di Gianfranco Ravasi: Maddalena: gli equivoci da sfatare

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Maddalena: gli equivoci da sfatare

di mons. Gianfranco Ravasi

 

 Mons.Ravasi, oltre a mostrare le “Marie” neotestamentarie che concorrono a formare la figura così cara alla tradizione cristiana della Maddalena – lettura unitaria che grande significato ha avuto per una lettura nello Spirito Santo della testimonianza di Maria di Magdala – accenna ai passi dell’apocrifo Vangelo di Filippo che, mal compresi, hanno dato origine alla leggenda dell’innamorata di Gesù.
Per una corretta impostazione del problema è utile sottolineare, per i profani dell’argomento, che il Vangelo di Filippo – testo successivo di almeno 200 anni ai vangeli canonici, rinvenuto a Nag Hammadi nel 1945, ma già noto in alcuni suoi frammenti fin dall’antichità – è, come altri vangeli gnostici di area siro-egiziana, un vangelo che deprezza, a differenza della tradizione della Chiesa cattolica, la corporeità e, conseguentemente, il matrimonio. Proprio il modo nel quale viene riletta la figura della Maddalena ne è convincente esemplificazione.
Maria di Magdala è citata due volte nei brevi detti che compongono il vangelo di Filippo. Una prima volta per affermare che Maria la madre di Gesù, Maria la sorella di lei (sic!) e Maria di Magdala sono solo manifestazioni apparenti dell’unica Maria spirituale. Così dice, infatti, il versetto 32: “Tre donne camminavano sempre con il Signore: Maria sua madre, Maria la sorella di lei e la Maddalena, la quale è detta sua compagna. Maria, in realtà, è sorella, madre e coniuge di lui”.
Nella seconda ricorrenza nel vangelo apocrifo di Filippo – il versetto 55, citato anche da mons.Ravasi nell’articolo che segue – si dice estesamente: “La Sofia detta sterile è la madre degli angeli (N.d.R. cioè dei pianeti e delle costellazioni); la compagna di Cristo è la Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte sulla bocca. Le altre donne, vedendo il suo amore per Maria, gli dissero: Perché ami lei più di noi tutte? Il Salvatore rispose loro: Come mai io non amo voi come lei?”
Due entità femminili sono paragonate in questo versetto: da un lato la Sofia demiurgica, cioè la sapienza decaduta che è detta sterile in quanto creatrice del mondo materiale, che è una specie di aborto, e, dall’altro, la Sofia celeste, la sapienza eterna che è all’origine del mondo spirituale ed è la sposa dell’anima del Cristo. La corporeità del Cristo e della Maddalena è pura apparenza dalla quale è necessario liberarsi, per attingere i puri principi, secondo la lettura gnostica presentata dall’intero vangelo. E’ paradossale come, per una incomprensione del carattere gnostico del vangelo di Filippo, avverso alla materia ed alla femminilità, proprio questi versetti saranno, invece, all’origine del formarsi della leggenda del legame carnale del Cristo e della Maddalena.
Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione di questo testo se la sua messa a disposizione sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. 

L’Areopago 



È una storia strana quella di Maria, la discepola di Gesù originaria di Magdala, un villaggio di pescatori sul lago di Tiberiade, centro commerciale ittico denominato in greco Tarichea, cioè “pesce salato”.
La sua figura fu, infatti, sottoposta a una serie di equivoci. Noi vorremmo partire proprio da quell’alba primaverile evocata da un brano del Vangelo di Giovanni che la liturgia di Pasqua ci propone, sia pure parzialmente (20,1-18). Maria è davanti al sepolcro ove poche ore prima era stato deposto il corpo esanime di Gesù. Paradossale è l’equivoco in cui cade la donna che scambia quel Gesù, ritornato a nuova vita e presente davanti a lei, col custode dell’area cimiteriale.

Come è potuto accadere questo inganno? La risposta è nella natura stessa dell’evento pasquale che incide nella storia, ma è al tempo stesso un atto soprannaturale, misterioso, trascendente.
Per “riconoscere” il Risorto non bastano gli occhi del volto e neppure aver camminato con lui e ascoltato i suoi discorsi sulle piazze palestinesi o cenato con lui.

È necessario uno sguardo profondo, un canale di conoscenza superiore. Infatti Maria “riconosce” Gesù quando la chiama per nome e gli occhi della sua anima si aprono ed esclama: «in ebraico Rabbuni, che significa: Maestro!» (20,16) e, così, riceve la missione di essere testimone della risurrezione: «Va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro. Maria di Magdala, allora, andò subito ad annunziare ai discepoli: Ho visto il Signore!, e anche ciò che le aveva detto» (20,17-18).

Maria di Magdala era entrata in scena nei Vangeli per la prima volta come una delle donne che assistevano Gesù e i suoi discepoli coi loro beni. In quell’occasione si era aggiunta una precisazione piuttosto forte: «da lei erano usciti sette demoni» (Luca 8,1-3).
Proprio su quest’ultima notizia si è consumato un altro equivoco.

Di per sé, l’espressione poteva indicare un gravissimo (il sette è il numero della pienezza) male fisico o morale che aveva colpito la donna e da cui Gesù l’aveva liberata. Ma la tradizione, ripetuta mille volte nella storia dell’arte e perdurante fino ai nostri giorni, ha fatto di Maria una prostituta e questo solo perché nella pagina evangelica precedente — il capitolo 7,36-50 di Luca — si narra la storia della conversione di un’anonima «peccatrice nota in quella (innominata) città», colei che aveva cosparso di olio profumato i piedi di Gesù, ospite in casa di un notabile fariseo, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli.

Ora, questo stesso gesto verrà ripetuto nei confronti di Gesù da un’altra Maria, la sorella di Marta e Lazzaro (Giovanni 12,1-8). E, così, si consumerà un ulteriore equivoco per Maria di Magdala, confusa da alcune tradizioni popolari con Maria di Betania, dopo essere stata confusa con la prostituta di Galilea.
Ma non era ancora finita la deformazione del volto di questa donna.
Alcuni testi apocrifi cristiani composti in Egitto attorno al III secolo identificano Maria di Magdala persino con Maria, la madre di Gesù! E lentamente la sua trasformazione è tale che essa diventa un simbolo, ossia un’immagine della sapienza divina che esce dalla bocca di Cristo.

È per questo — e non per maliziose allusioni a cui saremmo tentati di credere a una lettura superficiale — che il Vangelo apocrifo di Filippo dice che Gesù «amava Maria più di tutti i discepoli e la baciava sulla bocca».
Nella Bibbia, infatti, si dice che «la Sapienza esce dalla bocca dell’Altissimo» (Siracide 24,3).

Strano destino quello di Maria di Magdala, abbassata a prostituta ed elevata a Sapienza divina! Per fortuna l’unico che la chiamò per nome e la riconobbe fu proprio Gesù, il suo Maestro, il Rabbunì, in quel mattino di Pasqua. 



Per altri articoli e studi di S.E.mons.Gianfranco Ravasi o sulla Bibbia presenti su questo sito, vedi la pagina Sacra Scrittura (Antico e Nuovo Testamento) nella sezione Percorsi tematici 

 

Publié dans : CAR. GIANFRANCO RAVASI |le 29 janvier, 2008 |Pas de Commentaires »

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