La fede, “lotta e sottomissione”, spiega l’Arcivescovo Bruno Forte

dal sito:

http://www.zenit.org/article-12562?l=italian 

 

La fede, “lotta e sottomissione”, spiega l’Arcivescovo Bruno Forte 

In apertura dei lavori della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles 

 

LEEDS, venerdì, 16 novembre 2007 (ZENIT.org).- La fede è “lotta e sottomissione”, ha spiegato Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, rivolgendosi il 12 novembre ai Vescovi di Inghilterra e del Galles a Leeds con un intervento sul tema “Religione e Libertà. Le realtà terrestri non sono svalutate dal Sacro”.

“Come possono credenti e non credenti, e i credenti di diverse fedi, incontrarsi e dialogare nella verità viste le sfide del panorama attuale?”, si è chiesto l’Arcivescovo.

“I credenti – ha osservato – sono chiamati ad andare oltre ogni riduzione del cristianesimo a un’ideologia, e ad essere sinceramente attenti agli altri in tutta la loro dignità, qualunque sia il loro credo”.

Credere, ha proseguito l’Arcivescovo Forte, “è essere fatti prigionieri dal Totalmente Altro”, “diventare prigionieri dell’Invisibile”.

“Il pensiero di chi crede non sostiene di avere una spiegazione per qualsiasi cosa, di gettare luce su tutto, ma vive piuttosto come di notte, carico di aspettativa, sospeso tra la prima e l’ultima venuta del Signore, già rafforzato, sicuramente, dalla luce che è venuta nell’oscurità, e tuttavia desideroso dell’alba”, ha osservato.

“Il pensiero del credente non è ancora totalmente illuminato dal giorno, che appartiene a un altro tempo e a un altro luogo, ma riceve abbastanza luce per portare il peso del mantenere la fede”.

I non credenti, osserva monsignor Forte, “vivono nello stesso stato di ricerca e attesa”.

Questo, ovviamente, “a condizione che il loro ‘non credo’ sia più di un’etichetta, che sia il frutto della loro esperienza di sofferenza e di lotta con Dio e del fatto di non riuscire a credere in Lui”.

“Il vero non credere – ha rivelato infatti il presule – non è una negazione facile, con pochi effetti sulla persona interessata. Il serio e riflettuto non credere, attento alle vere domande del mondo e della vita, significa sofferenza; è una passione per la verità che paga un prezzo personale per l’amaro coraggio di non credere”.

Chi non crede e vive questa condizione in modo responsabile “è consapevole dell’acuto dolore dell’assenza, sentendosi orfano, profondamente abbandonato”, ha commentato l’Arcivescovo.

Quanto ai credenti, per monsignor Forte “sono chiamati a mettere in discussione la loro fede e a riscoprire la lotta con Dio come parte del loro amore per Lui”.

“Essere umani, essere liberi significa partire per un viaggio: gli esseri umani sono in un esodo, chiamati permanentemente a uscir fuori da sé, a mettersi in discussione, a cercare una casa”.

Se gli uomini sono quindi “per costituzione pellegrini nella vita”, “la vera tentazione è smettere di viaggiare, sentire di essere arrivati, non pensare più a se stessi come a pellegrini in questo mondo, ma padroni”.

Questo ragionamento può essere applicato anche alla vita di fede: la tentazione, in questo caso come nel precedente, è fermarsi.

La fede, ha continuato l’Arcivescovo, è “lotta e sottomissione”, lotta perché “non è il riposo di una certezza posseduta”, sottomissione perché “nel combattimento arriva il momento in cui si capisce che il perdente in realtà vince, e quindi ci si arrende a Lui”.

La fede diventa quindi “autoabbandono e dimenticanza di sé e la gioia di affidarsi alle braccia dell’Amato”.

Se la fede è davvero tutto questo, i credenti non cercheranno segni visibili che mostrino la fedeltà del Dio in cui credono. “Crederanno in Lui anche quando la risposta alle vere domande della sofferenza umana rimangono nascoste nel Suo silenzio”.

Bisogna dire “no” a una fede statica “fatta di confortevole tolleranza, che si difende condannando gli altri perché non sa come vivere la sofferenza dell’amore”, e dire “sì” a una fede che si interroga, “capace di iniziare ogni giorno ad affidarsi agli altri, a vivere l’esodo senza ritorno, viaggiando sempre verso il Mistero di Dio, svelato e nascosto nella Sua Parola”.

In tutto questo contesto, “il dialogo tra credenti e non credenti può essere compreso come un esercizio di rispetto reciproco e una testimonianza di libertà religiosa”, oltre ad “una delle principali e più arricchenti sfide nelle culture caratterizzate dalla mancanza di credo e dall’indifferenza religiosa”.

 

 

Publié dans : Bruno Forte |le 18 novembre, 2007 |Pas de Commentaires »

Vous pouvez laisser une réponse.

Laisser un commentaire

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31