Archive pour le 28 octobre, 2007

oggi (28.10.07) Santi Simone e Giuda

oggi (28.10.07) Santi Simone e Giuda dans immagini sacre

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una storia dei santi dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21850

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La ricetta di Benedetto XVI per cambiare il mondo, spiegata dal portavoce vaticano

dal sito:

http://www.zenit.org/article-12343?l=italian 

 

La ricetta di Benedetto XVI per cambiare il mondo, spiegata dal portavoce vaticano 

Analisi della sua partecipazione all’incontro di rappresentanti religiosi a Napoli 

 

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 28 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha mostrato che mettere Dio al primo posto nella vita è il modo più adatto per rendere il mondo migliore, spiega il portavoce vaticano. 

É la conclusione dell’editoriale di padre Federico Lombardi, S.J., direttore della Sala Stampa vaticana, nell’ultimo numero di “Octava Dies”, rotocalco del Centro Televisivo Vaticano, di cui è anche direttore. 

Il portavoce ha compiuto un’analisi della visita del Papa a Napoli, dove ha partecipato all’inaugurazione dell’incontro mondiale di rappresentanti religiosi per la pace, convocato dalla Comunità di Sant’Egidio e svoltosi dal 21 al 23 ottobre. 

Da quel viaggio, riconosce padre Lombardi, “tutti si aspettavano delle forti denunce dei gravi problemi sociali della città. Ed effettivamente ci sono state – e molto chiare –, ma a conclusione di una omelia impostata a partire dalle letture bibliche della Messa di quella domenica, centrate sulla necessità della preghiera, anzi, per essere più esatti, come dice il Vangelo: ‘la necessità di pregare sempre senza stancarsi mai’”. 

Il direttore del Centro Televisivo Vaticano spiega che “spesso Benedetto XVI riprende il tema della preghiera cristiana di fronte a una esperienza quotidiana che nella sua durezza induce allo scoraggiamento”. 

“Egli sostiene che la fede è la forza che silenziosamente cambia il mondo e lo trasforma nel regno di Dio, e la preghiera perseverante ne è appunto l’espressione e l’alimento”, aggiunge. 

“Non fatalismo né inerzia, ma speranza di poter vincere il male con il bene, arma dei piccoli e dei poveri nello spirito, che ripudiano la violenza e testimoniano la verità dell’amore più forte della morte”. 

Anche l’augurio del Papa ai leader delle diverse religioni, che aprivano a Napoli il loro incontro, “si è concluso con un’invocazione a Dio, ‘perché liberi il cuore da ogni odio e da ogni radice di violenza e ci renda tutti artefici della civiltà dell’amore’”, ha ricordato padre Lombardi. 

“Non c’è dubbio – conclude l’editoriale –: Benedetto XVI ci aiuta veramente a rimettere Dio al primo posto nella nostra vita e nel nostro modo di guardare al mondo intorno a noi per renderlo migliore”. 

 

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La campagna della Regione Toscana : La foto di un neonato, sfocato, con la tipica fascetta al polso. Ma non c’è scritto, come sarebbe normale, il suo nome, bensì la parola «omosessuale»…

dal sito: 

http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2719 

foto dal sito: 

La campagna della Regione Toscana  : La foto di un neonato, sfocato, con la tipica fascetta al polso. Ma non c’è scritto, come sarebbe normale, il suo nome, bensì la parola «omosessuale»... dans articoli da giornali, temi interessanti homoB1

 

La campagna della Regione Toscana  

La foto di un neonato, sfocato, con la tipica fascetta al polso. Ma non c’è scritto, come sarebbe normale, il suo nome, bensì la parola «omosessuale». Non è una nuova pubblicità choc alla Oliviero Toscani, ma il manifesto scelto dalla Regione Toscana per presentare una nuova campagna di comunicazione contro le discriminazioni sessuali, patrocinata dal ministero per le Pari opportunità.
Il fatto è gravissimo. Davanti a queste forme di violenza, mascherate di tolleranza e rispetto dei diritti umani, ci si chiede fino a quando gli «uomini di buona volontà» sopporteranno questo scempio della società e non scenderanno in piazza… ? 

1) Un neonato gay di Luca Volontè 

2) Neonato gay. Ma non dite che è uno choc di Michele Brambilla

1) 

Un neonato gay
La follia contro quel neonato con la scritta homosexual 

di LUCA VOLONTÈ*
*Capogruppo Udc alla Camera 

Da che mondo è mondo, cioè dai tempi di Adamo ed Eva, i sessi sono due: maschio e femmina. Fin troppo ovvio, direte voi, questo lo sanno anche gli atei. Eppure, c’è chi vorrebbe radicare nella testa di tutti noi una nuova interpretazione della realtà, che nega questo presupposto fondamentale della natura. La parola tanto cara alle associazioni omosessuali, nata apposta per confondere le idee, è « gender », termine che difficilmente si traduce in italiano con la parola « genere ».
Gender è qualcos’altro, è la negazione stessa della natura. Da dato naturale, la differenza sessuale diventa concetto, categoria di pensiero. Non una cosa di cui prendere atto, ma su cui riflettere e discutere. E, nel caso, modificarla arbitrariamente. Se il sesso indica la differenza biologica (cromosomica, genetica, genitale), dunque immutabile nello spazio e costante nel tempo, il gender indica un insieme di caratteristiche, comportamenti, valori astratti rispetto al sesso. La conseguenza più cupa e pericolosa è che la differenza tra maschio e femmina non conta più nulla, anzi: non esiste proprio! Al contrario, esiste il corpo androgino asessuato, simbolo di onnipotenza, libertà sessuale, lontananza da Dio, autodeterminazione individuale senza restrizioni e limiti. Insomma, nascono veri e propri cyborg, pronti a essere tutto e il contrario di tutto. Tanto, c’è la scienza (che a volte sfocia in fantascienza) a cambiare gli organi che non ci piacciono, a toglierne alcuni di troppo per metterne altri di più graditi. Di più, proprio in base a queste premesse assurde si giustificherebbe la nascita di qualsiasi sessualità a seconda dell’appetito o dell’istinto sessuale da soddisfare a tutti i costi. Sulle orme di questa ideologia perversa si sta muovendo la Regione Toscana, con un manifesto che dovrebbe evitare le discriminazioni sessuali, mentre invece non è altro che un raccapricciante esempio di furore ideologico antisessuale: si vede un bambino, con il volto sfocato (almeno quello), che al polso ha il solito braccialetto di riconoscimento usato in ogni ospedale. Sopra, però, non c’è scritto il nome di battesimo, ma la parola « homosexual ». Come dire: omosessuali si nasce, non si diventa, perché è una caratteristica innata.
Le strumentalizzazioni sui neonati per promuovere le pulsioni omosessuali più becere sono già inaccettabili per conto loro, ma lo sono ancor di più quando a questa vergogna concorrono le istituzioni pubbliche e un ministero compiacente come quello delle Pari opportunità, che patrocina simili campagne-choc e sperpera il denaro pubblico assecondando il gioco delle « solite » lobby. Dov’è finito il rispetto per i bambini?
Ben lungi – sia chiaro – dal voler sottintendere parallelismi o legami impropri tra violenze sui bambini e omosessualità, abbiamo ancora negli occhi il corpicino martoriato della neonata di Napoli morta per le sevizie subìte. Non possiamo tollerare che campagne istituzionali possano usare l’immagine di bambini che, a quell’età, dovrebbero solo stare tra le braccia della mamma e iniziare serenamente il proprio percorso di vita con la sessualità che la natura ha donato loro. Chi invece vorrebbe un pansessualismo senza limiti o un Paradiso terrestre abitato da « Adama ed Evo », si rassegni.
LIBERO 24 ottobre 2007 

2) 

Neonato gay.
Ma non dite che è uno choc 

di Michele Brambilla 

L’immagine che vedete – un neonato con al polso un braccialettino che ne indica, anziché il nome, la congenita inclinazione all’omosessualità – è stata scelta dalla Regione Toscana e dal ministero per le Pari opportunità come icona di una campagna contro le discriminazioni di carattere sessuale. Da oggi sarà affissa, in bella evidenza, sui muri delle città toscane, e riprodotta da alcuni quotidiani nazionali.
Non sappiamo se otterrà il giusto scopo di combattere le discriminazioni, oppure se l’utilizzo di un bimbo – evidentemente non in grado di dare il proprio assenso – sortirà l’effetto non voluto di irritare. Di sicuro è una campagna che risponde pienamente ai canoni del «politicamente corretto», il quale impone la presenza di una o più coppie gay in ogni film, fiction tv, mostra d’arte, romanzo e persino gara sportiva.
Il terreno è scivoloso, e criticare certe iniziative espone sempre al rischio di vedersi contestare l’immancabile accusa di omofobia. Tuttavia sarà ancora consentito, almeno, di sorridere di fronte alle mirabolanti definizioni con cui queste campagne vengono presentate. «Campagna choc», è scritto più volte nel comunicato diffuso dai promotori. «Choc», cioè che scuote, stupisce, sorprende, rompe gli schemi.
Ma quali schemi?
Quelli della coppia eterosessuale e magari monogamica?
Quelli del matrimonio indissolubile?
Quelli del processo a Oscar Wilde?
Non prendiamoci in giro.
Ogni epoca ha il proprio conformismo, e certo non era bello quello che marchiava gli omosessuali come «froci» o «invertiti» o peggio ancora: ma quei tempi sono finiti da un pezzo, morti e sepolti. Lo sa bene chiunque lavori in un giornale ma anche chiunque stia un paio d’ore davanti alla tv.
Per chi sarebbe uno «choc» la campagna della Regione Toscana?
Per i politici? Chiedere informazioni a chi ha perso una poltrona da commissario europeo, per aver dato l’impressione di non essere abbastanza choccante.
Proprio di questi giorni è la notizia dell’ultima trovata di Joanne Kathleen Rowling, la creatrice della saga di Harry Potter. Scritto l’ultimo romanzo, finito il battage pubblicitario per l’uscita del libro, che cosa si è inventata la signora per rilanciare il prodotto? Che Albus Silente, uno dei suoi eroi di carta, è un gay. Ma guarda: se dire una cosa del genere fosse ancora così anticonformista, non avrebbe avuto paura, la Rowling, di perdere lettori? Invece ha messo a segno ancora una volta un colpo da genio del marketing, perché la parolina magica, «gay», non poteva che fare il giro del mondo circondata da cori di approvazione, di perbacco che coraggio, di ma guarda com’è illuminata. E infatti non è passato neppure un giorno che Daniel Radcliffe, l’attore che ha impersonato Harry Potter al cinema, ha annunciato: «Nel prossimo film mi piacerebbe interpretare un ruolo gay». Un kamikaze o un furbone?
«I pittori del Rinascimento, Michelangelo in testa, riempivano i loro quadri, anche religiosi, con i ritratti nascosti dei loro amori e dei loro amanti: ma quello sì che era un gesto eversivo, rischioso», ha detto Pietrangelo Buttafuoco proprio ieri sul Foglio. Adesso invece il testimonial gay viene usato come la gallina dalle uova d’oro, come chiave sicura per aprire le porte dell’applauso facile: e non solo quello degli intellettuali progressisti, ma anche di tutto il cosiddetto media-system.
Giova, agli omosessuali, tanto ipocrita conformismo?
Non credo. Come non credo giovi loro neppure lo slogan che la Regione Toscana ha inserito nel manifesto con il neonato gay: «L’orientamento sessuale non è una scelta». È uno slogan ideato – come ha detto l’assessore regionale Agostino Fragai – per «sottolineare come l’omosessualità non possa essere considerata un vizio».
Forse Fragai non si rende conto che in questo modo priva gli omosessuali del loro libero arbitrio, e li condanna a una condizione di dipendenza genetica che qualcuno, Dio non voglia, potrebbe chiamare malattia.
Ben vengano, insomma, tutte le iniziative tese a spazzar via ogni residuo di discriminazione, di ghettizzazione, di offesa. Ma gli omosessuali avrebbero diritto a sponsor più credibili di chi, per usare ancora le parole di Buttafuoco, vuol «presentare gli uomini e le donne come “individui” de-generalizzati, né maschi né femmine, né adulti né bambini. Senza genere. De-generi». Sono gli autogol prodotti dallo zelo eccessivo del nuovo conformismo. Che ha la pretesa di presentarsi come anticonformista, è questo che fa un po’ ridere.


Il Giornale n. 251 del 2007-10-24
 

Il regista Zeffirelli racconta i retroscena del film “Gesù di Nazareth”

dal sito:

http://www.zenit.org/article-12340?l=italian 

 

Il regista Zeffirelli racconta i retroscena del film “Gesù di Nazareth” 

Papa Paolo VI lo volle ringraziare personalmente 

 

ROMA, venerdì, 26 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Questo giovedì il Maestro Franco Zeffirelli, ospite d’onore all’inaugurazione ufficiale del nuovo anno accademico della Pontificia Università Lateranense di Roma, ha raccontato alcuni retroscena del film “Gesù di Nazareth” (1977), il suo più alto capolavoro in quanto a intensità poetica.

Tra le tante sue opere come regista – sono almeno 20 i film che portano la sua firma, – il Gesù di Nazareth, il cui copione venne buttato giù in sole quattro settimane dallo scrittore cattolico Anthony Burgess, è infatti quella in cui in modo più mirabile seppe coniugare fede, storia e tecnica cinematografica.

Per la sua bravura, in seguito venne scelto per trasmettere le immagini dell’apertura del Grande Giubileo del 2000.

Zeffirelli, che da subito si è schernito definendosi “un artigiano e non un filosofo o un artista”, ha rivelato di essersi accorto nel corso della sua carriera dell’“arma che avevo in mano e di come poteva essere decisiva per la vita di migliaia di persone tanto nel bene come nel male”.

“Quando hai la possibilità di ristorare l’animo della gente che soffre e allargare i suoi orizzonti di speranza senti una responsabilità eccessiva per il povero uomo che sei”, ha confessato.

A questo proposito, il regista fiorentino ha raccontato di aver ricevuto ininterrottamente, dall’uscita della sua pellicola, lettere di ringraziamento o di partecipazione da parte di miriadi di persone in ogni angolo del mondo, che erano state toccate profondamente e molto spesso avevano abbracciato la vita religosa dopo aver visto il suo “Gesù di Nazareth”.

“Io ho solamente fatto quel che si poteva fare da cristiano quale sono fin nelle profonde viscere dello spirito”, ha detto il regista che, ai tempi del collegio nel Convento di San Marco a Firenze, ebbe come suo istitutore Giorgio La Pira.

“Tutto attorno a questo film è come se avesse avuto il vento nelle vele”, ha poi esclamato richiamando alla mente un episodio in particolare, quando cioè Elisabeth Taylor, che doveva vestire i panni di Maria Maddalena, si ammalò gravemente e venne sostituita fortuitamente da Anne Bancroft, che accettò un compenso minore a quelli cui era normalmente abituata, facendo anche risparmiare la produzione.

Il regista ha poi ricordato il ruolo di monsignor Pietro Rossano, già Rettore della Pontificia Università Lateranense, come consulente durante la preparazione del film girato in Marocco e, soprattutto, la figura di Papa Paolo VI, che ebbe la possibilità di conoscere molto bene agli inizi degli anni ’50.

Infatti attorno alla Convento di San Marco, dove si era andato formando un gruppo di giovani cristiani universitari vicini all’Azione Cattolica, il Cardinale Montini, allora Arcivescovo di Milano, passava ogni tanto per trascorrere – così diceva – “le ore più felici” della sua giornata.

Un volta, ha ricordato il regista, il Cardinale, venuto a sapere della sua vocazione per il teatro, gli disse ironicamente: “Un tempo ti avrebbero impedito di essere seppellito in terra consacrata, ma adesso la Chiesa è cambiata, anzi ti accogliamo come uno strumento di diffusione di buone idee e di buona speranza”.

“Più tardi, una volta eletto, fu lui che portò avanti con la sua discreta rete di influenza il progetto del Gesù”, che stentava un po’ a partire..

“Ma alla fine venne dato quest’ordine: Zeffirelli o nessuno”, ha affermato il regista fiorentino.

Incalzato dalle domande di tre studenti dell’Ateneo sulla sua esperienza di regista e sul suo rapporto con la figura di Gesù di Nazareth, Zeffirelli ha spiegato che la sua fede si è andata sempre più rinvigorendo con il tempo e i tanti “segnali prodigiosi” che ha potuto osservare.

Come in occasione dell’Eucaristia, durante la scena dell’Ultima Cena del film, quando l’atmosfera di silenzio assoluto e di densa spiritualità che si era creata all’interno, mentre fuori infuriava una tempesta di sabbia, veniva rotta dai singhiozzi dei suoi collaboratori.

“Voglio pensare che c’era una energia al di fuori di noi che veniva evocata perché si ricreasse quel momento sublime. E infatti è uno dei momenti più belli e agghiaccianti del film”, ha detto.

“Avevamo il sospetto dell’intrusione di una forza suprema che ci guidava”, ha aggiunto e per questo “tutti quanti sapevamo che stavamo facendo qualcosa di molto importante”.

“Curiosamente la troupe, la sera dopo il lavoro, doveva esplodere ballando e divertendosi, facendo ogni sorta di cose pagane per difendersi da questo assedio che ti prendeva alla gola”, ha raccontato.

“In seguito, quando Paolo VI nel 1977 mi ricevette in udienza privata dopo aver visto il film – ha concluso Zeffirelli – mi ringraziò e mi chiese che cosa la Chiesa poteva fare per me. Gli risposi: ‘Vorrei che quest’opera arrivasse anche in Russia’”.

“Lui mi guardò e mi mi rispose profeticamente: ‘Abbia fede, presto sul Cremlino sventoleranno le bandiere della Madonna al posto di quelle rosse”.

L’8 dicembre del 1991, giorno della Festa dell‘Immacolata Concezione, la bandiera rossa con la falce e il martello che aveva sventolato per decenni sul Cremlino, venne rimpiazzata con la bandiera della Federazione Russa. 

 

Publié dans:ZENITH |on 28 octobre, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 28 octobre, 2007 |Pas de commentaires »

« Il pubblicano… non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo »

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Omelia 3 sull’Annunciazione, 9-10

« Il pubblicano… non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo »

Quale è il vaso in cui la grazia si riversa di preferenza? Se la fiducia è stata fatta per ricevere la misericordia, e la pazienza per raccogliere la giustizia, quale recipiente potremo proporre, affinché sia adatto a ricevere la grazia? Poiché si tratta di un balsamo purissimo, ha bisogno di un vaso solidissimo. Ora cosa c’é di più puro, cosa di più solido dell’umiltà del cuore? Per questo Dio « dà la sua grazia agli umili » (Gc 4,6); a buon diritto egli « ha guardato l’umiltà della sua serva » (Lc 1,48). A buon diritto perché un cuore umile non si lascia occupare dal merito umano, cosicché la pienezza della grazia possa diffondervisi tanto più liberamente…

Avrete forse osservato quel fariseo in preghiera? Non era ladro, né ingiusto, né adultero. Né trascurava la penitenza. Digiunava due volte la settimana, pagava le decime di quanto possedeva… Ma non era vuoto di se stesso, non si era spogliato di se stesso (Fil 2,7), non era umile, ma al contrario superbo. Infatti, non si era preoccupato di sapere ciò che ancora gli mancava, ma ha sopravvalutato il suo merito; non era pieno, bensì tronfio. È tornato ad esser vuoto, per aver simulato la pienezza. Il pubblicano invece, per aver umiliato se stesso e aver preso cura di presentarsi come un vaso vuoto, ha potuto tornare, portando con sé una grazia tanto più abbondante.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 28 octobre, 2007 |Pas de commentaires »

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