Archive pour juin, 2008

« Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello ? »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/23/2008#

San Giovanni Climaco (circa 575-circa 650), monaco nel Monte Sinai
La scala santa, 10° grado

« Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello ? »

Sentiti alcuni maledire il prossimo, li ho rimproverati. Per difendersi, questi operatori di iniquità hanno risposto: «Per carità e per sollecitudine parliamo così!» Ho risposto loro: Smettete di praticare simile carità, altrimenti accuserete di menzogna colui che ha detto: «Chi calunnia in segreto il suo prossimo io lo farò perire» (Sal 100,5). Se ami quell’uomo, come dici, prega in segreto per lui e non disprezzarlo. Questo modo di amare piace al Signore; non perdere di vista questo, e applicati con molta cura a non giudicare i peccatori. Giuda era del novero dei discepoli e il ladrone faceva parte dei malfattori, eppure quale cambiamento stupendo in un attimo!…

Rispondi dunque a colui che parla male del prossimo: «Smetti, fratello! Io stesso cado ogni giorno in colpe più gravi; come allora potrei condannare costui? « Ne trarrai un doppio profitto: guarirai te stesso e guarirai il tuo prossimo. Non giudicare è una scorciatoia che conduce prontamente al perdono dei peccati, se è vera questa parola: «Non giudicate e non sarete giudicati»… Alcuni hanno commesso grandi colpe alla vista di tutti, ma hanno compiuto in segreto i più grandi atti di virtù. Così i loro accusatori si sono ingannati attaccandosi solo al fumo senza vedere il sole…

I censori frettolosi e severi cadono in tale inganno perché non conservano il ricordo e il pensiero costante dei propi peccati… Giudicare gli altri, è usurpare senza vergogna una prerogativa divina; condannarli, è rovinare la propria anima… Come un buon vendemmiatore mangia l’uva matura e non coglie l’uva verde, così uno spirito benevolo e sensato nota con cura tutte le virtù che vede negli altri; è insensato invece colui che scruta le colpe e le deficenze

Gioia del dono del momento presente

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano7/van_thuan_speranza7.htm

Card. F.X.N. Van Thuan
scoprite la gioia della speranza
L’ultimo ritiro spirituale predicato da SER Card. Van Thuan

A cura di: Dermot Ryan, LC
Logos Press

Gioia del dono del momento presente

In questi momenti, abbiamo sempre tanto lavoro e poco tempo per riflettere e meditare; la televisione, il fax, il telefono, ci disturbano in continuazione.

Dobbiamo ricorrere ai testi dei grandi Padri della Chiesa per essere aiutati perché loro hanno più incontro con Dio di noi.

Voglio meditare brevemente con voi sulla gioia del dono del momento presente. Penso che bisogna cercare qualcosa di semplice per la nostra santità. Nella nostra vita di battezzati, abbiamo un tesoro molto ricco e importante ma che non apprezziamo, cioè, il momento presente.

Tutti lo possediamo e più avanziamo nella vita e approfondiamo la nostra vita spirituale, più vediamo che il momento presente è importante. È un elemento chiave della vita spirituale, non soltanto per noi cattolici, ma anche per le altre religioni, per i buddisti come per i musulmani.

I buddisti dicono che la gente domanda a Budda perché i suoi discepoli consumano soltanto un pasto al giorno e sono gioiosi. Budda risponde che loro non pensano al passato perché è già passato, non pensano al futuro perché deve ancora venire, pensano solo al momento presente e perciò sono contenti con un solo pasto.

Nel libro di preghiera dei musulmani c’è scritto: quando è sera non aspettare il mattino e quando è mattino non aspettare la sera.

Vi racconto la mia esperienza. Quando ero giovane, ciò che aveva detto santa Teresa del Bambino Gesù sul momento presente, mi aveva colpito molto ma la mia pratica non era ancora approfondita.
La sera dell’Assunzione del 1975, come vi ho già raccontato, fui arrestato nel palazzo della presidenza e mi portarono in una parrocchia vicino alle montagne, a quindici chilometri dal vescovado. Ero in macchina con due poliziotti; ci precedeva un carro armato e ci seguiva una vettura con dei soldati. Avevo con me solo l’abito talare, un po’ di carte, un fazzoletto e il rosario. Mi resi conto che non avevo ormai alcuna possibilità di decisione e mi ricordai di un vescovo americano che fu prigioniero in Cina e che quando fu rilasciato non poteva più camminare. Arrivato in America, fu intervistato e la prima cosa che disse fu di avere passato il suo tempo ad aspettare.
In carcere, tutti attendono ad ogni istante la liberazione, ma io mi sono detto, mentre mi stavano accompagnando che era un’illusione sperare di tornare a Roma e di fare un lavoro importante perché la cosa più probabile, nelle condizioni in cui mi trovavo, era che sopraggiungesse la morte.
Decisi quindi che avrei vissuto il momento presente e che lo avrei colmato di amore, ma non era facile mettere in pratica questa decisione.
Quando giunsi alla diocesi, vidi la polizia ovunque, tutto era stato bruciato e confiscato, non vi erano più Bibbie o testi spirituali e le suore, cacciate dai conventi, lavoravano nei campi. Ero tormentato da tale situazione, ma una notte mi fu suggerito di scrivere lettere, come fece san Paolo quando era prigioniero.
L’indomani, chiamai un bambino e gli chiesi di dire alla sua mamma di darmi dei blocchi di un vecchio calendario e di portarmelo la sera. Così cominciai a scrivere la notte, con la lampada a petrolio e con il tormento delle zanzare. La mattina consegnavo i fogli al bambino dicendogli che li desse alle sue sorelle per ricopiarli e conservarli.

Il 18 marzo, vigilia di san Giuseppe, fui arrestato di nuovo e messo in isolamento, ma quello che avevo scritto fu pubblicato mentre ero in prigione, senza che io lo sapessi. Il titolo di quel libro è « Il cammino della speranza ».
Due anni dopo, poiché ero in pessime condizioni di salute, mi misero agli arresti domiciliari nel nord del Vietnam, dove da dieci anni non c’era il parroco e la gente era poco praticante. Mi sorvegliava sempre una persona che, all’inizio, era molto dura con me ma che poi, poco a poco, mi si affezionò e mi aiutò.
Ricominciai quindi a scrivere in clandestinità e i miei scritti furono poi pubblicati con il titolo: « Il cammino della speranza alla luce della Parola di Dio e del Concilio  » (« La speranza non delude » pubblicato, in parte, da Città Nuova).
Scrissi poi un altro libro che è uscito in francese e in spagnolo ma non in italiano « I pellegrini del cammino della speranza ».
Il poliziotto che mi sorvegliava diventò infine del tutto solidale con me, comprò anche la carta per farmi scrivere e quando vedeva gente del sud la faceva venire da me, di notte. Così potei affidare loro le bozze del mio libro che portarono, nascoste sotto i pantaloni, nel sud Vietnam dove furono pubblicate in clandestinità e furono di aiuto, soprattutto ai consacrati, durante gli anni di persecuzione.
Il governo venne a conoscenza di questi libri e ordinò ai vescovi di farli bruciare, il che costituì la più grande pubblicità per i miei scritti e ne fece aumentare notevolmente le vendite.
Quando lessi la vita di sant’Ignazio chiesi al Signore una grazia alla sequela del santo che, quando era in ospedale ferito, fu molto aiutato dalla lettura dell’ « Imitazione di Gesù Cristo ».
L’ »Imitazione di Gesù Cristo » è in quattro volumi: La sequela di Gesù, La resistenza alla tentazione, 1 Sacramenti per rinforzare la vita, L’Eucaristia.
Il secondo libro che ha aiutato Ignazio è « La vita di Gesù » e si può fare un parallelo con « La speranza non delude » perché vi è dentro la parola di Dio.
Il terzo libro che ha aiutato Ignazio è « La vita dei Santi » che si può accostare a « I pellegrini del cammino della speranza » in cui vi è la testimonianza di piùdi trecento storie che si possono utilizzare per le omelie o la catechesi.
I tre libri che ho citato hanno aiutato molto Ignazio per la sua conversione, dopo la quale andò a Montserrat per fare un lungo ritiro e scrivere gli Esercizi Spirituali.

Io non avevo pensato di scrivere gli Esercizi Spirituali mentre ero in prigione, ma il Papa, dopo, me li ha fatti scrivere. Ho avuto anch’io un po’ come Ignazio, quando era in ritiro a Montserrat, momenti di disperazione, di rivolta, di gioia.

Chiediamoci se è possibile essere sacerdoti santi nel momento presente. È vivendo il presente che si possono adempiere bene i doveri di ogni giorno. Se ciascuno lo facesse, nei differenti ruoli, tutto il mondo sarebbe trasfigurato. È vivendo il presente che le croci diventano sopportabili, è vivendo il presente che si possono cogliere le ispirazioni di Dio, gli impulsi della sua grazia, è vivendo il presente che possiamo costruire fruttuosamente la nostra santità. Diceva San Francesco di Sales che ogni attimo viene carico di un ordine e va a sprofondarsi nell’eternità per fissare ciò che ne abbiamo fatto.
Gesù ci ha chiesto di vivere bene ogni minuto perché santo è colui che è fedele nelle piccole cose. In modico fidelis. Gesù dice: « lo faccio sempre ciò che piace al Padre » (Gv 8, 29). Questo è il presente. Gesù ci ha domandato anche di pregare sempre: arate semper.
Bisogna essere l’amore nel momento presente, con Dio e con tutti. Si possono fare grandi cose, predicare bene, insegnare bene, costruire bene, ma è difficile fare bene tutto; solo nella santità si può farlo. Fare la volontà di Dio è l’atto più intelligente e che porta più frutti. L’uomo realizza se stesso nella comunione con Dio dicendo di sì a Lui in ogni momento della sua vita, rispondendo al sì che Dio ha detto creandolo per amore.
L’uomo trova se stesso nel rapporto con Dio e tutta la sua felicità. Vivere il presente e lavorare a due. È molto saggio trascorrere il tempo che abbiamo seguendo perfettamente la volontà di Dio e per fare questo occorrono volontà, decisione, ma soprattutto una confidenza in Dio che può giungere fino all’eroismo. Se non posso fare nulla in una data circostanza o per una persona cara in pericolo o malata, posso però fare quello che si vuole da me in quel momento: studiare bene, pulire bene, pregare bene, accudire bene i miei bambini.

Vivendo bene il presente, avverrà come ha detto Paolo: Vivit in me Christus (Gal 2, 20) ed io posso tutto, tramite Lui. Anche l’ascetismo è vivere il presente. Non èfacile piacere sempre a Dio, non è facile sorridere a tutti ogni momento, non è facile amare tutti ogni momento, ma se siamo sempre amore nel presente, senza rendercene conto, siamo nulla per noi stessi e affermiamo con la vita la superiorità di Dio, il suo essere tutto. Basta vivere nell’amore.
I doveri di ogni istante, sotto le loro oscure apparenze, nascondono la verità del divino volere. Essi sono come il sacramento del momento presente.
Quando ero in prigione, pensavo ogni giorno alla santità e alla fine mi convinsi che non vi era altro che vivere bene il momento presente perché la nostra vita è composta da milioni di minuti.
Per fare una linea retta, bisogna fare migliaia di punti e se, facciamo bene ogni punto, essa diventa una bella linea retta. La nostra vita è formata da milioni di minuti; se viviamo bene ogni minuto, abbiamo una vita santa. Non si può essere santi con intervalli, non si può vivere respirando ad intervalli perché bisogna respirare sempre.

Per concludere, voglio richiamare le parole di Teresa del Bambino Gesù e di Teresa di Calcutta.
Santa Teresa del Bambino Gesù ha detto: « Non ho occhi che per amare ». Ha scritto anche di profittare del nostro unico momento di sofferenza e di badare solo all’attimo che passa perché un attimo è un tesoro e, per amare Dio sulla terra, non vi è altro che l’oggi (Santa Teresa di Lisieux, seconda lettera a Giovanna e Maria Guérin. ).
Lo stesso, dice santa Teresa, è anche per la sofferenza che di minuto in minuto si può sopportare perché si avverte solo la sofferenza del momento mentre se si pensa al passato e all’avvenire si perde il coraggio. Soffrire solo nell’attimo presente non è troppo gravoso.

Madre Teresa di Calcutta mi scrisse una lettera dicendomi, tra l’altro, che non è il numero delle nostre attività che è importante ma l’intensità di amore che mettiamo in ciascuna azione.

Penso che soprattutto a noi che abbiamo sempre tanto lavoro, il momento presente porti grande aiuto.

Sia lodato Gesù Cristo!

Publié dans:meditazioni |on 23 juin, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

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http://www.freefoto.com/browse/12-00-0?ffid=12-00-0

« Non temete gli uomini; non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/22/2008#

Imitazione di Cristo, trattato spirituale del 15o secolo
Libro II, cap. 1

« Non temete gli uomini; non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato »

« Non hai stabile dimora quaggiù » (Eb 13,14). Dovunque tu abbia a trovarti, sei un forestiero e un pellegrino, né mai avrai pace se non sarai strettamente unito a Cristo. Perché ti guardi tutto attorno quaggiù, se non è questo il luogo della tua pace? La tua dimora deve essere tra le cose celesti; quelle terrene le devi guardare come di passaggio. Passano tutte le cose, e con esse anche tu; vedi di non invischiarti, per evitare di essere catturato e perire.

Sia il tuo pensiero sempre presso l’Altissimo; e la tua preghiera si diriga, senza sosta a Cristo. Che se non riesci a meditare le profonde realtà celesti, cerca rifugio nella passione di Cristo e prendi lieta dimora nelle sue sante ferite. Se ti sarai rifugiato, con animo devoto, nelle ferite e nelle piaghe preziose di Gesù, sentirai un gran conforto nella tribolazione, e non farai molto caso del disprezzo degli uomini, sopportando con facilità quanto si dice contro di te. Anche Cristo fu disprezzato dagli uomini in questo mondo e, nel momento in cui ne aveva maggior bisogno, fu abbandonato, tra sofferenze disonoranti, da quelli che lo conoscevano e gli erano amici. Cristo volle soffrire ed essere disprezzato; e tu osi lamentarti di qualcuno?…

Se vuoi regnare con Cristo, sorreggiti in Cristo e per mezzo di Cristo. Che se, una sola volta tu riuscissi ad entrare perfettamente nell’intimo di Gesù, gustando un poco dell’ardente suo amore, non ti preoccuperesti per nulla di ciò che ti piace o non ti piace; troveresti gioia, invece nelle offese che ti si fanno. Giacché l’amore per Gesù ci porta a disprezzare noi stessi. L’uomo che ama Gesù e la verità, l’uomo veramente interiore e libero da desideri contrari alla suprema volontà, può volgersi a Dio senza impacci, e innalzarsi in ispirito sopra se stesso, ricavandone una pace ricca di frutto. Veramente saggio, e dotto di una dottrina impartita da Dio più che dagli uomini, è colui che stima tutte le cose per quello che sono, non per quello che se ne dice nei giudizi umani.

Vetrate – immagini di Gesù

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Publié dans:immagini sacre |on 21 juin, 2008 |Pas de commentaires »

Padre Camtalamessa, Più diminuisce il timore di Dio, più cresce la paura degli uomini!”

dal sito: 

http://www.zenit.org/article-14755?l=italian

“Più diminuisce il timore di Dio, più cresce la paura degli uomini!”

Padre Raniero Cantalamessa commenta la liturgia domenicale

ROMA, venerdì, 20 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima.

* * *

XII Domenica del tempo ordinario

Geremia 20, 10-13; Romani 5, 12-15; Matteo 10, 26-33

Abbiate timore, ma non abbiate paura!

Il vangelo di questa domenica contiene diversi spunti, ma tutti si possono riassumere in questa frase apparentemente contraddittoria: « Abbiate timore, non abbiate paura ». Dice Gesù: « Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna ». Degli uomini non dobbiamo avere né timore, né paura; di Dio dobbiamo avere timore, ma non paura.

C’è dunque differenza tra paura e timore e cerchiamo in questa occasione di capire perché e in che consiste. La paura è una manifestazione del nostro istinto fondamentale di conservazione. È la reazione a una minaccia portata alla nostra vita, la risposta a un pericolo vero o presunto: dal pericolo più grande di tutti, che è quello della morte, ai pericoli particolari che minacciano o la tranquillità, o la incolumità fisica, o il nostro mondo affettivo. A seconda che si tratti di pericoli reali, o immaginari, si parla di

paure giustificate e di paure ingiustificate e patologiche. Come le malattie, le paure possono essere o acute o croniche. Le paure acute sono stati determinati da una situazione di pericolo straordinario. Se io sto per essere investito da un’auto, o comincio a sentire la terra tremarmi sotto i piedi per il terremoto, queste sono paure acute. Questi spaventi, come sorgono improvvisamente e senza preavviso, così scompaiono con il cessare del pericolo, lasciando semmai solo un brutto ricordo. Le paure croniche sono quelle che vivono con noi, che ci portiamo dietro dalla nascita o dall’infanzia che crescono con noi, che diventano parte del nostro essere, e alle quali finiamo a volte perfino per affezionarci. Li chiamiamo complessi o fobie: claustrofobia, agorafobia e via dicendo.

Il vangelo ci aiuta a liberarci da tutte queste paure rivelando il carattere relativo, non assoluto, dei pericoli che le causano. C’è qualcosa di noi che niente e nessuno al mondo può veramente toglierci o danneggiare: per i credenti è l’anima immortale, per tutti la testimonianza della propria coscienza. Ben diverso dalla paura

è il timore di Dio. Il timore di Dio si deve imparare: « Venite, figli, ascoltatemi, dice un salmo; vi insegnerò il timore del Signore » (Sal 33,12); la paura invece, non c’è bisogno di impararla a scuola; sopraggiunge d’improvviso davanti al pericolo; le cose si incaricano da sole di incuterci paura.

Ma è il senso stesso del timore di Dio che è diverso dalla paura. Esso è una componente della fede: nasce dal sapere chi è Dio. È lo stesso sentimento che ci coglie davanti a uno spettacolo grandioso e solenne della natura. È il sentirsi piccoli di fronte a qualcosa di immensamente più grande di noi; è stupore, meraviglia, misti ad ammirazione. Di fronte al miracolo del paralitico che si alza in piedi e cammina, si legge nel vangelo, « tutti rimasero stupiti e davano lode a Dio; pieni di timore dicevano: Oggi abbiamo visto cose prodigiose » (Lc 5, 26). Il timore è qui semplicemente un altro nome dello stupore e della lode.Questo genere di timore

è compagno e alleato dell’amore: è la paura di dispiacere all’amato che si nota in ogni vero innamorato anche nell’esperienza umana. È chiamato spesso « principio della sapienza » perché porta a fare le scelte giuste nella vita. È addirittura uno dei sette doni dello Spirito Santo (cf. Is 11, 2)!

Come sempre, il vangelo non illumina solo la nostra fede, ma ci aiuta anche a capire la nostra realtà quotidiana. La nostra è stata definita un’epoca di angoscia (W. H. Auden). L’ansia, figlia della paura, è diventata la malattia del secolo ed è, dicono, una delle cause principali del moltiplicarsi degli infarti. Come spiegare questo fatto dal momento che noi abbiamo oggi, rispetto al passato, tante maggiori sicurezze economiche, assicurazioni sulla vita, mezzi per fronteggiare le malattie e ritardare la morte?Il motivo

è che è diminuito, se non scomparso del tutto, nella nostra società il santo timore di Dio. « Non c’è più timor di Dio! », lo ripetiamo a volte come battuta scherzosa, ma contiene una tragica verità. Più diminuisce il timore di Dio, più cresce la paura degli uomini! È facile da capire il perché di ciò. Dimenticando Dio, noi riponiamo ogni fiducia nelle cose di quaggiù, cioè in quelle cose che, a dire di Cristo, « il ladro può portare via e la tignola consumare ». Cose aleatorie che ci possono venir meno da un momento all’altro, che il tempo (la tignola!) inesorabilmente consuma. Cose che tutti ambiscono e che scatenano perciò concorrenza e rivalità (il famoso « desiderio mimetico » di cui parla René Girard), cose che bisogna difendere a denti stretti e a volte con il fucile in mano.

La caduta del timore di Dio, anziché più liberi dalla paure, ci ha resi impastati di esse. Guardiamo cosa succede nel rapporto tra genitori e figli nella nostra società. I padri hanno abbandonato il timore di Dio e i figli hanno abbandonato il timore dei padri! Il timore di Dio ha il suo riflesso e il suo equivalente in terra nel timore riverenziale dei figli verso i genitori. La Bibbia associa continuamente le due cose. Ma il fatto di non avere più nessun timore o rispetto dei genitori, rende forse i ragazzi e gli adolescenti di oggi più liberi e sicuri di sé? Sappiamo bene che è vero esattamente il contrario.

La via per uscire dalla crisi è riscoprire la necessità e la bellezza del santo timore di Dio. Gesú ci spiega proprio nel vangelo di domani che compagna inseparabile del timore è la fiducia in Dio. « Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! ». Dio non vuole incuterci timore, ma fiducia. Il contrario di quell’imperatore romano che diceva: « Oderint dum metuant« : mi odino pure, perché mi temano! Così dovrebbero fare anche i padri terreni: non incutere timore, ma fiducia. È proprio così che si alimenta il rispetto, l’ammirazione, la confidenza, tutto ciò che va sotto il nome di « sano timore ».

buona notte

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http://www.floralimages.co.uk/index2.htm

« Non affanatevi per la vostra vita »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&ordo=&localTime=06/21/2008#

San Silvano (1886-1938), monaco ortodosso
Scritti

« Non affanatevi per la vostra vita »

Il Signore ha detto ai suoi discepoli: «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). Questa pace di Cristo occorre domandarla a Dio, e il Signore la darà a chi la domanda; quando la riceviamo, dobbiamo vegliare santamente su di essa e farla crescere.

Colui che, nell’afflizione, non si abbandona alla volontà di Dio non può conoscere la misericordia di Dio. Se ti colpisce una disgrazia, non lasciarti abbattere, ma ricordati che il Signore ti guarda con benevolenza. Non accettare questo pensiero: «Il Signore getterà forse lo sguardo su di me che l’ho offeso?» perché il Signore è benevolenza per natura. Invece rivolgiti con fede a Dio e di’ come il figlio prodigo nel Vangelo: «Non sono degno di essere chiamato tuo figlio» (Lc 15,21). Allora vedrai quanto sei caro al Padre, e il tuo animo conoscerà una gioia indescrivibile.

buona notte

buona notte dans immagini sacre 002822
http://www.folp.free.fr/Search.php?getTheme=AUTOMNE

Publié dans:immagini sacre |on 20 juin, 2008 |Pas de commentaires »

« Sia fatta la tua volontà »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/19/2008#

Santa Teresa d’Avila (1515-1582), carmelitana, dottore della Chiesa
Il cammino di perfezione, cap.32/34

« Sia fatta la tua volontà »

«Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra». O mio tenero Maestro, quale gioia per me che tu non abbia fatto dipendere il compimento della tua volontà, da un volere così debole quanto il mio! … Quanto infelice sarei, se tu avessi voluto che dipendesse da me che si compia o no la tua volontà. Ora, ti do liberamente la mia volontà, anche se in un momento in cui questo dono non è meramente desinteressato, poiché una lunga esperienza mi ha fatto conoscere i vantaggi di tale abbandono. Che profitto immenso, amiche mie! Ma d’altra parte, che perdita immensa, se non adempiamo ciò che offriamo al Signore in questa domanda del Padre nostro…

Voglio dunque dirvi, o richiamarvi, qual’è questa volontà. Non temete che questa sia di darvi delle ricchezze, dei piaceri, degli onori né alcun bene di quaggiù. Egli non nutre per voi un amore così piccolo da darvi queste cose! Egli dà molta importanza al presente che gli offrite, e intende ricompensarvi molto per questo, poiché fin da questa vita vi dà il suo Regno… Guardate figlie mie, ciò che Dio ha dato al Figlio suo che egli amava al di sopra di tutto; in questo potrete riconoscere quale sia la sua volontà. Sì, tali sono proprio i beni che egli fa a noi in questo mondo. Dà in proporzione all’amore che nutre per ognuno di noi…, tenendo conto anche del coraggio che vede in ognuno e dell’amore che abbiamo per lui. Colui che lo ama molto, viene riconosciuto come capace di soffrire molto per lui, e colui che lo ama poco, di soffrire poco. Per parte mia, sono certa che la misura della nostra forza per portare una grande croce oppure una piccola croce, è la misura del nostro amore…

Tutti i miei consigli in questo libro tendono a questo scopo: darci interamente al Creatore sottomettere la nostra volontà alla sua, distaccarci dalle creature; sicuramente ne avete capito tutta l’importanza, non dirò di più a questo proposito. Indicherò soltanto per quale motivo il nostro buon Maestro formula questa domanda del Padre nostro. È perché conosce quale grande vantaggio ci sia per noi nel fare questo piacere al Padre suo eterno. In questo ci disponiamo a giungere prontamente allo scopo del nostro viaggio e a dissetarci alle acque vive della fonte di cui vi ho parlato. Se invece non doniamo interamente la nostra volontà al Signore affinché lui stesso si prenda cura di quanto ci riguarda, mai ci permetterà di bervi.

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