Archive pour le 11 septembre, 2007

buona notte

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« Beati voi poveri

San Gregorio Nisseno (circa 335-395), monaco e vescovo
Le Beatitudini, 1

« Beati voi poveri »

Poiché tutti gli uomini sono portati quasi naturalmente alla superbia, il Signore comincia le Beatitudini respingendo il male orginale della sufficienza e consigliando di imitare il vero Povero volontario che é veramente beato – in modo da assomigliargli con una povertà volontaria, secondo quanto è in nostro potere, per partecipare alla sua beatitudine, alla sua felicità. « Abbiate gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur esssendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo » (Fil 2, 5-7).

Che cosa c’è di più miserabile per Dio che assumere la condizione di servo? Che cosa di più infimo per il Re dell’universo che condividere la nostra natura umana? Il Re dei re e il Signore dei signori, il Giudice dell’universo (1 Tm 6,17; Eb 12,23) paga le tasse a Cesare. Il Maestro della creazione abbraccia questo mondo, entra in una grotta, non trova posto nell’albergo e prende rifugio in una stalla, in compagnia di animali senza ragione. Colui che è puro e immacolato prende su di sé le sozzure della natura umana, e dopo avere condiviso tutta la nostra miseria, va fino a fare l’esperienza della morte. Considera la dismisura della sua povertà volontaria! La Vita assaggia la morte, il Giudice è trascinato davanti al tribunale, il Maestro di ogni vita si sottopone ad un magistrato, il Re delle potenze celesti non si sottrae alle mani dei carnefici. Con questo esempio, disse l’apostolo Paolo, si misura la sua umiltà (Fil 2, 5-7).

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santo di oggi: Jean-Gabriel Perboyre

santo di oggi: Jean-Gabriel Perboyre  dans immagini sacre

Jean-Gabriel Perboyre (1802-1840) martyr, de la Congrégation de la Mission canonisé le 2 juin 1996, Place Saint-Pierre sur le site internet du Vatican. 

 

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Sandro Magister: Nuove tendenze: il ritorno al confessionale

 dal sito:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/165641

 

Nuove tendenze: il ritorno al confessionale

 

 

I segnali sono timidi ma costanti. L’ultimo è venuto da Loreto, dove dodicimila giovani hanno ricevuto il sacramento del perdono, incoraggiati dal papa. E nei seminari ricompaiono i testi su cui studiare i « casi di coscienza »

di Sandro Magister

ROMA, 6 settembre 2007 – Nei due giorni dell’incontro tra Benedetto XVI e i giovani accorsi a Loreto in centinaia di migliaia dall’Italia e da molti paesi del mondo, è accaduto un fatto inatteso per intensità e dimensione: un accesso di massa alla confessione sacramentale.

Tra sabato 1 e domenica 2 settembre, nella grande spianata sotto la cittadina e il santuario della Madonna, 350 sacerdoti hanno confessato ininterrottamente dalle 2 del pomeriggio fino alle 7 del mattino, assediati da dodicimila giovani in attesa di perdono.

Ma anche prima della venuta del papa il rito della penitenza ha fatto parte per numerosi giovani della preparazione all’evento. I percorsi di pellegrinaggio che convergevano su Loreto comprendevano quasi tutti la tappa della confessione sacramentale. È stato così all’Abbazia di Fiastra, divenuta a momenti un immenso confessionale. È stato così al santuario di Canoscio, sui monti dell’Appennino. Ogni volta con decine e decine di preti impegnati contemporaneamente ad amministrare il sacramento.

Non si tratta di una novità assoluta. Anche nelle Giornate Mondiali della Gioventù tenute a Roma nel 2000 i giovani si confessarono in gran numero: centoventimila in tre giorni, nell’immenso stadio della Roma pagana, il Circo Massimo, trasformato in confessionale a cielo aperto.

Ma quella che allora parve una fiammata effimera si è poi rivelata una tendenza duratura. E in espansione, specie nei santuari e nei grandi raduni. Certo, in percentuale le quote di chi tra i giovani cattolici si confessa sono tuttora minime. A Loreto meno del 5 per cento dei presenti. Ma l’inversione di tendenza è in atto, rispetto alla quasi scomparsa, anni fa, della pratica del sacramento.

E poi, più che i numeri, parlano i segni. Il vedere che tanti giovani si confessano per loro libera scelta, dentro un evento religioso che è sotto l’osservazione di tutti, trasmette il messaggio che la confessione non è più un sacramento in disuso ma torna ad essere praticata ed amata.

Benedetto XVI risolutamente incoraggia questa ripresa della confessione, specie tra i giovani. È stata sua la scelta di dedicare un intero pomeriggio, il giovedì precedente la scorsa Settimana Santa, alla celebrazione del sacramento della penitenza in San Pietro, scendendo lui stesso nella basilica a guidare la celebrazione, a predicare e a confessare.

Confessione individuale, non collettiva. Perchè, in effetti, fu questa la prassi che si diffuse spontaneamente all’indomani del Concilio Vaticano II, soprattutto in Centroeuropa, nel Nordamerica, in America latina, in Australia: quella di impartire assoluzioni generali a interi gruppi di fedeli, dopo un loro « mea culpa » altrettanto collettivo.

Questo non è mai stato l’indirizzo di Roma. L’unica assoluzione collettiva autorizzata – anche dopo l’aggiornamento del rito nel 1974 – è in pericolo di morte, ad esempio per un battaglione in guerra, oppure in assenza drammatica di sacerdoti rispetto al numero dei penitenti presenti; sempre però con l’obbligo a chi ha beneficiato dell’assoluzione collettiva di presentarsi « quanto prima, massimo entro un anno » da un sacerdote, per confessargli individualmente i propri peccati gravi.

Nonostante ciò, la pratica dell’assoluzione collettiva è continuata in numerose diocesi del globo. L’intento dichiarato dei suoi promotori, anche vescovi, era di salvare il sacramento da un abbandono in massa. Ma il risultato fu proprio di accelerare tale abbandono.

Anche nei seminari e nelle facoltà teologiche la confessione collettiva ha avuto e ha i suoi fautori. Un teologo moralista che se ne è fatto paladino è Domiciano Fernandez, spagnolo, claretiano, in un libro stampato in Italia dall’editrice Queriniana, « Dio ama e perdona senza condizioni », con la prefazione partecipe del liturgista Rinaldo Falsini, francescano.

Il calo della pratica di questo sacramento è andato di pari passo, nei seminari, con l’abbandono di un insegnamento mirato alla preparazione pratica di buoni confessori. Da alcuni decenni i « casi di coscienza » hanno cessato di essere materia di studio.

Anche qui, però, vi sono oggi dei segnali di inversione di tendenza. Questa estate è uscito in Italia, edito da Ares, un libro di uno stimato teologo moralista, Lino Ciccone, consultore del pontificio consiglio per la famiglia, dal titolo: « L’inconfessabile e l’inconfessato. Casi e soluzioni di 30 problemi di coscienza ».

Come il titolo fa intuire, nel libro sono elencati 30 « casi di coscienza », seguiti da altrettante linee di soluzione. I casi, molto calati nella vita reale, spaziano dall’aborto alla pratica omosessuale, dal divorzio alla corruzione finanziaria. Il volume è espressamente scritto per chi si prepara al sacerdozio, come « libro di esercizi » da affiancare ai testi di morale generale.

Ma vale anche per chi è già sacerdote e già confessa. E ha in animo di confessare di più e meglio.

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La luce dell’oscurità di Madre Teresa (Parte I)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11836?l=italian

 

La luce dell’oscurità di Madre Teresa (Parte I)

 Padre Kolodiejchuk parla della sua unione con Gesù 

 

ROMA, lunedì, 10 settembre 2007 (ZENIT.org).- Madre Teresa di Calcutta sapeva di essere unita a Gesù sia nei momenti in cui provava amore, sia nei momenti di aridità, perché la sua mente era fissa solo ed esclusivamente su di Lui.

La fondatrice delle Missionarie della Carità aveva espresso questa realtà in una lettera indirizzata al suo direttore spirituale, ora resa pubblica – insieme a molte altre lettere – in un volume intitolato “Come Be My Light”, edito e presentato da padre Brian Kolodiejchuk.

In questa intervista rilasciata a ZENIT, padre Kolodiejchuk, sacerdote Missionario della Carità e postulatore della causa di canonizzazione della beata Madre Teresa di Calcutta, parla del suo nuovo libro e della vita interiore di Madre Teresa, tenuta finora nascosta al mondo.

La straordinaria vita interiore di Madre Teresa è stata rivelata per lo più dopo la sua morte. A parte i colloqui con i suoi direttori spirituali, come era la sua vita, soprattutto la sofferenza del suo buio spirituale, celato a tutti coloro che la conoscevano?

Padre Kolodiejchuk: Nessuno aveva idea della sua vita interiore perché i suoi direttori spirituali non rendevano note queste lettere. I gesuiti ne possedevano alcune, altre erano custodite presso la residenza arcivescovile e padre Joseph Neuner, un altro direttore spirituale, ne aveva altre.

Queste lettere sono state scoperte quando siamo andati alla ricerca di documenti utili alla causa.

Quando era in vita, Madre Teresa aveva chiesto che il suo materiale biografico non venisse reso pubblico.

Aveva chiesto all’Arcivescovo Ferdinand Perier di Calcutta di non rivelare a un altro Vescovo di come le cose fossero iniziate. Aveva detto: “Per favore non dargli nulla dell’inizio, perché se le persone conoscessero l’inizio, come per le locuzioni, allora l’attenzione si sposterebbe su di me e non su Gesù”.

Continuava a ripetere: “Opera di Dio. Questa è opera di Dio”.

Persino le sorelle più vicine a lei non avevano idea della sua vita interiore. Molte pensavano che doveva avere una grande intimità con Dio per poter andare avanti nonostante le difficoltà relative all’Ordine e alla povertà materiale in cui viveva.

Il libro parla del voto segreto che Madre Teresa fece nei primi momenti della sua vocazione, quando promise di non negare a Dio nulla, pena il peccato mortale. Che ruolo ha avuto questo nella sua vita?

Padre Kolodiejchuk: Madre Teresa ha formulato questo voto, di non rifiutare mai nulla a Dio, nel 1942.

Subito sono seguite le sue lettere ispirate da Gesù. In una di queste, se non in entrambe, Gesù – mettendo alla prova il suo voto – dice: “Ti rifiuterai di fare questo per me?”.

Il voto quindi fa da sfondo alla sua vocazione. Poi si vede nelle lettere ispirate che Gesù chiarisce la sua chiamata.

Ella quindi va avanti perché sa cosa Gesù vuole da lei. È motivata dal pensiero di questo desiderio e di questo dolore relativi al fatto che i poveri non conoscono Gesù e quindi non lo cercano.

Questo è uno dei pilastri che l’ha sostenuta nei momenti di prova del buio. Sulla base della sua certezza nella chiamata e di questo suo voto, può affermare in una delle lettere: “Ero al punto di crollare, allora mi sono ricordata del voto e questo mi ha fatto andare avanti”.

Vi è stata molta polemica sulle “notti oscure” di Madre Teresa. Nel suo libro lei le descrive come il “martirio del desiderio”. Questo elemento della sete di Dio, in generale, non è stato colto. Ce lo può descrivere?

Padre Kolodiejchuk: Un buon libro che conviene leggere per comprendere alcune di queste cose è quello di padre Thomas Dubay: “Fire Within”.

Nel suo libro, padre Dubay parla del dolore della perdita e del dolore del desiderio, e afferma che il dolore del desiderio è maggiore.

Come spiega padre Dubay, il dolore derivante dal desiderio di una vera unione con Dio, costituisce lo stato di purgatorio chiamato la notte oscura. Dopo questa fase, l’anima passa ad uno stadio di estasi e di vera unione con Dio.

Il periodo purgativo di Madre Teresa sembra esserci stato durante il suo periodo di formazione a Loreto.

Ai tempi della sua professione, affermava di essere spesso accompagnata dal buio. Le sue lettere di quel periodo, sono tipiche di chi si trova nella notte oscura.

Padre Celeste Van Exem, suo direttore spirituale, ha detto che forse nel 1946 o 1945 lei era già vicina all’estasi.

Dopo quel periodo, quando le difficoltà di fede sono terminate, sono arrivate le ispirazioni e le locuzioni.

Più tardi, ha scritto a padre Neuner spiegando: “E poi lei sa come è andata a finire. Come se Nostro Signore si fosse dato a me in pienezza. La dolcezza, la consolazione e l’unione di quei 6 mesi sono passate fin troppo in fretta”.

Quindi Madre Teresa ha avuto sei mesi di unione intensa, dopo le locuzioni e l’estasi. Ella si trovava già nella autentica unione trasformante. A quel punto l’oscurità è tornata.

Ma adesso il buio che viveva, si collocava nell’ambito di quell’unione con Dio. Pertanto non è che quell’unione che aveva sperimentato fosse svanita. Aveva invece perso la consolazione dell’unione, alternando tra il dolore di quella perdita e il desiderio profondo; un’autentica sete.

Come ha detto padre Dubay: “Talvolta la contemplazione è deliziosa; altre volte assume la forma di una forte sede di lui”. Ma in Madre Teresa, a parte un mese del 1958, la consolazione dell’unione non è riapparsa.

C’è una lettera in cui dice: “No, Padre, non sono sola, ho il Suo buio, ho il Suo dolore, ho un terribile anelito per Dio. Amare e non essere amata; io so di essere unita a Gesù, perché la mia mente è fissa solo ed esclusivamente su di lui”.

La sua esperienza di oscurità nell’unione è molto rara persino tra i santi, perché per la maggior parte di essi, il periodo finale è caratterizzato da una unione priva di oscurità.

La sua sofferenza, quindi, per usare un termine del teologo domenicano padre Reginald Garrigou-Lagrange, è riparatrice dei peccati altrui, più che purificatrice dei propri. Ella è unita a Gesù attraverso una fede e un amore tali da farle condividere la Sua esperienza nell’Orto del Getsemani e sulla croce.

Madre Teresa disse che la sofferenza nell’Orto degli ulivi era peggiore della sofferenza sulla croce. E adesso sappiamo quale era il fondamento di tale affermazione: aveva compreso l’amore di Gesù per le anime.

L’importante è che si tratti di unione e, come ha evidenziato Carlo Zaleski nel suo articolo pubblicato su First Things, questo tipo di prova è piuttosto nuovo. È un’esperienza inedita per i santi degli ultimi 100 anni: la sofferenza derivante dalla sensazione di non avere fede e di non credere nella religione. 

 

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Benedetto XVI chiede una “teologia in ginocchio”

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11832?l=italian

 Benedetto XVI chiede una “teologia in ginocchio” 

“Non è mai un discorso solamente umano su Dio” 

 

VIENNA, lunedì, 10 settembre 2007 (ZENIT.org).- La vera teologia si fa “in ginocchio”, con fede, ha spiegato Benedetto XVI in uno degli ultimi atti pubblici che ha vissuto questo fine settimana in Austria.

Questa domenica pomeriggio il Papa ha visitato l’Abbazia cistercense di Heiligenkreuz, situata a una trentina di chilometri da Vienna, sede di un’Accademia teologica che dal febbraio scorso porta il nome di Benedetto XVI.

Circa 15.000 persone attendevano tra l’esterno e l’interno del grande chiostro l’arrivo del Papa che, dopo aver salutato la folla, ha fatto ingresso tra le mura altissime e spoglie del tempio risalente al XII secolo, accompagnato dal canto corale dei monaci.

La teologia cristiana, ha spiegato, “non è mai un discorso solamente umano su Dio, ma è sempre al contempo il Logos e la logica in cui Dio si rivela”.

“Per questo intellettualità scientifica e devozione vissuta sono due elementi dello studio che, in una complementarietà irrinunciabile, dipendono l’una dall’altra”.

Citando il padre dell’Ordine cistercense, San Bernardo, ha ricordato come ha lottato nella sua epoca “contro il distacco di una razionalità oggettivante dalla corrente della spiritualità ecclesiale”.

“La nostra situazione oggi, pur diversa, ha però anche notevoli somiglianze –ha riconosciuto –. Nell’ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede”.

“Ma come una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino, così anche una teologia che non respira più nello spazio della fede, cessa di essere teologia; finisce per ridursi ad una serie di discipline più o meno collegate tra di loro”, ha detto.

“Dove invece si pratica una ‘teologia in ginocchio’, come richiedeva Hans Urs von Balthasar, non mancherà la fecondità per la Chiesa”, ha spiegato.

Il Vescovo di Roma si è fatto promotore di una vita spirituale cristiana che integri l’intera personalità del credente.

“Dove si trascura la dimensione intellettuale, nasce troppo facilmente una forma di pia infatuazione che vive quasi esclusivamente di emozioni e di stati d’animo che non possono essere sostenuti per tutta la vita”.

“E dove si trascura la dimensione spirituale, si crea un razionalismo rarefatto che sulla base della sua freddezza e del suo distacco non può mai sfociare in una donazione entusiasta di sé a Dio”.

“Non si può fondare una vita al seguito di Cristo su tali unilateralità; con le mezze misure si resterebbe personalmente insoddisfatti e, di conseguenza, forse anche spiritualmente sterili”, ha detto ai monaci.

Prima di lasciare l’Abbazia – dove Benedetto XVI ha potuto salutare anche un anziano monaco scampato alla persecuzione nazista –, il Papa ha ricevuto in dono un libro del Salterio utilizzato dai monaci per il loro canto corale e un quadro ornato da un cristallo realizzato da un religioso, raffigurante il fondatore di Heiligenkreuz, Leopoldo III, secondo quanto ha poi riferito la “Radio Vaticana”.

 

 

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buona notte

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« Gesù se ne andò sulla montagna a pregare »

Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Sul Vangelo di Luca, 5,41 ; SC 45, 198

« Gesù se ne andò sulla montagna a pregare »

« In questi giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare, e passò la notte in orazione ». Non tutti quelli che pregano scalano la montagna… ma coloro che pregano bene, quelli che si alzano dai beni terrestri ai beni superiori, salgono sulle cime della vigilanza e dell’amore dall’alto. Quelli che si preoccupano delle ricchezze del mondo o degli onori non scalano la montagna.; quello che brama le terre non sue non scala la montagna. Quelli che cercano Dio salgono; quelli che salgono implorano l’aiuto del Signore per la loro salita. Tutte le anime grandi, tutte le anime alte scalano la montagna, perché non semplicemente al primo venuto il profeta disse: « Sali su un’alto monte, tu che rechi liete notizie a Sion. Alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie a Gerusalemme »(Is 40,9). Non grazie alla prodezza fisica, bensì alle azioni elevate scalerai questa montagna. Segui Cristo…; cerca nel Vangelo, troverai che solo i discepoli hanno scalato la montagna col Signore.

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