Archive pour le 3 novembre, 2007

Gesù, icona della Chiesa Ortodossa

Gesù, icona della Chiesa Ortodossa dans immagini sacre c1

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Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica

dal sito:

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=165064

 

 

Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica 

 

In questa 31.ma Domenica del Tempo Ordinario la Liturgia ci presenta il Vangelo della conversione di Zaccheo, capo dei pubblicani a Gerico e uomo molto ricco. Per vedere Gesù attorniato dalla folla sale su un sicomòro. Il Signore lo chiama e si fa accogliere nella sua casa tra le mormorazioni di quanti dicono: «E’ andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo promette di dare la metà dei suoi beni ai poveri e di restituire quattro volte tanto a coloro che ha frodato. Gesù allora dice:

«Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Su questo brano evangelico ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Cristologia alla Pontificia Università Lateranense: 
 
Il centro di questo passo evangelico è Gesù. Esso narra di un incontro e di una curiosità che spinge alla ricerca. Anche al fondo del moto dell’animo proteso del ricco capo dei pubblicani c’è Gesù. La tonalità è data dall’espressione solo apparentemente circostanziale posta all’inizio. Gesù attraversava la città. Gesù passa, Gesù va, Gesù si ferma, Gesù chiama, ma non solo in quell’istante, benché in quell’istante si giochi tutto. L’avvenimento che rimette in moto tutto il miracolo è che Gesù passa. E’ solo e unicamente per il fatto che Gesù sta cercando Zaccheo che l’animo questuante del ricco si risveglia. La ricerca di Zaccheo è da sempre fondata su quella di Gesù. L’ultimo versetto conclude la spiegazione dell’accaduto: il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto, cioè a salvare tutto. Infatti, salvando il bordo estremo si salva tutto quel che c’è in mezzo.
 

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Speciale e significativo” l’incontro del Papa con il Dalai Lama

dal sito: 

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=10707&theme=2&size=A

  

03/11/2007 11:16
TIBET – VATICANO – CINA

Speciale e significativo” l’incontro del Papa con il Dalai Lama
di Nirmala Carvalho
Lo dice ad AsiaNews Il capo dell’esecutivo dell’Amministrazione Centrale Tibetana, in esilio in India, che aggiunge: la Cina minaccia sempre ripercussioni contro chi incontra il Dalai Lama.
Dharamsala (AsiaNews) – Il governo cinese “minaccia sempre serie ripercussioni” contro chi incontra il Dalai Lama, ma questo “non ferma l’opera del nostro leader: il suo incontro con Benedetto XVI ci rende molto felici e ci incoraggia per il nostro futuro”. 

  

Lo dice ad AsiaNews Samdhong Rinpoche, Kalon Tripa tibetano [capo dell’esecutivo dell’Amministrazione Centrale Tibetana, in esilio in India ndr], commentando le minacce proferite dal ministero cinese degli Esteri contro la visita prevista fra il Papa ed il Dalai Lama, che dovrebbe avvenire il prossimo 13 dicembre. 

  

Quando il capo del buddismo tibetano è andato in America, riprende Rinpoche, “l’ambasciata cinese negli Usa ha mandato una lettera personale ad ogni altra rappresentanza diplomatica, minacciando serie ripercussioni se avessero partecipato al conferimento della medaglia d’oro del Congresso al Dalai Lama. Lo stesso è avvenuto in Germania e Canada”. 

  

Tuttavia, riprende il leader politico in esilio, “l’incontro con il Papa ha una rilevanza diversa: il Dalai Lama rispetta tutti i leader religiosi, e tutte le religioni del mondo, e Benedetto XVI è uno dei più importanti capi religiosi al mondo. Inoltre, la Chiesa cattolica parla da sempre a favore della libertà religiosa e dei diritti umani”. 

  

Questo incontro, dunque, “è estremamente importante, speciale e significativo. Manderà un segnale positivo ai leader mondiali politici e religiosi, ma anche a tutti coloro che lavorano per i diritti umani e per la libertà religiosa, in tutto il mondo”. 

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Addio a don Oreste Benzi

dal sito:

http://qn.quotidiano.net/2007/11/03/45061-addio_oreste_benzi.shtml

Addio a don Oreste Benzi
Il Papa: « Una vita per gli ultimi »
 

Il presidente e fondatore della Comunita’ Papa Giovanni XXIII è deceduto in seguito ad un attacco cardiaco nella sua abitazione di Rimini, aveva 82 anni. Aperta la camera aredente, lunedì il funerale in Duomo. Si è sempre battuto per la difesa degli emarginati e delle prostitute 

Rimini, 2 novembre 2007 – Don Oreste Benzi, sacerdote fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, è morto questa notte per un attacco cardiaco. Il prelato aveva 82 anni. In base a quanto comunicato dalla segreteria della sua Comunità, don Benzi è deceduto intorno alle 2 presso la parrocchia della Resurrezione di Rimini. I funerali sono previsti per lunedì 5 novembre nel Duomo di Rimini, dalle 12 di oggi sarà allestita la camera ardente presso la parrocchia della Resurrezione. 

  

Nato il 7 settembre 1925 a San Clemente in provincia di Forlì, don Benzi è entrato in seminario nel 1937 ed è stato ordinato sacerdote nel 1949. A lungo impegnato con i giovani, cui propone « un incontro simpatico con Cristo », nel 1972 ha guidato l’apertura della prima Casa Famiglia dell’Associazione Papa Giovanni XXIII a Coriano (Forlì). 

  

Nell’ottobre 1950, come spiega il sito della sua Comunità, don Benzi viene chiamato in seminario a Rimini quale insegnante e quindi è nominato vice assistente della Gioventù Cattolica di Rimini (ne sarà poi Assistente nel 1952). E’ in questo periodo che matura in lui la convinzione dell’importanza di essere presenti ai giovani adolescenti nei quali si formano i metri di misura definitivi dei valori di vita. 

  

Riteneva fondamentale, infatti, realizzare una serie di attività che favorissero un « incontro simpatico con Cristo » per coinvolgere la maggior parte di teenager che venivano ad avere incontri decisivi per la loro formazione con tutti ad eccezione di Cristo. In questo progetto rientra anche la costruzione di una casa alpina ad Alba di Canazei (TN) per soggiorni di adolescenti, realizzata dal 1958 al 1961. 

  

Mantenendo l’impegno fra gli adolescenti, nel 1953 don Benzi è nominato direttore spirituale nel seminario di Rimini per i giovani tra i 12 e i 17 anni. Attraverso tale compito (protrattosi fino al 1969) ha potuto approfondire più intensamente la conoscenza dell’animo giovanile. Nel frattempo, dal 1953, oltre al seminario, insegnava religione alla scuola Agraria « S. Giovanni Bosco » di Rimini, frequentata dagli adolescenti nei primi tre anni dopo le elementari. Nel 1959, continuando l’ufficio di padre spirituale in seminario e la presenza fra gli adolescenti in Diocesi, viene trasferito al Liceo Classico « Giulio Cesare » di Rimini, poi nel 1963 al Liceo Scientifico « Serpieri » di Rimini, ed infine nel 1969 al Liceo Scientifico « Volta » di Riccione. Tale esperienza, spiegano dalla Comunità, gli ha permesso di portare numerose attuazioni sul piano educativo tendenti a migliorare l’insegnamento di religione nella scuola, con il coinvolgimento dei giovani nella propria vita e nella presenza ai più poveri. 

  

Nel 1968, con questo gruppetto di giovani e con alcuni altri sacerdoti dà vita all’Associazione Papa Giovanni XXIII. Dall’incontro con persone che nella vita non riuscirebbero a cavarsela da sole e grazie alla disponibilità a tempo pieno di alcuni giovani, Don Oreste Benzi guida l’apertura della prima Casa Famiglia dell’Associazione Papa Giovanni XXIII a Coriano (FO) il 3 luglio 1972. Nel 1983 l’associazione di don Benzi ottiene il riconoscimento di « aggregazione ecclesiale » da parte del vescovo della Diocesi di Rimini Mons. Giovanni Locatelli. Il 7 ottobre 1998 l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è riconosciuta come « Associazione Internazionale Privata di Fedeli di Diritto Pontificio » riconosciuta dal Pontificio Dicastero dei Laici. 

  

Da oltre trent’anni la Comunità Papa Giovanni XXIII opera nel mondo dell’emarginazione in Italia e all’estero . E’ presente in: Albania, Australia, Bangladesh, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Croazia, India, Italia, Kenya, Romania, Russia, Tanzania, Venezuela e Zambia. La vocazione specifica della Comunità è riassunta così: « Mossi dallo Spirito a seguire Gesù povero e servo, i membri della Comunità Papa Giovanni XXIII, per vocazione specifica, si impegnano a condividere direttamente la vita degli ultimi mettendo la propria vita con la loro vita, facendosi carico della loro situazione, mettendo la propria spalla sotto la loro croce, accettando di farsi liberare dal signore attraverso loro. L’amore ai fratelli poveri di cui si condivide la vita deve spingersi fino a cercare di togliere le cause che provocano il bisogno e quindi porta la Comunità ad impegnarsi seriamente nel sociale, con un’azione non violenta, per un mondo più giusto ed essere voce di chi non ha voce ». 

  

GLI ULTIMI MOMENTI DI VITA 

  

« È stato sorridente fino alle fine, ci ha lasciato col sorriso ». Così Giampiero Cofano, della segreteria dell’Associazione Giovanni XXIII, racconta la morte di Don Benzi, avvenuta nella notte. « Due giorni fa aveva avuto un dolore al cuore, all’aeroporto di Fiumicino, dopo un incontro con rappresentanti dei ministeri della Solidarietà sociale e della Salute. È stato subito assistito dai medici ma ha voluto comunque continuare il viaggio – riferisce Cofano – La notte è andato in discoteca, con il vescovo di San Marino, a parlare ai giovani. Ieri si era sottoposto a dei controlli e questa mattina avrebbe dovuto fare un intervento di angioplastica ». Invece, all’1,30 di notte, l’attacco cardiaco: Don Benzi era in camera sua ed ha chiamato un altro sacerdote. 

  

Tempestivo l’intervento dei medici del 118 che per 40-50 minuti hanno tentato di salvarlo. Ma il cuore non ha retto e intorno alle 2,20 è spirato. « Era consapevole, ha detto ‘muoio, muoiò », prosegue Cofano. Secondo i medici da tempo doveva sopportare dolori fortissimi, ma non si lamentava mai e continuava la sua vita di viaggi incessanti in tutto il mondo, nelle 500 case-famiglia dell’Associazione presenti in 27 paesi (di cui 200 in Italia). 

  

Da pochi giorni era tornato dal Cile e prossimamente doveva recarsi in Croazia e in Bolivia. « Faceva 25-30 viaggi intercontinentali l’anno. Non si è mai voluto fermare. Diceva di sè: « Sono una dinamo, se mi spengo mi fermo ».
Alla parrocchia della Resurrezione, di cui Don Benzi è stato parroco per 25 anni, sono attese centinaia di persone per la camera ardente allestita dalle ore 12: ma molte migliaia di fedeli e amici accorreranno per il funerale, lunedì nel Duomo di Rimini. 

  

IL TELEGRAMMA DEL PAPA 

Un  »infaticabile apostolo della carita’ a favore degli ultimi e degli indifesi », capace di farsi carico  »di tanti gravi problemi sociali che affliggono il mondo contemporaneo ». Cosi’ papa Benedetto XVI ricorda la figura di don Oreste Benzi in un telegramma di cordoglio, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, inviato al vescovo di Rimini monsignor Francesco Lambiasi. 

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno roses

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« Dare a Dio il primo posto »

Diàdoco di Foticea (circa 400- ?), vescovo
Capitoli sulla perfezione spirituale, 12-15

« Dare a Dio il primo posto »

Chi ama se stesso non può amare Dio; chi invece non ama se stesso per possedere le ricchezze ben più sublimi dell’amore di Dio, costui ama Dio. Questi non cerca mai la sua gloria, ma quella di Dio. Infatti chi ama se stesso ricerca la propria gloria, chi invece ama Dio desidera la gloria del suo creatore. È proprio dell’anima che sperimenta e ama Dio ricercare sempre la sua gloria, compiendo in ogni cosa la sua volontà e rallegrandosi profondamente di essergli soggetto; perché a Dio è dovuta la gloria per la sua liberalità verso di noi, all’uomo invece si addice la sottomissione per poter essere ammesso alla sua intimità; perciò quando avremo agito esultanti per la gloria di Dio, incominceremo a dire senza posa, come Giovanni Battista: « Egli deve crescere, e io invece diminuire » (Gv 3,30).

Ho conosciuto un tale che, sebbene si affliggesse di non amare Dio come avrebbe desiderato, tuttavia l’amava tanto che la sua anima era continuamente presa da un desiderio ardente di lui, sì da ricercare sempre la sua gloria e ritenere se stesso come un nulla. Chi è così, non va in cerca di elogi, perché conosce se stesso. E tanto grande è il suo bisogno di umiltà che anche quando è addetto al servizio divino, non pensa alla propria dignità. Anzi la preoccupazione di amare Dio lo spinge a una totale dimenticanza di sé, perché il suo spirito umile affonda nell’amore per Dio ogni ricerca di amor proprio. A tal punto, da ritenersi sempre come servo inutile, alieno da ogni onore. Così dovremmo fare anche noi, rinunziando a qualsiasi gloria terrena in cambio delle eccellenti ricchezze dell’amore di Dio, che veramente ci ha amati per primo.

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