Archive pour décembre, 2007

1 gennaio: Maria Santissima Madre di Dio

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Martedì 1 Gennaio 2008 : MESSA DELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS. MADRE DI DIO

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/

 

Martedì 1 Gennaio 2008 

 

MARIA SS. MADRE DI DIO 

 

Libro dei Numeri 6,22-27.

Il Signore aggiunse a Mosè:
« Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro:
Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò ».

Salmi 67(66),2-3.5.6.8.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza.
Esultino le genti e si rallegrino, perché giudichi i popoli con giustizia, governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti.
ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.

Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 4,4-7.

Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge,
per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!
Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,16-21.

Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.
Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.
 

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« Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna » (Gal 4,4)

dal sito: 

http://www.vangelodelgiorno.org/ 

San Proclo di Costantinopoli (circa 390-446), vescovo
Discorsi, 1 ; PG 65, 682 

« Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna » (Gal 4,4)  Che sussulti di gioia la natura e che esulti tutto il genere umano, anche le donne, infatti, sono elevate all’onore. Che l’umanità danzi in coro…: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20). Ci ha radunati qui la santa Madre di Dio, la Vergine Maria, tesoro purissimo della verginità, paradiso spirituale del secondo Adamo, luogo dell’unione delle nature, luogo di scambio in cui si è compiuta la nostra salvezza, stanza nuziale nella quale Cristo ha sposato la nostra carne. Essa è il roveto spirituale che il fuoco del parto di un Dio non ha consumato, la nuvoleta (1 Re 19,44) che ha portato colui che ha il suo trono sui cherubini, il vello purissimo, che ha ricevuto la rugiada celeste (Gdc 6,38)… Maria, serva e madre, vergine, cielo, ponte unico fra Dio e gli uomini, telaio dell’incarnazione sul quale la tunica dell’unione delle nature è stata mirabilmente tessuta: lo Spirito Santo ne è stato il tessitore.

Nella sua bontà, Dio non si è sdegnato di nascere da donna, anche se colui che sarebbe stato formato in lei era la vita stessa. Se però la madre non fosse rimasta vergine, non ci sarebbe stato in questo parto nulla di strano; semplicemente sarebbe nato un uomo. Ma poiché lei è rimasta vergine anche dopo il parto, come non potrebbe trattarsi di Dio e di un mistero inesprimibile? È nato in un modo ineffabile, senza macchia, colui che, dopo, entrerà senza ostacoli, a porte chiuse, e davanti al quale Tommaso esclamerà, contemplando l’unione delle sue due nature: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28).

Per amore nostro, colui che per natura è incapace di soffrire, si è esposto a numerose sofferenze. Cristo non è affatto divenuto Dio a poco a poco; assolutamente! Invece essendo Dio, la sua misericordia l’ha spinto a diventare uomo, come impariamo dalla  fede. Non predichiamo un uomo divenuto Dio, bensì proclamiamo Dio fatto carne. Ha scelto come madre la sua serva, colui che per natura non conosce madre e che si è incarnato nel tempo senza padre. 

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buona notte e buona fine dell’anno

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San Silvestro I Papa – dal 31/01/314 al 31/12/335

dal sito: 

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San Silvestro I Papa – dal 31/01/314 al 31/12/335

Etimologia: Silvestro = abitatore delle selve, uomo dei boschi, selvaggio, dal latino

Martirologio Romano: San Silvestro I, papa, che per molti anni resse con saggezza la Chiesa, nel tempo in cui l’imperatore Costantino costruì le venerande basiliche e il Concilio di Nicea acclamò Cristo Figlio di Dio. In questo giorno il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero di Priscilla.

Èil primo Papa di una Chiesa non più minacciata dalle terribili persecuzioni dei primi secoli. Nell’anno 313, infatti, gli imperatori Costantino e Licinio hanno dato piena libertà di culto ai cristiani, essendo Papa l’africano Milziade, che è morto l’anno dopo. Gli succede il prete romano Silvestro. A lui Costantino dona come residenza il palazzo del Laterano, affiancato più tardi dalla basilica di San Giovanni, e costruisce la prima basilica di San Pietro.
In pace con l’autorità civile, ma non tra di loro: così sono i cristiani del tempo. Il lungo pontificato di Silvestro (ben 21 anni) è infatti tribolato dalle controversie disciplinari e teologiche, e l’autorità ordinaria della Chiesa di Roma su tutte le altre Chiese, diffuse ormai intorno all’intero Mediterraneo, non è ancora compiutamente precisata.
Costantino, poi, interviene nelle controversie religiose (o i vescovi e i fedeli lo fanno intervenire) non tanto per « abbassare » Silvestro, ma piuttosto per dare tranquillità all’Impero. (Tanto più che lui non è cristiano, all’epoca; e infondata è la voce secondo cui l’avrebbe battezzato Silvestro).
Costantino indice nel 314 il Concilio occidentale di Arles, in Gallia, sulla questione donatista (i comportamenti dei cristiani durante le persecuzione di Diocleziano). E sempre lui, nel 325, indice il primo Concilio ecumenico a Nicea, dove si approva il Credo che contro le dottrine di Ario riafferma la divinità di Gesù Cristo («Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre»).
Papa Silvestro non ha alcun modo di intervenire nei dibattiti: gli vengono solo comunicate, con solennità e rispetto, le decisioni prese. E, insomma, ci appare sbiadito, non per colpa sua (e nemmeno tutta di Costantino); è come schiacciato dagli avvenimenti. Ma pure deve aver colpito i suoi contemporanei, meglio informati di noi: tant’è che, appena morto, viene subito onorato pubblicamente come « Confessore ».Anzi, è tra i primi a ricevere questo titolo, attribuito dal IV secolo in poi a chi, pur senza martirio, ha trascorso una vita sacrificata a Cristo.
Silvestro è un Papa anche sfortunato con la storia, e senza sua colpa: per alcuni secoli, infatti, è stato creduto autentico un documento, detto « donazione costantiniana », con cui l’imperatore donava a Silvestro e ai suoi successori la città di Roma e alcune province italiane; un documento già dubbio nel X secolo e riconosciuto del tutto falso nel XV.
Un anno dopo la sua morte, a papa Silvestro era già dedicata una festa al 31 dicembre; mentre in Oriente lo si ricorda il 2 gennaio.


Autore: Domenico Agasso

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« E il Verbo si fece carne »

du site:

http://levangileauquotidien.org/

John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
PPS, t. 2, n° 3

« E il Verbo si fece carne »

Il Verbo era, fin dal principio, il Figlio Unigenito dal Padre. Prima che i mondi fossero creati, prima anche che fosse il tempo, egli era, nel seno del Padre eterno, Dio da Dio e Luce da Luce, supremamente benedetto nella conoscenza che aveva del Padre e nella conoscenza che il Padre aveva di lui, ricevendo da lui ogni perfezione divina, essendo sempre una cosa sola con colui che lo aveva generato. Come sta scritto all’inizio del Vangelo: « In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio »…

In verità egli avrebbe potuto, dopo la caduta dell’uomo, dimorare nella gloria che aveva insieme con il Padre. Ma questo amore insondable che aveva mostrato all’origine della nostra creazione, insoddisfatto al vedere la sua opera corrotta, lo ha fatto scendere dal seno di suo Padre per compiere la sua volontà e riparare il male causato dal peccato. Con un’indulgenza mirabile, è venuto, non più rivestito di potenza bensì di debolezza, in veste di servo, sotto l’apparenza dell’uomo decaduto nell’intento di risollevare il suo disegno. Perciò si è umiliato, sopportando tutte le infermità della nostra natura facendosi simile alla nostra carne peccatrice, simile al peccatore a eccezione del peccato, puro da ogni colpa ma sottomesso ad ogni tentazione, e alla fine « obbediente fino alla morte e alla morte di croce » (Fil 2,8).

Così il Figlio di Dio è divenuto Figlio dell’uomo – mortale, ma non peccatore; erede delle nostre infermità, non della nostra colpa; germoglio dell’antica stirpe, ma « principe della nuova creazione di Dio » (Ap 3,14). Maria, sua madre,… ha dato una natura creata a colui che era il suo Creatore. È venuto infatti in questo mondo, non sulle nubi nel cielo, bensì nascendo quaggiù, nascendo da donna; lui, figlio di Maria, e lei, madre di Dio… Egli era veramente Dio e uomo, pur essendo una sola persona…, un solo Cristo.

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buon anno 2008, auguri di pace e di serenità a tutti

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Te Deum – Italiano-latino

dal mio libro della Liturgia delle ore, per il ringraziamento a Dio al Vespro di domani 31 dicembre 2008:

 

 

TE DEUM

 

 

Noi ti lodiamo, Dio * 

ti proclamiamo  Signore. 

O eterno Padre, * 

tutta la terra ti adora. 

  

A te cantano gli angeli * 

e tutte le potenze dei cieli: 

Santo, Santo, Santo * 

il Signore Dio dell’universo. 

  

I cieli e la terra * 

sono pieni della tua gloria. 

Ti acclama il coro degli apostoli * 

e la candida schiera dei martiri; 

  

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; * 

la santa Chiesa proclama la tua gloria, 

adora il tuo unico figlio, * 

e lo Spirito Santo Paraclito. 

  

O Cristo, re della gloria, * 

eterno Figlio del Padre, 

tu nascesti dalla Vergine Madre * 

per la salvezza dell’uomo. 

  

Vincitore della morte, * 

hai aperto ai credenti il regno dei cieli. 

Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * 

Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi. 

  

Soccorri i tuoi figli, Signore, * 

che hai redento col tuo sangue prezioso. 

Accoglici nella tua gloria * 

nell’assemblea dei santi. 

  

Salva il tuo popolo, Signore, * 

guida e proteggi i tuoi figli. 

Ogni giorno ti benediciamo, * 

lodiamo il tuo nome per sempre. 

  

Degnati oggi, Signore, * 

di custodirci senza peccato. 

Sia sempre con noi la tua misericordia: * 

in te abbiamo sperato. 

  

Pietà di noi, Signore, * 

pietà di noi. 

Tu sei la nostra speranza, * 

non saremo confusi in eterno. 

TE  DEUM  

Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur. 

Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur. 

Tibi omnes ángeli, * 

tibi cæli et univérsæ potestátes: 

tibi chérubim et séraphim * 

incessábili voce proclamant:
 
 

Sanctus, * Sanctus, * Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.
 

Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
 

te prophetárum * laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.
Te per orbem terrárum *
 

sancta confitétur Ecclésia,
Patrem * imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum * et únicum Fílium;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.
 

  

Tu rex glóriæ, * Christe. 

Tu Patris * sempitérnus es Filius. 

Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Virginis úterum.
 

Tu, devícto mortis acúleo, * 

aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.
Iudex créderis * esse ventúrus.
 

Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti.
 

ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári. 

  

Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ.
 

Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum.
Per síngulos dies * benedícimus te;
 

et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.
 

Dignáre, Dómine, die isto * 

sine peccáto nos custodíre. 

Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
 

quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: * 
non confúndar in ætérnum. 

 

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buona notte

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« Alzati… perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino »

Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Omelia n° 2, per la veglia dell’Epifania

« Alzati… perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino »

Mentre Giuseppe era in esilio con il bambino e la madre, apprese dall’angelo, in sogno, che Erode era morto; tuttavia, sentito dire che Archelào, il figlio di lui, regnava nel paese, continuò a temere grandemente che il bambino fosse ucciso. Erode, che perseguitava il bambino e voleva ucciderlo, è il mondo che, senz’alcun dubbio, uccide il bambino, il mondo che dobbiamo necessariamente sfuggire se vogliamo salvare il bambino. Ma una volta che abbiamo sfuggito il mondo esteriormente…, Archelào si alza e regna: c’è ancora tutto un mondo dentro di te, un mondo sul quale non trionferai se non con molto esercizio e il soccorso di Dio.

Ci sono infatti tre nemici forti e accaniti da vincere in te, e a malapena si può trionfare su di essi. Sarai attaccato dalla superbia dello spirito, che fa sì che vuoi essere visto, stimato, ascoltato… Il secondo nemico è la tua carne che ti assale con l’impurità del corpo e dello spirito… Il terzo nemico ti attacca ispirandoti cattiveria, pensieri amari, sospetti, giudizi malevoli, odio e desideri di vendetta… Vuoi diventare sempre più caro a Dio? Devi rinunciare completamente a tali comportamenti, perché tutto ciò, è proprio Archelào, il cattivo. Teme e sta in agguato; in verità, egli vuole uccidere il bambino…

Giuseppe è stato avvertito dall’angelo e richiamato nel paese d’Israele; Israele significa « terra della visione »; Egitto vuol dire « tenebre »…Egli é nel sonno: è soltanto nel vero abbandono e nella vera passività che riceverai l’invito a uscire dall’Egitto, come è successo a Giuseppe… Puoi allora recarti in Galilea, che vuol dire « passaggio ». Lì, siamo al di sopra di ogni cosa, abbiamo attraversato tutto e abbiamo raggiunto Nàzaret, « la vera fioritura », il paese dove sbocciano i fiori della vita eterna. Lì siamo certi di trovare un vero assaggio della vita eterna; lì, vi è piena sicurezza, pace inesprimibile, gioia e riposo. Lì, giungono solo coloro che si abbandonano, coloro che si sottomettono a Dio finché non li abbia liberati e non cercano di liberarsi da soli con la violenza. Questi arrivano a questa pace, a questa fioritura, a Nàzaret e vi trovano ciò che farà la loro gioia eterna. Questa sia la nostra eredità, e in questo ci aiuti il nostro Dio degno di ogni amore!

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/

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