Archive pour août, 2008

Cristo ci chiama alla conversione

dal sito: 

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San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino
Ep 3, 698 ; AP ; in Buona giornata, 61

Cristo ci chiama alla conversione

Di fronte alle tentazioni, comportati come una donna forte e combatti con l’aiuto del Signore. Se cadrai nel peccato, non rimanere là, scorraggiata e abbattuta. Umilia te stessa, senza tuttavia perdere coraggio ; abbassa te stessa, ma senza degradarti ; versa lacrime di contrizione sincere per lavare le tue imperfezioni e colpe, ma senza pure perdere la fiducia nella misericordia di Dio, che sarà sempre più grande della tua ingratitudine. Prendi la risoluzione di corregerti, ma senza presumere di te stessa, perché in Dio solo devi mettere la tua forza ; infine, riconosci sinceramente che se Dio non fosse la tua armatura e il tuo scudo, la tua imprudenza ti avrebbe portata a commettere ogni sorta di peccati.

Non stupirti delle tue debolezze. Accetta piuttosto te stessa come sei ; vergognati delle tue infedeltà verso Dio, ma fidati di lui e abbandonati tranquillamente a lui, come un bambino nelle braccia di sua madre.

ZOHAR (IL LIBRO DELLO SPLENDORE) – LA PREGHIERA

dal sito:

http://www.dimensionesperanza.it/modules/xfsection/article.php?articleid=1876

ZOHAR
(IL LIBRO DELLO SPLENDORE)

Testo ebraico

(Passi scelti)

LA PREGHIERA
(I – 229b 230a)

Rabbi Yosè prese a dire: E scritto: « Servite il Signore con timore e gioite con tremore » (Sal. II, 1); ma è anche scritto: « Servite il Signore con gioia, presentatevi dinanzi a lui con giubilo » (Sal. C, 2). Considera dunque. Ogni uomo che venga a servire il Santo, che benedetto egli sia, deve servirlo al mattino ed alla sera. Al mattino, quando la luce si alza e v e il risveglio del mondo per mezzo della destra (di Dio), allora l’uomo deve legarsi alla destra del Santo, che benedetto egli sia, e prestargli il culto della preghiera. Infatti la preghiera conferisce forza al mondo superiore ed attira dalle profondità dell’eccelso le benedizioni per tutti i mondi; di là le benedizioni si diffondono ai mondi inferiori, sicché grazie al culto della preghiera vengono benedetti i mondi superiori e quelli inferiori. Il culto della preghiera deve essere prestato da parte dell’uomo al Santo, che benedetto egli sia, con gioia e giubilo, per comprendere in essa la comunità di Israele e successivamente per esaltare l’unità di Dio come si conviene, secondo quanto è scritto: « Riconoscete che il Signore è il vero Dio » (Sal. C, 3). Questo è il mistero dell’unità nel mistero della preghiera. L’uomo dunque deve servire il Santo, che benedetto egli sia, con gioia e mostrare giubilo nel suo culto. Le due preghiere, del mattino e della sera, sono in corrispondenza con i due sacrifici giornalieri, che a loro volta sono in corrispondenza con le due espressioni, « gioia » e « giubilo »: gioia al mattino e giubilo alla sera. Perciò è scritto: « Un agnello offrirai al mattino ed il secondo agnello verso sera » (Num. XXVIII, 4). La preghiera di notte è però facoltativa, perché in tale periodo (la Shekhinà) distribuisce l’alimento a tutte le sue schiere. Non è quindi un periodo per benedire, ma per dare alimento. Di giorno infatti essa benedice da due parti, al mattino ed alla sera attraverso la gioia ed il giubilo, mentre di notte distribuisce l’alimento, come si conviene, secondo quanto è scritto: « Si alza mentre è ancora notte e prepara il cibo per la sua famiglia » (Prov. XXXI, 15).

Publié dans:ebraismo, preghiere |on 25 août, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno peacock-3

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 24 août, 2008 |Pas de commentaires »

« Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=08/24/2008#

Cardinale John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
« The Christian Ministry », PPS II, 25

« Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa »

Il ministero di Pietro perdura sempre nella Chiesa, nella persona di coloro che gli sono succeduti ; occorre dunque ammettere che la benedizione del Signore pronunciata prima su di lui, scende persino sui suoi servi più piccoli che « custodiscono il deposito » (1 Tm 6,20). San Pietro li rappresenta e li simboleggia tutti.

« Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli ». Promessa sacra e gloriosa è questa ! Sarà forse possibile che si esaurisca interamente nella sola persona di Pietro, per quanto grande sia questo nobile apostolo ? Sarà forse inserita nel vangelo per testimoniare semplicemente in favore di un uomo scomparso da tanto tempo ? D’altronde, è forse uso della Parola ispirata da Dio esaltare le persone ? La ricchezza di questa promessa e della benedizione di Cristo non resiste forse ad ogni interpretazione minimalista che si possa darne ? Non supera forse tale interpretazione, qualunque cosa facciamo, finché la nostra mancanza di fede non sia vinta dalla bontà di colui che si è così impegnato ? Insomma, non è un insieme di pregiudizi a impedire a tanta gente di accogliere questa promessa di Cristo fatta a Pietro, secondo la pienezza della grazia che l’ha accompagnata ? … Se le promesse fatte agli apostoli da Cristo non si compiono nella Chiesa per tutta la sua durata, come l’efficacia dei sacramenti si potrebbe estendere al di là dell’epoca degli inizi ?

Basilica di Sant’Antonio, Roma, Cappella dell’Adorazione, Tabernacolo

Basilica di Sant'Antonio, Roma, Cappella dell'Adorazione, Tabernacolo dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 23 août, 2008 |Pas de commentaires »

Predicatore del Papa: « non basta credere nella divinità di Cristo » (domenica XXI T.O.)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-15211?l=italian

Predicatore del Papa: « non basta credere nella divinità di Cristo »


Il commento di padre Cantalamessa al Vangelo della XXI domenica

ROMA, venerdì, 22 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima, XXI del tempo ordinario.

* * *

XXI Domenica del tempo ordinario

Isaia 22, 19-23; Romani 11, 33-36; Matteo 16, 13-20

« Voi, chi dite che io sia? »


C’è, nella cultura e nella società di oggi, un fatto che ci può introdurre alla comprensione del Vangelo di questa domenica, ed è il sondaggio di opinioni. Lo si pratica un po’ dappertutto, ma soprattutto in ambito politico e commerciale. Anche Gesù un giorno volle fare un sondaggio di opinioni, ma per fini, vedremo, diversi: non politici, ma educativi. Giunto nella regione di Cesarea di Filippo, cioè nella regione più a nord d’Israele, in una pausa di tranquillità, in cui era solo con gli apostoli, Gesù rivolse loro a bruciapelo la domanda: « La gente chi dice che sia il figlio dell’uomo? »

Sembra che gli apostoli non aspettassero altro per poter finalmente dare la stura a tutte le voci che circolavano sul suo conto. Rispondono: « Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti ». Ma a Gesù non interessava misurare il livello della sua popolarità o il suo indice di gradimento presso la gente. Il suo scopo era ben altro. Incalza perciò chiedendo: « Voi chi dite che io sia? »

Questa seconda domanda, inattesa, li spiazza completamente. Silenzio e sguardi che si incrociano. Se alla prima domanda si legge che gli apostoli « risposero », tutti insieme, in coro, questa volta il verbo è al singolare; uno solo « rispose », Simon Pietro: « Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente! »

Tra le due risposte c’è un salto abissale, una « conversione ». Se prima, per rispondere, era bastato guardarsi intorno, aver ascoltato le opinioni della gente, ora devono guardarsi dentro, ascoltare una voce ben diversa, che non viene dalla carne e dal sangue, ma dal Padre che sta nei cieli. Pietro è stato oggetto di una illuminazione « dall’alto ».

È il primo chiaro riconoscimento, stando ai vangeli, della vera identità di Gesù di Nazareth. Il primo atto pubblico di fede in Cristo della storia! Pensiamo alla scia prodotta in mare da un bel vascello. Essa va allargandosi a misura che il vascello avanza, fino a perdersi all’orizzonte. Ma comincia con una punta che è la punta stessa del vascello. Così è della fede in Gesù Cristo. Essa è una scia che è andata allargandosi nella storia, fino a raggiungere « gli estremi confini della terra ». Ma comincia con una punta. E questa punta è l’atto di fede di Pietro: « Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente ». Gesù usa un’altra immagine, che, più che il movimento, fa risaltare la stabilità; un’immagine in verticale, anziché in orizzontale: roccia, pietra: « Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa ».

Gesù cambia il nome a Simone, come si fa nella Bibbia quando uno riceve una nuova importante missione: lo chiama Kefa, Roccia. La vera roccia, la « pietra angolare » è, e resta, lui stesso, Gesù. Ma, una volta risorto e asceso al cielo, questa « pietra angolare », pur se presente e operante, è invisibile. Occorre un segno che la rappresenti, che renda visibile ed efficace nella storia questo « fondamento inconcusso » che è Cristo. E questo sarà appunto Pietro e, dopo di lui, colui che ne farà le veci, il papa, successore di Pietro, come capo del collegio degli apostoli.

Ma torniamo all’idea del sondaggio. Il sondaggio di Gesù, abbiamo visto, si svolge in due tempi, comporta due quesiti fondamentali: primo: « Chi dice la gente che io sia? »; secondo, « Voi chi dite che io sia? ». Gesù non sembra dare molta importanza a quello che pensa la gente di lui; gli interessa sapere cosa pensano i suoi discepoli. Li incalza con quel « ma voi chi dite che io sia? ». Non permette che si trincerino dietro le opinioni altrui, vuole che dicano la loro opinione.

La situazione si ripete, quasi identica, al giorno d’oggi. Anche oggi « la gente », l’opinione pubblica, ha le sue idee su Gesù. Gesù è di moda. Guardiamo a quello che avviene nel mondo della letteratura e dello spettacolo. Non passa anno che non esca un romanzo o un film con una propria visione distorta e dissacratoria di Cristo. Il caso del Codice da Vinci di Dan Brown è stato il più clamoroso e sta avendo tanti imitatori.

Poi ci sono quelli che sono a metà strada. Come la gente del suo tempo, ritiene Gesù « uno dei profeti ». Una persona affascinante, lo si colloca accanto a Socrate, Gandhi, Tolstoj. Sono sicuro che Gesù non disprezza queste risposte, perché di lui si dice che « non spegne il lucignolo fumigante e non spezza la canna incrinata », cioè sa apprezzare ogni sforzo onesto da parte dell’uomo. Ma è una risposta che non regge, neppure alla logica umana. Gandhi o Tolstoj non hanno mai detto: « Io sono la via, la verità e la vita », oppure « Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me ».

Con Gesù non ci si può fermare a metà strada: o è quello che dice di essere, o non è un grande uomo, ma il più grande pazzo esaltato della storia. Non ci sono vie di mezzo. Esistono edifici e strutture metalliche (una credo sia la torre Eiffel di Parigi) così fatti che se si tocca un certo punto, o si asporta un certo elemento, crolla tutto. Tale è l’edificio della fede cristiana, e questo punto nevralgico è la divinità di Gesù Cristo.

Ma lasciamo le risposte della gente e veniamo a noi credenti. Non basta credere nella divinità di Cristo, bisogna anche testimoniarla. Chi lo conosce e non da testimonianza di questa fede, anzi la nasconde, è più responsabile davanti a Dio di chi non ha la stessa fede. In una scena del dramma « Il padre umiliato » di Claudel, una fanciulla ebrea, bellissima ma cieca, alludendo al duplice significato di luce, chiede al suo amico cristiano: « Voi che ci vedete, che uso avete fatto della luce? ». È una domanda rivolta a tutti noi che ci professiamo credenti.

portico della Basilica di Sant’Antonio a Roma…… buona notte a tutti

portico della Basilica di Sant'Antonio a Roma...... buona notte a tutti dans immagini buon...notte, giorno

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« Chi si abbasserà sarà innalzato »

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Sant’Isacco Siriano (7o secolo), monaco nella regione di Ninive (nell’Iraq attuale)
Discorsi ascetici, 1a parte, 58

« Chi si abbasserà sarà innalzato »

C’è un’umiltà che viene dal timore di Dio, e c’è un’umiltà che viene da Dio stesso. C’è chi è umile perché teme Dio, e c’è chi è umile perché conosce la gioia. Uno, quello che è umile perché teme Dio, riceve la mitezza nel suo corpo, l’equilibrio dei sensi e un cuore spezzato in ogni tempo. L’altro, che è umile perché conosce la gioia, riceve una grande semplicità e un cuore allargato che nulla può più trattenere.

la Vergine Maria con il Bambino, Basilica di Sant’Antonio, Roma

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Publié dans:immagini sacre |on 22 août, 2008 |Pas de commentaires »

Il Papa riconosce nel fratello una guida per la sua vita

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Il Papa riconosce nel fratello una guida per la sua vita

Per la consegna della cittadinanza onoraria a monsignor Georg Ratzinger

CASTEL GANDOLFO, venerdì, 22 agosto 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha riconosciuto che suo fratello, monsignor Georg Ratzinger, ha sempre rappresentato per lui un « punto di orientamento » e una guida, soprattutto nei momenti difficili.

Questo giovedì, il Pontefice si è concesso ad alcune confidenze in occasione della cerimonia nella quale il Sindaco di Castel Gandolfo, Maurizio Colacchi, ha consegnato la cittadinanza onoraria a nome dell’amministrazione comunale a monsignor Ratzinger.Il Sindaco ha spiegato che questa onorificenza giunge a coronamento della sua trentennale attività musicale in qualità di Direttore del coro di voci bianche della Cattedrale di Ratisbona, il “Regensburger Domspatzen”. « Dall’inizio della mia vita mio fratello è stato sempre per me non solo compagno, ma anche guida affidabile – ha confessato il Papa –. È stato per me un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni ».

« Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili », ha aggiunto durante l’atto tenutosi nella Sala degli Svizzeri della sua residenza estiva.

Il Papa ha quindi ricordato gli anni in cui è stato professore di Teologia a Ratisbona « dove realmente la bella musica ascoltata in cattedrale, domenica dopo domenica, per me è stata un conforto, una consolazione, una gioia intima, riflesso della bellezza di Dio ».

« Mio fratello ha accennato al fatto che nel frattempo siamo arrivati all’ultima tappa della nostra vita, alla vecchiaia. I giorni da vivere si riducono progressivamente », ha riconosciuto.

« Ma anche in questa tappa – ha aggiunto – mio fratello mi aiuta ad accettare con serenità, con umiltà e con coraggio il peso di ogni giorno. Lo ringrazio”.Il Papa ha quindi ringraziato anche il comune di Castel Gandolfo « per questo gesto, che è realmente gratificante anche per me ».

Da parte sua, monsignor Ratzinger, di 85 anni, si è detto profondamente grato, indicando come la musica faccia crescere i valori positivi nell’uomo, creando unità, comunione e gioia. Monsignor Ratzinger è nato a Marktl am Inn il 15 gennaio del 1924. Ha cominciato a suonare l’organo nella sua parrocchia all’età di 11 anni.

Alla guida del coro di voci bianche e del coro a voci virili della Cattedrale di Ratisbona, il maestro Ratzinger ha tenuto centinaia di concerti in tutto il mondo, partecipando a rassegne corali internazionali di musica sacra negli Stati Uniti, in Scandinavia, Canada, Taiwan, Giappone, Irlanda, Polonia, Ungheria, Italia e Città del Vaticano; oltre alle numerosissime esibizioni in tutta la Germania.

Alla guida degli stessi cori ha partecipato a numerose incisioni per Deutsche Grammophon, Ars Musici e altre importanti etichette discografiche con corpose produzioni dedicate a Johann Sebastian Bach, Heinrich Schütz, Felix Mendelssohn e moltri altri.

Nel 1967 è stato promosso a Prelato di Sua Santità, mentre nel 1981 è stato insignito del titolo di Bundesverdienstkreuz della Repubblica Federale di Germania. Il 19 maggio 2005, invece, è stato insignito dell’onorificenza austriaca di Croce d’onore di prima classe per la scienza e l’arte.

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 22 août, 2008 |Pas de commentaires »
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