Archive pour le 15 juin, 2008

San Colombano

San Colombano dans immagini sacre

http://santiebeati.it/

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Papa Bendetto – Udienza 11 giugno 2008 – San Colombano

dal sito: 

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2008/documents/hf_ben-xvi_aud_20080611_it.html

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 11 giugno 2008

San Colombano

Cari fratelli e sorelle

,

oggi vorrei parlare del santo abate Colombano, lirlandese più noto del primo Medioevo: con buona ragione egli può essere chiamato un santo europeo, perché come monaco, missionario e scrittore ha lavorato in vari Paesi dellEuropa occidentale. Insieme agli irlandesi del suo tempo, egli era consapevole dellunità culturale dellEuropa. In una sua lettera, scritta intorno allanno 600 ed indirizzata a Papa Gregorio Magno, si trova per la prima volta lespressione “totius Europae di tutta lEuropa, con riferimento alla presenza della Chiesa nel Continente (cfr Epistula I,1).Colombano era nato intorno all

anno 543 nella provincia di Leinster, nel sud-est dellIrlanda. Educato nella propria casa da ottimi maestri che lo avviarono allo studio delle arti liberali, si affidò poi alla guida dellabate Sinell della comunità di Cluain-Inis, nellIrlanda settentrionale, ove poté approfondire lo studio delle Sacre Scritture. Alletà di circa ventanni entrò nel monastero di Bangor nel nord-est dellisola, ove era abate Comgall, un monaco ben noto per la sua virtù e il suo rigore ascetico. In piena sintonia col suo abate, Colombano praticò con zelo la severa disciplina del monastero, conducendo una vita di preghiera, di ascesi e di studio. Lì fu anche ordinato sacerdote. La vita a Bangor e lesempio dellabate influirono sulla concezione del monachesimo che Colombano maturò col tempo e diffuse poi nel corso della sua vita.

Alletà di circa cinquantanni, seguendo lideale ascetico tipicamente irlandese della “peregrinatio pro Christo”, del farsi cioè pellegrino per Cristo, Colombano lasciò lisola per intraprendere con dodici compagni unopera missionaria sul continente europeo. Dobbiamo infatti tener presente che la migrazione di popoli dal nord e dallest aveva fatto ricadere nel paganesimo intere Regioni già cristianizzate. Intorno allanno 590 questo piccolo drappello di missionari approdò sulla costa bretone. Accolti con benevolenza dal re dei Franchi dAustrasia (lattuale Francia), chiesero solo un pezzo di terra incolta. Ottennero lantica fortezza romana di Annegray, tutta diroccata ed abbandonata, ormai coperta dalla foresta. Abituati ad una vita di estrema rinuncia, i monaci riuscirono entro pochi mesi a costruire sulle rovine il primo eremo. Così, la loro rievangelizzazione iniziò a svolgersi innanzitutto mediante la testimonianza della vita. Con la nuova coltivazione della terra cominciarono anche una nuova coltivazione delle anime. La fama di quei religiosi stranieri che, vivendo di preghiera e in grande austerità, costruivano case e dissodavano la terra, si diffuse celermente attraendo pellegrini e penitenti. Soprattutto molti giovani chiedevano di essere accolti nella comunità monastica per vivere, come loro, questa vita esemplare che rinnovava la coltura della terra e delle anime. Ben presto si rese necessaria la fondazione di un secondo monastero. Fu edificato a pochi chilometri di distanza, sulle rovine di unantica città termale, Luxeuil. Il monastero sarebbe poi diventato il centro dellirradiazione monastica e missionaria di tradizione irlandese sul continente europeo. Un terzo monastero fu eretto a Fontaine, unora di cammino più a nord.A Luxeuil Colombano visse per quasi vent

anni. Qui il santo scrisse per i suoi seguaci la Regula monachorum – per un certo tempo più diffusa in Europa di quella di san Benedetto disegnando limmagine ideale del monaco. È lunica antica regola monastica irlandese che oggi possediamo. Come integrazione egli elaborò la Regula coenobialis, una sorta di codice penale per le infrazioni dei monaci, con punizioni piuttosto sorprendenti per la sensibilità moderna, spiegabili soltanto con la mentalità del tempo e dellambiente. Con un’altra opera famosa intitolata De poenitentiarum misura taxanda, scritta pure a Luxeuil, Colombano introdusse nel continente la confessione e la penitenza private e reiterate; fu detta penitenza tariffata per la proporzione stabilita tra gravità del peccato e tipo di penitenza imposta dal confessore. Queste novità destarono il sospetto dei Vescovi della regione, un sospetto che si tramutò in ostilità quando Colombano ebbe il coraggio di rimproverarli apertamente per i costumi di alcuni di loro. Occasione per il manifestarsi del contrasto fu la disputa circa la data della Pasqua: lIrlanda seguiva infatti la tradizione orientale in contrasto con la tradizione romana. Il monaco irlandese fu convocato nel 603 a Châlon-sur-Saôn per rendere conto davanti a un sinodo delle sue consuetudini relative alla penitenza e alla Pasqua. Invece di presentarsi al sinodo, egli mandò una lettera in cui minimizzava la questione invitando i Padri sinodali a discutere non solo del problema della data della Pasqua, problema piccolo secondo lui, ma anche di tutte le necessarie normative canoniche che da molti cosa più grave sono disattese (cfr Epistula II,1). Contemporaneamente scrisse a Papa Bonifacio IV come qualche anno prima già si era rivolto a Papa Gregorio Magno (cfr Epistula I) per difendere la tradizione irlandese (cfr Epistula III).

Intransigente come era in ogni questione morale, Colombano entrò poi in conflitto anche con la Casa reale, perché aveva rimproverato aspramente il re Teodorico per le sue relazioni adulterine. Ne nacque una rete di intrighi e manovre a livello personale, religioso e politico che, nellanno 610, si tradusse in un decreto di espulsione da Luxeuil di Colombano e di tutti i monaci di origine irlandese, che furono condannati ad un definitivo esilio. Furono scortati fino al mare ed imbarcati a spese della corte verso lIrlanda. Ma la nave si incagliò a poca distanza dalla spiaggia e il capitano, vedendo in ciò un segno del cielo, rinunciò allimpresa e, per paura di essere maledetto da Dio, riportò i monaci sulla terra ferma. Essi, invece di tornare a Luxeuil, decisero di cominciare una nuova opera di evangelizzazione. Si imbarcarono sul Reno e risalirono il fiume. Dopo una prima tappa a Tuggen presso il lago di Zurigo, andarono nella regione di Bregenz presso il lago di Costanza per evangelizzare gli Alemanni.Poco dopo per

ò Colombano, a causa di vicende politiche poco favorevoli alla sua opera, decise di attraversare le Alpi con la maggior parte dei suoi discepoli. Rimase solo un monaco di nome Gallus; dal suo eremo si sarebbe poi sviluppata la famosa abbazia di Sankt Gallen, in Svizzera. Giunto in Italia, Colombano trovò unaccoglienza benevola presso la corte reale longobarda, ma dovette affrontare subito difficoltà notevoli: la vita della Chiesa era lacerata dalleresia ariana ancora prevalente tra i longobardi e da uno scisma che aveva staccato la maggior parte delle Chiese dellItalia settentrionale dalla comunione col Vescovo di Roma. Colombano si inserì con autorevolezza in questo contesto, scrivendo un libello contro larianesimo e una lettera a Bonifacio IV per convincerlo a fare alcuni passi decisi in vista di un ristabilimento dellunità (cfr Epistula V). Quando il re dei longobardi, nel 612 o 613, gli assegnò un terreno a Bobbio, nella valle della Trebbia, Colombano fondò un nuovo monastero che sarebbe poi diventato un centro di cultura paragonabile a quello famoso di Montecassino. Qui giunse al termine dei suoi giorni: morì il 23 novembre 615 e in tale data è commemorato nel rito romano fino ad oggi.

Il messaggio di san Colombano si concentra in un fermo richiamo alla conversione e al distacco dai beni terreni in vista delleredità eterna. Con la sua vita ascetica e il suo comportamento senza compromessi di fronte alla corruzione dei potenti, egli evoca la figura severa di san Giovanni Battista. La sua austerità, tuttavia, non è mai fine a se stessa, ma è solo il mezzo per aprirsi liberamente allamore di Dio e corrispondere con tutto lessere ai doni da Lui ricevuti, ricostruendo così in sé limmagine di Dio e al tempo stesso dissodando la terra e rinnovando la società umana. Cito dalle sue Instructiones: Se luomo userà rettamente di quelle facoltà che Dio ha concesso alla sua anima allora sarà simile a Dio. Ricordiamoci che gli dobbiamo restituire tutti quei doni che egli ha depositato in noi quando eravamo nella condizione originaria. Ce ne ha insegnato il modo con i suoi comandamenti. Il primo di essi è quello di amare il Signore con tutto il cuore, perché egli per primo ci ha amato, fin dallinizio dei tempi, prima ancora che noi venissimo alla luce di questo mondo (cfr Instr. XI). Queste parole, il Santo irlandese le incarnò realmente nella propria vita. Uomo di grande cultura scrisse anche poesie in latino e un libro di grammatica si rivelò ricco di doni di grazia. Fu un instancabile costruttore di monasteri come anche intransigente predicatore penitenziale, spendendo ogni sua energia per alimentare le radici cristiane dellEuropa che stava nascendo. Con la sua energia spirituale, con la sua fede, con il suo amore per Dio e per il prossimo divenne realmente uno dei Padri dellEuropa: egli mostra anche oggi a noi dove stanno le radici dalle quali può rinascere questa nostra Europa.

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Omelia di Benedetto XVI a Santa Maria di Leuca

dal sito:

http://www.zenit.org/article-14701?l=italian

Omelia di Benedetto XVI a Santa Maria di Leuca

SANTA MARIA DI LEUCA, domenica, 15 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata da Benedetto XVI durante la Messa che ha presieduto questo sabato sul piazzale del Santuario di Santa Maria de finibus terrae di Santa Maria di Leuca nel corso della sua visita pastorale in Puglia.

Cari fratelli e sorelle,

la mia visita in Puglia – la seconda, dopo il Congresso Eucaristico di Bari – inizia come pellegrinaggio mariano, in questo estremo lembo d’Italia e d’Europa, nel Santuario di Santa Maria de finibus terrae. Con grande gioia rivolgo a tutti voi il mio affettuoso saluto. Ringrazio con affetto il Vescovo Mons. Vito De Grisantis per avermi invitato e per la sua cordiale accoglienza; insieme con lui saluto gli altri Vescovi della Regione, in particolare il Metropolita di Lecce Mons. Cosmo Francesco Ruppi; come pure i presbiteri e i diaconi, le persone consacrate e tutti i fedeli. Saluto con riconoscenza il Ministro Raffaele Fitto, in rappresentanza del Governo italiano, e le diverse Autorità civili e militari presenti.

In questo luogo storicamente così importante per il culto della Beata Vergine Maria, ho voluto che la liturgia fosse dedicata a Lei, Stella del mare e Stella della speranza. « Ave, maris stella, / Dei Mater alma, / atque semper virgo, / felix caeli porta!« . Le parole di questo antico inno sono un saluto che riecheggia in qualche modo quello dell’Angelo a Nazaret. Tutti i titoli mariani infatti sono come gemmati e fioriti da quel primo nome con il quale il messaggero celeste si rivolse alla Vergine: « Rallegrati, piena di grazia » (Lc 1,28). L’abbiamo ascoltato nel Vangelo di san Luca, molto appropriato perché questo Santuario – come attesta la lapide sopra la porta centrale dell’atrio – è intitolato alla Vergine Santissima « Annunziata ». Quando Dio chiama Maria « piena di grazia », si accende per il genere umano la speranza della salvezza: una figlia del nostro popolo ha trovato grazia agli occhi del Signore, che l’ha prescelta quale Madre del Redentore. Nella semplicità della casa di Maria, in un povero borgo di Galilea, incomincia ad adempiersi la solenne profezia della salvezza: « Io porrò inimicizia tra te e la donna, / tra la tua stirpe / e la sua stirpe: / questa ti schiaccerà la testa / e tu le insidierai il calcagno » (Gn 3,15). Perciò il popolo cristiano ha fatto proprio il cantico di lode che gli Ebrei elevarono a Giuditta e che noi abbiamo poc’anzi pregato come Salmo responsoriale: « Benedetta sei tu, figlia, / davanti al Dio altissimo / più di tutte le donne che vivono sulla terra » (Gdt 13,18). Senza violenza, ma con il mite coraggio del suo « sì« , la Vergine ci ha liberati non da un nemico terreno, ma dall’antico avversario, dando un corpo umano a Colui che gli avrebbe schiacciato la testa una volta per sempre.Ecco perch

é, sul mare della vita e della storia, Maria risplende come Stella di speranza. Non brilla di luce propria, ma riflette quella di Cristo, Sole apparso all’orizzonte dell’umanità, così che seguendo la Stella di Maria possiamo orientarci nel viaggio e mantenere la rotta verso Cristo, specialmente nei momenti oscuri e tempestosi. L’apostolo Pietro ha conosciuto bene questa esperienza, per averla vissuta in prima persona. Una notte, mentre con gli altri discepoli stava attraversando il lago di Galilea, fu sorpreso dalla tempesta. La loro barca, in balia delle onde, non riusciva più ad avanzare. Gesù li raggiunse in quel momento camminando sulle acque, e invitò Pietro a scendere dalla barca e ad avvicinarsi. Pietro fece qualche passo tra le onde ma poi si sentì sprofondare e allora gridò: « Signore, salvami! ». Gesù lo afferrò per la mano e lo trasse in salvo (cfr Mt 14,24-33). Questo episodio si rivelò poi un segno della prova che Pietro doveva attraversare al momento della passione di Gesù. Quando il Signore fu arrestato, egli ebbe paura e lo rinnegò tre volte: fu sopraffatto dalla tempesta. Ma quando i suoi occhi incrociarono lo sguardo di Cristo, la misericordia di Dio lo riprese e, facendolo sciogliere in lacrime, lo risollevò dalla sua caduta.

Ho voluto rievocare la storia di san Pietro, perché so che questo luogo e tutta la vostra Chiesa sono particolarmente legati al Principe degli Apostoli. A lui, come all’inizio ha ricordato il Vescovo, la tradizione fa risalire il primo annuncio del Vangelo in questa terra. Il Pescatore, « pescato » da Gesù, ha gettato le reti fin qui, e noi oggi rendiamo grazie per essere stati oggetto di questa « pesca miracolosa », che dura da duemila anni, una pesca che, come scrive proprio san Pietro, « ci ha chiamati dalle tenebre alla ammirabile luce [di Dio] » (1 Pt 2,9). Per diventare pescatori con Cristo bisogna prima essere « pescati » da Lui. San Pietro è testimone di questa realtà, come lo è san Paolo, grande convertito, di cui tra pochi giorni inaugureremo il bimillenario della nascita. Come Successore di Pietro e Vescovo della Chiesa fondata sul sangue di questi due eminenti Apostoli, sono venuto a confermarvi nella fede in Gesù Cristo, unico salvatore dell’uomo e del mondo.La fede di Pietro e la fede di Maria si coniugano in questo Santuario. Qui si pu

ò attingere al duplice principio dell’esperienza cristiana: quello mariano e quello petrino. Entrambi, insieme, vi aiuteranno, cari fratelli e sorelle, a « ripartire da Cristo », a rinnovare la vostra fede, perché risponda alle esigenze del nostro tempo. Maria vi insegna a restare sempre in ascolto del Signore nel silenzio della preghiera, ad accogliere con generosa disponibilità la sua Parola col profondo desiderio di offrire voi stessi a Dio, la vostra vita concreta, affinché il suo Verbo eterno, per la potenza dello Spirito Santo, possa ancora « farsi carne » oggi, nella nostra storia. Maria vi aiuterà a seguire Gesù con fedeltà, ad unirvi a Lui nell’offerta del Sacrificio, a portare nel cuore la gioia della sua Risurrezione e a vivere in costante docilità allo Spirito della Pentecoste. In modo complementare, anche san Pietro vi insegnerà a sentire e credere con la Chiesa, saldi nella fede cattolica; vi porterà ad avere il gusto e la passione dell’unità, della comunione, la gioia di camminare insieme con i Pastori; e, al tempo stesso, vi parteciperà l’ansia della missione, di condividere il Vangelo con tutti, di farlo giungere fino agli estremi confini della terra.

« De finibus terrae

« : il nome di questo luogo santo è molto bello e suggestivo, perché riecheggia una delle ultime parole di Gesù ai suoi discepoli. Proteso tra l’Europa e il Mediterraneo, tra l’Occidente e l’Oriente, esso ci ricorda che la Chiesa non ha confini, è universale. E i confini geografici, culturali, etnici, addirittura i confini religiosi sono per la Chiesa un invito all’evangelizzazione nella prospettiva della « comunione delle diversità« . La Chiesa è nata a Pentecoste, è nata universale e la sua vocazione è parlare tutte le lingue del mondo. La Chiesa esiste – secondo l’originaria vocazione e missione rivelata ad Abramo – per essere una benedizione a beneficio di tutti i popoli della terra (cfr Gn 12,1-3); per essere, con il linguaggio del Concilio Ecumenico Vaticano II, segno e strumento di unità per tutto il genere umano (cfr Cost. Lumen gentium, 1). La Chiesa che è in Puglia possiede una spiccata vocazione ad essere ponte tra popoli e culture. Questa terra e questo Santuario sono in effetti un « avamposto » in tale direzione, e mi sono molto rallegrato nel constatare, sia nella lettera del vostro Vescovo come anche oggi nelle sue parole, quanto questa sensibilità sia tra voi viva e percepita in modo positivo, con genuino spirito evangelico.Cari amici, noi sappiamo bene, perch

é il Signore Gesù su questo è stato molto chiaro, che l’efficacia della testimonianza è proporzionata all’intensità dell’amore. A nulla vale proiettarsi fino ai confini della terra, se prima non ci si vuole bene e non ci si aiuta gli uni gli altri all’interno della comunità cristiana. Perciò l’esortazione dell’apostolo Paolo, che abbiamo ascoltato nella seconda Lettura (Col 3,12-17), è fondamentale non solo per la vostra vita di famiglia ecclesiale, ma anche per il vostro impegno di animazione della realtà sociale. Infatti, in un contesto che tende a incentivare sempre più l’individualismo, il primo servizio della Chiesa è quello di educare al senso sociale, all’attenzione per il prossimo, alla solidarietà e alla condivisione. La Chiesa, dotata com’è dal suo Signore di una carica spirituale che continuamente si rinnova, si rivela capace di esercitare un influsso positivo anche sul piano sociale, perché promuove un’umanità rinnovata e rapporti umani aperti e costruttivi, nel rispetto e nel servizio in primo luogo degli ultimi e dei più deboli.

Qui, nel Salento, come in tutto il Meridione d’Italia, le Comunità ecclesiali sono luoghi dove le giovani generazioni possono imparare la speranza, non come utopia, ma come fiducia tenace nella forza del bene. Il bene vince e, se a volte può apparire sconfitto dalla sopraffazione e dalla furbizia, in realtà continua ad operare nel silenzio e nella discrezione portando frutti nel lungo periodo. Questo è il rinnovamento sociale cristiano, basato sulla trasformazione delle coscienze, sulla formazione morale, sulla preghiera; sì, perché la preghiera dà la forza di credere e lottare per il bene anche quando umanamente si sarebbe tentati di scoraggiarsi e di tirarsi indietro. Le iniziative che il Vescovo ha citato in apertura e le altre che portate avanti nel vostro territorio, sono segni eloquenti di questo stile tipicamente ecclesiale di promozione umana e sociale. Al tempo stesso, cogliendo l’occasione della presenza delle Autorità civili, mi piace ricordare che la Comunità cristiana non può e non vuole mai sostituirsi alle legittime e doverose competenze delle Istituzioni, anzi, le stimola e le sostiene nei loro compiti e si propone sempre di collaborare con esse per il bene di tutti, a partire dalle situazioni di maggiore disagio e difficoltà.

Il pensiero torna, infine, alla Vergine Santissima. Da questo Santuario di Santa Maria de finibus terrae

desidero recarmi in spirituale pellegrinaggio nei vari Santuari mariani del Salento, vere gemme incastonate in questa penisola lanciata come un ponte sul mare. La pietà mariana delle popolazioni si è formata sotto l’influsso mirabile della devozione basiliana alla Theotokos, una devozione coltivata poi dai figli di san Benedetto, di san Domenico, di san Francesco, ed espressa in bellissime chiese e semplici edicole sacre, che vanno curate e preservate come segno della ricca eredità religiosa e civile della vostra gente. Ci rivolgiamo dunque ancora a Te, Vergine Maria, che sei rimasta intrepida ai piedi della croce del tuo Figlio. Tu sei modello di fede e di speranza nella forza della verità e del bene. Con le parole dell’antico inno ti invochiamo: « Spezza i legami agli oppressi, / rendi la luce ai ciechi, / scaccia da noi ogni male, / chiedi per noi ogni bene ». E allargando lo sguardo all’orizzonte dove cielo e mare si congiungono, vogliamo affidarti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo e quelli del mondo intero, invocando per tutti sviluppo e pace: « Donaci giorni di pace, / veglia sul nostro cammino, / fa’ che vediamo il tuo Figlio, / pieni di gioia nel cielo ». Amen.

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oggi molti articoli interessanti sull’Osservatore Romano

dal sito: 

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/

L’OSSERVATORE ROMANO

Edizione quotidiana del 15 giugno 2008

Il nuovo piano proposto dal Pam
Più investimenti nel sud del mondo
per combattere la crisi alimentare

Nostre Informazionni

È iniziata la visita pastorale
a Santa Maria di Leuca e Brindisi
La Puglia accoglie Benedetto XVI

A colloquio con monsignor Rocco Talucci,
arcivescovo di Brindisi-Ostuni
L’inizio di una nuova storia di fede

Dopo la bocciatura del Trattato di Lisbona
nel referendum in Irlanda
Più incerto il futuro
dell’Unione europea

Una battuta d’arresto

Il Brasile si profila come nuova potenza
in campo energetico

Il Governo argentino ordina
la rimozione dei blocchi stradali

Varato dal Governo italiano
il disegno di legge sulle intercettazioni

L’arte cristiana tra rito e natura:
l’iconografia del Sacro Monte di Varallo
Luoghi, personaggi ed emozioni
per dare senso al mistero

Parola e immagine
E l’«opera per il popolo»
diventa spettacolo

La liturgia alla radice dell’esperienza teatrale occidentale

I testi del predicatore gesuita riproposti al Napoli Teatro Festival
Padre Giacomo Lubrano
il Quentin Tarantino del Seicento

Critiche dalla Chiesa e dalle organizzazioni di tutela
dei diritti umani per le denunce nei confronti di giornalisti
Nel Gujarat indiano difficoltà
per gli operatori della comunicazione

Benedetto XVI ha inviato un videomessaggio
Si apre a Québec
il Congresso eucaristico internazionale

Messaggio sul futuro del Paese
I vescovi del Mozambico
Combattere Aids e povertà

Insieme per la pace e la giustizia Il Comitato
di collegamento islamo-cattolico

Richiesta un’attenzione particolare ai più emarginati
L’episcopato cileno
sui sistemi educativi

Padre Lang spiega i fondamenti liturgici per l’architettura e l’arte sacra

dal sito:

http://www.zenit.org/article-14680?l=italian

Verità, giustizia e bellezza per tornare al sacro

Padre Lang spiega i fondamenti liturgici per l’architettura e l’arte sacra

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 12 giugno 2008 (ZENIT.org).- Oggi, più che mai, la Chiesa ha bisogno di proclamare al mondo la bellezza di Dio che brilla nelle opere darte che la fede ha generate, sostiene padre Uwe Michael Lang. Con queste parole, il sacerdote, membro della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Londra e officiale della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha spiegato a ZENIT, gli obiettivi del Master dell

Università Europea di Roma in “Architettura, arti sacre e liturgia”.

Padre Lang è anche docente e coordinatore per il prossimo anno accademico 2008/2009 del Master in questione. Sul tema liturgico ha pubblicato prima in tedesco, poi in inglese, italiano, francese, ungherese e spagnolo, il libro Rivolti al signore (Cantagalli editore), con la prefazione dellallora cardinale Joseph Ratzinger.Recentemente, padre Lang curato il volume « 

Die Anaphora von Addai und Mari: Studien zu Eucharistie und Einsetzungsworten” (Nova & Vetera, Bonn 2007).

Secondo il coordinatore accademico del Master, nella Chiesa sono nati i grandi capolavori darte sacra e di musica sacra che hanno il potere di sollevare i nostri cuori e di condurci al di là di noi stessi verso Dio, che è la bellezza stessa.Di fronte a quella che sembra una grande riscoperta dell

arte religiosa, padre Lang ha voluto precisare una distinzione fra arte religiosa e arte sacra.

Larte religiosa, ha detto, è caratterizzata dallespressione soggettiva e nasce dal modo di sentire la religione da parte di una persona di qualsiasi luogo o tempo, mentre larte sacra tende ad una traduzione di una realtà che oltrepassa i limiti dellindividualità umana e contiene dati anche oggettivi che nascono dalla meditazione della verità di una religione positiva e storica dalla parte dellartista.

Larte sacra ha aggiunto è destinata alla lode e alla gloria di Dio e, allo stesso tempo, è popolare, perché deve e può essere capita e toccare i cuori dei fedeli, anche dei fedeli semplici. Nella storia, larte della Chiesa funzionava anche come una Biblia pauperum”.

Facendo riferimento all’importanza data dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica riconosce allarte sacra e all’utilizzo di molte opere darte come veicolo dei misteri della fede, padre Lang ha sottolineato che oggi più che mai, nella civiltà dellimmagine, limmagine sacra può esprimere molto di più della stessa parola, dal momento che è oltremodo efficace il suo dinamismo di comunicazione e di trasmissione del messaggio evangelico.

In merito alla relazione che intercorre tra verità, bellezza e arte sacra, lofficiale della Congregazione del Culto Divino ha rilevato che la fondazione più profonda dellarte sacra è la bellezza che è attributo di Dio.

Secondo la formula tomistica, il bello, il vero e il buono sono commutabili. Quindi, larte come espressione del bello manifesta la realtà, la verità e la bontà di Dio.

Ma larte sacra è in crisi. Ed è un sintomo che, come ha rilevato il Cardinale Ratzinger nel libro Spirito della Liturgia, rivela la crisi dellumanità”, una sorta di accecamento dello spirito.Per padre Lang,

si tratta di una crisi dalle radici profonde, una crisi che ha travolto, ancora prima dellarte, la stessa bellezza di cui dovrebbe essere portatrice. Infatti, la stessa concezione delle belle arti di cui parla la Costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia è contestata.

Il coordinatore accademico del Master ha sottolineato, citando Hans Urs von Balthasar, che insieme alla perdita del bello, si sono persi anche il bene e il vero cosicché da un lato c’è un falso tipo di bellezza che non ci innalza verso Dio e il suo Regno, ma invece ci trascina verso il basso e suscita desideri disordinati e dallaltro bisogna opporsi a ciò che Remo Bodei ha chiamato lapoteosi del brutto, in cui si afferma che tutto ciò che è bello sia un inganno e che solo la rappresentazione di ciò che è crudo sia la verità”.

Questo culto del brutto non fa meno danni alla fede cattolica che la falsa bellezza, ha osservato.

Ricordando poi le parole di Fyodor Dostoevskij, secondo cui Il mondo sarà salvato dalla bellezza, padre Lang ha precisato che Dostoevskij non intende qualsiasi bellezza, ma si riferisce alla bellezza redentrice di Cristo che è la bellezza della verità” che abbraccia anche il dolore, e persino la morte, e che la bellezza può essere trovata solo nellaccettare la sofferenza e la croce.A questo proposito, in un testo del 2002, l

allora Cardinale Ratzinger parla di bellezza redentrice di Cristo come di una paradossale bellezza.

Per quanto riguarda la frattura tra la Chiesa, le arti ed il sacro, così evidente in certe chiese di nuova costruzione, padre Lang ha riportato una frase celebre del poeta tedesco Friedrich Hölderlin: Dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva, per sottolineare che ci troviamo in un momento propizio per lanciare di nuovo la ricerca di unarte sacra a servizio del culto cristiano.

Ed è proprio per questo che è stato ideato un progetto formativo come il Master in Architettura, arti sacre e liturgia.

Il suo scopo ha sostenuto padre Lang è di dare risposte a domande provenienti da molti ambienti ecclesiali e artistici per listituzione di un corso dove i progettisti, ma anche i committenti, possano ricevere una formazione adeguata.

In conclusione, il padre oratoriano ha ribadito che la prospettiva del Master è di andare al di là di una visione solo ‘normativa’ della progettazione verso una maggior consapevolezza e devozione a ciò di cui ci si occupa, quando si agisce nellambito dell’architettura e delle arti sacre.

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bonne nuit

bonne nuit dans immagini buon...notte, giorno ghana-06

http://www.bigfoto.com/africa/ghana/

« Predicate che il Regno dei cieli è vicino »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/15/2008#

Concilio Vaticano II
Constituzione dogmatica sulla Chiesa « Lumen Gentium », 3-5

« Predicate che il Regno dei cieli è vicino »

Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli e ci ha rivelato il mistero di lui, e con la sua obbedienza ha operato la redenzione. La Chiesa, ossia il regno di Cristo già presente in mistero, per la potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo. Questo inizio e questa crescita sono significati dal sangue e dall’acqua, che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso, e sono preannunziati dalle parole del Signore circa la sua morte in croce: « Ed io, quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me »…
Il mistero della santa Chiesa si manifesta nella sua stessa fondazione. Il Signore Gesù, infatti, diede inizio ad essa predicando la buona novella, cioè l’avvento del regno di Dio da secoli promesso nella Scrittura: « Poiché il tempo è compiuto, e vicino è il Regno di Dio ». Questo Regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo. La parola del Signore è paragonata appunto al seme che viene seminato nel campo : quelli che lo ascoltano con fede e appartengono al piccolo gregge di Cristo, hanno accolto il Regno stesso di Dio; poi il seme per virtù propria germoglia e cresce fino al tempo del raccolto. Anche i miracoli di Gesù provano che il Regno è arrivato sulla terra: « Se con il dito di Dio io scaccio i demoni, allora è già pervenuto tra voi il Regno di Dio ». Ma innanzi tutto il Regno si manifesta nella stessa persona di Cristo, figlio di Dio e figlio dell’uomo, il quale è venuto « a servire, e a dare la sua vita in riscatto per i molti ».
Quando poi Gesù, dopo aver sofferto la morte in croce per gli uomini, risorse, apparve quale Signore e messia e sacerdote in eterno, ed effuse sui suoi discepoli lo Spirito promesso dal Padre. La Chiesa perciò, fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi precetti di carità, umiltà e abnegazione, riceve la missione di annunziare e instaurare in tutte le genti il Regno di Cristo e di Dio, e di questo Regno costituisce in terra il germe e l’inizio. Intanto, mentre va lentamente crescendo, anela al Regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di unirsi col suo Re nella gloria.

(Riferimenti biblici: Gv 19,34 ; Gv 12,32 ; Mc 1,15 ; Mt 4,17 ; Mc 4,14 ; Lc 12,32 ; Mc 4,26-29 ; Lc 11,20 ; Mc 10,45 ; At 2,36 ; Eb 5,6 ; At 2,33)

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