Archive pour mai, 2008

Padre Cantalamessa – Omelia per il Corpus Domini

dal sito: 

http://www.cantalamessa.org/it/omelieView.php?id=324

sollenità del « Corpus Domini » 25 maggio 2008

Padre Cantalamessa

Nella seconda lettura san Paolo ci presenta l’Eucaristia come mistero di comunione: « Il calice che benediciamo non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? » Comunione significa scambio, condivisione. Ora la regola fondamentale della condivisione è questa: quello che è mio è tuo e quello che è tuo è mio. Proviamo ad applicare questa regola alla comunione eucaristica e ci renderemo conto della « enormità » della cosa.

Che cosa ho io di propriamente « mio »? La miseria, il peccato: questo solo è esclusivamente mio. E che cosa ha di « suo » Gesú se non santità, perfezione di tutte le virtù? Allora la comunione consiste nel fatto che io do a Gesú il mio peccato e la mia povertà, e lui mi da la sua santità. Si realizza il « meraviglioso scambio », come lo definisce la liturgia.

Conosciamo diversi tipi di comunione. Una comunione assai intima è quella tra noi e il cibo che mangiamo, perché questo diventa carne della nostra carne e sangue del nostro sangue. Ho sentito delle mamme dire alla loro creatura, mentre se la stringevano al petto e la baciavano: « Ti voglio così bene che ti mangerei! ».

È vero che il cibo non è una persona vivente e intelligente con la quale possiamo scambiarci pensieri e affetti, ma supponiamo, per un momento, che il cibo sia esso stesso vivente e intelligente, non si avrebbe, in tal caso, la perfetta comunione? Ma questo è precisamente ciò che avviene nella comunione eucaristica. Gesù, nel brano evangelico, dice: « Io sono il pane vivo disceso dal cielo…La mia carne è vero cibo…Chi mangia la mia carne avrà la vita eterna ». Qui il cibo non è una semplice cosa, ma è una persona vivente. Si ha la più intima, anche se la più misteriosa, delle comunioni.

Guardiamo cosa avviene in natura, nell’ambito della nutrizione. È il principio vitale più forte che assimila quello meno forte. È il vegetale che assimila il minerale; è l’animale che assimila il vegetale. Anche nei rapporti tra l’uomo e Cristo si attua questa legge. È Cristo che assimila noi a sé; noi ci trasformiamo in lui, non lui in noi. Un famoso materialista ateo ha detto: « L’uomo è ciò che mangia ». Senza saperlo ha dato un’ottima definizione dell’Eucaristia. Grazie ad essa, l’uomo diventa davvero ciò che mangia, cioè corpo di Cristo!

Ma leggiamo il seguito del testo iniziale di S. Paolo: « Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane ». È chiaro che in questo secondo caso la parola « corpo » non indica più il corpo di Cristo nato da Maria, ma indica « tutti noi », indica quel corpo di Cristo più grande che è la Chiesa. Questo vuol dire che la comunione eucaristica è sempre anche comunione tra noi. Mangiando tutti dell’unico cibo, noi formiamo un solo corpo.

Quale la conseguenza? Che non possiamo fare vera comunione con Cristo, se siamo divisi tra noi, ci odiamo, non siamo pronti a riconciliarci. Se tu hai offeso un tuo fratello, diceva S. Agostino, se hai commesso un’ingiustizia contro di lui, e poi vai a ricevere la comunione come niente fosse, magari pieno di fervore nei confronti di Cristo, tu somigli a una persona che vede venire verso di sé un amico che non vede da molto tempo. Gli corre incontro, gli getta le braccia al collo e si alza in punta di piedi per baciarlo sulla fronte…Ma, nel fare questo, non si accorge che gli sta calpestando i piedi con scarpe chiodate. I fratelli infatti, specie i più poveri e derelitti, sono le membra di Cristo, sono i suoi piedi posati ancora sulla terra. Nel darci l’ostia il sacerdote dice: « Il corpo di Cristo », e noi rispondiamo: « Amen! ». Adesso sappiamo a chi diciamo « Amen », cioè sì, ti accolgo: non solo a Gesù, il Figlio di Dio, ma anche al prossimo.

Nella festa del Corpus Domini non posso nascondere una tristezza. Ci sono delle forme di malattia mentale che impediscono di riconoscere le persone che sono accanto. Continuano a gridare per ore: « Dov’è mio figlio? Dove mia moglie? Perché non si fa vivo? » e, magari, il figlio o la moglie sono lì che gli stringono la mano e gli ripetono: « Sono qui, non mi vedi? Sono con te! ». Succede così anche a Dio. Gli uomini nostri contemporanei cercano Dio nel cosmo o nell’atomo; discutono se ci fu o meno un creatore all’inizio del mondo. Continuiamo a domandare: « Dov’è Dio? » e non ci accorgiamo che è con noi e si è fatto cibo e bevanda per essere ancora più intimamente unito a noi.

Giovanni Battista dovrebbe ripetere mestamente: « In mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete ». La festa del Corpus Domini è nata proprio per aiutare i cristiani a prendere coscienza di questa presenza di Cristo in mezzo a noi, per tenere desto quello che Giovanni Paolo II chiamava « lo stupore eucaristico ».

San Simeone lo stilita

San Simeone lo stilita dans immagini sacre

http://santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 24 mai, 2008 |Pas de commentaires »

oggi (anche): San Simeone Stilita il Giovane Anacoreta

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92678

San Simeone Stilita il Giovane Anacoreta

24 maggio

Antiochia, Siria, 521 circa – Siria, 592

 

Il Martyrologium Romanum commemora in data odierna San Simone Stilita, sacerdote e anacoreta in Siria, detto “il Giovane” per distinguerlo dal santo omonimo vissuto un secolo prima. Visse sopra una colonna conversando con Cristo e gli angeli, dotato di poteri straordinari sui demoni e le forze delle natura.

Etimologia: Simeone = Dio ha esaudito, dall’ebraico

Martirologio Romano: Sul monte Mirabile in Siria, san Simeone Stilita il Giovane, sacerdote e anacoreta, che visse su di una colonna in conversazione con Cristo, scrisse vari trattati di ascesi e fu dotato di grandi carismi.

Le Chiese Orientali venerano un buon numero di santi stiliti, categoria pressoché inesistente nella Chiesa latina. Il primo e più famoso fu indubbiamente San Simeone Stilita l’Anziano (spesso confuso con San Simeone di Egee), seguito poi da San Daniele lo Stilita. Il santo festeggiato in data odierna è invece Simeone Stilita il Giovane, che nacque ad Antiochia attorno al 521 e, come suggerisce il suo stesso nome, visse sopra una colonna per ben quarantacinque anni. Assai numerose sono le esagerazioni riscontrabili negli scritti di alcuni agiografi orientali sul conto di Simeone, soprattutto nelle descrizioni delle pratiche di austerità, tanto da rendere difficile l’accettare come veritiere parecchie informazioni da loro trasmesse. Pare comunque attendibile che Simeone possa aver scelto all’età di circa vent’anni questa straordinaria condizione di vita eremitica. A trentatrè anni ricevette l’ordinazione presbiterale e, per imporgli le mani, il vescovo dovette munirsi di una scala per raggiungere la sommità della colonna. Le folle accorrevano dal santo stilita per ottenere da lui consigli o per implorare guarigioni miracolose. Occasionalmente pare possedesse inoltre il dono della conoscenza dei segreti del cuore, nonché della profezia. Numerosi erano dunque i discepoli che si raccoglievano intorno a lui.

Tra gli scritti che gli sono attribuiti, se ne segnalano uno in cui sollecitò l’imperatore a punire i samaritani, rei di aver attaccato i cristiani, ed un altro, citato da San Giovanni Damasceno, in cui condannò esplicitamente l’iconoclastia. Il santo stilita era vegetariano. Similmente ad altri seguaci di questo particolare stile di vita, si trasferì più volte su nuove colonne, in diverse città, con l’approvazione dei vescovi locali. I contemporanei, pur contestando il loro modo di vita, non potevano non riconoscerne il potere di operare il bene, la loro umiltà, la loro carità, la capacità di convertire gli uomini ed i periodici intervento in favore del bene comune.

Simeone morì in Siria nel 592 ed è commemorato in data odierna, 24 maggio, tanto dal Martyrologium Romanum, quanto dai calendari delle varie Chiese orientali. Il suddetto martirologio cattolico asserisce che il santo, vivendo sulla colonna, abbia conversato con Cristo e con gli angeli, nonché sia stato dotato di poteri straordinari sui demoni e sulle forze delle natura.

L’iconografia cristiana, in particolar modo orientale, è solita raffigurare questa categoria di santi, come è facile immaginare, sopra alle colonne ove risedettero per buona parte della loro vita. Queste icone sono ancora talvolta riscontrabili in alcune case, ove sono state collocate al fine di garantire ai visitatori la potente protezione di un qualche santo dell’antichità. Per quanto il loro modo di vivere potesse sovente dare l’impressione di rasentare la pazzia, gli stiliti costituirono una testimonianza concreta della necessità di preghiera e penitenza nella loro epoca, contraddistinta da dissolutezza e lussuria. Molte persone si interrogarono sulla singolarità della loro scelta di vita e ciò le aiutò perlomeno a correggere taluni aspetti del loro quotidiano.

Autore: Fabio Arduino

Publié dans:Santi |on 24 mai, 2008 |Pas de commentaires »

di Sandro Magister : Olimpiadi della fede. La Cina squalifica la Madonna di Sheshan

dal sito:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/202641

Olimpiadi della fede. La Cina squalifica la Madonna di Sheshan

Proibiti i pellegrinaggi al più importante santuario mariano cinese. Nella giornata di preghiera indetta dal papa. Un libro del sinologo Bernardo Cervellera mette a nudo le contraddizioni del regime, alla vigilia dei giochi olimpici di Pechino

di Sandro Magister


ROMA, 22 maggio 2008 Cade in questo mese di maggio, tra due giorni, la prima delle annuali giornate di preghiera per la Chiesa in Cina indette da Benedetto XVI nella sua lettera di un anno fa ai cattolici cinesi.

Tradizionalmente, ogni 24 maggio, migliaia di cattolici si recano da tutta la Cina in pellegrinaggio al santuario di Sheshan, dedicato a Maria « aiuto dei cristiani », posto su un colle verdeggiante a 50 chilometri a sud di Shanghai (vedi foto).

Per la festività di quest’anno era previsto un afflusso più forte, di almeno 200 mila fedeli. Ma non sarà così. E non solo a motivo del terrificante terremoto che nei giorni scorsi ha fatto innumerevoli vittime nel Sichuan e ha creato difficoltà nell’intero paese.

Gli ostacoli principali al pellegrinaggio sono stati frapposti deliberatamente dalle autorità cinesi, e in particolare dall’Associazione patriottica che controlla la vita religiosa.

Le diocesi più vicine al santuario quelle di Shanghai, Wenzhou e Ningbo sono state diffidate dall’organizzare visite collettive di fedeli, e per tutto il mese di maggio è stato proibito agli alberghi e agli ostelli della zona di accogliere pellegrini cattolici. Le visite individuali sono consentite solo a chi a suo rischio si registra presso la diocesi di Shanghai e chiede l’autorizzazione.

In una direttiva in cinque punti, l’Associazione patriottica ha intimato a tutte le diocesi di organizzare devozioni mariane solo nei rispettivi territori, senza recarsi a Sheshan. La direttiva è stata sottoscritta anche dal Consiglio dei vescovi cinesi, un organismo fantoccio non riconosciuto dalla Santa Sede. In uno dei cinque punti sono formulate le intenzioni di preghiera: per la pace, per il papa, per la riuscita delle Olimpiadi e per un buon risultato degli atleti cinesi.

Queste ultime intenzioni suonano come una beffa. Risulta infatti che le vicine Olimpiadi non comportano in Cina un allargamento degli spazi di libertà religiosa, ma piuttosto un irrigidimento dei controlli, per « ragioni di sicurezza ».

Specie dopo le rivolte tibetane, ogni raggruppamento di persone anche attorno a un santuario mariano è visto dalle autorità cinesi come fonte di pericolo. Ed è scoraggiato o impedito.

Inoltre, in alcuni dirigenti cinesi c’è la volontà di ostacolare la giornata di preghiera voluta dal papa proprio perché essa creerebbe una maggiore unità dentro la Chiesa cinese: tra i cattolici con riconoscimento ufficiale e quelli clandestini, e tra tutti questi e la Chiesa di Roma.

Sulla situazione complessiva della Cina alla vigilia delle Olimpiadi esce tra pochi giorni in Italia un libro di un grande esperto, padre Bernardo Cervellera, del Pontificio Istituto Missioni Estere, stampato dall’editrice Ancora e intitolato « Il rovescio delle medaglie ».

Padre Cervellera è anche il fondatore e il direttore dell’agenzia on line « Asia News », informatissima sulla Cina.

Ecco qui di seguito un estratto del capitolo settimo del libro, dedicato alle religioni:

« Una grande sete di Dio »

di Bernardo Cervellera

« Pechino 2008 sarà allinsegna dellarmonia e della libertà per tutte le religioni »: lo assicura Ye Xiaowen, direttore dellamministrazione statale per gli affari religiosi, il ministero che si preoccupa di attuare la politica della Cina verso le religioni. [...]

In effetti, al villaggio olimpico, fra stadi e residenze, sta nascendo anche un centro per i servizi religiosi a disposizione dei bisogni degli atleti, secondo le loro diverse convinzioni religiose. Ci saranno locali adibiti alla preghiera per buddisti, indù, cristiani, ebrei e musulmani. [...]

Limpressione però è che tanta apertura verso le fedi religiose degli ospiti olimpici sia solo un altro superbo spettacolo di facciata, una enorme campagna di immagine per mostrare che la Cina del XXI secolo non viola i diritti umani e religiosi. Almeno nel villaggio olimpico.

Il punto è infatti che le regole allinterno del recinto dei Giochi sono diverse dalle regole allinterno del Paese. Nel villaggio olimpico si dà spazio a tutte le religioni, ma in Cina sono riconosciute solo cinque religioni ufficiali: buddismo, taoismo, islam, cristianesimo protestante, cattolicesimo.

Altre comunità religiose presenti nel territorio come i cristiani ortodossi, gli ebrei, gli indù, i bahai non hanno luoghi di culto e non possono averli perché il governo non li riconosce.

Nel 2007, in diverse riprese, il patriarca di Mosca ha criticato il governo di Pechino per non concedere piena libertà e riconoscimento alla Chiesa ortodossa cinese, che pure è presente da 300 anni nel Paese. Il gruppo di fedeli che si aggira sulle 13 mila unità per le speciali occasioni, come Natale e Pasqua, deve usare i locali dellambasciata russa a Pechino. Anche il metropolita greco-ortodosso di Hong Kong, Nikitas Lulias, ha criticato le autorità cinesi per lo stesso motivo.

Una cosa simile vale per gli ebrei. Presenti da secoli sul territorio, essi sono stati spazzati via dal maoismo, che ha sequestrato beni degli israeliti e diverse sinagoghe.

Il rabbino capo di Israele ha chiesto da tempo al governo cinese il ritorno al culto della sinagoga di Shanghai, la Ohel Rachel, ma non ha ottenuto risposta.

A tuttoggi gli ebrei in Cina, che si aggirano sulle diverse migliaia, sono tollerati finché vivono la loro religione con discrezione e senza coinvolgere cinesi. [...]

Chi pensava che le Olimpiadi sarebbero state il momento per la Cina di assaggiare la libertà religiosa come è praticata in larga maggioranza nella comunità internazionale, dovrà ricredersi: toccherà al resto del mondo assaggiare il controllo religioso « made in China ».

In Cina le comunità religiose « riconosciute » godono di libertà religiosa (o meglio, di culto) solo se praticano la loro fede in strutture registrate presso il governo, con personale registrato, con attività registrate e accettando la supervisione delle Associazioni patriottiche (AP). Questa confusione fra Stato e Chiese produce un effetto ridicolo: membri del Partito la maggioranza dei segretari delle Associazioni patriottiche sono atei si mettono a gestire la vita spirituale dei fedeli indicando come svolgere i riti, quali libri stampare, chi può scegliere la vocazione religiosa, chi può diventare prete o leader di una comunità, quali ragazze possono entrare in convento. Questo controllo non è neutrale. Esso tende a un lento soffocamento delle religioni. [...]

C’è anche un effetto violento: a chiunque non si sottoponga al controllo delle AP è proibita ogni attività religiosa. Se osa farlo va in prigione perché compie unazione « illegale » ed è trattato alla stregua di un comune delinquente. [...]

In prossimità delle Olimpiadi, mentre il governo proclama ai quattro venti che durante le Olimpiadi ci sarà piena libertà religiosa, la polizia di diverse regioni ha fatto retate e piazza pulita di vari leader delle comunità sotterranee.

Fra i cattolici [...] il fatto più terribile è certo la morte di monsignor Giovanni Han Dingxian, vescovo sotterraneo di Yongnian. Da due anni in isolamento nelle mani della polizia, il prelato, che ha passato almeno 35 anni della sua vita in prigione, è morto in un ospedale il 9 settembre 2007. I parenti sono stati chiamati poche ore prima che spirasse. Poche ore dopo la sua morte (avvenuta alle 11 di sera), la salma è stata subito cremata e seppellita in un cimitero pubblico, senza possibilità per parenti, fedeli e sacerdoti di poterlo vedere, salutare o benedire. Secondo alcuni cattolici della diocesi, la polizia « voleva coprire delle prove », forse di tortura. [...]

La Cina è stata spesso condannata dalla comunità internazionale per la pratica della tortura da parte della polizia. Manfred Nowak, investigatore capo dellagenzia ONU sulle torture, ha confermato in un suo rapporto del 2006 « luso diffuso della tortura in tutta la Cina », chiedendo il « rilascio immediato di chi è in carcere per aver esercitato il diritto alla libertà religiosa o alla parola ». [...]

Laccanimento del regime è forte soprattutto con i protestanti. Il governo centrale teme infatti che durante le Olimpiadi di Pechino avvengano scontri o manifestazioni di tipo religioso che sfuggano al controllo della polizia, proprio da parte dei cristiani protestanti. E questo per due motivi.

Anzitutto perché già da due anni migliaia di protestanti di vari Paesi si preparano a evangelizzare a tappeto la Cina approfittando della facilità con cui essa darà visti di ingresso in occasione dei Giochi.

Nel terrore che questo possa accadere, già nel 2007 Pechino ha espulso più di cento personalità protestanti straniere, provenienti da Stati Uniti, Corea del Sud, Singapore, Canada, Australia, Israele. Il nome in codice delloperazione poliziesca era « Tifone numero 5″ e mirava a « prevenire le attività missionarie di cristiani stranieri, prima delle Olimpiadi di Pechino dellagosto 2008″. [...]

Laltro motivo dellaccanimento è che i protestanti rappresentano fra i cristiani il gruppo più folto e meno controllabile. Secondo statistiche ufficiali, i protestanti cinesi sono 16 milioni. Tutte le denominazioni sono radunate nel Movimento delle Tre Autonomie (MTA), che similmente allAssociazione patriottica dei cattolici verifica la loro obbedienza al Partito. Ma grazie a una diffusa evangelizzazione, finanziata da gruppi decisi e potenti con base negli Stati Uniti, in Corea e in Australia, la popolazione protestante è cresciuta fino a oltre 50 milioni (alcune stime dicono anche 80 milioni). Questo squilibrio fra cristiani riconosciuti e non riconosciuti (sotterranei), tra controllati e non controllati, provoca una risposta dura da parte del governo che ormai esige o lassorbimento delle comunità sotterranee nel MTA, o leliminazione della comunità stessa. [...]

Laccanimento del Partito verso le religioni, e soprattutto verso cattolici e protestanti, ha diverse ragioni.

Esse sono certamente ideologiche Stato ateo, religioni « oppio dei popoli », eccetera ma sono alimentate anche dalla paura nel veder crescere linfluenza delle religioni nei fenomeni mondiali. Per fare solo un esempio: nellagosto e settembre 2007 i monaci buddisti birmani sono stati la forza trainante di manifestazioni contro il caro-vita, per la democrazia, di critica della giunta al potere. Vi è poi il caso delle Filippine, dove la Chiesa cattolica esige dal governo rispetto per la vita, per lambiente, per i diritti dei lavoratori. Ancora prima, i cattolici polacchi e papa Giovanni Paolo II, con le loro pressioni, avevano messo in crisi il comunismo sovietico e contribuito alla caduta del Muro di Berlino.

Il terrore di Pechino è che possa crescere unalleanza fra le forze religiose e gli scontenti della società cinese, creando una forza innumerevole, impossibile da fermare.

A questo si aggiunge il fatto che ormai il Partito è al suo minimo storico di credibilità, mentre le religioni si danno sempre più spazio.

Una ricerca di due professori dellUniversità Normale di Shanghai, Tong Shijun e Liu Zhongyu, dimostra che i credenti in Cina sono almeno 300 milioni, il triplo di quanto stimato anni fa dal governo. Il rapporto sottolinea che la religione più cresciuta è il cristianesimo: il 12 per cento dei credenti, pari a 40 milioni di persone, si dichiara seguace di Cristo. Nel 2005 Pechino aveva stimato i cristiani in 16 milioni, mentre alla fine degli anni Novanta sempre secondo dati governativi essi erano poco più di 10 milioni. [...]

Questi dati confermano molte testimonianze di vescovi cristiani che parlano di « una grande sete di Dio » nel popolo cinese, soffocata da decenni di materialismo marxista e da secoli di materialismo confuciano.

Il fatto strabiliante è che questa nuova ricerca religiosa scuote anche il Partito. Secondo dati pubblicati da « Epoch Times » (12 novembre 2005), almeno 20 dei 60 milioni di quadri del Partito credono in qualche religione. Essi sono spinti a credere perché stanchi del materialismo che non dà gioia, o perché disgustati dalla corruzione e dallimmoralità di molti quadri, che affamano la popolazione per godere di privilegi.

Statistiche segrete della Commissione disciplinare del Partito, arrivate in Occidente, stabiliscono che i quadri implicati in attività religiose nelle città sono 12 milioni e di questi, almeno cinque svolgono attività regolari. Nelle aree rurali altri 4 milioni di attivisti del Partito partecipano ad attività religiose con regolarità. [...]

Nel tentativo di contrastare londata religiosa allinterno delle sue file, il Partito comunista cinese ha varato da più di quattro anni una campagna per la diffusione dellateismo utilizzando radio, televisione, internet, seminari universitari. Nel 2006 ha anche finanziato con 30 milioni di dollari una campagna per rivitalizzare il marxismo.

Negli ultimi anni, per contrastare la crescita di protestanti e cattolici, il governo ha anche lanciato campagne a sostegno delle religioni « non occidentali », potenziando buddismo, taoismo e confucianesimo (quest’ultimo non proprio una religione, ma piuttosto una filosofia morale).

A metà aprile 2007, il governo ha finanziato con 1 milione di dollari un convegno in due differenti sedi, Xian e Hong Kong, per promuovere lo studio del « Daodejing », il libro base del taoismo. Al raduno hanno partecipato Liu Yandong, del Comitato centrale del Partito; Xu Jialu, vicepresidente dellAssemblea nazionale del popolo e Ye Xiaowen, direttore dellAmministrazione statale per gli affari religiosi.

Dal 13 al 16 aprile 2006 il governo ha anche sponsorizzato il convegno del World Buddhist Forum. Interrogato dall’agenzia ufficiale Xinhua sullavvenimento, Ye Xiaowen ha dichiarato: « Il buddismo può offrire un contributo particolare alla ‘società armoniosa’ perché tende a unidea di armonia più vicina alla visione cinese… In quanto Paese responsabile la Cina ha una sua visione e una politica precisa nel promuovere larmonia mondiale. Il potere religioso è una delle forze sociali da cui la Cina può ricevere sostegno ».

Infine, dal 2002 il governo ha stanziato ben 10 miliardi di dollari per rivitalizzare in patria e nel mondo gli insegnamenti di Confucio, con i cosiddetti « Istituti Confucio ». Il desiderio è proprio quello di mostrare un volto noto alla cultura mondiale, rispondendo alla crisi di moralità e di valori spirituali nel Paese.

Linteresse è anche dato dal fatto che la filosofia di Confucio tanto disprezzato da Mao Zedong predica soprattutto la pietà filiale, lobbedienza alle autorità, il sacrificarsi per il clan, tutte doti importanti nella Cina individualista di oggi, che tenta di sfuggire alla massificazione, ma anche alla morsa del controllo del Partito, visto come un padre-padrone.

Anche il sostegno generoso verso il buddismo e il taoismo cinesi si spiega con il fatto che queste due religioni diffondono un credo che ha come ideale il distacco dalla società, la non-azione, senza mai mettere in discussione il potere.

Una parte dei membri del Partito rimane comunque convinta che le religioni, tutte le religioni, possono contribuire allarmonia sociale, alla stabilità e allo sviluppo. Per questo occorre non frenare la loro crescita, permettendo anche ai membri del Partito di partecipare alle attività religiose. [...]

Essendovi in Cina una ricerca religiosa così forte, e una persecuzione altrettanto sistematica, è comprensibile che molti gruppi religiosi nel mondo vogliano sfruttare loccasione delle Olimpiadi per costringere la Cina ad aprire le maglie del controllo sulle religioni e utilizzare il tempo dei Giochi anche per lanciare nuove occasioni di evangelizzazione. [...]

Quel che è certo è che tutte queste attività metteranno a dura prova la sicurezza cinese e il tentativo di isolare i Giochi, come oasi di libertà, dal resto della vita della Cina, immensa prigione a cielo aperto.

Per questo, il gesto più significativo che Pechino potrebbe fare per proclamare la sua avvenuta maturità nella comunità internazionale sarebbe quello di liberare tutti i prigionieri di coscienza e quelli imprigionati per motivi religiosi.

Publié dans:Sandro Magister |on 24 mai, 2008 |Pas de commentaires »

A duck with ducklings on the bank

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« Lasciate che i bambini vengano a me…, perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=05/24/2008#

Erma (2° secolo)
Il Pastore, parabola 9, 24.29 ; SC 53, 341

« Lasciate che i bambini vengano a me…, perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio »

Il pastore mi mostrò un monte dove le erbe erano verdi e ridenti; tutto era florido, e i greggi insieme agli uccelli vi trovavano il loro cibo. Mi disse: «I credenti venuti da quel luogo sono sempre stati semplici, innocenti, felici, senza alcun risentimento gli uni contro gli altri, bensì al contrario sempre contenti dei servi di Dio. Rivestiti del santo spirito dei vergini, pieni di compassione per tutti gli uomini, hanno sovvenuto con il sudore della fronte ai bisogni di tutti i simili, senza mormorazione né esitazione. Vista la loro semplicità e il loro candore infantile, il Signore ha fatto prosperare tutto il lavoro delle loro mani e ha benedetto tutte le loro imprese… Voi tutti che agite così, rimanete come siete e la vostra prosperità non scomparirà mai…»

Poi mi mostrò un bel monte bianchissimo: «Qui i credenti assomigliano a dei bambini che non hanno la minima idea del male; come loro, non hanno mai saputo ciò che è la cattiveria, ma hanno sempre custodito l’innocenza dell’infanzia. Certo questi uomini andranno ad abitare nel Regno di Dio, perché non hanno violato i comandamenti di Dio, e hanno perseverato ogni giorno della loro vita nel candore e nei sentimenti dell’infanzia. Voi tutti che persevererete in questa via e sarete, «come dei bambini», senza malizia, sarete glorificati più degli altri, poiché tutti i bambini sono gloriosi davanti a Dio e sono i primi per lui. Quindi beati voi che respingerete la malizia per rivestirvi dell’innocenza; per primi, vivrete per Dio.

Mons. Bruno Forte – Lettera sulla preghiera

dal sito: 

http://www.levanto.com/preghiera/lettera_sulla_preghiera.htm

Mons. Bruno Forte

Lettera sulla preghiera

Mi chiedi: perché pregare? Ti rispondo: per vivere.

Sì: per vivere veramente, bisogna pregare. Perché? Perché vivere è amare: una vita senza amore non è vita. È solitudine vuota, è prigione e tristezza. Vive veramente solo chi ama: e ama solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall’amore. Come la pianta che non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, così il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall’amore. Ora, l’amore nasce dall’incontro e vive dell’incontro con l’amore di Dio, il più grande e vero di tutti gli amori possibili, anzi l’amore al di là di ogni nostra definizione e di ogni nostra possibilità. Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive, nel tempo e per l’eternità. E chi non prega? Chi non prega è a rischio di morire dentro, perché gli mancherà prima o poi l’aria per respirare, il calore per vivere, la luce per vedere, il nutrimento per crescere e la gioia per dare un senso alla vita.Mi dici: ma io non so pregare! Mi chiedi: come pregare? Ti rispondo: comincia a dare un po’ del tuo tempo a Dio. All’inizio, l’importante non sarà che questo tempo sia tanto, ma che Tu glielo dia fedelmente. Fissa tu stesso un tempo da dare ogni giorno al Signore, e daglielo fedelmente, ogni giorno, quando senti di farlo e quando non lo senti. Cerca un luogo tranquillo, dove se possibile ci sia qualche segno che richiami la presenza di Dio (una croce, un’icona, la Bibbia, il Tabernacolo con la Presenza eucaristica…). Raccogliti in silenzio: invoca lo Spirito Santo, perché sia Lui a gridare in te « Abbà, Padre! ». Porta a Dio il tuo cuore, anche se è in tumulto: non aver paura di dirGli tutto, non solo le tue difficoltà e il tuo dolore, il tuo peccato e la tua incredulità, ma anche la tua ribellione e la tua protesta, se le senti dentro.

Tutto questo, mettilo nelle mani di Dio: ricorda che Dio è Padre – Madre nell’amore, che tutto accoglie, tutto perdona, tutto illumina, tutto salva. Ascolta il Suo Silenzio: non pretendere di avere subito le risposte. Persevera. Come il profeta Elia, cammina nel deserto verso il monte di Dio: e quando ti sarai avvicinato a Lui, non cercarlo nel vento, nel terremoto o nel fuoco, in segni di forza o di grandezza, ma nella voce del silenzio sottile (cf. 1 Re 19,12). Non pretendere di afferrare Dio, ma lascia che Lui passi nella tua vita e nel tuo cuore, ti tocchi l’anima, e si faccia contemplare da te anche solo di spalle.Ascolta la voce del Suo Silenzio. Ascolta la Sua Parola di vita: apri la Bibbia, meditala con amore, lascia che la parola di Gesù parli al cuore del tuo cuore; leggi i Salmi, dove troverai espresso tutto ciò che vorresti dire a Dio; ascolta gli apostoli e i profeti; innamorati delle storie dei Patriarchi e del popolo eletto e della chiesa nascente, dove incontrerai l’esperienza della vita vissuta nell’orizzonte dell’alleanza con Dio. E quando avrai ascoltato la Parola di Dio, cammina ancora a lungo nei sentieri del silenzio, lasciando che sia lo Spirito a unirti a Cristo, Parola eterna del Padre. Lascia che sia Dio Padre a plasmarti con tutte e due le Sue mani, il Verbo e lo Spirito Santo.

All’inizio, potrà sembrarti che il tempo per tutto questo sia troppo lungo, che non passi mai: persevera con umiltà, dando a Dio tutto il tempo che riesci a darGli, mai meno, però, di quanto hai stabilito di poterGli dare ogni giorno. Vedrai che di appuntamento in appuntamento la tua fedeltà sarà premiata, e ti accorgerai che piano piano il gusto della preghiera crescerà in te, e quello che all’inizio ti sembrava irraggiungibile, diventerà sempre più facile e bello. Capirai allora che ciò che conta non è avere risposte, ma mettersi a disposizione di Dio: e vedrai che quanto porterai nella preghiera sarà poco a poco trasfigurato. Così, quando verrai a pregare col cuore in tumulto, se persevererai, ti accorgerai che dopo aver a lungo pregato non avrai trovato risposte alle tue domande, ma le stesse domande si saranno sciolte come neve al sole e nel tuo cuore entrerà una grande pace: la pace di essere nelle mani di Dio e di lasciarti condurre docilmente da Lui, dove Lui ha preparato per te. Allora, il tuo cuore fatto nuovo potrà cantare il cantico nuovo, e il « Magnificat » di Maria uscirà spontaneamente dalla tue labbra e sarà cantato dall’eloquenza silenziosa delle tue opere.

Sappi, tuttavia, che non mancheranno in tutto questo le difficoltà: a volte, non riuscirai a far tacere il chiasso che è intorno a te e in te; a volte sentirai la fatica o perfino il disgusto di metterti a pregare; a volte, la tua sensibilità scalpiterà, e qualunque atto ti sembrerà preferibile allo stare in preghiera davanti a Dio, a tempo « perso ». Sentirai, infine, le tentazioni del Maligno, che cercherà in tutti i modi di separarti dal Signore, allontanandoti dalla preghiera. Non temere: le stesse prove che tu vivi le hanno vissute i santi prima di te, e spesso molto più pesanti delle tue. Tu continua solo ad avere fede. Persevera, resisti e ricorda che l’unica cosa che possiamo veramente dare a Dio è la prova della nostra fedeltà. Con la perseveranza salverai la tua preghiera, e la tua vita. Verrà l’ora della « notte oscura », in cui tutto ti sembrerà arido e perfino assurdo nelle cose di Dio: non temere. È quella l’ora in cui a lottare con te è Dio stesso: rimuovi da te ogni peccato, con la confessione umile e sincera delle tue colpe e il perdono sacramentale; dona a Dio ancor più del tuo tempo; e lascia che la notte dei sensi e dello spirito diventi per te l’ora della partecipazione alla passione del Signore. A quel punto, sarà Gesù stesso a portare la tua croce e a condurti con sé verso la gioia di Pasqua. Non ti stupirai, allora, di considerare perfino amabile quella notte, perché la vedrai trasformata per te in notte d’amore, inondata dalla gioia della presenza dell’Amato, ripiena del profumo di Cristo, luminosa della luce di Pasqua.

Non avere paura, dunque, delle prove e delle difficoltà nella preghiera: ricorda solo che Dio è fedele e non ti darà mai una prova senza darti la via d’uscita e non ti esporrà mai a una tentazione senza darti la forza per sopportarla e vincerla. Lasciati amare da Dio: come una goccia d’acqua che evapora sotto i raggi del sole e sale in alto e ritorna alla terra come pioggia feconda o rugiada consolatrice, così lascia che tutto il tuo essere sia lavorato da Dio, plasmato dall’amore dei Tre, assorbito in Loro e restituito alla storia come dono fecondo. Lascia che la preghiera faccia crescere in te la libertà da ogni paura, il coraggio e l’audacia dell’amore, la fedeltà alle persone che Dio ti ha affidato e alle situazioni in cui ti ha messo, senza cercare evasioni o consolazioni a buon mercato. Impara, pregando, a vivere la pazienza di attendere i tempi di Dio, che non sono i nostri tempi, ed a seguire le vie di Dio, che tanto spesso non sono le nostre vie.Un dono particolare che la fedeltà nella preghiera ti darà è l’amore agli altri e il senso della chiesa: più preghi, più sentirai misericordia per tutti, più vorrai aiutare chi soffre, più avrai fame e sete di giustizia per tutti, specie per i più poveri e deboli, più accetterai di farti carico del peccato altrui per completare in te ciò che manca alla passione di Cristo a vantaggio del Suo corpo, la chiesa. Pregando, sentirai come è bello essere nella barca di Pietro, solidale con tutti, docile alla guida dei pastori, sostenuto dalla preghiera di tutti, pronto a servire gli altri con gratuità, senza nulla chiedere in cambio. Pregando sentirai crescere in te la passione per l’unità del corpo di Cristo e di tutta la famiglia umana. La preghiera è la scuola dell’amore, perché è in essa che puoi riconoscerti infinitamente amato e nascere sempre di nuovo alla generosità che prende l’iniziativa del perdono e del dono senza calcolo, al di là di ogni misura di stanchezza.

Pregando, s’impara a pregare, e si gustano i frutti dello Spirito che fanno vera e bella la vita: « amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé » (Gal 5,22). Pregando, si diventa amore, e la vita acquista il senso e la bellezza per cui è stata voluta da Dio. Pregando, si avverte sempre più l’urgenza di portare il Vangelo a tutti, fino agli estremi confini della terra. Pregando, si scoprono gli infiniti doni dell’Amato e si impara sempre di più a rendere grazie a Lui in ogni cosa. Pregando, si vive. Pregando, si ama. Pregando, si loda. E la lode è la gioia e la pace più grande del nostro cuore inquieto, nel tempo e per l’eternità.Se dovessi, allora, augurarti il dono più bello, se volessi chiederlo per te a Dio, non esiterei a domandarGli il dono della preghiera. Glielo chiedo: e tu non esitare a chiederlo a Dio per me. E per te. La pace del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con te. E tu in loro: perché pregando entrerai nel cuore di Dio, nascosto con Cristo in Lui, avvolto dal Loro amore eterno, fedele e sempre nuovo. Ormai lo sai: chi prega con Gesù e in Lui, chi prega Gesù o il Padre di Gesù o invoca il Suo Spirito, non prega un Dio generico e lontano, ma prega in Dio, nello Spirito, per il Figlio il Padre. E dal Padre, per mezzo di Gesù, nel soffio divino dello Spirito, riceverà ogni dono perfetto, a lui adatto e per lui da sempre preparato e desiderato. Il dono che ci aspetta. Che ti aspetta.

Mons. BRUNO FORTE
Vescovo di Chieti

Publié dans:Bruno Forte |on 24 mai, 2008 |Pas de commentaires »

Vergine con bambino

Vergine con bambino dans immagini sacre

http://santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 23 mai, 2008 |Pas de commentaires »

CORPUS DOMINI CON IL PAPA – MESSA A SAN GIOVANNI IN LATERANO E PROCESSIONE – OMELIA DEL PAPA

CORPUS DOMINI CON IL PAPA – MESSA A SAN GIOVANNI IN LATERANO E PROCESSIONE

come sapete a Roma questo giovedì c’è la messa e la processione con il Papa, e, dato che sono a Roma, e di Roma, ci sono andata, devo dire che sia la messa è stata molto partecipata, più che negli anni passati, oramai da molti anni, tutti rispondevano e cantavano, tutti ci siamo scambiati la pace, come dentro una Chiesa, il prato antistante la Basilica è diventato veramente un’assemblea; poi la processione, eravamo moltissimi e poi, durante il percorso da San Giovanni a Santa Maria Maggiore siamo diventati sempre di più, stranamente, molti che, forse, non avevano partecipato alla messa hanno poi fatto la processione, sì, c’erano anche molti tedeschi, ma anche francesi, molti uomini, molti giovani; arrivati alla fine ossia sulla Piazza davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore – cioè molti, come me, non sono riusciti ad entrare, ma anche dalla strada si vedeva bene la Basilica e si partecipava bene – alla fine al canto del « Salve Regina » in latino, ovvio, la voce del coro è stata altissima e senza stonature, senza troppe, abbiamo cantato tutti, è stato bello;

CORPUS DOMINI CON IL PAPA – MESSA A SAN GIOVANNI IN LATERANO E PROCESSIONE - OMELIA DEL PAPA dans Papa Benedetto XVI 

 dans ZENITH

Pope Benedict XVI takes part in a candlelit Corpus Domini procession between the basilicas San Giovanni in Laterano and Santa Maria Maggiore in Rome May 22, 2008.
REUTERS/Alessandro Bianchi (ITALY)

foto:
http://news.yahoo.com

Omelia del Papa al Laterano per la Solennità del Corpus Domini

http://www.zenit.org/article-14453?l=italian

ROMA, giovedì, 22 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata questo giovedì da Benedetto XVI nel presiedere sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano la Messa per la Solennità del Corpus Domini, che in Italia e in altri Paesi sarà celebrata domenica prossima.

Cari fratelli e sorelle!

Dopo il tempo forte dell’anno liturgico, che incentrandosi sulla Pasqua si distende nell’arco di tre mesi – prima i quaranta giorni della Quaresima, poi i cinquanta giorni del Tempo pasquale –, la liturgia ci fa celebrare tre feste che hanno invece un carattere “sintetico”: la Santissima Trinità, quindi il Corpus Domini, e infine il Sacro Cuore di Gesù. Qual è il significato proprio della solennità odierna, del Corpo e Sangue di Cristo? Ce lo dice la celebrazione stessa che stiamo compiendo, nello svolgimento dei suoi gesti fondamentali: prima di tutto ci siamo radunati intorno all’altare del Signore, per stare insieme alla sua presenza; in secondo luogo ci sarà la processione, cioè il camminare con il Signore; e infine l’inginocchiarsi davanti al Signore, l’adorazione, che inizia già nella Messa e accompagna tutta la processione, ma culmina nel momento finale della benedizione eucaristica, quando tutti ci prostreremo davanti a Colui che si è chinato fino a noi e ha dato la vita per noi. Soffermiamoci brevemente su questi tre atteggiamenti, perché siano veramente espressione della nostra fede e della nostra vita.

Il primo atto, dunque, è quello di radunarsi alla presenza del Signore. E’ ciò che anticamente si chiamava “statio”. Immaginiamoci per un momento che in tutta Roma non vi sia che quest’unico altare, e che tutti i cristiani della città siano invitati a radunarsi qui, per celebrare il Salvatore morto e risorto. Questo ci dà l’idea di che cosa sia stata alle origini, a Roma e in tante altre città dove giungeva il messaggio evangelico, la celebrazione eucaristica: in ogni Chiesa particolare vi era un solo Vescovo e intorno a Lui, intorno all’Eucaristia da lui celebrata, si costituiva la Comunità, unica perché uno era il Calice benedetto e uno il Pane spezzato, come abbiamo ascoltato dalle parole dell’apostolo Paolo nella seconda Lettura (cfr 1 Cor 10,16-17). Viene alla mente quell’altra celebre espressione paolina: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Tutti voi siete non solo una cosa ma uno! In queste parole si sente la verità e la forza della rivoluzione cristiana, la rivoluzione più profonda della storia umana, che si sperimenta proprio intorno all’Eucaristia: qui si radunano alla presenza del Signore persone diverse per età, sesso, condizione sociale, idee politiche. L’Eucaristia non può mai essere un fatto privato, riservato a persone che si sono scelte per affinità o amicizia. L’Eucaristia è un culto pubblico, che non ha nulla di esoterico, di esclusivo. Anche qui, stasera, non abbiamo scelto noi con chi incontrarci, siamo venuti e ci troviamo gli uni accanto agli altri, accomunati dalla fede e chiamati a diventare un unico corpo condividendo l’unico Pane che è Cristo. Siamo uniti al di là delle nostre differenze di nazionalità, di professione, di ceto sociale, di idee politiche: ci apriamo gli uni agli altri per diventare una cosa sola a partire da Lui. Questa fin dagli inizi è stata una caratteristica del cristianesimo realizzata visibilmente intorno all’Eucaristia, e occorre sempre vigilare perché le ricorrenti tentazioni di particolarismo, seppure in buona fede, non vadano di fatto in senso opposto. Pertanto, il Corpus Domini ci ricorda anzitutto questo: che essere cristiani vuol dire radunarsi da ogni parte per stare alla presenza dell’unico Signore e diventare uno con Lui e in Lui.

Il secondo aspetto costitutivo è il camminare con il Signore. E’ la realtà manifestata dalla processione, che vivremo insieme dopo la Santa Messa, quasi come un suo naturale prolungamento, muovendoci dietro Colui che è la Via, il Cammino. Con il dono di Se stesso nell’Eucaristia, il Signore Gesù ci libera dalle nostre “paralisi”, ci fa rialzare e ci fa “pro-cedere”, ci fa fare cioè un passo avanti, e poi un altro passo, e così ci mette in cammino, con la forza di questo Pane della vita. Come accadde al profeta Elia, che si era rifugiato nel deserto per paura dei suoi nemici, e aveva deciso di lasciarsi morire (cfr 1 Re 19,1-4). Ma Dio lo svegliò dal sonno e gli fece trovare lì accanto una focaccia appena cotta: “Alzati e mangia – gli disse – perché troppo lungo per te è il cammino” (1 Re 19, 5.7). La processione del Corpus Domini ci insegna che l’Eucaristia ci vuole liberare da ogni abbattimento e sconforto, ci vuole far rialzare, perché possiamo riprendere il cammino con la forza che Dio ci dà mediante Gesù Cristo. E’ l’esperienza del popolo d’Israele nell’esodo dall’Egitto, la lunga peregrinazione attraverso il deserto, di cui ci ha parlato la prima Lettura. Un’esperienza che per Israele è costitutiva, ma risulta esemplare per tutta l’umanità. Infatti l’espressione “l’uomo non vive soltanto di pane, ma … di quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8,3) è un’affermazione universale, che si riferisce ad ogni uomo in quanto uomo. Ognuno può trovare la propria strada, se incontra Colui che è Parola e Pane di vita e si lascia guidare dalla sua amichevole presenza. Senza il Dio-con-noi, il Dio vicino, come possiamo sostenere il pellegrinaggio dell’esistenza, sia singolarmente che in quanto società e famiglia dei popoli? L’Eucaristia è il Sacramento del Dio che non ci lascia soli nel cammino, ma si pone al nostro fianco e ci indica la direzione. In effetti, non basta andare avanti, bisogna vedere verso dove si va! Non basta il “progresso”, se non ci sono dei criteri di riferimento. Anzi, se si corre fuori strada, si rischia di finire in un precipizio, o comunque di allontanarsi più rapidamente dalla meta. Dio ci ha creati liberi, ma non ci ha lasciati soli: si è fatto Lui stesso “via” ed è venuto a camminare insieme con noi, perché la nostra libertà abbia anche il criterio per discernere la strada giusta e percorrerla.

E a questo punto non si può non pensare all’inizio del “decalogo”, i dieci comandamenti, dove sta scritto: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20,2-3). Troviamo qui il senso del terzo elemento costitutivo del Corpus Domini: inginocchiarsi in adorazione di fronte al Signore. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti a Dio, davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16). Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma.

Ecco perché radunarci, camminare, adorare ci riempie di gioia. Facendo nostro l’atteggiamento adorante di Maria, che in questo mese di maggio ricordiamo particolarmente, preghiamo per noi e per tutti; preghiamo per ogni persona che vive in questa città, perché possa conoscere Te, o Padre, e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo. E così avere la vita in abbondanza. Amen.

Publié dans:Papa Benedetto XVI, ZENITH |on 23 mai, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno fumaria_muralis_12dc

Fumaria muralis

http://www.floralimages.co.uk/pink02.htm

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