Archive pour septembre, 2008

BUONA NOTTE

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pieds d’alouettes

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 24 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

San Giovanni Crisostomo: « Con la bocca dei bimbi e dei lattanti » (Sal 8,3)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&ordo=&localTime=09/24/2008#

San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Omelie sulla prima lettera ai Corinzi (PG 61, 34-36) « Con la bocca dei bimbi e dei lattanti » (Sal 8,3)

La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra e lo ha fatto non servendosi di mezzi umanamente imponenti, ma dell’apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione, dell’ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti. Dai mezzi usati da Dio si vede come « la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana » (1 Cor 1, 25). In che senso più forte ? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l’universo e ha attirato a sè tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l’effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l’hanno potuto vincere… I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio… Pensando a questo fatto, Paolo esclamava : « Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini » (1 Cor 1, 25). Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera ?

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Padre Pio da Pietracina

Padre Pio da Pietracina dans Santi

http://santiebeati.it/

Publié dans:Santi |on 23 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

APOFTEGMI DEI PADRI DEL DESERTO: DELL’ORAZIONE

dal sito: 

http://www.esicasmo.it/PADRI/padri.htm#

DELL’ORAZIONE

APOFTEGMI DEI PADRI DEL DESERTO

<APOTÈGMA dal greco: APÒFTEGMA, composto di apo-ftéggo (mai) parlo con brevità, precisione, enfasi, composto di apò part. intens. e fthèggo emetto suono, discorro, della stessa famiglia di phemi o femi parlo (Fama e cfr. Dittongo). – Sentenza breve, precisa, enfatica di oracolo, di filosofo, che esprime argutamente quanche importante ed utile verità

dal sito:

http://www.etimo.it/?term=apotegma&find=Cerca

>

DELL’ORAZIONE

Non appena ti levi dopo il sonno, subito, in primo luogo, la tua bocca renda gloria a Dio e intoni cantici e salmi poichè la prima preoccupazione alla quale lo spirito si apprende fin dall’aurora, esso continua a macinarla come una mola per tutto il giorno, sia grano, sia zizzania. Perciò sii sempre il primo a gettar grano, prima che il tuo nemico getti zizzania.

Accadde un giorno che gli anziani si recassero dall’abate Abraham il profeta della regione. Lo interrogarono sull’abate Banè, dicendo: « Ci siamo intrattenuti con abba Banè sulla clausura nella quale egli si trova adesso; ci ha detto queste gravi parole: Egli stima tutta l’ascesi e tutte le elemosine che ha fatto nel suo passato come una profanazione». E il santo vegliardo Abraham rispose loro e disse: «Ha parlato rettamente». Gli anziani si rattristarono per via della loro vita che era anch’essa a quel modo. Ma l’abate Abraham disse loro: « Perché affliggervi? Durante il tempo, in effetti, nel quale abba Banè distribuiva le elemosine, sarà arrivato a nutrire forse un villaggio, una città, una contrada. Ma ora è possibile a Banè levare le sue due mani affinché l’orzo cresca in abbondanza nel mondo intero. Gli è anche possibile, ora, chiedere a Dio di rimettere i peccati di tutta questa generazione ». E gli anziani, dopo averlo udito, si rallegrarono che vi fosse un supplice che intercedeva per loro.

Un fratello si recò presso un anziano che abitava al Monte Sinai e gli domandò: «Padre, dimmi come si deve pregare, perchè ho molto irritato Iddio». L’anziano gli disse: «Figliuolo, io quando prego parlo così: Signore, accordami di servirti come ho servito Satana e di amarti come ho amato il peccato».

Se sei lento ad alzarti la notte per la liturgia, non dare nutrimento al tuo corpo, perché la Scrittura dice: « Il pigro non mangi neppure ». E io ti dico: come nel mondo colui che ruba incorre in una severa condanna, uguale condanna è riservata da Dio a chiunque non si alzi per la sua liturgia, salvo nel caso di malattia o di grande lavoro, benché dal malato come dal lavoratore Dio esiga una liturgia spirituale, perché essa può essere offerta a Dio facendo a meno del corpo.

L’abate Evagrio diceva: « Se ti vien meno il coraggio, prega. Prega con timore e tremore, con ardore, sobrietà e vigilanza. Così bisogna pregare, soprattutto a motivo dei nostri nemici invisibili che sono malvagi e accurati nel male, perché principalmente su questo punto essi ci porranno ostacoli ».

L’abate Macario, interrogato su come si debba pregare, rispose: «Non è necessario parlare molto nella preghiera, ma stendiamo sovente le mani e diciamo: « Signore abbi pietà di noi, come tu vuoi e come tu sai ». Quando la tua anima è in angustiata, di’: « »Aiutami ». E Dio ci farà misericordia, perché sa quello che a noi conviene ».

Publié dans:Padri del deserto |on 23 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

I PADRI DEL DESERTO

dal sito:

http://www.padrideserto.netsons.org/page2.html

I PADRI DEL DESERTO

Con la definizione

padri del deserto si indicano quei monaci, eremiti e anacoreti che nei secoli IV e V, dopo la pace costantiniana, abbandonarono le città per vivere in solitudine nei deserti dEgitto, di Palestina, di Siria. Uno dei primi di questi anacoreti fu SantAntonio abate, detto Antonio il Grande. Nell’ascesi solitaria, i padri (abba) e le madri (amma) del deserto cercavano la via che conduce a Dio e alla pace interiore. Testimoni di una fede cristiana vissuta con radicalità, ebbero numerosi discepoli e i loro detti o apoftegmi, in cui traspaiono sapienza evangelica e arguzia umana, furono raccolti e tradotti in varie lingue.
Accanto alla Vita di Antonio, scritta dal vescovo di Alessandria, Atanasio il Grande, e alla Historia Lausiaca di Palladio, le varie raccolte di Apoftegmi restano le fonti pi
ù importanti per accostarsi alla spiritualità di questi asceti.
All
inizio, questi uomini, che intendevano condurre una vita cristiana in purezza, erano solo un gruppetto: Antonio, Macario, Sisoes Ben presto, però, il loro genere di vita stupì e attrasse molte altre persone, ed essi furono così raggiunti da diversi discepoli provenienti da ogni parte del mondo. Alcuni, come Arsenio, avevano occupato le più alte cariche alla corte imperiale; altri, i più, erano di origine modesta. Un certo Mosè si era convertito, grazie al Signore, quando era capo di una banda di briganti; Zaccaria vi era giunto ancora ragazzino; altri lasciavano dietro di sé città, mestiere e figli In alcuni decenni, le capanne e le grotte in cui si stabilirono i primi eremiti attrassero così tanti uomini desiderosi di condividere la loro vita che, nei deserti, furono costituite vere e proprie colonie monastiche. Sono rimasti celebri i nomi di Sceti, Nitri e quella colonia detta delle Celle, in cui si installarono coloro che nel deserto non trovavano più la solitudine cercata.
Si possono immaginare facilmente tutti i problemi sollevati dall
aumento di popolazione di queste colonie monastiche. Occorreva anzitutto trovare ritmi di vita che conciliassero le esigenze di una vita vissuta nel deserto, a fianco a fianco, e il bisogno di solitudine che aveva spinto questi uomini e donne di Dio a lasciare i centri abitati.
Dopo molte esitazioni fu deciso, in comune, di passare la settimana ciascuno nel proprio eremo, e di ritrovarsi insieme in chiesa e negli edifici annessi, il sabato e la domenica, per la Santa Eucaristia, l
ufficio delle preghiere e regolare i pochi problemi gestionali che dovevano essere risolti.
Il principio, infatti, era generalmente che ciascuno dovesse vivere del proprio lavoro manuale, non importa quale, purch
è fosse compatibile con le caratteristiche del deserto e con le esigenze della preghiera continua e del raccoglimento. Si fabbricavano dunque, con mezzi offerti dalla Divina Provvidenza, ceste, funi, stuoie, che leconomo della colonia sincaricava dio vendere per poter acquistare altri prodotti.
Tuttavia il problema pi
ù importante da risolvere era di un altro tipo. Questi uomini, che avevano preso le distanze dalla vita delle città e che, comunque, non intendevano condurre unesistenza conventuale, in cui si vive insieme seguendo una regola, come potevano vivere secondo il Santo Vangelo? Poiché non vi erano norme prestabilite, come formare i numerosi adepti che continuavano ad affluire? È questo uno dei grandi interrogativi che si posero e si pongono tuttora uomini di tutte le epoche, a partire dalla predicazione del Vangelo.
Dai detti o apoftegmi
è possibile farsi unidea di come i padri del deserto vennero a capo della questione. Si possono delineare alcune linee guida. Innanzitutto grande autorità riconosciuta è la Parola di Dio. Poi viene la parola degli anziani, presso cui vivevano i discepoli. In seguito si ebbe anche lapporto dei primi grandi dottori della spiritualità monastica, come Giovanni Cassiano, Isaia di Sceti, Dorotea di Gaza ed altri. Uno dei meriti di questi uomini e donne è di aver consolidato le basi della spiritualità monastica usufruendo di una tradizione sperimentata.

Tratto da: I padri del deserto. Così dissero così vissero.

Publié dans:Padri del deserto |on 23 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

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Viveva di fede come noi

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=09/23/2008#

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
Ultimi colloqui, 21/08/1897

Viveva di fede come noi

Quanto avrei voluto essere sacerdote per poter predicare sulla Madonna ! Una sola volta sarebbe stata sufficiente per dire tutto quello che penso a questo proposito.

Prima avrei fatto capire quanto poco conosciamo la sua vita. Non occorre dire cose inverosimili o che non sappiamo; per esempio che, da piccola, a tre anni, la Madonna ha offerto se stessa a Dio nel Tempio con sentimenti ardenti di amore e del tutto straordinari ; mentre forse ci é andata semplicemente per obbedire ai suoi genitori… Perché una omelia sulla Madonna possa piacermi e farmi del bene, occorre che io veda la sua vita reale, non la sua vita supposta ; e sono certa che la sua vita reale era molto semplice. Ce la mostrano inabbordabile, mentre bisognerebbe mostracela imitabile, fare vedere le sue virtù, dire che viveva di fede come noi, dare delle prove di questo per mezzo del Vangelo in cui leggiamo : « Non compresero le sue parole » (Lc 2,50). E questa parola molto misteriosa : « I suoi genitori si stupivano delle cose che si dicevano di lui » (Lc 2,33). Questo stupirsi suppone un certo meravigliarsi, non è vero ?

Sappiamo bene che la Madonna è Regina del Cielo e della terra, eppure è più madre che regina, e non occorre dire a motivo delle sue prerogative, che lei eclissi la gloria di tutti i santi, come il sole al suo sorgere fa scomparire le stelle. Mio Dio ! quanto questo mi appare strano ! Una madre che fa scomparire la gloria dei suoi figli ! Io penso tutto il contrario, ritengo che essa farà crescere molto lo splendore degli eletti. È bene parlare delle sue prerogative, ma non occorre dire soltanto questo… Forse qualche anima andrà fino al punto di sentire allora una certa lontananza con una tale creatura talmente superiore e dirà : « Se le cose stanno così, ci accontenteremo di andare a brillare in un angolino».

Ciò che la Madonna aveva in più rispetto a noi, era il fatto che non poteva peccare, che era esente dalla macchia originale, ma d’altra parte, è stata meno fortunata di noi, poiché non ha avuto la Madonna da amare, e questa è una tale dolcezza per noi.

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I discepoli di Emmaus

I discepoli di Emmaus dans immagini sacre 16%20A%20LES%20PELERINS%20D%20EMMAUS%20PARIS%20LOU

LES PELERINS D’EMMAUS

http://www.artbible.net/3JC/-Luk-24,13_Emmaus_on_the_way_en_route/index.html

Publié dans:immagini sacre |on 22 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

Sant’Agostino, preghiera

dal sito:

http://www.augustinus.it/varie/preghiere/preghiere_soliloqui.htm

SANT’AGOSTINO – PREGHIERA

Dai Soliloqui 1, 1, 2-6.

O Dio, creatore dell’universo, concedimi prima di tutto che io ti preghi bene, quindi che mi renda degno di essere esaudito, ed infine di ottenere da te la redenzione.

O Dio, per la cui potenza tutte le cose che da sé non sarebbero, si muovono verso l’essere; o Dio, il quale non permetti che cessi d’essere neanche quella realtà i cui elementi hanno in sé le condizioni di distruggersi a vicenda; o Dio, che hai creato dal nulla questo mondo di cui gli occhi di tutti avvertono l’alta armonia; o Dio, che non fai il male ma lo permetti perché non avvenga il male peggiore; o Dio, che manifesti a pochi, i quali si rivolgono a ciò che veramente è, che il male non è reale.

O Dio, per la cui potenza l’universo, nonostante la parte non adatta al fine, è perfetto; o Dio, dal quale la dissimilitudine non produce l’estrema dissoluzione poiché le cose peggiori si armonizzano con le migliori; o Dio, che sei amato da ogni essere che può amare, ne sia esso cosciente o no; o Dio, nel quale sono tutte le cose ma che la deformità esistente nell’universo non rende deforme né il male meno perfetto né l’errore meno vero; o Dio, il quale hai voluto che soltanto gli spiriti puri conoscessero il vero; o Dio, padre della verità, padre della sapienza, padre della vera e somma vita, padre della beatitudine, padre del bene e del bello, padre della luce intelligibile, padre del nostro risveglio e della nostra illuminazione, padre della caparra mediante la quale siamo ammoniti di ritornare a te: ti invoco.

O Dio verità, fondamento, principio e ordinatore della verità di tutti gli esseri che sono veri.

O Dio sapienza, fondamento, principio e ordinatore della sapienza di tutti gli esseri che posseggono sapienza.

O Dio, vera e somma vita, fondamento, principio e ordinatore della vita degli esseri che hanno vera e somma vita.

O Dio beatitudine, fondamento, principio e ordinatore della beatitudine di tutti gli esseri che sono beati.

O Dio bene e bellezza, fondamento, principio e ordinatore del bene e della bellezza di tutti gli esseri che sono buoni e belli.

O Dio luce intelligibile, fondamento, principio e ordinatore della luce intelligibile di tutti gli esseri che partecipano alla luce intelligibile.

O Dio, il cui regno è tutto il mondo che è nascosto al senso; o Dio, dal cui regno deriva la legge per i regni della natura.

O Dio, dal quale allontanarsi è cadere, verso cui voltarsi è risorgere, nel quale rimanere è aver sicurezza; o Dio, dal quale uscire è morire, al quale avviarsi è tornare a vivere, nel quale abitare è vivere.

O Dio, che non si smarrisce se non si è ingannati, che non si cerca se non si è chiamati, che non si trova se non si è purificati.

O Dio, che abbandonare è andare in rovina, a cui tendere è amare, che vedere è possedere.

O Dio, al quale ci stimola la fede, ci innalza la speranza, ci unisce la carità.

O Dio, con la cui potenza vinciamo l’Avversario: ti scongiuro.

O Dio, che abbiamo accolto per non soggiacere a morte totale; o Dio, dal quale siamo stimolati alla vigilanza.

O Dio, col cui aiuto sappiamo distinguere il bene dal male; o Dio, col cui aiuto fuggiamo il male e operiamo il bene.

O Dio, col cui aiuto non cediamo ai perturbamenti.

O Dio, col cui aiuto siamo soggetti con rettitudine al potere e con rettitudine l’esercitiamo.

O Dio, col cui aiuto apprendiamo che sono anche di altri le cose che una volta reputavamo nostre e sono anche nostre le cose che una volta reputavamo di altri.

O Dio, col cui aiuto non ci attacchiamo agli adescamenti e irretimenti delle passioni.

O Dio, col cui aiuto la soggezione al plurimo non ci toglie l’essere uno.

O Dio, col cui aiuto il nostro essere migliore non è soggetto al peggiore.

O Dio, col cui aiuto la morte è annullata nella vittoria.

O Dio, che ci volgi verso di te.

O Dio, che ci spogli di ciò che non è e ci rivesti di ciò che è.

O Dio, che ci rendi degni di essere esauditi; o Dio, che ci unisci.

O Dio, che ci induci alla verità piena.

O Dio, che ci manifesti la pienezza del bene e non ci rendi incapaci di seguirlo né permetti che altri lo faccia.

O Dio, che ci richiami sulla via.

O Dio, che ci accompagni alla porta.

O Dio, il quale fai sì che si apra a coloro che picchiano.

O Dio, che ci dai il pane della vita 3.

O Dio, che ci asseti di quella bevanda sorbendo la quale non avremo più sete;

O Dio, che accusi il mondo sul peccato, la giustizia e il giudizio.

O Dio, col cui aiuto non ci sottraggono la convinzione coloro che non credono.

O Dio, col cui aiuto riproviamo coloro i quali affermano che le anime non possono meritare presso di te.

O Dio, col cui aiuto non diveniamo schiavi degli elementi che causano debolezza e privazione.

O Dio, che ci purifichi e ci prepari ai premi divini: viemmi incontro benevolo.

In qualsiasi modo io possa averti pensato, il Dio Uno sei tu e tu vieni in mio aiuto, una eterna e vera sussistenza, dove non ci sono discordia, oscurità, cangiamento, bisogno, morte, ma somma concordia, somma chiarezza, somma attuosità, somma ricchezza, somma vita, dove nulla manca, nulla ridonda, dove colui che genera e colui che è generato sono una medesima cosa.

O Dio, cui sono soggette tutte le cose prive di autosufficienza, cui obbedisce ogni anima buona; per le cui leggi ruotano i poli, le stelle compiono le loro orbite, il sole rinnova il giorno, la luna soffonde la notte, e tutto il mondo, mediante le successioni e i ritorni dei tempi, conserva, per quanto la materia sensibile lo comporta, la grande uniformità dei fenomeni attraverso i giorni con l’alternarsi del giorno e della notte, attraverso i mesi con le lunazioni, attraverso gli anni con i ritorni di primavera, estate, autunno e inverno, attraverso i lustri col compimento del corso solare, attraverso i secoli col ritorno delle stelle alle loro origini.

O Dio, per le cui leggi esistenti per tutta la durata della realtà non si permette che il movimento difforme delle cose mutevoli sia turbato, ma che venga ripetuto, sempre secondo uniformità, nella dimensione rotante dei tempi; per le cui leggi è libera la scelta dell’anima e sono stati stabiliti premi per i buoni e pene per i cattivi con leggi fisse e universali.

O Dio dal quale provengono a noi tutti i beni e sono allontanati tutti i mali.

O Dio, sopra del quale non c’è nulla, fuori del quale nulla e senza del quale nulla.

O Dio, sotto il quale è il tutto, nel quale il tutto, col quale il tutto.

Che hai fatto l’uomo a tua immagine e somiglianza, il che può comprendere chi conosce se stesso: ascolta, ascolta, ascolta me, mio Dio, mio signore, mio re, mio padre, mio fattore, mia speranza, mia realtà, mio onore, mia casa, mia patria, mia salvezza, mia luce, mia vita; ascolta, ascolta, ascolta me nella maniera tua, soltanto a pochi ben nota.

Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto a te soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti il dominio ed io desidero essere di tuo diritto. Comanda ed ordina ciò che vuoi, ti prego, ma guarisci ed apri le mie orecchie affinché possa udire la tua voce.

Guarisci ed apri i miei occhi affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana da me i movimenti irragionevoli affinché possa riconoscerti.

Dimmi da che parte devo guardare affinché ti veda, e spero di poter eseguire tutto ciò che mi comanderai.

Riammetti, ti prego, il tuo schiavo fuggitivo, o Signore e Padre clementissimo. Dovrei ormai aver sufficientemente scontato, abbastanza dovrei esser stato schiavo dei tuoi nemici che tu conculchi sotto i tuoi piedi, abbastanza dovrei esser stato ludibrio di cose ingannevoli.

Ricevi me tuo servo che fugge da queste cose che mi accolsero non tuo mentre da te fuggivo. Sento che devo ritornare a te; a me che picchio si apra la tua porta; insegnami come si può giungere fino a te. Non ho altro che il buon volere; so soltanto che le cose caduche e passeggere si devono disprezzare, le cose immutabili ed eterne ricercare.

Ciò so, o Padre, poiché questo solo ho appreso, ma ignoro da dove si deve partire per giungere a te. Tu suggeriscimelo, tu mostrami la via e forniscimi ciò che necessita al viaggio. Se con la fede ti ritrovano coloro che tornano a te, dammi la fede; se con la virtù, dammi la virtù; se con il sapere, dammi il sapere.

Aumenta in me la fede, aumenta la speranza, aumenta la carità. O bontà tua ammirevole e singolare.

A te io anelo e proprio a te chiedo i mezzi con cui il mio anelito sia soddisfatto.

Infatti se tu abbandoni, si va in rovina; ma tu non abbandoni perché sei il sommo bene che sempre si è raggiunto se si è rettamente cercato; ed ha rettamente cercato chiunque sia stato da te reso capace di cercare rettamente.

Fa’, o Padre, che anche io ti cerchi, ma difendimi dall’errore affinché mentre io ti cerco, nessun’altra cosa mi venga incontro in vece tua.

Se non desidero altra cosa che te, ti ritrovi al fine di grazia, o Padre.

Ma se in me v’è il desiderio di qualche cosa di superfluo, purificami e rendimi degno di vederti.

Per il resto affido alle tue mani, o Padre sapientissimo ed ottimo, la salute di questo mio corpo fintantoché non so quale vantaggio posso avere da esso per me e per coloro che amo. Per esso ti chiederò ciò che secondo l’opportunità tu m’ispirerai. Prego soltanto l’altissima tua clemenza che tu mi volga tutto verso di te e che non mi si creino ostacoli mentre tendo a te e mi conceda che io, mentre ancora porto e trascino questo mio corpo, sia temperante, forte, giusto e prudente, perfetto amatore e degno di apprendere la tua sapienza e degno di abitare e abitatore del beatissimo tuo regno. Amen, amen.

Mary our Mother

Mary our Mother dans immagini sacre

http://santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 21 septembre, 2008 |Pas de commentaires »
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