Archive pour le 12 février, 2008

San Bernardo

San Bernardo dans immagini sacre
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Publié dans:immagini sacre |on 12 février, 2008 |Pas de commentaires »

FRANÇOIS XAVIER NGUYEN VAN THUAN: CINQUE PANI E DUE PESCI

dal sito: 

http://www.atma-o-jibon.org/italiano3/piccoli_grandi_libri.htm

FRANÇOIS XAVIER NGUYEN VAN THUAN 

CINQUE PANI E DUE PESCI 

TERZO PANE: 

UN PUNTO FERMO, LA PREGHIERA 

« Sappiate riascoltare,
nel silenzio della preghiera,
la risposta di Gesù:
« Venite e vedrete » »

(Giovanni Paolo II, Messaggio per la XII giornata mondiale della Gioventù, 1997, n. 2) 

Dopo la mia liberazione, molte persone mi hanno detto: «Padre, lei ha avuto molto tempo per pregare, in prigione ». Non è così semplice come potreste pensare. Il Signore mi ha permesso di sperimentare tutta la mia debolezza, la mia fragilità fisica e mentale. Il tempo passa lentamente in prigione, particolarmente durante l’isolamento. Immaginate una settimana, un mese, due mesi di silenzio… Sono terribilmente lunghi, ma quando si trasformano in anni, diventano un’ eternità. Un proverbio vietnamita dice: « Un giorno in prigione è come mille autunni fuori ». Vi sono giorni in cui, stremato dalla stanchezza, dalla malattia, non arrivo a recitare una preghiera! 

Mi viene alla memoria una storia, quella del vecchio Jim. Ogni giorno, alle 12, Jim entrava in chiesa, per non più di due minuti, poi usciva. Il sacrestano era molto curioso e un giorno fermò Jim e gli domandò:
- Perché vieni qui ogni giorno?
- Vengo per pregare.
- Impossibile! Quale preghiera puoi dire in due minuti?
- Sono un vecchio ignorante, prego Dio a mio modo.
- Ma che cosa dici?
- Dico: Gesù, eccomi, sono Jim. E me ne vado.
Passano gli anni. Jim, sempre più vecchio, malato, entra in ospedale, nel reparto dei poveri. In seguito, sembra che Jim stia per morire, e il prete e la religiosa infermiera stanno vicino al suo letto.
- Jim, dicci: perché, da quando sei entrato in questo reparto, tutto è cambiato in meglio, e la gente è diventata più contenta, felice e amichevole?
- Non lo so. Quando posso camminare, giro di qua e di là, visitando tutti, li saluto, chiacchiero un po’; quando sono a letto, chiamo tutti, li faccio ridere tutti, li rendo tutti felici. Con Jim, sono sempre felici.
- Ma tu, perché sei felice?
- Voi, quando ricevete una visita ogni giorno, non siete felici?
- Certo. Ma chi viene a visitarti? Non abbiamo mai visto nessuno.
- Quando sono entrato in questo reparto, vi ho chiesto due sedie: una per voi, una riservata per il mio ospite, non vedete?
- chi è il tuo ospite?
- È Gesù. Prima andavo in chiesa a visitarlo, adesso non posso più; allora, alle 12, Gesù viene.
- E che cosa ti dice Gesù?
- Dice: Jim, eccomi, sono Gesù!…
Prima di morire, lo vediamo sorridere e fare un gesto con la mano verso la sedia vicina al suo letto, invitando qualcuno a sedere. Sorride di nuovo e chiude gli occhi. 

Quando le forze mi mancano e non riesco neanche a recitare le mie preghiere, ripeto: « Gesù, eccomi, sono Francesco ». Vengono gioia e consolazione, ed esperimento che Gesù risponde: «Francesco, eccomi, sono Gesù ». 

Voi mi domandate: quali sono le tue preghiere preferite?
Sinceramente, amo molto le preghiere brevi e semplici del Vangelo:
«Non hanno più vino! » (Gv 2,3).
«Magnificat…» (Lc 1,46-55).
«Padre, perdona loro… » (Lc 23,34).
«In manus tuas…» (Lc 23,46).
«Ut sint unum… Tu in me…» (Gv 17,21).
«Miserere mei peccatoris»
(Lc 18,13).
«Ricordati di me quando sarai in paradiso» (Lc 23,42-43). 

In carcere non ho potuto portare con me la Bibbia; allora ho raccolto tutti i pezzetti di carta che ho trovato e mi sono fatto una minuscola agenda, in cui ho riportato più di 300 frasi del Vangelo; questo Vangelo ricostruito e ritrovato è stato il mio vademecum quotidiano, il mio scrigno prezioso da cui attingere forza e alimento mediante la lectio. divina.
Amo pregare con l’intera parola di Dio, con le preghiere liturgiche, i salmi, i cantici. Amo molto il canto gregoriano, che ricordo a memoria in gran parte. Grazie alla formazione in seminario, questi canti liturgici sono entrati profondamente nel mio cuore! Poi, le preghiere nella mia lingua nativa, che tutta la famiglia prega ogni sera nella cappella familiare, così commoventi, che ricordano la prima infanzia. Soprattutto le tre Ave Maria e il Memorare che mia mamma mi ha insegnato a recitare mattina e sera. 

Come ho detto, sono stato 9 anni in isolamento, cioè solo con due guardie. Per evitare le malattie dovute all’immobilità, come l’artrosi, camminavo tutto il giorno facendo massaggi, esercizi fisici ecc., pregando con canti come Miserere, Te Deum, Veni Creator e l’inno dei martiri Sanctorum meritis. Questi canti della Chiesa, ispirati alla parola di Dio, mi comunicano un grande coraggio per seguire Gesù. Per apprezzare queste bellissime preghiere, è stato necessario sperimentare l’oscurità del carcere e prendere coscienza del fatto che le nostre sofferenze sono offerte per la fedeltà alla Chiesa. Questa unità con Gesù, nella comunione con il Santo Padre e tutta la Chiesa, la sento in modo irresistibile quando ripeto, durante la giornata: «Per ipsum et cum ipso et in ipso… ».
Mi viene in mente una semplicissima preghiera di un comunista, è vero, che prima era una spia, ma che dopo è diventato mio amico. Prima della sua liberazione mi ha promesso: «La mia casa dista 3 km dal santuario della Madonna di Lavang. Ci andrò per pregare per lei ». Credo alla sua amicizia, ma dubito che un comunista vada a pregare la Madonna. Ecco, un giorno, forse 6 anni dopo, mentre ero in isolamento, ho ricevuto una sua lettera! Scriveva: «Caro amico, ti avevo promesso di andare a pregare la Madonna di Lavang per te. Lo faccio ogni domenica, se non piove. Prendo la mia bicicletta quando sento suonare la campanella. La basilica è interamente distrutta dal bombardamento, allora vado al monumento dell’apparizione, che rimane ancora intatto. Prego per te così: Madonna, non sono cristiano, non conosco le preghiere, ti domando di dare al signor Thuan ciò che lui desidera ». Sono commosso fino nel profondo del mio cuore; certamente la Madonna lo esaudirà.
Nel Vangelo che stiamo meditando, prima di compiere il miracolo, prima di nutrire la gente affamata, Gesù ha pregato. Gesù vuole insegnarmi: prima del lavoro pastorale, sociale, caritativo, bisogna pregare.
Giovanni Paolo II vi dice: «Conversate con Gesù nella preghiera e nell’ ascolto della Parola; gustate la gioia della riconciliazione nel sacramento della penitenza; ricevete il Corpo e il Sangue di Cristo nell’ eucaristia… Scoprite la verità su di voi stessi, l’unità interiore e troverete il « Tu » che guarisce dalle angosce, dagli incubi, da quel soggettivismo selvaggio che non dà la pace» (Messaggio per la XII giornata mondiale della Gioventù, 1997, n. 3). 

Preghiera 

BREVI PREGHIERE EVANGELICHE 

Penso, Signore, che Tu mi hai donato
un modello di preghiera.
A dire il vero, non ne
hai lasciato che uno solo: il Padre nostro.
E breve, conciso
e denso. 

La tua vita, Signore, è una preghiera,
sincera
e
semplice,
rivolta al Padre.
È
accaduto che la tua preghiera fosse lunga,
senza formule fatte,
come la preghiera sacerdotale
dopo la Cena:
ardente
e spontanea. 

Ma abitualmente, Gesù, la Vergine, gli apostoli usano preghiere brevi, ma molto belle che essi associano alla loro vita quotidiana. lo che sono debole e tiepido, amo queste brevi preghiere davanti al Tabernacolo, alla scrivania, per strada, solo. Più le ripeto, più ne sono penetrato. Sono vicino a Te, Signore. 

Padre perdona loro,
perché
non sanno quello che fanno. 

Padre, che siano una cosa sola. 

Sono la serva del Signore. 

Non hanno vino. 

Ecco tuo figlio, ecco tua madre! 

Ricordati di me, quando sarai nel tuo Regno. 

Signore, cosa vuoi che faccia? 

Signore, Tu sai tutto, Tu sai che Ti amo. 

Signore, abbi pietà di me, povero peccatore. 

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? 

Tutte queste brevi preghiere, legate l’una all’altra, formano una vita di preghiera. Come una catena di gesti discreti, di sguardi, di parole intime formano una vita d’amore. Esse ci conservano in un ambiente di preghiera senza distoglierei dal compito presente, ma aiutandoci a santificare ogni cosa. 

Nell’isolamento
a Hanoi (Nord Viet Nam),
25 marzo 1987,
Festa dell’ Annunciazione  

 

Publié dans:testimoni, testimonianze |on 12 février, 2008 |Pas de commentaires »

San Bernardo di Chiaravalle : L’ultimo padre del Medio evo

dal sito:

http://www.medio-evo.org/bernardo.htm

 

  

San Bernardo di Chiaravalle

  

L’ultimo padre del Medio evo  

  


E’ impossibile non unirsi a tutti coloro che hanno scritto e commentato la figura di San Bernardo di Chiaravalle. Questo figlio di nobili borgognoni è l’ultimo dei “padri” del monachesimo benedettino, e con lui la vocazione monastica giunge ad uno dei punti più alti della storia. Nato intorno al 1090 presso Digione, nel castello paterno, figlio di nobili cavalieri, ebbe una educazione tipicamente feudale, ed incarna in sé quello spirito che fu dei monaci e dei cavalieri medievali, fatto di preghiera e combattimento, ascetismo e disciplina, una disciplina spirituale che somiglia molto a quella cavalleresca. Da piccolo entra nella scuola dei Canonici di Châtillon, una delle più importanti della Borgogna, dove studia gli scrittori latini e i padri della Chiesa. Dopo la morte della madre, a cui egli era molto legato, nel 1107, entrò in una crisi che gli fece sentire lontano quel mondo di “donne cavalier armi ed amori” che era proprio della sua famiglia, e forte invece il desiderio di cercare e trovare Dio nella pace e nella quiete del monastero, lontano dal fragore e dalla violenza del mondo. Così a ventidue anni, nel 1112 si reca a Citeaux, nel monastero diretto da Stefano Harding, assieme a trenta compagni. Questo arrivo segnerà una svolta non solo per il monastero, ma nella storia della Chiesa e dell’ Europa occidentale. Anche se differenti nel temperamento, Bernardo fece propria l’idea che aveva ispirato San Roberto di Moleste, Alberico e Stefano. Questi si erano allontanati da Moleste nel 1098 per recarsi in un luogo solitario a 20 chilometri da Digione, in un luogo chiamato Cistercium, per seguire uno stile di vita più semplice e più rigoroso, recuperando lo spirito e la lettera dell’antica regola benedettina, ormai inficiati dalla grande potenza temporale acquisita dai monasteri clunicensi. Il luogo originale, in cui Bernardo condivise i primi anni di una rigorosa vocazione, stava però stretto a Bernardo, che, in cerca di solitudine, ma anche di luoghi aperti e ameni per essere a più stretto contatto con Dio, lasciò Citeaux. Il nuovo luogo sarà ancor più distante dal consesso civile, e si chiamerà Clairvaux , in italiano Chiaravalle. Qui divenne abate e qui rimase fino alla morte, avvenuta nel 1156, nonostante numerosi viaggi, dispute ( celeberrima quella con Abelardo), la predicazione della seconda crociata e l’amministrazione spirituale di un ordine, che alla sua morte contava più di 300 monasteri. 

Possiamo dire che i quattro padri dell’ordine cistercense fondarono una vera e propria scuola di spiritualità, di cui San Bernardo costituisce il maestro indiscusso ed il punto di riferimento per le future generazioni di monaci. La sua devozione per la vergine Maria e per il Bambin Gesù rimane una caratteristica della sua spiritualità. La tradizione di chiudere la giornata di preghiera con il Salve Regina deriva proprio da una sua idea. Egli prediligeva per la preghiera luoghi aperti ed ameni, valli luminose ed vicine ai corsi d’acqua. Da qui l’abitudine, tutta cistercense, di fondare monasteri nelle valli. Ben tre città in Italia ci ricordano quindi, con il nome Chiaravalle, la loro fondazione per opera dei monaci di San Bernardo. Umiltà, amore verso Dio con un cammino di unione del cuore, duro lavoro nei campi e profonda devozione mariana sono alcuni dei tratti della spiritualità di San Bernardo. Spirito che si riversa anche nelle strutture architettoniche dei monasteri e delle chiese abbaziali, prive o quasi di decorazioni e tutte slanciate verso l’alto. La sua riforma spirituale quindi segna il passaggio nell’arte dal romanico al gotico. Egli, come tutta la spiritualità monastica, vede la vita spirituale come un cammino fatto di gradi di perfezione, per essere sempre più uniti all’amore di Dio. Amore che si riversa poi sul prossimo, in quanto si ha la piena consapevolezza di essere tutti peccatori.  Egli fu anche scrittore molto prolifico: trattati, lettere, prediche, poemi, un “corpus” di scritti che occupa un posto molto rilevante nella storia medievale, e che lo pone come il terzo “padre” medievale, dopo S. Gregorio Magno e S. Benedetto da Norcia. Tra le opere più importanti si possono ricordare « De gradibus humilitatis et superbiae« , « De gratia et libero arbitrio« , « De diligendo Deo ». Egli fu quindi quel faro di luce spirituale che avrebbe illuminato tutta l’Europa occidentale del XII secolo. Fu infatti capace di recuperare in maniera originale  e geniale tutto il pensiero cristiano precedente a lui, pur in una prospettiva monastica e benedettina. Egli, a differenza dei clunicensi, non vede infatti l’uomo semplicemente come un peccatore, ma come una creatura buona, capace cioè di recuperare sempre la dimensione d’amore verso Dio e verso il prossimo. L’uomo, con il peccato ha deformato questa immagine, ma proprio attraverso l’ Incarnazione del Figlio di Dio e la disponibilità di Maria Santissima,  Dio può riformare l’uomo a sua immagine. L’uomo è chiamato a prendere parte a questa opera, con la conversione e l’ascesa dell’anima verso Dio, descritta nel trattato De diligendo Deo. L’Incarnazione quindi occupa un posto centrale nella spiritualità cistercense. Questa esperienza chiama l’uomo alla sequela di Cristo, fatta nell’oscurità della fede, si attua nella carità. 

Ma San Bernardo non fu solo un mistico chiuso in un monastero, lontano dal mondo e tutto teso alla ricerca spirituale di comunione con Dio. Egli, spirito indomito e combattente, vero cavaliere dello Spirito, partecipò attivamente anche alle turbolente vicende della Chiesa e dell’Europa occidentale del suo tempo. Infatti predicò, su ordine di papa Eugenio III,  la seconda Crociata, quella di Luigi VII, Riccardo Cuor di Leone e Federico Barbarossa (1148-1151), aiutò papa Innocenzo II, fuggito a Cluny dopo l’elezione dell’antipapa Anacleto. Al Concilio di Etampes, grazie al suo intervento, il re Luigi VI  riconobbe Innocenzo come il legittimo papa. Intervenne anche al famoso Concilio di Troyes (1128) che segna la fondazione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio (Templari), un mito ancor oggi intramontabile. Per la prima volta infatti i due ordini, bellatores e oratores , cioè cavalieri e monaci, distinti nella società feudale, vengono fusi in uno solo, con lo scopo di difendere i pellegrini in Terra Santa e i luoghi della vita di Cristo. Fu anche impegnato nella disputa con Abelardo e con i nuovi maestri di filosofia che ai suoi occhi pretendevano di spiegare la fede con la ragione, ed alla fine ne ottenne la condanna al concilio di Sains (1140). Erano due personalità forti, i due, ed esprimevano, ognuno nella sua ottica, due modi di vedere il ruolo della fede e della ragione che sono ancor oggi presenti in terra di Francia. 

     In effetti San Bernardo rivolse parole di esortazione e di rimprovero, di incoraggiamento e di aiuto, di luce  spirituale e di fede a tutte le categorie della società del suo tempo, divenendo un punto di riferimento per la sua epoca. Senza di lui il XII e la civiltà feudale che egli rappresenta forse non sarebbe stata gli stessi. Ma fondamentalmente egli fu prima di tutto un uomo di preghiera in un tempo di guerre, crociate, odi e violenze private. Mi ha colpito molto una frase che introduce il suo “De diligendo Deo”, quando all’inizio dice: 

  

In Dio voglio vivere e in Dio morire: per me preghiere e non domande.” 

 

(Domino vivere et in Domino mori. Orationes a me et non quaestiones) 

 

  

 

Un uomo che quindi prediligeva la preghiera alle dispute filosofiche (dette appunto quaestiones)  e che preferì la quiete del monastero alla nobile arte della cavalleria e della guerra. Una scelta quanto mai attuale. 

 

Publié dans:Padri della Chiesa e Dottori |on 12 février, 2008 |Pas de commentaires »

Arcivescovo Celli: i media cattolici, un aiuto per chi ha nostalgia di Dio

12/02/2008, dal sito:
http://www.zenit.org/article-13470?l=italian

 

 Arcivescovo Celli: i media cattolici, un aiuto per chi ha nostalgia di Dio 

 

Parla il Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali 

 

MADRID, martedì, 12 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Il Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, l’Arcivescovo Claudio Maria Celli, ha affermato che i media cattolici devono essere “una mano tesa a tanta gente che cerca e ha una profonda nostalgia di Dio”. 

Ciò che si vuole è “una Chiesa vicina, che non è chiamata a condannare, ma che sa amare questo mondo, così come lo amava Gesù. Che ha la capacità di ascoltare e di comprendere l’uomo”, ha aggiunto nel suo intervento all’Assemblea dei Delegati Diocesani dei Mezzi di Comunicazione Sociale, in svolgimento a Madrid. 

Riflettendo sul tema le “Sfide della Comunicazione Ecclesiale”, il Presidente del Pontificio Consiglio ha sottolineato che sono i vari contesti e le varie culture a richiedere “modalità diverse di presenza e di linguaggio” e ha affermato che “anche se la visibilità della Chiesa nei mezzi di comunicazione non garantisce che stia evangelizzando, un’assenza di visibilità è segno di carenza nell’evangelizzazione”. 

Per questo monsignor Celli ha dichiarato che è necessario sapere qual è l’immagine della Chiesa che la gente percepisce, visto che “questa percezione condiziona la missione che ci è affidata”. 

“Non tanto nelle nostre strutture o nei nostri doveri – osserva –, quanto nel modo in cui inculturiamo il messaggio del Vangelo affinché illumini le preoccupazioni più profonde delle persone”. 

Il Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha riconosciuto che esiste una serie di difficoltà che la Chiesa deve porsi di fronte ai media: “rispetto al messaggio della fede si privilegia lo spettacolo; rispetto alla tradizione si privilegiano le novità; rispetto ai beni spirituali, i fenomeni tangibili; rispetto alla struttura ecclesiale, la democrazia liberale; rispetto al Magistero, si privilegiano i dissidenti; rispetto alla complessità teologica, la banalità della comunicazione”. 

In questo contesto, monsignor Celli ha affermato che i problemi della presenza della Chiesa nei media sono diversi, dipendendo dagli elementi culturali, e ha spiegato che il ruolo di una radio cattolica in Spagna non è lo stesso che in America Latina o in Africa. 

Nel corso del suo intervento, il presule ha anche alluso al Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali e ha spiegato che “colloca i comunicatori di fronte alla necessità di prendere decisioni” e diventare “servitori di una società libera democratica e partecipativa”. 

Monsignor Celli ha concluso esprimendo il suo apprezzamento nei confronti delle persone che lavorano nei mezzi di comunicazioni, che “non sempre sono valorizzate nel loro sforzo di servizio alla verità”. 

 

Publié dans:dalla Chiesa, ZENITH |on 12 février, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno Rhododendron%20Vanessa%20Pastel%202005

Rhododendron ‘Vanessa Pastel’ 2005

http://www.mygarden.me.uk/june2005.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 12 février, 2008 |Pas de commentaires »

« Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi, 83

« Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi »

Ogni uomo non solo è debitore verso Dio, ma anche ha come debitore il proprio fratello. Effettivamente chi non è debitore verso Dio se non Colui nel quale non può riscontrarsi alcun peccato? Chi inoltre non ha come debitore il proprio fratello, se non colui verso il quale non ha commesso alcuna colpa?… Ogni uomo dunque è debitore, ma tuttavia anch’egli ha un debitore… Ti chiede l’elemosina un mendicante, ma sei anche tu un mendicante di Dio. In effetti, quando preghiamo, siamo tutti mendicanti di Dio; stiamo davanti alla porta di casa del gran padre di famiglia (Lc 11,5), anzi ci prostriamo con la faccia a terra, gemiamo supplichevoli, desiderosi di ricevere qualcosa; e questo qualcosa è Dio stesso! Che ti chiede un mendicante? Del pane. E tu che cosa chiedi a Dio se non Cristo che dice: « Io sono il pane vivo, disceso dal cielo » (Gv 6,51)? Volete essere perdonati? Perdonate. « Perdonate e sarete perdonati ». Volete ricevere? « Date e vi sarà dato » (Lc 6,37)…

Se perciò desideriamo d’essere perdonati, dobbiamo essere pronti a perdonare tutte le colpe commesse contro di noi. Se in realtà considerassimo i nostri peccati e contassimo le colpe commesse con azioni, con la vista, con l’udito, col pensiero, con innumerevoli moti colpevoli, non so se potremmo dormire senza sentire il peso d’un talento. Ogni giorno dunque noi chiediamo, ogni giorno bussiamo con la preghiera alle orecchie di Dio, ogni giorno ci prosterniamo e diciamo: « Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori ». Quali debiti tuoi? Tutti o soltanto una parte? Tu risponderai: « Tutti ». Così dunque dovrai rimetterli tutti al tuo debitore

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 12 février, 2008 |Pas de commentaires »

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