministra un battesimo di penitenza, esortando alla conversione. Di fronte al Precursore giunge anche Gesù, il quale con la sua presenza trasforma quel gesto di penitenza in una solenne manifestazione della sua divinità. All’improvviso risuona dal cielo una voce: « Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto » (Mc 1,11), e lo Spirito scende su Gesù sotto forma di colomba.

In quell’evento straordinario Giovanni vede realizzarsi quanto era stato detto riguardo al Messia nato a Betlemme, adorato dai pastori e dai Magi. È proprio Lui l’annunciato dai Profeti, il Figlio prediletto del Padre, che dobbiamo cercare mentre si fa trovare, e invocare mentre ci è vicino.

Con il Battesimo ogni cristiano lo incontra in maniera personale: viene inserito nel mistero della sua morte e della sua resurrezione, e riceve una vita nuova, che è la stessa vita di Dio. Quale grande dono e quale grande responsabilità!

2. La liturgia ci invita quest’oggi ad attingere « con gioia alle sorgenti della salvezza » (Is 12,3); ci esorta a rivivere il nostro Battesimo, rendendo grazie per i tanti doni ricevuti.

Con questi sentimenti, mi accingo, come ormai è tradizione, ad amministrare il sacramento del Battesimo ad alcuni neonati, in questa stupenda Cappella Sistina, dove il pennello di grandi artisti ha raffigurato momenti essenziali della nostra fede. Ventidue sono i bambini provenienti in gran parte dall’Italia, ma anche dalla Polonia e dal Libano.

Saluto tutti voi, cari Fratelli e Sorelle, che avete voluto prendere parte a questa suggestiva celebrazione. Con grande affetto saluto particolarmente voi, cari genitori, padrini e madrine, chiamati ad essere per questi piccoli i primi testimoni del dono fondamentale della fede. Il Signore vi affida, quali custodi responsabili, le loro vite così preziose ai suoi occhi. Impegnatevi amorevolmente perché crescano « in sapienza, età e grazia »; aiutateli ad essere fedeli alla loro vocazione.

Tra poco, anche a nome loro, rinnoverete la promessa di lottare contro il male e di aderire pienamente a Cristo. Che la vostra esistenza sia sempre segnata da questo impegno generoso!

3. Siate altresì coscienti che il Signore chiede a voi una nuova e più profonda collaborazione: vi affida cioè il compito quotidiano di accompagnarli nel cammino della santità. Sforzatevi di essere voi stessi santi per guidare i vostri figli verso questa alta meta della vita cristiana. Non dimenticate che, per essere santi, « c’è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell’arte della preghiera » (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 32).

Maria, la Santa Madre del Redentore, che ha accolto con totale disponibilità il progetto di Dio, vi sostenga, alimentando la vostra speranza e il vostro desiderio di servire fedelmente Cristo e la sua Chiesa. Aiuti la Madonna specialmente questi piccoli, perché realizzino fino in fondo il progetto che Iddio ha per ciascuno di loro. Aiuti le famiglie cristiane del mondo intero ad essere autentiche « scuole di preghiera », nelle quali il pregare uniti costituisca sempre più il cuore e la sorgente di ogni attività!

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oggi: San Gregorio di Nissa

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/44200

San Gregorio di Nissa Vescovo

10 gennaio
 
Cesarea di Cappadocia, circa 335 – 395

È uno dei più importanti Padri della Chiesa d’Oriente. A lui si deve il primo trattato sulla perfezione cristiana, il «De virginitate». Nato intorno al 335, a differenza del fratello Basilio, futuro vescovo di Cesarea, inizialmente non scelse la vita monastica ma gli studi di filosofia e retorica. Fu solo dopo aver insegnato per anni che raggiune Basilio ad Annesi, sulle rive dell’Iris, dove si era ritirato insieme a Gregorio di Nazianzo. E quando Basilio fu eletto alla sede arcivescovile di Cesarea, volle i suoi due compagni come vescovi a Nissa e a Sasima. Nella sua sede episcopale Gregorio dovette affrontare non poche difficoltà: accuse mossegli dagli ariani lo portarono nel 376 all’esilio, ma quando si scoprì che erano false venne reintegrato nella sede. Nel 381 i padri che con lui parteciparono al Concilio Costantinopolitano I lo definirono la «colonna dell’ortodossia». Morì intorno al 395. (Avvenire)

Etimologia: Gregorio = colui che risveglia, dal greco

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Nissa in Cappadocia, nell’odierna Turchia, san Gregorio, vescovo, fratello di san Basilio Magno: illustre per vita e per dottrina, a motivo della retta fede da lui professata fu scacciato dalla sua città dall’imperatore ariano Valente.
 

S. Gregorio di Nissa è uno dei grandi « Padri Cappadoci » a nessuno di loro inferiore come filosofo, teologo e mistico. Fratello di S. Basilio il Grande e di S. Macrina, di cui scrisse la vita, nacque a Cesarea verso il 335. Si applicò allo studio delle lettere in patria e in seno alla famiglia molto religiosa e ricca. Non pare che abbia avuto occasione di frequentare le grandi scuole del tempo, tanto più che suo padre era retore e avvocato.
Gregorio nella sua chiesa adempiva già l’ufficio di lettore quando, sedotto dalle attrattive del mondo, innamorato dell’arte di Libanio, sofista e rètore pagano, si fece professore di belle lettere e sposò la giovane Teosebia. Tuttavia, le rimostranze di suo fratello e di S. Gregorio di Nazianzo gli fecero ben presto comprendere la vanità del mondo. Allora abbandonò la cattedra, verso il 360 raggiunse i suoi amici nel cenobio fondato da S. Basilio sulle rive dell’Iris, nel Ponto, per darsi all’ascesi e allo studio della Scrittura e dei grandi teologi, in modo speciale Origene. Possiamo farci un’idea del suo stato d’animo in quel tempo leggendo il De Virginitate che scrisse per ordine di Basilio, suo maestro. Da quanto dice era pienamente felice di potersi dedicare alla vita contemplativa, lontano dal tumulto degli affari.
In quella solitudine Gregorio rimase per oltre dieci anni, fino a tanto cioè che suo fratello, eletto metropolita di Cesarea di Cappadocia, nel 371 lo richiamò per consacrarlo, nonostante la sua resistenza, vescovo di Nissa. S. Basilio non poté mai vantarsi delle attitudini amministrative dell’eletto. In diverse lettere egli si lamenta della sua ingenuità. A chi, nel 375, gli propose di inviarlo in missione a Roma, onde superare le difficoltà sorte con papa Damaso, che non si rendeva ben conto della situazione in Oriente, rispose, conscio dell’inesperienza assoluta di lui negli affari ecclesiastici: « Gregorio sarebbe certamente venerato e apprezzato da un uomo benevolo, ma con un uomo altero come Damaso, compreso della sua importanza, posto in alto e appunto per questo incapace di intendere coloro che, dal basso, gli dicono la verità, la visita di uno così estraneo all’adulazione come Gregorio, non servirebbe a nulla ».
Ciò nonostante S. Basilio aveva un’assoluta fiducia in lui perché lo sapeva fedele sostenitore del Concilio di Nicea. Fu difatti il suo costante attaccamento alla dottrina di S. Atanasio che gli attirò l’odio e la persecuzione degli ariani. Nella primavera del 376, un sinodo di vescovi cortigiani, convocato da Demostene, governatore del Ponto, e tenuto a Nissa stessa, depose Gregorio durante la sua assenza, con il falso pretesto di aver dilapidato i beni della sua chiesa. Questi avrebbe voluto ritirarsi ma S. Gregorio di Nazianzo lo esortò a tenere duro. La morte dell’imperatore Valente, avvenuta il 9-8-378 nella lotta contro i Goti. Gli permise difatti di rientrare trionfalmente nella sua sede.
Nel 379, nove mesi dopo la morte di suo fratello, S. Gregorio prese parte al concilio di Antiochia, riunito per estinguere lo scisma Meleziano ivi sorto e in cui si vide affidare dai padri conciliari una missione di grande fiducia presso i vescovi discordi del Ponto e dell’Armenia. Mentre assolveva il suo compito, nel 380 fu scelto come arcivescovo di Sebaste. Egli protestò per quella sua elezione, ma per qualche mese s’incaricò provvisoriamente dell’amministrazione religiosa della diocesi.
Il vescovo di Nissa, se era poco abile negli affari, s’imponeva con la sua eloquenza e la vastità della scienza filosofìca e teologica. Nel 2° concilio ecumenico radunato da Teodosio I nel 381 a Costantinopoli fu salutato « colonna dell’ortodossia ». In esecuzione del 3° canone del concilio, l’imperatore stabilì che sarebbero stati esclusi, come eretici notori, dalle chiese della provincia del Ponto, coloro che non erano in comunione con i vescovi Elladio di Cesarea, Otreio di Mitilene nella Piccola Armenia, e Gregorio di Nissa. E probabile che il santo sia stato incaricato di redigere la professione di fede che concluse i lavori del concilio. Sembra pure che abbia ricevuto l’incombenza di stabilire l’ordine nelle chiese della Palestina e dell’Arabia. San Gregorio ricomparirà ancora più di una volta, a Costantinopoli per i discorsi d’occasione e per le grandi orazioni funebri in morte della principessa Pulcheria e dell’imperatrice Flacilla. Nel 394 prese parte al concilio celebrato sotto la presidenza del patriarca Nettario. Nella suddetta città, dopo d’allora, il suo nome non compare più nei documenti del tempo. Se ne deduce che sia morto poco dopo.
San Gregorio fu oratore stimato, ma meno vivo del Nazianzeno, fu uomo di azione, ma inferiore a Basilio. Fu invece il più speculativo dei Cappadoci e il più profondo dei padri greci del secolo IV. Contro Eunomio, vescovo ariano di Cizico, difese energicamente dalle accuse suo fratello, e contro Apollinare di Loadicea rivendicò a Cristo un corpo umano e un’anima razionale. Nella controversia trinitaria rappresentò l’ortodossia cattolica e seguì la terminologia già fissata dagli altri cappadoci. Nella spiegazione teologica del dogma qualche volta fu molto audace, altre volte invece assai impreciso. La vita spirituale non è considerata dal Nisseno come contemplazione di Dio presente nell’anima, bensì come un avvicinarsi dell’anima a Dio e come l’unione con Lui nell’estasi dell’amore. La via della perfezione comincia quindi con l’illuminazione della fede, che coincide con la purificazione dell’anima; attraversa la seconda fase, che è l’oscurarsi delle realtà sensibili, mentre l’anima scopre in sé l’immagine della Santissima Trinità; nella fase finale sfocia nella conoscenza di Dio nella tenebra, che spinge l’anima alla ricerca instancabile dello Sposo divino, perché trovare Iddio non è riposarci in Lui, ma cercarlo senza sosta.
L’escatologia di Gregorio è molto discussa perché da una parte afferma l’eternità delle pene dell’inferno, e dall’altra – basandosi sull’efficacia dell’immenso amore del Verbo incarnato e sul trionfo finale del regno di Dio – insegna la restaurazione universale, teoria tanto cara ad Origine, ma riprovata dalla Chiesa.
 

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno galium_saxatile_130c
http://www.floralimages.co.uk/index2.htm

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Origene: « Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui »

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=01/10/2009#

Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Discorsi su Luca, n°32 ; SC 87, 386-392

« Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui »
Quando leggi che « insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi », non giudicare fortunati soltanto loro, e non crederti privato del suo insegnamento. Se le Scritture sono vere, il Signore non ha parlato solo allora nelle riunioni dei giudei, ma parla anche adesso in questa nostra riunione ; e non solo in questa, ma anche in altri incontri e in tutto il mondo… Gesù è maggiormente « glorificato da tutti » oggi che nel tempo in cui era conosciuto soltanto nella sua regione.

« Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio», a coloro che non hanno nè Dio, nè Legge, nè profeti, nè giustizia, nè alcun altra virtù. Per questo motivo Dio l’ha mandato come messaggero presso i poveri, per annunziare loro la liberazione, « rimettere in libertà gli oppressi». C’è forse un essere più oppresso dell’uomo prima che venga liberato e guarito da Gesù ?

«Dopo aver letto questo e arrotolato il libro, Gesù si sedette. Gli occhi di tutti stavano fissi sopra di lui». Ma anche ora, se lo volete, potete anche voi, tenere gli occhi fissi sopra di lui. Dirigete lo sguardo del vostro cuore verso la contemplazione della Saggezza, della Verità, del Figlio unigenito di Dio, e avrete gli occhi fissi su Gesù. Beata quell’assemblea della quale la Scrittura attesta che gli occhi di tutti stavano « fissi sopra di lui » ! Quanto vorrei che la vostra assemblea potesse ricevere una tale testimonianza ! Che tutti abbiano gli occhi del cuore occupati a guardare Gesù che ci sta parlando. Quando lo guarderete, la sua luce renderà il vostro viso più luminoso e potrete dire : « Signore, hai fatto risplendere su di noi, la luce del tuo volto » (Sal 4, 7).

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 10 janvier, 2009 |Pas de commentaires »

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