Archive pour le 4 juin, 2008

GRACEBOW ROM 5, 17 – non trovo la traduzione, non capisco, Romani 5 parla della caduta dell’uomo e della grazia di Cristo; c’è qualcuno che me lo traduce?

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http://www.artbible.net/Jesuschrist_fr.htm

Publié dans:immagini sacre, San Paolo |on 4 juin, 2008 |Pas de commentaires »

« Non è un Dio dei morti ma dei viventi »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=06/04/2008#

Sant’Anastasio d’Antiochia, monaco poi patriarca d’Antiochia 549-570 e 593-599
Discorso 5, sulla Risurrezione di Cristo ; PG 89, 1358

« Non è un Dio dei morti ma dei viventi »

«Per questo Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi» (Rm 14,9). «Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi». Perciò i morti sui quali domina colui che è risorto, non sono più morti, ma viventi; e domina su di loro la vita proprio perché vivano, senza temere più la morte, come «Cristo, risuscitato dai morti, non muore più» (Rm 6,9). Così risuscitati e liberati dalla corruzione, non vedranno più la morte, ma parteciperanno alla risurrezione di Cristo, come Cristo fu partecipe della loro morte. Non per altro motivo infatti egli discese sulla terra, incatenata da antiche catene, se non per «infrangere le porte di bronzo e spezzare le sbarre di ferro» (Is 45,2) della morte e per trarre a sé dalla corruzione la nostra vita, donandoci la libertà al posto della schiavitù.

Se non appare ancora ultimata l’opera di questo disegno divino (gli uomini infatti continuano a morire e i corpi si dissolvono nella morte), il fatto non deve certo per questo diventare motivo di diffidenza. Già in anticipo infatti abbiamo acquisito un pegno di tutti i beni futuri, mediante le primizie con le quali siamo già stati innalzati al cielo e ci siamo seduti con colui che ci ha portati in alto con sé, come dice san Paolo: «Con lui ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù» (Ef 2,6). Raggiungeremo il compimento quando verrà il tempo prestabilito dal Padre, quando avremo lasciato l’infanzia e arriveremo allo stato di uomo perfetto. Così piacque al Padre dei secoli, perché fosse stabile il dono concesso… L’apostolo Paolo inoltre dice che questo fatto, a lui ben noto, si sarebbe avverato per tutto il genere umano per mezzo di Cristo, «il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,21)… Cristo è risorto con un corpo spirituale, il quale non è altro che il «corpo seminato ignobile» (1 Cor 15,43), ma mutato poi in glorioso. Egli avendo portato al Padre le primizie della nostra natura, condurrà a lui anche tutto l’universo; lo ha promesso quando ha detto: «Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).

Rav A. J. Heschel: Dal Libro di A. Heschel Dio alla ricerca dell’uomo

dal sito dell’amicizia ebraico-cristiana:

http://www.nostreradici.it/Heschel_parole.htm

Dal Libro di A. Heschel Dio alla ricerca dell’uomo

Santità nelle parole

La bibbia è santità nelle parole. Per l’uomo del nostro tempo non vi è nulla di così familiare e banale come le parole. Di tutte le cose esse sono le più a buon mercato, le più abusate e meno stimate. Esse sono oggetto di continua profanazione. Noi tutti viviamo, sentiamo e pensiamo in esse, ma non riuscendo a sostenere la loro dignità indipendente, a rispettarne il potere e il peso, esse diventano evasive, ambigue: una manciata di polvere. Quando ci troviamo dinanzi alla Bibbia, le cui parole sono come dimore fatte di roccia, non sappiamo trovare la porta.

Alcuni possono domandarsi: perché la luce di Dio è stata data in forma di linguaggio? Come è concepibile che il divino sia contenuto in vasi così fragili come le consonanti e le vocali? Questa domanda denuncia il peccato del nostro tempo: quello di trattare alla leggera l’etere che porta i flutti luminosi dello spirito. Che cos’altro al mondo è capace di avvicinare gli uomini al di sopra delle distanze di spazio e di tempo? Di tutte le cose sulla terra, soltanto le parole non muoiono mai. Esse hanno così poca sostanza e così tanto significato.

La Bibbia non si occupa della divinità ma dell’umanità. Rivolgendosi ad esseri umani e parlando di cose umane, quale lingua dovrebbe usare se non quella dell’uomo? Eppure, è come se Dio avesse preso queste parole ebraiche e le avesse investite della sua potenza, e le parole fossero diventate un filo di tensione carico del suo spirito. Ancor oggi esse sono delle linee di unione tra il cielo e la terra.

Quale altro strumento potrebbe essere stato impiegato per comunicare il divino? Disegni smaltati sulla luna? Statue tagliate dalle Montagne Rocciose? Che cosa non va nell’origine umana del vocabolario scritturale?

Se la Bibbia fosse un tempio, di maestosità e splendore uguale alla semplice grandiosità della sua forma attuale, il suo linguaggio divino avrebbe potuto conservare il segno della dignità divina con forza più innegabile per la maggior parte della gente. Ma l’uomo avrebbe adorato la sua opera invece della sua volontà… e questo è esattamente ciò che la Bibbia ha cercato di prevenire.

Come è impossibile pensare a Dio senza il mondo, così è impossibile pensare alla sua sollecitudine senza la Bibbia.

Se Dio è vivo, allora la Bibbia è la sua voce. Nessun’altra opera è altrettanto degna di essere considerata una manifestazione della sua volontà. Non vi è altro specchio al mondo in cui si rifletta così chiaramente la sua volontà e la sua guida spirituale. Se è plausibile credere nell’immanenza di Dio nella natura, allora bisogna per forza credere nella immanenza di Dio nella Bibbia.

Publié dans:ebraismo, Rav A.J. Heschel |on 4 juin, 2008 |Pas de commentaires »

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