La luce dell’oscurità di Madre Teresa (Parte II)

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 La luce dell’oscurità di Madre Teresa (Parte II) 

Padre Kolodiejchuk parla della sua gioia nella sofferenza 

 

ROMA, martedì, 11 settembre 2007 (ZENIT.org).- Senza la sofferenza il nostro lavoro sarebbe solo un’opera sociale e non l’opera di Gesù Cristo, aveva detto Madre Teresa di Calcutta.

La fondatrice delle Missionarie della Carità aveva espresso queste parole in una lettera indirizzata ad un suo direttore spirituale e ora pubblicata – insieme ad altre lettere – in un volume intitolato “Come Be My Light” (“Vieni, sii la mia luce”), edito e presentato da padre Brian Kolodiejchuk.

In questa intervista rilasciata a ZENIT, padre Kolodiejchuk, sacerdote Missionario della Carità e postulatore della causa di canonizzazione della beata Madre Teresa di Calcutta, parla del suo nuovo libro e della vita interiore di Madre Teresa, tenuta finora nascosta al mondo.

La prima parte di questa intervista è stata pubblicata il 10 settembre.

Il libro “Come Be My Light” riporta nel titolo la richiesta che Gesù fece a Madre Teresa. In che modo la sua sofferenza redentrice in favore degli altri, vissuta in un’oscurità estrema, si collega a questa sua particolare vocazione?

Padre Kolodiejchuk: Durante gli anni ’50 Madre Teresa si era abbandonata a Dio, accettando la sua oscurità. Padre Neuner – uno dei suoi direttori spirituali – l’aveva aiutata a comprendere questo, collegando la sua oscurità con la sua chiamata a saziare la sete di Gesù.

Lei era solita dire che la più grande povertà è quella di sentirsi indesiderati, non amati, non curati. E questo è esattamente ciò che lei sperimentava in relazione a Gesù.

La sua sofferenza di riparazione – la sua sofferenza per gli altri – era parte integrante del modo in cui viveva la sua vocazione per i più poveri dei poveri.

Quindi per lei la sofferenza non era solo la povertà fisica e materiale, ma anche quella interiore, propria delle persone che si sentono sole, non amate, rifiutate.

Aveva rinunciato alla sua luce interiore, in favore di coloro che vivono nell’oscurità, e diceva: “Io so che sono solo sentimenti”.

In una lettera a Gesù aveva scritto: “Gesù ascolta la mia preghiera. Se è a Te gradito, se il mio dolore e la mia sofferenza, la mia oscurità e separazione dà a Te una goccia di Consolazione, mio caro Gesù, fa di me ciò che Tu vuoi e per tutto il tempo che vuoi, senza guardare ai miei sentimenti e al mio dolore”.

“Io sono tua. Incidi sulla mia anima e sulla mia vita le sofferenze del Tuo cuore. Non badare ai miei sentimenti; non tenere conto del mio dolore”.

“Se la mia separazione da Te porta altri verso di Te e se nel loro amore e nella loro vicinanza Tu trai gioia e piacere, allora Gesù io sono disponibile, con tutto il mio cuore, a soffrire tutto ciò che soffro, non solo ora, ma per tutta l’eternità, se possibile”.

In una lettera alle sue consorelle, rende il carisma dell’Ordine più esplicito: “Mie care figlie, senza la sofferenza il nostro lavoro sarebbe solo un’opera sociale, molto buona e utile, ma non sarebbe l’opera di Gesù Cristo, non sarebbe parte della redenzione. Gesù ci ha voluto aiutare, condividendo la vita, la solitudine, l’agonia e la morte”.

“Di tutto ciò Egli si è fatto carico, sopportandolo anche nella notte più oscura. Solo facendosi uno con noi Egli compie la sua redenzione”.

“Noi possiamo fare lo stesso: ogni desolazione vissuta dalla gente povera – non solo la loro povertà materiale, ma loro sofferenza spirituale – deve essere redenta e noi dobbiamo fare la nostra parte. Pregate, quindi, quando vi sembra di non farcela: ‘Io voglio vivere in questo mondo che è lontano da Dio, che si è allontanato così tanto dalla luce di Gesù, per aiutarli, per prendere su di me una parte della loro sofferenza’”.

E questa è ciò che considero la sua dichiarazione di missione: “Se mai dovessi diventare una santa, sarò sicuramente una santa ‘dell’oscurità’. Sarei continuamente assente dal Paradiso, per accendere la luce di coloro che si trovano nell’oscurità sulla terra…”.

Questo era il suo modo di intendere la sua oscurità. Molte delle cose che diceva hanno più senso e acquistano un significato molto più profondo ora che siamo a conoscenza di queste cose.

Cosa risponde quindi a coloro che parlano della sua esperienza come di una crisi di fede, come se in realtà non credesse in Dio, o che in qualche modo intendono la sua oscurità come un segno di instabilità psicologica?

Padre Kolodiejchuk: Non è stata una crisi di fede, né un’assenza di fede. È stata una prova di fede nella quale ella sperimentava la sensazione di non credere in Dio.

Questa prova ha richiesto una buona dose di maturità umana, senza la quale non sarebbe riuscita a superarla e sarebbe diventata squilibrata.

Come ha affermato padre Garrigou-Lagrange, è possibile avere allo stesso momento sentimenti apparentemente contraddittori.

È possibile avere una “gioia cristiana oggettiva”, come l’ha definita Carol Zaleski, e allo stesso tempo attraversare la prova o avere la sensazione di non credere.

Non si tratta di due persone diverse, ma di un’unica persona con sentimenti a livelli diversi.

Noi possiamo realmente vivere in qualche modo la croce – con il dolore che ciò comporta, che pur essendo spirituale rimane dolore autentico – e al contempo essere pieni di gioia perché sappiamo di essere uniti a Gesù. E questo non è falso.

È così che Madre Teresa ha vissuto una vita così piena di gioia.

Come postulatore della sua causa di canonizzazione, quando pensa che potremmo rivolgerci a Madre Teresa chiamandola Santa Teresa di Calcutta?

Padre Kolodiejchuk: Abbiamo bisogno di un altro miracolo. Ne abbiamo individuati alcuni, ma nessuno ci è sembrato sufficientemente chiaro. Uno è stato richiamato nella causa di beatificazione, ma ora siamo in attesa del secondo.

Forse Dio ha voluto aspettare la pubblicazione di questo libro: si sa che Madre Teresa era santa, ma per via della sua modestia e semplicità di vita, la gente non aveva potuto vedere quanto e come era santa.

L’altro giorno ascoltavo due preti che parlavano. Uno diceva di non essere mai stato un grande fan di Madre Teresa, ritenendola solo una donna molto pia, devota e dedita ad opere ammirevoli, ma che dopo aver conosciuto la sua vita interiore per lui era cambiato tutto.

Oggi abbiamo ben più di un’idea di quanto elevata fosse spiritualmente e sappiamo qualcosa di più sulle sue caratteristiche più profonde.

Una volta che verrà accertato il miracolo, sarà questione di qualche anno, sempre che il Papa non decida di abbreviare i tempi.

Cosa è avvenuto all’Ordine dopo la morte di Madre Teresa?

Padre Kolodiejchuk: L’Ordine è cresciuto di quasi 1.000 unità, passando da 3.850 al momento della sua morte, alle 4.800 di oggi, e sono state istituite più di 150 nuove case in più di 14 Paesi 

 

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