Archive pour novembre, 2007

Omelia del Papa nella Messa con i nuovi Cardinali per la consegna dell’anello

dal sito:

http://www.zenit.org/article-12656?l=italian 

 

Omelia del Papa nella Messa con i nuovi Cardinali per la consegna dell’anello

 CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 25 novembre 2007 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata da Benedetto XVI questa domenica, solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, nella Basilica vaticana presiedendo la concelebrazione eucaristica con i 23 nuovi Cardinali creati nel Concistoro di sabato, ai quali ha consegnato l’anello cardinalizio. 

* * * 

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!

Quest’anno la solennità di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, è arricchita dall’accoglienza nel Collegio Cardinalizio di 23 nuovi membri, che, secondo la tradizione, ho invitato quest’oggi a concelebrare con me l’Eucaristia. A ciascuno di essi rivolgo il mio saluto cordiale, estendendolo con fraterno affetto a tutti i Cardinali presenti. Sono lieto, poi, di salutare le Delegazioni convenute da diversi Paesi e il Corpo Diplomatico presso la Santa Sede; i numerosi Vescovi e sacerdoti, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli, specialmente quelli provenienti dalle Diocesi affidate alla guida pastorale di alcuni dei nuovi Cardinali.

La ricorrenza liturgica di Cristo Re offre alla nostra celebrazione uno sfondo quanto mai significativo, tratteggiato e illuminato dalle Letture bibliche. Ci troviamo come al cospetto di un imponente affresco con tre grandi scene: al centro, la Crocifissione, secondo il racconto dell’evangelista Luca; in un lato l’unzione regale di Davide da parte degli anziani d’Israele; nell’altro, l’inno cristologico con cui san Paolo introduce la Lettera ai Colossesi. Domina l’insieme la figura di Cristo, l’unico Signore, di fronte al quale siamo tutti fratelli. L’intera gerarchia della Chiesa, ogni carisma e ministero, tutto e tutti siamo al servizio della sua signoria.

Dobbiamo partire dall’avvenimento centrale: la Croce. Qui Cristo manifesta la sua singolare regalità. Sul Calvario si confrontano due atteggiamenti opposti. Alcuni personaggi ai piedi della croce, e anche uno dei due ladroni, si rivolgono con disprezzo al Crocifisso: Se tu sei il Cristo, il Re Messia – essi dicono –, salva te stesso scendendo dal patibolo. Gesù, invece, rivela la propria gloria rimanendo lì, sulla croce, come Agnello immolato. Con Lui si schiera inaspettatamente l’altro ladrone, che implicitamente confessa la regalità del giusto innocente ed implora: « Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno » (Lc 23,42). Commenta san Cirillo di Alessandria: « Lo vedi crocifisso e lo chiami re. Credi che colui che sopporta scherno e sofferenza giungerà alla gloria divina » (Commento a Luca, omelia 153). Secondo l’evangelista Giovanni la gloria divina è già presente, seppure nascosta dallo sfiguramento della croce. Ma anche nel linguaggio di Luca il futuro viene anticipato al presente quando Gesù promette al buon ladrone: « Oggi sarai con me nel paradiso » (Lc 23,43). Osserva sant’Ambrogio: « Costui pregava che il Signore si ricordasse di lui, quando fosse giunto nel suo Regno, ma il Signore gli rispose: In verità, in verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso. La vita è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo là c’è il Regno » (Esposizione del Vangelo secondo Luca, 10,121). L’accusa: « Questi è il re dei Giudei », scritta su una tavola inchiodata sopra il capo di Gesù, diventa così la proclamazione della verità. Nota ancora sant’Ambrogio: « Giustamente la scritta sta sopra la croce, perché sebbene il Signore Gesù fosse in croce, tuttavia splendeva dall’alto della croce con una maestà regale » (ivi, 10,113).

La scena della crocifissione, nei quattro Vangeli, costituisce il momento della verità, in cui si squarcia il « velo del tempio » e appare il Santo dei Santi. In Gesù crocifisso avviene la massima rivelazione di Dio possibile in questo mondo, perché Dio è amore, e la morte in croce di Gesù è il più grande atto d’amore di tutta la storia. Ebbene, sull’anello cardinalizio, che tra poco consegnerò ai nuovi membri del sacro Collegio, è raffigurata proprio la crocifissione. Questo, cari Fratelli neo-Cardinali, sarà sempre per voi un invito a ricordare di quale Re siete servitori, su quale trono Egli è stato innalzato e come è stato fedele fino alla fine per vincere il peccato e la morte con la forza della divina misericordia. La madre Chiesa, sposa di Cristo, vi dona questa insegna come memoria del suo Sposo, che l’ha amata e ha consegnato se stesso per lei (cfr Ef 5,25). Così, portando l’anello cardinalizio, voi siete costantemente richiamati a dare la vita per la Chiesa.

Se volgiamo lo sguardo alla scena dell’unzione regale di Davide, presentata dalla prima Lettura, ci colpisce un aspetto importante della regalità, cioè la sua dimensione « corporativa ». Gli anziani d’Israele vanno ad Ebron, stringono un patto di alleanza con Davide, dichiarando di considerarsi uniti a lui e di voler formare con lui una cosa sola. Se riferiamo questa figura a Cristo, mi sembra che questa stessa professione di alleanza si presti molto bene ad esser fatta propria da voi, cari Fratelli Cardinali. Anche voi, che formate il « senato » della Chiesa, potete dire a Gesù: « Noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne » (2 Sam 5,1). Apparteniamo a Te, e con Te vogliamo formare una cosa sola. Sei Tu il pastore del Popolo di Dio, Tu sei il capo della Chiesa (cfr 2 Sam 5,2). In questa solenne Celebrazione eucaristica vogliamo rinnovare il nostro patto con Te, la nostra amicizia, perché solo in questa relazione intima e profonda con Te, Gesù nostro Re e Signore, assumono senso e valore la dignità che ci è stata conferita e la responsabilità che essa comporta.

Ci resta ora da ammirare la terza parte del « trittico » che la Parola di Dio ci pone dinanzi: l’inno cristologico della Lettera ai Colossesi. Anzitutto, facciamo nostro il sentimento di gioia e di gratitudine da cui esso scaturisce, per il fatto che il regno di Cristo, la « sorte dei santi nella luce », non è qualcosa di solo intravisto da lontano, ma è realtà di cui siamo stati chiamati a far parte, nella quale siamo stati « trasferiti », grazie all’opera redentrice del Figlio di Dio (cfr Col 1,12-14). Quest’azione di grazie apre l’animo di san Paolo alla contemplazione di Cristo e del suo mistero nelle sue due dimensioni principali: la creazione di tutte le cose e la loro riconciliazione. Per il primo aspetto la signoria di Cristo consiste nel fatto che « tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui … e tutte in lui sussistono » (Col 1,16). La seconda dimensione s’incentra sul mistero pasquale: mediante la morte in croce del Figlio, Dio ha riconciliato a sé ogni creatura, ha fatto pace tra cielo e terra; risuscitandolo dai morti lo ha reso primizia della nuova creazione, « pienezza » di ogni realtà e « capo del corpo » mistico che è la Chiesa (cfr Col 1,18-20). Siamo nuovamente dinanzi alla croce, evento centrale del mistero di Cristo. Nella visione paolina la croce è inquadrata all’interno dell’intera economia della salvezza, dove la regalità di Gesù si dispiega in tutta la sua ampiezza cosmica.

Questo testo dell’Apostolo esprime una sintesi di verità e di fede così potente che non possiamo non restarne profondamente ammirati. La Chiesa è depositaria del mistero di Cristo: lo è in tutta umiltà e senza ombra di orgoglio o arroganza, perché si tratta del dono massimo che ha ricevuto senza alcun merito e che è chiamata ad offrire gratuitamente all’umanità di ogni epoca, come orizzonte di significato e di salvezza. Non è una filosofia, non è una gnosi, sebbene comprenda anche la sapienza e la conoscenza. È il mistero di Cristo; è Cristo stesso, Logos incarnato, morto e risorto, costituito Re dell’universo. Come non provare un empito di entusiasmo colmo di gratitudine per essere stati ammessi a contemplare lo splendore di questa rivelazione? Come non sentire al tempo stesso la gioia e la responsabilità di servire questo Re, di testimoniare con la vita e con la parola la sua signoria? Questo è, in modo particolare, il nostro compito, venerati Fratelli Cardinali: annunciare al mondo la verità di Cristo, speranza per ogni uomo e per l’intera famiglia umana. Sulla scia del Concilio Ecumenico Vaticano II, i miei venerati Predecessori, i Servi di Dio Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, sono stati autentici araldi della regalità di Cristo nel mondo contemporaneo. Ed è per me motivo di consolazione poter contare sempre su di voi, sia collegialmente che singolarmente, per portare a compimento anch’io tale compito fondamentale del ministero petrino.

Strettamente unito a questa missione è un aspetto che vorrei, in conclusione, toccare e affidare alla vostra preghiera: la pace tra tutti i discepoli di Cristo, come segno della pace che Gesù è venuto a instaurare nel mondo. Abbiamo ascoltato nell’inno cristologico la grande notizia: a Dio è piaciuto « rappacificare » l’universo mediante la croce di Cristo (cfr Col 1,20)! Ebbene, la Chiesa è quella porzione di umanità in cui si manifesta già la regalità di Cristo, che ha come manifestazione privilegiata la pace. È la nuova Gerusalemme, ancora imperfetta perché pellegrina nella storia, ma in grado di anticipare, in qualche modo, la Gerusalemme celeste. Qui possiamo, infine, riferirci al testo del Salmo responsoriale, il 121: appartiene ai cosiddetti « canti delle ascensioni » ed è l’inno di gioia dei pellegrini che, giunti alle porte della città santa, le rivolgono il saluto di pace: shalom! Secondo un’etimologia popolare Gerusalemme veniva interpretata proprio come « città della pace », quella pace che il Messia, figlio di Davide, avrebbe instaurato nella pienezza dei tempi. In Gerusalemme noi riconosciamo la figura della Chiesa, sacramento di Cristo e del suo Regno.

Cari Fratelli Cardinali, questo Salmo esprime bene l’ardente canto d’amore per la Chiesa che voi certamente portate nel cuore. Avete dedicato la vostra vita al servizio della Chiesa, ed ora siete chiamati ad assumere in essa un compito di più alta responsabilità. Trovino in voi piena adesione le parole del Salmo: « Domandate pace per Gerusalemme »! (v. 6). La preghiera per la pace e l’unità costituisca la vostra prima e principale missione, affinché la Chiesa sia « salda e compatta » (v. 3), segno e strumento di unità per tutto il genere umano (cfr Lumen gentium, 1). Pongo, anzi, tutti insieme poniamo questa vostra missione sotto la vigile protezione della Madre della Chiesa, Maria Santissima. A Lei, unita al Figlio sul Calvario e assunta come Regina alla sua destra nella gloria, affidiamo i nuovi Porporati, il Collegio Cardinalizio e l’intera Comunità cattolica, impegnata a seminare nei solchi della storia il Regno di Cristo, Signore della vita e Principe della pace. 

 

Publié dans:CONCISTORO, Papa Benedetto XVI |on 27 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

Omelia del Papa per la creazione di 23 nuovi Cardinali

dal sito:

http://www.zenit.org/article-12652?l=italian 

Omelia del Papa per la creazione di 23 nuovi Cardinali

 CITTA’ DEL VATICANO, sabato, 24 novembre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo dell’omelia pronunciata da Benedetto XVI in occasione del Concistoro Ordinario Pubblico svoltosi questo sabato nella Basilica di San Pietro per la creazione di 23 nuovi Cardinali. 

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

 In questa Basilica Vaticana, cuore del mondo cristiano, si rinnova quest’oggi un significativo e solenne evento ecclesiale: il Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 23 nuovi Cardinali, con l’imposizione della berretta e l’assegnazione del titolo. E’ un evento che suscita ogni volta un’emozione speciale, e non solo in coloro che con questi riti vengono ammessi a far parte del Collegio Cardinalizio, ma in tutta la Chiesa, lieta per questo eloquente segno di unità cattolica. La cerimonia stessa nella sua struttura pone in rilievo il valore del compito che i nuovi Cardinali sono chiamati a svolgere cooperando strettamente con il Successore di Pietro, e invita il popolo di Dio a pregare perché nel loro servizio questi nostri Fratelli rimangano sempre fedeli a Cristo sino al sacrificio della vita se necessario, e si lascino guidare unicamente dal suo Vangelo. Ci stringiamo pertanto con fede attorno a loro ed eleviamo innanzitutto al Signore il nostro orante ringraziamento. 

In questo clima di gioia e di intensa spiritualità porgo con affetto il mio saluto a ciascuno di voi, cari Fratelli, che da oggi siete membri del Collegio Cardinalizio, scelti per essere, secondo una antica istituzione, i più vicini consiglieri e collaboratori del Successore di Pietro nella guida della Chiesa. Saluto e ringrazio l’Arcivescovo Leonardo Sandri, che a vostro nome mi ha indirizzato cortesi e devote espressioni, sottolineando nel contempo il significato e l’importanza del momento ecclesiale che stiamo vivendo. Desidero, inoltre, rivolgere un doveroso pensiero al compianto Mons. Ignacy Jeæ, che il Dio di ogni grazia ha chiamato a sé appena prima della nomina, per offrirgli ben altra corona: quella della gloria eterna in Cristo. Il mio saluto cordiale va poi ai Signori Cardinali presenti e anche a quelli che non hanno potuto essere fisicamente con noi, ma sono a noi idealmente uniti. La celebrazione del Concistoro è sempre una provvidenziale occasione per offrire urbi et orbi, alla città di Roma e al mondo intero, la testimonianza di quella singolare unità che stringe i Cardinali attorno al Papa, Vescovo di Roma. In così solenne circostanza mi è caro altresì rivolgere un saluto rispettoso e deferente alle Rappresentanze governative e alle Personalità qui convenute da ogni parte del mondo, come pure ai familiari, agli amici, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e ai fedeli delle singole Chiese locali da cui provengono i neo-Porporati. Saluto, infine, tutti coloro che si sono qui raccolti per fare ad essi corona ed esprimere in festosa letizia la loro stima e il loro affetto. 

Con l’odierna celebrazione, voi, cari Fratelli, venite inseriti a pieno titolo nella veneranda Chiesa di Roma, di cui il Successore di Pietro è il Pastore. Nel Collegio dei Cardinali rivive così l’antico presbyterium del Vescovo di Roma, i cui componenti, mentre svolgevano funzioni pastorali e liturgiche nelle varie chiese, non gli facevano mancare la loro preziosa collaborazione per quanto riguardava l’adempimento dei compiti connessi con il suo universale ministero apostolico. I tempi sono mutati e la grande famiglia dei discepoli di Cristo è oggi disseminata in ogni continente sino agli angoli più remoti della terra, parla praticamente tutte le lingue del mondo e ad essa appartengono popoli di ogni cultura. La diversità dei membri del Collegio Cardinalizio, sia per provenienza geografica che culturale, pone in rilievo questa crescita provvidenziale ed evidenzia al tempo stesso le mutate esigenze pastorali a cui il Papa deve rispondere. L’universalità, la cattolicità della Chiesa ben si riflette pertanto nella composizione del Collegio dei Cardinali: moltissimi sono Pastori di comunità diocesane, altri sono al diretto servizio della Sede Apostolica, altri ancora hanno reso benemeriti servizi in specifici settori pastorali. 

Ognuno di voi, cari e venerati Fratelli neo-Cardinali, rappresenta dunque una porzione dell’articolato Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa diffusa dappertutto. So bene quanta fatica e sacrificio comporti oggi la cura delle anime, ma conosco la generosità che sostiene la vostra quotidiana attività apostolica. Per questo, nella circostanza che stiamo vivendo, mi è caro confermarvi il mio sincero apprezzamento per il servizio fedelmente prestato in tanti anni di lavoro nei diversi ambiti del ministero ecclesiale, servizio che ora, con l’elevazione alla porpora, siete chiamati a compiere con ancor più grande responsabilità, in strettissima comunione con il Vescovo di Roma. Penso ora con affetto alle comunità affidate alle vostre cure e, in maniera speciale, a quelle più provate dalla sofferenza, da sfide e difficoltà di vario genere. Tra queste, come non volgere lo sguardo con apprensione ed affetto, in questo momento di gioia, alle care comunità cristiane che si trovano in Iraq? Questi nostri fratelli e sorelle nella fede sperimentano nella propria carne le conseguenze drammatiche di un perdurante conflitto e vivono al presente in una quanto mai fragile e delicata situazione politica. Chiamando ad entrare nel Collegio dei Cardinali il Patriarca della Chiesa Caldea ho inteso esprimere in modo concreto la mia vicinanza spirituale e il mio affetto per quelle popolazioni. Vogliamo insieme, cari e venerati Fratelli, riaffermare la solidarietà della Chiesa intera verso i cristiani di quella amata terra e invitare ad invocare da Dio misericordioso, per tutti i popoli coinvolti, l’avvento dell’auspicata riconciliazione e della pace. 

Abbiamo ascoltato poco fa la Parola di Dio che ci aiuta a meglio comprendere il momento solenne che stiamo vivendo. Nel brano evangelico Gesù ha appena ricordato per la terza volta la sorte che lo attende a Gerusalemme, ma l’arrivismo dei discepoli prende il sopravvento sulla paura che per un attimo li aveva assaliti. Dopo la confessione di Pietro a Cesarea e la discussione lungo la strada su chi di loro fosse il più grande, l’ambizione spinge i figli di Zebedeo a rivendicare per se stessi i posti migliori nel regno messianico, alla fine dei tempi. Nella corsa ai privilegi, i due sanno bene quello che vogliono, così come gli altri dieci, nonostante la loro « virtuosa » indignazione. In realtà però non sanno quello che stanno chiedendo. E’ Gesù a farlo loro comprendere, parlando in termini ben diversi del « ministero » che li attende. Egli corregge la concezione grossolana del merito, che essi hanno, secondo la quale l’uomo può acquistare dei diritti nei confronti di Dio. 

L’evangelista Marco ci ricorda, cari e venerati Fratelli, che ogni vero discepolo di Cristo può aspirare ad una cosa sola: a condividere la sua passione, senza rivendicare alcuna ricompensa. Il cristiano è chiamato ad assumere la condizione di « servo » seguendo le orme di Gesù, spendendo cioè la sua vita per gli altri in modo gratuito e disinteressato. Non la ricerca del potere e del successo, ma l’umile dono di sé per il bene della Chiesa deve caratterizzare ogni nostro gesto ed ogni nostra parola. La vera grandezza cristiana, infatti, non consiste nel dominare, ma nel servire. Gesù ripete quest’oggi a ciascuno di noi che Egli «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Ecco l’ideale che deve orientare il vostro servizio. Cari Fratelli, entrando a far parte del Collegio dei Cardinali, il Signore vi chiede e vi affida il servizio dell’amore: amore per Dio, amore per la sua Chiesa, amore per i fratelli con una dedizione massima ed incondizionata, usque ad sanguinis effusionem, come recita la formula per l’imposizione della berretta e come mostra il colore rosso degli abiti che indossate. 

Siate apostoli di Dio che è Amore e testimoni della speranza evangelica: questo attende da voi il popolo cristiano. L’odierna cerimonia sottolinea la grande responsabilità che pesa al riguardo su ciascuno di voi, venerati e cari Fratelli, e che trova conferma nelle parole dell’apostolo Pietro che abbiamo poc’anzi ascoltato: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3,15). Una tale responsabilità non esime dai rischi ma, ricorda ancora san Pietro, «è meglio, se così vuole Dio, soffrire operando il bene piuttosto che fare il male» (1 Pt 3,17). Cristo vi domanda di confessare davanti agli uomini la sua verità, di abbracciare e condividere la sua causa; e di compiere tutto questo «con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza» (1 Pt 3,15-16), cioè con quell’umiltà interiore che è frutto della cooperazione con la grazia di Dio. 

Cari fratelli e sorelle, domani, in questa stessa Basilica, avrò la gioia di celebrare l’Eucaristia, nella solennità di Cristo Re dell’universo, insieme con i nuovi Cardinali, e ad essi consegnerò l’anello. Sarà un’occasione quanto mai importante ed opportuna per riaffermare la nostra unità in Cristo e per rinnovare la comune volontà di servirlo con totale generosità. Accompagnateli con la vostra preghiera, perché al dono ricevuto rispondano con dedizione piena e costante. A Maria, Regina degli Apostoli, ci rivolgiamo ora con fiducia. La sua spirituale presenza, oggi, in questo singolare cenacolo, sia pegno per i nuovi Cardinali e per tutti noi della costante effusione dello Spirito Santo che guida la Chiesa nel suo cammino nella storia. Amen! 

Publié dans:CONCISTORO, Papa Benedetto XVI |on 27 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno gazania_Mvc-487f

http://environnement.ecoles.free.fr/images/gazania_Mvc-487f.jpg

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 27 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

oggi ho finito le analisi mediche… io oltre ad essere impiastro…però niente di preoccupante

oggi ho terminato tutte le analisi e sono andata dal medico, non c’è nulla di grave a parte diversi problemi di dolori su tutta la spina dorsale ed una pressione che bisogna stabilizzare meglio e cercare la medicina più adatta perché a me le medicine fanno quasi tutte male, l’avevo detto che dovevo essere sistemata come un’automobile che, almeno, ha lavorato troppo,  io vi sento vicini sempre, a domani, grazie,

Gabriella

Publié dans:con voi |on 27 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

« Segni grandi dal cielo »

San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme, dottore della Chiesa
Catechesi, 15

« Segni grandi dal cielo »

« Il Signore verrà dal cielo sulle nubi, come vi è salito sulle nubi » (At 1,9). Lo disse egli stesso: « Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con potenza e gloria grande » (Mt 24,30). Ma quale segno della venuta del Signore sarà tale da impedire alla tracotanza della potenza avversa di scimmiottarlo? La croce, vero e proprio distinvo del Cristo. Secondo sta scritto, « allora apparirà il segno del Figlio dell’uomo » (Mt 24,30). Il segno distintivo del Cristo è veramente la croce. Il segno di una croce luminosa precederà il Re, perché riconoscano chi hanno crocifisso, insidiato e angariato, e tutte le tribù battendosi il petto dicano: « Ecco chi abbiamo schiaffeggiato, quel volto che abbiamo coperto di sputi, colui che abbiamo legato e oltraggiato fino a infliggergli l’ignominia della croce ». Diranno: « Dove avremo scampo davanti alla tua ira? » (Ap 6,16). « Anche se avesimo a difesa schiere di angeli, non sapremmo dove trovare rifugio dal tuo cospetto ».

Il segno della croce terrorizzerà i nemici di Cristo! Sarà invece fonte di gioia per i credenti suoi amici e araldi che per lui avranno patito. Ma a chi toccherà allora questa beatitudine di essere trovato amico di Cristo? Perché i suoi eletti non vadano confusi con i suoi nemici, infatti, il re glorioso assiso sullo stesso trono del Padre tra schiere di angeli no trascurerà i suoi servi: « Manderà i suoi angeli con una grande tromba a radunare tutti i suoi eletti dai quattro venti » (Mt 24,31). Colui che non disdegnò di prendersi cura di un solo giusto, Lot, potrà disinteressarsi di tanti giusti? Li farà chiamare a raccolta dagli angeli e fattili venire su carri di nubi, dirà loro: « Venite, benedetti dal Padre mio » (Mt 25,34).

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 27 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno adansonia_digitata1

Adansonia digitata
http://www.ubcbotanicalgarden.org/potd/

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 26 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

« Vide anche una vedova povera »

Youssef Bousnaya (circa 869-979), monaco siriano
Vita e dottrina di Rabban Youssef Bousnaya da Jean Bar Kaldoum

« Vide anche una vedova povera »

La misericordia non merita di essere lodata solo a motivo dell’abbondanza dei benefici, ma piuttosto nella misura in cui procede da uno spirito retto e misericordioso. Alcuni danno e distribuiscono molto, senza venire ritenuti misericordiosi davanti a Dio, mentre altri pur non avendo nulla, pur non possedendo nulla, hanno pietà di tutti nel loro cuore. Questi sono ritenuti perfettamente misericordiosi davanti a Dio, e lo sono in effetti. Non dire dunque: « Non ho nulla da dare ai poveri »; non affligerti pensando che per questo motivo non puoi essere misericordioso. Se hai qualche cosa, dà quello che hai; se non hai nulla, dà, foss’anche un solo pezzo di pane, con un’intenzione veramente misericordiosa, e questo sarà ritenuto perfetta misericordia davanti a Dio.Il nostro Signore non ha lodato coloro che gettavano molto nel tesoro; ha lodato la vedova, per aver messo due spiccioli che aveva presi dalla sua indigenza, con un’intenzione retta, per gettarli nel tesoro di Dio. L’uomo che ha pietà dei suoi simili nel suo cuore, è ritenuto misericordioso davanti a Dio. Un’intenzione retta senza avere effetti visibili vale più di mille opere eclatanti fatte senza intenzione retta.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 26 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

di Gianfranco Ravasi: LE TRE MARIE NELLA VITA DI CRISTO

dal sito: 

http://www.novena.it/ravasi/2005/122005.htm 

LE TRE MARIE NELLA VITA DI CRISTO


« Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro ».

Due donne – stando al racconto di Matteo (28,1-10) – avanzano in quel mattino primaverile verso l’area cimiteriale di Gerusalemme puntando verso il monumento funebre di Giuseppe d’Arimatea, ove era stato deposto il cadavere di Gesù. Noi tutti conosciamo Maria di Magdala, anche perché, proprio in quell’alba, l’evangelista Giovanni le dedicherà un ritratto a tutto tondo nel momento del suo incontro col Cristo risorto (20,11-18).

Vorremmo ora fissare la nostra attenzione sulla sua compagna, che Matteo chiama in modo quasi enigmatico: « l’altra Maria ». È necessaria una premessa: gli evangelisti introducono una serie di diverse donne come testimoni ora della sepoltura di Gesù ora della sua risurrezione, ma queste serie sono differenti e non coincidono tra loro; hanno, perciò, dato il via a complesse discussioni e ricostruzioni degli studiosi della Bibbia. Noi ci accontentiamo di segnalare che « l’altra Maria » fa capolino, senipre con Maria di Magdala e sempre secondo Matteo (27,61), amiche nel momento in cui si rotola la pietra davanti alla tomba ove il corpo di Gesù riposava.

Ebbene, se stiamo agli altri evangelisti, forse avremmo la possibilità d’identificare quel volto. Infatti, Marco davanti alla croce di Cristo e durante la sepoltura fa avanzare una « Maria madre di Giacomo il minore e di loses » (15,40 e 15,47). Lo stesso Matteo la chiama così quando essa è ai piedi della croce, sia pure con una lieve variazione: « Maria, madre di Giacomo e di Giuseppe » (27,56). Anche Luca nell’alba pasquale introduce una « Maria di Giacomo » (24,10) che certamente è sempre la stessa.

Ora, se noi risaliamo ai giorni in cui Gesù operava e predicava in Galilea, ci imbattiamo in una sua visita nel villaggio della sua infanzia e giovinezza, Nazaret. Là i suoi concittadini non l’avevano accolto bene, anzi, avevano ironizzato sulla sua parentela: « Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di loses, di Giuda e di Simone? » (Marco 6,3). Tra i ‘fratelli » – e sappiamo che il termine nel mondo semitico è di sua natura generico a livello parentale – sono elencati proprio Giacomo e loses, la cui madre portava lo stesso nome della madre di Gesù.

Sono, dunque, tre le Marie che saranno presenti, secondo i Vangeli, negli eventi finali della vita terrena di Cristo: Maria, la madre di Gesù, Maria di Magdala e « l’altra Maria », ossia Maria di Giacomo e di loses. Quest’ultima era, dunque, una sorta di zia di Gesù, comunque una parente. Giovanni (19,25) introduce una quarta Maria, « Maria di Cleofa »: molti ritengono che sia la stessa donna, della quale ora è ricordato anche il nome del marito.

Abbiamo, così, la possibilità di avere un ritratto anagrafico abbastanza compiuto di quest »altra Maria » che a sorpresa, con le altre donne, diventa la prima testimone della risurrezione. Difficilmente si sarebbe « inventata » una simile presenza femminile proprio in quell’evento capitale della storia cristiana: allora, infatti, le donne non erano abilitate a testimoniare in sede giuridica e quindi la loro dev’essere stata una presenza storica reale, segnata dai fatti stessi e conservata nella memoria dei primi cristiani e degli evangelisti.

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 26 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini sacre hypochaeris_radicata_525

Daisy family
Asteraceae

http://www.floralimages.co.uk/phypocradic.htm

Publié dans:immagini sacre |on 25 novembre, 2007 |Pas de commentaires »

« C’era una scritta, sopra il suo capo: questi è il re »

San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Discorsi sulla Croce e il ladrone, 1, 3-4 ; PG 49, 403

« C’era una scritta, sopra il suo capo: questi è il re »

« Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno ». Non ebbe il coraggio di dirlo prima di aver deposto con la confessione il carico dei peccati. Vedi quanto è potente la confessione? Confessò e gli si aprì il paradiso. Confessò, ed ebbe tale fiducia che, pur essendo un malfatore, osò chiedere il Regno…

Chiedi il Regno e che cosa scorgi? Hai davanti i chiodi e la croce. Ma proprio la croce è il simbolo del Regno. Perciò invoco lo stesso Re, perché lo vedo crocifisso; il Re infatti deve morire per i suoi sudditi. Egli stesso disse: « Il buon pastore offre la vita per le pecore » (Gv 10,1); dunque anche il buon re dà la sua vita per i sudditi, e proprio perché dona la sua vita io lo invoco: « Ricordati di me nel tuo Regno ».

Vedi dunque che la croce è il simbolo del Regno? Vuoi averne altre conferme? Non la lasciò sulla terra; la sollevò e la portò con sé in cielo. Da cosa appare ciò? Perché sarà con lui nella sua gloriosa seconda venuta, affinché tu comprenda quanto la croce sia degna di onore e perché l’abbia chiamata anche sua gloria… Quando verrà il Figlio dell’uomo, « il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce » (Mt 24,29). Sarà così grande allora l’intensità della luce, da oscurare le stelle più luminose. « Allora gli astri cadranno dal cielo. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo (24,30). Vedi dunque la potenza del segno della croce?… E come al sopraggiungere di un re nella città i soldati lo precedono portando le sue insegne per annunciarne l’arrivo, così quando il Signore scenderà dal cielo, le schiere degli angeli e degli arcangeli lo precederanno portando quel glorioso vessillo e annunzieranno così il suo ingresso regale.

Publié dans:Padre Cantalamessa |on 25 novembre, 2007 |Pas de commentaires »
12345...16

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31