Archive pour le 25 juin, 2008

Solennità di San Giovanni Battista

Solennità di San Giovanni Battista dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 25 juin, 2008 |Pas de commentaires »

Produrre frutti buoni

 dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/25/2008#

Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Omelie, 7

Produrre frutti buoni

In una vigna, si rivolta la terra attorno al ceppo di vite e si sarchiano le erbacce. Anche l’uomo deve sarchiare se stesso, profondamente attento a ciò che ci potrebbe essere ancora da sradicare nel fondo del suo essere, affinché il Sole divino possa avvicinarsene più immediatamente e brillarvi. Se lascerai che la forza dall’alto faccia la sua opera…, il sole diventerà luminoso, dirigerà i suoi raggi cocenti sui frutti e li renderà sempre più trasparenti. Saranno sempre più dolci, le bucce che li avvolgono diventeranno sottilissime. Così succede nel campo spirituale. Gli ostacoli intermedi diventano in fine così tenui che riceviamo senza sosta i tocchi divini molto da vicino. Ogni qualvolta ci rivolgiamo a lui, troviamo sempre dentro di noi il divino Sole che brilla con più chiarore di tutti i soli che hanno mai brillato nel firmamento. E così, tutto nell’uomo viene deificato al punto che non sente, non gusta, non conosce nulla di così reale quanto Dio, con una conoscenza innata, e questa conoscenza supera di gran lunga il modo di conoscenza della nostra ragione.

Infine, si tagliano le foglie dei tralci perché il sole possa diffondersi sui frutti senza incontrare nessun ostacolo. Così succede in questi uomini: ogni intermediario viene a cadere e ricevono tutto in modo diretto. Ecco che cadono preghiere, rappresentazioni dei santi, pratiche di devozione, esercizi. Che l’uomo si guardi tuttavia dal respingere queste pratiche prima che esse cadano da sole. A quel punto, il frutto diviene così indicibilmente dolce che nessun ragionamento può capirlo… Siamo una cosa sola con la dolcezza divina, così che il nostro essere è del tutto penetrato dall’Essere divino e che vi si perde come una goccia d’acqua in un grande fusto di vino… A questo punto le buone intenzioni, l’umiltà, non sono altro che semplicità, un mistero così radicalmente sereno che a malapena se ne ha coscienza.

Padre Cantalamessa: Natività di San Giovanni Battista

avevo scelto questa omelia per oggi, ieri, purtroppo ho problemi di condominio ed uno stiramento alla spalla, quindi la metto ora, l’omelia è dell’anno scorso quindi le letture non corrispondono, però il significato delle festa rimane, dal sito di Padre Cantalamessa:

http://www.cantalamessa.org/it/omelieView.php?id=103

Si chiamerà Giovanni

Natività di San Giovanni Battista
C – 2007-06-24 Isaia 49, 1-6;
Atti 13, 22-26;
Luca 1, 57-66.80.
Al posto della XII Domenica del Tempo Ordinario quest’anno si celebra la festa della Natività di S. Giovanni Battista. Si tratta di una festa antichissima risalente al IV secolo. Perché la data del 24 Giugno? Nell’annunciare la nascita di Cristo a Maria l’angelo le dice che Elisabetta sua parente è al sesto mese. Dunque il Battista doveva nascere sei mesi prima di Gesù e in questo modo è rispettata la cronologia (Il 24, anziché il 25 giugno, è dovuto al modo di calcolare degli antichi, non per giorni, ma per Calende, Idi e None). Naturalmente, queste date hanno valore liturgico e simbolico, non storico. Non conosciamo il giorno e l’anno esatti della nascita di Gesú e quindi neppure del Battista. Ma questo cosa cambia? L’importante per la fede è il fatto che è nato, non il quando è nato.

Il culto si diffuse rapidamente e Giovanni Battista divenne uno dei santi cui sono dedicate più chiese nel mondo. Ventitre papi presero il suo nome. All’ultimo di essi, papa Giovanni XXIII, è stata applicata la frase che il Quarto Vangelo dice del Battista: « Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni ». Pochi sanno che i nomi delle sette note musicali (Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si) hanno a che vedere con Giovanni Batista. Sono desunte dalla prima sillaba dei sette versi della prima strofa dell’inno liturgico composto in onore del Battista.

Il brano evangelico parla della scelta del nome di Giovanni. Ma è importante anche ciò si ascolta nella prima lettura e nel salmo responsoriale della festa. La prima lettura, dal libro di Isaia, dice: « Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra ». Il salmo responsoriale ritorna su questo concetto che Dio ci conosce fin dal seno materno:

« Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre…
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi ».

Noi abbiamo un’idea molto riduttiva e giuridica di persona che genera molta confusione nel dibattito sull’aborto. Sembra che un bambino acquisisca la dignità di persona dal momento in cui questa gli viene riconosciuta dalle autorità umane. Per la Bibbia persona è colui che è conosciuto da Dio, colui che Dio chiama per nome; e Dio, ci viene assicurato, ci conosce fin dal seno materno, i suoi occhi ci vedevano quando eravamo « ancora informi » nel seno della madre. La scienza ci dice che nell’embrione c’è, in divenire, tutto l’uomo futuro, progettato in ogni minimo particolare; la fede aggiunge che non si tratta solo di un progetto inconscio della natura, ma di un progetto d’amore del Creatore. La missione di san Giovanni Battista è tutta tracciata, prima che nasca: « E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore, a preparargli le strade… ».

La Chiesa ha ritenuto che Giovanni Battista fu santificato già nel grembo materno dalla presenza di Cristo; per questo celebra la festa della sua nascita. Questo ci da l’occasione per toccare un problema delicato, divenuto oggi acuto a causa dei milioni di bambini che, soprattutto per la diffusione spaventosa dell’aborto, muoiono senza aver ricevuto il battesimo. Che dire di loro? Sono anch’essi in qualche modo santificati nel grembo materno? C’è salvezza per essi?

La mia risposta è senza esitazione: certo che c’è salvezza per essi. Gesú risorto dice anche di essi: « Lasciate che i bambini vengano a me ». Secondo un’opinione divenuta comune dal medio evo i bimbi non battezzati sarebbero andati nel Limbo, un luogo intermedio in cui non si soffre, ma neppure si gode della visione di Dio. Ma si tratta di un’idea che non è stata mai definita come verità di fede dalla Chiesa. Era un’ipotesi dei teologi che, alla luce dello sviluppo della coscienza cristiana e della comprensione delle Scritture, non possiamo più mantenere.

Quando espressi tempo fa questa mia opinione in uno di questi commenti evangelici, ebbi diverse reazioni. Alcuni esprimevano gratitudine per questa presa di posizione che toglieva loro un peso dal cuore, altri mi rimproveravano di abbondare la dottrina tradizionale e di sminuire così l’importanza del battesimo. Ora la discussione è chiusa perché recentemente la Commissione Teologica Internazionale che lavora per la congregazione della Dottrina della fede ha pubblicato un documento in cui si afferma la stessa cosa.

Mi sembra utile tornare sull’argomento alla luce di questo importante documento per spiegare alcune delle ragioni che hanno portato la Chiesa a questa conclusione. Gesù ha istituito i sacramenti come mezzi ordinari per la salvezza. Essi sono quindi necessari e chi, pur potendoli ricevere, contro la propria coscienza li rifiuta o li trascura mette a serio repentaglio la propria salvezza eterna. Ma Dio non si è legato a questi mezzi. Egli può salvare anche per vie straordinarie, quando la persona, senza sua colpa, è privato del battesimo. Lo ha fatto per esempio con i Santi Innocenti, morti anch’essi senza battesimo. La Chiesa ha sempre ammesso la possibilità di un battesimo di desiderio e di un battesimo di sangue, e tanti di questi bambini hanno conosciuto davvero un battesimo di sangue, anche se di diversa natura…

Non credo che la chiarificazione della Chiesa incoraggerà l’aborto; se lo facesse sarebbe tragico e ci sarebbe da preoccuparsi seriamente, non della salvezza dei bambini non battezzati, ma dei genitori battezzati. Sarebbe un prendersi gioco di Dio. Tale dichiarazione darà, al contrario, un po’ di sollievo ai credenti che, come tutti, si interrogano sgomenti davanti alla sorte atroce di tanti bambini nel mondo d’oggi.

Torniamo prima a Giovanni Battista e alla festa di domani. Nell’annunciare a Zaccaria la nascita del figlio l’angelo gli disse: « Tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita » (Luca 1, 13-14). Molti davvero si sono rallegrati per la sua nascita, se a distanza di venti secoli siamo ancora qui a parlare di quel bambino.

Vorrei fare di quelle parole anche un augurio a tutti i papà e alle mamme che, come Elisabetta e Zaccaria, vivono il momento dell’attesa o della nascita di un bimbo: Possiate anche voi avere gioia ed esultanza nel bimbo o nella bimba che Dio vi ha affidato e rallegravi della sua nascita per tutta la vostra vita e per l’eternità!

Publié dans:liturgia |on 25 juin, 2008 |Pas de commentaires »

Arcivescovo Ravasi: la Bibbia, riferimento per la civiltà

dal sito:

http://www.zenit.org/article-14798?l=italian

Arcivescovo Ravasi: la Bibbia, riferimento per la civiltà

Conferenza in Portogallo del presidente del Pontificio Consiglio della Cultura 

di Alexandre Ribeiro

 

 LISBONA, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Bibbia “è uno dei punti di riferimento fondamentali non solo per la fede, ma anche per la nostra civiltà”, ha affermato monsignor Gianfranco Ravasi. 

Il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura era venerdì scorso in Portogallo, dove ha presentato all’Università Cattolica Portoghese una conferenza dal titolo La Bibbia, ‘Grande Codice’ della cultura occidentale

Secondo il presule, la Bibbia è presente nella cultura occidentale come componente strutturale del dominio artistico, etico e sociale

‘Le Sacre Scritture sono l’universo su cui la letteratura e l’arte occidentali hanno operato fino al XVIII secolo e, in buona misura, ancora operano’, ha detto citando il critico letterario Northrop Frye. 

Monsignor Ravasi ha sottolineato che per secoli la Bibbia è stata un’immensa grammatica o un repertorio iconografico, ideologico e letterario al quale ci si è attenuti costantemente a livello sia della cultura elevata che di quella popolare

L’Arcivescovo ha indicato tre modelli che rappresentano questa enorme influenza, il primo dei quali sarebbe quello reinterpretativo o attualizzante: si assume il testo o il simbolo biblico che viene riletto all’interno di coordinate storico-culturali nuove e diverse

Un altro modello è quello che elabora i dati biblici in modo sconcertante e che possiamo definire degenerativo. Nella stessa storia della teologia e dell’esegesi si sono verificati frequentemente fraintendimenti e deformazioni ermeneutiche

In questo caso, il testo biblico corre il rischio della riduzione a una tenue base su cui si tessono nuove trame e nuovi significati, fenomeno che avviene con molte altre figure bibliche, ha affermato. 

Un terzo modello, quello trasfigurativo, appare quando l’arte riesce a rendere visibili dissonanze segrete del testo sacro, trascrivendolo in tutta la sua purezza, facendo nascere potenzialità che l’esegesi scientifica conquista solo con molta fatica o ignora del tutto

Su questa linea, secondo l’Arcivescovo, emerge la grande musica che, nel periodo storico che va dal ’600 all’inizio dell »800, ha superato spesso le arti figurative come interprete della Bibbia (Carissimi, Monteverdi, Schütz, Pachelbel, Bach, Vivaldi, Buxtehude, Telemann, Couperin, Charpentier, Haendel, Haydn, Mozart, Bruckner ecc.)

Immaginate cosa può significare un oratorio come Jefte di Carissimi o il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi, o la Passione secondo Matteo di Bach o ancora, guardando ai nostri giorni, la Passione secondo San Luca di Penderecki o i Chichester Psalms di Bernstein, ha affermato. 

Secondo monsignor Ravasi, per studiare un caso specifico ed esistenziale, basterebbe seguire la suprema rilettura che Mozart fa di un salmo letterariamente modesto, il brevissimo 117 (116), caro a Israele perché proclama le due virtù fondamentali dell’alleanza che lega Dio al suo popolo, cioè veritas et misericordia, come dice la versione latina della Vulgata utilizzata dal musicista, o ‘amore e fedeltà‘, in una traduzione più vicina all’originale ebraico

E’ chiaro, il Laudate Dominum in Fa minore dei Vespri solenni di un Confessore (K 339) di Mozart riesce a ricreare tutta la carica teologica e spirituale ebraica e cristiana del salmo come non saprebbe fare nessuna esegesi testuale diretta, ha sottolineato. 

Ricordando che la Bibbia è uno dei punti di riferimento per la fede e la civiltà, monsignor Ravasi ha concluso il suo intervento citando le parole di Goethe, che diceva che il cristianesimo è ‘la lingua materna dell’Europa’. 

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI, ZENITH |on 25 juin, 2008 |Pas de commentaires »

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