San Gregorio Magno: « Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, pronti alla voce della sua parola » (Sal 102,20)

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=09/29/2008#

San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie sui vangeli, 34, 8-9

« Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, pronti alla voce della sua parola » (Sal 102,20)

È da sapere che il termine « angelo » denota l’ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi, sono chiamati arcangeli. Per questo alla Vergine Maria non viene inviato un angelo qualsiasi, ma l’arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi.

Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele che significa « Chi è come Dio », perché si possa comprendere dall’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio. L’antico avversario che bramò, nella sua superbia, di essere simile a Dio dicendo: « Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all’Altissimo » (Is 14, 13) alla fine del mondo sarà abbandonato a se stesso e condannato all’estremo supplizio. Orbene, egli viene presentato in atto di combattere con l’arcangelo Michele, come è detto da Giovanni: « Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il Drago. Il Drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero, e furono precipitati sulla terra » (Ap 12, 7).

A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato « Fortezza di Dio »; egli viene ad annunziare colui che si degno di apparire nell’umiltà per debellare le potenze maligne dell’aria. Doveva dunque essere annunziato da « Fortezza di Dio » colui che veniva quale « Signore degli eserciti e forte guerriero » (Sal 23, 8). Raffaele significa « Medicina di Dio ». Egli infatti toccò gli occhi di Tobia, quasi in atto di medicarli, e dissipò le tenebre della sua cecità (Tb 11, 17). Fu giusto dunque che venisse chiamato « Medicina di Dio » colui che venne inviato a operare guarigioni.

Publié dans : Bibbia: commenti alla Scrittura |le 29 septembre, 2008 |Pas de Commentaires »

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