Archive pour le 5 avril, 2008

Giovanni Maria Vienney – festa il 4 agosto

Giovanni Maria Vienney - festa il 4 agosto dans immagini sacre
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Publié dans:immagini sacre |on 5 avril, 2008 |Pas de commentaires »

jean Marie Vianney : FARSI GUIDARE DALLO SPIRITO SANTO

dal sito:

http://www.curatodars.com/preghiere.html

 

 FARSI GUIDARE DALLO SPIRITO SANTO 

 

Donaci Signore, per l’intercessione di San Giovanni Maria, di essere sempre docili all’azione dello Spirito Santo e di farci guidare dalla sua dolce presenza. 

  

Gloria al Padre. 

Dalle omelie di San Giovanni Maria Vianney, 

  

Un cristiano guidato dallo Spirito Santo non fa fatica a lasciare i beni di questo mondo per inseguire i beni del cielo. Egli sa fare la differenza. 

Chi è guidato dallo Spirito Santo ha idee rette. Ecco perché ci sono tanti ignoranti che la sanno più lunga dei sapienti. Quando si è guidati da un Dio di forza e di luce, non ci si può sbagliare. 

Lo Spirito Santo è luce e forza. E’ lo Spirito Santo che ci fa distinguere il vero dal falso e il bene dal male. Lo Spirito Santo è come quelle lenti che ingrandiscono gli oggetti: ci fa vedere il bene e il male ingranditi. Con l’aiuto dello Spirito Santo, tutto viene ingrandito: sia le azioni apparentemente insignificanti fatte per amore di Dio che i minimi errori. Con le sue lenti, un orologiaio distingue i più piccoli ingranaggi di un orologio: allo stesso modo noi, illuminati dallo Spirito Santo, possiamo distinguere tutti i dettagli della nostra povera vita. 

In quest’ottica le più piccole imperfezioni sembrano enormi e i più piccoli peccati fanno orrore. 

Il buon Dio, mandandoci lo Spirito Santo, si è comportato con noi come un grande re che incaricasse il suo ministro di guidare uno dei suoi sudditi dicendogli: “Accompagnerai quest’uomo ovunque, e lo ricondurrai a me sano e salvo”. Che bello essere accompagnati dallo Spirito Santo! E’ una buona guida, Lui…. E pensare che ci sono persone che non ne vogliono sapere di seguirlo!… 

Se chiedessimo ai dannati: “Perché vi trovate all’inferno?”, risponderebbero: “Perché abbiamo opposto resistenza allo Spirito Santo”. Al contrario, se dicessimo ai santi: “Perché siete in paradiso?”, risponderebbero: “Perché abbiamo ascoltato lo Spirito Santo…”. Chi si lascia guidare dallo Spirito Santo prova dentro di sé un senso di felicità che investe tutti gli aspetti della sua vita; il cattivo cristiano, invece, è come se rotolasse su un terreno di spine e pietre. 

Senza lo Spirito Santo, siamo come un sasso… Provate a prendere in una mano una spugna imbevuta d’acqua e nell’altra un ciottolo, poi strizzateli con la stessa forza. Dal ciottolo non uscirà nulla; dalla spugna, al contrario, uscirà acqua in abbondanza. La spugna è l’anima piena di Spirito Santo, mentre il sasso è il cuore duro e freddo nel quale non abita lo Spirito Santo. 

Lo Spirito Santo ci guida come una madre guida il figlioletto di due anni tenendolo per mano o come una persona che vede guida un cieco. Ogni mattina bisognerebbe dire: “Mio Dio, mandami il tuo Spirito; possa egli farmi capire chi sono io e chi sei tu…”.Un’anima che possiede lo Spirito Santo gusta la dolcezza della preghiera, tanto che il tempo che vi dedica non sembra mai abbastanza; essa sente che Dio le è sempre vicino; la sua santa presenza non l’abbandona mai.  

Publié dans:Santi |on 5 avril, 2008 |Pas de commentaires »

di Sandro Magister. L’America di Benedetto XVI, modello per l’Europa cattolica

dal sito: 

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/196448

 

L’America di Benedetto XVI, modello per l’Europa cattolica

 

 L’agenda del viaggio papale negli Stati Uniti. E una grande indagine del Pew Forum. Sulla nazione in cui le religioni sono le più mutevoli al mondo, perdendo o guadagnando ogni giorno i loro fedeli

di Sandro Magister

ROMA, 4 aprile 2008 – Quando a metà aprile Benedetto XVI atterrerà all’aeroporto militare della Andrews Air Force Base di Washington, gli Stati Uniti passeranno in testa alla classifica dei paesi più visitati dai papi. A pari merito con la Polonia per numero di visite, nove. E assieme alla Turchia per numero di papi visitatori, tre, prima di lui i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Quest’ultimo, viaggiatore sfrenato, girò in lungo e in largo gli Stati Uniti. Nella sua prima visita, nel 1979, in sette giorni toccò sette città e pronunciò 63 discorsi. Il più pacato Joseph Ratzinger, anche lui in sette giorni, farà invece due sole tappe, a Washington – dove il 16 aprile incontrerà George W. Bush alla Casa Bianca – e a New York, e pronuncerà appena 11 discorsi. Ma di questi, pur solo annunciati, almeno due già fanno trepidare, dopo che a Ratisbona l’attuale papa ha mostrato al mondo di quali spericolati affondi è capace. Saranno il discorso del 17 aprile, a Washington, ai rappresentanti dell’ebraismo, dell’islam e di altre religioni, e quello del 18 aprile, a New York, all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

A Ratisbona, Benedetto XVI denunciò come errori capitali del mondo d’oggi il distacco della fede dalla ragione, di cui accusò l’islamismo, e la perdita della fede nella ragione, che invece imputò alla cultura dominante in Europa e in America. Dalla tribuna dell’ONU, si può scommettere che egli farà un passo in più, offrirà al mondo una grammatica di pace fondata sulla legge naturale, sui diritti inviolabili scolpiti nella coscienza di ogni uomo ma anche scritti in quella « Dichiarazione universale » di cui si celebra proprio nel 2008 il sessantesimo compleanno.

Previsione facile, se solo si bada a cosa disse il papa, lo scorso 29 febbraio, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon. Per Benedetto XVI, gli Stati Uniti sono un modello da imitare per tutti. Sono il paese che è nato ed è fondato « sulla verità evidente che il Creatore ha dotato ogni essere umano di diritti inalienabili », il primo dei quali è la libertà. 

* * * 


Con questo papa, gli Stati Uniti hanno cessato di essere tenuti in castigo dalle autorità vaticane. Fino a pochi decenni fa erano tacciati d’essere il tempio del capitalismo calvinista, del consumismo, del darwinismo sociale, della sedia elettrica, del grilletto facile in ogni angolo del mondo.

Oggi questi paradigmi appaiono in buona misura accantonati. La Chiesa di Roma ha contestato con forza l’attacco militare all’Iraq di Saddam Hussein. Anche Benedetto XVI l’ha fatto. Ma ora non preme per il ritiro dei soldati. Vuole che restino là “in missione di pace”, anche a difesa delle minoranze cristiane.

In ogni caso il giudizio generale sugli Stati Uniti è cambiato in positivo, di pari passo con i giudizi sempre più pessimistici sull’Europa. All’ambasciatrice Glendon, Benedetto XVI ha detto di ammirare “lo storico apprezzamento del popolo americano per il ruolo della religione nel forgiare il dibattito pubblico”, ruolo che invece altrove, leggi in Europa, “è contestato in nome di una comprensione limitata della vita politica”. Con le conseguenze che ne derivano sui punti che alla Chiesa stanno più a cuore, come “la tutela legale del dono divino della vita dal concepimento alla morte maturale”, il matrimonio, la famiglia.

Con i presidenti repubblicani, da Reagan ai due Bush, la Chiesa di Roma si è trovata in più frequente sintonia che con il democratico Clinton, proprio per il maggiore dedicarsi dei primi a tutelare la vita e a promuovere la libertà religiosa nel mondo. Al Cairo nel 1994 e a Pechino nel 1995, nelle due conferenze internazionali convocate dall’ONU sulla questione demografica e sulla donna, entrambe con Clinton presidente, la delegazione della Santa Sede combatté tenacemente contro Stati Uniti ed Europa che volevano incentivare l’aborto per ridurre le nascite nei paesi poveri.

E a Pechino chi era alla testa della squadra vaticana? Mary Ann Glendon, femminista convertita, docente di legge alla Harvard University, poi promossa da Giovanni Paolo II presidente della pontificia accademia delle scienze sociali e oggi ambasciatrice degli Stati Uniti. Il suo discorso calò come una lama tagliente: “La conferenza vuole contrastare le violenze patite dalle donne? Giusto. E allora prendiamone nota. Tra le violenze ci sono i programmi obbligatori di controllo delle nascite, le sterilizzazioni forzate, le pressioni ad abortire, la preselezione dei sessi e la conseguente distruzione dei feti femminili”.

In una raccolta di suoi saggi che escono in questi giorni in Italia editi da Rubbettino, Mary Ann Glendon ritorna polemicamente su ciò che accadde a Pechino e negli anni successivi. Accusa i paesi ricchi di aver stretto la borsa degli aiuti preferendo la scorciatoia abortista di una frenata demografica a costo zero. Accusa soprattutto le élite laiche occidentali di aver sostituito al “linguaggio ampio, ricco, equilibrato” della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il “gergo mediocre” dei desideri individuali senza più doveri e responsabilità. La sua requisitoria è stata ripubblicata da “L’Osservatore Romano”.

Per questi stessi motivi più volte, negli ultimi anni, le autorità vaticane hanno criticato l’ONU e l’Unione Europea. Ciò non toglie che la Santa Sede continui a dare credito e sostegno alle Nazioni Unite come strumento pacifico di soluzione delle controversie internazionali.

All’ONU la Santa Sede è presente come “stato osservatore permanente”. Non vota ma ha diritto di parola e di replica. Una campagna per la sua estromissione, orchestrata alcuni anni fa da organizzazioni non governative impegnate nel controllo delle nascite e indispettite per l’opposizione vaticana, ha ottenuto l’effetto contrario. Nel luglio del 2004 l’assemblea generale dell’ONU ha approvato all’unanimità una risoluzione che non solo ha confermato, ma ha rafforzato la presenza della Santa Sede nell’organizzazione.

Dalla tribuna dell’ONU Benedetto XVI parlerà al mondo intero, nel quale i cattolici sono meno di un sesto della popolazione. Neppure negli Stati Uniti i cattolici sono maggioranza. Sono circa 70 milioni su 300 milioni, il 23,9 per cento, secondo una recentissima indagine del Pew Forum on Religion & Public Life condotta su un campione di 35 mila americani. Ma sono pur sempre un blocco cospicuo, parecchi più che in Italia, e lo sono all’interno di un paese a forte dominante cristiana, con indici di partecipazione religiosa molto più alti che in Europa.

Nelle presidenziali del 2004 i cattolici hanno contribuito non poco alla rielezione di George W. Bush. Ma le gerarchie non diedero indicazioni di voto, né le daranno per le prossime elezioni. I cattolici pro vita inclinano per il repubblicano John McCain, quelli pro pace e giustizia per i democratici Hillary Clinton o Barack Obama. Le autorità della Chiesa comunque apprezzano che tutti i candidati abbiano dato un posto preminente al fattore religioso.

Perché gli Stati Uniti sono fatti così. Sono l’avanguardia della modernità e nello stesso tempo la nazione più religiosa del mondo. Sono un modello di separazione tra Chiesa e stato e nello stesso tempo un paese con forte rilevanza pubblica delle religioni. L’indagine del Pew Forum ha accertato che gli atei e gli agnostici sono in quantità ridottissima, rispettivamente l’1,6 e il 2,4 per cento, nonostante sui media sembrino molto più numerosi e vocianti. 

* * * 

Ma il dato più rilevante dell’indagine è un altro. È il numero altissimo di cittadini americani che passano da una confessione religiosa a un’altra o che “rinascono” a nuova vita spirituale pur restando nella stessa religione.

Non c’è nazione al mondo in cui il mercato religioso sia altrettanto vibrante e la competizione così serrata. Il 44 per cento degli americani sopra i 18 anni ha cambiato affiliazione religiosa anche più di una volta, oppure è passato dall’incredulità a una fede, o viceversa.

Tra le confessioni protestanti, cui appartengono circa la metà degli americani, sono in netto calo quelle di orientamento “liberal” in tema di diritti individuali. Mentre crescono quelle “evangelical”, puritane, alcune di tradizione fieramente antipapista ma oggi avvicinatesi alla Chiesa di Roma in nome della comune battaglia per la difesa della vita.

Tra i cittadini americani cresciuti nella Chiesa cattolica se ne è andato via uno su tre. Ma questa perdita è stata compensata dall’acquisto di nuovi convertiti e dall’arrivo di molti immigrati cattolici da vari paesi, soprattutto dall’America latina.

Questo innesto migratorio è di tali proporzioni che sta letteralmente cambiando faccia al cattolicesimo degli Stati Uniti. E a Roma lo sanno bene, tant’è vero che all’ultimo concistoro, il 24 novembre 2007, Benedetto XVI ha fatto cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston e Houston nel Texas, una diocesi mai in precedenza onorata con la porpora ma dove il numero dei cattolici è in vertiginoso aumento, così come in altre diocesi meta di immigrazione, ad esempio Dallas, dove i cattolici erano vent’anni fa 200 mila e oggi sono oltre un milione, per lo più arrivati dal Messico.

Se si aggiunge che il Messico è il paese latinoamericano nel quale la Chiesa cattolica è più vitale anche tra i giovani, con un’impressionante fiorire di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, si comprende un’altra novità del cattolicesimo degli Stati Uniti: l’abbassamento della sua età media.

Tra i cattolici con più di 60 anni la stragrande maggioranza sono bianchi, ma tra quelli d’età tra i 18 e i 40 quasi la metà sono “latinos”, cioè arrivati dal Messico e da altri paesi latinoamericani. Freschi acquisti che compensano l’abbandono della Chiesa cattolica da parte di giovani bianchi sotto i 30 anni, la fascia d’età più erosa dalla secolarizzazione.

In tutto il 2007 il “New York Times” ha messo in prima pagina Benedetto XVI solo due volte, contro le 25 di Giovanni Paolo II nel terzo anno del suo pontificato. Ma col suo prossimo viaggio papa Ratzinger ricupererà terreno. Gli Stati Uniti appaiono a lui terra di semina molto promettente. La diocesi di Denver, l’anno dopo la Giornata della Gioventù del 1993, registrò 2 mila nuovi convertiti e un aumento dell’8 per cento nella frequenza alla messa. La stanca Europa cattolica impari.

 

Publié dans:Sandro Magister |on 5 avril, 2008 |Pas de commentaires »

buonanotte

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Multiplication des pains

http://www.artbible.net/3JC/-Mat-14,13_Feeding_Multitude_Multiplication_Pains/index.html

« Sono io, non temete »

du site: 

http://levangileauquotidien.org/

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d’Europa
Poesia : « Am Steuer » / « La tempesta », 1940

« Sono io, non temete »

– Signore quanto alte sono le onde,
quanto oscura è la notte!
Non vorresti forse illuminarla
per me che veglio solitaria?

– Tieni saldamente il timone,
abbi fiducia e conserva la calma.
La tua barca è preziosa ai miei occhi,
voglio condurla al porto.

Tieni continuamente
gli occhi fissi sulla bussola.
Essa aiuta a giungere alla meta
attraverso notti e tempeste.

L’ago della bussola
pur oscillando si mantiene.
Ti mostrerà la rotta
che voglio vederti fare.

Abbi fiducia e conserva la calma:
attraverso notti e tempeste
la volontà di Dio, fedele,
ti guida, se veglia il tuo cuore.

L’arte cristiana primitiva: le prime immagini di Cristo

dal sito: 

http://www.korazym.org/news1.asp?Id=19971

L’arte cristiana primitiva: le prime immagini di Cristo 

di Raffaele Cammarano/ 10/11/2006 

Un viaggio nel tempo, agli albori dell’arte cristiana. Korazym.org alla scoperta di come nasce l’immagine di Cristo nell’arte: da pastore a filosofo, l’evoluzione figurativa di un uomo. 

Il cristianesimo, con la fede nella resurrezione del corpo, portò all’abbandono della pratica della cremazione. A questa si sostituì l’inumazione del defunto che avveniva o in catacombe, oppure in cimiteri in superficie e fu proprio in questo genere di luoghi che si sviluppò la prima arte cristiana. Queste notizie sono fondamentali, in quanto testimoniano come la prima arte cristiana fu contraddistinta da un carattere funerario eludendo alcunché di didattico.

La prima arte mirava alla trasmissione del messaggio evangelico usando un linguaggio figurativo semplice e desunto da modelli pagani e giudaici. Le scene rappresentate venivano estrapolate dall’Antico Testamento e tra esse ebbero molteplici rappresentazioni il « Diluvio, Daniele nella fossa dei leoni, la Resurrezione di Lazzaro ». I temi contenevano un messaggio chiaro e immediato sul cristiano osservante: rappresentavano episodi di salvazione dei giusti che prefiguravano simbolicamente la salvazione degli uomini da parte di Cristo. In pratica, l’arte abbandonò una rappresentazione naturalistica, mimetica e oggettiva, avvicinandosi a una lettura simbolica e allusiva. Diventa quindi necessario trovare immagini che, senza riprodurre la divinità, alludano a essa, ne siano il simbolo. Il simbolismo e la narrazione furono dunque le due forme espressive proprie dell’arte cristiana primitiva.

L’evoluzione delle arti figurative nei secoli III e IV appare segnata dalla volontà di non riprodurre la rappresentazione della realtà fisica. Le figurazioni trascendono il mondo naturale, a loro interessa la puntuale descrizione solo marginalmente, quello che cercano è ancora una volta “il simbolo”.

Come già detto da André Grabar le immagini narrative di questo periodo sono “immagini-segno”. Queste raggiungono il loro scopo nel momento in cui risultano immediatamente intelligibili a chi le osserva. È caratteristica di queste figurazioni il non descrivere gli avvenimenti, non si elaborano immagini nuove, ma si attribuisce un nuovo significato a immagini preesistenti. Ciò che caratterizza il segno è il suo valore convenzionale. Il messaggio trasmesso dal segno deve essere ed è facilmente compreso dall’ambiente in cui viene diffuso.

Anche l’immagine di Cristo dovette attenersi a questi canoni di rappresentazione. L’uso della forma allegorica nella rappresentazione del Salvatore si risolse nella riproduzione di varie immagini. All’inizio Cristo venne riprodotto come “il Buon Pastore” che sulle spalle portava la pecorella. L’animale aveva un ruolo fondamentale nella figurazione, infatti, simboleggiava come Gesù fosse il salvatore delle anime.

Tale iconografia venne sostituita dal Cristo come “Filosofo”. Questi incarnava il concetto di testimonianza ed è frequente nell’arte già dalla seconda metà del III secolo. Un’ulteriore visione è il tipo del “Cristo mistico”. In esso il Salvatore è rappresentato giovane. L’attribuzione all’immagine di Cristo di un’insolita giovinezza, come notato ancora una volta da Grabar, significa collocarlo fuori dal tempo: la giovinezza diventa manifestazione fisica della sua dimensione eterna.

L’ultimo tipo di Cristo analizzato è il “Cristo storico”. Questo fece la sua comparsa in età teodosiana (seconda metà del IV sec.) ed evoca il significato salvifico della Passione e della Resurrezione, oppure, esalta la maestà divina anticipando nella severità il “Cristo Giudice” della successiva iconografia bizantino-medievale.

In conclusione si deve solo aggiungere come, l’attuale immagine del Cristo, caratterizzato dalla tunica, la lunga barba, la pelle olivastra si desume sia un’evoluzione dell’immagine del Cristo filosofo. 

Publié dans:cultura, ZENITH |on 5 avril, 2008 |Pas de commentaires »

Un congresso sulla possibile presenza di San Paolo in Spagna

04/04/2008, dal sito:

http://www.zenit.org/article-13967?l=italian
 

 

Un congresso sulla possibile presenza di San Paolo in Spagna 

E la comunità cristiana più antica della Penisola Iberica a Tarragona 

 

TARRAGONA, venerdì, 4 aprile 2008 (ZENIT.org).- In occasione dell’anno giubilare dei santi Fruttoso, Augurio ed Eulogio e alla vigilia dell’Anno Paolino, l’Arcidiocesi di Tarragona (Spagna) organizza il congresso internazionale “Paolo, Fruttuoso e il cristianesimo delle origini a Tarragona”. 

Papa Benedetto XVI ha concesso all’Arcidiocesi di Tarragona la celebrazione dell’anno giubilare, dedicato alla memoria dei santi martiri Fruttuoso, Vescovo, e Augurio ed Eulogio, diaconi, in occasione dei 1750 anni del martirio che hanno subito nell’anfiteatro di Tarragona il 21 gennaio del 259 d.C. 

Il congresso internazionale, dedicato al cristianesimo in questa regione catalana tra il I e l’VIII secolo, occuperà un luogo preminente nel contesto dei congressi e degli studi sull’apostolo Paolo. L’incontro si svolgerà nella città di Tarragona il 19, 20 e 21 giugno 2008, informano gli organizzatori in una nota inviata a ZENIT. 

La ricca storia della Tarraco romana e delle origini del cristianesimo, testimoniati dalla Passio dei martiri Fruttuoso, Augurio ed Eulogio, sarà l’elemento su cui si concentrerà l’attenzione di molti ricercatori giunti da varie parti del mondo. 

L’anno giubilare di San Fruttuoso di Tarragona è iniziato il 21 gennaio 2008 e si chiuderà il 21 gennaio 2009. 

Nel contesto degli atti e delle celebrazioni dell’anno giubilare, monsignor Jaume Pujol i Balcells, Arcivescovo di Tarragona, ha incaricato dell’organizzazione del congresso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Fruttuoso” (INSAF), istituzione accademica universitaria dell’Arcidiocesi di Tarragona. Il congresso conta sulla collaborazione della Facoltà di Teologia della Catalogna (FTC), con sede a Barcellona, e dell’Università Rovira i Virgili (URV) di Tarragona. 

La storia della Chiesa di Tarragona è lunga e feconda. La prima testimonianza scritta della comunità cristiana di Tarraco sono gli atti del martirio del Vescovo San Fruttuoso e dei suoi due diaconi Augurio ed Eulogio nel 259 d.C., sotto la persecuzione decretata dagli imperatori Valeriano e Galieno. 

Gli atti del loro martirio sono considerati autentici e sono i più antichi della Penisola Iberica, rappresentando il primo documento scritto sul cristianesimo ispanico. 

La Passio di Fruttuoso esprime in modo manifesto l’esistenza di una Chiesa organizzata gerarchicamente – l’episcopato di Fruttuoso, il diaconato di Augurio ed Eulogio e il lettorato di Augustal – e solidamente radicata nella Tarraco romana. 

55 anni dopo il martirio del Vescovo Fruttuoso, nel 314, un Vescovo di Tarraco partecipava al Concilio di Arles, mediante i suoi due delegati Probazio e Castorio. La necropoli di Tarragona conserva un’iscrizione funebre dell’anno 325 e il grandioso mausoleo funerario di Centcelles, della seconda metà del IV secolo, contiene un mosaico nella cupola di chiara iconografia biblica. 

Nel 384, l’Arcivescovo Imerio consultò Papa Damaso su alcuni dubbi relativi a varie questioni di disciplina ecclesiastica. Morto questi, gli rispose il suo successore, Papa Siricio, l’11 febbraio 385. Si tratta della prima bolla papale che un Papa rivolge a un Vescovo della Chiesa latina. Appare, quindi, la struttura provinciale della Tarraconense e anche la primazia a livello peninsulare. 

I dati storici e i calcoli realizzati a partire dalle fondi epigrafiche esprimono chiaramente che la comunità cristiana di Tarraco nel IV secolo era una delle più numerose della Penisola Iberica. La posizione strategica di Tarragona – passaggio obbligato tra la Penisola e Roma – fa pensare che l’introduzione del cristianesimo a Tarraco sarebbe precedente al primo dato storico che conosciamo di questa comunità cristiana attraverso la Passio di Fruttuoso. 

La Chiesa di Tarragona afferma la venerabile tradizione della predicazione dell’apostolo Paolo in questa città, e la ritiene un fatto storico altamente probabile. Una piccola cappella del XIII secolo, oggi situata all’interno del Seminario Pontificio e costruita su una roccia, nell’acropoli della città, evoca il soggiorno di Paolo a Tarraco e le prime parole evangeliche che vi vennero pronunciate. 

In seguito, all’inizio dell’VIII secolo, l’Arcivescovo di Tarragona, San Prospero, dopo aver salvato le reliquie di San Fruttuoso in concomitanza con l’invasione islamica, si rifugiò in Italia, dove fu Vescovo di Reggio Emilia. Lì venne venerato dopo la morte come santo; l’ufficio liturgico a lui dedicato spiega che fu uno dei successori di San Paolo. Questo è il documento più antico (secoli VIII-IX), prodotto in Italia, in cui appaiono insieme San Paolo e Tarragona, e in secondo piano le reliquie di San Fruttuoso. 

Il congresso vuole aprire nuove vie nella ricerca storica e scientifica su questa affascinante questione: il viaggio apostolico di Paolo in Ispania – annunciato dallo stesso Paolo in Romani 15 –, gli inizi del cristianesimo a Tarraco e, con San Fruttuoso, il successivo sviluppo della comunità cristiana più antica della Penisola Iberica. 

Allo stesso modo, l’Anno di San Paolo annunciato da Papa Benedetto XVI in occasione del bimillenario della nascita dell’Apostolo delle Nazioni (28 giugno 2008-28 giugno 2009) contribuirà a nuove ricerche sulla vita di Paolo, la sua attività evangelizzatrice e i suoi scritti. 

Publié dans:San Paolo, ZENITH |on 5 avril, 2008 |Pas de commentaires »

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