Archive pour septembre, 2007

Programma del viaggio papale in Austria dal 7 al 9 settembre 2007

dal sito Zenith:

http://www.zenit.org/article-11594?l=italian

 

 

Programma del viaggio papale in Austria dal 7 al 9 settembre 2007

 CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 17 agosto 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il programma del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Austria in occasione dell’850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell dal 7 al 9 settembre 2007.

Tra le altre cose, è previsto un omaggio alle vittime della Shoah. 

* * * 

Venerdì 7 settembre 2007 

09.30 Partenza in aereo dall’aeroporto di Roma/Ciampino per Wien/Schwechat.

11.15 Arrivo all’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat. Cerimonia di benvenuto all’aeroporto e discorso del Santo Padre.

12.00 Trasferimento in auto dall’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat alla Piazza « Am Hof » di Wien. Cambio in auto panoramica lungo il percorso.

12.45 arrivo alla Piazza « Am Hof » di Wien e preghiera di fronte alla Mariensäule. Saluto del Santo Padre.

13.30 Trasferimento in auto panoramica alla Juden Platz di Wien.

13.35 Sosta al Monumento per le vittime austriache della Shoah nella Juden Platz di Wien.

13.40 Trasferimento in auto panoramica dalla Juden Platz alla Nunziatura Apostolica di Wien.

13.50 Arrivo alla Nunziatura Apostolica di Wien.

17.15 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica all’Hofburg di Wien.

17.30 Arrivo all’Hofburg di Wien per una visita di cortesia al Presidente della Repubblica. A seguire incontro con le autorità e il corpo diplomatico nella grande Sala dei Ricevimenti. Discorso del Santo Padre.

18.45 Trasferimento in auto dall’Hofburg alla Nunziatura Apostolica di Wien.

19.00 Arrivo alla Nunziatura Apostolica di Wien.

 

  

Sabato, 8 settembre 2007 


08.00 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica alla Heldenplatz di Wien.

08.15 Partenza in elicottero dalla Heldenplatz di Wien per Mariazell.

09.15 Arrivo all’eliporto di Mariazell.

09.25 Trasferimento in auto panoramica dall’eliporto al Santuario di Mariazell.

09.45 Arrivo al Santuario di Mariazell.

10.30 Santa Messa per l’850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell all’esterno della Basilica di Mariazell. Omelia del Santo Padre.

12.30 Ritorno in Sagrestia nella Basilica di Mariazell.

13.30 Pranzo con i Vescovi della Conferenza episcopale austriaca e con i Cardinali e Vescovi del Seguito papale nella Residenza pontificia a Mariazell.

16.40 Trasferimento a piedi dalla Residenza pontificia alla Basilica di Mariazell.

16.45 Vespri mariani con i sacerdoti, i religiosi, i diaconi e i seminaristi nella Basilica di Mariazell.
Discorso del Santo Padre.

18.00 Trasferimento in auto panoramica dalla Basilica all’eliporto di Mariazell.

18.20 Arrivo all’eliporto di Mariazell.

18.30 Partenza in elicottero dall’eliporto di Mariazell per Wien.

19.30 Arrivo all’eliporto nella Heldenplatz e trasferimento in auto alla Nunziatura Apostolica di Wien.

19.50 Arrivo alla Nunziatura Apostolica di Wien. 

  

  

Domenica 9 settembre 2007 


09.15 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica al Palazzo Arcivescovile di Wien.

09.30 Arrivo al Palazzo Arcivescovile di Wien.

09.45 Processione dal Palazzo Arcivescovile al Duomo di Santo Stefano a Wien.

10.00 Santa Messa nel Duomo di Santo Stefano a Wien. Omelia del Santo Padre.

12.00 Recita dell’Angelus Domini nella Piazza del Duomo di Santo Stefano a Wien.
Parole del Santo Padre.

12.15 Trasferimento a piedi dal Duomo di Santo Stefano al Palazzo Arcivescovile di Wien.

14.00 Trasferimento in auto dal Palazzo Arcivescovile alla Nunziatura Apostolica di Wien.

16.00 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica all’Abbazia di Heiligenkreuz.

16.30 Visita all’Abbazia di Heiligenkreuz. Discorso del Santo Padre.

17.00 Trasferimento in auto dall’Abbazia di Heiligenkreuz al Wiener Konzerthaus.

17.30 Arrivo al Wiener Konzerthaus per l’incontro con il mondo del volontariato. Discorso del Santo Padre.

18.45 Trasferimento in auto dal Wiener Konzerthaus all’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat.

19.15 Arrivo all’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat. Cerimonia di congedo e saluto del Santo Padre.

19.45 Partenza in aereo dall’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat per Roma.

21.30 Arrivo all’aeroporto di Roma/Ciampino. 

 

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Schönborn – «Il Papa in Austria per chiederci un cambio di rotta»

dal sito on line del giornale « Avvenire » 

NEL CUORE DELL’EUROPA Schönborn
«Il Papa in Austria per chiederci un cambio di rotta» 

«Nelle ultime due generazioni i legami tradizionali con la fede cristiana si sono affievoliti. A scuola arrivano molti bambini che non hanno mai sentito parlare di Gesù Siamo chiamati a rendere visibile la novità cristiana»«Il Papa non è una rockstar che canta melodie orecchiabili. Parla a nome di Cristo, dice cose scomode Non possiamo aspettarci che tutti si mettano ad applaudire. Credo che toccherà il cuore di molti, come è già successo in altri viaggi» Dal Nostro Inviato A Vienna
Luigi Geninazzi  

Non capita spesso che il Papa prenda carta e penna per scrivere ai giornali. Lo ha fatto Benedetto XVI rivolgendosi ai lettori dei settimanali diocesani austriaci nell’imminenza della sua visita a Vienna ed a Mariazell. «Amo questo Paese… che ha dato alle fede forme così multiple e luminose da toccare persino uomini che non condividono più la fede ma amano la bellezza che essa ha prodotto», scrive nella sua lettera. È un viaggio un po’ speciale quello che inizia domani e che si concluderà domenica, «un pellegrinaggio nel cuore dell’Europa» come ci dice il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca. Portamento aristocratico e sorriso timido, Schönborn è un domenicano di modi affabili e di robusto pensiero. Intellettuale e teologo assomiglia molto a Joseph Ratzinger di cui è stato dapprima allievo e poi stretto collaboratore.
Eminenza, il Papa arriva in Austria, l’unico suo viaggio europeo di quest’anno. Ha scelto questo piccolo Paese per rivolgersi a tutto il continente?
Benedetto XVI conosce molto bene ed ama questo Paese cui è legato fin dall’infanzia. Conosce la società, le tradizioni e la cultura degli austriaci tra i quali ha molti amici. Non è un caso se per tanti anni ha passato qui le sue vacanze. Direi che la sua familiarità con l’Austria è paragonabile solo con la Baviera, la sua terra natale. Questa è probabilmente una delle ragioni per cui il Papa ha accettato subito l’invito rivoltogli dalla nostra Conferenza episcopale. Il suo sarà un pellegrinaggio nel cuore dell’Europa, nel santuario di Mariazell che ha sempre avuto un grande significato per tutti i popoli centro-europei. E certamente sarà l’occasione per richiamare il significato della costruzione europea e le nuove responsabilità che comporta, non solo per l’Austria.
Lei è sempre stato molto vicino a Joseph Ratzinger, ha collaborato con lui, è un suo amico. Con quali sentimenti accoglierà il Santo Padre a Vienna?
Non ho mai osa to definirmi suo amico, ma non posso nemmeno negare che una volta l’ha detto lui, facendomi un grande onore e allo stesso tempo caricandomi addosso una grande responsabilità. Vede, proprio in questi giorni sono andato a rileggermi la lettera che l’allora cardinale Ratzinger mi aveva scritto sedici anni fa, quando venni nominato vescovo ausiliare di Vienna. Parlava dell’importanza dell’Austria dopo la caduta del muro di Berlino: adesso, diceva, può tornare ad essere il cuore della nuova Europa dando concretezza al suo ruolo di ponte tra Est ed Ovest. Anche dal punto di vista della nuova evangelizzazione. Quella lettera la considero un dono ed una consegna sempre valida, una sorta di programma pastorale più che mai attuale. Ed i sentimenti di gratitudine e di gioia che provai sedici anni fa si rinnovano adesso di fronte a colui che è diventato il supremo pastore della Chiesa universale. Proprio perchè lo conosco posso dire che Benedetto XVI arriva in tutta umiltà e semplicità, non in pompa magna. E spero che i miei connazionali sappiano accoglierlo ed ascoltarlo con la stessa semplicità ed umiltà.
Due anni fa, in occasione della visita ad limina dell’episcopato austriaco, il Papa ha richiamato la necessità di un «cambiamento di rotta». A cosa si riferiva?
Si riferiva in modo molto preciso e realistico alla situazione della nostra Chiesa che, come in molte altre parti d’Occidente, si trova a vivere in una condizione di minoranza dentro la società. Certo, la maggioranza dei cittadini è battezzata e si dice cristiana ma i credenti sono un nucleo minoritario. Nelle ultime due generazioni i legami tradizionali con la fede cristiana si sono affievoliti. Oggi a scuola arrivano molti bambini che non hanno mai sentito parlare di Gesù, non conoscono nulla del Vangelo, non sanno pregare. Ci troviamo come nell’impero romano del secondo secolo quando fece irruzione il cristianesimo. Allo stesso modo noi siamo chiamati a rendere visibile la novità cristiana. Benedetto XVI è il Papa scelto da Dio proprio per questo particolare momento storico: con la sua parola e la sua testimonianza ci invita ad un nuovo spirito missionario, nella convinzione che la fede rappresenta una grande risorsa per la società. L’Europa deve tornare a fare i conti con questo. Altrimenti come può pretendere di affrontare le sfide che arrivano dall’esterno come l’islam?
A un anno dal discorso di Ratisbona il Papa tornerà sull’argomento?
A dire il vero la questione centrale affrontata in quel discorso non era tanto il rapporto con l’islam ma quello tra fede e ragione. Da un lato mostrava la profonda ragionevolezza della fede, dall’altro notava che la ragione deve mantenere un’apertura al fatto soprannaturale se non vuole rovesciarsi nell’irrazionalità. Le stesse argomentazioni le troviamo anche nel suo ultimo libro «Gesù di Nazaret» là dove illustra la profonda ragionevolezza del Discorso della Montagna sulle Beatitudini. Lo fa non per il gusto della provocazione, come è stato accusato da qualcuno dopo il discorso di Ratisbona, ma perché va al fondo delle cose. Ed in questo modo stimola tutti alla riflessione.
L’accusa sollevata spesso è che Papa Ratzinger sarebbe poco incline al dialogo…
Guardi, se c’è qualcuno che ama il confronto e la discussione con chi la pensa diversamente è proprio Ratzinger. Da cardinale ha dialogato in pubblico con intellettuali laici come Jurgen Habermas, Marcello Pera, Paolo Flores d’Arcais. Forse sono i non credenti che temono di confrontarsi con lui… Certo, adesso col ministero di Pietro, ha assunto un altro ruolo rispetto a quello dell’intellettuale, non parla più come professore. Tocca a noi riprendere i suoi stimoli e continuare il dialogo dentro la società.
I sondaggi pubblicati in questi giorni dicono che la visita del Papa lascia indifferente la maggior parte degli austriaci. Cosa ne dice?
Qui non serve la statistica. La visita del Papa non può essere ridotta ad un evento mediatico il cui successo si misura in base a ll’indice di gradimento con cui è accolto. Il Santo Padre non è una rockstar che canta melodie orecchiabili. Parla a nome di Cristo e lancia una sfida. Dice cose scomode, non possiamo aspettarci che tutti si mettano ad applaudire. L’importante è che questa voce si faccia sentire e possa arrivare a tutti. Aspettiamo a vedere gli effetti. Benedetto XVI ha il dono della parola, sa unire ragione ed emozione. Io credo che toccherà il cuore di molte persone, come è già successo in altri suoi viaggi.
Durante la visita in Austria il Papa non avrà nessun incontro di carattere ecumenico, il che ha scatenato alcune polemiche…
Sono polemiche assolutamente infondate. Era chiaro fin dall’inizio che non ci sarebbe stato un incontro di questo tipo, per il semplice motivo che negli stessi giorni della visita del Papa i responsabili delle altre Chiese cristiane si trovano a Sibiu, in Romania, per la grande assemblea ecumenica. Vorrei ricordare inoltre che il viaggio di Benedetto XVI in Austria si caratterizza come un pellegrinaggio e non come una visita pastorale in senso stretto. Non sono previsti incontri con gruppi e realtà ecclesiali. Ma ovviamente questo non significa l’assenza della dimensione ecumenica che verrà sottolineata durante le celebrazioni a Mariazell.
Lei accennava prima ai possibili effetti di questa visita. Qual è quello che più desidera?
Che i cattolici in Austria riscoprano il coraggio di manifestare pubblicamente la propria fede. Il Papa ci inviterà a questo. C’è chi darà segni di fastidio e chi invece ne sarà contento. In ogni caso la visita di Benedetto XVI ci farà un gran bene 

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L’incubo delle «chimere»

dal sito on line del giornale « Avvenire »: 

LO «STRAPPO» INGLESE
Dure le reazioni. Helen Watt: «Violati i diritti dell’embrione, viene disumanizzato» Josephine Quintavalle: «Queste decisioni non possono essere affidate a un ente non autorevole» 
L’incubo delle «chimere»
a Londra sarà presto realtà 

Un altro «sì» degli esperti alle sperimentazioni su embrioni animali con il Dna umano Da LondraElisabetta Del Soldato 

L’incubo sarà presto realtà. Tra poco, i ricercatori del Regno Unito avranno la possibilità, garantita dall’autorità del settore, di creare « embrioni chimera », ovvero formati da cellule umane e animali, di mucche o conigli. Erano mesi che i venti soffiavano a favore degli scienziati « estremi », avidi di colmare la « carenza » di embrioni umani per la ricerca nel campo delle cellule staminali. E a poco sembrano essere servite le innumerevoli consultazioni parlamentari sull’argomento. La Gran Bretagna, a differenza del resto del mondo, ha dunque detto sì alla creazione delle chimere: lo ha annunciato ieri alle tre del pomeriggio la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), facendo esultare una parte del mondo scientifico, ma anche lasciando molti a bocca aperta, se non apertamente disgustati. Un portavoce della Hfea ha giustificato la scelta sostenendo che le varie consultazioni pubbliche avrebbero dimostrato che «i cittadini sono favorevoli all’idea della creazione di ibridi se questi potranno spianare la strada della cura di malattie come l’Alzheimer». Dure le reazioni anche all’estero. «Quel che più mi sorprende di quanto avvenuto in Gran Bretagna – ha detto Francesco d’Agostino, presidente emerito della Commissione nazionale di bioetica italiana – è la manipolazione di cui è stata vittima l’opinione pubblica». Ma gli scienziati britannici – dopo la decisione di ieri – sono ora pronti a creare embrioni chimera, fondendo cellule umane con ovuli animali allo scopo di estrarne cellule staminali. Per permettere la creazione di questi ibridi citoplasmatici, o « cibridi », il nucleo di una cellula umana viene inserito nell’ovocita animale svuotato quasi completamente del suo patrimonio genetico. Gli embrioni, assicurano con una sorta di autoassoluzione i ricercatori, saranno distrutti dopo quattordici giorni, «dunque non c’è di che preoccuparsi». Affermazione che non convince tanti, a partire dalla professoressa Helen Watt del Linacre Centre for Healthcare Ethics: «Ma non si può giocare con la vita – sbotta -. La tecnica approvata dalla Hfea rappresenta un’ulteriore violazione dei diritti dell’embrione». E sottolinea: «Durante l’esperimento l’embrione viene così privato non solo della sua stessa vita ma anche dei suoi genitori umani. È disumanizzato della sua stessa creazione. Usare l’essere umano non è mai stato e mai sarà accettabile perché offende la dignità di tutti, degli umani e degli animali». Ma sono numerosi gli scienziati in prima linea: due équipe, una del Kings College di Londra e una dell’Università di Newcastle, hanno avanzato la richiesta di poter creare embrioni chimera alla Hfea qualche mese fa. L’autorità considererà i casi individuali, presentati da due centri di ricerca, a novembre; dopodiché deciderà se rilasciare una licenza. Ma anche nell’eventualità di un «sì» non sarà detta l’ultima parola: spetterà infatti a una Commissione parlamentare esprimere la decisione finale. E saranno tre i mesi a disposizione per mettere a punto un verdetto finale. Altri ricercatori sono però impazienti di farsi avanti. Anche Ian Wilmutt, il professore che rese possibile la clonazione della pecora Dolly, sta aspettando il via libera della Hfea per generare embrioni ibridi con lo scopo, ha dichiarato qualche giorno fa, di studiare le malattie neuromotorie con Chris Shaw, dell’Institute of Psychiatry di Londra. E la giustificazione è sempre la stessa: insistono sul fatto che i « nuovi embrioni » sarebbero per il 99,9 per cento umani e per lo 0,1 per cento animali. Ma questo non cancella il fatto, spiega Josephine Quintavalle di Core (Comment on Reproductive Ethics) «che esiste una distinzione netta tra gli esseri umani e gli animali». C’è inoltre da fare un’ulteriore considerazione, continua la Quintavalle: «La decisione di dare il via libera a tali esperimenti non deve essere lasciata alla Hfea – un’autorità sempre meno autorevole visto che da anni deve essere essere riformata -, ma al Parlamento». La Hfea però non è dispost a a fare marcia indietro. «Non è stata una decisione facile – confessa un portavoce dell’autorità – e non è stata certo presa con leggerezza. Vogliamo inoltre sottolineare che non rappresenta un completo via libera alla ricerca sugli ibridi ma un riconoscimento del fatto che questo tipo di ricerca può, con la dovuta cautela, essere permessa». L’accelerazione però c’è stata. E tornare indietro appare ora, per lo stesso governo di Gordon Brown, assai improbabile.

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Benedetto XVI presenta la dottrina di San Gregorio di Nissa

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11773?l=italian

 Benedetto XVI presenta la dottrina di San Gregorio di Nissa 

In occasione dell’udienza generale 

 

CASTEL GANDOLFO, mercoledì, 5 settembre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato questo mercoledì da Benedetto XVI in occasione dell’Udienza generale svoltasi in piazza San Pietro, dove ha incontrato i pellegrini e i fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Anche in questa catechesi, come in quella della settimana scorsa, il Pontefice si è soffermato sulla figura di San Gregorio di Nissa. 

* * * 

Cari fratelli e sorelle!

Vi propongo alcuni aspetti della dottrina di san Gregorio Nisseno, del quale abbiamo già parlato mercoledì scorso. Anzitutto Gregorio di Nissa manifesta una concezione molto elevata della dignità dell’uomo. Il fine dell’uomo, dice il santo Vescovo, è quello di rendersi simile a Dio, e questo fine lo raggiunge anzitutto attraverso l’amore, la conoscenza e la pratica delle virtù, «raggi luminosi che discendono dalla natura divina» (De beatitudinibus 6: PG 44,1272C), in un movimento perpetuo di adesione al bene, come il corridore è proteso in avanti. Gregorio usa, a questo riguardo, un’efficace immagine, presente già nella Lettera di Paolo ai Filippesi: épekteinómenos (3,13), cioè « protendendomi » verso ciò che è più grande, verso la verità e l’amore. Questa icastica espressione indica una realtà profonda: la perfezione che vogliamo trovare non è una cosa conquistata per sempre; perfezione è questo rimanere in cammino, è una continua disponibilità ad andare avanti, perché non si raggiunge mai la piena somiglianza con Dio; siamo sempre in cammino (cfr Homilia in Canticum 12: PG 44,1025d). La storia di ogni anima è quella di un amore ogni volta colmato, e allo stesso tempo aperto su nuovi orizzonti, perché Dio dilata continuamente le possibilità dell’anima, per renderla capace di beni sempre maggiori. Dio stesso, che ha deposto in noi i germi di bene, e dal quale parte ogni iniziativa di santità, «modella il blocco… Limando e pulendo il nostro spirito, forma in noi il Cristo» (In Psalmos 2,11: PG 44,544B).

Gregorio si preoccupa di precisare: «Non è in effetti opera nostra, e non è neppure la riuscita di una potenza umana divenire simili alla Divinità, ma è il risultato della munificenza di Dio, che fin dalla sua prima origine ha fatto grazia della somiglianza con Lui alla nostra natura» (De virginitate 12,2: SC 119,408-410). Per l’anima, dunque, «si tratta non di conoscere qualcosa di Dio, ma di avere in sé Dio» (De beatitudinibus 6: PG 44,1269c). Del resto, nota acutamente Gregorio, «la divinità è purezza, è affrancamento dalle passioni e rimozione di ogni male: se tutte queste cose sono in te, Dio è realmente in te» (De beatitudinibus 6: PG 44,1272C).

Quando abbiamo Dio in noi, quando l’uomo ama Dio, per quella reciprocità che è propria della legge dell’amore, egli vuole ciò che Dio stesso vuole (cfr Homilia in Canticum 9: PG 44,956ac), e quindi coopera con Dio a modellare in sé la divina immagine, così che «la nostra nascita spirituale è il risultato di una libera scelta, e noi siamo in qualche modo i genitori di noi stessi, creandoci come noi stessi vogliamo essere, e per nostra volontà formandoci secondo il modello che scegliamo» (Vita Moysis 2,3: SC 1bis,108). Per ascendere verso Dio, l’uomo deve purificarsi: «La via, che riconduce al cielo la natura umana, altro non è che l’allontanamento dai mali di questo mondo… Divenire simile a Dio significa divenire giusto, santo e buono… Se dunque, secondo l’Ecclesiaste (5,1), « Dio è nel cielo » e se, secondo il profeta (Sal 72,28) voi « aderite a Dio », ne consegue necessariamente che dovete essere là dove Dio si trova, dal momento che siete uniti a Lui. Poiché egli vi ha comandato che, quando pregate, chiamiate Dio Padre, vi dice di diventare senz’altro simili al vostro Padre celeste, con una vita degna di Dio, come il Signore ci ordina più chiaramente altrove, dicendo: « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste! » (Mt 5,48)» (De oratione dominica 2: PG 44,1145ac).

In questo cammino di ascesa spirituale, Cristo è il modello e il maestro, che ci fa vedere la bella immagine di Dio (cfr De perfectione christiana: PG 46,272a). Ciascuno di noi, guardando a Lui, si ritrova ad essere «il pittore della propria vita», che ha la volontà come esecutrice del lavoro e le virtù come colori di cui servirsi (ibid.: PG 46,272b). Dunque, se l’uomo è ritenuto degno del nome di Cristo, come deve comportarsi? Gregorio risponde così: «[Deve] esaminare sempre nel suo intimo i propri pensieri, le proprie parole e le proprie azioni, per vedere se esse sono rivolte a Cristo o se si allontanano da lui» (ibid.: PG 46,284c). E questo punto è importante per il valore che dà alla parola cristiano. Cristiano è uno che porta il nome di Cristo e quindi deve assimilarsi a Lui anche nella vita. Noi cristiani col Battesimo ci assumiamo una grande responsabilità.

Ma Cristo – ricorda Gregorio – è presente anche nei poveri, per cui essi non devono mai essere oltraggiati: «Non disprezzare costoro, che giacciono stesi, come se per questo non valessero niente. Considera chi sono, e scoprirai quale è la loro dignità: essi ci rappresentano la Persona del Salvatore. Ed è così: perché il Signore, nella sua bontà, prestò loro la sua stessa Persona, affinché, per mezzo di essa, si muovano a compassione coloro che sono duri di cuore e nemici dei poveri» (De pauperibus amandis: PG 46,460bc). Gregorio, abbiamo detto, parla di salita: salita a Dio nella preghiera mediante la purezza del cuore; ma salita a Dio anche mediante l’amore per il prossimo. L’amore è la scala che guida verso Dio. Di conseguenza, il Nisseno apostrofa vivacemente ogni suo ascoltatore: «Sii generoso con questi fratelli, vittime della sventura. Da’ all’affamato ciò che togli al tuo ventre» (ibid.: PG 46,457c).

Con molta chiarezza Gregorio ricorda che tutti dipendiamo da Dio, e perciò esclama: «Non pensate che tutto sia vostro! Ci deve essere anche una parte per i poveri, gli amici di Dio. La verità, infatti, è che tutto viene da Dio, Padre universale, e che noi siamo fratelli, e apparteniamo a una medesima stirpe» (ibid.: PG 46,465b). E allora il cristiano si esamini, insiste ancora Gregorio: «Ma a che ti serve digiunare e fare astinenza dalle carni, se poi con la tua malvagità non fai altro che addentare il tuo fratello? Che guadagno ne trai, dinanzi a Dio, dal fatto di non mangiare del tuo, se poi, agendo da ingiusto, strappi dalle mani del povero ciò che è suo?» (ibid.: PG 46,456a).

Concludiamo queste nostre catechesi sui tre grandi Padri Cappadoci richiamando ancora quell’aspetto importante della dottrina spirituale di Gregorio Nisseno, che è la preghiera. Per progredire nel cammino verso la perfezione ed accogliere in sé Dio, portare in sé lo Spirito di Dio, l’amore di Dio, l’uomo deve rivolgersi con fiducia a Lui nella preghiera: «Attraverso la preghiera riusciamo a stare con Dio. Ma chi è con Dio è lontano dal nemico. La preghiera è sostegno e difesa della castità, freno dell’ira, acquietamento e dominio della superbia. La preghiera è custodia della verginità, protezione della fedeltà nel matrimonio, speranza per coloro che vegliano, abbondanza di frutti per gli agricoltori, sicurezza per i naviganti» (De oratione dominica 1: PG 44,1124A-B). Il cristiano prega ispirandosi sempre alla preghiera del Signore: «Se dunque vogliamo pregare che scenda su di noi il Regno di Dio, questo gli chiediamo con la potenza della Parola: che io sia allontanato dalla corruzione, che sia liberato dalla morte, che sia sciolto dalle catene dell’errore; non regni mai la morte su di me, non abbia mai potere su di noi la tirannia del male, non domini su di me l’avversario né mi faccia prigioniero attraverso il peccato, ma venga su di me il tuo Regno, affinché si allontanino da me o, meglio ancora, si annullino le passioni che ora mi dominano e signoreggiano» (ibid. 3: PG 44,1156d-1157a).

Terminata la sua vita terrena, il cristiano potrà così rivolgersi con serenità a Dio. Parlando di questo San Gregorio pensa alla morte della sorella Macrina e scrive che essa nel momento della morte pregava Dio così: «Tu che hai sulla terra il potere di rimettere i peccati perdonami, affinché io possa avere ristoro » (Sal 38,14), e perché venga trovata al tuo cospetto senza macchia, nel momento in cui vengo spogliata del mio corpo (cfr Col 2,11), così che il mio spirito, santo e immacolato (cfr Ef 5,27), venga accolto nelle tue mani, « come incenso di fronte a te » (Sal 140,2)» (Vita Macrinae 24: SC 178,224). Questo insegnamento di San Gregorio rimane valido sempre: non solo parlare di Dio, ma portare Dio in sé. Lo facciamo con l’impegno della preghiera e vivendo nello spirito dell’amore per tutti i nostri fratelli.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore di Sant’Anna e le incoraggio a proseguire con generosità il loro servizio educativo in fedeltà al carisma dell’Istituto. Saluto, inoltre, i partecipanti al convegno dell’Opera dell’Amore Infinito e li esorto a modellare la loro vita sul Vangelo per essere nella società seminatori dell’amore di Cristo. Saluto, poi, i Missionari e le Missionarie della Carità con i collaboratori, qui convenuti nel decimo anniversario di morte della Beata Teresa di Calcutta. Cari amici, la vita e la testimonianza di questa autentica discepola di Cristo, di cui proprio oggi celebriamo la memoria liturgica, sono un invito a voi e a tutta la Chiesa a servire sempre fedelmente Dio nei più poveri e bisognosi. Continuate a seguire il suo esempio e siate dappertutto strumenti della divina misericordia.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani, riprendendo dopo le vacanze le consuete attività quotidiane, intensificate anche il ritmo del vostro intimo dialogo con Dio e impegnatevi a diffondere la sua luce e la sua pace attorno a voi. Voi, cari malati, trovate sostegno e conforto nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, sforzatevi, con l’aiuto divino, di rendere il vostro amore sempre più vero, duraturo e solidale

Publié dans:catechesi del mercoledì |on 6 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans Bibbia: commenti alla Scrittura euonymus_planipes

Euonymus planipes

http://www.ubcbotanicalgarden.org/potd/2007/09/euonymus_planipes_1.php#002258

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 5 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

« Non temere ; d’ora in poi sarai pescatore di uomini »

San Patrizio (circa 385-vers 461), monaco missionario, vescovo
Confessione, 38-40; SC 249, 111

« Non temere ; d’ora in poi sarai pescatore di uomini »

Sono grandemente debitore a Dio che mi ha concesso una grazia così grande che cioè, per mio mezzo, « dei popoli numerosi » siano rinati per Dio… : « Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra »… In questo modo voglio « attendere che si adempisse la promessa » di colui che non fa mai difetto, come ci viene attestato da lui nel Vangelo: « Verranno dall’Oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe ». Perciò abbiamo fiducia che i credenti verranno dal mondo intero.

Per questo importa dedicarsi alla pesca come si deve e con vigilanza, secondo l’esortazione e l’insegnamento del Signore che dice: « Seguitemi, vi farò pescatori di uomini ». Dice ancora nei profeti: « Ecco, io invierò numerosi pescatori e cacciatori ». Per questo era molto importante tendere le nostre reti, affinché « una quantità enorme [di pesci]« , cioè « una folla » di gente sia presa per Dio e che, per battezzare ed esortare il popolo, ci siano ovunque sacerdoti, secondo la parola del Signore: « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato; Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo ».

(Riferimenti biblici : Ez 38,6 ; Is 49,6 ; At 1,4 ; Mt 8,11 ; Mt 4,19 ; Ger 16,16 ; Lc 5,6 ; Lc 6,17 ; Mt 28,19)

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 5 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

immagine: « Stabat Mater Dolorosa »

immagine:

metto l’immagine: « Stabat Mater Dolorosa » perché sul Blog francese ho messo il testo dell’inno in latino e francese, comunque l’immagine mi sembra molto bella;

http://www.joyceimages.com/browse.php?chapter=5

Publié dans:immagini sacre |on 5 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

Basilio il Grande, Esamerone, 2,7 – Grandiosità e bellezza della luce

dal sito:

http://www.novena.it/padri/37.htm

Basilio il Grande, Esamerone, 2,7 

Grandiosità e bellezza della luce

« E Dio disse: «Sia la luce» (Gen 1,3)! La prima parola di Dio creò la luce, dissipò le tenebre, allontanò la tristezza, illuminò il cosmo, rivestì ogni cosa di un aspetto gradevole e giocondo. Apparve, infatti anche il cielo, prima nascosto nelle tenebre; apparve la sua bellezza, tanto grande come anche adesso gli occhi possono testimoniare. L’aria stessa brillava, o meglio tratteneva in sé tutta la luce, inviandone grandiose inondazioni per tutta la sua estensione. Attraverso l’aria, infatti, la luce giunse, in alto, sino all’etere e al cielo; in latitudine, illuminò tutte le regioni del mondo: da quella boreale a quella australe, dall’oriente all’occidente; tutto nel breve spazio di un momento. L’atmosfera, infatti, è così sottile e trasparente che la luce, per attraversarla non ha bisogno di alcun intervallo di tempo. Come il nostro sguardo percepisce immediatamente gli oggetti sui quali si posa, con altrettanta rapidità, in un tempo che nessuno potrebbe immaginarsi più breve, l’atmosfera accoglie dappertutto i raggi della luce. Dopo l’apparizione della luce, anche il cielo divenne più giocondo e le acque più limpide, non soltanto accogliendo la luce, ma anche riflettendola in ogni punto con innumerevoli scintillii. La parola divina donò ad ogni cosa un aspetto bellissimo e piacevolissimo. Come coloro che, immergendosi, versano dell’olio in fondo all’acqua, per rischiarare quel punto; allo stesso modo il Creatore, non appena ebbe parlato, subito recò al mondo la grazia della luce. «Sia la luce». E il comando era subito attuato, così fu creato qualcosa di cui la mente umana non può immaginare nulla di più giocondo e di più bello. Quando poi parliamo della voce o della parola o del comando di Dio, non intendiamo affermare che la parola divina costituisca un suono emesso attraverso le corde vocali né una quantità d’aria regolata dalla lingua; riteniamo, invece, che, in modo più comprensibile per coloro che vengono istruiti, essa rappresenti l’impulso della volontà divina, significato sotto la forma del comando. E Dio vide che la luce era bella (Gen 1,4). Quali lodi potremmo noi mai pronunciare, che siano degne della luce, dal momento che il Creatore stesso l’ha riconosciuta bella fin dal principio? »

Publié dans:Padri della Chiesa e Dottori |on 5 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

Il papa ricorda Madre Teresa, “autentica discepola di Cristo”

dal sito  « AsiaNews »: 

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=10223&size=A

 

05/09/2007 12:11

VATICANO
Il papa ricorda Madre Teresa, “autentica discepola di Cristo”


Benedetto XVI ha spronato i missionari, le missionarie della carità e tutta la Chiesa a seguire il suo esempio. Un augurio anche al convegno voluto da Bartolomeo I sull’ecologia nell’Artico. Gregorio di Nissa, l’essere cristiano e l’amore a Dio e ai poveri. La catechesi di oggi dedicata all’insegnamento di Gregorio di Nissa per il quale la perfezione dell’uomo sta nell’imitare Dio nell’amore.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) – All’udienza del papa non poteva mancare oggi, 10° anniversario della sua morte e festa liturgica della beata, un ricordo del pontefice per Madre Teresa. Salutando un folto gruppo di  missionari e missionarie della Carità, presenti in piazza san Pietro con i loro collaboratori, Benedetto XVI ha detto loro: “Cari amici la vita e la testimonianza di questa autentica discepola di Cristo, di cui proprio oggi celebriamo la memoria liturgica, sono un invito a voi e a tutta la Chiesa a servire sempre Dio nei poveri e bisognosi. Continuate a seguire il suo esempio e siate dappertutto strumenti della divina Misericordia”. 

Con una voce rauca – “un po’ danneggiata”, ha detto all’inizio, chiedendo scusa ai fedeli, che hanno risposto con un applauso – il papa ha anche ricordato un convegno sulla cura dell’ambiente nell’Artico, promosso da Bartolomeo I, Patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli, che egli stesso aprirà domani in Groenlandia. 

Parlando in inglese, ha detto: Desidero salutare tutti i partecipanti, i vari leader religiosi e gli scienziati e assicuro loro il mio sostegno per i loro sforzi. La cura delle risorse dell’acqua e l’attenzione ai cambiamenti climatici sono una questione di grande importanza per ‘intera famiglia umana. Incoraggiato dalla crescente attenzione ai bisogni e le necessità di preservare l’ambiente, invito tutti voi a unirvi a me nella preghiera e nell’impegno per un maggior rispetto per le meraviglie della creazione di Dio”. 

Nella catechesi, dove il papa sta presentando alcune figure dei Padri della Chiesa,  Benedetto XVI si è soffermato oggi su alcuni insegnamenti di Gregorio di Nissa e sulla sua concezione “molto elevata” dell’uomo, il cui fine – secondo Gregorio – è di “rendersi simile a Dio” e ciò avviene attraverso l’amore. “Quando l’uomo ama – ha spiegato il pontefice – egli coopera con Dio a modellare in sé la divina immagine”. 

Questo amore è indirizzato a Dio, ma anche ai poveri. “Gregorio – ha detto il papa – ricorda che Cristo è presente anche nei poveri e per questo essi non devono essere mai oltraggiati” E citando un brano del Padre della Chiesa ha aggiunto: “Non disprezzare costoro che giacciono stesi… Considera chi sono e scoprirai qual è la loro dignità: essi ci rappresentano la persona del Salvatore”. 

Benedetto XVI ha anche sottolineato il valore della parola “cristiano” per Gregorio di Nissa: “Cristiano è uno che porta il nome di Cristo e quindi dovrebbe assimilarsi a Cristo. Nel nome cristiano portiamo una grande responsabilità”. “Il cristiano – ha aggiunto –  deve esaminare sempre nel suo intimo i propri pensieri, le proprie parole, le proprie azioni, per vedere s esse sono rivolte a Cristo  o se si allontanano da lui”. 

“Per progredire verso la perfezione – ha poi aggiunto il papa – e portare in sé l’amore di Dio, l’uomo deve rivolgersi con fiducia a Dio, ispirandosi alla preghiera del Signore”. 

  

 

Publié dans:Papa Benedetto XVI, Santi |on 5 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

Rappresentante vaticano in Russia premiato da Alessio II

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11764?l=italian

 

Rappresentante vaticano in Russia premiato da Alessio II

 Per l’impegno nel rafforzamento delle relazioni cattolico-ortodosse 

 

MOSCA, martedì, 4 settembre 2007 (ZENIT.org).- Il Patriarca Alessio II di Mosca e di tutta la Russia ha conferito all’Arcivescovo Antonio Mennini, rappresentante della Santa Sede in Russia, l’Ordine del Santo Principe Daniele di Mosca, terzo grado.

L’Arcivescovo Mennini viene premiato “in riconoscimento dei suoi sforzi per stabilire buone relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana e in occasione del suo 60° compleanno”, ha riportato il sito ufficiale del Patriarcato di Mosca questo martedì, secondo l’agenzia Interfax.

Il riconoscimento è stato conferito all’Arcivescovo il 3 settembre alla nunziatura apostolica di Mosca dall’Arciprete Vsevolod Chaplin, vicepresidente del dipartimento del Patriarcato di Mosca per le relazioni esterne, e dal reverendo Igor Vyzhanov, segretario per le relazioni intercristiane.

Monsignor Mennini è stato nominato rappresentante vaticano in Russia nel novembre 2002 da Papa Giovanni Paolo II.

E’ nato il 2 settembre 1947 a Roma. Il 14 dicembre 1974 è stato ordinato sacerdote, e nell’aprile 1981 è entrato nel corpo diplomatico della Santa Sede.

Ha servito nelle ambasciate vaticane in Uganda e Turchia e in seguito nella Segreteria di Stato vaticana. Il 1° luglio 2000 il Papa lo ha nominato suo rappresentante in Bulgaria, e nel settembre dello stesso anno è stato elevato al rango di Arcivescovo.

 

 

Publié dans:ZENITH |on 5 septembre, 2007 |Pas de commentaires »
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