Archive pour octobre, 2007

Galassie – Alla Specola Vaticana i misteri del cosmo

dal sito on line del giornale « Avvenire » 

 

 

Galassie
di Luigi Dell’Aglio

Alla Specola Vaticana i misteri del cosmo


Gli astrofisici hanno scoperto circa 240 sistemi stellari con analogie con il nostro sistema solare: presentano, ciascuno, un pianeta che ruota attorno a una stella. Attualmente è seguita con molto interesse la ricerca di questi pianeti che potrebbero assomigliare alla Terra per vari parametri: prima di tutto la distanza – né troppo grande, né troppo piccola – dal loro sole», rivela il padre gesuita José Gabriel Funes, astrofisico e direttore della Specola Vaticana, nato a Cordoba (Argentina) 44 anni fa. «Qui, a Castelgandolfo, a giugno, abbiamo avuto un’affollata scuola per giovani astronomi, che sviluppava proprio questo tema appassionante».
La speranza di poter individuare pianeti che abbiano almeno alcune caratteristiche in comune con la Terra sembra essere premiata dalla ricerca. È stato scoperto il primo pianeta extrasolare che ha quasi le stesse dimensioni del nostro pianeta, aggiunge il direttore della Specola. La ricerca segue due metodi, uno indiretto e uno diretto: in genere non si riesce a osservare direttamente il pianeta extrasolare (o eso­pianeta); allora il criterio usato è un altro: se una stella oscilla è probabile che un pianeta – anche se non si vede – le stia orbitando attorno. A volte, invece, un pianeta extrasolare viene scoperto grazie all’osservazione diretta per mezzo del telescopio. In questo modo si scoprono i pianeti extrasolari più grandi e meno lontani. «Studiare gli altri sistemi stellari ci serve anche per far luce sulla formazione dei pianeti del nostro sistema solare. Nel quale esistono pianeti di due tipi: ‘terrestri’, cioè dalla struttura simile a quella della Terra (e sono Mercurio, Venere e Marte) e ‘gassosi’ (i giganti Giove, Saturno, Urano, e Nettuno)», rileva Funes. «Oggi l’astronomia vuole capire molto di più su come si sono formati pianeti, stelle e galassie. Tre temi strettamente correlati fra loro. La Specola Vaticana è coinvolta in tutti e tre questi fronti di ricerca. Organizzato da noi, si apre domani alla Pontificia Università Gregoriana un grande convegno su ‘Galassie a disco e dischi di galassie».
Grazie soprattutto al telescopio spaziale Hubble, da qualche anno è possibile ammirare lo splendore e la forma singolare delle galassie più antiche. Ma forse il
Lgrande pubblico vuole conoscere quale ruolo svolgano, le galassie nella storia dell’Universo. «Come il corpo umano è fatto di cellule, così l’universo è fatto di galassie», spiega Josè Funes. Ce ne sono di tre tipi: ellittiche (di forma ovale, come una palla di rugby), irregolari (senza una particolare forma geometrica) e a disco: sono le galassie che gli astronomi familiarmente paragonano a un uovo fritto. Per comprendere meglio questa scherzosa definizione, bisogna dire che le galassie hanno in genere una componente sferica e una a forma di disco. Le galassie a disco presentano entrambe le componenti: sono un disco piatto con un rigonfiamento ( bulge, in inglese) al centro.
e galassie sono le regine dell’universo e ciò autorizzerebbe a pensare che possano aiutare gli astronomi a svelare tanti misteri. Ma prima di tutto, rileva il professor Funes, dobbiamo conoscerle meglio. Alcune galassie sono avvolte da braccia a spirale, e presentano barre fatte di stelle.
«Uno dei temi in discussione nel nostro meeting è proprio: perché dagli estremi delle barre escono braccia a spirale? Come si formano le barre e i dischi? E come si formano ed evolvono le galassie? Tutte domande che attendono una risposta. Per non parlare della vexata quaestio della materia oscura in cui è immersa buona parte dell’universo e che nelle galassie si può studiare meglio». Uno degli argomenti cruciali del convegno è: che cosa avviene ai confini dei dischi galattici ? E come sono questi confini? Si sa che alcune galassie – le maggiori – derivano da una fusione. Tutti questi processi spiegano la forma delle galassie, ma per gli astronomi rappresentano anche un modo per ricostruire l’evoluzione dell’universo. Le più lontane, cioè le più antiche, si sono formate forse uno o due miliardi di anni dopo il big bang, cioè dodici miliardi di anni fa.
Che cosa si prova a scrutare le profondità del cosmo dai 3100 metri di Monte Graham, in Arizona, dove la Specola Vaticana ha spostato le sue ricerche, visto che da Castelgandolfo le osservazioni astronomiche sono ormai impossibili a causa dell’inquinamento luminoso? Il direttore della Specola, insieme con altri colleghi, trascorre buona parte dell’anno in Arizona e poi tre quattro mesi a Castelgandolfo ad analizzare i dati raccolti oltreoceano. «Dopo quattro ore di viaggio in fuori strada – racconta – si arriva al telescopio. Lo strumento è potente, lo specchio misura un metro e ottanta, e incorpora una tecnologia molto avanzata. È stato acquisito con il contributo dei benefattori e inaugurato nel 1993 dal precedente direttore della Specola, padre George Coyne. Quando facciamo i turni di osservazione lassù, la magia del cosmo è fortemente suggestiva.
L’Universo ha centinaia di miliardi di galassie, ogni galassia cento miliardi di stelle, senza contare gli innumerevoli pianeti. Io dal Monte Graham penso che le distanze inimmaginabili dovrebbero indurci a riflettere sulla piccolezza dell’uomo e sulla necessità di mettere quotidianamente in pratica umanità e solidarietà e di curare con amore il nostro pianeta, seguendo l’esortazione di Benedetto XVI».
 

Publié dans:Approfondimenti |on 1 octobre, 2007 |Pas de commentaires »

I Vescovi devono essere “angeli” per gli altri, spiega il Papa

dal sito:

http://www.zenit.org/article-12045?l=italian

 I Vescovi devono essere “angeli” per gli altri, spiega il Papa 

Nella messa di ordinazione di sei nuovi presuli 

 

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 30 settembre 2007 (ZENIT.org).- I Vescovi devono essere degli “angeli” per gli altri, ha spiegato Benedetto XVI sabato, nella messa di ordinazione di sei nuovi successori degli apostoli.

In una Basilica di San Pietro gremita di fedeli ha imposto, per la prima volta come Papa le mani a sei presuli, cinque italiani ed un polacco: monsignor Mieczysław Mokrzycki, già secondo Segretario di Giovanni Paolo II e dello stesso Papa Joseph Ratzinger, che sarà Arcivescovo coadiutore del Cardinale Marian Jaworski, nell’arcidiocesi ucraina di Leopoli dei Latini.

Gli altri consacrati sono l’Arcivescovo Gianfranco Ravasi, nuovo Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura; l’Arcivecovo Tommaso Caputo, Nunzio apostolico a Malta e in Libia; l’Arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, Pastore dell’arcidiocesi italiana di Camerino-San Severino Marche; il Vescovo Sergio Pagano, neo Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano; e il Vescovo Vincenzo Di Mauro, Segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

Nella Festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, Benedetto XVI ha ricordato come nella Chiesa antica i Vescovi venivano “qualificati come angeli”, perché il loro servizio richiama la natura stessa di queste creature celesti.

“Essi sono messaggeri di Dio. Portano Dio agli uomini, aprono il cielo e così aprono la terra”, ha detto.

“Proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all’uomo. Dio, infatti, è più intimo a ciascuno di noi di quanto non lo siamo noi stessi”, ha aggiunto.

“Gli Angeli parlano all’uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio”.

“In questo senso anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri – angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio”, ha sottolineato.

Tuttavia, secondo il Santo Padre, i Vescovi in particolare “devono essere uomini di Dio, devono vivere orientati verso Dio”.

“Il Vescovo deve essere un orante, uno che intercede per gli uomini presso Dio. Più lo fa, più comprende anche le persone che gli sono affidate e può diventare per loro un angelo – un messaggero di Dio, che le aiuta a trovare la loro vera natura, se stesse, e a vivere l’idea che Dio ha di loro”.

I due Vescovi conconsacranti sono stati il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, e il Cardinale Jaworski. 

 

Publié dans:ZENITH |on 1 octobre, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans catechesi del mercoledì pink-bromeliad-2

Pink Bromeliad (« Urn Plant »)

http://photographybyjohncorney.com/photoblog/labels/flowers.htm

Publié dans:catechesi del mercoledì |on 1 octobre, 2007 |Pas de commentaires »

« Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me »

Clemente d’Alessandria (150-circa 215), teologo
Il Pedagogo, I, 21-24

« Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me »

« I suoi bimbi, dice la Scrittura, saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un figlio, così vi consolerò » (Is 66, 12-13). La madre attira a sé i suoi figli e noi, cerchiamo nostra madre, la Chiesa. Ogni essere debole e delicato, che necessita soccorso per la sua debolezza, è grazioso, mite, incantevole; Dio non rifiuta il suo soccorso a un essere così giovane. I genitori giurano una tenerezza particolare ai figli… Così, il Padre di ogni creatura accoglie coloro che si rifiugiano presso lui, li rigenera con lo Spirito e li adotta come suoi figli; egli conosce la loro mitezza ed egli li ama, li soccorre, li difende; per questo li chiama figlioli (cfr Gv 13,33).

Lo Spirito Santo, parlando per bocca di Isaia, affibbia al Signore stesso il termine di bambino: « Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio » (Is 9,5). Qual’è dunque questo bambino, questo neonato, a immagine del quale noi siamo dei bimbi? Per bocca dello stesso profeta, lo Spirito ci descrive la sua grandezza: « Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace »(v. 6).

O quale grande Dio! O bambino perfetto! Il Figlio è nel Padre e il Padre è nel Figlio. Potrebbe forse non essere perfetta, l’educazione che ci dà questo bambino? Riunisce tutti noi, i suoi bimbi, per guidarci. Egli ha steso sopra di noi le sue mani, e noi vi abbiamo messo tutta la nostra fede. A questo bambino, anche Giovanni Battista rende testimonianza: « Ecco, dice, l’Agnello di Dio » (Gv 1,29). Poiché la Scrittura chiama agnelli i fanciulli, egli ha chiamato « agnello di Dio » il Verbo di Dio che per noi si è fatto uomo e ha voluto essere in tutto simile a noi, lui, il Figlio di Dio, il figlio del Padre, il suo bambino.

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