Archive pour le 23 février, 2008

La Samaritana al pozzo

La Samaritana al pozzo dans immagini sacre 14%20VERRE%20GRAVE%20LA%20SAMARITAINE%20NY

catholique-rouen.cef.fr/spip.php?article659. Le Christ, deux Apôtres et la Femme de Samarie au puits. Verre gravé, doré et peint. Section du Moyen Âge au Metropolitan museum de New York. | 14 VERRE GRAVE LA SAMARITAINE NY.jpg
http://www.artbible.net/3JC/-Joh-04,01_Samaritan_Woman_Femme_Samaritaine/slides/14%20VERRE%20GRAVE%20LA%20SAMARITAINE%20NY.html

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preghiera di San Massimo il Confessore

du site: 

http://www.gregoriopalamas.it/Preghiere.htm

 

  

preghiera di San Massimo il Confessore 

 

Beato mi faceva il giardino 

di gioconde piante, una volta, 

quando del sommo Iddio 

per l’ineffabile provvidenza 

ed il pari amore 

questa luce vedevo, io, 

plasmato dal fango terrestre 

e dotato ancora di spirito; 

fra la terra ed il cielo  

collocato vivevo, ahimè, 

del grande Dio risplendevo 

dell’immagine a somiglianza. 

Ma il pessimo serpente 

con violenta insidia insinuandosi, 

con funesti consigli 

e sinistre parole 

tristemente sussurrandomi, 

ahi, m’ingannò 

e fuori da quel luogo 

di onesta voluttà mi scacciò,  

dai giardini del Padre, 

dei quali, ahi, mi aveva fatto abitatore,  

del tutto esiliandomi. 

Ed ero miseranda vista 

al venerabile coro delle anime :  

e poi che la mia ferita 

non sopportava medico, 

il creatore artefice d’ogni cosa  

con ardente amore guardandomi,            

in veste di estraneo mi si avvicinò,  

piamente l’umana 

avendo preso, dalla inesperta di nozze  

Maria, generazione. 

E così (mi) salvò 

strappandomi dalla crudele  

mano del serpente, 

e strappandomi alla morte  

subì egli la sorte per me,  

del divino comandamento           

stoltamente trasgressore,  

per cui offrì il proprio  

corpo all’amara morte ; 

e insieme percosse di lui  

il capo nelle acque 

delle correnti del Giordano,  

  

dei miei peccati 

l’interna bruttura  

tenebrosa immergendovi: 

ma quello ancora la spudorata   

coda dimenando, 

la mia mente sconvolge  

agitandosi con moti 

che trascinano a l’abisso, 

e tentando di darmi il gambetto  

pei sentieri della mia via. 

Ed impuramente assilla 

la violenza degli indomiti cavalli,  

che trascina ciecamente ; 

bramoso di spingere in vergogne   

empie il mio cuore 

e verso funeste passioni,  

e di abbattere il malfermo  

cavaliere sforzandosi, 

che regge le redini. 

E un grande fuoco accende  

dai dardi igniferi, 

che il maligno arde contro di me ; 

e scagliando l’interno 

fuoco, di cui è impastato, contro di me. 

Ma tu e dammi 

la tua mano, salvatore di popoli, 

che dalla radice estirpa 

gl’inganni dell’amaro Belial ; 

tu che una volta, avendo fermato la corrente, 

subito ritorta 

con inverso cammino, 

mirabile opera compiesti; 

e, inaridito del mare 

l’immenso flutto, 

a piedi facesti passare 

il popolo tuo Israele ; 

e parlasti, e tutte le cose 

a la tua parola ristettero. 

E tu reggi il fiammeggiante carro 

del gigante veloce, 

lucifero immenso ; 

e mutasti, del settemplice 

camino dei tre figli, 

il fuoco in copiosa rugiada. 

E avesti pietà del perduto ; 

e della meretrice sciogliesti il nodo 

di impuri amori, 

la quale versava calde lacrime ; 

e fermasti anche della emorroissa 

col tocco del tuo orlo 

il perpetuo flusso ; 

e dai morti suscitasti 

anche la figlia di Jaeiro 

e la facesti ancora respirante; 

e purificasti i lebbrosi 

e ai ciechi donasti la vista e 

lo spirito scacciasti 

dalla fanciulla Sidonia. 

Un altro sollevò il giaciglio, 

lo scioglimento delle membra avendo ottenuto ; 

e (tu) raddrizzi la storpia, 

e scacci i dèmoni. 

E della suocera di Pietro 

col tatto della mano tu cessasti            

l’ardente febbre ; 

e molte altre cose facesti 

che non hanno numero. 

Quale meraviglia, se della mia 

fiamma spegnerai l’ardore, 

dalla perenne fonte 

la tua rugiada stillando 

sopra la mia brace? 

Dammela, o Salvatore, 

tu, per tutta la vita, 

affinché la tua bontà io celebri, 

e del Padre e dello Spirito tuo. 

(S. Massimo il Confessore « Inni » Inserito il 30 aprile 2007) 

  

 

III domenica di quaresima: Fr. Cantalamessa, La Samaritana, ovvero della vita eterna

Fr. Raniero Cantalamessa, ofmcap 

 

http://www.cantalamessa.org/it/omelieView.php?id=266 

 

III Domenica di Quaresima
A – 2008-02-24 

 

 

La Samaritana, ovvero della vita eterna 

 

Alla Samaritana, e a tutti coloro che in qualche misura si riconoscono nella sua vicenda, Gesù fa nel vangelo di questa domenica una proposta radicale: cercare un’altra « acqua », dare un senso e un orizzonte nuovo alla propria vita. Un orizzonte eterno! « L’acqua che io darò diventerà in lui sorgente che zampilla per la vita eterna ». Eternità è una parola caduta in « disuso ». È diventata una specie di tabù per l’uomo moderno. Si crede che questo pensiero possa distogliere dall’impegno storico concreto per cambiare il mondo, che sia un’evasione, uno « sprecare in cielo i tesori destinati alla terra », diceva Hegel.

Ma qual è il risultato? La vita, il dolore umano, tutto diventa immensamente più assurdo. Si è persa la misura. Se manca il contrappeso dell’eternità, ogni sofferenza, ogni sacrificio appare assurdo, sproporzionato, ci « sbilancia », ci butta a terra. S. Paolo ha scritto: « Il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria ». In confronto all’eternità della gloria, il peso della tribolazione gli appare « leggero »(a lui che nella vita ha sofferto tanto!) proprio perché « momentaneo ». Infatti, aggiunge: « le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne »(Cor 4, 17-18).

Il filosofo Miguel de Unamuno (che pure era un pensatore « laico »), a un amico che gli rimproverava, quasi fosse orgoglio e presunzione, la sua ricerca di eternità, rispondeva in questi termini: « Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri, dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no, e basta. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete d’eternità, e che senza questa tutto mi è indifferente. Senza di essa non c’è più gioia di vivere…È troppo facile affermare: ‘Bisogna vivere, bisogna accontentarsi di questa vita’. E quelli che non se ne accontentano? ». Non è chi desidera l’eternità che mostra di non amare la vita, ma chi non la desidera, dal momento che si rassegna così facilmente al pensiero che essa debba finire.

Sarebbe un grande guadagno, non solo per la Chiesa ma anche per la società, riscoprire il senso dell’eternità. Aiuterebbe a ritrovare l’equilibrio, a relativizzare le cose, a non cadere nella disperazione di fronte alle ingiustizie e al dolore che ci sono nel mondo, pur lottando contro di esse. A vivere meno freneticamente.

Nella vita di ogni persona c’è stato un momento in cui ha avuto una qualche intuizione dell’eternità, un sentore, per quanto confuso… Bisogna stare attenti a non cercare l’esperienza dell’infinito nella droga, nel sesso sfrenato e in altre cose dove, alla fine, c’è solo delusione e morte. « Chi beve di quest’acqua avrà ancora sete », disse Gesú alla Samaritana. Bisogna cercare l’infinito in alto, non in basso; al di sopra della ragione, non al di sotto di essa, nelle ebbrezze irrazionali.

È chiaro che non basta sapere che esiste l’eternità, bisogna anche sapere come si fa a raggiungerla. Chiedersi come il giovane ricco del Vangelo: « Maestro che devo fare per avere la vita eterna? ». Leopardi, nella poesia « L’Infinito », parla di una siepe, che « da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude ». Cos’è per noi questa « siepe », l’ostacolo, che ci impedisce di spingere lo sguardo verso l’orizzonte ultimo, quello eterno? La Samaritana, quel giorno, capì che qualcosa doveva cambiare nella sua vita se voleva ottenere la « vita eterna », perché la troviamo di lì a poco trasformata in una evangelizzatrice che racconta a tutti, senza vergogna, quello che le ha detto Gesù. 

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno rosmarinus_officinalis_trusty

Rosmarinus officinalis ‘Trusty’

http://www.ubcbotanicalgarden.org/potd/2005/12/

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« Qui muoio di fame! Andrò da mio padre »

dal sito: 

http://levangileauquotidien.org/

Sant’Andrea di Creta (660-740), monaco e vescovo
Grande Canone della liturgia ortodossa per la quaresima, Prima ode

« Qui muoio di fame! Andrò da mio padre »

Da quale punto comincerò a piangere le opere della mia vita?
Quali saranno i primi accenti di questo canto di lutto?
Concedimi, o Cristo, nella tua misericordia,
il perdono dei miei peccati…

Come il vasaio plasma l’argilla,
mi hai dato, o mio Creatore, carne e ossa, alito e vita.
Signore che mi hai creato, mio giudice e mio Salvatore,
oggi, riportami da te.

O mio Salvatore, davanti a te confesso le mie colpe.
Sono caduto sotto i colpi del Nemico,
Ecco le piaghe dalle quali i miei pensieri di morte
come dei briganti, hanno ferito la mia anima e il mio corpo (Lc 10, 29).

Ho peccato, Salvatore, ma so che tu ami l’uomo.
Ci castiga la tua tenerezza
e la tua misericordia è ardente.
Mi vedi piangiando e mi vieni incontro,
come il Padre accoglie il figlio prodigo.

Fin dalla mia giovinezza, o mio Salvatore,
ho disprezzato i tuoi comandamenti.
Ho trascorso la mia vita nelle passioni e nell’incoscienza.
Grido a te: prima che venga la morte, salvami…

Nel vuoto ho dissipato il patrimonio della mia anima.
Non ho i frutti del fervore, e ho fame.
Grido: Padre, pieno di tenerezza, vieni a me,
prendimi nella tua misericordia.

Quell’uomo assalito dai ladri,
sono io, in mezzo allo smarrimento dei miei pensieri.
Mi colpiscono, mi feriscono.
Ma rivolgiti a me, Cristo Salvatore e guariscimi.

Il sacerdote mi vide e passò dall’altra parte.
Il levita mi vide nudo e sofferente, ma passò oltre…
Ma tu, Gesù nato da Maria,
ti fermi e mi soccorri…

Mi getto ai tuoi piedi, Gesù,
ho peccato contro il tuo amore.
Liberami di questo carico troppo pesante
e nella tua misericordia, accoglimi.

Non entrare in giudizio contro di me,
non svelare le mie azioni,
non scrutare i miei motivi e i miei desideri.
Ma nella tua compassione, o Onnipotente
chiudi gli occhi sulle mie colpe e salvami.

Ecco il tempo della conversione. Vengo a te.
Liberami del carico pesante dei miei peccati
e, nella tua tenerezza, dammi le lacrime del pentimento.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 23 février, 2008 |Pas de commentaires »

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