Liberi dagli idoli: proposta ai pellegrini telematici della GMG di Sydney

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Liberi dagli idoli: proposta ai pellegrini telematici della GMG di Sydney 

Il grande appuntamento del Papa con i giovani di tutto il mondo, in Australia nel 2008 

 

SYDNEY, martedì, 18 settembre 2007 (ZENIT.org).- Abbandonare gli “idoli” e adorare l’unico e vero Dio, in cui i cuori riposano al sicuro. E’ la proposta per quanti si trovano a peregrinare “virtualmente” verso Sydney (Australia), diocesi che ospiterà la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) 2008.

Nuovo strumento delle GMG per arrivare ai giovani pellegrini e prepararli al grande incontro di fede e festa con il Papa, l’e-PELLEGRINAGGIO> (“e-PILGRIMAGE>”), o pellegrinaggio “on-line”, affronta questo mese la differenza tra adorazione e idolatria, approfondendo il Primo Comandamento della Legge di Dio.

Come osserva nel suo “Messaggio di Speranza” il Vescovo Anthony Fisher – coordinatore della GMG 2008 –, in qualche sito Internet si “accusava la Giornata Mondiale della Gioventù di idolatria” e si criticavano “azioni come inginocchiarsi o inchinarsi, toccare o baciare, pregare o piangere di fronte alla Croce della GMG”, definendole come “contrarie al Primo Comandamento”.

“Certo la venerazione dell’Icona della Madonna e del Bambin Gesù, le reliquie dei santi, o adorare il Santissimo Sacramento fuori dalla Santa Messa, sembreranno azioni strane a molte persone”, ma i cattolici credono “nell’unico e vero Dio”, ha risposto il presule australiano.

L’e-PELLEGRINAGGIO ruota intorno al tema “Io sono il Signore, tuo Dio” (Es 20,2).

“C’è solamente un Dio, la Santissima Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nessun’altra persona, nessun’altra idea, nessun’altra cosa merita di essere adorata da noi. Nessun’altra persona, nessun’altra idea, nessun’altra cosa ha poteri divini”, ha sottolineato monsignor Fisher nella sua lettera ai giovani.

Il presule ha quindi spiegato il Primo Comandamento: “Non dobbiamo mettere niente innanzi all’unico Dio. Nessun idolo, nessuna superstizione o magia. Non denaro, carriera o ego. Non bellezza fisica, comodità o manie. Nemmeno le nostre relazioni umane o i nostri progetti. Dio dev’essere sempre al primo posto per noi”.

Il Vescovo conferma che, avendo chiaro questo comandamento, possiamo amare il coniuge, la famiglia, gli amici, la Chiesa, la Creazione, i progetti, insomma, tutte queste cose buone “più profondamente, perché comprendiamo che il Dio unico è dietro a tutto ciò. Che Egli è onnipotente,
onniscente e ama tutto”.

“E’ Lui a darci queste cose per farci felici e condurci a Lui”, ha sottolineato.

Monsignor Fisher avverte anche della facilità di uscire da questa via e “mettere altre cose al posto di quelle che sono veramente importanti”: “il piacere ci invita a prendere delle scorciatoie per la felicità”, o forse “il dolore ci fa venir voglia di fuggire”.

“La Croce e l’Icona servono proprio per richiamarci sulla retta via. Sono come il suono degli allarmi che irrompe nella nostra vita privata. ‘Ascolta’, dicono. Metti ordine tra le tue priorità: Dio prima di tutto”.

Nella sezione “I Fondamenti della Fede”, il bollettino sottolinea che gli “atti d’adorazione” assomigliano ai “gesti delle persone innamorate”: “ci portano alla presenza di Dio, a parlare con Dio attraverso la preghiera, attraverso il sacrificio personale, unendoci alla bellezza dell’adorazione liturgica e servendo il piano di Dio” per noi “con una vita di virtù, santità e carità verso gli altri”.

“E’ così che lasciamo che ‘Dio sia Dio’”, sintetizza.

Attualmente gli “idoli” – tradotti in “obiettivi personali come la carriera, ricchezza, proprietà, fama ed emozioni estreme” –, come gli idoli dei pagani, “possono prendere controllo delle nostre vite, lasciandoci a mani vuote, a cuore vuoto”.

“La nostra adorazione dell’unico Dio ci rende più umani e allo stesso tempo più divini, facendo cadere i falsi idoli che la nostra natura fallace tende a farci scegliere. Cristo è la nostra forza ed è in lui che i nostri cuori trovano pace”, ha concluso. 

 

Publié dans : ZENITH |le 18 septembre, 2007 |Pas de Commentaires »

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