Archive pour février, 2008

La Samaritana al pozzo

La Samaritana al pozzo dans immagini sacre 14%20VERRE%20GRAVE%20LA%20SAMARITAINE%20NY

catholique-rouen.cef.fr/spip.php?article659. Le Christ, deux Apôtres et la Femme de Samarie au puits. Verre gravé, doré et peint. Section du Moyen Âge au Metropolitan museum de New York. | 14 VERRE GRAVE LA SAMARITAINE NY.jpg
http://www.artbible.net/3JC/-Joh-04,01_Samaritan_Woman_Femme_Samaritaine/slides/14%20VERRE%20GRAVE%20LA%20SAMARITAINE%20NY.html

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preghiera di San Massimo il Confessore

du site: 

http://www.gregoriopalamas.it/Preghiere.htm

 

  

preghiera di San Massimo il Confessore 

 

Beato mi faceva il giardino 

di gioconde piante, una volta, 

quando del sommo Iddio 

per l’ineffabile provvidenza 

ed il pari amore 

questa luce vedevo, io, 

plasmato dal fango terrestre 

e dotato ancora di spirito; 

fra la terra ed il cielo  

collocato vivevo, ahimè, 

del grande Dio risplendevo 

dell’immagine a somiglianza. 

Ma il pessimo serpente 

con violenta insidia insinuandosi, 

con funesti consigli 

e sinistre parole 

tristemente sussurrandomi, 

ahi, m’ingannò 

e fuori da quel luogo 

di onesta voluttà mi scacciò,  

dai giardini del Padre, 

dei quali, ahi, mi aveva fatto abitatore,  

del tutto esiliandomi. 

Ed ero miseranda vista 

al venerabile coro delle anime :  

e poi che la mia ferita 

non sopportava medico, 

il creatore artefice d’ogni cosa  

con ardente amore guardandomi,            

in veste di estraneo mi si avvicinò,  

piamente l’umana 

avendo preso, dalla inesperta di nozze  

Maria, generazione. 

E così (mi) salvò 

strappandomi dalla crudele  

mano del serpente, 

e strappandomi alla morte  

subì egli la sorte per me,  

del divino comandamento           

stoltamente trasgressore,  

per cui offrì il proprio  

corpo all’amara morte ; 

e insieme percosse di lui  

il capo nelle acque 

delle correnti del Giordano,  

  

dei miei peccati 

l’interna bruttura  

tenebrosa immergendovi: 

ma quello ancora la spudorata   

coda dimenando, 

la mia mente sconvolge  

agitandosi con moti 

che trascinano a l’abisso, 

e tentando di darmi il gambetto  

pei sentieri della mia via. 

Ed impuramente assilla 

la violenza degli indomiti cavalli,  

che trascina ciecamente ; 

bramoso di spingere in vergogne   

empie il mio cuore 

e verso funeste passioni,  

e di abbattere il malfermo  

cavaliere sforzandosi, 

che regge le redini. 

E un grande fuoco accende  

dai dardi igniferi, 

che il maligno arde contro di me ; 

e scagliando l’interno 

fuoco, di cui è impastato, contro di me. 

Ma tu e dammi 

la tua mano, salvatore di popoli, 

che dalla radice estirpa 

gl’inganni dell’amaro Belial ; 

tu che una volta, avendo fermato la corrente, 

subito ritorta 

con inverso cammino, 

mirabile opera compiesti; 

e, inaridito del mare 

l’immenso flutto, 

a piedi facesti passare 

il popolo tuo Israele ; 

e parlasti, e tutte le cose 

a la tua parola ristettero. 

E tu reggi il fiammeggiante carro 

del gigante veloce, 

lucifero immenso ; 

e mutasti, del settemplice 

camino dei tre figli, 

il fuoco in copiosa rugiada. 

E avesti pietà del perduto ; 

e della meretrice sciogliesti il nodo 

di impuri amori, 

la quale versava calde lacrime ; 

e fermasti anche della emorroissa 

col tocco del tuo orlo 

il perpetuo flusso ; 

e dai morti suscitasti 

anche la figlia di Jaeiro 

e la facesti ancora respirante; 

e purificasti i lebbrosi 

e ai ciechi donasti la vista e 

lo spirito scacciasti 

dalla fanciulla Sidonia. 

Un altro sollevò il giaciglio, 

lo scioglimento delle membra avendo ottenuto ; 

e (tu) raddrizzi la storpia, 

e scacci i dèmoni. 

E della suocera di Pietro 

col tatto della mano tu cessasti            

l’ardente febbre ; 

e molte altre cose facesti 

che non hanno numero. 

Quale meraviglia, se della mia 

fiamma spegnerai l’ardore, 

dalla perenne fonte 

la tua rugiada stillando 

sopra la mia brace? 

Dammela, o Salvatore, 

tu, per tutta la vita, 

affinché la tua bontà io celebri, 

e del Padre e dello Spirito tuo. 

(S. Massimo il Confessore « Inni » Inserito il 30 aprile 2007) 

  

 

III domenica di quaresima: Fr. Cantalamessa, La Samaritana, ovvero della vita eterna

Fr. Raniero Cantalamessa, ofmcap 

 

http://www.cantalamessa.org/it/omelieView.php?id=266 

 

III Domenica di Quaresima
A – 2008-02-24 

 

 

La Samaritana, ovvero della vita eterna 

 

Alla Samaritana, e a tutti coloro che in qualche misura si riconoscono nella sua vicenda, Gesù fa nel vangelo di questa domenica una proposta radicale: cercare un’altra « acqua », dare un senso e un orizzonte nuovo alla propria vita. Un orizzonte eterno! « L’acqua che io darò diventerà in lui sorgente che zampilla per la vita eterna ». Eternità è una parola caduta in « disuso ». È diventata una specie di tabù per l’uomo moderno. Si crede che questo pensiero possa distogliere dall’impegno storico concreto per cambiare il mondo, che sia un’evasione, uno « sprecare in cielo i tesori destinati alla terra », diceva Hegel.

Ma qual è il risultato? La vita, il dolore umano, tutto diventa immensamente più assurdo. Si è persa la misura. Se manca il contrappeso dell’eternità, ogni sofferenza, ogni sacrificio appare assurdo, sproporzionato, ci « sbilancia », ci butta a terra. S. Paolo ha scritto: « Il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria ». In confronto all’eternità della gloria, il peso della tribolazione gli appare « leggero »(a lui che nella vita ha sofferto tanto!) proprio perché « momentaneo ». Infatti, aggiunge: « le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne »(Cor 4, 17-18).

Il filosofo Miguel de Unamuno (che pure era un pensatore « laico »), a un amico che gli rimproverava, quasi fosse orgoglio e presunzione, la sua ricerca di eternità, rispondeva in questi termini: « Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri, dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no, e basta. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete d’eternità, e che senza questa tutto mi è indifferente. Senza di essa non c’è più gioia di vivere…È troppo facile affermare: ‘Bisogna vivere, bisogna accontentarsi di questa vita’. E quelli che non se ne accontentano? ». Non è chi desidera l’eternità che mostra di non amare la vita, ma chi non la desidera, dal momento che si rassegna così facilmente al pensiero che essa debba finire.

Sarebbe un grande guadagno, non solo per la Chiesa ma anche per la società, riscoprire il senso dell’eternità. Aiuterebbe a ritrovare l’equilibrio, a relativizzare le cose, a non cadere nella disperazione di fronte alle ingiustizie e al dolore che ci sono nel mondo, pur lottando contro di esse. A vivere meno freneticamente.

Nella vita di ogni persona c’è stato un momento in cui ha avuto una qualche intuizione dell’eternità, un sentore, per quanto confuso… Bisogna stare attenti a non cercare l’esperienza dell’infinito nella droga, nel sesso sfrenato e in altre cose dove, alla fine, c’è solo delusione e morte. « Chi beve di quest’acqua avrà ancora sete », disse Gesú alla Samaritana. Bisogna cercare l’infinito in alto, non in basso; al di sopra della ragione, non al di sotto di essa, nelle ebbrezze irrazionali.

È chiaro che non basta sapere che esiste l’eternità, bisogna anche sapere come si fa a raggiungerla. Chiedersi come il giovane ricco del Vangelo: « Maestro che devo fare per avere la vita eterna? ». Leopardi, nella poesia « L’Infinito », parla di una siepe, che « da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude ». Cos’è per noi questa « siepe », l’ostacolo, che ci impedisce di spingere lo sguardo verso l’orizzonte ultimo, quello eterno? La Samaritana, quel giorno, capì che qualcosa doveva cambiare nella sua vita se voleva ottenere la « vita eterna », perché la troviamo di lì a poco trasformata in una evangelizzatrice che racconta a tutti, senza vergogna, quello che le ha detto Gesù. 

Publié dans:Padre Cantalamessa |on 23 février, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno rosmarinus_officinalis_trusty

Rosmarinus officinalis ‘Trusty’

http://www.ubcbotanicalgarden.org/potd/2005/12/

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 23 février, 2008 |Pas de commentaires »

« Qui muoio di fame! Andrò da mio padre »

dal sito: 

http://levangileauquotidien.org/

Sant’Andrea di Creta (660-740), monaco e vescovo
Grande Canone della liturgia ortodossa per la quaresima, Prima ode

« Qui muoio di fame! Andrò da mio padre »

Da quale punto comincerò a piangere le opere della mia vita?
Quali saranno i primi accenti di questo canto di lutto?
Concedimi, o Cristo, nella tua misericordia,
il perdono dei miei peccati…

Come il vasaio plasma l’argilla,
mi hai dato, o mio Creatore, carne e ossa, alito e vita.
Signore che mi hai creato, mio giudice e mio Salvatore,
oggi, riportami da te.

O mio Salvatore, davanti a te confesso le mie colpe.
Sono caduto sotto i colpi del Nemico,
Ecco le piaghe dalle quali i miei pensieri di morte
come dei briganti, hanno ferito la mia anima e il mio corpo (Lc 10, 29).

Ho peccato, Salvatore, ma so che tu ami l’uomo.
Ci castiga la tua tenerezza
e la tua misericordia è ardente.
Mi vedi piangiando e mi vieni incontro,
come il Padre accoglie il figlio prodigo.

Fin dalla mia giovinezza, o mio Salvatore,
ho disprezzato i tuoi comandamenti.
Ho trascorso la mia vita nelle passioni e nell’incoscienza.
Grido a te: prima che venga la morte, salvami…

Nel vuoto ho dissipato il patrimonio della mia anima.
Non ho i frutti del fervore, e ho fame.
Grido: Padre, pieno di tenerezza, vieni a me,
prendimi nella tua misericordia.

Quell’uomo assalito dai ladri,
sono io, in mezzo allo smarrimento dei miei pensieri.
Mi colpiscono, mi feriscono.
Ma rivolgiti a me, Cristo Salvatore e guariscimi.

Il sacerdote mi vide e passò dall’altra parte.
Il levita mi vide nudo e sofferente, ma passò oltre…
Ma tu, Gesù nato da Maria,
ti fermi e mi soccorri…

Mi getto ai tuoi piedi, Gesù,
ho peccato contro il tuo amore.
Liberami di questo carico troppo pesante
e nella tua misericordia, accoglimi.

Non entrare in giudizio contro di me,
non svelare le mie azioni,
non scrutare i miei motivi e i miei desideri.
Ma nella tua compassione, o Onnipotente
chiudi gli occhi sulle mie colpe e salvami.

Ecco il tempo della conversione. Vengo a te.
Liberami del carico pesante dei miei peccati
e, nella tua tenerezza, dammi le lacrime del pentimento.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 23 février, 2008 |Pas de commentaires »

San Policarpo

San Policarpo dans immagini sacre

http://santiebeati.it/immagini/?mode=album&album=22900&dispsize=Original

Publié dans:immagini sacre |on 22 février, 2008 |2 Commentaires »

Lodi in onore della Santa Vergine, Composte da San Proclo, Arcivescovo di Costantinopoli, nel 416 …

dal sito: 

http://www.ortodossia.info/sito-provvisorio/Teologia8.htm

Lodi in onore della Santa Vergine,

Composte da San Proclo, Arcivescovo di Costantinopoli, nel 416 …

costituiscono un capolavoro teologico. Senza limitarsi al panegirico, l’autore ci descrive il contributo di Maria all’incarnazione di suo Figlio. 

“Tutte le feste in onore dei Santi sono meravigliose e possono essere paragonate allo scintillio delle stelle. Le stelle, poste a una determinata distanza e in un determinato ordine sono riconoscibili e illuminano interamente il mondo terrestre: la stessa stella si vede in India, non è fuori dalla vista egli Sciti, brilla sopra la terra e illumina il mare, guidando i navigatori; anche se non conosciamo il loro nome a causa del numero, siamo meravigliati alla bellezza e dallo scintillio” 

“Lo stesso vale per ciascun santo: benché le spoglie siano racchiuse una cassa, il loro irraggiamento è illimitato. Tutte le memorie dei Santi sono gloriose, ma niente può eguagliare la gloria e il vero trionfo della Santa Vergine Maria, niente può esservi paragonato; Ella ha portato nelle sue viscere Colui che si è incarnato”. 

Chi avrebbe potuto ostacolare l’ineluttabile edificazione del Dio-Verbo? la durezza della carne? – Ma è l’attributo della materia, e il Verbo, per Se-stesso, è esente da ogni imperfezione. La stravaganza di una tale umiliazione? – Ma la Divinità è senza limiti. Il concepimento? – Ma Colui che creò la Vergine non si è profanato, come Colui che Ella ha portato nelle sue viscere. La nascita? – Ma la natura divina non ha subito modificazioni. La Madre secondo la carne? – Ma Colui che è nato non ha cessato, per la sua Divinità, di essere senza Madre. La mangiatoia? – Ma il Figlio non ha abbandonato il seno del Padre. La grotta? – Ma la Santa Trinità non ha mai abbandonato il suo Trono. Non c’è niente al mondo che possa essere paragonato alla Madre di Dio, Maria.” 

“Uomo, percorri nel tuo spirito tutta la creazione e vedi se c’è qualcosa che possa eguagliare o sorpassare la Santa Vergine, Madre di Dio. Percorri la terra, visita il mare, esamina l’aria, penetra col tuo spirito nei cieli, vaglia tutte le forze invisibili e dì se trovi nell’universo un miracolo simile a questo”. 

“I cieli rivelano la gloria di Dio (SaI 18,2). Gli angeli servono Dio con amore, gli arcangeli lo salutano con emozione, i cherubini si spaventano, non potendo vedere la sua gloria, i serafini volano intorno senza accostarsi e cantano fremendo: Santo, Santo, Santo, Signore Sabaoth, il cielo e la terra sono pieni della tua gloria, le acque sono tranquille alla tua voce, le nuvole hanno servito da carro durante i sussulti della Risurrezione; il sole fremette, non avendo potuto sopportare la bestemmia fatta al Creatore; le porte dell’inferno furono distrutte con un sol sguardo; la montagna che ha ricevuto la discesa di Dio, si mise a fumare (Es 19,18); il roveto si incendiò non avendo potuto sopportare la visione; il Giordano spaventato si volse indietro; il mare colpito dal bastone, si divise in due, obbedendo al profeta del Signore; il bastone di Aronne fiorì dinanzi alla forza del presagio, trasgredendo le leggi della natura; il fuoco di Babilonia si velò dinanzi alla Trinità”. 

“Soppesa i miracoli e ammira la superiorità della Vergine. Ella accoglie inesplicabilmente nel suo palazzo Colui che ogni creatura glorifica con timore e tremore. Maria è glorificata come la madre, la serva, la nube, il palazzo e il tabernacolo del Signore. La madre, perché ha messo al mondo Colui che ha voluto nascere. La serva, poiché in essa si manifesta la natura e si annuncia la grazia. La nube, perché ha concepito per mezzo dello Spirito Santo, senza essere consumata da Colui che è nato in Lei. Il palazzo, perché Dio il Verbo è rimasto in Lei, come in un palazzo nuziale. il tabernacolo, perché ha portato, non la legge, ma il Legislatore.” 

Così intoniamo: “Tu sei benedetta fra tutte le donne. Tu sei la sola che abbia guarito la tristezza di Eva, la sola che abbia portato il prezzo della Redenzione dell’universo, la sola che abbia ricevuto per conservarlo, il Tesoro più prezioso, la sola che abbia messo al mondo l’Emmanuele, come Lui stesso ha voluto. 

Tu sei benedetta fra tutte le donne e il frutto delle tue viscere è benedetto. 

Più di tutte le lodi, risuona la voce del profeta: Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio e gli si darà il nome Emmanuele, che significa: Dio con noi. 

Dio con noi, e l’errore è annullato, 

Dio con noi, e i demoni fuggono, 

Dio con noi, e il diavolo è coperto di vergogna, 

Dio con noi, e la fonti non cessano di zampillare, 

Dio con noi, e la morte è diventata un sonno”.   

Publié dans:Maria Vergine |on 22 février, 2008 |Pas de commentaires »

23 febbraio – San Policarpo di Smirne

SAN POLICARPO DI SMIRNE 

http://www.enrosadira.it/santi/p/policarpo.htm

Policarpo, santo, martire, le reliquie sono nel cippo marmoreo posto sotto l’altare maggiore di S. Ambrogio della Massima. Altre venivano indicate a Roma nella chiesa di S. Maria in Campo Marzio.
M.R.: 26 gennaio – San Policarpo, Vescovo di Smirne e Martire, che conseguì la corona del martirio il ventitre di Febbraio.
23 febbraio – A Smirne il natale di san Policarpo, discepolo del beato Giovanni Apostolo e da lui stesso ordinato Vescovo di quella città: fu il personaggio più illustre di tutta l’Asia. Sotto Marco Antonino e Lucio Aurelio Commodo, in presenza del Proconsole mentre tutto il popolo nell’anfiteatro a gran voce gridava contro di lui, fu dato al fuoco, e non restando punto offeso dalle fiamme, trafitto dalla spada, ricevette la corona del martirio. Con lui furono pure martirizzati nella stessa città di Smirne altri dodici, che erano venuti da Filadelfia. La festa di San Policarpo si celebra il ventisei Gennaio.
 

http://www.monasterovirtuale.it/policarpo.html 

Martirio di S. Policarpo 

Saluto 

La Chiesa di Dio che dimora a Smirne alla Chiesa di Dio che è a Filomelio e a tutte le comunità della santa Chiesa cattolica di ogni luogo. La misericordia, la pace e la carità di Dio Padre e del Signore nostro Gesù Cristo abbondino. 

L’argomento della lettera 

I. 1. Vi scriviamo, fratelli, riguardo ai martiri e al beato Policarpo che sigillandola col suo martirio ha fatto cessare la persecuzione. Quasi tutti gli avvenimenti svolti accaddero perché il Signore ci mostrasse di nuovo un martirio secondo il Vangelo. 2. Infatti, come il Signore, egli attese di essere arrestato, perché anche noi divenissimo suoi imitatori, non preoccupandoci solo di noi, ma anche del prossimo. E’ della carità sincera e salda volere non solo salvare se stesso ma anche tutti i fratelli. 

Contemplare con gli occhi del cuore 

II, 1. Beati e generosi sono tutti i martìri che avvengono per volontà del Signore. Bisogna che noi siamo più religiosi per attribuire a Dio la potenza di tutte le cose. 2. Chi non si meraviglierebbe della loro generosità, della loro pazienza e del loro amore a Dio? Lacerati dai flagelli, al punto da lasciar vedere l’anatomia del corpo sino alle vene e alle arterie, rimanevano fermi, sebbene gli astanti, mossi a compassione, piangessero. Essi ebbero tale forza che nessuno emise un gemito o un sospiro dimostrando a tutti che, nel momento in cui venivano messi alla prova, i generosi martiri di Cristo non erano nel loro corpo, ma che il Signore stando vicino parlasse loro. 3. Presi dalla grazia di Cristo, disprezzavano i tormenti del mondo, acquistandosi, per un momento solo, la vita eterna. Il fuoco dei tormenti disumani era freddo per loro. Avevano davanti agli occhi, per sfuggirlo, quello eterno e che non si spegne mai. Con gli occhi del cuore contemplavano i beni riservati ai pazienti, che nè orecchio intese, nè occhio vide, nè cuore di uomo ha immaginato, additati loro dal Signore, perché non erano più uomini, ma angeli. 4. Similmente quelli che furono condannati alle fiere sopportarono tormenti orribili, stesi su conchiglie e straziati con altre forme di torture varie, perché si cercava, se fosse stato possibile, di indurli all’abiura. 

Germanico 

III, 1. Molto macchinò contro di loro il diavolo, ma grazie a Dio non prevalse in tutto. Il generosissimo Germanico con la sua costanza sostenne la loro debolezza e fu mirabile nella lotta contro le fiere. Il proconsole lo esortava dicendo di aver pietà della sua giovinezza, ma egli, aizzandola, attirava contro di sè la belva, desideroso di allontanarsi al più presto da questa vita ingiusta ed iniqua. 2. Per ciò tutta la folla meravigliata della elevatezza d’animo della razza pia e generosa dei cristiani ebbe a gridare: « Abbasso gli atei! Si cerchi Policarpo ». 

Quinto 

IV. Un frigio di nome Quinto, da poco venuto dalla Frigia, vedendo le fiere fu terrorizzato. Egli si era offerto spontaneamente e spingeva gli altri allo stesso passo. Il proconsole, dopo molte insistenze, lo persuase a giurare e a sacrificare. Perciò, fratelli, non approviamo coloro che si costituiscono, poiché il Vangelo non insegna così. 

II rifugio 

V, 1. Policarpo, uomo assai meraviglioso, a sentire ciò, non si scompose e volle rimanere in città, ma i più lo esortavano ad allontanarsi. Si ritirò in campagna, poco lontano dalla città e si trattenne con pochi. Non faceva altro giorno e notte che pregare per tutti e per le comunità cristiane del mondo, come era suo costume. 2. Mentre stava in preghiera, tre giorni prima di essere catturato, ebbe la visione del suo guanciale arso dalle fiamme. Rivoltosi a quelli che erano con lui disse: « Devo essere bruciato vivo ». 

Il tradimento 

VI, 1. Poiché quelli che lo cercavano non si fermavano, egli si trasferì in un’altra campagna e subito vi giunsero coloro che lo inseguivano. Non avendolo trovato, presero due giovani schiavi. Uno di essi torturato confessò. 2. (Ormai) gli era impossibile rimanere nascosto, perché anche i suoi lo tradivano. Il capo della polizia, che aveva avuto dalla sorte lo stesso nome di Erode, aveva premura di condurlo allo stadio, perché si fosse compiuto il suo destino divenendo simile a Cristo, e i traditori avessero ricevuto lo stesso castigo di Giuda. 

La cattura 

VII, 1. Di venerdì all’ora di pranzo, guardie e cavalieri con le consuete armi, conducendosi il giovane schiavo, partirono come se inseguissero un ladrone. Arrivando verso sera lo trovarono coricato in una casetta al piano superiore. Anche di là avrebbe potuto fuggire in un altro podere, ma non volle dicendo: « Sia fatta la volontà di Dio ». 2. Sentendo che erano arrivati, scese a parlare con loro, meravigliati della sua veneranda età, della sua calma e di tanta preoccupazione per catturare un uomo così vecchio. Subito ordinò di dar loro da mangiare e da bere quanto ne volevano e chiese che gli concedessero un’ora per pregare tranquillamente. 3. Lo concessero, e stando in piedi incominciò a pregare pieno di amore di Dio, tanto che per due ore non si poté interromperlo. Quelli che lo ascoltavano erano stupiti e molti si pentivano di essere venuti a prendere un sì degno e santo vegliardo. 

Grande sabato 

VIII, 1. Quando terminò la preghiera, ricordandosi di tutti quelli che aveva conosciuto, piccoli e grandi, illustri e oscuri e di tutta la Chiesa cattolica sparsa per la terra, e giunse l’ora di andare, facendolo sedere su un asino lo condussero in città. Era il giorno del grande sabato. 2. Il capo della polizia e il padre di costui, Niceta, gli vennero incontro. Lo fecero salire sul cocchio e sedendogli vicino cercavano di persuaderlo dicendo: « Che male c’è a dire: Cesare Signore, offrire incenso con tutto ciò che segue e salvarsi? ». Dapprima non rispose loro, poiché quelli insistevano disse: « Non voglio fare quello che mi consigliate ». 3. Essi, avendo perduto la speranza di persuaderlo, gli rivolsero parole crudeli e lo spinsero in fretta, tanto che nello scendere dal cocchio si sbucciò lo stinco. Ma lui senza voltarsi, come se nulla fosse successo, allegro si incamminò verso lo stadio. Vi era un tumulto tale che nessuno poteva farsi ascoltare. 

Abbasso gli atei! 

IX, 1. A Policarpo che entrava nello stadio scese una voce dal cielo: « Sii forte, Policarpo, e mostrati valoroso ». Nessuno vide chi aveva parlato, quelli dei nostri che erano presenti udirono la voce. Infine, mentre veniva tradotto, si elevò un grande clamore per la notizia che Policarpo era stato arrestato. 2. Portato davanti al proconsole, questi gli chiese se fosse Policarpo. Egli annuì e (il proconsole) cercò di persuaderlo a rinnegare dicendo: « Pensa alla tua età » e le altre cose di conseguenza come si usa: « Giura per la fortuna di Cesare, cambia pensiero e di’: Abbasso gli atei! ». Policarpo, invece, con volto severo guardò per lo stadio tutta la folla dei crudeli pagani, tese verso di essa la mano, sospirò e guardando il cielo disse: « Abbasso gli atei! ». 3. Il capo della polizia insistendo disse: « Giura e io ti libero. Maledici il Cristo ». Policarpo rispose: « Da ottantasei anni lo servo, e non mi ha fatto alcun male. Come potrei bestemmiare il mio re che mi ha salvato? ». 

Sono cristiano 

X, 1. Insistendo ancora gli disse: « Giura per la fortuna di Cesare! ». Policarpo rispose: « Se ti illudi che io giuri per la fortuna di Cesare, come tu dici, e simuli di non sapere chi io sono, sentilo chiaramente. Io sono cristiano. Se poi desideri conoscere la dottrina del cristianesimo, concedimi una giornata e ascoltami ». Rispose il proconsole: « Convinci il popolo ». 2. Policarpo di rimando: « Te solo ritengo adatto ad ascoltarmi. Ci è stato insegnato di dare alle autorità e ai magistrati stabiliti da Dio il rispetto come si conviene, ma senza che ci danneggi. Non ritengo gli altri capaci di ascoltare la mia difesa ». 

Il fuoco del giudizio futuro 

XI, 1. Il proconsole disse: « Ho le belve e ad esse ti getterò se non cambi parere… ». L’altro rispose: « Chiamale, è impossibile per noi il cambiamento dal meglio al peggio; è bene invece passare dal male alla giustizia ». 2. Di nuovo l’altro gli disse: « Ti farò consumare dal fuoco, poiché disprezzi le belve, se non cambi parere…! ». Policarpo rispose: « Tu minacci il fuoco che brucia per un’ora e dopo poco si spegne e ignori invece il fuoco del giudizio futuro e della pena eterna, riservato agli empi. Ma perché indugi? Fa’ quello che vuoi! ». 

  

Policarpo ha confessato di essere cristiano 

XII, 1. Nel dire queste ed altre cose era pieno di coraggio e di allegrezza e il suo volto splendeva di gioia. Egli non solo non si lasciò abbattere dalle minacce rivoltegli, ma lo stesso proconsole ne rimase sconcertato e mandò in mezzo allo stadio il suo araldo a gridare tre volte: « Policarpo ha confessato di essere cristiano ». 2. Dopo questo proclama dell’araldo, tutta la moltitudine dei pagani e dei giudei abitanti a Smirne con furore incontenibile e a gran voce gridò: « Questo è il maestro d’Asia, il padre dei cristiani, il distruttore dei nostri dei che insegna a molti a non fare sacrifici e a non adorare ». Gridavano queste cose chiedendo all’asiarca Filippo che lanciasse un leone contro Policarpo. Egli, invece, rispose che non gli era lecito, poiché il combattimento contro le fiere era terminato. 3. Allora concordemente si misero a gridare che Policarpo fosse arso vivo. Doveva compiersi la visione del guanciale, che gli era apparso quando in preghiera l’aveva visto in fiamme, e volto ai fedeli che erano con lui profeticamente disse: « Devo essere bruciato vivo ». 

Fermo sulla pira 

XIII, 1. Questo fu più presto fatto che detto; subito la folla si mise a raccogliere legna e frasche dalle officine e dalle terme. Soprattutto i giudei con più zelo, come è loro costume, si diedero da fare in questo. 2. Quando il rogo fu pronto, deposte le vesti e sciolta la cintura incominciò a slegarsi i calzari, cosa che precedentemente non faceva, perché ogni fedele si affrettava a chi prima riuscisse a toccargli il corpo. Per la santità di vita era venerato prima del martirio. 3. Subito furono apprestati gli attrezzi necessari per il rogo. Mentre stavano per inchiodarlo egli disse: « Lasciatemi così. Chi mi da la forza di sopportare il fuoco mi concederà anche, senza la vostra difesa dei chiodi, di rimanere fermo sulla pira ». 

La preghiera di Policarpo 

XIV, 1. Non lo inchiodarono ma lo legarono. Con le mani dietro la schiena e legato come un capro scelto da un grande gregge per il sacrificio, gradita offerta preparata a Dio, guardando verso il cielo disse: « Signore, Dio onnipotente Padre di Gesù Cristo tuo amato e benedetto Figlio, per il cui mezzo abbiamo ricevuto la tua scienza, o Dio degli angeli e delle potenze di ogni creazione e di ogni genia dei giusti che vivono alla tua presenza. 2. Io ti benedico perché mi hai reso degno di questo giorno e di questa ora di prendere parte nel numero dei martiri al calice del tuo Cristo per la risurrezione alla vita eterna dell’anima e del corpo nella incorruttibilità dello Spirito Santo. In mezzo a loro possa io essere accolto al tuo cospetto in sacrificio pingue e gradito come prima l’avevi preparato, manifestato e realizzato, Dio senza menzogna e veritiero. 3. Per questo e per tutte le altre cose ti lodo, ti benedico e ti glorifico per mezzo dell’eterno e celeste gran sacerdote Gesù Cristo tuo amato Figlio, per il quale sia gloria a te con lui e lo Spirito Santo ora e nei secoli futuri. Amen ». 

Un profumo come di incenso 

XV, 1. Appena ebbe alzato il suo Amen e terminato la preghiera, gli uomini della pira appiccarono il fuoco. La fiamma divampò grande. Vedemmo un prodigio e a noi fu concesso di vederlo. Siamo sopravvissuti per narrare agli altri questi avvenimenti. 2. Il fuoco, facendo una specie di voluta, come vela di nave gonfiata dal vento, girò intorno al corpo del martire. Egli stava in mezzo, non come carne che brucia ma come pane che cuoce, o come oro e argento che brilla nella fornace. E noi ricevemmo un profumo come di incenso che si alzava, o di altri aromi preziosi. 

Un maestro profetico 

XVI, 1. Alla fine gli empi, vedendo che il corpo di lui non veniva consumato dal fuoco, ordinarono al confector di avvicinarsi e di finirlo con un pugnale. E fatto questo, zampillò molto sangue che spense il fuoco. Tutta la folla rimase meravigliata della grande differenza tra gli infedeli e gli eletti. 2. Tra questi fu il meraviglioso martire Policarpo, vescovo della Chiesa cattolica di Smirne, divenuto ai nostri giorni un maestro apostolico e profetico. Ogni parola che uscì dalla sua bocca si è compiuta e si compirà. 

II martire discepolo e imitatore del Signore 

XVII, 1. Ma l’invidioso, maligno e perverso, il tentatore della razza dei giusti vide la grandezza del suo martirio e la sua condotta irreprensibile sin dal principio, notandolo cinto della corona dell’immortalità, il premio conseguito che non si può contestare. Egli si adoperò perché il corpo di lui non fosse preso da noi, benché molti desiderassero di farlo, per possedere la sua santa carne. 2. Suggerì a Niceta, il padre di Erode, fratello di Alce, di andare dal governatore perché non consegnasse le spoglie. Lasciando da parte il crocifisso – egli disse – incominceranno a venerare lui. Avevano detto questo per le istigazioni e le insistenze dei giudei, che ci sorvegliavano se noi volessimo prenderlo dal rogo. Erano ignari che non potremo mai abbandonare Cristo che ha sofferto da innocente per i peccatori, per la salvezza di quelli che sono salvi in tutto il mondo, e adorare un altro. 3. Noi veneriamo lui che è Figlio di Dio, e degnamente onoriamo i martiri come discepoli e imitatori del Signore per l’amore immenso al loro re e maestro. Potessimo anche noi divenire loro compagni e condiscepoli!… 

II giorno natalizio 

XVIII, 1. Il centurione, avendo visto la contesa dei giudei, poste nel mezzo le spoglie le fece bruciare, come era d’uso. 2. Così noi più tardi, raccogliendo le sue ossa, più preziose delle gemme di gran costo e più stimate dell’oro, le ponemmo in un luogo più conveniente. 3. Appena possibile, ivi riunendoci nella serenità e nella gioia, il Signore ci concederà di celebrare il giorno natalizio del martire, per il ricordo di quelli che hanno combattuto prima e ad esercizio e coraggio di quelli che combatteranno. 

Martirio secondo il vangelo di Cristo 

XIX, 1. Questi i fatti intorno al beato Policarpo che con quelli di Filadelfia fu il dodicesimo a subire il martirio a Smirne. Egli solo è ricordato più di tutti e di lui si parla dovunque, anche tra i pagani. Non soltanto fu un maestro insigne, ma un martire celebre, e tutti desiderano imitare il suo martirio avvenuto secondo il vangelo di Cristo. 2. Con la sua pazienza ha trionfato sul governatore ingiusto, ha conseguito la corona dell’immortalità ed esulta con gli apostoli e tutti i giusti. Egli glorifica Dio Padre onnipotente e benedice il Signore nostro Gesù Cristo, salvatore delle nostre anime, guida dei nostri corpi e pastore della Chiesa cattolica nel mondo. 

Darne notizia ai fratelli 

XX, 1. Ci avete pregato di essere informati da noi ampiamente sui fatti accaduti. Per il momento li abbiamo riassunti in breve per mezzo di nostro fratello Marcione. Conosciute poi le cose, spedite la lettera ai fratelli più lontani, perché anche questi glorifichino il Signore che fa la scelta dei suoi servi. 2. A lui, che può condurre tutti noi, per sua grazia e suo dono nel regno eterno, mediante suo Figlio, l’unigenito Gesù Cristo, gloria, onore, potenza e grandezza per sempre. Salutate tutti i fedeli. Quelli che sono con noi vi salutano e con tutta la famiglia Evaristo che ha stilato la lettera. 

Data del martirio 

XXI. Il beato Policarpo ha testimoniato il secondo giorno di Santico, il settimo giorno prima delle calende di marzo, di grande sabato, all’ora ottava. Fu preso da Erode, pontefice Filippo di Tralli e proconsole Stazio Quadrato, re eterno nostro Signore Gesù Cristo. A lui gloria, onore, grandezza, trono eterno di generazione in generazione. Amen. 

I Appendice 

XXII, 1. Noi vi auguriamo di star bene, fratelli, camminando secondo il Vangelo nella parola di Gesù Cristo, e con lui sia gloria a Dio Padre e allo Spirito Santo, per la salvezza dei santi eletti. Così testimoniò il beato Policarpo, sulle cui orme vorremmo trovarci nel regno di Gesù Cristo. 2. Ciò ha trascritto da Ireneo, discepolo di Policarpo, Gaio che era vissuto con Ireneo. Io, Socrate, ho scritto copiando da Gaio a Corinto. La grazia sia con tutti. 3. E io, Pionio, lo trascrivo ancora dall’esemplare già ricordato, avendolo cercato dopo una rivelazione del beato Policarpo, come dirò in seguito. Lo raccolsi che era quasi distrutto dal tempo, perché il Signore Gesù Cristo raccolga anche me tra i suoi eletti nel suo regno celeste. A lui sia gloria col Padre e col Santo Spirito nei secoli dei secoli. Amen. 

Dal manoscritto di Mosca. 

II Appendice 

1. Ciò ha trascritto dalle opere di Ireneo Gaio, che era vissuto con Ireneo discepolo di Policarpo. 2. Questo Ireneo che all’epoca del martirio del vescovo Policarpo era a Roma, insegnò a molti. Di lui ci sono tramandate numerose opere molto belle ed ortodosse, nelle quali si ricorda di Policarpo che fu suo maestro, ed ebbe a confutare con forza ogni eresia e ci ha trasmesso la regola ecclesiastica e cattolica come l’aveva ricevuta dal santo. 3. Dice anche questo: un giorno Marcione, dal quale sono chiamati i Marcioniti, incontratosi con Policarpo gli disse: « Riconoscici, o Policarpo ». Egli rispose a Marcione: « Ti riconosco, ti riconosco quale primogenito di Satana ». 4. Anche questo si tramanda negli scritti di Ireneo. Nel giorno e nell’ora in cui Policarpo a Smirne subì il martirio, Ireneo, che era nella città di Roma, sentì una voce come di tromba che diceva: « Policarpo è stato martirizzato ». 5. Da queste opere di Ireneo, come si è detto, Gaio aveva trascritto, e da Gaio trascrisse Isocrate a Corinto. Io, Pionio, di nuovo ho trascritto da Isocrate, che ho ricercato dopo la rivelazione di san Policarpo. Lo raccolsi che era fatiscente per il tempo, perché mi raccolga il Signore Gesù Cristo con i suoi eletti nel suo regno celeste. A lui gloria col Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen. 

Publié dans:martiri |on 22 février, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

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Publié dans:immagini sacre |on 22 février, 2008 |Pas de commentaires »

« Su questa pietra edificherò la mia Chiesa»

du site:

http://levangileauquotidien.org/

San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
Discorso nell’anniversario della sua elezione, 4, 2-3 CCL 138, 18-20

« Su questa pietra edificherò la mia Chiesa»

Tra tutti gli uomini, solo Pietro viene scelto per essere il primo a chiamare tutte le genti alla salvezza e per essere il capo di tutti gli apostoli e di tutti i Padri della Chiesa. Nel popolo di Dio sono molti i sacerdoti e i pastori, ma la vera guida di tutti è Pietro, sotto la scorta suprema di Cristo…

A tutti gli apostoli il Signore domanda che cosa gli uomini pensino di lui e tutti danno la stessa risposta, fino a che essa continua a essere l’espressione ambigua della comune ignoranza umana. Ma quando gli apostoli sono interpellati sulla loro opinione personale, allora il primo a professare la fede nel Signore è colui che è primo anche nella dignità apostolica. Egli dice: « Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente », e Gesù gli risponde: « Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli ». Ciò significa: tu sei beato perché il Padre mio ti ha ammaestrato, e non ti sei lasciato ingannare da opinioni umane, ma sei stato istruito da un’ispirazione celeste. La mia identità non te l’ha rivelata la carne e il sangue, ma colui del quale io sono il Figlio unigenito.

Gesù continua: « E io ti dico »: cioè come il Padre mio ti ha rivelato la mia divinità, così io ti manifesto la tua dignità. « Tu sei Pietro ». Ciò significa che se io sono la pietra inviolabile, « la pietra angolare che ha fatto dei due un popolo solo » (Ef 2,20.14), il fondamento che nessuno può sostituire (1 Cor 3,11), anche tu sei pietra, perché la mia forza ti rende saldo. Così la mia prerogativa personale è comunicata anche a te per partecipazione. « E su questa pietra edificherò la mia Chiesa ». Cioè, su questa solida base voglio costruire il mio tempio eterno. La mia Chiesa, destinata a innalzarsi fino al cielo, dovrà poggiare sulla solidità di questa fede.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 22 février, 2008 |Pas de commentaires »
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