Archive pour le 16 juin, 2008

Maria Vergine

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Incontro del Papa con i sacerdoti nella Cattedrale di Brindisi

dal sito: 

http://www.zenit.org/article-14717?l=italian

Incontro del Papa con i sacerdoti nella Cattedrale di Brindisi

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 16 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questa domenica da Benedetto XVI in occasione dell’incontro con i sacerdoti svoltosi nella Cattedrale di Brindisi.

* * *

Carissimi presbiteri, diaconi e seminaristi,

sono lieto di porgere il mio saluto cordiale a tutti voi, raccolti in questa bella Cattedrale, riaperta al culto dopo i restauri nel novembre scorso. Ringrazio lArcivescovo, Mons. Rocco Talucci, per il caloroso indirizzo di saluto che ha voluto rivolgermi a nome vostro e per tutti i suoi doni. Saluto i sacerdoti, ai quali desidero esprimere il mio compiacimento per il vasto e articolato lavoro pastorale che svolgono; saluto i diaconi, i seminaristi e tutti i presenti, esprimendo la gioia di vedermi attorniato da una folta schiera di anime consacrate allavvento del Regno di Dio. Qui, nella Cattedrale, che è il cuore della Diocesi, ci si sente tutti a casa, uniti dal vincolo dellamore di Cristo. Qui vogliamo fare grata memoria di quanti hanno diffuso il cristianesimo in queste terre: Brindisi è stata fra le prime città dellOccidente ad accogliere il Vangelo, giuntovi sulle vie consolari romane. Tra i santi evangelizzatori penso a san Leucio, Vescovo, a santOronzo, san Teodoro dAmasea e a san Lorenzo da Brindisi, proclamato Dottore della Chiesa da Giovanni XXIII. La loro presenza continua ad essere viva nel cuore della gente ed è testimoniata dai molti monumenti della città.Cari fratelli, nel vedervi raccolti in questa Chiesa, nella quale molti di voi hanno ricevuto l

ordinazione diaconale e sacerdotale, mi tornano alla mente le parole che santIgnazio di Antiochia scriveva ai cristiani di Efeso: Il vostro venerabile collegio dei presbiteri, degno di Dio, è così armonicamente unito al Vescovo, come le corde alla cetra. In tal modo, nellaccordo dei vostri sentimenti e nella perfetta armonia del vostro amore fraterno, sinnalzi un concerto di lodi a Gesù Cristo. Ed il santo Vescovo aggiungeva: Ciascuno di voi si studi di far coro. Nellarmonia della concordia e allunisono con il tono di Dio per mezzo di Gesù Cristo, ad una voce inneggiate al Padre, ed egli vi ascolterà” (Lettera agli Efesini, 4). Perseverate, cari presbiteri, nella ricerca di tale unità di intenti e di aiuto reciproco, affinché la carità fraterna e lunità nel lavoro pastorale siano di esempio e di stimolo per le vostre comunità. A questo soprattutto ha mirato la Visita pastorale alle parrocchie, compiuta dal vostro Arcivescovo e terminata nel marzo scorso: proprio a motivo della vostra generosa collaborazione, essa non è stata un semplice adempimento giuridico, ma uno straordinario avvenimento di valore ecclesiale e formativo. Sono certo che essa porterà i suoi frutti, poiché il Signore farà crescere abbondantemente il seme gettato con amore nelle anime dei fedeli.

Con lodierna mia presenza vorrei incoraggiarvi a porvi con sempre crescente disponibilità a servizio del Vangelo e della Chiesa. So che già lavorate con zelo e intelligenza, senza risparmio di energie, allo scopo di propagare il lieto annuncio evangelico. Cristo, al quale avete consacrato la vita, è con voi! In Lui noi tutti crediamo, a Lui solo affidiamo la nostra vita, Lui vogliamo annunciare al mondo. Cristo, che è la Via , la Verità e la Vita (cfr Gv 14,6), sia il tema del nostro pensare, largomento del nostro parlare, il motivo del nostro vivere. Cari fratelli sacerdoti, perché la vostra sia una fede forte e vigorosa occorre, come ben sapete, alimentarla con unassidua preghiera. Siate pertanto modelli di preghiera, diventate maestri di preghiera. Le vostre giornate siano scandite dai tempi dellorazione, durante i quali, sul modello di Gesù, vi intrattenete in un colloquio rigenerante con il Padre. So che non è facile mantenersi fedeli a questi quotidiani appuntamenti con il Signore, soprattutto oggi che il ritmo della vita si è fatto frenetico e le occupazioni assorbono in misura sempre maggiore. Dobbiamo tuttavia convincerci: il momento della preghiera è il più importante nella vita del sacerdote, quello in cui agisce con più efficacia la grazia divina, dando fecondità al suo ministero. Pregare è il primo servizio da rendere alla comunità. E perciò i momenti di preghiera devono avere nella nostra vita una vera priorità. So che tante cose ci premono: per quanto mi riguarda, unudienza, una documentazione da studiare, un incontro o altro ancora. Ma se non siano interiormente in comunione con Dio non possiamo dare niente neppure agli altri. Perciò Dio è la prima priorità. Dobbiamo sempre riservare il tempo necessario per essere in comunione di preghiera con nostro Signore.Cari fratelli e sorelle, vorrei ora rallegrarmi con voi per il nuovo Seminario Arcivescovile, che

è stato inaugurato nel novembre scorso dal mio Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Da una parte, esso esprime il presente di una Diocesi, costituendo come il punto di arrivo del lavoro svolto dai sacerdoti e dalle parrocchie nei settori della pastorale giovanile, dellinsegnamento catechistico, dellanimazione religiosa delle famiglie. Dallaltra, il Seminario è un investimento quanto mai prezioso per il futuro, perché assicura, mediante un lavoro paziente e generoso, che le comunità cristiane non saranno prive di pastori danime, di maestri di fede, di guide zelanti e di testimoni della carità di Cristo. Oltre che sede della vostra formazione, cari seminaristi, vera speranza della Chiesa, questo vostro Seminario è anche luogo di aggiornamento e di formazione continua per giovani e adulti, desiderosi di offrire il loro contributo alla causa del Regno di Dio. La preparazione accurata dei seminaristi e la formazione permanente dei presbiteri e degli altri operatori pastorali costituiscono preoccupazioni prioritarie per il Vescovo, al quale Iddio ha affidato la missione di guidare, come saggio pastore, il Popolo di Dio che vive in questa vostra Città.

Unulteriore occasione di crescita spirituale per le vostre Comunità è il Sinodo diocesano, il primo dopo il Concilio Vaticano II e dopo lunificazione delle due diocesi di Brindisi e di Ostuni. Esso è loccasione per rilanciare limpegno apostolico dellintera Diocesi, ma è soprattutto momento privilegiato di comunione, che aiuta a riscoprire il valore del servizio fraterno, come indica licona biblica da voi scelta della lavanda dei piedi (cfr Gv 13,12-17) con la parola di Gesù che la commenta: Come ho fatto io (Gv 13,5). Se è vero che il Sinodo ogni Sinodo – è chiamato a stabilire delle leggi, ad emanare norme adeguate per unorganica pastorale, suscitando e stimolando rinnovati impegni per levangelizzazione e la testimonianza evangelica, è anche vero che esso deve ridestare in ogni battezzato lanelito missionario che costantemente anima la Chiesa.Cari fratelli sacerdoti, il Papa vi assicura uno speciale ricordo nella preghiera, perch

é proseguiate nel cammino di autentico rinnovamento spirituale che state percorrendo insieme con le vostre Comunità. Vi aiuti in tale impegno lesperienza dello stare insieme nella fede e nellamore reciproco, come gli Apostoli attorno a Cristo nel Cenacolo. Fu lì che il divino Maestro li istruì, aprendo i loro occhi allo splendore della verità e donò ad essi il sacramento dellunità e dellamore: lEucaristia. Nel Cenacolo, durante lUltima Cena, al momento della lavanda dei piedi, emerse chiaramente come il servizio sia una delle dimensioni fondamentali della vita cristiana. È compito pertanto del Sinodo aiutare la vostra Chiesa locale, in tutte le sue componenti, a riscoprire il senso e la gioia del servizio: un servizio per amore. Ciò vale innanzitutto per voi, cari sacerdoti, configurati a Cristo Capo e Pastore, sempre pronti a guidare il suo gregge. Siate riconoscenti e lieti del dono ricevuto! Siate generosi nello svolgimento del vostro ministero! Poggiatelo su unassidua preghiera e una permanente formazione culturale, teologica e spirituale!

Mentre vi rinnovo lespressione del mio vivo apprezzamento e del più cordiale incoraggiamento, invito voi e lintera Diocesi a prepararvi allAnno Paolino, che inizierà prossimamente. Esso potrà essere loccasione per un generoso rilancio missionario, per un più profondo annuncio della Parola di Dio, accolta, meditata e tradotta in apostolato fecondo, come avvenne appunto per lApostolo delle genti. Conquistato da Cristo, Paolo visse interamente per Lui e per il suo Vangelo, spendendo la sua esistenza sino al martirio. Vi assista la Madonna, Madre della Chiesa e Vergine dellascolto; vi proteggano i Santi Patroni di questa amata terra di Puglia. Siate missionari dellamore di Dio; ogni vostra parrocchia sperimenti la gioia di appartenere a Cristo. Come pegno della grazia divina e dei doni del suo Spirito, imparto volentieri a tutti voi la Benedizione Apostolica.

Publié dans:Papa Benedetto XVI, ZENITH |on 16 juin, 2008 |Pas de commentaires »

Mons. Fouad: « Voglio seminare la gioia di vivere »

dal sito della Custodia di Terra Santa, l’articolo è molto più lungo, segue sul sito:

http://www.custodia.org/spip.php?article3233&lang=it

Mons. Fouad: « Voglio seminare la gioia di vivere »

intervista:

CTS Notizie

Il 22 giugno Mons. Fouad Twal sarà insediato come nuovo Patriarca latino di Gerusalemme. Formato a Roma nella diplomazia vaticana, poi chiamato a tornare alla vita pastorale come arcivescovo di Tunisi, il futuro Patriarca di Gerusalemme vuole mettere laccento sui fondamenti spirituali della vita cristiana, e specialmente la gioia, quella di vivere in Cristo. Per Mons. Twal, in effetti, è innanzitutto la qualità della vita evangelica che permetterà alla Chiesa di Terra Santa di non essere schiacciata dalla croce che porta, e di andare avanti.

Messo on line il domenica 15 giugno 2008 a 00h00
Twal?

Sono il numero cinque di una famiglia di 9 figli, della famiglia Twal di Giordania. Ho fatto i miei studi al Seminario di Beit Jala, poi ho lavorato cinque anni nel Patriarcato come vicario, prima di essere inviato a Roma per compiere gli studi in Diritto canonico e Diritto internazionale alla Pontificia Universit

à Lateranense.

La Segreteria di Stato mi ha trovato e ha pensato che avrei potuto prestare questo servizio. Quindi ha domandato al Patriarca Beltritti se voleva rinunciare a quel giovane prete che ero allora, per inviarlo alla Pontificia Accademia Ecclesiastica [1

]. Ci ho passato due anni di specializzazione. Ero lunico arabo dellAccademia e tutti mi guardavano in una maniera po speciale. Un giorno mi hanno domandato: Ma come siete arrivato qua?. Scherzando ho risposto: Forse pensavano che possedessi un pozzo di petrolio?…”

Dove lha condotto questa carriera diplomatica al servizio della Santa Sede?

Ho cominciato come Incaricato dAffari in America centrale, in Honduras. Non conoscevo una minima parola di spagnolo. Ma era giustamente una delle ragioni per cui mi avevano mandato lì: imparare la lingua. Ci ho passato sei anni. Fu una bella esperienza, anche se a volte difficile. Ero in servizio alla Nunziatura dellHonduras. Nello stesso tempo Mons. Pietro Sambi era Incaricato dAffari in Nicaragua [2

]. In Honduras, parallelamente alle mie funzioni, ho prestato servizio nella parrocchia più povera del paese, ma veramente bella. Mi ricordo della mia prima Messa in spagnolo. Fu un poco catastrofica, a causa della lingua. Alla fine unanziana signora viene a parlarmi e mi domanda: “¿Eres turco? Sei turco?. No, no, sono arabo. In effetti in America centrale chiamavano los Turcos tutti gli arabi originari del Medio Oriente, perché anticamente arrivavano con documenti ottomani. Ho allo stesso tempo accompagnato la comunità araba di origine palestinese, celebrando per loro battesimi, matrimoni e funerali. Nonostante il servizio diplomatico non ho mai tagliato i ponti con la vita pastorale. Amo il contatto con la gente.E dopo l

Honduras?

Ci fu il ritorno in Vaticano, alla Segreteria di Stato, dal 1982 al 1985, dove mi fu affidata la cura di 19 paesi africani francofoni. La Segreteria di Stato fu per me una bella esperienza delluniversalità della Chiesa. I problemi del mondo intero arrivano lì. E la Santa Sede cerca di offrire delle risposte e delle soluzioni. Durante questi tre anni ho potuto sperimentare la saggezza della Santa Sede e la sua pazienza. Niente è urgente. Niente. I documenti possono anche arrivare con la stampigliatura Urgente, ma sono sempre studiati con calma, in profondità

.Ho conosciuto molte persone di tutto il mondo, dell

Africa naturalmente, ma anche dei paesi arabi. Ho anche incontrato dei presidenti stranieri. Questo mi ha veramente aperto alla dimensione mondiale e universale della Chiesa.

Di là sono stato nominato al Cairo. Il Vaticano vedeva il Cairo come una capitale suscettibile di riunire il mondo arabo, il continente africano e lEuropa. Ma siamo nel 1985, e a causa della visita di Sadat in Israele (nel 1977), quasi tutti i paesi arabi boicottano ancora, più o meno, l

Egitto. Questa situazione politica non ha permesso alla Nunziatura del Cairo di giocare il ruolo che la Santa Sede sperava di farle compiere nei paesi arabi.

Ed eccola di ritorno nel mondo arabo

No, perché nel 1988 sono stato nominato in Germania. Ho scoperto in questo paese una Chiesa forte, veramente forte, ricca e fiera di se stessa, e nello stesso tempo una Chiesa estremamente generosa. Ho potuto esercitare il mio tedesco partecipando alla vita pastorale di una piccola parrocchia vicina alla Nunziatura.Dopo due anni e mezzo, nel 1990, nuova partenza per lAmerica Latina, con destinazione, questa volta, il Perù. A Lima cerano migliaia e migliaia di arabi palestinesi di Beit Jala, di Beit Sahour, di Betlemme. Ero molto contento di essere il loro parroco. Mi è piaciuto tanto svolgere il servizio pastorale con loro, essere al loro fianco sia nella chiesa che nel club palestinese, dove si svolgeva ogni tipo di attività sportiva, culturale ecc. Ho conservato dei legami con un gran numero di loro, e quando vengono in Palestina a visitare le loro famiglie, passano a salutarmi. Il vescovo di Lima mi diceva: Ma come faremo con questa comunità, dopo la sua partenza?. In effetti, ero già Consigliere di Nunziatura.

Dunque era destinato a un posto di Nunzio?

Sì, doveva essere la tappa successiva. Ma fu allora, nel 1982, che arrivò da Roma la notizia: il Santo Padre mi ha nominato vescovo di Tunisi. Mi ha nominato, ma nello stesso tempo domanda il mio parere. Sul momento, non ho capito. Ero sul punto di essere nominato Nunzio. Il mio nome circolava per la Nunziatura del Kuwait, che doveva essere separata dalla Nunziatura dellIraq, dopo la Guerra del Golfo. Non ho capito perché, dopo tutti quegli anni passati nel servizio diplomatico, mi si facesse tornare al servizio pastorale, ma mi sono detto che bisognava accettare di non comprendere, e ho detto di sì. Più tardi ho capito il disegno della Santa Sede: pastorale e politico. Pastorale: cera un posto vacante a Tunisi da due o tre anni, e una diocesi deve avere un vescovo; politico, perché la Santa Sede voleva un vescovo arabo nella sede dove serano succeduti tanti vescovi francesi [3

]. Inoltre la Prelatura di Tunisi faceva sempre parte della Chiesa francese doltremare, mentre il Paese era diventato indipendente nel 1956. La Santa Sede voleva dunque installarvi un vescovo arabo, che parlasse la stessa lingua e avesse la stessa tradizione culturale. Mi avevano parlato di una missione di tre o quattro anni. E ci sono restato tredici anni. Avevo fatto venire otto comunità religiose, che hanno portato sangue nuovo. Abbiamo lavorato molto, restaurando la cattedrale, tutte le chiese, case e conventi. Prima della mia partenza il governo ha restituito, per il servizio dei fedeli, la chiesa di Djerba, che era stata presa durante la guerra dindipendenza.

 

buona notte

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http://www.cepolina.com/freephoto/tt/2-fruit.htm

« La legge perfetta della libertà » (Gc 1,25)

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/16/2008#

Sant’Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire
Contro le eresie, IV, 13, 3 ; SC 100, 531

« La legge perfetta della libertà » (Gc 1,25)

«A chi ti leva il mantello, dice Cristo, non rifiutare la tunica; dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Lc 6, 30-31). Per cui non ci rattristeremo come qualcuno che sia stato spossessato suo malgrado, bensì ci rallegreremo come qualcuno che ha dato di buon cuore, poiché così avremo fatto un dono gratuito al prossimo, invece di aver subito un torto. «E, dice, se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due». In questo modo, non lo seguiremo come uno schiavo, ma lo precederemo da uomo libero. In ogni cosa dunque, Cristo ti invita a renderti utile al tuo prossimo, non tenendo conto della sua malvagità, ma spingendo la tua bontà al suo culmine. Ci invita così a renderci simili al Padre nostro «che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti» (Mt 5,45).

Tutto questo non ci viene proposto da qualcuno che avesse abolito la Legge, bensì di colui che la compie e la amplia per noi (Mt 5,17). Il servizio della libertà è un servizio maggiore; il nostro liberatore ci propone una sottomissione e una devozione più profonda a suo riguardo. Non ci ha infatti liberati dalle costrizioni della Legge antica perché ci distaccassimo da lui… bensì perché, ricevuta una grazia più abbondante, lo amassimo maggiormente e, avendolo amato maggiormente, ricevessimo da lui una gioia più grande, quando saremo per sempre davanti al Padre suo.

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