Archive pour août, 2008

Giovanni Battista, martire della verità

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Giovanni Paolo II
Lettrera apostolica Tertio Millenio adveniente, 37 (© copyright Libreria Editrice Vaticana)

Giovanni Battista, martire della verità

La Chiesa del primo millennio nacque dal sangue dei martiri: «Sanguis martyrum – semen christianorum » (Tertulliano). Gli eventi storici… non avrebbero mai potuto garantire uno sviluppo della Chiesa quale si verificò nel primo millennio, se non fosse stato per quella seminagione di martiri e per quel patrimonio di santità che caratterizzarono le prime generazioni cristiane. Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti — sacerdoti, religiosi e laici — hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo. La testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, come rilevava già Paolo VI …È una testimonianza da non dimenticare…

Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi « militi ignoti » della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze… Occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la necessaria documentazione.

Ciò non potrà non avere anche un respiro ed una eloquenza ecumenica. L’ecumenismo dei santi, dei martiri, è forse il più convincente. La « communio sanctorum » parla con voce più alta dei fattori di divisione… Il più grande omaggio, che tutte le Chiese renderanno a Cristo alla soglia del terzo millennio, sarà la dimostrazione dell’onnipotente presenza del Redentore mediante i frutti di fede, di speranza e di carità in uomini e donne di tante lingue e razze, che hanno seguito Cristo nelle varie forme della vocazione cristiana

una « Madonnella » à via Monserrato, vicino all’Ambasciata di Francia in Italia

una
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Publié dans:immagini sacre |on 1 août, 2008 |Pas de commentaires »

Predicatore del Papa: Gesù chiede la comunione delle risorse della terra

dal sito:

http://www.zenit.org/article-15154?l=italian

Predicatore del Papa: Gesù chiede la comunione delle risorse della terra

ROMA, giovedì, 31 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima, XVIII del tempo ordinario.

* * *

XVIII Domenica del tempo ordinario

Isaia 55, 1-3; Romani

8,35.37-30; Matteo 14, 13-21

TUTTI MANGIARONO E FURONO SAZIATI

Un giorno Gesù si era ritirato in un luogo solitario, lungo la sponda del mare di Galilea. Ma quando fece per sbarcare, trovò una grande folla che lo attendeva. Egli « sentì compassione per loro e guarì i loro malati ». Parlò loro del regno di Dio. Intanto però si era fatto sera. Gli apostoli gli suggeriscono di congedare le folle, perché si procurino da mangiare nei villaggi vicini. Ma Gesù li lascia di stucco, dicendo loro, in modo che tutti sentano: « Date loro voi stessi da mangiare! ». « Non abbiamo, gli rispondono sconcertati, che cinque pani e due pesci! » Gesù ordina di portarglieli. Invita tutti a sedersi. Prende i cinque pani e i due pesci, prega, ringrazia il Padre, poi ordina di distribuire il tutto alla folla. « Tutti mangiarono e furono saziati e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati ». Erano cinquemila uomini, senza contare, dice il Vangelo, le donne e i bambini. Fu il picnic più gioioso nella storia del mondo!

Cosa ci dice questo vangelo? Primo, che Gesù si preoccupa e « sente compassione » di tutto l’uomo, corpo e anima. Alle anime distribuisce la parola, ai corpi la guarigione e il cibo. Voi direte: allora, perché non lo fa anche oggi? Perché non moltiplica il pane per i tanti milioni di affamati che ci sono sulla terra? Il vangelo della moltiplicazione dei pani contiene un dettaglio che ci può aiutare a trovare la risposta. Gesù non fece schioccare le dita e apparire, come per magia, pane e pesci a volontà. Chiese che cosa avevano; invitò a condividere quel poco che avevano: cinque pani e due pesci. Lo stesso fa oggi. Chiede che mettiamo in comune le risorse della terra.

È risaputo che, almeno dal punto di vista alimentare, la nostra terra sarebbe in grado di mantenere ben più miliardi di esseri umani di quelli attuali. Ma come possiamo accusare Dio di non fornire pane a sufficienza per tutti, quando ogni anno distruggiamo milioni di tonnellate di scorte alimentari, che chiamiamo « eccedenti », per non abbassare i prezzi? Migliore distribuzione, maggiore solidarietà e condivisione: la soluzione è qui.

Lo so: non è così semplice. C’è la mania degli armamenti, ci sono governanti irresponsabili che contribuiscono a mantenere tante popolazioni nella fame. Ma una parte di responsabilità ricade anche sui paesi ricchi. Noi siamo ora quella persona anonima (un ragazzo, secondo uno degli evangelisti) che ha cinque pani e due pesci; solo che ce li teniamo stretti e ci guardiamo bene dal consegnarli perché siano divisi tra tutti. Per il modo in cui è descritta (« prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, li benedisse, spezzò i pani e li diede ai discepoli »), la moltiplicazione dei pani e dei pesci ha fatto sempre pensare alla moltiplicazione di quell’altro pane che è il corpo di Cristo. Per questo le più antiche rappresentazioni dell’Eucaristia ci mostrano un canestro con cinque pani e, ai lati, due pesci, come il mosaico scoperto a Tabga, in Palestina, nella chiesa eretta sul luogo della moltiplicazione dei pani, o nell’affresco famoso delle catacombe di Priscilla.

In fondo, anche quello che stiamo facendo in questo momento è una moltiplicazione dei pani: il pane della parola di Dio. Io ho spezzato il pane della parola e Internet ha moltiplicato le mie parole, sicché ben più di cinquemila uomini, anche questa volta, hanno mangiato e si sono saziati. Resta un compito: « raccogliere i pezzi avanzati », far giungere la parola anche a chi non ha partecipato al banchetto. Farsi « ripetitori » e testimoni del messaggio.

Publié dans:Padre Cantalamessa, ZENITH |on 1 août, 2008 |Pas de commentaires »

L’uomo per la cultura (Ravasi) del Papa analizza il nuovo interesse per la Bibbia

dal sito: 

http://www.zenit.org/article-15164?l=italian

L’uomo per la cultura del Papa analizza il nuovo interesse per la Bibbia

Intervista all’Arcivescovo Ravasi in preparazione del Sinodo della Parola

di Paolo Centofanti

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 31 luglio 2008 (ZENIT.org).- L’uomo per la cultura di Benedetto XVI, l’Arcivescovo Gianfranco Ravasi, constata un rinnovato interesse per le Sacre Scritture e la volontà di sostenerne lo studio e l’analisi. Lo testimoniano una recente indagine realizzata sulla conoscenza della Bibbia da parte dei fedeli e il progetto che ne vedr

à a ottobre la lettura in tv, su Rai 1 (cfr. ZENIT, 3 luglio 2008).

I Sacri testi saranno declamati da Papa Benedetto XVI (che aprirà e chiuderà i 7 giorni continui di lettura), da esponenti delle comunità che basano la propria religione sul Vecchio Testamento (come il Rabbino Capo della Comunità Ebraica, Riccardo Di Segni) e dai fedeli che si iscriveranno online. L’iniziativa è organizzata in occasione del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio.

ZENIT ne ha parlato con monsignor Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione dei Beni Culturali, che ha spiegato il progetto e ha illustrato i risultati dell’indagine.

Nei mesi scorsi è stata presentata in Vaticano una ricerca sociale sulla Bibbia e la sua conoscenza. Può dirci quali sono state le motivazioni e quali sono gli obiettivi?

Monsignor Ravasi: Questa ricerca è stata effettuata dalla Federazione Biblica Cattolica internazionale, che è una istituzione a sé stante, che ha connessioni con il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani.E’ una ricerca che

è stata realizzata soprattutto in connessione con il Sinodo dei Vescovi, che quest’anno sarà dedicato proprio alla Bibbia.

Una ricerca che aveva anche il significato di fare il punto, dopo circa 40 anni dal Concilio Vaticano II, che aveva segnato quasi una sorta di riappropriazione della Bibbia da parte del mondo dei cattolici e della Chiesa Cattolica.

La Bibbia era certamente conosciuta anche precedentemente, soprattutto attraverso la liturgia, la catechesi, ma non in una maniera così sistematica e continua come è avvenuto dopo, soprattutto dopo quel documento fondamentale che è stato la Dei Verbum, questo testo sulla divina rivelazione del Concilio Vaticano II

Questo quindi era lo scopo principale, riuscire in qualche modo a testare la sensibilità nei confronti della Bibbia delle comunità ecclesiali di nove Nazioni, a cui si aggiungeranno tra poco altre quattro, in modo da poter avere una visione articolata e completa del rapporto tra la parola di Dio e le comunità.

Quali sono stati i risultati dell’indagine? Monsignor Ravasi: Devo dire che i risultati sono stati molto articolati, proprio perché lo schema e la struttura dell’investigazione erano molto accurati, entrando anche in aspetti inediti, e la campionatura era molto vasta.

Possiamo veramente dire che sono risultati interessanti e fondati, sempre naturalmente con tutti i limiti che hanno queste rilevazioni.

Si potrebbero fare almeno due considerazioni su questa base, questo paniere enorme di dati.

La prima è che indubbiamente in alcuni Paesi rispetto ad altri c’è ancora una distanza notevole dal testo sacro, dalla Bibbia.

Facciamo solo un esempio di un modello di questa investigazione, che può diventare significativo. Vi

è per esempio la domanda sulla lettura di una pagina biblica nell’arco dell’ultimo anno.Negli Stati Uniti è il 73% della popolazione ad aver letto un testo biblico nell’ultimo anno. Il che vuol dire quasi la totalità di tutti coloro che hanno abitudine alla lettura.

Dall’altra parte arriviamo invece ad esempio in Italia, e troviamo che soltanto un quarto dei lettori italiani ha preso in mano nell’arco dell’ultimo anno almeno una pagina biblica.

Questo è un esempio. Le risposte sono appunto molto variegate e in alcuni Paesi il cammino è molto lungo da fare. Curiosamente, uno dei Paesi ultimi in assoluto, a sorpresa anche perch

é è un Paese cattolico di grandi tradizioni, ma che probabilmente segna veramente una sorta di iato con il suo passato, è la Spagna, che risulta quasi sempre ultima in questo approccio.

La seconda considerazione è che però c’è indubbiamente, in molti, il desiderio di ritornare a questo testo, soprattutto considerandolo non soltanto, come è ovvio per il credente, norma di vita, lampada per i passi nel cammino della vita (per usare una frase della Bibbia stessa), ma anche come grande testo della cultura; quello che si suol dire « il Grande Codice », usando questa espressione che era di un poeta e pittore inglese, William Blake, che è stata ripresa da grande critico canadese, Norton Frye, che l’ha fatto diventare il titolo di un suo saggio molto importante. Grande Codice perch

é era il punto di riferimento della cultura.

E qui voglio citare un elemento molto significativo: in Italia un numero notevole di persone, il 63%, esige che nella scuola si inserisca la lettura della Bibbia.

Alcune settimane fa è stato presentato un progetto di lettura in televisione della Bibbia, può parlarcene?

Monsignor Ravasi: E’ stato un progetto concepito soprattutto da Rai1, la quale ha voluto che in occasione del Sinodo dei Vescovi di ottobre vi fosse la possibilità di proporre in maniera integrale tutte le Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Ad aprire questa lettura, che durerà un’intera settimana, giorno e notte, sarà il Papa stesso che leggerà in diretta la prima pagina in assoluto della Bibbia e delle Scritture ebraiche e cristiane, cioè il capitolo I della Genesi.Questo testo verr

à poi subito dopo letto in ebraico dal Rabbino Capo di Roma, in modo tale da avere anche la testimonianza della comunità che ha al centro le Scritture dell’Antico Testamento.

Poi ci saranno voci delle varie confessioni cristiane, e dopo le voci cristiane naturalmente vi saranno tutti coloro che ritenendo significativo il loro desiderio di proclamare questo testo lo leggeranno.

Naturalmente saranno dei brani già definiti, ci si iscriverà attraverso via informatica e si comincerà questo lungo itinerario che avrà al suo interno soprattutto questo scopo: cercare di proporre la Parola.

Una parola che risuoni solenne in mezzo alle molte chiacchiere che la stessa televisione offre, e che il nostro mondo attualmente usa, così da costituire quasi una specie di brusio, di rumore di fondo della civiltà contemporanea. Queste invece sono parole che in qualche modo « incidono » ferite nell’abitudine, « incidono » messaggi, ed

è per questa ragione che è significativo che la Parola sia letta in questa forma corale, in modo tale che non sia più concepita soltanto come una componente religiosa, ma sia una vera e propria testimonianza della cultura, della civiltà, dell’umanità.

Tant’è vero che qualora un non credente, un ateo, un agnostico o anche un musulmano o un appartenente ad un’altra religione desiderasse proclamare questa parola, non si esclude che lo possa fare.

L’importante è che appunto sia iscritto a questa lunga voce ininterrotta, che propone la Parola di Dio per i credenti, il grande testo della cultura e della civiltà occidentale per tutti.

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