Archive pour le 21 février, 2008

la statua di San Pietro in Vaticano

la statua di San Pietro in Vaticano dans immagini sacre

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22 febbraio _ Cattedra di San Pietro- San Leone Magno Papa: « …sulla fede salda di Cristo »

22 febbraio 2008 – Cattedra di San Pietro 

 

Liturgia delle ore – Ufficio delle letture 

 

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa
(Disc. 4 nell’anniversario della sua elezione, 2-3); PL 54, 149-151)

La Chiesa di Cristo s’innalza sulla salda fede di Pietro


Tra tutti gli uomini solo Pietro viene scelto per essere il primo a chiamare tutte le genti alla salvezza e per essere il capo di tutti gli apostoli e di tutti i Padri della Chiesa. Nel popolo di Dio sono molti i sacerdoti e i pastori, ma la vera guida di tutti è Pietro, sotto la scorta suprema di Cristo. Carissimi, Dio si è degnato di rendere quest’uomo partecipe del suo potere in misura grande e mirabile. E se ha voluto che anche gli altri principi della Chiesa avessero qualche cosa in comune con lui, è sempre per mezzo di lui che trasmette quanto agli altri non ha negato.
A tutti gli apostoli il Signore domanda che cosa gli uomini pensino di lui e tutti danno la stessa risposta fino a che essa continua ad essere l’espressione ambigua della comune ignoranza umana. Ma quando gli apostoli sono interpellati sulla loro opinione personale, allora il primo a professare la fede nel Signore è colui che è primo anche nella dignità apostolica. 
Egli dice: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»; e Gesù gli risponde: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli» (Mt 16, 16-17). Ciò significa: tu sei beato perché il Padre mio ti ha ammaestrato, e non ti sei lasciato ingannare da opinioni umane, ma sei stato istruito da un’ispirazione celeste. La mia identità non te l’ha rivelata la carne e il sangue, ma colui del quale io sono il Figlio unigenito. Gesù continua: «E io ti dico»: cioè come il Padre mio ti ha rivelato la mia divinità, così io ti manifesto la tua dignità. «Tu sei Pietro». Ciò significa che se io sono la pietra inviolabile, «la pietra angolare che ha fatto dei due un popolo solo» (cfr. Ef 2, 14. 20), il fondamento che nessuno può sostituire, anche tu sei pietra, perché la mia forza ti rende saldo. Così la mia prerogativa personale è comunicata anche a te per partecipazione. «E su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18). Cioè, su questa solida base voglio costruire il mio tempio eterno. La mia Chiesa destinata a innalzarsi fino al cielo, dovrà poggiare sulla solidità di questa fede. 
Le porte degli inferi non possono impedire questa professione di fede, che sfugge anche ai legami della morte. Essa infatti è parola di vita, che solleva al cielo chi la proferisce e sprofonda nell’inferno chi la nega. E’ per questo che a san Pietro viene detto: «A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherei sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 19). Certo, il diritto di esercitare questo potere è stato trasmesso anche agli altri apostoli, questo decreto costitutivo è passato a tutti i principi della Chiesa. Ma non senza ragione è stato consegnato a uno solo ciò che doveva essere comunicato a tutti. Questo potere infatti è affidato personalmente a Pietro, perché la dignità di Pietro supera quella di tutti i capi della Chiesa.
 

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Benedetto XVI – 22 febbraio 2006 – La Cattedra di San Pietro

dal sito: 

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060222_it.html

BENEDETTO XVI 

UDIENZA GENERALE  

Aula Paolo VI
Mercoledì, 22 febbraio 2006
 

  

Meditazione sul tema:
« La Cattedra di Pietro, dono di Cristo alla sua Chiesa »
 

Cari amici,  

desidero rivolgere un cordiale benvenuto a tutti voi presenti in Basilica, la cui abside oggi è particolarmente ornata e illuminata in occasione della festa della Cattedra dell’apostolo Pietro. In particolare, saluto voi, cari studenti e docenti del Collegio S. Francesco di Lodi, che commemorate il quarto centenario della vostra scuola, fondata dai Padri Barnabiti; come pure voi, cari alunni e professori dell’Istituto Maria Immacolata di Roma. 

L’odierna festa, invitandoci a guardare alla Cattedra di San Pietro, ci stimola a nutrire la vita personale e comunitaria di quella fede fondata sulla testimonianza di Pietro e degli altri Apostoli. Imitando il loro esempio, anche voi, cari amici, potrete essere testimoni di Cristo nella Chiesa e nel mondo. 

Concludiamo questo incontro recitando insieme la preghiera del Signore: il Padre nostro. 

*** 

Cari fratelli e sorelle!  

La Liturgia latina celebra oggi la festa della Cattedra di San Pietro. Si tratta di una tradizione molto antica, attestata a Roma fin dal secolo IV, con la quale si rende grazie a Dio per la missione affidata all’apostolo Pietro e ai suoi successori. La « cattedra », letteralmente, è il seggio fisso del Vescovo, posto nella chiesa madre di una Diocesi, che per questo viene detta « cattedrale », ed è il simbolo dell’autorità del Vescovo e, in particolare, del suo « magistero », cioè dell’insegnamento evangelico che egli, in quanto successore degli Apostoli, è chiamato a custodire e trasmettere alla Comunità cristiana. Quando il Vescovo prende possesso della Chiesa particolare che gli è stata affidata, egli, portando la mitra e il bastone pastorale, si siede sulla cattedra. Da quella sede guiderà, quale maestro e pastore, il cammino dei fedeli, nella fede, nella speranza e nella carità. 

Quale fu, dunque, la « cattedra » di san Pietro? Egli, scelto da Cristo come « roccia » su cui edificare la Chiesa (cfr Mt 16, 18), iniziò il suo ministero a Gerusalemme, dopo l’Ascensione del Signore e la Pentecoste. La prima « sede » della Chiesa fu il Cenacolo, ed è probabile che in quella sala, dove anche Maria, la Madre di Gesù, pregò insieme ai discepoli, un posto speciale fosse riservato a Simon Pietro. Successivamente, la sede di Pietro divenne Antiochia, città situata sul fiume Oronte, in Siria, oggi in Turchia, a quei tempi terza metropoli dell’impero romano dopo Roma e Alessandria d’Egitto. Di quella città, evangelizzata da Barnaba e Paolo, dove « per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani » (At 11, 26), dove quindi è nato il nome cristiani per noi, Pietro fu il primo vescovo, tanto che il Martirologio Romano, prima della riforma del calendario, prevedeva anche una specifica celebrazione della Cattedra di Pietro ad Antiochia. Da lì, la Provvidenza condusse Pietro a Roma. Quindi abbiamo il cammino da Gerusalemme, Chiesa nascente, ad Antiochia, primo centro della Chiesa raccolta dai pagani e ancora unita con la Chiesa proveniente dagli Ebrei. Poi Pietro si recò a Roma, centro dell’Impero, simbolo dell’ »Orbis » – l’ »Urbs » che esprime l’ »Orbis » la terra – dove concluse con il martirio la sua corsa al servizio del Vangelo. Per questo la sede di Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l’onere affidato da Cristo a Pietro di essere al servizio di tutte le Chiese particolari per l’edificazione e l’unità dell’intero Popolo di Dio. 

La sede di Roma, dopo queste migrazioni di San Pietro, venne così riconosciuta come quella del successore di Pietro, e la « cattedra » del suo Vescovo rappresentò quella dell’Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge. Lo attestano i più antichi Padri della Chiesa, come ad esempio sant’Ireneo, Vescovo di Lione, ma che veniva dall’Asia Minore, il quale, nel suo trattato Contro le eresie, descrive la Chiesa di Roma come « più grande e più antica, conosciuta da tutti; … fondata e costituita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo »; e aggiunge: « Con questa Chiesa, per la sua esimia superiorità, deve accordarsi la Chiesa universale, cioè i fedeli che sono ovunque » (III, 3, 2-3). Tertulliano, poco più tardi, da parte sua, afferma: « Questa Chiesa di Roma, quanto è beata! Furono gli Apostoli stessi a versare a lei, col loro sangue, la dottrina tutta quanta » (La prescrizione degli eretici, 36). La cattedra del Vescovo di Roma rappresenta, pertanto, non solo il suo servizio alla comunità romana, ma la sua missione di guida dell’intero Popolo di Dio. 

Celebrare la « Cattedra » di Pietro, come facciamo oggi, significa, perciò, attribuire ad essa un forte significato spirituale e riconoscervi un segno privilegiato dell’amore di Dio, Pastore buono ed eterno, che vuole radunare l’intera sua Chiesa e guidarla sulla via della salvezza. Tra le tante testimonianze dei Padri, mi piace riportare quella di san Girolamo, tratta da una sua lettera scritta al Vescovo di Roma, particolarmente interessante perché fa esplicito riferimento proprio alla « cattedra » di Pietro, presentandola come sicuro approdo di verità e di pace. Così scrive Girolamo: « Ho deciso di consultare la cattedra di Pietro, dove si trova quella fede che la bocca di un Apostolo ha esaltato; vengo ora a chiedere un nutrimento per la mia anima lì, dove un tempo ricevetti il vestito di Cristo. Io non seguo altro primato se non quello di Cristo; per questo mi metto in comunione con la tua beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro. So che su questa pietra è edificata la Chiesa » (Le lettere I, 15, 1-2). 

Cari fratelli e sorelle, nell’abside della Basilica di san Pietro, come sapete, si trova il monumento alla Cattedra dell’Apostolo, opera matura del Bernini, realizzata in forma di grande trono bronzeo, sorretto dalle statue di quattro Dottori della Chiesa, due d’occidente, sant’Agostino e sant’Ambrogio, e due d’oriente, san Giovanni Crisostomo e sant’Atanasio. Vi invito a sostare di fronte a tale opera suggestiva, che oggi è possibile ammirare decorata da tante candele, e pregare in modo particolare per il ministero che Iddio mi ha affidato. Alzando lo sguardo alla vetrata di alabastro che si apre proprio sopra la Cattedra, invocate lo Spirito Santo, affinché sostenga sempre con la sua luce e la sua forza il mio quotidiano servizio a tutta la Chiesa. Di questo, come della vostra devota attenzione, vi ringrazio di cuore.  

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buona notte

buona notte dans immagini sacre Muscari%20armeniacum%20aff.

Muscari armeniacum aff.

http://www.mygarden.me.uk/april.htm

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« Non dimenticate l’ospitalità »

dal sito: 

http://levangileauquotidien.org/

San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Discorso su Lazzaro 2, 5; PG 48, 988-989

« Non dimenticate l’ospitalità »

Riguardo a questa parabola, conviene domandarci perché il ricco vede Lazzaro nel seno di Abramo piuttosto che in compagnia di un’altro giusto. È perché Abramo si è mostrato ospitale. Appare quindi accanto a Lazzaro per accusare il ricco di esser stato inospitale. Infatti, il patriarca cercava di trattenere anche simplici passanti per farli entrare nella sua tenda (Gn 18, 15). Il ricco, invece, non aveva avuto che disprezzo per colui che abitava nella propria casa. Eppure, con tutto in denaro che possedeva, aveva i mezzi per garantire la sicurezza del povero. Tuttavia giorno dopo giorno, ha continuato ad ignorarlo, e ha trascurato di porgli aiuto in quanto ne aveva bisogno.

Il patriarca invece, non ha fatto così ! Seduto all’ingresso della tenda, fermava chiunque passasse, come un pescatore getta la rete in mare per prendere del pesce, oppure sovente dell’oro e delle pietre preziose. Così, raccogliendo uomini nella sua rete, successe ad Abramo di accogliere degli angeli e, cosa stupefaciente, senza neppure accorgersene.

Ne è rimasto sbalordito Paolo stesso, tanto di indirizzarci questa esortazione : « Non dimenticate l’ospitalità ; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo » (Eb 13, 2). A ragione, Paolo dice : « senza saperlo ». Se Abramo avesse saputo che coloro che stava accogliendo erano angeli, non avrebbe fatto nulla di straordinario o di stupefaciente. Quindi, riceve quest’elogio soltanto perché ignorava l’identità dei viandanti. Infatti egli riteneva uomini ordinari, questi viaggiatori che invitò da lui con tanta generosità. Anche tu sai mostrarti pieno di zelo nell’accogliere un personaggio famoso, il che non merita che si rimanga strabiliati… Invece, riservare un’accoglienza piena di bontà ai primi venuti, alla gente sconosciuta e ordinaria, è proprio insigne e degno di stupore.

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