Archive pour le 11 février, 2008

Notre Dame de Lourdes

Notre Dame de Lourdes dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 11 février, 2008 |Pas de commentaires »

Solennità dell’Immacolata Concezione – Benedetto XVI – 8.12.2005

dal sito: 

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2005/documents/hf_ben-xvi_ang_20051208_immaculate_it.html

 

SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA 

BENEDETTO XVI 

ANGELUS 

Piazza San Pietro
Giovedì, 8 dicembre 2005
 

Cari fratelli e sorelle! 

Celebriamo oggi la solennità dell’Immacolata Concezione. E’ un giorno di intenso gaudio spirituale, nel quale contempliamo la Vergine Maria, « umile e alta più che creatura / termine fisso d’eterno consiglio », come canta il sommo poeta Dante (Par., XXXIII, 3). In Lei rifulge l’eterna bontà del Creatore che, nel suo disegno di salvezza, l’ha prescelta per essere madre del suo unigenito Figlio, e, in previsione della morte di Lui, l’ha preservata da ogni macchia di peccato (cfr Orazione colletta). Così, nella Madre di Cristo e Madre nostra si è realizzata perfettamente la vocazione di ogni essere umano. Tutti gli uomini, ricorda l’apostolo Paolo, sono chiamati ad essere santi e immacolati al cospetto di Dio nell’amore (cfr Ef 1,4). Guardando alla Madonna, come non lasciar ridestare in noi, suoi figli, l’aspirazione alla bellezza, alla bontà, alla purezza del cuore? Il suo celeste candore ci attira verso Dio, aiutandoci a superare la tentazione di una vita mediocre, fatta di compromessi con il male, per orientarci decisamente verso l’autentico bene, che è sorgente di gioia. 

Quest’oggi il mio pensiero va all’8 dicembre del 1965, quando il Servo di Dio Paolo VI chiuse solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II, l’evento ecclesiale più grande del secolo ventesimo, che il beato Giovanni XXIII aveva iniziato tre anni prima. Tra l’esultanza di numerosi fedeli in Piazza San Pietro, Paolo VI affidò l’attuazione dei documenti conciliari alla Vergine Maria, invocandola col dolce titolo di Madre della Chiesa. Presiedendo questa mattina una solenne Celebrazione eucaristica nella Basilica Vaticana, ho voluto rendere grazie a Dio per il dono del Concilio Vaticano II. Ho voluto, inoltre, rendere lode a Maria Santissima per aver accompagnato questi quarant’anni di vita ecclesiale ricchi di tanti eventi. In modo speciale, Maria ha vegliato con materna premura sul pontificato dei miei venerati Predecessori, ognuno dei quali, con grande saggezza pastorale, ha guidato la barca di Pietro sulla rotta dell’autentico rinnovamento conciliare, lavorando incessantemente per la fedele interpretazione ed attuazione del Concilio Vaticano II. 

Cari fratelli e sorelle, a coronamento dell’odierna giornata tutta dedicata alla Vergine Santa, seguendo un’antica tradizione nel pomeriggio mi recherò a Piazza di Spagna, ai piedi della statua dell’Immacolata. Vi chiedo di unirvi spiritualmente a me in questo pellegrinaggio, che vuole essere un atto di filiale devozione a Maria, per affidarLe l’amata città di Roma, la Chiesa e l’intera umanità. 

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di Sandro Magister: Benedetto XVI invoca il giudizio di Dio su questo mondo. Per amor di giustizia

sono interessanti i link proposti da Magister, dal sito: 

 

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/189547

 

  

Benedetto XVI invoca il giudizio di Dio su questo mondo. Per amor di giustizia

 

 In un botta e risposta con i preti di Roma, il papa rilancia una tesi capitale della sua enciclica sulla speranza. In antitesi alle moderne utopie. E poi rimette in discussione le messe celebrate con grandi folle

di Sandro Magister  

ROMA, 11 febbraio 2008 – Anche quest’anno papa Benedetto XVI ha incontrato i preti e i diaconi di Roma per il tradizionale appuntamento d’inizio Quaresima.

E anche questa volta ha risposto, improvvisando, alle loro domande.

L’incontro è avvenuto a porte chiuse la mattina di giovedì 7 febbraio nell’Aula delle Benedizioni, che si trova sopra l’ingresso della basilica di San Pietro. Le domande sono state dieci, su altrettanti argomenti.

Ad esempio, un prete dell’India che tornerà presto in patria ha chiesto al papa perché e come evangelizzerà gli induisti se già « il Concilio Vaticano II dice che c’è un seme di luce anche nelle altre fedi ».

Un altro sacerdote ha chiesto: « Come educare alla ricerca e alla contemplazione di quella vera bellezza che, come scriveva Dostoevskij, salverà il mondo? ».

Un altro ha denunciato il silenzio caduto sulle verità ultime: giudizio, inferno, paradiso. Ha lamentato che « nei catechismi della conferenza episcopale italiana usati per l’insegnamento della nostra fede ai ragazzi non si parla mai di inferno, mai di purgatorio, una sola volta di paradiso, una sola volta di peccato e soltanto del peccato originale ». E ha chiesto: « Mancando queste parti essenziali del credo, non Le sembra che crolli la redenzione di Cristo? ».

Un altro ancora, che si era recato a Loreto con i giovani della sua parrocchia per la veglia e la messa con Benedetto XVI, ha detto d’aver riscontrato « una certa distanza tra il papa e i giovani » e uno stacco ancor più forte tra la solennità della messa e il sentimento di partecipazione delle centinaia di migliaia di giovani là convenuti. Finendo con la domanda: « Come conciliare il tesoro della liturgia in tutta la sua solennità con il sentimento, l’affetto e l’emotività delle masse dei giovani chiamati a parteciparvi? ».

Qui di seguito sono riportate due delle dieci risposte del papa.

Quella sulle verità dimenticate del giudizio, dell’inferno, del paradiso.

E quella sui problemi posti dalle messe celebrate con grandi folle.

Come già in precedenti occasioni simili, improvvisando le sue risposte Benedetto XVI fa trapelare nel modo più trasparente i suoi personali pensieri e sentimenti.

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Giudizio, inferno, paradiso. Le verità da ritrovare

D. – Mancando queste parti essenziali del credo, non Le sembra che crolli la redenzione di Cristo?

R. – Lei ha parlato, giustamente, di temi fondamentali della fede che purtroppo appaiono raramente nella nostra predicazione. Nell’enciclica « Spe salvi » ho voluto proprio parlare anche del giudizio ultimo, universale, e in questo contesto anche di purgatorio, inferno e paradiso. Penso che noi tutti siamo ancora sempre colpiti dall’obiezione dei marxisti, secondo cui i cristiani hanno solo parlato dell’aldilà e hanno trascurato la terra. Così noi vogliamo dimostrare che realmente ci impegniamo per la terra e non siamo persone che parlano di realtà lontane, che non aiutano la terra.

Ora, benché sia giusto mostrare che i cristiani lavorano per la terra — e noi tutti siamo chiamati a lavorare perché questa terra sia realmente una città per Dio e di Dio — non dobbiamo dimenticare l’altra dimensione. Senza tenerne conto, non lavoriamo bene per la terra.

Mostrare questo è stato uno degli scopi fondamentali per me nello scrivere l’enciclica. Quando non si conosce il giudizio di Dio, quando non si conosce la possibilità dell’inferno, del fallimento radicale e definitivo della vita, non si conosce la possibilità e la necessità della purificazione. Allora l’uomo non lavora bene per la terra perché perde alla fine i criteri, non conosce più se stesso, non conoscendo Dio, e distrugge la terra. Tutte le grandi ideologie hanno promesso: noi prenderemo in mano le cose, non trascureremo più la terra, creeremo il mondo nuovo, giusto, corretto, fraterno. Invece, hanno distrutto il mondo. Lo vediamo con il nazismo, lo vediamo anche con il comunismo, che hanno promesso di costruire il mondo così come avrebbe dovuto essere e, invece, hanno distrutto il mondo.

Nelle visite « ad limina » dei vescovi di paesi ex comunisti, vedo sempre di nuovo come in quelle terre siano rimasti distrutti non solo il pianeta, l’ecologia, ma soprattutto e più gravemente le anime. Ritrovare la coscienza veramente umana, illuminata dalla presenza di Dio, è il primo lavoro di riedificazione della terra. Questa è l’esperienza comune di quei paesi. La riedificazione della terra, rispettando il grido di sofferenza di questo pianeta, si può realizzare soltanto ritrovando nell’anima Dio, con gli occhi aperti verso Dio.

Perciò lei ha ragione: dobbiamo parlare di tutto questo proprio per responsabilità verso la terra, verso gli uomini che oggi vivono. Dobbiamo parlare anche e proprio del peccato come possibilità di distruggere se stessi e così anche altre parti della terra.

Nell’enciclica ho cercato di dimostrare che proprio il giudizio ultimo di Dio garantisce la giustizia. Tutti vogliamo un mondo giusto. Ma non possiamo riparare tutte le distruzioni del passato, tutte le persone ingiustamente tormentate e uccise. Solo Dio stesso può creare la giustizia, che deve essere giustizia per tutti, anche per i morti. E, come dice Adorno, un grande marxista, solo la risurrezione della carne, che lui ritiene irreale, potrebbe creare giustizia. Noi crediamo in questa risurrezione della carne, nella quale non tutti saranno uguali.

Oggi si è abituati a pensare: che cosa è il peccato? Dio è grande, ci conosce, quindi il peccato non conta, alla fine Dio sarà buono con tutti. È una bella speranza. Ma c’è la giustizia e c’è la vera colpa. Coloro che hanno distrutto l’uomo e la terra non possono sedere subito alla tavola di Dio insieme con le loro vittime.

Dio crea giustizia. Dobbiamo tenerlo presente. Perciò mi sembrava importante scrivere nell’enciclica anche sul purgatorio, che per me è una verità così ovvia, così evidente e anche così necessaria e consolante, che non può mancare.

Ho cercato di dire: forse non sono tanti coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno.

D’altra parte, sono certamente pochi – o comunque non troppi – coloro che sono così puri da poter entrare immediatamente nella comunione di Dio.

Moltissimi di noi sperano che ci sia qualcosa di sanabile in noi, che ci sia una finale volontà di servire Dio e di servire gli uomini, di vivere secondo Dio. Ma ci sono tante e tante ferite, tanta sporcizia. Abbiamo bisogno di essere preparati, di essere purificati. Questa è la nostra speranza: anche con tante sporcizie nella nostra anima, alla fine il Signore ci dà la possibilità, ci lava finalmente con la sua bontà che viene dalla sua croce. Ci rende così capaci di essere in eterno per Lui.

E così il paradiso è la speranza, è la giustizia finalmente realizzata. E ci dà anche i criteri per vivere, perché questo tempo sia in qualche modo paradiso, sia una prima luce del paradiso. Dove gli uomini vivono secondo questi criteri, appare un po’ di paradiso nel mondo, e questo è visibile.

Mi sembra anche una dimostrazione della verità della fede, della necessità di seguire la strada dei comandamenti, di cui dobbiamo parlare di più. Questi sono realmente indicatori di strada e ci mostrano come vivere bene, come scegliere la vita. Perciò dobbiamo anche parlare del peccato e del sacramento del perdono e della riconciliazione. Un uomo sincero sa che è colpevole, che dovrebbe ricominciare, che dovrebbe essere purificato. E questa è la meravigliosa realtà che ci offre il Signore: c’è una possibilità di rinnovamento, di essere nuovi. Il Signore comincia con noi di nuovo e noi possiamo ricominciare così anche con gli altri nella nostra vita.

Questo aspetto del rinnovamento, della restituzione del nostro essere dopo tante cose sbagliate, dopo tanti peccati, è la grande promessa, il grande dono che la Chiesa offre. E che, per esempio, la psicoterapia non può offrire. La psicoterapia oggi è così diffusa e anche necessaria di fronte a tante psichi distrutte o gravemente ferite. Ma le possibilità della psicoterapia sono molto limitate: può solo cercare un po’ di riequilibrare un’anima squilibrata. Ma non può dare un vero rinnovamento, un superamento di queste gravi malattie dell’anima. E perciò rimane sempre provvisoria e mai definitiva.

Il sacramento della penitenza ci dà l’occasione di rinnovarci fino in fondo con la potenza di Dio — « ego te absolvo » — che è possibile perché Cristo ha preso su di sé questi peccati, queste colpe. Mi sembra che questa sia proprio oggi una grande necessità. Possiamo essere risanati. Le anime che sono ferite e malate, come è l’esperienza di tutti, hanno bisogno non solo di consigli ma di un vero rinnovamento, che può venire solo dal potere di Dio, dal potere dell’Amore crocifisso. Mi sembra questo il grande nesso dei misteri che alla fine incidono realmente nella nostra vita. Dobbiamo noi stessi rimeditarli e così farli arrivare di nuovo alla nostra gente.

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Le messe celebrate con grandi folle. I pro e i contro

D. – Come conciliare il tesoro della liturgia in tutta la sua solennità con il sentimento, l’affetto e l’emotività delle masse di giovani chiamati a parteciparvi?

R. – È un grande problema quello delle liturgie alle quali partecipano masse di persone. Ricordo che nel 1960, durante il grande congresso eucaristico internazionale di Monaco, si cercava di dare una nuova fisionomia ai congressi eucaristici, che sino ad allora erano stati soltanto atti di adorazione. Si voleva mettere al centro la celebrazione dell’Eucaristia come atto della presenza del mistero celebrato.

Ma subito nacque la domanda su come fosse possibile. Per adorare, si diceva, lo si può fare anche a distanza; ma per celebrare è necessaria una comunità limitata che possa interagire con il mistero, dunque una comunità che deve essere assemblea attorno alla celebrazione del mistero.

Erano molti quelli contrari alla celebrazione dell’Eucaristia all’aperto con centomila persone. Dicevano che non era possibile proprio per la struttura stessa dell’Eucaristia, che esige la comunità per la comunione. Erano anche grandi personalità, molto rispettabili, quelle contrarie a questa soluzione.

Ma poi il professor Jungmann, grande liturgista, uno dei grandi architetti della riforma liturgica, ha creato il concetto di « statio orbis », cioè è tornato alla « statio Romae » dove proprio nel tempo della Quaresima i fedeli si raccolgono in un punto, la « statio », come i soldati per Cristo, e poi vanno insieme all’Eucaristia. Se questa, ha detto, era la « statio » della città di Roma, il luogo dove la città di Roma si riunisce, allora questa è la « statio orbis », il luogo di raccolta del mondo.

È da quel momento che abbiamo le celebrazioni eucaristiche con la partecipazione delle masse. Per me, devo dire, rimane un problema, perché la comunione concreta nella celebrazione è fondamentale e quindi non trovo che la risposta definitiva sia stata realmente trovata. Anche nel Sinodo scorso ho fatto emergere questa domanda, che però non ha trovato risposta.

Anche un’altra domanda ho fatto, sulla concelebrazione in massa: perché se concelebrano, per esempio, mille sacerdoti, non si sa se c’è ancora la struttura voluta dal Signore. Sono domande. E così si è presentata a lei, a Loreto, la difficoltà nel partecipare a una celebrazione di massa durante la quale non è possibile che tutti siano ugualmente coinvolti. Si deve dunque scegliere un certo stile per conservare quella dignità che è sempre necessaria per l’Eucaristia; la comunità non è uniforme e l’esperienza della partecipazione all’avvenimento è diversa; per alcuni è certamente insufficiente. Ma a Loreto la cosa non è dipesa da me, piuttosto da quanti si sono occupati della preparazione.

Si deve dunque riflettere bene su cosa fare in queste situazioni [...]. Rimane il problema fondamentale, ma mi sembra che, sapendo che cosa è l’Eucaristia, anche se non si ha la possibilità di un’attività esteriore come si desidererebbe per sentirsi compartecipi, vi si entra con il cuore, come dice l’antico imperativo nella Chiesa, creato forse proprio per quelli che stavano dietro nella basilica: « In alto i cuori! Adesso tutti usciamo da noi stessi, così tutti siamo con il Signore e siamo insieme ». Non nego il problema, ma se seguiamo realmente questa parola « In alto i nostri cuori » troveremo tutti, anche in situazioni difficili ed a volte discutibili, la vera partecipazione attiva. 

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Benedetto XVI spiega cosa significa entrare in Quaresima

10/02/2008, dal sito:
http://www.zenit.org/article-13452?l=italian 

 

Benedetto XVI spiega cosa significa entrare in Quaresima 

 

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 10 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell’intervento pronunciato questa domenica da Benedetto XVI in occasione della recita della preghiera mariana dell’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro in Vaticano. 

* * * 

Cari fratelli e sorelle! 

Mercoledì scorso, con il digiuno e il rito delle Ceneri, siamo entrati nella Quaresima. Ma che significa « entrare in Quaresima »? Significa iniziare un tempo di particolare impegno nel combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi e intorno a noi. Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è satana. Significa non scaricare il problema del male sugli altri, sulla società o su Dio, ma riconoscere le proprie responsabilità e farsene carico consapevolmente. A questo proposito risuona quanto mai urgente, per noi cristiani, l’invito di Gesù a prendere ciascuno la propria « croce » e a seguirlo con umiltà e fiducia (cfr Mt 16,24). La « croce », per quanto possa essere pesante, non è sinonimo di sventura, di disgrazia da evitare il più possibile, ma opportunità per porsi alla sequela di Gesù e così acquistare forza nella lotta contro il peccato e il male. Entrare in Quaresima significa pertanto rinnovare la decisione personale e comunitaria di affrontare il male insieme con Cristo. La via della Croce è infatti l’unica che conduce alla vittoria dell’amore sull’odio, della condivisione sull’egoismo, della pace sulla violenza. Vista così, la Quaresima è davvero un’occasione di forte impegno ascetico e spirituale fondato sulla grazia di Cristo. 

Quest’anno l’inizio della Quaresima provvidenzialmente coincide con il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes. Quattro anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione da parte del beato Pio IX, Maria si mostrò per la prima volta l’11 febbraio del 1858 a santa Bernadette Soubirous nella grotta di Massabielle. Seguirono altre successive apparizioni accompagnate da eventi straordinari, e alla fine la Vergine Santa si congedò rivelando alla giovane veggente, nel dialetto locale: « Io sono l’Immacolata Concezione ». Il messaggio che la Madonna continua a diffondere a Lourdes richiama le parole che Gesù pronunciò proprio all’inizio della sua missione pubblica e che noi riascoltiamo più volte in questi giorni di Quaresima: « Convertitevi e credete al Vangelo », pregate e fate penitenza. Accogliamo l’invito di Maria che fa eco a quello di Cristo e chiediamoLe di ottenerci di « entrare » con fede nella Quaresima, per vivere questo tempo di grazia con gioia interiore e generoso impegno. 

Alla Vergine affidiamo anche i malati e quanti se ne prendono amorevole cura. Si celebra infatti domani, memoria della Madonna di Lourdes, la Giornata Mondiale del Malato. Saluto con tutto il cuore i pellegrini che si raduneranno nella Basilica di San Pietro, guidati dal Cardinale Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio della Salute. Purtroppo non potrò incontrarli perché questa sera inizierò gli Esercizi Spirituali, ma nel silenzio e nel raccoglimento pregherò per loro e per tutte le necessità della Chiesa e del mondo. A quanti vorranno ricordarmi al Signore, dico fin d’ora il mio grazie sincero.

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buona notte

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« Venite, benedetti del Padre mio »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/

Omelia attribuita a Sant’Ippolito di Roma ( ? – circa 235), sacerdote e martire
Trattato sulla fine dei tempi 41-43 ; GCS I, 2, 305-307

« Venite, benedetti del Padre mio »

Venite, voi che avete amato i poveri e i forestieri. Venite, voi che siete rimasti fedeli al mio amore, perché sono l’amore. Venite, voi che avete scelto in sorte la pace, perché sono la pace. « Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi ».

Non avete onorato la ricchezza, ma avete fatto l’elemosina ai poveri. Avete soccorso gli orfani, aiutato le vedove, dato da bere agli assetati e da mangiare agli affamati. Avete ospitato i forestieri, vestito quelli che erano nudi, visitato i malati, riconfortato i carcerati, portato aiuto ai ciechi. Avete mantenuto intatto il sigillo della fede e siete stati pronti a riunirvi nelle chiese. Avete ascoltato le mie Scritture e desiderato udire le mie parole. Avete osservato la mia legge, notte e giorno (Sal 1, 2) e preso parte alle mie sofferenze, come dei soldati coraggiosi, per trovar grazia presso di me, vostro re celeste. « Venite, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo ». Ecco il mio Regno è stato preparato e il mio cielo aperto. Ecco, la mia immortalità appare in tutta la sua bellezza.

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Maria « Salus Infirmorum » perché « Immacolata Concezione »

dal sito:

http://www.healthpastoral.org/text.php?cid=327&sec=4&docid=1&lang=it

Maria « Salus Infirmorum » perché « Immacolata Concezione »

« Nella memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, il cui Santuario ai piedi dei Pirenei è diventato come un tempio dell’umana sofferenza, ci accostiamo – come Ella fece sul Calvario ove sorgeva la croce del Figlio – alle croci del dolore e della solitudine di tanti fratelli e sorelle per recare loro conforto, per condividerne la sofferenza e presentarla al Signore della vita, in comunione con tutta la Chiesa.

La Vergine, « Salute degli Infermi » e « Madre dei Viventi », sia il nostro sostegno e la nostra speranza… » [1].

La scelta personale del Santo Padre di legare la Celebrazione della Giornata Mondiale del Malato alla memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, stimola a ricercare la motivazione di tale atto. Essa non può essere semplicemente emozionale, o di altro genere temporale, ma soltanto teologale.

E così lo è infatti, a nostro modesto avviso.

L’affidamento finale alla « Salus Infirmorum » e alla « Madre dei Viventi », non può non dirci che per il Papa, Lourdes è segno costante della rivelazione della irruzione nella nostra storia di Popolo in cammino, di Maria Immacolata Concezione. Di Colei, cioè, che la Bontà infinita di Dio ha stabilito che « come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita… la quale ha dato al mondo la Vita stessa che tutto rinnova, e da Dio è stata arricchita di doni consoni a tanto ufficio » [2].

Di Colei che ha già avuto realizzata nella sua Persona la sanità globale e totale del corpo e dell’anima per i meriti del Figlio Gesù, ed è « …immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante Popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore » [3].

Maria quindi è Salus Infirmorum perché Immacolata Concezione.

Così da sempre

Nella comunità dei credenti è così venerata ed amata fin dai tempi antichi. Anche se il titolo odierno si affermerà nei secoli successivi.

In Roma fin dalla seconda meta del III secolo, la Beata Vergine Maria è salutata « auxilium et solamen nostrae infirmitatis » [4]. Papa Stefano I scrivendo nel 256 al Vescovo di Leon e Astorga, Basilide, evidenzia che « ante lavacrum salutare lapsi omnes sunt et quidem primum fideles absolvuntur passione Christi, dein meritis beatae Deiparae: ille ad unitatem filiorum Dei reducit, haec vero sanitatem ac uniuscuisque sanctitatem redonat » [5]. Così diversi altri Pontefici si esprimono nei secoli che seguono [6].

Non di meno troviamo nei SS. Padri della Chiesa, Latini e Orientali, i quali benché non esprimono la dottrina della Immacolata Concezione ,[7] approfondita e maturata nel tempo, ritengono Maria Madre di Dio, la « piena di grazia » (Lc 1, 28), difesa della salute dell’Uomo [8]. Così Pietro Crisologo afferma che « …la Vergine è veramente divenuta madre dei viventi per mezzo della grazia, Lei che era madre di coloro che per natura erano destinati alla morte » [9]. Nel V secolo Sedulio scrive che « una sola è stata la donna a causa della quale si aperse la porta alla morte; e una sola è pure la donna attraverso la quale ritorna la vita » [10]. Ed è di Venanzio Fortunato questo meraviglioso inno: « O eccellente bellezza, o donna che sei l’immagine della salvezza, potente a causa del frutto del tuo parto e che piaci per la tua verginità, per mezzo tuo la salvezza del mondo si è degnata di nascere e di restaurare il genere umano che la superba Eva ha messo al mondo » [11].

Chiudiamo questo breve excursus tra i Padri Latini con Fulgenzio di Ruspe che scrive: « … la bontà divina ha attuato questo piano per redimere il genere umano: per mezzo di un uomo, nato da una sola donna, gli uomini hanno avuto restituita la vita » [12].

Più ricchezza di testi negli scritti dei Padri e della Liturgia della Chiesa Orientale. Cirillo di Gerusalemme: « Per mezzo della Vergine Eva entrò la morte; bisognava che per mezzo di una vergine, anzi da una vergine, venisse pure la vita… « [13].

Lo Pseudo-Gregorio Nisseno: « … dalla Vergine Santa è fiorito l’albero della vita e della grazia… La Vergine Santa è divenuta infatti sorgente di vita per noi… In Maria sola, immacolata e sempre vergine, fiorì per noi il germoglio della vita, giacché ella sola fu così pura nel corpo e nell’anima, che con mente serena rispose all’angelo… » [14].

Romano il Melode: « Gioacchino ed Anna furono liberati dall’obbrobrio della sterilità, e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte, o Immacolata, per la tua natività. Questa festeggia, oggi, il tuo popolo, riscattato dalla schiavitù dei peccati, a te esclamando: « La sterile partorisce la Madre di Dio e nutrice della nostra vita «  »[15].

Proclo di Costantinopoli: « E’ stata sanata Eva… Perciò diciamole: « Benedetta tu fra le donne » (Lc 1, 42), la sola che medicasti il dolore di Eva, la sola che rasciugasti le lacrime della travagliata… » [16].

Nella Liturgia della Chiesa Orientale dal I al VI secolo, c’è abbondanza di testi. Ne riportiamo solo alcuni:

« Per Eva la corruzione, per te l’incorruttibilità; per quella la morte, per te invece la vita… il Medico, Gesù, è da te per noi apparso, per guarire tutti, come Dio, e salvare… Salve, Immacolata e Pia, salve baluardo del mondo… » [17].

« Immacolata Madre di Cristo, vanto degli ortodossi, te magnifichiamo… Vita sei, o Casta, avendo dato la vita a coloro che ti magnificano… » [18]. « Ave, per te il dolore s’estingue… Ave, « tesoro » inesausto di vita… Ave, tu farmaco delle mie membra, Ave, salvezza dell’anima mia » [19]. « …O Vergine, fanciulla immacolata, salva coloro che cercano rifugio in te » [20]. « Immacolata Madre di Dio (…) noi che abbiamo acquisito la tua protezione, o Immacolata, e che siamo liberati per le tue preghiere dai pericoli e custoditi in ogni tempo dalla croce del tuo Figlio, noi tutti come si deve con pietà, ti magnifichiamo… Nostro rifugio e nostra forza sei tu, o Madre di Dio, soccorso potente del mondo. Con le tue preghiere proteggi i tuoi servi da ogni necessità, o sola benedetta » [21].

Terminiamo questa rapida visita alle testimonianze dei primi secoli della Chiesa, con un tropario dell’innografia greca che sta come sintesi: « Santissima Madre di Dio, non mi abbandonare durante il tempo della mia vita e non mi affidare ad alcuna protezione umana; ma tu stessa prenditi cura di me ed abbi pietà di me » [22].

Oggi a Lourdes

Giovedì 11 febbraio del 1858, a Lourdes la Beata Vergine Maria affida alla piccola Bernadette Soubirous il messaggio di speranza e di luce per l’umanità malata e sofferente nello spirito e nel corpo. Ed è ancora un giovedì, quello dell’11 febbraio 1993, che il Santo Padre invia a Lourdes quale suo Personale Rappresentante, il Cardinale Fiorenzo Angelini per celebrare la Prima Giornata Mondiale del Malato. Coincidenza fortuita ma felice, che scandisce nel tempo le scelte di Dio.

Questo forse non è un segno. Eppure ci dà l’occasione di rilevare quanto sia conforme al Messaggio della Bianca Signora della Grotta di Massabielle l’ispirata parola del Pastore Supremo della Chiesa di suo Figlio Gesù.

Dei colloqui avuti con la celeste visione, e riferiti da Bernadette, colpisce il rapporto personale che la Vergine Maria stabilì con lei. « Mi guarda come una persona guarda un’altra persona. Mi dà del lei. Mi parla in dialetto » .[23]

Stupenda lezione dal Cielo. Tutte le creature umane, anche le più piccole e le più povere, le più semplici e incolte, hanno diritto ad essere rispettate come persone. E questo il tema ricorrente che Giovanni Paolo II fa risuonare nella Lettera istitutiva della Giornata Mondiale del Malato, [24] e nel Messaggio per la sua Prima Celebrazione .[25]

Il Papa che fin dal primo momento del suo servizio pastorale ha messo al centro l’Uomo, si fa anima e voce di quello più solo e sofferente, invocando, esigendo rispetto e valutazione di persona, intoccabile nei suoi diritti inalienabili.

Penitenza e preghiera per i peccatori chiese la Madonna a Bernadette. E le fece sentire tutto il peso della Passione del Figlio. Durante la visione del 25 febbraio ne prova gli effetti. Riferirà Marie Pailhes, che le era accanto, che « sembrava che portasse tutte le sofferenze del mondo » [26].

Bernadette portò nel suo corpo, fino alla morte le sofferenze della Passione, invisibili, ma lancinanti. « Sono macinata come un chicco di grano », dirà un giorno sul finire della vita [27]. E Giovanni Paolo II scrive nella Lettera istitutiva: « Lourdes (…) è luogo e insieme simbolo di speranza e di grazia nel segno dell’accettazione e dell’offerta della sofferenza salvifica ». Ed è luogo che dona il messaggio che « più forte della morte è l’amore », come annuncia la XV stazione della Via Crucis, con la grande pietra tombale che fu spazzata via la mattina della Risurrezione.

All’Omelia tenuta nella Basilica S. Pio X, la mattina del giorno 11, ai 25.000 fedeli presenti il Cardinale Inviato dal Santo Padre ha affermato che: « …deve essere quella odierna una Giornata in cui spiritualmente rinnoviamo le promesse del nostro Battesimo che si riassumono nella volontà di seguire fedelmente Cristo, incarnatosi « non per essere servito, ma per servire » (Mc 20, 28) e per sanare ogni malattia del corpo e dello spirito ».

L’acqua che sgorga dalla rupe di Massabielle, che la dolce e bianca Signora indicò a Bernadette, è « segno del Cristo, dal cui costato scaturiscono acqua e sangue per lavarci dal peccato. E’ nel ricordo del Battesimo e nella celebrazione della Riconciliazione che quest’acqua acquista significato pieno » [28].

Il Messale della Parrocchia di Lourdes proponeva quel giorno, per la Celebrazione dell’Eucaristia, la lettura di questo brano della Passione e lei, Bernadette, non lo sapeva. La Madonna l’aveva guidata a rappresentare e a vivere la Passione del Figlio per i peccatori. Ed è solo nel giorno dell’Annunciazione, giovedì 25 marzo, che la « Signora vestita di bianco (…), con una fascia azzurra e una rosa gialla su ognuno dei piedi, dello stesso colore della corona del suo rosario » [29], che rivela il suo nome:  » IO SONO L’IMMACOLATA CONCEZIONE ». Come non pensare ad una scelta determinata di mettere in strettissimo rapporto con il momento dell’Incarnazione il suo essere « piena di grazia » e la discesa a Lourdes, tra il Popolo in cammino, stanco, sfiduciato, ammalato, sbandato?

Folle immense di pellegrini in questi 135 anni sono accorsi in questa  » Città del sì alla volontà di Dio » ad implorare luce, speranza, salute del Corpo e dell’anima.

A Lourdes abbiamo trovato la conferma che Maria è la Salus Infirmorum perché Immacolata Concezione.

P. Felice Ruffini, M.I.

Sottosegretario del Pontificio Consiglio

della Pastorale per gli Operatori Sanitari.

Publié dans:Maria Vergine |on 11 février, 2008 |2 Commentaires »

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