Archive pour le 12 juin, 2008

L’annunciazione ( altre belle immagini nel sito)

L'annunciazione ( altre belle immagini nel sito) dans immagini sacre ossuccio7204

http://www.montagnavissuta.it/sanbenedetto4.htm

Publié dans:immagini sacre |on 12 juin, 2008 |Pas de commentaires »

Maria nella liturgia

 dal sito:

http://www.mariedenazareth.com/8193.0.html?L=4

Maria nella liturgia

La Vergine Maria, scelta da Dio, da tutta leternità, come Vaso di elezione per la realizzazione divina del mistero dellIncarnazione e della Redenzione del mondo nel Suo Figlio Gesù Cristo, nostro Salvatore, è anche Colei che, ai piedi della Croce, davanti allo smacco apparente della morte di Suo Figlio, non ha mai vacillato nella sua fede; è Lei che conforta gli Apostoli in questa Ora di dolore, che precede la Resurrezione.. Maria è anche Colei che andrà ad avvolgere, proteggere e assistere la nascita della Chiesa fin dai primi passi di questultima, dopo la dipartita di Gesù.

La Vergine è dunque presente in maniera costante nella celebrazione della liturgia: da un lato, perché creatura come noi, come noi Lei rende al Signore il culto che è dovuto solo a Dio; daltro lato perché Lei occupa uno spazio particolare e unico nella realizzazione dei due grandi misteri di salvezza dellumanità (lIncarnazione e la Redenzione) e, partendo da questo fatto, nella liturgia che celebra questi misteri della Fede. Oltre a questo, Maria, Madre del Verbo di Dio, occupa un posto centrale nella liturgia eucaristica perché, come ricorda santAgostino, la Carne di Gesù, è la Carne di Maria.

Maria non è il Dio del Tempio, Lei è il tempio di Dio

Intanto, se la Santa Vergine occupa un posto speciale nella liturgia della Chiesa, Lei non ne è la finalità: il culto dadorazione (di latria) è dovuto solo a Dio: solo Dio è loggetto primo e supremo della liturgia della Chiesa; quanto a Maria, lei riceve, da parte di tutti coloro che la pregano, un culto di venerazione (di dulia, o meglio di iperdulia, dato che la Vergine è più interceditrice di tutti i santi e gli angeli riuniti): Maria non è il Dio del Tempio, Lei è il tempio di Dio

Ciò non impedisce che, dopo le origini della Chiesa, e in tutte le nazioni del mondo, la liturgia celebri e onori la Madre di Dio, Colei che canta nel suo Magnificat: Dora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beataUn posto d

onore nella liturgia

Sebbene Maria occupi un posto donore in tutte le liturgie della Chiesa (liturgia eucaristica, sacramentale, Uffico delle Ore, chiamato anche Ufficio Divino), questa considerazione è particolarmente sensibile nei riti della Chiesa dOriente, per esempio, dove la Vergine è al centro della celebrazione ortodossa, che la onora come Théotokos (Madre di Dio) lungo tutto lanno liturgico.

Nella Chiesa universale lanno liturgico è punteggiato da quattro feste mariali principali: lImmacolata Concezione; lAnnunciazione; la Madre di Dio; lAssunzione, oltre a numerose feste secondarie (almeno 16); senza contare le messe votive in onore della Vergine (nel solo Messale di rito latino Romano, il rito ufficiale della Chiesa Cattolica, se ne contano 46!). Ciò è sufficiente per dire qual’è il posto donore e la venerazione di cui la Vergine è fatta oggetto nella liturgia della Chiesa tanto dOriente come dOccidente, quali che siano le culture, e di generazione in generazione

Publié dans:Maria Vergine |on 12 juin, 2008 |Pas de commentaires »

di Sandro Magister : Dialogo tra le religioni. Il Vaticano prepara le linee guida

dal sito: 

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/205101

Dialogo tra le religioni. Il Vaticano prepara le linee guida

Basta con le cerimonie. E più decisione nell’annunciare il Vangelo. Dall’Arabia Saudita arrivano nuovi segnali di apertura. Il filosofo algerino Mohammed Arkoun critica il papa, ma più ancora il vuoto culturale del mondo musulmano

di Sandro Magister

ROMA, 11 giugno 2008 La riunione plenaria che il pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha tenuto in Vaticano la scorsa settimana è stata la prima di questo pontificato e si è svolta con un presidente nuovo il cardinale Jean-Louis Tauran e con esperti anch’essi in larga parte nuovi.

Nuovo è stato anche l’obiettivo della plenaria: elaborare delle linee guida per orientare vescovi, sacerdoti e fedeli nel rapportarsi con le altre religioni. Un obiettivo, ha detto il cardinale Tauran, deciso « dopo molti anni di esitazione sulla sua opportunità« . Il documento è ora in fase di stesura e sarà pubblicato tra alcuni mesi.

Sabato 7 giugno, al termine dei tre giorni dell’incontro, Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti nella Sala del Concistoro. Ha incoraggiato la pubblicazione delle linee guida poiché, ha detto, « la grande proliferazione di incontri interreligiosi nel mondo di oggi richiede discernimento ». Parola, quest’ultima, usata nel linguaggio ecclesiastico per sollecitare analisi critica e scelte conseguenti.

In effetti, il rapporto con uomini di altre religioni è stato ed è praticato in modi diversi e talora contraddittori, dentro la Chiesa cattolica.

Nei paesi musulmani, ad esempio, la prassi più diffusa da parte dei cattolici è quella della silenziosa testimonianza di vita cristiana. Vi sono delle ragioni di prudenza che giustificano tale prassi. Ma contro chi la giustifica sempre e dovunque, la congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato lo scorso 3 dicembre una nota dottrinale. Per contrapporvi questa tesi già enunciata da Paolo VI nella « Evangelii Nuntiandi » del 1975:

« Anche la più bella testimonianza si rivelerà a lungo impotente, se non è [...] esplicitata da un annuncio chiaro e inequivocabile del Signore Gesù« .

Le linee guida che il pontificio consiglio per il dialogo interreligioso si appresta a pubblicare si muoveranno in questa direzione. Nell’introdurre la plenaria, il cardinale Tauran ha detto infatti:

« Sappiamo che lo Spirito Santo opera in ogni uomo e ogni donna indipendentemente dal suo credo religioso o spirituale. Ma, d’altra parte, dobbiamo proclamare che Cristo è la Via, la Verità e la Vita. Gesù ci ha rivelato la verità su Dio e la verità sull’uomo, e questa è per noi la Buona Novella. Non possiamo mettere questa verità sotto il moggio ».

Benedetto XVI, parlando a 200 rappresentanti di altre religioni durante il suo recente viaggio negli Stati Uniti, si era espresso in forma non meno chiara:

« È Gesù che noi portiamo nel forum del dialogo interreligioso. È l’ardente desiderio di seguire le sue orme che spinge i cristiani ad aprire le loro menti e i loro cuori al dialogo. [...] Nel nostro tentativo di scoprire i punti di comunanza, forse abbiamo evitato la responsabilità di discutere le nostre differenze con calma e chiarezza. [...] Il più importante obiettivo del dialogo interreligioso richiede una chiara esposizione delle nostre rispettive dottrine religiose ».

Il che non toglie che vi sia un terreno comune d’azione tra uomini di diverso credo, su cui le linee guida insisteranno. Ha detto ancora Tauran introducendo la plenaria:

« I Dieci Comandamenti sono una sorta di grammatica universale che tutti i credenti possono utilizzare nel loro rapporto con Dio e con il prossimo. [...] Dio, creando l’uomo, l’ha ordinato con sapienza e con amore al suo fine, mediante la legge inscritta nel suo cuore (Romani 2,15), la legge naturale. Questa altro non è che la luce dell’intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Questa luce e questa legge Dio l’ha donata nella creazione ».

* * *

Negli stessi giorni in cui in Vaticano il pontificio consiglio per il dialogo interreligioso teneva la sua plenaria, i rapporti tra la Chiesa cattolica e l’islam hanno registrato delle novità.

In Arabia Saudita, nella città santa della Mecca, re Abdallah bin Abdulaziz al-Saud ha inaugurato il 4 giugno una conferenza di tre giorni tra 600 esponenti del vasto mondo musulmano allo scopo di « dire al mondo che noi siamo la voce della giustizia e dei valori morali umani, della coesistenza e del dialogo ».

A questo fine, Abdallah ha confermato la sua volontà di « organizzare incontri con i fratelli appartenenti ad altre fedi », in particolare l’ebraica e la cristiana. L’islamismo, secondo il sovrano saudita, « ha avviato e definito i principi e la strada per un dialogo con i fedeli delle altre religioni » e questa strada « passa attraverso i valori comuni alle tre religioni monoteiste ». Tali valori « provano ripugnanza per il tradimento, rigettano il crimine, combattono il terrorismo » praticato da « estremisti presenti tra i nostri popoli », che « hanno unito le loro forze in flagrante aggressività per distorcere la giustizia e la tolleranza dell’islam ».

Dette dal re dell’Arabia Saudita nazione di rigido islamismo wahhabita e terra d’origine di Osama bin Laden e della maggior parte degli autori degli attacchi dell’11 settembre 2001 sono parole d’indubbio peso. In Vaticano, « L’Osservatore Romano » le ha riportate con evidenza.

Inoltre, re Abdallah ha detto di aver ottenuto « semaforo verde » al suo progetto di dialogo interreligioso dagli ulema sauditi e di voler consultare al riguardo anche i musulmani degli altri paesi. Nella conferenza della Mecca ha riunito nella stessa sala lo sceicco della moschea di al-Azhar al Cairo, Sayyid Tantawi, alta autorità sunnita, e l’ayatollah sciita Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, ex presidente dell’Iran e membro dell’Assemblea degli esperti, sede della suprema autorità del regime.

In Israele, i propositi di re Abdallah sono stati accolti positivamente dal gran rabbino ashkenazita Yona Metzger e da quello sefardita Shlomo Amar.

Nel comunicato finale della conferenza, denominato « L’appello della Mecca », si annuncia la creazione di un Centro islamico per le relazioni fra le civiltà. Esso organizzerà momenti di dialogo con rappresentanti di altre religioni, culture e filosofie, e promuoverà la pubblicazione di libri sull’argomento.

* * *

Un’altra novità di questi giorni è l’imminente riunione che gli esperti della rivista internazionale « Oasis » promossa dal patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, e specializzata nel dialogo tra cristiani e musulmani terranno in Giordania, ad Amman, dal 23 al 24 giugno. sul tema delle relazioni tra verità e libertà.

Amman è la città in cui ha sede l’al-Bayt Institute for Islamic Thought presieduto dal principe di Giordania Ghazi bin Muhammad bin Talal, cioè l’istituto che ha promosso la celebre lettera dei 138 musulmani intitolata « Una parola comune tra noi e voi » e indirizzata al papa e agli altri capi delle confessioni cristiane.

Nel prossimo mese di novembre è in agenda a Roma un incontro tra autorità ed esperti della Chiesa cattolica e una delegazione dei 138 musulmani.

Intanto, uno dei 138, l’algerino Mustafà Cherif, già ministro dell’educazione e ambasciatore, ha in corso di stampa sul prossimo numero del mensile « Mondo e Missione » del Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano un commento su due recenti fatti nel suo paese.

Il primo di questi fatti, avvenuto ai primi di giugno, è la condanna di quattro algerini per essersi convertiti dall’islam al cristianesimo. I quattro sono protestanti, ma un’analoga condanna aveva precedentemente colpito un sacerdote cattolico, colpevole di aver guidato una preghiera, a Natale, con un gruppo di immigrati del Camerun.

Cherif definisce « incomprensibili e deplorevoli » i modi con cui in Algeria si affronta la questione del proselitismo, poiché « la nostra visione del diritto si fonda sul principio coranico: Nessuna imposizione in fatto di religione ».

E aggiunge:

« Inoltre, i nostri amici cattolici in Algeria, da cinquantanni a questa parte, non hanno mai cercato di convertire chicchessia, anche se hanno il diritto di testimoniare la loro fede. Questo, nonostante lattuale papa ricordi spesso il carattere centrale per la Chiesa cattolica della sua missione evangelizzatrice ».

Il secondo fatto commentato da Cherif si collega a questa sua precedente osservazione, ed è l’uscita di scena per ragioni di età dell’arcivescovo di Algeri, Henri Teissier, ufficializzata dal Vaticano lo scorso 24 maggio.

Cherif traccia un ritratto dell’anziano arcivescovo come « uno di quei preti misurati che cerca il giusto mezzo, consapevole delle riforme che andrebbero realizzate anche in seno alla Chiesa e non esitando talvolta a esprimere la sua differenza con il Vaticano, specialmente quando si tratta dei rapporti con i musulmani ».

A riprova del « giusto mezzo » cercato da Teissier, Cherif scrive:

« Il Vaticano ha pubblicato lo scorso dicembre una nota dottrinale che riafferma la missione di evangelizzare i non cattolici. [...] Talvolta, tuttavia, partiti per evangelizzare il mondo, molti preti e pastori si sono messi alla scuola dei popoli che hanno incontrato e della loro cultura, senza cercare necessariamente di sviarli dalla loro religione originale. Mons. Henri Teissier è uno di quei grandi uomini di fede che rispettano laltro ».

Cherif aggiunge d’aver incontrato per la prima volta Teissier a Cordoba nel 1974, in occasione di un colloquio internazionale islamo-cristiano:

« In quel frangente è importante ricordare che, su intervento personale di mons. Teissier presso il vescovo di Cordoba, il nostro gruppo di partecipanti musulmani era stato autorizzato a tenere la preghiera del venerdì nella celebre moschea di Cordoba ».

La « moschea » qui citata è propriamente, da secoli, la chiesa cattedrale della città.

* * *

Terza novità interessante è la critica rivolta a Benedetto XVI, ma più ancora al mondo islamico nel suo insieme, da parte di un intellettuale musulmano di spicco, Mohammed Arkoun.

Arkoun, 80 anni, nato in Algeria, ha insegnato alla Sorbona, a Princeton e in altre celebri università d’Europa e d’America. Oggi è direttore di ricerca all’Istituto di Studi Ismailiti di Londra, fondato dall’Aga Khan.

Intervistato da John Allen, vaticanista del « National Catholic Reporter », durante un convegno a Lugano, in Svizzera, Arkoun prende spunto dalla lezione di Ratisbona:

« Papa Benedetto ha sostenuto che un’intima relazione tra la ragione e la fede non esiste nel pensiero islamico e nelle sue espressioni. Questa affermazione, storicamente parlando, non è vera. Non è sicuramente vera se consideriamo il periodo che va dall’VIII al XIII secolo. Ma dopo la morte del filosofo Averroè nel 1198 la filosofia è effettivamente scomparsa dal pensiero islamico. Da qui in avanti, quindi, il papa è nel giusto. [...] Il guaio è che oggi, quando si parla con dei musulmani, essi non hanno la minima idea di questa loro storia ».

E i 138 della lettera non fanno eccezione, prosegue Arkoun: « Non trovo tra loro nessuno storico del pensiero ».

Il papa sbaglia, quindi, a prendere loro come interlocutori:

« Il papa dovrebbe piuttosto creare un vero spazio di discussione, invece di tutti questi cosiddetti dialoghi interreligiosi che si fanno a partire dal Concilio Vaticano II. Io ho preso parte a un buon numero di essi, e posso dire che sono del tutto inutili. Solo chiacchiere. In essi non vi è apporto intellettuale, non vi è rispetto per le alte competenze. Sono stati fatti studi importanti sulla questione della fede e della ragione, ma tutto questo è messo da parte e ignorato. Soltanto ci si complimenta a vicenda, dicendo: Io rispetto la tua fede, e tu rispetti la mia. Un puro nonsenso ».

E alla domanda se le giovani generazioni musulmane hanno una reale sete di un nuovo modo di esprimere la fede, diverso da quello degli « ulema della televisione », Arkoun risponde:

« Certamente. Quando in Egitto tengo una conferenza, l’ascolto è enorme. L’interesse della gente è fortissimo. Anche le persone più anziane sono felici, sentono che possono finalmente respirare. La gente mi ha applaudito quando ho detto che dopo la lezione di Benedetto XVI a Ratisbona i musulmani non avrebbero dovuto scendere in strada a dimostrare contro di lui, ma avrebbero dovuto correre nelle biblioteche. Ad apprendere ciò è accaduto al pensiero islamico dopo il XIII secolo ».

__________

POST SCRIPTUM Al termine dell’udienza generale di mercoledì 11 giugno Benedetto XVI ha incontrato i partecipanti alla riunione del Comitato islamo-cattolico istituito dal pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e dall’International Islamic Forum for Dialogue di Gedda, in Arabia Saudita. Il Comitato si è riunito a Roma per un incontro di tre giorni sul tema: « Cristiani e musulmani testimoni del Dio della giustizia, della pace e della compassione in un mondo che soffre la violenza ».

Publié dans:Sandro Magister |on 12 juin, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno b3_plants034
http://www.imageafter.com/category.php?offset=1152&category=nature_plants&search=search

« Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono »

 dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/12/2008#

San Giovanni Crisostomo (verso il 345-407), vescovo di Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Commento alla lettera ai Corinzi, n° 24

« Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono »

«Pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane» (1 Cor 10,17). Cos’è questo pane? Il Corpo di Cristo. E cosa diventano coloro che lo ricevono? Il Corpo di Cristo. Non sono più diversi corpi, ma un solo Corpo. Quanti chicchi di grano compogono il pane! Eppure chi vede questi chicchi? Sono veramente nel pane che hanno formato, eppure nulla li distingue gli uni dagli altri, tanto sono uniti.

Così noi siamo uniti gli uni con gli altri e con Cristo. Non ci sono più parecchi corpi nutriti da parecchi cibi; formiamo un solo corpo nutrito e vivificato da un unico pane. Per questo Paolo dice: «Tutti partecipiamo dell’unico pane». Se partecipiamo tutti dell’unico pane, se siamo nutriti in lui al punto di diventare un medesimo corpo, perché mai non siamo uniti dal medesimo amore, strettamente legati tra noi dalla medesima carità.

Rileggete la storia dei nostri progenitori nella fede e troverete quel quadro insigne: «La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Ma purtroppo, non è così oggi. Ai nostri giorni la Chiesa mostra lo spettacolo contrario; non si vedono che conflitti dolorosi, divisioni accanite tra i fratelli… Eravate lontani da lui, eppure Cristo non ha esitato ad unirvi a lui. E ora non vi degnate di imitarlo per unirvi di tutto cuore con il fratello?… A causa del peccato, i nostri corpi plasmati con la polvere del suolo (Gen 2,7) avevano perso la vita e erano divenuti schiavi della morte; il Figlio di Dio vi ha aggiunto il lievito della sua carne, libera da ogni peccato, in una pienezza di vita. E ha dato il suo corpo in cibo per tutti gli uomini affinché, rinnovati da questo sacramento dell’altare, partecipino tutti della sua vita immortale e beata.

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31