Il Rosario cresce anche nel mondo secolarizzato (Parte II)

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Il Rosario cresce anche nel mondo secolarizzato  (Parte II) 

Intervista al sacerdote domenicano Ennio Staid 

 

ROMA, giovedì, 25 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Molti giovani in Italia sono distanti emotivamente da Maria perché – anche a causa di un certo tipo di clero – non la conoscono come “’donna’ dall’esperienza umana e religiosa”, sostiene un esperto del Rosario, padre Ennio Staid.

Allo stesso tempo, avverte il sacerdote domenicano, esiste sempre una mentalità che predilige l’attivismo e l’azione alla preghiera.

La prima parte dell’intervista è stata pubblicata il 24 ottobre.

La preghiera del Rosario ci fa pensare a Maria. Potrebbe indicarci in sintesi quali sono le chiavi per comprendere il Mistero grande di una donna che è stata fondamentale per l’incarnazione, l’educazione e la realizzazione della storia della salvezza nella persona di Gesù Cristo?

Padre Staid: Comprendere il mistero di Maria significa riuscire a entrare nel mistero della Incarnazione di Dio in Gesù Cristo. Il Credo, con cui i cristiani esprimono il contenuto della fede, recita: “nacque da Maria Vergine”.

E’ questa un’affermazione per molti sconcertante, ma il dato rivelato rimane nella sua provocazione. I credenti accettano e credono a un intervento personale di Dio e di conseguenza all’adesione totale di fede operata da parte di Maria. La sua grandezza sta non tanto nel partorire, quanto nell’accettare un piano che la sua ragione non comprende.

Non credo vi siano preghiere o studi che possano far comprendere il Mistero che rimane tale, ma la preghiera insieme alla Madre di Gesù ci fa dire: “Non comprendo ma conservo nel cuore”. San Tommaso D’Aquino definisce la fede come “un assenso dato dall’intelligenza alla verità divina sotto la spinta della volontà mossa dalla grazia di Dio”.

Nella fede come nella preghiera (qualsiasi preghiera), prima o poi si fa l’esperienza del silenzio di Dio, della sua discrezione. La fede e di conseguenza la preghiera non sono il gettone magico che una volta inserito nel juke-box ci fa sentire la voce di Dio.

Essa ci mette in contatto con l’invisibile. Perché stupirci allora se non lo si vede? La preghiera pone in dialogo con l’Inaccessibile, l’Assoluto; perché allora meravigliarsi se Dio risponde al nostro richiamo come Dio? Imitare Maria significa aver compreso cosa significa pregare e seguire Colui che invita i suoi a “pregare sempre senza stancarci mai”. In fondo anche noi siamo chiamati, come Maria, ad accogliere il Figlio di Dio nella fede e, come lei, a ridonarlo.

La devozione popolare per la Vergine Maria, la recita del Rosario, sono pratiche che hanno una grande diffusione tra la gente. Tale pratica, almeno negli ultimi decenni, non sembra però molto diffusa tra il clero e nei giovani. E’ solo un’impressione o la situazione sta cambiando? E in che direzione?

Padre Staid: L’obiezione che si fa al Rosario è sempre la stessa: “Non è meglio lavorare un’ora per il fratello bisognoso che dire una sfilza di Ave Maria?”. Tra l’altro il lavoro è qualcosa di tangibile, di controllabile, di nostro, mentre la preghiera è qualcosa di assolutamente incontrollabile.

È in questa realtà psicologica che ci si deve muovere con i piedi di piombo per non rompere ciò che vi è di buono nell’animo della gente semplice. Il discorso sulla preghiera in genere e sul Rosario in particolare va ritrovato e rinnovato. Nessun chirurgo è dichiarato bravo e valido soltanto perché va in giro per vari atenei a dettare dotte lezioni, ma acquista stima quando lo si vede esercitare in maniera eccellente la chirurgia: solo allora le sue conferenze hanno una validità perché si vedono gli ammalati da lui operati guariti.

Così avviene per noi che parliamo spesso di preghiera mentre ci affoghiamo nell’azione, contraddicendo con la vita le nostre parole. Un discorso sulla preghiera è tanto più valido quanto più colui che lo fa vive coerentemente ciò che annuncia.

Altro fattore importante, dovendo presentare la figura della Beata Vergine, è la necessità di focalizzare la figura della Madonna sul piano redentivo di Cristo. Maria ha un senso e una funzione importantissimi nella Chiesa, ed è errato separarla da questa e farne quasi una quarta persona della Trinità. Non è una dea e la sua giusta collocazione non nuoce al culto a lei attribuito, ma la rafforza e dà a questa creatura il posto che le compete nel piano della salvezza (cfr. VIII capitolo della Lumne Gentium).

La direzione da prendere, secondo il mio modesto parere, è quella di non calcare mai la mano per muovere troppo il sentimento: è necessario ricordare che la Madonna non è la parte sentimentale della nostra preghiera. Solo quando si sarà focalizzato il problema della necessità della preghiera e verrà spiegato il significato e la funzione della Vergine nel mistero di Cristo si potrà parlare del Rosario.

Inoltre è importante sapere che il Rosario non è propriamente una preghiera rivolta a Maria, ma una preghiera con Maria. Non è quindi una preghiera mariana ma è una preghiera cristologica. I misteri che esso propone mettono al centro un solo personaggio: Cristo Gesù. Il Rosario ci permette di guardare, contemplare il Figlio di Dio con gli occhi di Maria. Si prende la sua mano e con lei si scorre la vita di Gesù.

Tempo fa ho pubblicato un’indagine fatta in Italia tesa a verificare il rapporto dei giovani, preti compresi, con la figura di Maria. I giovani intervistati (400) secondo un criterio statistico in tutta la penisola mi hanno dato 256 risposte valide. L’età degli intervistati oscillava dai 18 ai 25 anni. L’indagine mi ha presentato uno spaccato in cui i giovani appaiono distanti da Maria, distanti emotivamente, indifferenti dal punto di vista culturale-pastorale, perfino, taluni, distanti per presa di posizione intellettuale, d’impronta filosofico-sociale.

Questi non sanno che farsene di una Vergine eccelsa, culmine di tutti i privilegi, che proprio per la sua esclusiva perfezione non agisce come modello, paradigma, stimolo, ideale. D’altro canto, nella prassi pastorale quotidiana da parte di un certo tipo di clero, prassi talvolta ben lungi dal mettere in atto le preziose indicazioni della riflessione mariologica della Chiesa, non si cerca di stare al passo coi tempi nel dimenticare Maria?

Ho constatato che note come mansuetudine, umiltà, tenerezza di cuore sono perdenti perché vissute come pericolose, come annullamento passivo della propria personalità. Questi giovani rifiutano, dunque, Maria? No: semplicemente non hanno riflettuto e non è stata loro presentata in piena luce la storia della salvezza. Non la conoscono come “donna” dall’esperienza umana e religiosa compromettente e difficile, non la conoscono come la Madre il cui figlio è stato il mistero di tutta la sua vita. Cioè non conoscono realmente Maria, modello dei cristiani come il Concilio Vaticano II e la Marialis cultus hanno cercato di presentarcela. 

 

Publié dans : ZENITH |le 25 octobre, 2007 |Pas de Commentaires »

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