Archive pour le 14 juin, 2008

Maria Vergine

Maria Vergine dans immagini sacre maryCN_1481
http://www.morguefile.com/archive/index.php?search_log=true&terms=Jesus

Publié dans:immagini sacre |on 14 juin, 2008 |Pas de commentaires »

Ogni autentica forma di preghiera cristiana…

dal sito:

http://www.fides.org/ita/blocknotes/ossrom_bordoni.html

MARCELLO BORDONI

da l’Osservatore Romano

Ogni autentica forma di preghiera cristiana deve essere sempre incentrata nei « misteri di Cristo » e non deve dissociarsi totalmente dalla loro « anamnesi liturgica ». Il Rosario di Maria è andato accrescendo la sua importanza tra le forme di preghiera cristiana, come ha testimoniato già l’esortazione apostolica Marialis cultus (MC) di Paolo VI (2 II 1974) (1), nella quale essa è chiamata « preghiera evangelica, incentrata nel mistero della incarnazione redentrice… preghiera di orientamento nettamente cristologico » (MC, n. 46). Nella riflessione contemporanea sono stati definiti con maggiore precisione i rapporti intercorrenti tra Liturgia e Rosario. Questa preghiera, infatti, possiede profondi rapporti con la preghiera liturgica: « alla luce dei princìpi della costituzione Sacrosanctum Concilium: le celebrazioni liturgiche ed il pio esercizio del rosario non si devono né contrapporre, né equiparare » (MC, n. 48). Il Rosario è, infatti, « un pio esercizio che si accorda facilmente con la sacra liturgia: come la Liturgia, infatti, esso ha un’indole comunitaria, si nutre della Sacra Scrittura e gravita intorno al mistero di Cristo » (MC, ivi). Pertanto, sia pure su piani di realtà

diversi, l’anamnesi della Liturgia e la memoria contemplativa del Rosario hanno per oggetto i medesimi eventi salvifici.
Oggi, con la sua Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae (2), Giovanni Paolo II, indicando il cammino spirituale che deve proseguire il cristianesimo, dopo duemila anni di storia, per non perdere lo slancio e la freschezza delle sue origini e per giungere sempre più non solo a « dire », ma a « gridare » Cristo al mondo (3), richiama con vigore all’importanza della preghiera del Rosario. Essa, infatti, educa i credenti ad un livello autentico e maturo della fede cristiana, che si nutre e respira in un’atmosfera evangelica, nella quale, non solo batte un « cuore cristologico », ma anche « il ritmo della vita umana » (4). Il popolo cristiano deve mettersi, però, alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre nella contemplazione del volto di Cristo. Il Rosario costituisce una vera e propria « pedagogia di santità »: esso forma i credenti, attraverso la via della contemplazione, a realizzare quella « conformazione a Cristo » che li rende capaci non solo di « parlare di Lui », ma di « mostrarlo al mondo ». Se la Liturgia, pertanto, « rende presente sotto il velo dei segni ed operanti in modo arcano, i grandi misteri della nostra redenzione, la preghiera del Rosario, con il pio affetto della contemplazione, rievoca quegli stessi misteri alla mente dell’orante e ne stimola la volontà perché
da essi attinga norme di vita » (MC, 48) (5).
1. Dai « misteri » al « Mistero di Cristo »
La caratteristica della preghiera del Rosario, come « preghiera evangelica » è di ripercorrere meditativamente la moltitudine dei misteri storici della vita di Gesù, che costituiscono un « Rosario vivente ». Nel cammino della storia cristiana, già all’era dei Padri (6), ma particolarmente nella spiritualità medioevale, si è evoluto ed affermato, sotto gli influssi del monachesimo, un notevole orientamento cristocentrico della pietà, con un forte accento sulla umanità di Gesù, considerata nei misteri della sua vita terrena (7). Si può affermare che, in questo orientamento, la passione per l’umanità di Gesù è divenuta notevole. Il monachesimo ha dato un eccellente contributo a fare dell’umanità di Gesù « lo strumento primario dell’ascesa spirituale », considerando soprattutto la sua vita terrena come la rivelazione dell’infinita condiscendenza divina verso l’infermità umana. Per questo il contatto con l’umanità di Gesù diviene la via per l’incontro con il volto nascosto della sua Divinità
. Di qui l’importanza della « imitazione di Cristo », nella contemplazione dei misteri della sua vita che vanno dall’infanzia alla passione, morte, resurrezione, pentecoste.
La familiarità con il Gesù terreno dà una risuonanza tenera ed affettiva alla pietà nel medioevo monastico, che si manifesta in espressioni che rivelano un profondo senso di amore verso il nome stesso di Gesù: « Signore Gesù » (8), « Signore umanissimo, Gesù piissimo  » (9), « nostro tesoro, amore, desiderio, dolcezza, salvezza e vita ». Questo nome è così al centro di un notevole orientamento spirituale: « Gesù, Gesù
… nome dolce, nome diletto, nome che conforta il peccatore e dona una beata speranza ». Questa devozione indugia presso la greppia di Betlemme, ove i vagiti e le lacrime, segno di tenerezza più che di forza (10), sono motivo di fiducia per la nostra conversione, per spostarsi via via verso le altre vicende della sua vita terrena fino a giungere alla sofferenza della passione che rafforza « l’affetto di dilezione ». Non si deve pensare che questa spiritualità pecchi di sentimentalismo e di vana ricerca di emozioni sensibili: essa è ben nutrita di conoscenza biblica, e di « forti contenuti cristologici », come si può notare in Ruperto di Deutz (1129), testimone della tradizione benedettina. Così l’affectus dilectionis, riscalda la pietà cistercense con s. Bernardo e Guglielmo di Saint-Thierry, mentre la spiritualità francescana si concentra nella tradizione del presepe e nella contemplazione della passione e la pietà domenicana, con s. Alberto Magno e con s. Caterina da Siena, vede, come s. Francesco, il centro della pietà nel Crocifisso. Particolarmente importante, in questo contesto di spiritualità dei « misteri della carne » è lo sviluppo ed approfondimento teologico offerto dalla riflessione di s. Tommaso d’Aquino (11), che dona un solido sostegno cristologico e soteriologico alla devozione medioevale e dei tempi successivi verso la santa umanità di Gesù: in lui la « imitazione di Cristo », si può dire, che non è solo un impegno ascetico, è molto di più, è una vera e propria comunione di vita con i misteri della vita terrena del Salvatore, perché il curriculum di vita del cristiano, nasce, è sorretto, in una mistica simultaneità, dovuta alla virtù salvifica della Divinità operante in questi misteri, per la quale Egli si rende universalmente presente nella storia (Comp. Theol. 239) (12).
Se i « misteri della vita terrena » di Gesù di Nazareth hanno una propria, singolare efficacia, in ragione della virtù divina (pneumatica), in essi operante, è, però, soprattutto per la via della contemplazione (13) che questa virtù si rende efficace nelle anime. Attraverso di essa, la memoria della vicenda storica di Gesù di Nazareth ci consente di penetrare, pur nella oscurità della carne terrena, nel « fulgore della bellezza e della gloria divina » che brilla sul Volto di Cristo (Lc 9, 35), rivelando in esso il Mistero che supera ogni conoscenza (Ef 3, 19): il mistero del Verbo fatto carne, nel quale « abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità » (Col 2, 9). Per questo, se « tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero » (14), « la sua umanità appare come il « sacramento », cioè, il segno e lo strumento della sua divinità e della salvezza che Egli reca: ciò
che era visibile nella sua vita terrena condusse al Mistero invisibile della sua figliazione divina e della sua missione redentrice » (ivi). La meditazione dei misteri di Cristo, costituisce, quindi, un alimento irrinunciabile per la formazione e crescita spirituale del cristiano.
2. I misteri di Cristo nella « via di Maria »
Questa meditazione sui misteri di Cristo, che trasforma e trasfigura lo spirito del credente, è promossa efficacemente dalla « preghiera del Rosario » mediante il suo richiamo a quell’aspetto del meditare cristiano che ha il suo « modello insuperabile » nella « via di Maria », Ad essa « il volto del Figlio… appartiene a titolo speciale » (RVM, 10). Nessuno, ha potuto, come lei, dedicarsi con altrettanta assiduità alla contemplazione del volto del Figlio. Il suo, è stato, uno sguardo continuo, penetrante, per la virtù della sua esperienza di fede che ha potuto leggere nell’intimo dei misteri della carne il « Mistero » del suo Gesù. Ha potuto perciò conservarne, gelosamente i ricordi dell’infanzia (Lc 2, 19.51), fino a percepirne i sentimenti nascosti, ha potuto indovinare le sue scelte fin dagli inizi della sua vita pubblica (Gv 2, 5), seguendolo maternamente fino alla immedesimazione, nel suo sguardo addolorato, pieno di fede e di amore offerente, ai piedi della Croce (19, 26-27), per poi contemplarlo con uno sguardo radioso, illuminato dalla sua gloria nella resurrezione, ed in fine nel suo sguardo ardente nella effusione dello Spirito a Pentecoste (At 1, 14) (RVM 10). Lungo questa « via di Maria », la Chiesa ha compreso e comprende sempre meglio il suo ruolo originario di appartenenza ai disegni di Dio, la sua funzione di « mediazione materna », nell’aprire ai credenti il sentiero della più pura contemplazione della gloria di Dio, riflessa nella vicenda della vita terrena e gloriosa del suo Figlio Incarnato. È da questa conoscenza che la Chiesa attinge anche la esperienza della propria identità
di Madre e Sposa del Cristo.
La preghiera del Rosario rimanda a questa coscienza meditativa e memore della vita del Cristo, raggiunta nella « via di Maria », e che dalla sua esperienza personale si diffonde nel luogo ecclesiale a partire dalla esperienza della comunità apostolica nascente, nella sua comunione di preghiera con Lei nel cenacolo (At1, 14). Si può pensare che questo pregare, ricordato dagli Atti, sia stato un approfondire, con lei, la meditazione dei suoi ricordi della vita del Figlio (Lc 2, 19.51). Nel Rosario, questa preghiera continua, nella formazione cristocentrico-trinitaria della vita spirituale del credente, alla scuola di Maria, Maestra di vita. Da Lei, alla Chiesa è concesso di imparare, non solo le « cose » che Gesù ci ha insegnato, ma soprattutto di « imparare Lui » (RVM, 14). E, cioè, è concesso di imparare il mistero del Dio trinitario che risplende in Lui e di imparare Lui come « il Mistero » per eccellenza, il « mistero del Verbo fatto carne », che ha patito sulla Croce ed è Risorto per la nostra giustificazione (Rm 4, 25). Questa preghiera contemplativa, attraverso lo sguardo di Maria, ci educa, infatti, al suo modo di guardare, di rendere viva la memoria dei misteri di Gesù, di contemplare e di vivere la sua sequela. Così, in questa contemplazione, l’anima del credente, si apre alla penetrazione di quel « Segno » della « gloria divina nascosta » che accompagnava già
, come splendore anticipato, la sua vita terrena consentendo ai discepoli di credere in Lui (Gv 2, 11).
3. Dal mistero di Cristo, al « mistero dell’uomo »
Nella sua Lettera Apostolica, oggetto di queste riflessioni, il Santo Padre, non solo sottolinea in consonanza con i suoi predecessori l’importanza del « cuore cristologico », che batte nella preghiera del Rosario, ma dà anche rilievo alla ripresa delle sue parole con le quali aveva già affermato che nella « semplice preghiera del Rosario « batte il ritmo della vita umana » (15).Questa implicazione antropologica ci fa comprendere come nel pregare il Rosario di Maria, il credente è portato a comprendere, alla luce dei misteri di Cristo, e del suo « Mistero », il significato più profondo di quel « mistero » che è la vita stessa dell’uomo e che si può raggiungere solo attraverso la contemplazione del mistero di Cristo. Il Rosario, infatti, rende il credente in grado di accompagnare Gesù-Cristo, nel cammino della sua vita, piena di amore, di spirito di servizio, di dedizione proesistente (pro vobis), fino alla morte di Croce, per riconoscerlo, risorto, pellegrino, nelle vie del mondo, continando con Lui l’esperienza di Emmaus. Ma questa preghiera, consente pure al credente, di discernere che, nel cammino di Cristo, il cammino dell’uomo è come ricapitolato (16), svelato, redento (RVM, 25). In questo tempo di smarrimento, l’uomo che ha raggiunto grandi traguardi di conoscenze scientifiche sulla propria realtà e sul mondo, sembra aver perduto il significato della sua più profonda « verità », il « senso » ed il « traguardo ultimo » della sua « vita ». Per questo, il suo camminare nella « via » degli eventi storici della fede, in compagnia del pellegrino misterioso, lungo gli aspri sentieri del mondo, è il solo modo per ritrovare la luce del « mistero » che egli porta con sé. Si può
dire, allora, veramente, che ciascun mistero del Rosario, ben meditato, « getta luce sul mistero dell’uomo » (RVM, ivi).
MARCELLO BORDONI
——
1) Paolo VI, Marialis cultus (= MC), AAS 66 (1974), 113-168
2) Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae (=RVM), LEV, Città
del Vaticano 2002
3) Annunciare Cristo come « traguardo della storia umana, come il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà » è
stato il messaggio di speranza del Conc. Vaticano II, Gaudium et Spes, 45
4) Giovanni Paolo II, Angelus. In Insegnamenti, 1 (1978), 75-76
5) Paolo VI, Marialis cultus , n. 48
6) F. Bertrand, Mystique de Jésus chez Origène, Aubier, Paris 1951; Ilarino da Milano, La spiritualità
cristologica dei Padri apostolici agli inizi del monachesimo, in « Problemi di storia della Chiesa », Milano 1970, pp. 359-507.
7) A. Grillmeier, I misteri di Cristo nella pietà
del medioevo latino e dell’epoca moderna, in « Mysterium Salutis », t.VI, Queriniana, Brescia 1971, pp. 27ss.
8) Isacco della Stella, Sermo 2; PL 194, 1694
9) Helinandus, Ep. ad Galterum, PL 212, 757 A
10) Bernardo, Sermo 1 in Nativitate, 3, PL 183, 116
11) Inos Biffi, I Misteri di Cristo in Tommaso d’Aquino, I, Jaca Book, Milano 1994
12) Ivi, p. 258; in particolare p. 266 riguardo all’opera della « virtus Christi »
13) Vincenzo Battaglia, Cristologia e contemplazione, EDB, Bologna, 1996
14) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 515
15) Angelus del 29 ottobre 1978: Insegnamenti 1 (1978), 76
16) Ireneo, Contro le eresie, III, 18, 1: PG 7, 932

Publié dans:preghiere |on 14 juin, 2008 |Pas de commentaires »

« Il vostro « sì » sia « sì » (Gc 5,12)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/14/2008#

San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino
Buona giornata, 14,11,12/5

« Il vostro « sì » sia « sì » (Gc 5,12)

Non sai quanto l’obbedienza sia capace di produrre : con un sì, con un solo sì – « Avvenga di me quello che hai detto ! » – Maria diviene la madre dell’Altissimo. Così facendo, si dichiara sua serva, ma custodisce intatta la sua verginità, che era così cara a Dio e a se stessa. Con questo sì di Maria, il mondo ottiene la salvezza, l’umanità viene riscattata. Perciò, cerchiamo anche noi di fare la volontà di Dio e di dire sempre di sì al Signore…

Maria faccia fiorire nel tuo animo delle virtù sempre nuove e vegli su di te. Lei è il mare che bisogna attraversare per giungere alla riva degli splendori dell’aurora eterna ; rimani dunque sempre accanto a lei…

Prendi appoggio sulla croce di Cristo, come Maria. In essa troverai grande conforto. Maria è rimasta in piedi, accanto a suo figlio crocifisso. Mai Gesù l’ha tanto amata quanto in questo momento di indicibile sofferenza.

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31