Sulle tracce dell’uomo preistorico

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Sulle tracce dell’uomo preistorico 

SBF Taccuino
La prof. Mina Evron, del dipartimento di archeologia dell’università di Haifa, codirettrice degli scavi alla grotta di Misliya (sud-ovest del Monte Carmelo), dice che nel sito è stato trovato di tutto: una grande quantità di utensili, punte di asce in pietra, lame e ossi di animali. Manca solo uno scheletro umano. 

I manufatti rinvenuti nell’area danno un quadro del modo di vita di circa 250.000 anni fa, ai tempi della cultura musteriana (Paleolitico medio) in Europa. 

Finora gli utensili più antichi conosciuti adoperati dall’uomo moderno erano stati rinvenuti in Etiopia e risalivano a 170.000 anni fa. 

Intorno a due milioni di anni fa con la migrazione dell’homo erectus in Europa, l’uomo di Neanderthal, si sviluppò una nuova specie. 

Il prof. Israel Hershkovitz, del reparto di anatomia e antropologia dell’università di Tel Aviv e codirettore degil scavi, descrive l’uomo di Neanderthal come più tarchiato dell’uomo moderno, con un cranio più grande e arti più robusti. Dall’homo erectus si sviluppò anche l’homo sapiens, caratterizzato da dimensioni fisiche più piccole rispetto all’’uomo di Neanderthal, compreso il cranio. 

Nel 2001 due gruppi di studenti, uno di dottorandi in antropologia dell’università di Tel Aviv, l’altro di colleghi in archeologia dell’università di Haifa, iniziarono a scavare le grotte del Carmelo. Lo scavo permise di riesumare dagli strati datati a 250.000 anni fa utensili da taglio e per la caccia, come le lame taglienti di selce. 

Per l’archeologo Yossi Zaidner la forma delle lame sarebbe il prodotto di un progetto intenzionale che comprendeva anche il disegno. 

I tremila pezzi trovati per ogni metro quadro rappresentano una percentuale molto elevata. L’abbondanza di manufatti ha reso possibile scoprire tutte le innovazioni tecnologiche di quel periodo. Ciò vuol dire che l’insediamento era vasto ed era un centro di riferimento per gli abitanti dell’intera zona. 

Una serie di segni provano che la caccia era praticata in maniera sistematica e con l’ausilio di tecniche adoperate fino a diecimila anni fa. Sugli ossi compaiono segni di taglio di coltelli, tracce di bruciatura ma non di morsi di denti, per cui gli archeologi hanno pensato che il sito fosse abitato da uomini. Tutti gli elementi orientano verso modelli di caccia simili a quelli della società della tarda preistoria e di oggi. 

Secondo il prof. Hershkovitz è possibile che l’homo sapiens si sia sviluppato fuori dall’Africa proprio nell’area geografica oggi rappresentata da Israele. Se un homo sapiens dell’era moderna dovesse essere trovato negli strati di 250.000 anni fa, apparterrà a una delle prime popolazioni di homo sapiens del mondo, forse alla prima in assoluto. A questo punto andrebbero ridiscusse tutte le teorie sullo sviluppo dell’uomo moderno. 

Fonte: Fadi Eyadat, Haaretz (5 settembre 2007) 

 

Publié dans : Approfondimenti |le 5 octobre, 2007 |Pas de Commentaires »

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