Archive pour janvier, 2008

di Gianfranco Ravasi : IL “BATTESIMO”

dal sito: 

http://www.novena.it/ravasi/2006/012006.htm

  

IL “BATTESIMO”

di Gianfranco Ravasi

Giovanni predicava: lo vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con Spirito Santo (Marco 1,8)

Alla base delle parole “battesimo”, “battezzare”, “Battista” c’è un duplice verbo greco affine: bàpto/baptizein, “immergere”.Questi due termini, coi loro derivati (battesimo, Battista), risuonano nel Nuovo Testamento 116 volte. Tutte le culture religiose hanno adottato riti lustrali attraverso abluzioni con l’acqua. Anche il giudaismo contemporaneo di Gesù seguiva questa prassi che è attestata dalle vasche e dalle piscine di Qumran sulle rive del Mar Morto, sede di una famosa comunità ebraica antica della quale sono venuti alla luce nel 1947 i famosi manoscritti biblici e giudaici. Anche il Battista amministrava un “battesimo di penitenza”.

Questo rito, come riconosce lo stesso Giovanni, acquista una svolta col cristianesimo: non sarà solo l’immersione purificatrice dal peccato, ma sarà anche l’infusione dello Spirito divino, quindi di una nuova vita. Come nella nostra nascita abbiamo ricevuto il respiro della vita fisica, così nella rinascita battesimale riceviamo un altro respiro-spirito, quello della stessa vita di Dio. È per questo, allora, che noi invochiamo Dio con l’appellativo affettuoso usato dallo stesso Gesù, il Figlio di Dio: «Noi abbiamo ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!» (Romani 8,15). E abba’era il titolo aramaico con cui i bambini interpellavano il loro “papà” o “babbo”.

Questo avviene perché nel battesimo si compie in noi un evento particolare che san Paolo descrive così: «Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti assieme a lui nella morte e, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Romani 6,3-4). Ci sono, quindi, due sepolcri paralleli tra loro. In quello di pietra entra Gesù morto; ma da esso esce risorto e glorioso. Nel sepolcro d’acqua del fonte battesimale entra l’uomo “vecchio” e morto per il peccato e rinasce come creatura nuova, purificata e dotata dello Spirito divino, segno di nuova vita.

La morte e risurrezione di Cristo si ripetono, dunque, in noi: «quanti siete battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo», continua Paolo (Galati 3,27). È per questo che il battesimo è sacramen to, perché in esso opera Dio stesso attraverso il Figlio suo ed è il primo sacramento perché è una nascita che dà l’avvio a una nuova vita. Essa è comune a tutti i battezzati perché è un unico dono divino. Come tutti siamo figli di Adamo nella nostra umanità, così siamo tutti figli di Dio attraverso il battesimo e, quindi, siamo tutti fratelli, sia nella fragilità della nostra umanità sia nella gloria della nostra filiazione adottiva: «Tutti noi siamo stati battezzati in un solo Spirito» (1 Corinzi 12,13). Per questo motivo il mandato che Cristo rivolge alla sua Chiesa, salutandola dopo la sua risurrezione, è esplicito: «Andate e fate discepoli tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28,19).

LE PAROLE PER CAPIRE

ADOZIONE - Per definire il nostro essere figli di Dio distinguendo dalla figliolanza divina di Cristo, san Paolo è ricorso al termine legale greco hyothesia, “adozione a figlio”. Cristo è «primogenito tra molti fratelli» (Romani 8,29); noi, invece, abbiamo ricevuto «uno spirito da figli adottivi» (8,15).

FIGLI DI DIO - Il titolo — a differenza di “Figlio di Dio”, riservato a Cristo — è nella Bibbia più generico ed è applicato agli angeli, a Israele, al re e ai cristiani. Al re davidico, ad esempio, Dio dice: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato» (Salmo 2,7). Dei cristiani san Giovanni dice: «Dio ha dato il potere di diventare figli di Dio» (1,12). 

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 12 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

Alessio II: la testimonianza del Vangelo, base dell’unità dei cristiani

du site:

http://www.zenit.org/article-13106?l=italian 

Alessio II: la testimonianza del Vangelo, base dell’unità dei cristiani 

ROMA, venerdì, 11 gennaio 2008 (ZENIT.org).- La testimonianza comune dei valori evangelici è una delle basi principali sulle quali procedere nel cammino verso l’unità dei cristiani, ha affermato il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Alessio II. In un’intervista che verrà pubblicata sul prossimo numero del mensile “30Giorni”, in uscita il 16 gennaio, il Patriarca affronta il delicato tema dell’unità tra cattolici e ortodossi.

Alessio II, al secolo Alexei Michailovich Ridiger, è nato a Tallinn (Estonia) nel 1929 ed è salito al trono patriarcale di Mosca il 10 giugno del 1990, tre giorni dopo la sua elezione. 

Secondo lui, “ogni divisione nell’ambito ecclesiale è frutto della volontà umana peccatrice, mentre l’unità è dono dello Spirito Santo”. 

“Il processo di ricostruzione dell’unità – ha commentato – richiede tempi lunghi e un impegno serio”. 

Nell’intervista, il Patriarca si è detto “profondamente convinto che la fedeltà all’antica tradizione apostolica e all’eredità patristica possa diventare il fondamento della collaborazione tra la Chiesa romano-cattolica e quella ortodossa nella loro testimonianza dei valori del Vangelo di fronte al mondo contemporaneo”. 

La necessità di questo “è evidente, in quanto la cultura del relativismo morale imposta alla società, il consumismo, la tendenza irrefrenabile al benessere e ai piaceri non sono in grado di accontentare la sete spirituale che è sempre presente nell’uomo”. 

Alessio II ha notato con rammarico che “purtroppo, una perversa rincorsa a un tale sistema di valori ‘avanzato’ si manifesta sempre più spesso anche in alcune confessioni cristiane”. 

Per questo motivo, la Chiesa ortodossa e quella cattolica “dovrebbero unire le forze in una sequela senza compromessi dei comandamenti di Cristo, e non, invece, adattarsi continuamente al mondo secolare che è in continuo mutamento”. 

Per “la costruzione di un dialogo autentico e ampio, che non si rinchiuda soltanto nell’ambito ufficiale”, ha sottolineato, i contatti personali e le iniziative comuni dei rappresentanti delle due Chiese significano molto. 

In Russia i cattolici rappresentano una ridottissima minoranza, “in buona parte composta da stranieri, soprattutto tra il clero”. 

“La Chiesa ortodossa russa, alla quale appartiene la stragrande maggioranza della popolazione, è attentissima a rispettare il diritto dei cattolici a una propria vita ecclesiastica in Russia, e per questo tende alla costruzione di relazioni cordiali e di mutuo rispetto con la comunità cattolica russa”. 

In questo senso, ha osservato il Patriarca, il dialogo “‘dal basso’ è semplicemente insostituibile. E se c’è da entrambe le parti questa volontà, allora un tale dialogo deve aiutare a eliminare nei nostri rapporti le tracce delle passate incomprensioni e a evitarne di nuove”. 

La comprensione è stata un elemento fondamentale anche per ritrovare l’unità con la Chiesa ortodossa russa all’estero, avvenuta nel maggio scorso con la firma di un documento di riunificazione tra Alessio II e il Metropolita Laurus, leader della Chiesa ortodossa all’estero, con sede a New York. 

Per Alessio II, si è trattato di “un avvenimento di importanza epocale nella vita della nostra Chiesa e in quella del popolo russo in generale”. 

“La divisione, durata ottant’anni, era dovuta ai cataclismi storici di cui la Russia fu teatro agli inizi del XX secolo. A molti toccò bere l’amaro calice dell’esilio, mentre quanti rimasero in patria dovettero assistere all’ancora più terribile persecuzione della Chiesa”, ha ricordato. 

Per superare la divisione, ha spiegato, “occorreva che tutti comprendessero a fondo quello che era accaduto nel XX secolo e traessero una lezione ben precisa da quanto la Chiesa aveva dovuto subire”. 

“I fratelli all’estero hanno preso a interessarsi sempre più della vita in patria. [...] E il ghiaccio della diffidenza ha cominciato a sciogliersi”. 

L’elemento più importante che ha portato alla riunificazione, ha commentato, è stata “la graduale conoscenza reciproca attraverso l’esperienza della preghiera e della vita cristiana”. 

“È lo Spirito di Dio ad averci condotto all’unità, questo è ciò che ha avvertito chi ha preso parte ai colloqui. E dove opera lo Spirito Santo svaniscono le offese umane transeunti, le incomprensioni e le parzialità che per lunghi anni hanno reso più grande la separazione”, ha detto. 

Perché, ha concluso, “l’amore e la gioia nel Signore vincono”. 

Publié dans:ZENITH |on 12 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno country3
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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 12 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

La santità e la fecondità della Chiesa, Sposa di Cristo

dal sito: 

http://levangileauquotidien.org/

Messale romano
Prefazio della festa della dedicazione di una chiesa

La santità e la fecondità della Chiesa, Sposa di Cristo

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo a te,
Padre Santo, onnipotente ed eterno;
Nella tua bontà per il tuo popolo, vuoi abitare questa casa di preghiera,
affinché la tua grazia sempre offerta,
faccia di noi un tempio dello Spirito
risplendente della tua santità.
Giorno dopo giorno, santifichi la Sposa di Cristo,
la Chiesa della quale le nostre chiese sono l’immagine,
fino al giorno in cui essa entrerà nella gloria del cielo,
esultante per averti dato tanti figli.
Per questo, uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo a una sola voce la tua gloria:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 12 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

Papa Giovanni Paolo II e Rav Elio Toaff

Papa Giovanni Paolo II e Rav Elio Toaff dans immagini judaism_2

http://www.scarboromissions.ca/Scarboro_missions_magazine/Issues/1994/February/judaism.php

Publié dans:immagini |on 11 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

Visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma – Discorso di Rav Elio Toaff

quello propongo in questo secondo post deriva da un incontro che ho fatto questa mattina, ho incontrato, seduto ad un Bar al centro di Roma l’ex « grande » Rabbino capo di Roma: Elio Toaff, l’avevo incontrato anche se lui non si può ricordare di me, alcuni amici ( che ora ho perduto di vista) ebrei mi hanno parlato di lui di quanto ha aiutato la comunità ebraica nel difficile periodo dopo la guerra ed in seguito, è una persona molto dolce e saggia, posto il suo discorso al Papa Giovanni Paolo II, anche Papa Benedetto si è ricordato di lui, come ha sempre parlato con rispetto ed affetto della fede e del popolo di Israele; 

discorso dei Papa Giovanni Paolo II 

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1986/april/documents/hf_jp-ii_spe_19860413_sinagoga-roma_it.html

 discorso di Rav Elio Toaff

http://www.sidic.org/it/docOnLineView.asp?class=Doc00431

Visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma –  

Discorso del Prof. Elio Toaff, Rabbino Capo della comunità ebraica di Roma 

Toaff, Elio 

Italia, Roma, 1986/04/13 

Santità,  come Rabbino Capo di questa Comunità, la cui storia si conta ormai in millenni, desidero esprimerLe la viva soddisfazione per il gesto da Lei voluto e da Lei oggi compiuto di venire per la prima volta nella storia della Chiesa in visita ad una Sinagoga, gesto destinato a passare alla storia. Esso si ricollega all’insegnamento illuminato del suo illustre predecessore Giovanni XXIII, il primo Papa che in una mattina di sabato si fermò a benedire gli ebrei di Roma che uscivano da questo Tempio dopo la preghiera, e si inserisce della scia del Concilio Vaticano II che, con la Declaratio « Nostra Aetate… », ha prodotto, nei rapporti della Chiesa con l’Ebraismo quella rivoluzione che ha reso possibile la Sua odierna visita.

Ci troviamo dunque di fronte ad una vera e propria svolta della politica della Chiesa, che guarda ormai verso gli ebrei con sentimenti di stima e di apprezzamento, abbandonando quell’insegnamento del disprezzo la cui inamissibilità Jules Isaac – sia qui ricordato in benedizione – richiamò a Papa Giovanni.

Il mio pensiero – nel momento storico che stiamo vivendo – si rivolge con ammirazione, con riconoscenza e con rimpianto all’infinito numero di martiri ebrei che serenamente affrontarono la morte per la santificazione del Nome di Dio. Ad essi va il merito se la nostra fede non ha mai vacillato e se la fedeltà al Signore ed alla Sua Legge non è mai venuta meno nel lungo volgere dei secoli. Per il loro merito il popolo ebraico vive ancora, unico fra tutti i popoli dell’antichità.

Non possiamo dunque dimenticare il passato, ma vogliamo oggi iniziare con fiducia e con speranza questo nuovo periodo storico che si annuncia fecondo di opere comuni svolte finalmente su un piano di parità, di uguaglianza e di stima reciproca nell’interesse di tutta l’umanità.

Ci proponiamo di diffondere l’idea del monoteismo spirituale e morale d’Israele per raccogliere gli uomini e l’universo nell’amore, nella potenza e nella giustizia di Dio,che è il Dio di tutti, e di portare la luce alla mente e al cuore della gente per far fiorire nel mondo l’ordine, la morale, il bene, l’armonia e la pace.

Nello stesso tempo riaffermiamo la universale paternità di Dio su tutti gli uomini, ispirandoci ai profeti che l’hanno insegnata quale amor filiale che congiunge tutti gli esseri viventi al seno materno dell’infinito, come alla loro matrice naturale. E’ quindi l’uomo che deve essere preso in considerazione. L’uomo che è stato creato da Dio a Sua immagine e somiglianza nell’intento di conferirgli una dignità ed una nobiltà che può mantenere solo se vorrà seguire l’insegnamento del Padre. Nel Deuteronomio è scritto: « Voi siete figli del Signore vostro Dio » per indicare il rapporto che deve legare gli uomini al loro Creatore, un rapporto da padre a figlio, di amore e di benevola indulgenza, ma anche un rapporto di fratellanza che deve regnare fra tutti gli esseri umani. Se esso esistesse veramente non dovremmo oggi lottare contro quel terrorismo e quelle violenze aberranti, che mietono tante vittime innocenti, uomini, donne, vecchi e bambini, come è accaduto anche di recente davanti a questo Tempio. 


Il nostro compito comune nella società dovrebbe essere dunque quello di cercare di insegnare ai 

nostri simili il dovere del rispetto dell’uomo per l’uomo, dimostrando l’iniquità di quei mali che affliggono il mondo come il terrorismo, che è l’esaltazione della violenza cieca e inumana e che colpisce gente indifesa, tra cui ebrei di ogni paese solo perchè sono ebrei; come l’antisemitiamo ed il razzismo, che vanamente credevamo per sempre debellati dopo l’ultimo conflitto.


La condanna che il Concilio ha pronunciato contro qualunque forma di antisemitismo dovrebbe essere rigidamente applicata, come pure la condanna di ogni violenza, per evitare che l’intera umanità affoghi nella corruzione, nell’immoralità, nell’ingiustizia.

L’invito che si legge nel Levitico, dove il Signore afferma: « Io sono il Signore vostro Dio; santificatevi, siate santi, perchè Io sono il Signore vostro Dio; santificatevi, siate santi. perchè Io sono Santo » vuol essere una esortazione ad imitare nelle nostra vita la Santità del Signore.

Così l’immagine di Dio in potenza nell’uomo fino dalla sua prima creazione, diventa immagine di Dio in atto. I1 « Kedoshim Tiiyù » è l’imitazione da parte degli uomini di quelle che sono chiamate le « Vie del Signore ».

In tale modo essi, cercando di sottomettere allo spirito tutte le loro azioni, fanno prevalere lo spirito sulla materia.

Il premio per una condotta siffatta è grande e già il Signore lo disse ad Abramo facendolo uscire a guardare il cielo in una notte stellata: « Io sono il Signore che ti fece uscire da Ur Casdim per darti il possesso di queste terra ». Il possesso della terra promessa si ottiene come premio per aver seguito le vie del Signore e le fine dei giorni verrà quando il popolo vi sarà tornato.

Questo ritorno si sta verificando: gli scampati dai campi di sterminio nazisti hanno trovato in terra d’Israele un rifugio ed una nuova vita nella libertà e nella dignità riconquistata. Per questo il loro ritorno è stato chiamato dal nostri Maestri « l’inizio dell’avvento della redenzione finale », « Reshit tzemihat geulatenu ».

Il ritorno del popolo ebraico alle sua terra deve essere riconosciuto come un bene e una conquista irrinunciabili per il mondo, perchè esso prelude – secondo l’insegnamento dei profeti – a quell’epoca di fratellanza universale a cui tutti aspiriamo ed a quella pace redentrice che trova nella Bibbia la sua sicura promessa. Il riconoscimento ad Israele di tale insostituibile funzione nel piano della redenzione: finale che Dio ci ha promesso non può essere negato.

Potremo così lottare insieme per affermare il diritto dell’uomo alla libertà, una libertà completa che trova il proprio invalicabile confine solo quando prevarica o limita la libertà altrui. L’uomo nasce ed è per sua natura libero, quindi tutti gli uomini, a qualunque popolo appartengano, debbono essere ugualmente liberi perchè tutti hanno la stessa dignità e sono partecipi di medesimi diritti. Non esistono uomini che possano considerarsi superiori ed altri inferiori perchè in tutti vi è quella scintilla divina che li rende uguali.

Eppure ai nostri giorni, ci sono ancora paesi nel mondo dove la limitazione della libertà, la discriminazione e l’emarginazione sono praticati senza alcun ritegno. Mi riferisco in particolare ai negri in Sud Africa, e per quanto riguarda la libertà di religione agli ebrei ed ai cattolici nell’Unione Sovietica. Nostro compito comune dovrebbe essere quello di procla¬mare che da quella libertà fondamentale dell’uomo, scaturiscono diritti umani irrinunciabili: come il diritto alla vita, alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione.

Il diritto alla vita deve essere inteso non solo come diritto di esistere, bensì quello di vedere garantita la propria vita, fin dal suo nascere, assicurata la propria esistenza contro ogni minaccia, contro ogni violenza; significa garanzia dei mezzi di sussistenza attraverso una più equa distribuzione della ricchezza affinché nel mondo non ci sia più chi muore per fame. Significa il diritto di ognuno di veder salvaguardato il proprio onore, il proprio buon nome contro la calunnia e il pregiudizio anche di carattere religioso, la condanna di ogni attentato all’amor proprio, considerato dall’ebraismo pari allo spargimento di sangue. Significa combattere la menzogna per le conseguenze disastrose che può recare nella società, e così pure l’odio, che suscita la violenza ed è considerato dall’Ebraismo come odio verso il Signore, di cui l’uomo è l’immagine.

La libertà di pensiero comprende anche la libertà di coscienza e quella religiosa. Dovremo lottare con tutte le nostre forze per impedire che un uomo possa essere oggi ancora perseguitato o condannato per le idee che professa o per le sue convinzioni religiose.

Il concetto di libertà – come si vede – è composito e se una delle componenti viene soppressa, è inevitabile che prima o poi sia la libertà nel suo complesso ad andare perduta, perchè è una unità che ha un valore assoluto e indivisibile. E’ un ideale in sè e per sè, uno degli oggetti di quel regime di giustizia universale predicato nella Bibbia per il quale gli uomini e i popoli hanno l’inalienabile diritto di essere padroni di sè stessi.

Santità, in questo momento così importante nella storia dei rapporti fra le nostre due religioni, mentre il cuore si apre alla speranza che alle sciagure del passato si sostituisca un fruttuoso dialogo che, pur nel rispetto delle esistenti diversità, dia a noi la possibilità di un’azione concorde, di una cooperazione sincera e onesta per il raggiungimento di quei fini universali che sono nelle nostre comuni radici, mi consenta di concludere queste mie riflessioni con le parole del Profeta Isaia: « Io gioisco nel Signore, giubilo nel mio Dio che mi ha rivestito degli abiti della salvezza, ai ha avvolto nel santo della giustizia, come uno sposo che cinge la corona, come una sposa adorna dei suoi monili. Come la terra produce la sua vegetazione e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Iddio farà germogliare la giustizia e sarà oggetto di riconoscenza da parte di tutte le genti ».

Elio Toaff 

Publié dans:ebraismo, Papi |on 11 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

L’esperienza di Dio nell’arte benedettina

dal sito:

http://www.zenit.org/article-13085?l=italian 

L’esperienza di Dio nell’arte benedettina

Intervista al professore e frate Eduardo López-Tello García

Di Miriam Díez i Bosch 


ROMA, mercoledì, 9 gennaio 2008 (ZENIT.org).- I benedettini hanno plasmato la storia dell’Europa, dando un contributo incisivo alla cultura, come dimostra un libro sulla loro eredità artistica.

Il professore e benedettino Eduardo López-Tello García è uno dei coeditori di un voluminoso libro su Benedetto e l’arte, pubblicato in tedesco e in italiano, e presentato a Roma presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo.

Secondo questo benedettino spagnolo del monastero tedesco di Sankt Ottilien, i benedettini hanno visto nell’arte una maniera per avvicinarsi a Dio.

Il libro curato insieme al professor Cassanelli si intitola “Benedetto. L’eredità artistica” (ed. Jaca Book, Milano 2007).

I benedettini hanno cercato Dio attraverso l’arte. Si tratta di un’eredità diretta di San Benedetto da Norcia?

López-Tello: San Benedetto non ha fondato un ordine, ma ha lasciato un’eredità spirituale che ha impregnato tutta la cultura occidentale europea.

I monaci benedettini hanno cercato Dio e hanno espresso questa ricerca anche attraverso l’arte. A testimoniarlo sono le innumerevoli produzioni artistiche di ogni tipo che si conservano nelle abbazie, nei musei e nelle biblioteche europee legate direttamente o indirettamente all’esperienza benedettina di Dio.

Questo libro non vuole essere una storia esaustiva dell’arte benedettina, ma raccoglie nelle sue pagine quell’esperienza di Dio che i monaci hanno vissuto nel corso dei secoli.

Il libro ha unito benedettini e non benedettini grazie all’arte. È questa la principale novità di questa pubblicazione?

López-Tello: La grande novità sta nel fatto che si tratta di una pubblicazione che, per la prima volta, cerca di riflettere, in tutta la sua complessità, sul fenomeno artistico nell’arco della storia benedettina e in tutto l’ambito geografico benedettino, sia in Europa che in America.

Inoltre, costituisce una novità il fatto di essere un luogo di incontro fra il mondo intellettuale benedettino e professori non benedettini.

Sono in totale undici i monaci che hanno dato il loro apporto di conoscenza e di esperienza di Dio, mentre sono venti gli esperti esterni all’ambito benedettino che hanno offerto la loro visione dell’arte.

È un libro dai molteplici contributi, in cui le diverse voci trovano risonanza, formando così un riflesso adeguato di quello che sono 1500 anni di storia artistica, e instaurando indirettamente un dialogo tra Chiesa e società, in linea con il Concilio Vaticano II.

Perché i benedettini hanno avuto questa influenza così forte nell’architettura, nell’arte e nella cultura europea?

López-Tello: I benedettini, nati durante il tramonto della cultura romana (VI secolo), accolsero l’eredità spirituale di questo mondo che soccombeva e seppero conservarla e ricrearla per fare di essa un veicolo di espressione di come l’uomo può parlare del Dio infinito attraverso una varietà e pluralità sempre limitata di linguaggi artistici.

I monaci ebbero un ruolo fondamentale nell’evangelizzazione dell’Europa (per questo San Benedetto è il patrono principale dell’intero continente) e la loro presenza diede la possibilità a numerose aree del vecchio mondo di usare le arti figurative in modo creativo, per trasmettere il Vangelo.

In questo libro si troveranno numerosi esempi di come i monaci hanno trasmesso la loro ricerca di Dio nei diversi linguaggi, dal VI secolo al XX secolo.

È facile associare i benedettini con le abbazie medievali, ma non con l’arte moderna. Si tratta di un pregiudizio?

López-Tello: Questa possibilità espressiva non si limita al Medioevo, come molti possono credere, ma, superando il Barocco e gli storicismi del XIX secolo, usa le possibilità espressive dell’architettura, della pittura, della scultura o persino della fotografia, del XX secolo. È un riflesso di come l’uomo di ogni tempo riesca a parlare di Dio attraverso il linguaggio dell’arte. 

Publié dans:Approfondimenti, ZENITH |on 11 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

oggi vorrei scrivervi di me e con quale spirito e sentimenti faccio questo Blog,

oggi vorrei scrivervi di me e con quale spirito e sentimenti faccio questo Blog, che cosa propongo da leggere e perché; 

questi ultimi mesi non sono stata bene, anzi sono stata male, ma ho continuato a postare dei testi che mi sembravano belli, ma io ho scritto poco perché facevo fatica; 

non vorrei che questo Blog, questi Blog: italiano e francese – li realizzo con lo stesso criterio – diventino una sorta di calderone, di contenitore di temi interessanti, ma non legati tra di loro; 

vorrei ripresentarvi il Blog come l’ho concepito e desiderato, sempre tutti e due, perchè hanno una stessa origine; 

il punto focale ed originario di questi piccoli lavori è Dio, è Papa Benedetto, come scrisse una volta Don George Genswein, il segretario del Papa: « quello che Lui porta nel cuore »; 

ossia questi Blog hanno origine e tema dal Papa, quello che Lui è, il suo alto ministero e quello che porta nel cuore; 

non desidero che questi Blog facciano parte dei grandi siti cattolici, né mai l’avrei voluto, desidero che rimangano come volevo che fossero: una piccola cosa mia, un regalo per il Papa, ma, soprattutto, per coloro ai quali fà piacere seguirlo o, almeno seguire, i suoi pensieri, da me, certo, riproposti come li percepisco da Lui, come la mia fede li elabora, come la commozione di qualche giorno si ferma su qualche tema particolare; 

un piccolo dono di cose buone, di « speranze » (plurale) come vorrei che fossero i miei post: « speranze » tratta dalla ricchezza della conoscenza, della saggezza, della preghiera, della « Spes » speranza del Papa; 

io vorrei, come ho fatto fino ad ora, rimanere nell’ombra, tuttavia, nello stesso tempo, magari con poche righe, dire il motivo per il quale propongo un testo, per esempio se, come sta facendo, parla di Sant’Agostino ed io posto uno scritto del Santo il collegamento è ovvio, meno ovvio, ma collegato, sarebbe se io metto per esempio…qualcosa sulla storia dei Padri della Chiesa per poi proseguire, con il mio pensiero, ai luoghi dove il santo è vissuto – ossia questo non credo di averlo messo, cioè i luoghi dove è nato, vissuto, morto, ma forse lo faccio, visto che l’ho proposto come esempio; 

spero – ed è sempre stato il mio obiettivo – che queste mia piccole cose (i Blog) possano portare un poco di speranza, di serenità, di pensieri lieti, un « frammento » di Dio; 

Publié dans:con voi |on 11 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

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http://www.geocities.com/TheTropics/Island/6801/mark/marks1.html

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 11 janvier, 2008 |Pas de commentaires »

« Lo voglio, sii risanato »

dal sito: 

http://levangileauquotidien.org/

Sant’Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Inno sul Paradiso, IV, 3-5 ; SC 137, 64-65

« Lo voglio, sii risanato »

Dio, nel popolo ebreo, ne diede la figura:
chiunque nell’ accampamento era colpito dalla lebbra
veniva isolato e bandito dalla comunità.
Se invece, guarito dalla sua lebbra, aveva trovato grazia,
allora con l’issòpo, con il sangue e l’acqua purificata dal sacerdote,
tornava a casa sua, reintegrando la sua eredità.

Adamo era mondo nel giardino splendido,
ma è stato colpito dalla lebbra al soffio del serpente.
Il Giardino puro lo respinse, lo cacciò fuori dal suo seno,
ma il Sommo Sacerdote allora (Eb 9,11), dal cielo
vedendolo rigettato fuori, si degnò di scendere da lui,
lo purificò con l’issòpo (cfr Gv 19,29), e lo fece rientrare nel Paradiso.

Adamo nudo era bello: ma la donna, diligente
Si affaticò a tessere per lui un abito macchiato.
Il giardino, vedendolo, e trovandolo orrendo, lo respinse fuori.
Ma per lui fu fatta da Maria una tunica nuova.
Vestito con tale tenuta e secondo la promessa, il Ladrone risplendette:
E il Giardino, riconoscendo Adamo nella sua immagine, lo abbracciò (Lc 23,42).

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 11 janvier, 2008 |Pas de commentaires »
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