Archive pour janvier, 2008

Omelia del Papa durante la Messa per la Solennità dell’Epifania

dal sito:

http://www.zenit.org/article-13043?l=italian

Omelia del Papa durante la Messa per la Solennità dell’Epifania 

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 6 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata da Benedetto XVI nel celebrare questa domenica, nella Basilica vaticana, la Messa per la Solennità dell’Epifania del Signore. 

Cari fratelli e sorelle, 

celebriamo oggi Cristo, Luce del mondo, e la sua manifestazione alle genti. Nel giorno di Natale il messaggio della liturgia suonava così: « Hodie descendit lux magna super terram – Oggi una grande luce discende sulla terra » (Messale Romano). A Betlemme, questa « grande luce » apparve a un piccolo nucleo di persone, un minuscolo « resto d’Israele »: la Vergine Maria, il suo sposo Giuseppe e alcuni pastori. Una luce umile, come è nello stile del vero Dio; una fiammella accesa nella notte: un fragile neonato, che vagisce nel silenzio del mondo… Ma accompagnava quella nascita nascosta e sconosciuta l’inno di lode delle schiere celesti, che cantavano gloria e pace (cfr Lc 2,13-14). 

Così quella luce, pur modesta nel suo apparire sulla terra, si proiettava con potenza nei cieli: la nascita del Re dei Giudei era stata annunciata dal sorgere di una stella, visibile da molto lontano. Fu questa la testimonianza di « alcuni Magi », giunti da oriente a Gerusalemme poco dopo la nascita di Gesù, al tempo del re Erode (cfr Mt 2,1-2). Ancora una volta si richiamano e si rispondono il cielo e la terra, il cosmo e la storia. Le antiche profezie trovano riscontro nel linguaggio degli astri. « Una stella spunta da Giacobbe / e uno scettro sorge da Israele » (Nm 24,17), aveva annunciato il veggente pagano Balaam, chiamato a maledire il popolo d’Israele, e che invece lo benedisse perché – gli rivelò Dio – « quel popolo è benedetto » (Nm 22,12). Cromazio di Aquileia, nel suo Commento al Vangelo di Matteo, mettendo in relazione Balaam con i Magi; scrive: « Quegli profetizzò che Cristo sarebbe venuto; costoro lo scorsero con gli occhi della fede ». E aggiunge un’osservazione importante: « La stella era scorta da tutti, ma non tutti ne compresero il senso. Allo stesso modo il Signore e Salvatore nostro è nato per tutti, ma non tutti lo hanno accolto » (ivi, 4,1-2). Appare qui il significato, nella prospettiva storica, del simbolo della luce applicato alla nascita di Cristo: esso esprime la speciale benedizione di Dio sulla discendenza di Abramo, destinata ad estendersi a tutti i popoli della terra. 

L’avvenimento evangelico che ricordiamo nell’Epifania – la visita dei Magi al Bambino Gesù a Betlemme – ci rimanda così alle origini della storia del popolo di Dio, cioè alla chiamata di Abramo. Siamo al capitolo 12° del Libro della Genesi. I primi 11 capitoli sono come grandi affreschi che rispondono ad alcune domande fondamentali dell’umanità: qual è l’origine dell’universo e del genere umano? Da dove viene il male? Perché ci sono diverse lingue e civiltà? Tra i racconti iniziali della Bibbia, compare una prima « alleanza », stabilita da Dio con Noè, dopo il diluvio. Si tratta di un’alleanza universale, che riguarda tutta l’umanità: il nuovo patto con la famiglia di Noè è insieme patto con « ogni carne ». Poi, prima della chiamata di Abramo si trova un altro grande affresco molto importante per capire il senso dell’Epifania: quello della torre di Babele. Afferma il testo sacro che in origine « tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole » (Gn 11,1). Poi gli uomini dissero: « Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra » (Gn 11,4). La conseguenza di questa colpa di orgoglio, analoga a quella di Adamo ed Eva, fu la confusione delle lingue e la dispersione dell’umanità su tutta la terra (cfr Gn 11,7-8). Questo significa « Babele », e fu una sorta di maledizione, simile alla cacciata dal paradiso terrestre. 

A questo punto inizia la storia della benedizione, con la chiamata di Abramo: incomincia il grande disegno di Dio per fare dell’umanità una famiglia, mediante l’alleanza con un popolo nuovo, da Lui scelto perché sia una benedizione in mezzo a tutte le genti (cfr Gn 12,1-3). Questo piano divino è tuttora in corso e ha avuto il suo momento culminante nel mistero di Cristo. Da allora sono iniziati gli « ultimi tempi », nel senso che il disegno è stato pienamente rivelato e realizzato in Cristo, ma chiede di essere accolto dalla storia umana, che rimane sempre storia di fedeltà da parte di Dio e purtroppo anche di infedeltà da parte di noi uomini. La stessa Chiesa, depositaria della benedizione, è santa e composta di peccatori, segnata dalla tensione tra il « già » e il « non ancora ». Nella pienezza dei tempi Gesù Cristo è venuto a portare a compimento l’alleanza: Lui stesso, vero Dio e vero uomo, è il Sacramento della fedeltà di Dio al suo disegno di salvezza per l’intera umanità, per tutti noi. 

L’arrivo dei Magi dall’Oriente a Betlemme, per adorare il neonato Messia, è il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità. E’ l’inizio di un movimento opposto a quello di Babele: dalla confusione alla comprensione, dalla dispersione alla riconciliazione. Scorgiamo così un legame tra l’Epifania e la Pentecoste: se il Natale di Cristo, che è il Capo, è anche il Natale della Chiesa, suo corpo, noi vediamo nei Magi i popoli che si aggregano al resto d’Israele, preannunciando il grande segno della « Chiesa poliglotta », attuato dallo Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua. L’amore fedele e tenace di Dio, che mai viene meno alla sua alleanza di generazione in generazione. E’ il « mistero » di cui parla san Paolo nelle sue Lettere, anche nel brano della Lettera agli Efesini poc’anzi proclamato: l’Apostolo afferma che tale mistero « gli è stato fatto conoscere per rivelazione » (Ef 3,2) e lui è incaricato di farlo conoscere. 

Questo « mistero » della fedeltà di Dio costituisce la speranza della storia. Certo, esso è contrastato da spinte di divisione e di sopraffazione, che lacerano l’umanità a causa del peccato e del conflitto di egoismi. La Chiesa è, nella storia, al servizio di questo « mistero » di benedizione per l’intera umanità. In questo mistero della fedeltà di Dio, la Chiesa assolve appieno la sua missione solo quando riflette in se stessa la luce di Cristo Signore, e così è di aiuto ai popoli del mondo sulla via della pace e dell’autentico progresso. Infatti resta sempre valida la parola di Dio rivelata per mezzo del profeta Isaia: « … le tenebre ricoprono la terra, / nebbia fitta avvolge le nazioni; / ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te » (Is 60,2). Quanto il profeta annuncia a Gerusalemme, si compie nella Chiesa di Cristo: « Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere » (Is 60,3). 

Con Gesù Cristo la benedizione di Abramo si è estesa a tutti i popoli, alla Chiesa universale come nuovo Israele che accoglie nel suo seno l’intera umanità. Anche oggi, tuttavia, resta in molti sensi vero quanto diceva il profeta: « nebbia fitta avvolge le nazioni » e la nostra storia. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. « Questa grande speranza può essere solo Dio … non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano » (n. 31): il Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto. Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Il coraggio dei Magi, che intrapresero un lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti ad un Bambino e offrirgli i loro doni preziosi. Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una salda speranza. Ce lo ottenga Maria, accompagnandoci nel nostro pellegrinaggio terreno con la sua materna protezione. Amen! 

Publié dans:Papa Benedetto XVI, ZENITH |on 7 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

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dalle « Odi di Salomone »

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/

Odi di Salomone (scritti cristiani del 2o secolo)
n° 15

« Su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata »

Come il sole è gioia
per quelli che desiderano il suo giorno,
così il Signore è la mia gioia.
Lui è il mio sole;
i suoi raggi mi hanno levato;
la sua luce ha tolto ogni tenebra dal mio volto.
Col suo aiuto ho posseduto gli occhi
ed ho veduto il giorno suo santo.
Ho avuto orecchi
ed ho udito la sua verità.
Mi è stato dato il pensiero della conoscenza
e per mezzo di lui mi sono ricreato.

La via dell’errore ho abbandonato;
mi sono recato da lui
e salvezza abbondante da lui ho ricevuto.
Com’è proprio del suo dono, egli mi ha dato;
conforme alla bellezza sua grande mi ha fatto.
Col suo nome ho rivestito l’immortalità;
grazie alla sua bontà mi sono spogliato della corruzione.

La morte è scomparsa dinanzi al mio volto;
la sheol è stata messa fuori con la mia parola.
Vita immortale si levò sulla terra del Signore;
dai fedeli di lui fu conosciuta
e senza riserbo fu comunicata
a quanti in lui confidano.
Alleluia.

buona notte e buona Epifania

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Hamamelis-intermedia ‘Fireglow’

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« Prostatisi lo adorarono »

dal sito: 

http://www.vangelodelgiorno.org/

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Omelia 1 per l’Epifania

« Prostatisi lo adorarono »

Il disegno di Dio non è stato soltanto di scendere sulla terra, ma di esservi conosciuto; non soltanto di nascere, ma di farsi conoscere. Di fatti, per giungere a tale conoscenza abbiamo questa celebrazione dell’Epifania, che è il giorno della sua piena manifestazione. Oggi infatti, i magi sono venuti dall’oriente alla ricerca del Sole di Giustizia al suo sorgere (Ml 3,20). Di lui leggiamo: « Ecco un uomo che si chiama Oriente » (Lc 6,12). Oggi hanno adorato il parto nuovo della Vergine, seguendo la direzione indicata da una stella nuova. Non troviamo forse in questo, fratelli, un gran motivo di gioia, come pure in questa parola dell’Apostolo Paolo: « Si sono manifestati la bontà di Dio, Salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini » (Tt 3,4)…

Cosa fate, o magi, cosa fate? Adorate un lattante, in una capanna qualsiasi, in fasce miserabili? Questi sarebbe forse Dio? « Ma il Signore nel tempio santo, il Signore ha il trono nei cieli » (Sal 10,4) e voi lo cercate in una stalla, sul seno di una madre? Cosa fate? Perché offrite quest’oro? Questi è forse il vostro re? Ma dov’è la sua corte regale, dov’è il suo trono, dov’è la folla dei suoi cortigiani? Una stalla è forse un palazzo? Un presepio un trono? Maria e Giuseppe i membri della sua corte? Come degli uomini sapienti sono diventati stolti al punto di adorare un bambino, disprezzabile tanto per la sua età quanto per la povertà dei suoi?

Stolti sono divenuti, sì, per diventare sapienti; lo Spirito Santo ha insegnato loro in anticipo, ciò che dopo l’apostolo Paolo ha proclamato: « Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente; poiché infatti nel disegno sapiente di Dio, il mondo con tutta la sua sapienza non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione » (1 Cor 1,21; 3,18)… Si prostrano dunque davanti a questo povero bambino, gli rendono omaggio come a un re, lo adorano come un Dio. Colui che li ha guidati al di fuori con una stella ha diffuso la sua luce nel segreto del loro cuore.


Epifania

Epifania dans Natale 2007 -  Epifania 2008
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Publié dans:Natale 2007 - Epifania 2008 |on 5 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

Alessandro Manzoni: Il Natale

dal sito: 

http://digilander.libero.it/semprenatale/Natale/Il_Natale.htm

  

INNI SACRI – IL NATALE
di Alessandro Manzoni 

 

Qual masso che dal vertice
Di lunga erta montana,
Abbandonato all’impeto
Di rumorosa frana,
Per lo scheggiato calle
Precipitando a valle,
Batte sul fondo e sta; 
Là dove cadde, immobile
Giace in sua lenta mole;
Né, per mutar di secoli,
Fia che riveda il sole
Della sua cima antica,
Se una virtude amica
In alto nol trarrà: 
Tal si giaceva il misero
Figliol del fallo primo,
Dal dì che un’ineffabile
Ira promessa all’imo
D’ogni malor gravollo,
Donde il superbo collo
Più non potea levar. 
Qual mai tra i nati all’odio
Quale era mai persona
Che al Santo inaccessibile
Potesse dir: perdona?
Far novo patto eterno?
Al vincitore inferno
La preda sua strappar? 
Ecco ci è nato un Pargolo,
Ci fu largito un Figlio:
Le avverse forze tremano
Al mover del suo ciglio:
All’uom la mano Ei porge,
Che si ravviva, e sorge
Oltre l’antico onor. 
Dalle magioni eteree
Sporga una fonte, e scende
E nel borron de’ triboli
Vivida si distende:
Stillano mele i tronchi;
Dove copriano i bronchi,
Ivi germoglia il fior. 
O Figlio, o Tu cui genera
L’Eterno, eterno seco;
Qual ti può dir de’ secoli:
Tu cominciasti meco?
Tu sei: del vasto empiro
Non ti comprende il giro:
La tua parola il fe’. 
E Tu degnasti assumere
Questa creata argilla?
Qual merto suo, qual grazia
A tanto onor sortilla?
Se in suo consiglio ascoso
Vince il perdon, pietoso
Immensamente Egli è. 
Oggi Egli è nato: ad Efrata,
Vaticinato ostello,
Ascese un’alma Vergine,
La gloria d’Israello,
Grave di tal portato:
Da cui promise è nato,
Donde era atteso uscì. 
La mira Madre in poveri.
Panni il Figliol compose,
E nell’umil presepio
Soavemente il pose;
E l’adorò: beata!
Innanzi al Dio prostrata
Che il puro sen le aprì. 
L’Angel del cielo, agli uomini
Nunzio di tanta sorte,
Non de’ potenti volgesi
Alle vegliate porte;
Ma tra i pastor devoti,
Al duro mondo ignoti,
Subito in luce appar. 
E intorno a lui per l’ampia
Notte calati a stuolo,
Mille celesti strinsero
Il fiammeggiante volo;
E accesi in dolce zelo, 
Come si canta in cielo, 
A Dio gloria cantar. 
L’allegro inno seguirono,
Tornando al firmamento:
Tra le varcate nuvole
Allontanossi, e lento
Il suon sacrato ascese,
Fin che più nulla intese
La compagnia fedel. 
Senza indugiar, cercarono
L’albergo poveretto
Que’ fortunati, e videro,
Siccome a lor fu detto,
Videro in panni avvolto,
In un presepe accolto,
Vagire il Re del Ciel. 
Dormi, o Fanciul; non piangere;
Dormi, o Fanciul celeste:
Sovra il tuo capo stridere
Non osin le tempeste,
Use sull’empia terra,
Come cavalli in guerra,
Correr davanti a Te. 
Dormi, o Celeste: i popoli 
Chi nato sia non sanno; 
Ma il dì verrà che nobile 
Retaggio tuo saranno; 
Che in quell’umil riposo,
Che nella polve ascoso,
Conosceranno il Re. 

Publié dans:Natale 2007 - Epifania 2008 |on 5 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

San Girolamo : La sapienza del Creatore di rispecchia nel creato

dal sito: 

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20021122_girolamo_it.html

San Girolamo, Commento a Isaia, 6,1-7 

La sapienza del Creatore di rispecchia nel creato

« Quello che Dio ha creato è in sé compiuto, per la sua sapienza e la sua intelligenza. È falsa l’opinione di alcuni filosofi, che tutto sia cominciato per caso, senza provvidenza alcuna: tutto ciò che è casuale non manifesta né ordine, né piano. Ciò invece che si richiama necessariamente all’arte costruttrice rivelantesi in tutte le cose, dà chiara testimonianza, se ben lo si considera, della sapienza di quell’artefice che agiva non solo quando produceva il mondo, ma anche quando nel suo intimo ne preparava il piano. Per questo da tutto il creato risplende a noi la sapienza di Dio. Nulla di ciò che è stato creato, è stato fatto senza motivo e senza fine utile; il fine utile, poi, ha in se stesso la sua bellezza, e la bellezza viene esaltata dal fine utile. L’unica materia degli elementi assume diverse forme, per illustrare in mille modi la preveggenza divina. 

Anche il salmista aveva davanti agli occhi questa verità quando iniziando la lode a Dio, diceva: Magnifiche sono le tue opere, e io le conosco molto (Sal 138,14), e il profeta con lui concorda dicendo: Io ho considerato le tue opere e mi sono spaventato (Ab 3,2: LXX). Anche la frase della Scrittura: Ecco: tutto era molto buono (Gen 1,31) ci spinge ad ammettere che il creato non deve la sua origine al caso, perché tutto è stato fatto secondo il sapiente piano di Dio; per questo si rivelano ovunque magnificenza, bellezza e stupenda armonia, nonostante la diversità di tutte le creature. Un santo profeta dice: I cieli narrano la gloria di Dio (Sal 18,2): non certo che i cieli muovano bocca, lingua e trachea per parlare, ma con la loro armonia e con il loro eterno servizio annunciano la volontà del Creatore. Riflettendo, infatti, dalla grandezza e dalla bellezza delle cose create noi possiamo riconoscerne l’autore: il Dio invisibile si manifesta, fin dalla creazione del mondo, nelle cose create. 

Noi dunque non possiamo sapere ciò che Dio è; ma che egli esiste, noi lo sappiamo – non per le nostre forze ma per la sua misericordia – considerando nelle sue opere la sapienza del creatore. Di fronte a una nave o a un edificio, non pensiamo noi forse al costruttore o all’architetto, dato che dalle opere noi deduciamo la corrispondente perizia costruttrice? Davanti a tutte le cose realizzabili solo ad opera della ragione, noi ci appelliamo a una mente, anche se non la vediamo. Così Dio è conosciuto nel suo creato e, in un certo senso, esce dalla sua invisibilità. Né i cieli, infatti, né i serafini o tutte le altre creature possono coprire Dio o renderlo invisibile. Egli è in tutte le cose e in tutti i luoghi; è al di sopra di tutte le cose e compenetra tutto il mondo visibile e invisibile; egli regge e contiene tutto; egli non passa da luogo in luogo, ma comprende tutto nello stesso modo con la sua mente. In questa vi è la spiegazione perché la massa della terra, rassodata dalla sua volontà, si scuota di nuovo al suo cenno, tanto da riempire d’angoscia i cuori mortali, bisognosi di correzione. In essa vi è la spiegazione perché il mare si dilati quando le acque rompono i loro vincoli, e poi i flutti si infrangano nella risacca e si fermino, quando giungono ai confini da lui stabiliti. E anche perché l’anno si divida in quattro stagioni, perché nel susseguirsi di questi periodi, in seguito ai mutamenti climatici, i semi crescano, i germogli si nutrano giungendo a maturità sotto il raggio del sole. Dio illumina con la sua luce anche le creature intelligenti e invisibili, perché esse restino sempre nel suo amore e non inclinino mai verso i beni terreni. »

Publié dans:Padri della Chiesa e Dottori |on 5 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

Saremo saziati dalla visione del Verbo

dall’Ufficio delle letture di questa mattina 5.1.2008, seconda lettura: 

Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 194, 3-4; Pl 38, 1016-1017)

Saremo saziati dalla visione del Verbo 

Chi potrà mai conoscere tutti i tesori di sapienza e di scienza che Cristo racchiude in sé, nascosti nella povertà della sua carne? «Per noi, da ricco che era, egli si è fatto povero, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà» (cfr. 2 Cor 8, 9). Assumendo la mortalità dell’uomo e subendo nella sua persona la morte, egli si mostrò a noi nella povertà della condizione umana: non perdette però le sue ricchezze quasi gli fossero state tolte, ma ne promise la rivelazione nel futuro. Quale immensa ricchezza serba a chi lo teme e dona pienamente a quelli che sperano in lui!
Le nostre conoscenze sono ora imperfette e incomplete, finché non venga il perfetto e il completo. Ma proprio per renderci capaci di questo egli, che è uguale al Padre nella forma di Dio e simile a noi nella forma di servo, ci trasforma a somiglianza di Dio. Divenuto figlio dell’uomo, lui unico figlio di Dio, rende figli di Dio molti figli degli uomini. Dopo aver nutrito noi servi attraverso la forma visibile di servo, ci rende liberi, atti a contemplare la forma di Dio.
Infatti «noi siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3,2). Ma che cosa sono quei tesori di sapienza e di scienza, che cosa quelle ricchezze divine, se non la grande realtà capace di colmarci pienamente? Che cosa è quell’abbondanza di dolcezza se non ciò che è capace di saziarci?
Dunque: «Mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14, 8). E in un salmo una voce, che ci interpreta o parla per noi, dice rivolgendosi a lui: «Sarò saziato all’apparire della tua gloria» (cfr. Sal 16, 15). Egli e il Padre sono una cosa sola e chi vede lui vede anche il Padre. «Il Signore degli eserciti è il re della gloria» (Sal 23, 10). Facendoci volgere a lui, ci mostrerà il suo volto e saremo salvi; allora saremo saziati e ci basterà.
Ma fino a quando questo non avvenga e non ci sia mostrato quello che ci appagherà, fino a quando non berremo a quella fonte di vita che ci farà sazi, mentre noi camminiamo nella fede, pellegrini lontani da lui, e abbiamo fame e sete di giustizia e aneliamo con indicibile desiderio alla bellezza di Cristo che si svelerà nella forma di Dio, celebriamo con devozione il Natale di Cristo nato nella forma di servo.
Se non possiamo ancora contemplarlo perché è stato generato dal Padre prima dell’aurora, festeggiamolo perché nella notte è nato dalla Vergine. Se non lo comprendiamo ancora, perché il suo nome rimane davanti al sole (cfr. Sal 71, 17), riconosciamo il suo tabernacolo posto nel sole. Se ancora non vediamo l’Unigenito che rimane nel Padre, ricordiamo «lo sposo che esce dalla stanza nuziale» (cfr. Sal 18, 6). Se ancora non siamo preparati al banchetto del nostro Padre, riconosciamo il presepe del nostro Signore Gesù Cristo. 

Publié dans:Padri della Chiesa e Dottori |on 5 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno

Cichorium intybus 
(it) Cicoria selvatica 

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 5 janvier, 2008 |Pas de commentaires »
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