di Gianfranco Ravasi : Otto Volte Beati

dal sito: 

http://www.novena.it/ravasi/ravasi5.htm

 

  

di Gianfranco Ravasi 

Otto Volte Beati 

«Chi non ha letto il Discorso della Montagna » (Matteo 5-7), afferma lo scrittore francese Francois Mauriac (1 885-1970), «non è in grado di sapere cosa sia il cristianesimo». E le Beatitudini con cui il discorso si apre (5,3-10) sono forse la pagina più alta e celebre di Matteo. In otto frasi solenni e paradossali vengono proclamati ‘beati » gli sconfitti e gli infelici della storia: «Beati i poveri in spirito… Beati gli afflitti… Beati i miti… Beati gli affamati e assetati di giustizia… Beati i misericordiosi… Beati i puri di cuore… Beati gli operatori di pace… Beati i perseguitati per la giustizia … ».
Una nona beatitudine – «Beati voi quando v’insulteranno … » – è in realtà una specie di commento all’ottava e ultima beatitudine. Fondamentali sono la prima e la sesta che coinvolgono ‘spirito » e « cuore’. Nel linguaggio biblico questi due vocaboli non significano intimità o vaga spiritualità, bensì la profondità della coscienza che è sorgente dell’essere e dell’agire di tutta la persona. Ciò che esige Gesù dal suo discepolo (e per Matteo « discepolo’ è sinonimo di « cristiano’) è una tensione totale e assoluta, è un atteggiamento totale di donazione, di distacco e di amore e non soltanto alcune opere da compiere in alcune ore della vita. Non per nulla Gesù dichiara: «Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste» (5,48).
Questa pagina potente e delicata ha lasciato una traccia anche in chi era lontano dalla fede, come confesserà lo scrittore ateo francasse André Gide che nell’opera Nuovi nutrimenti (1935) riconoscerà la forza dirornpente delle parole di Cristo, anche là dove egli sembra invocare la scelta masochistica dell’afflizione: « Interpreta male questa parola chi vi vede un incoraggiamento a piangere». in realtà è un appello a sperare nella vera consolazione, ritrovando « conforto » nel senso originario del termine, cioè fortezza e forza.
Ora noi vorremmo solo evocare l’ingresso delle Beatitudini nella musica. Faremo, tra i tanti, solo due esempi. Il primo è quello del francese César Frank (1882-1890) che, per ben dieci anni, lavorerà a un immenso oratorio musicale intitolato appunto Us Béatitudes, apprezzato da Débussy e distribuito nell’arco di due ore. Stupende sono le parti in cui Cristo si presenta in scena come protagonista per offrire una parola che valichi i secoli e «faccia rinascere la speranza». Ma un cenno particolarmente intenso vorrei riservare al massimo musicista italiano vivente, Goffredo Petrassi, a cui sono legato da amicizia e venerazione profonda. Nel 1968 egli ha commentato musicalmente le Beatitudines come «testimonianza per Martin Luther King»: in soli 12 minuti cinque strumenti e un basso (o un baritono) offrono un testo musicale spoglio, dotato di estrema semplicità, densità e purezza. Speriamo che venga riproposto all’ascolto e alla meditazione in qualche esecuzione! 

Publié dans : CAR. GIANFRANCO RAVASI |le 4 février, 2008 |Pas de Commentaires »

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