di Mons Ravasi, Enzo Biagi: La sua spiritualità? Nella terra e nel Decalogo

dal sito on line del giornale « Avvenire » di oggi mercoledi 7 novembre 2007: 

 

La sua spiritualità? Nella terra e nel Decalogo 


 Monsignor Ravasi: «Ha sempre avuto una straordinaria sensibilità per i temi morali. Pochi giorni fa aveva rivisitato tutta la vita di fronte a me» 

 DA ROMA LUIGI DELL’AGLIO 


 « I l mio ultimo incontro con Enzo Biagi risale a sabato scorso, quando lui – pur in una situazione criti­ca – aveva manifestato una for­ma di rinascita. Perché aveva dentro un grande desiderio di vivere. Pensava già di riprende­re i nostri incontri periodici, tanto che ci eravamo dati ideal­mente appuntamento fra un mese».
 Parla monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che era legato a Biagi da amicizia e sti­ma. «Avevo frequentato Biagi lungo due percorsi. Da un lato quello culturale, del giornalismo, della vita intellettuale mila­nese con la quale ho sempre avuto contatti. Dall’altro ci ave­va avvicinato il suo gusto di ricordare le sue radici cristiane, bolognesi; amava tantissimo descrivere la sua famiglia, la gran­de spiritualità della madre e la profonda moralità del padre». Sono queste le strade del dialogo tra il giornalista-scrittore e il sacerdote. Un rapporto che ha avuto il suo picco più intenso quando a Biagi è morta la moglie (seguita poi da una figlia): «Ogni anno ci rivedevamo per ce­lebrare quegli anniversari e ritro­vare, insieme con le figlie, la spi­ritualità che c’era in lui. Biagi, è vero, è stato un laico, ma sempre con una straordinaria sensibilità per i temi morali. Non dimenti­chiamo che un valore fonda­mentale per lui era il decalogo; fu il tema ispiratore di una del­le sue trasmissioni più note. Il decalogo era il vessillo che simboleggiava la moralità, per Bia­gi; una moralità laica ma anche un’etica religio­sa ».
  Conversando con lui si poteva cogliere il desi­derio di un aiuto spirituale? Secondo Ravasi sì: «Prima di partire per Roma ero stato un pome­riggio intero a casa sua. Conversando con me, rivisitò tutta la vita; riandava con piacere alle o­rigini ma anche alla sua esistenza, giudicando­la, e in questo senso affidandola – anche – al­l’interlocutore, che in questo caso era un sacer­dote. Perciò posso dire che il legame con lui, sul versante religioso, è stato sempre molto vivo, anche se non ci vedevamo spessissimo».
  Ravasi leggeva i libri di Biagi: «I suoi ‘ritratti’, erano una sorta di storia del secolo condotta dal punto di vista autobiografico. Perché lui, quando parlava con l’altro, si coinvolgeva. I suoi e­rano ritratti esemplari (una scrittura di grande trasparenza e incisività), però contenevano sempre una sorta di sottile giu­dizio morale; non perché Biagi giudicasse la persona, ma per­ché ne mostrava la realtà, le qualità e anche i limiti. Il suo ap­proccio non era quello di una fredda registra­zione o di un attacco sarcastico. Biagi non co­nosceva il sarcasmo, semmai usava l’ironia. Per­ciò non amava quel giornalismo d’assalto, ag­gressivo che si vede oggi, che cerca quasi di met­tere trappole per far cadere l’intervistato».
  Forse fra le righe si poteva leggere un filo di ma­linconia… «Era il realismo che gli veniva dalle o­rigini legate alla terra, a un mondo che aveva u­na sua spiritualità e gli permetteva di vedere con distacco, e forse con malinconia, la realtà uma­na. Senza indulgere agli eccessi d’entusiasmo ma neanche a deprecazione e pessimismo».

 

 

Publié dans : testimonianze |le 7 novembre, 2007 |Pas de Commentaires »

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